Stato: Aperta

  • Ferrata Rio Secco a Cadino

    Ferrata Rio Secco a Cadino

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Rio Secco a Cadino
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Rio Secco si svolge nella suggestiva forra di un rio quasi sempre asciutto (da cui il nome), sopra Cadino. È una via varia e appagante, con qualche tratto atletico ma mai tecnicamente proibitivo; restando per lo più all'ombra, la temperatura resta gradevole anche d'estate.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza l'abitato di Cadino (TN): si esce dall'autostrada del Brennero a San Michele all'Adige e, restando sul versante orientale della valle, si risale per circa 4 km verso Bolzano fino a trovare comodo parcheggio presso il Ristorante Al Cadino. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Sul lato opposto del parcheggio i segni biancorossi CAI salgono ripidi nel bosco; a un bivio si tiene la destra (a sinistra scende il sentiero di rientro) e si sale fino a una panchina di legno, dove indossare comodamente imbrago e casco (15' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    I primi metri seguono una facile cengia discendente fino al letto del torrente, spesso secco. Sul versante opposto si risale una parete liscia e leggermente strapiombante, agevolata da numerose cambre metalliche e da due corde; poi si traversa a destra su un tratto pianeggiante prima del «Salto dei Caprioi», un bel diedro che alterna ottimi appigli naturali e ampie cambre. Si piega a sinistra su una cengia che aggira uno spigolo e porta sotto una parete verticale solcata da una profonda fessura (buoni appigli naturali e artificiali). Una targhetta «Belvedere» invita a voltarsi sul panorama della piana Rotaliana; un tratto di sentiero attrezzato scende in un caratteristico anfiteatro roccioso con molti omini di pietra. Si risale il versante opposto (sinistra orografica) in un anfratto di roccia levigata e si percorre un lungo traverso a sinistra risalendo il rio, fino a un sentiero attrezzato nel bosco e al «Passaggio dei Gabbiani», un aereo spigolo oggi superabile con discreto sforzo ma senza affanno eccessivo. Segue un lungo traverso in leggera salita con brevi balzi; si passa sulla destra orografica e la parete si stringe in verticale, da risalire con le cambre, poi un breve traverso fino a una via di fuga: a sinistra il CAI 490A (30' per il rientro), a destra si prosegue la via (45' dall'attacco / 1h totali). Si continua su facili roccette e passaggi attrezzati fino al secondo anfiteatro, la «Grotta del Basalisc», dove i passaggi si fanno più impegnativi per la roccia levigata: il primo tratto sale in diagonale su roccia liscia priva di appigli naturali, resa percorribile dalle cambre (media difficoltà, un po' spinti in fuori dal cavo). Al libro delle firme seguono un paio di facili traversi a sinistra e l'aggiramento di uno spigolo esposto dove le staffe aiutano molto; presso la Grotta della Mariotta si risale una parete verticale ben servita da staffe e appigli, dove terminano le attrezzature (1h 15' dall'attacco / 1h 30' totali). Un sentiero ripido nel bosco porta in 5 minuti al cartello che indica a sinistra il rientro a Cadino.

    ▲Carattere e difficoltà

    Difficoltà media: percorso vario, con tratti atletici ma senza passaggi tecnicamente proibitivi. Attrezzatura recente e abbondante; ambiente di forra molto suggestivo, da percorrere volentieri anche nei mesi caldi.

    ⚠ La portata d'acqua del rio varia con la stagione: in primavera e inverno può essere presente acqua anche impetuosa; in estate e autunno (salvo piogge recenti) il rio è effettivamente secco. Valutare le condizioni dopo precipitazioni.
    ▲Periodo e sicurezza

    Percorribile gran parte dell'anno grazie alla bassa quota (massima 640 m) e all'esposizione ombreggiata. Dislivello della ferrata 234 m, sviluppo complessivo circa 2,5 km.

    ▲Discesa

    Il sentiero esce in breve dal bosco affacciandosi sulla Val d'Adige 600 metri più in basso e scende ripido (utili i bastoncini). Si incontra una lunga scala metallica e alcuni facili tratti attrezzati in discesa, per cui conviene tenere ancora l'imbrago; si prosegue ripidi nel bosco fino al bivio dell'avvicinamento, dove si tiene la destra per scendere al parcheggio (1h dal termine della ferrata / 2h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Per il breve avvicinamento si combina bene con altri itinerari della Val d'Adige: la vicina Ferrata di Favogna, la Ferrata Mendola al Roen, la Ferrata delle Aquile ad Andalo, oppure, in Val di Sarca, la Ferrata Pisetta, la Ferrata Che Guevara e la Ferrata Marangoni a Mori. Da segnalare anche la recente Ferrata della Croce di Fai.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoVal d'Adige
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)2:30 h
    • Dislivello ferrata234 m
    • Dislivello itinerario384 m
    • Quota max640 m
    • Lunghezza2,5 Km
  • Ferrata Poppele Knott a Laces (Val Venosta)

    Ferrata Poppele Knott a Laces (Val Venosta)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Poppele Knott a Laces (Val Venosta)

    La Ferrata Poppele Knott è una breve via attrezzata appena sopra Laces, in Val Venosta: itinerario corto e poco impegnativo, perfetto per una mezza giornata o per chi muove i primi passi sulle ferrate. Il nome viene da un grosso masso erratico, il Poppele Knott, che si incontra proprio nei pressi dell'attacco.

    ▲Avvicinamento

    Si lascia l'auto al piccolo parcheggio della chiesa in località Tiss, vicino a Laces (una quindicina di posti). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal parcheggio si imbocca la stradina che scende verso sinistra fra i meleti; in una decina di minuti si arriva quasi alla statale dello Stelvio. Poco prima di raggiungerla, sulla sinistra, una palina segnala chiaramente la ferrata («Tiss Klettersteig»); un ultimo strappo ripido nel bosco porta all'attacco (15' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via è corta: circa 60 m di dislivello attrezzato per 0,6 km di sviluppo, percorribili in una ventina di minuti, con quota massima attorno ai 750 m. Allo stato attuale la fonte non pubblica la descrizione dettagliata, passo per passo, del tratto attrezzato: per correttezza non la riportiamo e ci atteniamo ai soli dati certi (sviluppo, dislivello, tempi e grado). Il carattere complessivo è facile, in ambiente soleggiato fra i meleti della Val Venosta.

    ▲Carattere e difficoltà

    Difficoltà facile, adatta anche a chi è alle prime esperienze su via attrezzata. La brevità la rende ideale come uscita introduttiva o come complemento di un'altra ferrata della zona.

    ⚠ Pur essendo facile resta una via attrezzata su roccia: imbrago, casco e kit da ferrata omologato sono obbligatori. Conviene percorrerla con roccia asciutta.
    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota: percorribile in gran parte della stagione con roccia asciutta. In estate la parete resta esposta al sole.

    ▲Discesa

    Terminata la ferrata si segue il sentiero 5A verso sinistra, che in una quindicina di minuti riporta all'attacco; da qui si rientra al parcheggio (circa 50' in totale).

    ▲Da abbinare

    Nei dintorni, a Naturno, la difficile Ferrata Hoachwool e la varia Ferrata Knott; a Merano la Ferrata Heini Holzer (moderatamente difficile), buon passo successivo per alzare il grado. Inaugurate di recente: la Ferrata Olberg presso Vipiteno (2022) e la Ferrata Larix in Val Senales (2022). Lungo la statale dello Stelvio si raggiunge la Ferrata di Trafoi; verso Trento, di media difficoltà, la Ferrata Mendola al Roen e la Ferrata di Favogna.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoVal Venosta
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata0:20 h
    • Itinerario (a/r)0:20 h
    • Dislivello ferrata60 m
    • Dislivello itinerario90 m
    • Quota max750 m
    • Lunghezza0,6 Km
  • Ferrata Malfatti al Sumbra

    Ferrata Malfatti al Sumbra

    Vie Ferrate › Toscana › Lucca
    Ferrata Malfatti al Sumbra

    La Ferrata Malfatti è una facile via che risale il Monte Sumbra dal versante del Passo Fiocca, nelle Apuane meridionali. Si sviluppa soprattutto su balze erbose esposte ma mai complicate, con il cavo che funge da corrimano: un itinerario adatto a chi si avvicina alle ferrate.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è il borgo di Arni (Lucca), raggiungibile dal versante garfagnino o dalla Versilia lungo la SP13: dalla Garfagnana (Castelnuovo) si svolta a destra prima della galleria verso Campagrina e Arni; dalla Versilia si supera la galleria e si svolta a sinistra per Arni. Punto di partenza su Google Maps. Parcheggiato presso l'evidente chiesa, si sale la scalinata e dietro si imbocca una strada verso le ultime case di Arni, dove inizia il sentiero CAI 144 per il Passo Fiocca (1560 m). Il sentiero sale ripido tra ginepri e arbusti, poi a mezza costa la parete sud del Monte Fiocca (traccia non sempre evidente, seguire i segnavia); dopo il Malpasso (1h 40' dal parcheggio) si affronta un passaggio non protetto un po' più complesso ed esposto. Si entra poi in una faggeta, si guadano due torrenti spesso asciutti e, oltre un tratto erboso, si raggiunge una selletta; da qui un ripido pendio di roccette e poi nudo marmo porta al Passo Fiocca (2h 30' dal parcheggio). Dal passo si vira a destra sul CAI 145 verso l'angusta parete del Sumbra e in poco si arriva all'attacco (15' dal Passo Fiocca, 2h 45' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via risale il pendio sud del Sumbra, ardito a prima vista ma in realtà più sentiero attrezzato che ferrata vera e propria. Si parte rimontando alcune roccette e si prosegue tra esposte balze erbose fino a innestarsi sul sentiero principale per la vetta (30' dall'attacco, 3h 15' dal parcheggio). Svoltando a sinistra in ripida salita si arriva in breve alla cima del Monte Sumbra, con appagante vista tra dorsale appenninica, mare e Apuane (3h 25' dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Difficoltà tecniche contenute, con il pregio di portare in vetta a un monte: una buona scelta per iniziare con le ferrate.

    ⚠ Le attrezzature non sono tutte in ottimo stato di manutenzione. Da evitare col maltempo: il CAI 144 tra Arni e il Passo Fiocca ha punti che diventano ostici con terreno bagnato.
    ▲Storia

    La Ferrata Malfatti è stata installata nel 1987.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si ridiscende la ferrata verso il Passo Fiocca, dove ci sono due opzioni: ridiscendere il ripido CAI 144 a ritroso verso Arni (circa 2h dal Sumbra, 5h 30' totali); oppure proseguire dritti sul CAI 144 (possibile salita al Monte Fiocca in 40' a/r) che, aggirando la parete nord del Fiocca, porta al Passo Sella, da cui a sinistra il CAI 31 — che diventa marmifera — scende ad Arni (6h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Per lunghezza e dislivello difficilmente si concatena in giornata, ma fermandosi nelle Apuane meridionali si possono percorrere nei giorni adiacenti la Ferrata Salvatori e la Ferrata del Procinto.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneToscana
    • GruppoAlpi Apuane
    • Avvicinamento2:45 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)5:30
    • Dislivello ferrata180 m
    • Dislivello itinerario849 m
    • Quota max1765 m
    • Lunghezza12,5 Km
  • Ferrata Renè de Pol al Forame

    Ferrata Renè de Pol al Forame

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Renè de Pol al Forame
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata De Pol è una breve via che sale alla Punta Ovest del Forame, nel Gruppo del Cristallo, all'interno di un itinerario piuttosto lungo ricco di tracce della Grande Guerra. Il tratto attrezzato ha un solo passaggio impegnativo, un camino; il rientro è lungo e il primo tratto di cresta tra Forcella Gialla e Forcella Verde non va sottovalutato.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è il Passo di Cimabianche, sulla SS51 tra Dobbiaco e Cortina d'Ampezzo. Punto di partenza su Google Maps. Si può parcheggiare anche più a valle, sul versante veneto presso il Ristorante Ospitale, ma conviene lasciare l'auto al passo: una frana del 2017 ha reso impraticabile la via di rientro dal termine della ferrata all'Ospitale, costringendo a tornare a Cimabianche. Dal passo si scende sul sentiero 208, che costeggia a sinistra la strada in moderata pendenza, restando sul lato destro di un torrente; in località Pian del Forame (1495 m, 30' dal passo) si seguono le indicazioni a sinistra per la Ferrata Renè de Pol. Si sale deciso verso est nel bosco, ripidi, fino a un bivio segnalato dove si tiene la sinistra (dritto scendeva il vecchio sentiero di rientro, oggi franato); verso nord si risale un canale incontrando alcuni ricoveri militari della Prima Guerra Mondiale, e una cengia in salita porta all'attacco (1945 m, 2h dal bivio sulla statale, 2h 30' totali).

    ▲Il percorso

    Si parte con un breve traverso a sinistra, poi la via prosegue senza attrezzature verso destra verso un canalino; un masso che ostacola il passaggio si rimonta con una scaletta metallica. Si sale quindi su ripido sentiero non protetto seguendo ometti e bolli rossi, poi a sinistra su sentiero a tratti attrezzato fino a una cengia di costruzione militare che conduce a un camino. Lo si sale sul lato sinistro: un passaggio un po' atletico, poi alcuni pioli aiutano nella parte restante. Usciti dal camino si sale una parete verticale ben appigliata che piega a destra, quindi una parete di una ventina di metri verso destra; nell'ultimo tratto si risale un canalino detritico con la fune a destra e per sentiero si raggiunge la Punta Ovest del Forame (2318 m, 1h dall'attacco, 3h 30' totali), con bel panorama su Croda Rossa d'Ampezzo, Monte Cristallo e Popena.

    ▲Carattere e difficoltà

    I tratti attrezzati non presentano difficoltà; il passaggio più impegnativo è il camino, comunque di difficoltà media.

    ⚠ Itinerario lungo e abbastanza isolato, rientro compreso lungo la selvaggia Val Pra del Vecia. Il sentiero di cresta in discesa è un po' franoso: percorrerlo con tempo stabile. Ricordare che da Forcella Verde non è più possibile scendere all'Ospitale per la frana, quindi si rientra a Cimabianche.
    ▲Discesa

    Si scende sul versante opposto, a sud-est, su sentiero ripido seguendo i bolli rossi fino a Forcella Gialla (2400 m), poi con un saliscendi di cresta a Forcella Verde (2380 m). Da qui si tiene a sinistra il sentiero 233, che scende lungo la selvaggia Val Pra del Vecia fino al Passo Cimabianche (2h 30' dal termine della ferrata, 6h totali).

    ▲Da abbinare

    La zona del Cristallo è ricca di vie attrezzate: sul Cristallo la Ferrata Marino Bianchi, sul Pomagagnon la Ferrata Strobel e il Sentiero alla Terza Cengia del Pomagagnon. Scendendo verso Cortina la Ferrata Ettore Bovero e la difficile Ferrata Sci Club 18.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoCristallo
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata1:00
    • Itinerario (a/r)6:00 h
    • Quota max2424 m
    • Lunghezza11,3 Km
  • Ferrata della Regina

    Ferrata della Regina

    Vie Ferrate › Sardegna › Sassari
    Ferrata della Regina

    La Ferrata della Regina percorre un ampio tratto delle cenge che caratterizzano il rilievo di Su Monte, presso Monteleone Rocca Doria, a sud di Sassari e a ridosso del lago del Temo. È ampiamente attrezzata con staffe, il che la rende tecnicamente non difficile, ma esposta lungo ampi tratti e impreziosita da un adrenalinico ponte tibetano.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è sulla Strada Panoramica Subramonte che gira attorno a Monteleone Rocca Doria: lungo la strada si nota una bacheca di legno con le informazioni sulla via, dove si parcheggia. Punto di partenza su Google Maps. Dalla sterrata si prosegue fino a un cartello che indica un sentiero in discesa verso la ferrata; si scendono alcuni gradini, si volta a destra e, sempre in discesa, si arriva sotto un tetto roccioso e quindi sotto una maestosa parete; tra saliscendi si raggiunge una sorgente all'attacco, segnalato da una bacheca in legno (20' dall'auto).

    ▲Il percorso

    L'attacco è molto particolare: una rete composta da cavi ferrati che si risale come una scala. In cima si sale la parete verticale su staffe, in leggero strapiombo, guadagnando quota rapidamente; il cavo gira a sinistra e su staffe si prosegue in orizzontale aggirando un esposto spigolo. Terminato l'orizzontale, il cavo riparte verticale, sempre con abbondanti staffe, fino a un passaggio in leggero strapiombo che deposita su un'ampia cengia in parte protetta. Proseguendo sulla cengia, con vista sul lago artificiale e sulla diga, si arriva a un bivio: a sinistra la via di fuga, dritti la prosecuzione. Si continua su sentiero fino a un cartello che indica a sinistra una scala con armatura metallica da scendere; dalla cengia sottostante si prosegue in orizzontale fino a una serie di cambre in discesa, con il ponte sospeso già visibile sotto. Si attraversa il ponte tibetano a 3 corde, si percorre una lunga cengia orizzontale e si risale una parete verticale attrezzata con cambre; infine, verso destra, una cengia sotto un tetto e un ultimo tratto in discesa chiudono la via vicino all'attacco (1h 15' dall'attacco, 1h 30' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Le staffe lungo tutte le pareti riducono la difficoltà tecnica; l'impegno viene dall'esposizione, presente per ampi tratti, e dal ponte tibetano (circa 15-20 m).

    ⚠ Itinerario aereo: casco e set da ferrata indispensabili. Una via di fuga consente di interrompere a metà percorso.
    ▲Periodo e sicurezza

    A bassa quota e in clima mite, è percorribile gran parte dell'anno; da evitare con roccia bagnata e nelle ore più calde dell'estate.

    ▲Discesa

    Si segue il sentiero di rientro che riporta in breve sul sentiero di avvicinamento e quindi in salita all'auto (20' dal termine, 1h 50' totali).

    ▲Da abbinare

    È una delle ferrate della Sardegna. A meno di due ore d'auto la Ferrata del Cabirol, la Ferrata del Castello Medusa, la Ferrata di Badde Pentumas e la Ferrata di Giorrè; la Ferrata degli Angeli a Tavolara richiede di organizzare il battello. Verso il Sulcis le Ferrata del Pan di Zucchero e Gutturu Xeu.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneSardegna
    • GruppoMonteleone Rocca Doria
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)2:00 h
    • Dislivello ferrata70 m
    • Dislivello itinerario70 m
    • Quota max400 m
    • Lunghezza1,4 Km
  • Ferrata Ra Pegna

    Ferrata Ra Pegna

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Ra Pegna

    La recente Ferrata Ra Pegna sale l'omonimo monolite roccioso tra il Rifugio Duca d'Aosta e il Rifugio Pomedes, sopra Cortina d'Ampezzo. È una ferrata facile, inserita in un breve itinerario adatto a neofiti e famiglie.

    ▲Avvicinamento

    Ci sono due punti di partenza. Si può salire da Cortina verso il Passo Falzarego e prendere a destra la strada per il Rifugio Dibona; a un bivio dove a destra si sale al Rifugio Duca d'Aosta conviene parcheggiare nello spiazzo presso il bivio, perché la strada è accidentata (opzione utile per abbinare il rientro ad anello con il Sentiero Astaldi). Punto di partenza su Google Maps. In alternativa si parcheggia all'ampio piazzale della Baita Pie Tofana (1675 m), da cui una seggiovia sale al Rifugio Duca d'Aosta (opzione utile per saltare l'avvicinamento o rientrare in seggiovia). Per la ferrata si raggiunge il Rifugio Duca d'Aosta (2098 m): dal bivio, segnavia 405, in circa 30'; oppure in seggiovia; oppure per il Sentiero dei Camosci (405) dalla baita (1h 30'). Dal rifugio una seggiovia sale verso il Pomedes nel vallone tra due monoliti: a destra il Ra Bujela (con la Ferrata Maria e Andrea Ferrari), a sinistra il Ra Pegna. Sul Ra Pegna si nota una costola rocciosa sul lato sinistro: l'attacco è sotto quella costola, raggiunto salendo verso le piste fino a un cartello sul lato sinistro (10' dal Rifugio Duca d'Aosta).

    ▲Il percorso

    La via sale dove la placca diagonale incontra la costola rocciosa, formando un diedro appoggiato. Si salgono roccette e facili balzi per una decina di minuti senza particolari difficoltà; sotto un tetto roccioso si percorre una cengia verso destra, poi si sale ancora in diagonale a destra e si affronta un balzo verticale ben appigliato (il passaggio chiave). Si continua su roccette e tratti di sentiero attrezzato fino agli ultimi metri facili e alla cima del monolite, con splendido panorama su Punta Anna e le Tofane. Conviene non togliere l'imbrago: si scendono alcuni facili tratti attrezzati verso est e, con una scaletta, un balzo più marcato che chiude la via (45' dall'attacco, 1h dal Rifugio Duca d'Aosta).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata facile senza passaggi impegnativi che, per la brevità di avvicinamento e rientro, è percorribile anche dalle famiglie.

    ⚠ Pur facile resta una via attrezzata con un tratto di discesa attrezzata: casco e set da ferrata necessari, attenzione sulla pista da sci di rientro.
    ▲Discesa

    Dal termine si gira a destra scendendo lungo la ripida pista da sci fino al Rifugio Duca d'Aosta, già visibile (15' dal termine); da qui si rientra al parcheggio a ritroso per il sentiero di avvicinamento.

    ▲Da abbinare

    Si abbina facilmente alla vicina Ferrata al Ra Bujela (più lunga e difficile). Salendo verso il Pomedes il Sentiero Attrezzato Astaldi e, verso le Tofane, la Ferrata Olivieri e la Ferrata Aglio. Verso il Falzarego la Ferrata Tomaselli, la Ferrata al Col dei Bos e la Ferrata all'Averau.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneVeneto
    • GruppoTofane – Dolomiti Ampezzane
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)2:15 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario200 m
    • Quota max2241 m
    • Lunghezza1,5 Km
  • Ferrata Ra Gusela al Nuvolau

    Ferrata Ra Gusela al Nuvolau

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Ra Gusela al Nuvolau

    La facile Ferrata Ra Gusela sale la parete sud del Gruppo del Nuvolau, nelle Dolomiti Ampezzane. È adatta ai neofiti, senza difficoltà tecniche rilevanti, e paesaggisticamente molto bella, con avvicinamento e rientro di media lunghezza. Si può percorrere sia dal versante del Passo Giau che da quello del Falzarego, eventualmente accorciando con gli impianti.

    ▲Avvicinamento

    L'opzione più logica è partire dal Passo Giau (2236 m), salendo da Cortina d'Ampezzo o da Selva di Cadore, per chiudere un anello senza impianti. Punto di partenza su Google Maps. Dal passo ci si incammina verso nord, verso il Nuvolau, e in meno di 10' si raggiunge un bivio: per percorrere la ferrata in salita si tiene la destra (sentiero 443), facendo poi ritorno per il sentiero 452. Si prosegue a nord-est su ampio sentiero fino a un altro bivio, dove si tiene la sinistra sul sentiero 438 (indicazioni per la Ferrata e il Rifugio Nuvolau); il 438 sale ripido fino alla prima fune metallica, presso una facile cengia (1h dal Passo Giau).

    ▲Il percorso

    Dalla prima fune si segue la cengia attrezzata verso destra: è ampia e senza difficoltà, con il cavo che fa da corrimano, e aggira uno spigolo portandosi sotto la parete orientale giallastra del Ra Gusela, dove un canalino taglia la montagna in diagonale. Si raggiunge il canalino con la cengia, si salgono facili roccette e si entra nel canalino, dal terreno friabile, tenendosi sul lato sinistro lungo la fune; un balzo più verticale si supera con una breve scaletta metallica. Usciti dal canalino, dopo alcuni facili balzi si percorre una nuova cengia fino a una forcella, oltre la quale un altopiano porta verso il Rifugio Nuvolau (attenzione a non perdere i segni). Si risalgono circa 60 metri di dislivello verso la cresta: prima una cengia, poi uno spigolo che porta in maggiore esposizione sulla cresta finale, con una prima scaletta metallica, un paio di passaggi su roccette esposte ma non difficili e una seconda scaletta; in breve si arriva al Rifugio Nuvolau (2575 m, 1h dall'attacco, 2h dal Passo Giau).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario facile, senza passaggi difficili ed esposto solo in pochi punti: ideale anche per escursioni di mezza giornata e per chi si avvicina alle ferrate.

    ⚠ Attenzione al fondo friabile del canalino e ai tratti di cresta esposti; pur facile, resta una via attrezzata con casco e set da ferrata.
    ▲Discesa

    Si segue il turistico sentiero che scende dolcemente verso nord a Forcella Nuvolau e al Rifugio Averau (da cui parte la Ferrata all'Averau); da qui si rientra al Passo Giau con il sentiero 464/452 a sinistra (1h 30' dal termine, 3h 30' totali), oppure si scende a destra al Rifugio Scoiattoli con il 439 (1h dal termine).

    ▲Da abbinare

    Nel Gruppo del Nuvolau si concatena con la vicina Ferrata all'Averau; verso Selva di Cadore la facile Ferrata al Sass de Rocia. Verso il Civetta tre vie impegnative: la Ferrata degli Alleghesi, la Ferrata Tissi e la Ferrata Fiamme Gialle al Pelsa, fino alla Ferrata Costantini alla Moiazza; verso Cortina la Ferrata Sci Club 18 al Faloria.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneVeneto
    • GruppoNuvolau – Dolomiti Ampezzane
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)3:30 h
    • Dislivello ferrata174 m
    • Dislivello itinerario338 m
    • Quota max2574 m
    • Lunghezza6,6 Km
  • Ferrata Pursteinwand

    Ferrata Pursteinwand

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Pursteinwand

    La recente e atletica Ferrata Pursteinwand risale una ripida placconata sul versante orientale della Valle Aurina, sopra Campo Tures. È un itinerario breve ma da non sottovalutare, che richiede forza e tecnica e non porta a una vetta ma a un punto panoramico sulla valle. Per stile — roccia levigata e abbondanti attrezzature metalliche — ricorda più le ferrate francesi delle Alpi Occidentali che le classiche vie dolomitiche.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è Campo Tures, in Valle Aurina, raggiungibile da Brunico; poco prima del paese, in una zona industriale, si parcheggia presso l'ultimo edificio. Punto di partenza su Google Maps. Si seguono i segni per la ferrata e la palestra di roccia verso la parete, ben visibile dal parcheggio; si passa sotto la parete in piano, poi a destra si prende la deviazione segnalata. A un cartello di caduta sassi si tiene la destra salendo un pendio sassoso fino al cartello d'attacco (15' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    L'attacco è sotto una lunga placconata nerastra inclinata. Si risalgono i primi metri, verticali e spesso umidi, con un paio di staffe, poi si piega a sinistra prima di un difficile traverso obliquo verso destra: subito si nota la cifra della via, una roccia compatta e levigata che, in mancanza di appigli naturali, obbliga a usare molto il cavo. Si sale verticali su strette staffe fino a un balzo impegnativo con una pancia strapiombante, da superare con buona forza di braccia; in diagonale a sinistra e poi su un esposto e difficile traverso a destra si guadagna un terrazzino panoramico sulla Valle Aurina. Un paio di strappi verticali e diagonali fanno guadagnare quota ed esposizione prima di un lungo traverso, meno impegnativo ma impegnativo per la distanza tra le staffe; si esce su uno spigolo esposto dove il cavo cambia direzione di 90° e sale a destra fino a uno dei punti più iconici della via, un tavolo con due panche ancorato alla roccia, con i piedi quasi nel vuoto. L'ultima parte è la più verticale: una parete levigata con molte staffe, un breve traverso obliquo a destra, un tratto strapiombante decisamente atletico presso uno spigolo, il passaggio sotto un tetto con una prima scala metallica da superare di slancio, poi il cavo piega a sinistra sotto un evidente tetto roccioso. In forte esposizione si risale un nuovo verticale e un traverso a destra (provvidenziali staffe quando le energie calano), quindi un balzo strapiombante con una seconda scala metallica nella parte bassa, la cui uscita resta molto impegnativa e richiede buona tecnica o trazione sul cavo; gli ultimi metri sono un traverso a destra privo di appigli e alcuni passaggi verticali che chiudono la via (1h 30' dall'attacco, 1h 45' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata atletica e anomala per il panorama altoatesino, che va volutamente a cercare difficoltà tecniche e passaggi strapiombanti su roccia levigata; varia, con molti traversi orizzontali e obliqui che mettono alla prova anche i ferratisti esperti. Attrezzatura recente e in ottimo stato.

    ⚠ Richiede forza, tecnica e assenza di vertigini. Utile portare una fettuccia o un rinvio per sostare nei tratti più impegnativi. Itinerario breve, ideale nelle giornate di tempo incerto in cui una lunga escursione è sconsigliata.
    ▲Discesa

    Dal termine si segue la traccia nel bosco che porta in breve a una stradina; si tiene la destra in discesa e, seguendo le indicazioni (cartello 27A), si scende a Campo Tures e su asfalto si torna verso sud al parcheggio (30' dal termine, 2h 15' totali).

    ▲Da abbinare

    In Valle Aurina, più a nord, il lungo e impegnativo itinerario d'alta montagna della Ferrata del Ghiacciaio-Camino al Sasso Nero; vicino a Campo Tures la difficile Ferrata Hans Kammerlander (2022). Più a sud la Ferrata di Valdaora e, verso le Alpi di Sesto, la Ferrata dei Costoni di Croda Rossa.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoValle Aurina
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)2:15 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario380 m
    • Quota max1125 m
    • Lunghezza3,4 Km
  • Ferrata di Punta Penia (cresta ovest della Marmolada)

    Ferrata di Punta Penia (cresta ovest della Marmolada)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata di Punta Penia (cresta ovest della Marmolada)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata di Punta Penia risale la cresta ovest della Marmolada fino al punto più alto del gruppo (3343 m). È una via storica che durante la salita non presenta particolari difficoltà tecniche, ma si sviluppa in un ambiente selvaggio di alta montagna; il rientro avviene per il ghiacciaio della Marmolada. Un itinerario da pianificare con cura per lunghezza, dislivello e condizioni glaciali.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è il Passo Fedaia, raggiungibile da Canazei (Trento) o da Malga Ciapela (Belluno); si parcheggia nel piazzale presso gli impianti per Pian dei Fiacconi. Punto di partenza su Google Maps. Dalla diga (2070 m) un tempo si saliva in cabinovia a Pian dei Fiacconi (2722 m); l'impianto è oggi chiuso, in seguito a una valanga che ha distrutto il rifugio, perciò si sale a piedi in circa 1h 30' per il sentiero CAI 606. Da Pian dei Fiacconi si prosegue verso ovest sul CAI 606, su un vallone glaciale, aggirando lo spallone settentrionale di Punta Penia; si perde quota fino a 2470 m e si risale poi ripidamente il vallone detritico verso Forcella Marmolada. Entrando sul ghiacciaio del Vernel conviene tenere la parte centrale (e non il versante sinistro); si raggiunge il bordo destro del ghiacciaio fino alle prime funi, presso un cartello rosso (1h 45' dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Le prime funi portano, senza difficoltà (brevi placche inclinate e facili balzi), a Forcella Marmolada (2910 m, 2h totali), dove si incontra il sentiero dalla Val de Contrin e i resti di baracche di guerra scavate nella roccia. Si sale quindi una placca priva di appigli grazie a una serie di staffe, si prosegue su tracce fino a una rampa inclinata attrezzata e a un tratto più ripido con cambre; dopo un traverso con pioli e staffe si entra in un camino attrezzato con pioli, staffe e una scaletta. Usciti dal camino, roccette e una parete verticale conducono a una lunga rampa inclinata dove il cavo aiuta l'equilibrio; segue una placca con staffe, abbastanza appoggiata, e poi un tratto che pare ripetersi, alternando cambre e placche, fino a un terrazzino panoramico. L'ultima sezione corre in cresta sopra l'imponente bastionata della parete sud della Marmolada: tra modesti saliscendi e facili roccette le attrezzature terminano, e un ultimo tratto senza cavo porta alla Capanna di Punta Penia e quindi alla croce di vetta (3343 m, 2h 15' dall'attacco, 4h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Tecnicamente la via è modesta, ma l'ambiente è quello dell'alta montagna, con tutte le sue insidie. Risale a inizio Novecento (1903, allora nota come Hans-Seyffer-Weg) e segue logicamente le debolezze della parete.

    ⚠ Itinerario alpinistico serio. La cabinovia di Pian dei Fiacconi è chiusa: avvicinamento solo a piedi. Avvicinamento e rientro attraversano nevai e il ghiacciaio della Marmolada, oggi in forte ritiro e solcato da crepacci: servono esperienza, autoassicurazione, ramponi e meteo affidabile (le condizioni possono cambiare rapidamente). A inizio stagione la neve fresca facilita la salita; in stagione inoltrata si cammina su ghiaccio vivo.
    ▲Periodo e sicurezza

    Via di alta quota da affrontare in estate; la pianificazione deve tenere conto delle condizioni del ghiacciaio del Vernel in salita e del ghiacciaio della Marmolada in discesa, oltre che del meteo.

    ▲Discesa

    È possibile scendere a ritroso lungo la ferrata, ma la discesa più logica, ad anello, raggiunge il sottostante Ghiacciaio della Marmolada dopo alcuni tratti attrezzati in discesa; si segue poi l'evidente traccia sul ghiacciaio — con attenzione ai crepacci, soprattutto in caso di nebbia — fino al Rifugio Pian dei Fiacconi (2626 m) e al rientro a valle (1h 45' dalla vetta, 5h 45' totali).

    ▲Da abbinare

    Sul versante opposto della Marmolada corre l'altra storica via, la Ferrata Eterna al Piz Serauta, più lunga, esposta e difficile. Dal Passo Fedaia, verso Porta Vescovo, la bella Ferrata delle Trincee; in Val de Contrin la Ferrata dei Finanzieri al Colac, la Ferrata Ombretta e la Ferrata al Col Ombert.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoMarmolada
    • Avvicinamento3:00 h
    • Ferrata2:15 h
    • Itinerario (a/r)7:30 h
    • Dislivello ferrata443 m
    • Dislivello itinerario720 m
    • Quota max3343 m
    • Lunghezza7 Km
  • Ferrata del Procinto (Aristide Bruni)

    Ferrata del Procinto (Aristide Bruni)

    Vie Ferrate › Toscana › Lucca
    Ferrata del Procinto (Aristide Bruni)

    Il Monte Procinto è una formazione davvero singolare: una torre squadrata di 150 m con pareti dritte e strapiombanti sui quattro lati. Da quasi un secolo una via attrezzata ne risale il fianco e porta al boschetto sommitale in circa 40 minuti. Tecnicamente non è difficile, ma è fortemente esposta e va affrontata sia in salita che in discesa.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è il Rifugio Alto Matanna, raggiungibile per una stretta strada ripida ma in buone condizioni: da Lucca si entra in Garfagnana sulla SS12, poi verso Diecimo e Pescaglia; superato Pascoso, seguendo le indicazioni per «Rifugio Alto Matanna» si svolta a sinistra su una stradina asfaltata. Punto di partenza su Google Maps. Dietro il rifugio parte il sentiero CAI 5, che si segue a destra in salita verso nord; si attraversa la conca del Callare di Matanna e si scende lungo la parete sud del Monte Nona, intravedendo il panettone del Procinto a sud-ovest. Nel bosco, a un bivio, si lascia il CAI 5 (che scende al Rifugio Forte dei Marmi) per un'esile traccia a destra indicata per il Monte Procinto; superato un ponticello di legno si percorre la stretta cengia alla base della torre, si tiene la sinistra e, con attenzione, si individua la deviazione a destra (senza segnali) che conduce alle lapidi e all'attacco della Ferrata Aristide Bruni (1h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si risale subito una scaletta attrezzata con cavo e catena, poi una parete dove sono intagliati artificialmente diversi gradini che salgono in spiccata esposizione, con attrezzature metalliche a sostegno della progressione. Raggiunto un comodo terrazzino si affronta un passaggio dove non è banale trovare appoggi per i piedi; si continua sfruttando anche alcuni gradini artificiali, si percorre una cengia diagonale e, con gli ultimi minuti nel bosco gradonato, si raggiunge la cima (40' dall'attacco, 1h 40' dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Breve ma fortemente esposta: più che le difficoltà tecniche, è l'aria sotto i piedi a renderla impegnativa.

    ⚠ Va percorsa sia in salita che in discesa sullo stesso itinerario: massima attenzione agli escursionisti che procedono in senso opposto, sopra e sotto. La corda e la catena non sono perfettamente tese e possono sbilanciare; per la spiccata esposizione non è adatta ai neofiti.
    ▲Storia

    È la ferrata più antica d'Italia: risale al 1893, più volte ristrutturata (ultima revisione nel 2020). È intitolata ad Aristide Bruni, che nel 1879 salì per primo, con altri, questa singolare torre nella prima salita documentata; la via fu poi convertita in percorso attrezzato con il supporto del CAI di Firenze.

    ▲Discesa

    Si scende per lo stesso itinerario dell'andata, con cura verso chi sale. Tornati alla base del Procinto si rientra a ritroso fino al CAI 5 lasciato all'andata: lo si risale, si scavalca il Callare di Matanna e si scende all'auto (1h 20' dal termine della ferrata, 3h complessive).

    ▲Da abbinare

    Si combina spesso con la vicina Ferrata Salvatori al Monte Forato, allungando l'itinerario di almeno 3 ore: dall'innesto sul CAI 5 si tiene la destra, poi il CAI 121 e il CAI 109 fino alla Foce di Petrosciana, da cui si risale la cresta della Salvatori.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneToscana
    • GruppoAlpi Apuane
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata0:40 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata170 m
    • Dislivello itinerario170 m
    • Quota max1172 m
    • Lunghezza4 Km
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