Stato: Aperta

  • Alta Via dei Rondoi

    Alta Via dei Rondoi

    Vie Ferrate › Friuli Venezia Giulia › Pordenone
    Alta Via dei Rondoi

    L’Alta Via dei Rondoi e’ un bell’anello sul massiccio del Monte Cavallo, nelle Prealpi Friulane, in provincia di Pordenone: un itinerario di crinale che nella versione completa tocca cinque cime (Monte Tremol, Monte Colombera, Cimon della Palantina, Cimon del Cavallo e Cimon dei Furlani), alternando tratti attrezzati, roccette e passaggi di I grado in libera. Tecnicamente e’ Moderatamente Difficile: la parte propriamente attrezzata e’ breve, ma l’ambiente di crinale e i passaggi esposti richiedono attenzione.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla stazione a monte del primo troncone della funivia che sale da Piancavallo (Pordenone): si raggiunge Tremol, a 1 km da Piancavallo con abbondante segnaletica, e si parcheggia dopo il Palasport (punto di partenza su Google Maps). Dalla stazione, presso la Baita Arneri, ci si porta dietro la funivia ignorando i segni del Sentiero Gerometta e di Casera Palatina e si seguono i chiari cartelli del CAI 918 per l’Alta Via dei Rondoi. Si sale passando sotto il secondo troncone della funivia, restando sempre sul 918 e ignorando i sentieri laterali; dopo un primo facile tratto attrezzato si arriva a un ripetitore e, lungo il crinale, al Monte Tremol (2007 m, 1h15′ dall’arrivo della funivia).

    ▲Il percorso

    Dal Monte Tremol si scende alla Forcella del Tremol (1974 m), ben visibile sul crinale, e si risale verso il Monte Colombera; in salita una traccia a destra permette di bypassare sia la vetta sia la parte attrezzata della discesa successiva, ma qui si prosegue fino al Monte Colombera (2066 m, 40′ dal Monte Tremol), da cui inizia il tratto attrezzato. Si scende verso la Forcella Colombera lungo un affilato crinale a tratti attrezzato: su tracce d’erba e calcare si incontrano un paio di salti pronunciati di una quindicina di metri da disarrampicare aiutati dal cavo, intervallati da traversi attrezzati; seguendo i bolli rossi si raggiunge la Forcella Colombera (1974 m, circa 30′ dal Monte Colombera, circa 2h30′ totali), dove da destra rientra il sentiero che bypassava la ferrata. Si prosegue verso il Cimon della Palantina su crinale non difficile fino a un bivio, dove si ignora il sentiero che scende ripido a sinistra verso Casera Palantina: da qui si puo’ salire alla vetta del Cimon della Palantina (2190 m, andata e ritorno circa 30′) oppure proseguire direttamente. Tenendo la destra lungo l’Alta Via 7 si raggiunge in una decina di minuti la Forcella Palantina, da cui si sale al Cimon del Cavallo lungo un crinale a tratti attrezzato con passaggi di I grado sprotetti, che richiedono attenzione ma non sono difficili: in circa 30 minuti si tocca la cima piu’ alta dell’escursione, il Cimon del Cavallo (2251 m, circa 4h totali). Si scende a ritroso pochi minuti fino a una traccia che, a sinistra, scende in un canalone attrezzato tra sassi ed erba fino a una cengia in parte attrezzata, circa 100 metri sotto la vetta, che aggira il Cimon del Cavallo e porta alla Forcella dei Furlani (2135 m); l’ultima cima si raggiunge su sentiero senza problemi, il Cimon dei Furlani (2183 m, 5h totali), dove termina la parte in salita.

    ▲Carattere e difficolta’

    E’ un itinerario logico e panoramico, che con un solo anello collega cinque cime in una zona molto bella delle Prealpi Friulane. La parte attrezzata e’ breve e di difficolta’ contenuta; gli aspetti a cui prestare attenzione sono il fondo, in buona parte erboso, che se umido diventa insidioso, e alcuni passaggi esposti sul versante nord. La segnaletica e’ buona lungo tutto il percorso in quota.

    ⚠ Con fondo umido l’erba puo’ rendere scivolosi crinali e traversi: meglio percorrerlo con tempo asciutto. Alcuni passaggi esposti a nord possono presentare nevai a inizio stagione. Se si intende usare la seggiovia, verificare gli orari di apertura, soprattutto in bassa stagione.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione utile dalla tarda primavera all’autunno, evitando i periodi con neve residua sui passaggi a nord. Set da ferrata (imbracatura, kit, casco) per i tratti attrezzati, calzature con buona aderenza per i tratti erbosi, acqua e cibo per una giornata di circa 6h30′. Verificare meteo e orari degli impianti prima di partire.

    ▲Discesa

    Dal Cimon dei Furlani si scende sull’ampio crinale fino a una forcella, si risale un tratto un po’ piu’ esposto e si prosegue in costante discesa fino a un importante crocevia di sentieri (1h dal Cimon dei Furlani). Qui si tiene la sinistra per scendere verso Piancavallo, ignorando i segnavia che riportano all’arrivo della funivia (chi preferisce scendere con la funivia prosegue invece dritto). Si entra quindi nel bosco e si scende fino alla base degli impianti di risalita (2h dal Cimon dei Furlani, 6h30′ totali).

    ▲Da abbinare

    In provincia di Pordenone l’altra via attrezzata della zona e’ la Ferrata Tramuntin, che sale al Monte Rest sopra Tramonti di Sopra. Nel vicino bellunese, in Alpago, si trova la lunga escursione che comprende la Ferrata Costacurta; nei pressi di Soverzene ci sono la Ferrata Parete dei Falchi, la Palestra di Roccia della Val Gallina e la Ferrata della Memoria al Vajont.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento1:30 h
    • Durata ferrata0:30 h
    • Itinerario totale6:30 h
    • Dislivello ferrata88 m
    • Dislivello itinerario953 m
    • Altitudine massima2251 m
    • Lunghezza10 Km
  • Ferrata al Sentiero dei Fiori

    Ferrata al Sentiero dei Fiori

    Vie Ferrate › Lombardia › Brescia
    Ferrata al Sentiero dei Fiori

    La Ferrata al Sentiero dei Fiori e’ uno splendido itinerario di cresta d’alta quota, attorno ai 3000 metri, sul gruppo dell’Adamello: un percorso attrezzato dove necessario, preparato dai militari italiani che qui avevano il fronte durante la Prima guerra mondiale, con panorami magnifici sui ghiacciai del Presena e del Pisgana. La difficolta’ tecnica e’ nel complesso modesta, con poche eccezioni nei tratti finali, ma l’ambiente d’alta montagna e l’innevamento possono alzare molto l’impegno reale; la classifichiamo Difficile.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Passo del Tonale, al confine tra le province di Trento e Brescia, raggiungibile da Bolzano (2h) o Brescia (2h30′) sulla SS42 oppure dalla Valtellina con la SS39 (1h45′ da Sondrio); si parcheggia presso la Funivia al Passo Paradiso, sul versante lombardo del passo (punto di partenza su Google Maps). Si sale con la funivia al Passo Paradiso (2585 m); scesi, si aggira il piccolo lago seguendo il CAI 44 in salita verso il Passo del Castellaccio. A un bivio non segnalato, dove alcuni segni CAI si staccano a sinistra, si tira dritto verso il passo lungo un sentiero ben segnato, su terreno d’alta montagna con alcuni balzi rocciosi non difficili, fino al Passo del Castellaccio (2963 m, 1h15′ dalla stazione a monte della funivia). Qui si indossa l’imbrago, si lascia il CAI 44 che scende nel versante opposto (valle di Narcanello) e si inizia la ferrata.

    ▲Il percorso

    Dal passo si procede verso sud seguendo segni e tracce abbondanti. Il primo tratto attrezzato e’ una lunga cengia con una serie di saliscendi, senza particolari difficolta’, che porta a una serie di passerelle in legno. Su una di queste, a sinistra, una fila di staffe sale a una punta panoramica: e’ una deviazione consigliata (circa 10 minuti) che porta al cosiddetto nido dell’aquila, costruito a scopo militare nella Grande Guerra; si rientra poi a ritroso sulla via. Si raggiunge cosi’ il punto piu’ iconico del percorso, il Gendarme di Casamadre, avvicinato e superato da due lunghi ponti sospesi, stabili e ben costruiti, con un tratto di collegamento tra l’uno e l’altro; chi non volesse percorrere i ponti puo’ utilizzare una galleria scavata durante la guerra che li evita. Oltre il gendarme una cengia aggira uno spigolo e scende di alcuni metri, senza difficolta’ di rilievo per l’escursionista esperto. Si incontra poi un tratto dove puo’ esserci neve anche in stagione inoltrata: se il cavo e’ nascosto dalla neve diventa necessaria l’attrezzatura da ghiaccio (ramponi, piccozza, corda per conserva). Si prosegue su sentiero relativamente facile, segnato dagli interventi bellici che ne hanno moderato le difficolta’, fino a ritrovare le attrezzature presso una paretina e alcune roccette; poi, superati alcuni massi talvolta instabili, si raggiunge il Bivacco Amici della Montagna, in genere aperto e gestito d’estate (3160 m, 1h15′ dall’attacco, 2h30′ totali). Proseguendo si perde quota fino a una prima via di fuga: a sinistra si scende a Capanna Presena (1h, con tratti attrezzati) per prendere il secondo troncone della funivia. Continuando sul sentiero si affronta un tratto a mezzacosta tra massi e si scende lungo una trincea di guerra fino al Passo di Lagoscuro (2970 m, 30′ dal bivacco, 3h totali), dove sorge una cappella di legno. Da qui chi vuole prosegue verso sud in direzione di Cima Payer, su cenge e balzi rocciosi sul versante occidentale del filo di cresta, senza grandi difficolta’, fino alla croce di Cima Payer (3056 m). Oltre, verso Passo Payer (2978 m), la difficolta’ aumenta davvero (e’ il tratto che merita la classifica Difficile): si scendono balzi e placche a ritroso, il filo si assottiglia e si percorrono esposti traversi in discesa. L’ultima parte del Sentiero dei Fiori, da Passo Payer verso il Passo del Lago di Pisgana (2933 m), sale su roccette attrezzate alternate a placche granitiche appoggiate, difficili da arrampicare ma sostenute dalla catena, e percorre un’aerea cresta attrezzata da non sottovalutare fino a Punta Pisgana (3088 m), prima di scendere al Passo del Lago di Pisgana.

    ▲Carattere e difficolta’

    Per gran parte dello sviluppo le difficolta’ tecniche sono modeste: a fare la differenza sono la quota, l’esposizione di alcuni tratti finali e soprattutto l’innevamento. Il tratto tra Cima Payer e la zona di Cima Lago Ghiacciato e’ il piu’ esposto e impegnativo e alza di un grado l’impegno complessivo dell’intero giro. Nel 2022 il sentiero e’ stato riammodernato dopo un periodo di manutenzione; sono stati installati cartelli che suggeriscono di percorrerlo dalla seconda stazione dell’ovovia al Passo Presena verso il Passo del Castellaccio, cioe’ nel senso opposto a questa relazione: di conseguenza si incontrano spesso escursionisti che procedono in direzione contraria e occorre attenzione agli incroci.

    ⚠ Itinerario attorno ai 3000 m: l’innevamento puo’ coprire i cavi anche in stagione inoltrata e in quel caso servono ramponi, piccozza e corda per procedere in conserva. Tempo e quota possono cambiare rapidamente: portare attrezzatura adeguata all’alta montagna. Attenzione agli incroci dovuti al senso di percorrenza consigliato dai cartelli e all’aerea cresta attrezzata verso Punta Pisgana, da non sottovalutare.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione utile dall’estate inoltrata all’inizio autunno, in funzione dell’innevamento. Set da ferrata completo (imbracatura, kit, casco) e, quando la neve e’ presente, attrezzatura da ghiaccio; abbigliamento da alta quota e scorta d’acqua e cibo per una giornata lunga. Organizzare l’uscita in base agli orari della funivia/ovovia del Passo Paradiso e del Passo Presena.

    ▲Discesa

    Il Sentiero dei Fiori puo’ essere interrotto in piu’ punti, tutti che riportano verso la Capanna Presena passando dal Passo di Maroccaro. Dal Passo di Lagoscuro (circa 2h dall’inizio del tratto attrezzato) si scende a sinistra verso il Lago Scuro, si risale al Passo di Maroccaro e si scende per nevaio del ghiacciaio Presena alla Capanna Presena (circa 2h dal passo). Dal Passo Payer (1h dal Passo di Lagoscuro) si scende verso il Rifugio Citta’ di Trento al Mandrone e, poco prima del rifugio, si prende a sinistra il CAI 209 fino al Passo di Maroccaro e quindi alla Capanna Presena (circa 2h30′ dal Passo Payer). Dal Passo del Lago di Pisgana si scende a sinistra al Rifugio Citta’ di Trento al Mandrone e si risale poi al Passo di Maroccaro per scendere alla Capanna Presena (circa 3h15′ dal passo). Dalla Capanna Presena si rientra a valle con la funivia. L’intero giro completo richiede circa 9h30′.

    ▲Da abbinare

    Sul versante nord del Passo del Tonale si trova il Sentiero Attrezzato degli Alpini a Punta d’Albiolo. Il gruppo dell’Adamello offre molte vie attrezzate, tra cui la Ferrata Terzulli all’Adamello, la molto difficile Ferrata al Corno del Grevo, la Ferrata al Pizzo Badile Camuno e, sul versante trentino, la Ferrata Monte Nero alla Presanella.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento1:15 h
    • Durata ferrata5:00 h
    • Itinerario totale9:30 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario490 m
    • Altitudine massima3088 m
    • Lunghezza15 Km
  • Ferrata Costantini alla Moiazza

    Ferrata Costantini alla Moiazza

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Costantini alla Moiazza

    La Ferrata Gianni Costantini alla Moiazza Sud e’ una delle vie attrezzate piu’ lunghe e impegnative d’Italia, tanto da essere soprannominata la “Super-Ferrata”: oltre 1000 metri di sviluppo attrezzato e quasi 1300 di dislivello complessivo, fino ai 2878 m della Moiazza Sud. I passaggi tecnici, pur presenti, non sono i piu’ estremi del panorama dolomitico, ma la fatica, la lunghezza e l’ambiente isolato la riservano a escursionisti esperti e molto allenati. La classifichiamo Molto Difficile: tecnica da “difficile”, impegno fisico da “estremamente difficile”.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Passo Duran (1605 m), in provincia di Belluno, che collega Dont in Val Zoldana con Agordo in Val Cordevole; si parcheggia nel piazzale antistante il Rifugio Tome’ al Passo Duran (punto di partenza su Google Maps). Dal passo si segue il sentiero 549 verso il Rifugio Bruto Carestiato (1834 m), lungo la maestosa parete del Sass de Duram, propaggine meridionale del gruppo della Moiazza: la salita e’ costante e mai eccessiva. Si ignora la deviazione (bollo rosso) che si stacca a destra per il percorso alpinistico della Cengia Letizia e si prosegue tra pini e mughi fino al rifugio (45′ dal passo). Dal Carestiato si individua a vista il vicino attacco, segnalato da un grosso quadrato rosso dipinto sulla parete: un breve sentiero di collegamento porta sotto la parete, accanto alla targhetta metallica dove inizia la ferrata (circa 1h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La prima sezione e’ una lunga traversata diagonale: nei primi 50 metri si percorre soprattutto un traverso verso sinistra con pochi e piccoli appigli, salendo in diagonale verso un diedro a 90 gradi da cui si esce in forte esposizione, per poi proseguire il traverso. Qui e’ fondamentale dosare le forze cercando ovunque possibile gli appoggi per i piedi, per non sovraccaricare le braccia in vista della lunga salita. Si raggiunge una strettissima cengia molto esposta che porta ancora a sinistra, poi si alternano brevi placche appoggiate, facili balzi verticali e cenge fino a un tratto di roccette senza difficolta’. Sempre verso sinistra, segnalato da una parete giallastra e da un bollo rosso, si arriva al traverso considerato il passaggio chiave: sale in diagonale a sinistra su una placca unta, ma con appigli per i piedi che ne riducono molto la difficolta’; lo si completa in breve e si trovano due pioli per una sosta (1h15′ dall’attacco). La via cambia carattere e si fa decisamente verticale, con staffe e pioli lungo una parete liscia per circa 60 metri: molto esposti i primi 20, poi si piega a destra su roccia piu’ gradonata; ancora verticale, un breve salto per attraversare una stretta gola e alcune roccette portano a un tratto di sentiero fino alla Pala del Belia (2295 m, 1h45′ dall’attacco, targhetta metallica). Si attacca poi un traverso a sinistra e una paretina esposta con discreti appigli, quindi ci si porta in un canalone chiuso tra pareti verticali, dove si sale una lunga serie di roccette appoggiate con la fune sul lato debole; un passaggio verticale piu’ impegnativo di 6-8 metri e’ facilitato da un paio di pioli. Si percorre poi una cengia non protetta verso destra, una paretina verticale ben appigliata e una placca, una prima cengia e alcuni balzi, una seconda cengia esposta e infine un camino non particolarmente difficile che porta a Cima Cattedrale (2557 m, 2h30′ dall’attacco). Seguendo la freccia rossa a sinistra si sale un balzo e, su sentiero, si imbocca il proseguimento verso la cresta: una serie di cenge inclinate e brevi balzi, con un salto di 6 metri su roccia levigata, e una paretina di 15 metri portano sulla Cresta delle Masenade, con la vetta della Moiazza Sud davanti (3h dall’attacco). Lungo la cresta si alternano tratti facili e impegnativi, tra cui un passaggio in discesa attrezzata che conduce alla Forcella delle Masenade (2650 m): qui serve massima attenzione, anche a un paio di passaggi non protetti poco sotto il filo. Alla forcella (targhetta metallica) una deviazione a destra porta al Bivacco Grisetti e, in ripida discesa, al paese di Chiesa. Dopo la forcella la via diventa meno esposta: si lascia il filo di cresta e si tagliano a mezzacosta lunghe placche inclinate verso le pendici della Moiazza Sud, fino a una cengia in leggera discesa che introduce l’ultima sezione verticale (4h dall’attacco). Il cavo vira bruscamente in verticale lungo pareti nero-giallastre: un balzo verticale, alcuni gradoni in diagonale a destra e un canalino gradonato portano, dopo passaggi non difficili, al termine delle attrezzature. Si seguono i bolli rossi su un piano inclinato verso sinistra fino a un nuovo filo di cresta; al termine del ghiaione un bivio offre la scelta tra salire in vetta (a destra) o aggirarla lungo la Cengia Angelini (a sinistra). Salendo in vetta si affronta il tratto piu’ impegnativo, da valutare con lucidita’ vista la stanchezza accumulata: un traverso diagonale a destra su roccia povera di appigli porta sull’esposta cresta, poi sul versante sinistro si superano due passaggi aerei su pareti lisce; finite momentaneamente le attrezzature si percorre una cengia molto esposta con precipizio a sinistra, fino a ritrovare il cavo su placca. Terminata la placca, un sentiero a bolli rossi conduce all’anticima; gli ultimi metri verso la cima non sono banali: si scende qualche metro lungo la cresta che collega anticima e cima e si risale fino alla Cima Moiazza Sud (2878 m, 6h dall’attacco, 7h totali), segnalata da ometti, con panorama a 360 gradi su Pale di San Martino, Civetta e Dolomiti Bellunesi. Sotto si scorge gia’ il Bivacco Ghedini, prossima meta della discesa.

    ▲Carattere e difficolta’

    Aperta nel 1974, due anni dopo la morte di Gianni Costantini, membro del CAI Agordino, la Costantini segue una logica quasi perfetta e regala enorme soddisfazione. Non lascia tregua: e’ lunghissima, fisicamente e psicologicamente esigente, e va affrontata solo da chi ha gia’ molta esperienza di ferrate e di alta montagna. Esistono due vie di fuga (verso il Bivacco Grisetti dalla Forcella delle Masenade), ma l’ambiente e’ austero e isolato e le conseguenze di un temporale lungo la via possono essere gravi.

    ⚠ Partire presto e percorrerla solo con tempo stabile: con questa lunghezza non bisogna temporeggiare e occorre rientrare con la luce. In un paio di punti, su tratti non protetti, si possono trovare nevai anche in stagione inoltrata, che obbligano a deviazioni non semplici o all’uso di ramponi e piccozza. Massima attenzione ai tratti di cresta e di cengia non protetti, alle placchette in cresta e al traverso diagonale poco sotto la vetta, da ripercorrere anche in discesa.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione utile dall’estate inoltrata all’inizio autunno, quando i nevai si riducono. Set da ferrata completo (imbracatura, kit, casco), eventuali ramponi e piccozza, abbigliamento da alta montagna e abbondante scorta d’acqua e cibo per una giornata di circa 11 ore. Indispensabili buon allenamento, partenza all’alba e meteo stabile; verificare le condizioni dei nevai presso i rifugi.

    ▲Discesa

    La discesa e’ lunga e in larga parte attrezzata. Dalla vetta si ripercorre a ritroso l’ultimo tratto di ferrata fino al bivio tra la via di salita e la Cengia Angelini, prestando attenzione ai punti gia’ segnalati (tratti in cresta e cengia non protetti, le placchette e il traverso diagonale). Dal bivio si seguono i bolli rossi a sinistra verso la Cengia Angelini (2784 m, 30′ dalla vetta): oltre un cartello la fune riprende per pochi metri, poi inizia un’ampia cengia, in genere non protetta, che aggira il versante ovest della Moiazza Sud (attenzione a eventuali residui di neve). La cengia si restringe ma torna attrezzata, aggira alcuni spigoli e perde quota senza difficolta’ in direzione del Bivacco Ghedini (2600 m), sotto la Forcella delle Nevere, raggiunto scendendo le ultime decine di metri su ghiaione instabile (1h dal bivio, 1h30′ dalla vetta). Dal bivacco si scende qualche metro con la fune, si risale a destra e poi si imbocca la discesa definitiva a valle, con passaggi impegnativi alternati a tratti di sentiero e brevi balzi, un paio di passaggi attrezzati non banali e alcune placche lisce, fino a incrociare il sentiero CAI 554 tra alberi e mughi, dove terminano difficolta’ e attrezzature (1h30′ dal bivacco, 3h dalla vetta, 9h dall’attacco, 10h totali). Al bivio si tiene la sinistra sul comodo 554, che costeggia la base delle pareti appena salite e porta senza difficolta’ al Rifugio Bruto Carestiato (30′ dal bivio col 554), per poi tornare a ritroso al Passo Duran (30′ dal rifugio, 11h totali).

    ▲Da abbinare

    La Costantini si sviluppa nel gruppo della Moiazza, a sud del Civetta, ben visibile dalla vetta. Nei dintorni ci sono altri itinerari impegnativi: le ferrate Tissi e Alleghesi al Civetta e la Fiamme Gialle alla Palazza Alta. Verso le Pale di San Martino si trovano la Ferrata dell’Orsa e la Ferrata Stella Alpina, mentre scendendo a sud verso la Schiara ci sono le ferrate Sperti, Zacchi, Piero Rossi e il Sentiero Attrezzato Marino Guardiano.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento1:00 h
    • Durata ferrata9:00 h
    • Itinerario totale11:00 h
    • Dislivello ferrata1028 m
    • Dislivello itinerario1278 m
    • Altitudine massima2878 m
    • Lunghezza11 Km
    • Anno apertura1974
  • Ferrata Bolver Lugli

    Ferrata Bolver Lugli

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata Bolver Lugli

    La Ferrata Bolver Lugli sale lo Spallone del Cimon della Pala, nelle Pale di San Martino: una via di media difficolta’ con alcuni passaggi impegnativi, ma soprattutto una grande escursione di alta montagna, con avvicinamento lungo e rientro altrettanto impegnativo verso la funivia. La ferrata e’ solo una parte della giornata: a fare la differenza sono il dislivello, l’ambiente alpino e i nevai. Va pianificata con attenzione al meteo e agli orari degli impianti.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza e’ la stazione della funivia Col Verde a San Martino di Castrozza (TN), raggiungibile dalla Val di Fiemme via Passo Rolle o dalla SS50 Bassano del Grappa-Passo Rolle; gli impianti si trovano poco prima di uscire dal paese verso il Passo Rolle, presso un tornante con ampio piazzale (punto di partenza su Google Maps). Se gli impianti sono chiusi si puo’ parcheggiare a un tornante successivo, da cui un sentiero sale a Malga Pala e poi alla stazione a monte. Vista la lunghezza dell’itinerario conviene salire con la funivia, risparmiando circa 500 m di dislivello. Dalla stazione a monte di Col Verde si prosegue in salita pochi minuti fino a una palina con la prima indicazione per la ferrata; si tiene la sinistra in salita seguendo il segnavia 706. La salita inizia gradevole nel bosco, dove si incontra un singolare cartello, poi attraversa pietraie esposte a sud che si scaldano in fretta. Si sale costantemente fino a incrociare il sentiero 712: ignorato il bivio, si prosegue verso nord verso le alte pareti sud-est del Cimon della Pala, raggiungendo la targhetta metallica della Bolver Lugli (circa 2300 m, 1h dalla stazione a monte), che pero’ e’ solo il preludio: l’attacco vero e’ 300 metri di dislivello piu’ in alto. Da qui, seguendo i segni rossi, si sale su roccette (massimo II-), tracce su sassi e tratti attrezzati, in ripida progressione su fondo detritico talvolta infido, fino all’attacco appoggiato della ferrata (1h dalla targa, 2h dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Si parte spostandosi in diagonale verso sinistra su roccette dentro un canalino, fino a uno spigolo che si aggira, poi altre roccette e facili balzi. Si raggiunge un camino non troppo impegnativo, risalito con la fune sul lato destro e buoni appigli al centro; usciti dal camino, dopo un breve tratto verticale attrezzato, si percorre un tratto di collegamento (segnato con bolli rossi) da cui, a sinistra, si scorge in lontananza la meta finale dell’escursione, la stazione a monte della funivia del Col Rosetta. Ripreso il cavo, si sale in diagonale aggirando un paio di sassi prima a destra poi a sinistra, fino a una bella parete verticale ben appigliata che si arrampica sfruttando le naturali debolezze della roccia; segue un traverso orizzontale esposto ma ricco di appoggi e poi una seconda parete verticale, piu’ impegnativa. Si affronta quindi un tratto vario: a destra su gradoni, poi un tratto verticale fino a un pulpito panoramico; si sale una placchetta sul lato sinistro di uno speroncino e ci si porta sotto una parete dove si incontra la prima staffa della via, prima di una salita a zigzag. La parte alta porta a sinistra su un traverso orizzontale, da cui si riparte verticali in forte esposizione verso sinistra. Si sale in diagonale e poi su brevi tratti verticali fino a una parete che parte sul lato destro di una fessura, attrezzata con solide staffe metalliche, seguita da un tratto verticale su roccia piu’ povera di appigli. La sezione resta impegnativa: un diedro con la fune a destra, poi uno stretto canalino (fune a destra, buoni appigli) da cui si esce senza eccessive difficolta’; si aggira un aereo spigolo e si supera un passaggio piuttosto impegnativo e leggermente strapiombante, poi un diedro appoggiato dove conviene cercare appoggi anche sul lato opposto alla fune, e infine una placca appoggiata. Nell’ultima sezione, intorno ai 3000 m, la fatica e l’altitudine si fanno sentire, ma il panorama sulle slanciate Beppine accompagna gli ultimi metri. Si prosegue su un tratto gradonato verso un’evidente forcellina che si oltrepassa: sul versante opposto appaiono il Bivacco Fiamme Gialle e un panorama del tutto nuovo. Un breve tratto di cresta attrezzata verso sinistra, poi a destra, e una traccia evidente conduce al Bivacco Fiamme Gialle (3005 m, 2h dall’attacco, 4h totali).

    ▲Carattere e difficolta’

    La via fu costruita dalle Aquile di San Martino e inaugurata nel 1970, lungo la storica Via Higusi del 1921 (aperta dagli alpinisti Hilde, Sigur e Langes); e’ intitolata a Bolver Lugli, notaio di Mestre, e l’ultima ristrutturazione risale al 2016. Tecnicamente e’ Difficile, con passaggi verticali ed esposti e una sezione centrale sostenuta, ma l’impegno maggiore e’ dato dall’insieme: lungo avvicinamento, alta quota e un rientro articolato tra nevai. E’ un itinerario per chi ha gia’ buona esperienza di vie ferrate e di ambiente alpino.

    ⚠ A inizio stagione si attraversano molti nevai: uno ripido sotto l’attacco, uno prima del bivacco e uno decisamente ripido tra il bivacco e il Passo del Travignolo, oltre ad altri verso il Passo Bettega. Portare sempre ramponi e bastoncini, valutandone l’uso in loco. Attenzione a non perdere i bolli rossi, soprattutto tra la targhetta e l’attacco e nella salita a Cima Vezzana. Partire presto per fare l’avvicinamento all’ombra e rientrare prima della chiusura degli impianti.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta quota oltre i 3000 m: la stagione utile va dall’estate inoltrata, quando i nevai si riducono, all’inizio autunno. Oltre al set da ferrata (imbracatura, kit, casco) sono necessari ramponi e bastoncini, abbigliamento da alta montagna e scorta d’acqua e cibo per una giornata che puo’ arrivare a 9 ore. Verificare meteo e condizioni dei nevai, e organizzare l’uscita in base agli orari della funivia.

    ▲Discesa

    Dal Bivacco Fiamme Gialle inizia il lungo rientro. Si raggiunge prima il Passo del Travignolo (2985 m), che divide il Cimon della Pala a sud e la Cima Vezzana a nord, tagliando a mezzacosta in discesa dal bivacco (15′, attenzione a tratti innevati). Al passo si sceglie se salire a Cima Vezzana o scendere subito per la Val dei Cantoni. Per la vetta si segue il sentiero 716 verso nord fino alla forcella tra Cima Vezzana e Cima Nuvolo, poi un tratto di cresta e una conca spesso innevata anche in stagione inoltrata, fino all’anticima e alla cima di Cima Vezzana (3192 m, 1h dal bivacco). Da qui si puo’ tornare al Passo del Travignolo (40′) e scendere la Val dei Cantoni, oppure percorrere in discesa la Ferrata Gabitta Ignoti e scendere la Val Strutt; entrambe sono impegnative e attraversano nevai (la seconda e’ piu’ lunga, con il Sentiero delle Farangole e il solo Bivacco Brunner come appoggio). Seguendo la prima opzione, dal Passo del Travignolo si scende ripidi nel vallone generalmente innevato (i crepacci sono di solito nella parte inferiore): dopo circa 20 minuti, presso un grosso sasso al centro della valle, una freccia indica di spostarsi sul lato destro verso la roccia per evitare un tratto molto ripido, con alcuni passaggi attrezzati. Si prosegue nel vallone, affrontando con attenzione un paio di attraversamenti su neve esposti; terminato il vallone (circa 1h dal bivacco) si segue a destra il sentiero 716 che taglia a mezzacosta in salita verso il Passo Bettega (2658 m). Al passo si ignora la traccia a sinistra e si scende fino a un bivio: a destra si scende ripidi su roccette verso Col Verde, a sinistra si va senza difficolta’ verso il Rifugio Pedrotti-Rosetta (2581 m) e si risale alla stazione a monte presso il Rifugio Rosetta (2678 m; 2h dal termine del vallone, 3h dal bivacco, circa 7h totali senza la salita a Cima Vezzana, 9h con la vetta). La discesa a destra verso Col Verde lungo il 716 presenta tratti esposti con attrezzature non in buone condizioni: meglio salire al rifugio e usare la cabinovia.

    ▲Da abbinare

    L’abbinamento classico e’ Bolver Lugli in salita, vetta di Cima Vezzana e discesa con la Ferrata Gabitta Ignoti. Facendo tappa al Rifugio Pedrotti si possono concatenare il Sentiero Attrezzato Gusella, la Ferrata del Porton e la Ferrata Velo, oltre alla Ferrata della Vecia in discesa; verso est si raggiungono il Sentiero Attrezzato del Cacciatore e la difficile Ferrata Dino Buzzati al Cimerlo. Sul versante orientale delle Pale ci sono la Ferrata del Canalone e la Ferrata Fiamme Gialle (versante trentino), la Ferrata Stella Alpina e la Ferrata dell’Orsa (versante veneto). Abbinando la Gabitta Ignoti si puo’ infine proseguire verso il Passo delle Farangole e il Rifugio Mulaz, da cui scendere la Ferrata del Mulaz.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento2:00 h
    • Durata ferrata2:00 h
    • Itinerario totale9:00 h
    • Dislivello ferrata455 m
    • Dislivello itinerario1222 m
    • Altitudine massima3192 m
    • Lunghezza8,4 Km
    • Anno apertura1970
  • Ferrata Castiglioni

    Ferrata Castiglioni

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata Castiglioni

    La Ferrata Castiglioni e’ un’esposta via d’alta quota che collega i Rifugi XII Apostoli e Agostini, nelle Dolomiti di Brenta meridionali. Risale una imponente bastionata con un uso abbondante di scale, per cui le difficolta’ tecniche restano contenute (Moderatamente Difficile); a rendere serio l’itinerario sono l’esposizione, la lunghezza e i nevai che si possono incontrare anche in stagione inoltrata. Per dislivello e durata si presta bene a un’escursione di piu’ giorni, con sosta in rifugio.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla stazione a monte della funivia che da Pinzolo sale al Doss del Sabion: arrivando a Pinzolo dalla SS239 da Trento, gli impianti sono sulla destra e un ampio parcheggio sulla sinistra (punto di partenza su Google Maps). Dalla stazione a monte si segue lo stesso avvicinamento del Sentiero Attrezzato della Scala Santa, che conduce al Rifugio XII Apostoli (2489 m, 3h dalla stazione a monte della funivia). Dal XII Apostoli ci sono due modi di affrontare la Castiglioni: percorrerla in discesa verso il Rifugio Agostini (lungo la parete sud della Cima d’Agola, dalla Bocchetta dei Due Denti, 2859 m, fino al bivio per la Ferrata Brentari, 2500 m, da cui si scende 100 m al Rifugio Agostini tenendo la destra al bivio); oppure, piu’ facilmente, percorrerla in salita partendo dal Rifugio Agostini (2410 m) e raggiungendo il XII Apostoli. In quest’ultimo caso, dal XII Apostoli si prende il Sentiero Attrezzato dell’Ideale in direzione del Rifugio Agostini (2h30′ dal XII Apostoli, circa 6h totali); volendo, senza scendere all’Agostini, si tiene a destra il CAI 321 che porta direttamente alla ferrata (circa 5h30′ totali). La descrizione che segue presenta la via in salita.

    ▲Il percorso

    Imboccato il CAI 321 nei pressi del Rifugio Agostini, si sale seguendo i segni bianco-rossi e gli ometti sotto le imponenti pareti della Cima d’Agola, fino alla targhetta metallica che segna l’inizio della ferrata (30′ dal Rifugio Agostini). Si parte risalendo una cengia facile che si stacca a destra della targa; poco dopo due sezioni di gradini in acciaio continui superano un paio di risalti (un tempo attrezzati con scale). Si percorre quindi una cengia abbastanza comoda e ancora una sezione con tre scale, poi una cengia piu’ stretta porta a un terrazzino comodo per gli incroci. Terminata la cengia si sale una nuova scala; spostandosi leggermente a destra si affrontano due scale, la prima con un tratto di un paio di metri molto verticale e la seconda piu’ appoggiata. Il canalone si restringe avvicinandosi alla Bocca dei Due Denti: si risalgono le ultime due scale e si sbuca alla Bocca dei Due Denti (2859 m, 1h15′ dall’attacco), con una stupenda vista sulla Presanella. Da qui si scende lungo il vallone attraversando alcuni tratti di nevaio e facili tratti attrezzati di roccette, con un paio di brevi passaggi di discesa in libera (I grado) che non danno problemi a fondo asciutto, fino a raggiungere il Rifugio XII Apostoli (2h30′ dal Rifugio Agostini, 7h totali).

    ▲Carattere e difficolta’

    La via e’ esposta ma tecnicamente abbordabile grazie alle numerose scale, al punto da risultare a tratti ripetitiva; l’ambiente e il panorama dalla Bocca dei Due Denti ripagano ampiamente. L’aspetto piu’ delicato e’ l’innevamento in quota: e’ prudente informarsi presso i rifugi e portare l’attrezzatura da ghiacciaio, soprattutto se si percorre la variante che passa dal Sentiero Attrezzato dell’Ideale, dove si attraversano nevai perenni.

    ⚠ Possibili nevai anche in stagione inoltrata, in particolare lungo il Sentiero Attrezzato dell’Ideale: sentire i rifugi e valutare ramponi e piccozza. I brevi tratti di discesa in libera (I grado) vanno affrontati a fondo asciutto. Tenere conto degli orari degli impianti di risalita per il rientro a Pinzolo: per un itinerario cosi’ lungo conviene pernottare in rifugio.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione utile dall’estate inoltrata all’inizio autunno, quando i nevai si riducono. Set da ferrata completo (imbracatura, kit, casco), eventuale attrezzatura da ghiacciaio, acqua e cibo per una lunga giornata. Verificare meteo e condizioni della neve presso i rifugi e organizzare l’uscita tenendo conto degli orari della funivia.

    ▲Discesa

    Dal Rifugio XII Apostoli si rientra a Pinzolo lungo il Sentiero Attrezzato della Scala Santa percorso in avvicinamento (2h, circa 9h totali). Vista la lunghezza complessiva e gli orari degli impianti, e’ spesso conveniente dormire in uno dei rifugi della zona.

    ▲Da abbinare

    La Castiglioni si combina naturalmente con il facile Sentiero Attrezzato della Scala Santa e con il Sentiero Attrezzato dell’Ideale. Per un’uscita di piu’ giorni, dal Rifugio Agostini si puo’ puntare al Rifugio Pedrotti tramite la Ferrata Brentari o il piu’ facile Sentiero Attrezzato Apolloni; dal Pedrotti partono le Bocchette Alte, le Bocchette Centrali e la recente Ferrata Spellini. Spostandosi a nord si trovano il Sentiero Attrezzato SOSAT, la Ferrata Oliva Detassis, la Ferrata Benini e il Sentiero Attrezzato Vidi.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento3:00 h
    • Durata ferrata2:30 h
    • Itinerario totale9:00 h
    • Dislivello ferrata370 m
    • Dislivello itinerario759 m
    • Altitudine massima2859 m
    • Lunghezza15 Km
  • Ferrata delle Bocchette Alte

    Ferrata delle Bocchette Alte

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata delle Bocchette Alte

    La Ferrata delle Bocchette Alte e’ una delle vie d’alta quota piu’ celebri dell’arco alpino: un itinerario grandioso nel cuore delle Dolomiti di Brenta, che tocca e supera i 3000 metri. I passaggi attrezzati non sono tecnicamente estremi, ma l’ambiente e’ di vera alta montagna, con lunghi tratti esposti (alcuni non protetti) e neve e ghiaccio persistenti presso la Vedretta di Tucket: e’ classificata Difficile soprattutto per esposizione, lunghezza e impegno fisico. Si presta a essere percorsa ad anello e ad essere concatenata con le Bocchette Centrali pernottando in rifugio.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal parcheggio del Rifugio Vallesinella (1513 m), sopra Madonna di Campiglio: dalla rotonda all’ingresso del paese un cartello marrone indica la strada che in 4 km porta al parcheggio (punto di partenza su Google Maps). La via e’ percorribile in entrambi i sensi (Alimonta-Tucket o viceversa); qui si descrive l’anello che dal Vallesinella sale al Brentei, prosegue all’Alimonta dove inizia la ferrata e termina al Rifugio Tucket, da cui si rientra al Vallesinella. Dal Rifugio Vallesinella si sale per il CAI 317, ripido nel bosco, fino al Rifugio Casinei (1850 m, 45′). Dal Casinei si prosegue sul CAI 318 verso sud-est fino al Rifugio Brentei (2182 m): questo tratto, noto anche come Sentiero della Galleria Bogani, presenta alcuni passaggi esposti ma non difficili (2h15′ dal parcheggio). Dal Brentei si procede sul CAI 323 verso nord-est in direzione del Rifugio Alimonta, ignorando il bivio per la Ferrata Detassis, fino al rifugio dove inizia l’itinerario attrezzato (3h15′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dal Rifugio Alimonta si sale lungo il vallone detritico tra grossi massi fino a un bivio: a destra si va alla Bocca degli Armi (attacco delle Bocchette Centrali o, in discesa, della Ferrata Spellini), a sinistra verso l’attacco delle Bocchette Alte. Si percorre il versante sinistro del vallone con alcune cenge e roccette attrezzate, fino all’attacco vero e proprio, presso una scala accanto alla quale c’e’ una targhetta metallica (45′ dall’Alimonta, 4h totali). Inizia il tratto dedicato a Umberto Quintavalle, dove diverse scale salgono il versante settentrionale di Cima Molveno; si scende poi verso nord-ovest fino alla Bocca Bassa di Massodi (2790 m, 45′ dall’attacco, 4h45′ totali), dove a sinistra scende la Ferrata Oliva Detassis, utilizzabile anche come via di fuga verso l’Alimonta o il Brentei. La Bocca Bassa di Massodi e’ un tratto di una decina di metri particolarmente esposto, su neve o ghiaia, dove per gli inesperti puo’ servire uno spezzone di corda per procedere in conserva. Da qui parte il tratto dedicato a Mario Coggiola: una serie di scale intervallate da tratti attrezzati esposti ma non difficili porta alla cima pianeggiante dello Spallone di Massodi (2999 m), da cui si scende lungo l’iconica Scala degli Amici, lunga 30 metri, esposta e impegnativa per la pendenza. Seguono facili tratti attrezzati e scale fino alla Bocchetta Alta di Massodi (2950 m, 45′ dalla Bocca Bassa, 2h15′ dall’Alimonta). Si prosegue in salita oltre i 3000 metri nel tratto dedicato a Maria Foresti, caratterizzato non da salite e discese verticali ma da lunghe cenge esposte: pur sembrando meno arduo, i canalini eventualmente innevati richiedono concentrazione. Attraversati i canalini critici si raggiunge una nuova scala che sale passando dalla Spalla Nord della Cima Brenta; si scende poi senza difficolta’ nel tratto dedicato a Carlo Garbari e, dopo una serie di scale e gradini attrezzati, si arriva alla Bocca di Tucket (2648 m, 45′ dalla Spalla Nord della Cima Brenta, 5h dall’Alimonta). Dalla Bocca di Tucket si scende un nevaio non particolarmente agevole, dove serve buon piede (utili i bastoncini), e poi le tracce di sentiero conducono al Rifugio Tucket (30′ dalla Bocca di Tucket, 5h30′ dall’Alimonta).

    ▲Carattere e difficolta’

    Le difficolta’ tecniche sono moderate: la via e’ un continuo saliscendi di scale, cenge e tratti attrezzati, ma classificato Difficile per l’esposizione e per alcuni passaggi non protetti, su tutti la Bocca Bassa di Massodi. Serve buona dimestichezza nel disarrampicare i tratti attrezzati e un buon allenamento, perche’ l’itinerario e’ lungo e dispendioso, in ambiente di alta montagna. Le attrezzature sono in buono stato e le scale, anche se non recenti, sono stabili e ben costruite. Nel 2025 e’ stato installato un nuovo ponte sospeso nel canale sud della Cima Brenta, stabile e ben costruito, che evita un tratto insidioso famoso per le scariche di detriti e neve.

    ⚠ Il tratto Garbari e i canalini in quota possono essere innevati anche in stagione inoltrata: portare ramponi e piccozza nel caso le attrezzature risultino inagibili per la neve. La Bocca Bassa di Massodi e’ esposta e non protetta. Attenzione anche all’affollamento di luglio e agosto nei punti piu’ esposti: conviene partire presto.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta quota: la stagione utile e’ l’estate inoltrata e l’inizio autunno, quando neve e ghiaccio presso la Vedretta di Tucket si riducono. Oltre al set da ferrata completo (imbracatura, kit, casco) sono raccomandati ramponi e piccozza, abbigliamento adeguato all’alta montagna e scorta d’acqua e cibo per una giornata di circa 10 ore. Verificare meteo e condizioni dei nevai presso i rifugi prima di partire.

    ▲Discesa

    Dal Rifugio Tucket (2272 m), dove termina la ferrata, la discesa al Rifugio Vallesinella avviene lungo il CAI 317, un lungo sentiero senza difficolta’ che in direzione nord-ovest porta prima nei pressi del Rifugio Casinei e poi giu’ al Vallesinella (1h30′ dal Rifugio Tucket, circa 10h totali per l’intero anello).

    ▲Da abbinare

    L’abbinamento naturale e’ con la Ferrata delle Bocchette Centrali, di cui le Bocchette Alte sono il proseguimento: in questo caso conviene pernottare al Rifugio Pedrotti. La Ferrata Oliva Detassis e’ una variante nel tratto da Bocca d’Armi a Cima Molveno. Proseguendo si puo’ concatenare la Ferrata Benini fino al Passo del Groste’, da cui partono altri itinerari (Sentiero Attrezzato Vidi, Ferrata della Val Gelada, Sentiero Attrezzato delle Palete). In avvicinamento si puo’ usare il Sentiero Attrezzato Violi verso il Brentei, mentre a sud meritano la Ferrata Brentari, la Ferrata Castiglioni, il Sentiero Attrezzato dell’Ideale e il Sentiero Attrezzato Apolloni.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento3:15 h
    • Durata ferrata5:30 h
    • Itinerario totale10:00 h
    • Dislivello ferrata438 m
    • Dislivello itinerario1500 m
    • Altitudine massima3011 m
    • Lunghezza19 Km
  • Ferrata delle Bocchette Centrali

    Ferrata delle Bocchette Centrali

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata delle Bocchette Centrali

    La Ferrata delle Bocchette Centrali e’ una delle vie attrezzate piu’ famose d’Italia e probabilmente del mondo: un viaggio aereo e spettacolare nel cuore delle Dolomiti di Brenta. Tecnicamente non e’ estrema (Moderatamente Difficile), ma si svolge in alta montagna, e’ molto lunga e attraversa nevai che possono essere ghiacciati: va affrontata con preparazione e con i materiali giusti. La sua bellezza sta nelle lunghe cenge scavate nella roccia e nei panorami sui campanili del Brenta.

    ▲Avvicinamento

    Ci sono due basi di partenza. Opzione 1 (Madonna di Campiglio): si parte dal parcheggio del Rifugio Vallesinella (1513 m), sopra Madonna di Campiglio (punto di partenza su Google Maps). Dal Vallesinella si sale sul CAI 317 nel bosco fino al Rifugio Casinei (1850 m, 45′). Dal Casinei due varianti per il Rifugio Brentei: il CAI 318, che sale deciso fino a un bivio (2048 m) dove a sinistra si andrebbe al Rifugio Tucket mentre si tiene la destra raggiungendo con alcuni saliscendi il Rifugio Brentei (1h30′ dal Casinei, 2h15′ dal parcheggio); oppure il piu’ basso Sentiero Attrezzato Violi (CAI 391), che porta sotto il Brentei con un tratto finale ripido (2h15′ dal Casinei, 3h dal parcheggio). Dal Brentei (2182 m) si segue il CAI 318 fino a un bivio poco prima di Bocche di Brenta, dove si tiene la sinistra raggiungendo l’inizio della ferrata (1h dal Brentei, circa 3h15′ dal parcheggio, 4h se si e’ saliti per il Violi). Opzione 2 (Molveno): dalla Baita Ciclamino, raggiungibile da Molveno salendo via Dolomiti, si segue il CAI 319 lungo una sterrata fino al Rifugio Croz dell’Altissimo (1430 m, 40′); poco oltre, a un bivio, si lascia la sterrata e si tiene la sinistra sul CAI 340 che sale nel bosco verso il Rifugio Selvata (1630 m). Dal Selvata il CAI 319 porta al Rifugio Tosa (2439 m) e poi al Rifugio Pedrotti (2491 m, 2h30′ dal Selvata, 4h30′ dal parcheggio); dal Pedrotti si sale ancora verso Bocche di Brenta (2552 m, 30′), dove inizia la ferrata.

    ▲Il percorso

    La via si apre con una scala metallica di una decina di metri, seguita subito da una seconda e una terza dello stesso sviluppo. Si imbocca poi una cengia con buono spazio per i piedi verso sinistra, facendo attenzione alle sporgenze della roccia; aggirato uno spigolo si risalgono alcune roccette, ormai immersi nei panorami sul Campanile Alto e sulla Cima degli Sfulmini. Inizia quindi una lunga cengia scavata nella roccia che aggira la base occidentale della Cima di Brenta Alta. Si affronta poi una parete piu’ verticale attrezzata prima con staffe e poi con una scala metallica: in questo punto puo’ esserci neve in un canalino anche a stagione inoltrata, e l’attraversamento richiede molta attenzione (per gli escursionisti meno sicuri puo’ essere utile uno spezzone di corda per assicurarsi). Superato il tratto ci si avvicina al raccordo tra la Cima di Brenta Alta e il Campanil Basso: questo primo settore, dedicato a Otto Gottstein e Arturo Castelli, termina alla Bocchetta del Campanil Basso (2620 m, 45′ dall’attacco). Si prosegue lungo il tratto dedicato a Carla Benini e Figari, salendo roccette e percorrendo alcune cenge, tra cui il celebre “ferro di cavallo”, dove la cengia disegna un’insenatura nella montagna con forte esposizione. Si scende poi per roccette e una scala fino a un’ampia cengia in direzione della Bocca degli Armi; dopo un tratto di cresta una serie di lunghe scale metalliche lascia sul nevaio. La condizione del nevaio cambia di anno in anno, ma essendo esposto a nord lo si trova spesso ghiacciato: ramponi e piccozza sono vivamente consigliati per percorrerlo in sicurezza. Si scende lungo il nevaio verso il versante destro del vallone fino a raggiungere il Rifugio Alimonta (2580 m, 2h45′ dall’attacco).

    ▲Carattere e difficolta’

    I passaggi attrezzati in se’ non sono difficili: la via e’ fatta di scale, cenge esposte e brevi tratti verticali ben attrezzati. La vera difficolta’ e’ l’ambiente di alta montagna, la grande lunghezza dell’itinerario e i nevai da attraversare. E’ un percorso adatto a chi ha gia’ esperienza di vie ferrate e di ambiente glaciale, da pianificare con cura, eventualmente con un pernottamento in rifugio per abbinarlo alle Bocchette Alte.

    ⚠ Nevai e vedrette perenni lungo il percorso (in particolare la vedretta presso Bocca d’Armi): non sono passaggi tecnici, ma con neve ghiacciata diventano pericolosi, quindi portare ramponi e piccozza. Possibili tratti di roccia bagnata anche fuori dalle attrezzature: nei tratti esposti e non protetti servono piede fermo e massima prudenza. Itinerario molto lungo: partire presto e valutare il pernottamento in quota.
    ▲Periodo e sicurezza

    La stagione utile e’ l’estate inoltrata, quando i nevai si sono ridotti, fino all’inizio dell’autunno. Oltre al set da ferrata completo (imbracatura, kit, casco) sono raccomandati ramponi e piccozza per i nevai, abbigliamento da alta quota e scorta d’acqua e cibo per una giornata molto lunga. Controllare sempre meteo e condizioni dei nevai presso i rifugi prima di partire.

    ▲Discesa

    Terminata la ferrata in zona Bocca d’Armi, il rientro dipende dall’avvicinamento scelto. Se si e’ saliti da Madonna di Campiglio: dal Rifugio Alimonta si scende lungo il CAI 323 al Rifugio Brentei e quindi a ritroso per il sentiero di avvicinamento fino al Rifugio Casinei e infine, nel bosco, al Rifugio Vallesinella (3h45′ dal termine della ferrata, circa 9h45′ totali). Se si e’ saliti da Molveno: da Bocca d’Armi si scende con la recente Ferrata Spellini fino al sentiero CAI 303, dove al bivio con il Sentiero Attrezzato Orsi si tiene la destra (1h30′ da Bocca d’Armi); dal CAI 303 si scende al Rifugio Tosa e poi a ritroso per il Rifugio Selvata fino alla Baita Ciclamino (3h45′ dal termine della ferrata, circa 11h totali).

    ▲Da abbinare

    L’abbinamento piu’ appagante, con pernottamento in rifugio, e’ con la Ferrata delle Bocchette Alte. Da Bocca d’Armi, invece di scendere all’Alimonta, si puo’ proseguire sul CAI 305 fino a Bocca Bassa Massodi (2790 m) e scendere la Ferrata Detassis (CAI 396), eventualmente concatenando il Sentiero Attrezzato SOSAT verso il Rifugio Tucket. Nel gruppo meritano anche la Ferrata Brentari, la Ferrata Castiglioni, il Sentiero Attrezzato dell’Ideale e il Sentiero Attrezzato Apolloni a sud, mentre a nord si trovano la Ferrata Benini e il Sentiero Attrezzato Vidi.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento3:15 h
    • Durata ferrata2:45 h
    • Itinerario totale9:45 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario1100 m
    • Altitudine massima2770 m
    • Lunghezza18 Km
  • Ferrata Tissi al Civetta

    Ferrata Tissi al Civetta

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Tissi al Civetta

    La Ferrata Tissi sale il versante sud-est del Monte Civetta, nelle Dolomiti di Zoldo, ed e’ un itinerario impegnativo (Difficile): non tanto per i passaggi attrezzati, quanto per la lunghezza, il dislivello e soprattutto i nevai spesso perenni che ne attraversano il percorso e richiedono vera esperienza di montagna. La via porta al Rifugio Torrani (2984 m), da dove si puo’ salire in vetta al Civetta (3220 m) e rientrare lungo la via normale. E’ la salita classicamente abbinata alla Ferrata degli Alleghesi, che si sviluppa sul versante opposto.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza e’ Malga Grava: risalendo la Val Agordina, all’altezza dell’abitato di Chiesa si imbocca a sinistra Via Grava fino al suo termine, presso una malga circondata da ampi prati (punto di partenza su Google Maps). Dalla Casera di Grava (1627 m) si segue verso nord-ovest l’ampio sentiero 557 in dolce salita fino alla Forcella del Pecol/Grava (1784 m). Si prosegue sullo stesso 557, il cosiddetto Sentiero Tivan che si percorrera’ soprattutto al ritorno, fino a un bivio in corrispondenza della Forcella della Grava. Qui si tiene la sinistra sul sentiero 558 in direzione del Rifugio Vazzoler, ignorando a destra le indicazioni per la Ferrata degli Alleghesi. Il sentiero piega dapprima verso sud, poi torna a destra verso ovest mostrando il primo obiettivo proprio davanti: la Forcella delle Sasse (2475 m). La salita alla forcella e’ faticosa, con circa 600 m di dislivello su fondo ghiaioso a pendenza decisa; in circa 2 ore dalla partenza si raggiunge la Forcella delle Sasse. Si prosegue ignorando la traccia che si stacca a sinistra e si aggirano le alte pareti est del Civetta: la traccia perde quota e poi risale lungo un canalone ghiaioso poco stabile fino all’attacco della Ferrata Tissi, segnalato da una scritta ormai sbiadita su un masso, sotto le imponenti bastionate sud-est del Civetta (45′ dalla Forcella delle Sasse, 2h45′ totali).

    ▲Il percorso

    La ferrata inizia con un tratto diagonale verso sinistra senza particolari difficolta’, seguito da una parete verticale ma appoggiata con buoni appigli. Si percorre poi una stretta cengia non protetta verso sinistra, dove alcuni bolli rossi indicano la direzione: in questo punto puo’ esserci neve anche in alta stagione, quindi serve attenzione. Dopo la cengia si risale una parete inclinata, non troppo difficile, con il cavo sulla destra e roccia frastagliata ricca di appigli; in una ventina di metri si raggiunge una rampa inclinata che sale a sinistra, forse il passaggio piu’ caratteristico della via: pur restando abbastanza larga e dotata di pioli d’appoggio per i piedi, sulla sinistra si accumula una notevole esposizione. Superati gli ultimi metri piu’ stretti della rampa, la via aggira un piccolo tetto roccioso. Si sale quindi un tratto verticale esposto ma non eccessivamente difficile sfruttando i buoni appoggi per i piedi, poi si piega a destra aggirando un piccolo sperone e si affronta un camino, restando sul lato sinistro dove alcuni pioli aiutano la progressione. Seguono roccette appoggiate che attenuano l’esposizione fino a un breve balzo verticale di circa 4 metri, vinto grazie ad alcuni infissi metallici. Si entra ora nel tratto che spesso risulta umido per l’acqua che scende dai nevai sovrastanti: prima una placca inclinata da superare in aderenza, poi una cengia attrezzata verso sinistra, un breve tratto verticale e un traverso a sinistra corto ma reso insidioso dalla parete scivolosa. Si susseguono brevi tratti di cengia alternati a balzi verticali, fino a un’ultima lunga e ampia cengia verso sinistra; un ultimo balzo verticale chiude la ferrata nel cosiddetto Pian della Tenda (1h15′ dall’attacco, 4h totali). Per completare l’itinerario si sale al Rifugio Torrani, posto a monte del Pian della Tenda: spesso e’ presente un nevaio da risalire, piu’ ostico in caso di nebbia, da affrontare lungo la linea di massima pendenza restando al centro. Poco dopo si incontra il bivio di discesa della via normale; proseguendo ancora pochi minuti in salita si raggiunge il Rifugio Torrani (2984 m, 1h30′ dall’attacco, circa 4h15′ totali).

    ▲Carattere e difficolta’

    La Tissi e’ valutata Difficile soprattutto per le difficolta’ ambientali: il versante sud-est resta in larghi tratti all’ombra e tre punti della salita risultano spesso innevati anche in stagione inoltrata, ovvero prima dell’attacco, poco dopo l’attacco e al termine della via, nei pressi del Rifugio Torrani. Tecnicamente i passaggi sono sostenuti ma ben appigliati; e’ la combinazione di esposizione, roccia a tratti scivolosa e neve residua a richiedere esperienza. La via e’ una delle ferrate storiche delle Dolomiti orientali, realizzata nel 1938 e dedicata ad Attilio Tissi, alpinista, politico e partigiano agordino, forte arrampicatore del suo tempo, scomparso a 59 anni durante una discesa in montagna.

    ⚠ Nevai spesso perenni in tre punti del percorso: valutare di portare i ramponi, in particolare per il passo subito dopo l’attacco, dove la neve ghiacciata puo’ rendere pericoloso il traverso. Attenzione alla cengia non protetta prima della parete inclinata, alle placche umide e scivolose nella parte alta e all’instabilita’ del canalone ghiaioso in avvicinamento. La discesa per la via normale e’ impegnativa e va affrontata con piede fermo.
    ▲Periodo e sicurezza

    Essendo un itinerario d’alta quota che culmina oltre i 2900 m, e con neve che persiste a lungo, la stagione ideale e’ la piena estate e l’inizio autunno. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco, con scorta d’acqua e cibo adeguata a una giornata lunga; consigliati i ramponi nei periodi con maggiore innevamento. Partire presto, verificare il bollettino meteo e rinunciare in caso di maltempo o nevai ghiacciati.

    ▲Discesa

    L’itinerario attrezzato termina al Rifugio Torrani; da qui, volendo, si puo’ salire in vetta al Civetta (3220 m) per sentiero sul pendio est, senza particolari difficolta’ (circa 45′ dal rifugio). La discesa avviene comunque per la via normale al Civetta: dal rifugio si torna al bivio segnalato incontrato in salita. La via normale e’ un rapido susseguirsi di tratti esposti non protetti e di tratti attrezzati tutt’altro che banali, da percorrere in disarrampicata con la massima attenzione (per il dettaglio di questa discesa rimandiamo alla relazione della Ferrata degli Alleghesi). Terminate le attrezzature ci si trova davanti a un ghiaione e a un bivio sul sentiero 557: a sinistra si andrebbe verso il Rifugio Coldai e l’attacco della Ferrata degli Alleghesi, mentre noi proseguiamo dritti in discesa sul ghiaione seguendo per il Pecol/Grava, da cui si scende a ritroso lungo il sentiero di avvicinamento fino alla Casera di Grava (2h30′ dal Rifugio Torrani; circa 6h45′ totali senza la salita al Civetta, circa 8h con la salita in vetta).

    ▲Da abbinare

    La Tissi e’ l’abbinamento naturale della Ferrata degli Alleghesi, percorsa di solito in discesa perche’ piu’ breve pur essendo tecnicamente piu’ impegnativa. Nella zona meritano la Ferrata Gianni Costantini alla Moiazza e la Ferrata Fiamme Gialle alla Palazza Alta, che ha nel Rifugio Vazzoler il suo punto d’arrivo. Per itinerari piu’ semplici ci sono la Ferrata Sora El Sass a Forni di Zoldo e, verso le Cinque Torri, le ferrate dell’Averau e Ra Gusela; spostandosi verso Agordo si raggiunge l’attacco dell’impegnativa Ferrata Stella Alpina all’Agner.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento2:45 h
    • Durata ferrata1:30 h
    • Itinerario totale6:45 h
    • Dislivello ferrata300 m
    • Dislivello itinerario1436 m
    • Altitudine massima3220 m
    • Lunghezza11 Km
    • Anno apertura1938
  • Ferrata degli Alleghesi al Civetta

    Ferrata degli Alleghesi al Civetta

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata degli Alleghesi al Civetta

    La Ferrata degli Alleghesi e’ uno dei grandi itinerari classici delle Dolomiti: porta in cima al Monte Civetta (3220 m), nelle Dolomiti di Zoldo, con una salita lunga e ininterrotta che mette alla prova soprattutto la resistenza. Tecnicamente e’ valutata Moderatamente Difficile (MD), ma i 870 m di dislivello attrezzato, i 1790 m complessivi e i 18,5 km di sviluppo ne fanno una giornata da escursionisti molto allenati. Chi non se la sente di chiudere tutto in un giorno puo’ spezzare l’itinerario in due tappe appoggiandosi ai rifugi della zona.

    ▲Avvicinamento

    Ci sono due possibili basi di partenza, a seconda di come si vuole rientrare. Per salire la ferrata e tornare dalla via normale conviene lasciare l’auto vicino a Palafavera, tra la Val Zoldana e il Passo Staulanza: presso il campeggio c’e’ un ampio piazzale da cui parte l’escursione (punto di partenza su Google Maps). La seconda opzione, pensata per chi rientra lungo la Ferrata Tissi, parte invece da Malga Grava in Val Agordina: risalendo la valle, all’altezza dell’abitato di Chiesa si imbocca a sinistra Via Grava fino al suo termine, presso una malga circondata da prati. La descrizione che segue si riferisce alla prima opzione. Da Palafavera si sale seguendo il sentiero 564, che attraverso il bosco su stradino guadagna quota con pendenza dolce fino a Malga Pioda (1850 m, circa 1 ora); in alternativa la seggiovia da Palafavera porta al Col de la Traversa risparmiando circa 400 m di dislivello. Si prosegue poi sul sentiero 556, ben segnalato, che conduce al Rifugio Sonino Coldai (2132 m, circa 1h30′ dal parcheggio). Dal rifugio ci si dirige verso la Forcella Coldai fino a un bivio: sulla sinistra si stacca il sentiero 557, noto come Sentiero Tivan, che senza eccessiva pendenza porta verso l’attacco. Salendo si piega poi a destra (est) risalendo un canalone detritico con brevi tratti gia’ attrezzati; un ultimo spezzone di corda piu’ esposto su roccette, sotto il Muro del Tivan, introduce all’attacco vero e proprio (1h30′ dal Rifugio Coldai, circa 3 ore dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si parte su una serie di staffe metalliche lungo una placca verticale. Si traversa a destra su alcuni pioli, quindi si risale una nuova fila di staffe verticali e poi lunghi pioli in traverso verso sinistra; ancora un tratto orizzontale e di nuovo in verticale su una lunga sequenza di staffe. Guadagnando rapidamente quota ed esposizione si raggiunge una scaletta metallica molto aerea. Si entra poi in un canalino verticale ma ricco di buoni appigli per mani e piedi su roccia solida, dove si arrampica aiutandosi in un paio di punti da pioli sul lato destro. Usciti dal canalino, seguendo gli abbondanti bolli rossi si piega a sinistra su placca verso un secondo canalino, anch’esso arrampicabile: lo si risale sul lato destro sfruttando gli ottimi appigli e una fitta serie di staffe, uscendone grazie ad alcuni infissi metallici. Termina cosi’ la prima lunga sezione e l’ambiente si apre, con la vetta finalmente in vista. Si attacca una serie di placchette levigate e con pochi appigli, superate a tratti in aderenza e a tratti sui pioli; la vista spazia dall’imponente Punta Tissi al Lago Coldai, quasi mille metri piu’ in basso. Questo settore e’ relativamente facile, con brevi balzi verticali e tratti di trasferimento, fino a una cengia che conduce in cresta; si percorre un tratto di filo e poi si resta sul lato sinistro lungo una cengia attrezzata ed esposta. Segue un nuovo tratto di salita su roccette e placche piuttosto impegnative, rese ostiche dalla roccia molto levigata, alternando passaggi lisci ad altri ben appigliati. Si esce su un ampio crinale con balzi rocciosi: qui occorre attenzione sia a non smuovere sassi sia a eventuali residui di neve. L’ultima sezione, circa cento metri di dislivello, richiede concentrazione piu’ per la stanchezza accumulata che per la difficolta’: da un terrazzino panoramico affacciato sul Pelmo si sale una parete verticale ma appigliata, si piega a sinistra superando alcuni balzi, si traversa esposti verso sinistra (passaggio aereo ma non difficile), si torna a destra e si guadagnano gli ultimi metri su roccia levigata che puo’ richiedere un po’ di trazione. Raggiunto il crinale, la cresta ampia e con traccia evidente prosegue verso sinistra, con grande vista verso Alleghe oltre mille metri piu’ in basso, fino alla croce di vetta del Civetta (3220 m, 3h30′ dall’attacco, circa 6h30′ totali).

    ▲Carattere e difficolta’

    La difficolta’ tecnica e’ moderata e questo, insieme alle attrezzature abbondanti dove i passaggi si fanno sostenuti, rende la via uno degli itinerari piu’ frequentati delle Dolomiti Bellunesi. La vera misura della giornata e’ pero’ la lunghezza: sviluppo, dislivello e durata impongono un ottimo allenamento e una buona gestione delle energie, perche’ la parte piu’ delicata – la discesa – arriva quando si e’ gia’ stanchi. L’itinerario, voluto per salire una montagna che per decenni fu un banco di prova per l’alpinismo mondiale, richiese un lavoro enorme: i lavori iniziarono nel 1949 e si conclusero solo nel 1966.

    ⚠ Itinerario molto lungo e d’alta quota: partire presto, valutare la seggiovia per risparmiare dislivello e considerare di spezzarlo in due giorni. Attenzione alle placche levigate e ai tratti che restano umidi sotto il nevaio, alla caduta sassi sull’ampio crinale e a eventuali residui di neve. Il rientro per la via normale e’ impegnativo e richiede massima concentrazione fino alla fine.
    ▲Periodo e sicurezza

    Trattandosi di un itinerario che tocca i 3220 m, la stagione utile e’ quella estiva e di inizio autunno, quando i nevai residui si sono ridotti. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco, con scorta abbondante di acqua e cibo per una giornata lunga. Si parte presto per evitare i temporali pomeridiani in quota e si verifica il bollettino meteo prima di muoversi; in caso di maltempo si rinuncia. La via e’ generalmente in buone condizioni e ben attrezzata.

    ▲Discesa

    Dalla croce di vetta una traccia con bolli rossi scende sul versante est verso il sottostante Rifugio Torrani, visibile quasi subito e raggiungibile senza difficolta’ (circa 20′ dalla vetta). Dal rifugio si scende fino a un bivio segnalato: a destra parte l’impegnativa Ferrata Tissi, che porta a Forcella delle Sasse, mentre a sinistra scende la via normale, anch’essa attrezzata, qui descritta. La discesa per la via normale e’ tutt’altro che banale e va affrontata con la massima concentrazione: seguendo i bolli rossi si arriva presto a un primo passaggio di disarrampicata in un camino privo di protezioni, non proibitivo ma che richiede piede fermo. Si prosegue fino a un balconcino dove si incontra il primo tratto di fune, utile soprattutto come corrimano; dopo alcuni gradoni si scende a un pianoro da cui iniziano le difficolta’ principali. Si affronta quindi una lunga serie di roccette seguita da un balzo verticale piu’ impegnativo, poi una placchetta inclinata sotto un tetto roccioso che resta spesso umida per l’acqua del nevaio; seguono altri passaggi su placca e brevi camini, fino a placche e cenge che conducono al nevaio, dove finiscono le difficolta’ e le attrezzature. Da qui si percorre verso sinistra il Sentiero Tivan, che costeggia le pareti est del Civetta fino a ritrovare il punto in cui in salita si era lasciato il sentiero; si torna quindi a ritroso passando per il Rifugio Coldai e si scende a Palafavera (circa 4 ore dalla vetta, intorno alle 10h30′ totali senza considerare le pause).

    ▲Da abbinare

    L’abbinamento classico e’ con la Ferrata Tissi, spesso percorsa in discesa perche’ piu’ breve pur essendo piu’ difficile. Restando nel gruppo del Civetta meritano la Ferrata Gianni Costantini alla Moiazza e la Ferrata Fiamme Gialle nel Pelsa; verso Agordo si raggiunge l’attacco dell’impegnativa Ferrata Stella Alpina all’Agner, mentre scendendo verso Belluno si incontrano le ferrate Sperti, Marino Guardiano e Zacchi.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento3:00 h
    • Durata ferrata3:30 h
    • Itinerario totale10:30 h
    • Dislivello ferrata870 m
    • Dislivello itinerario1790 m
    • Altitudine massima3220 m
    • Lunghezza18,5 Km
    • Anno apertura1966
  • Ferrata Bertona

    Ferrata Bertona

    Vie Ferrate › Abruzzo › Pescara
    Ferrata Bertona
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Bertona e la prima via ferrata costruita sul versante pescarese del massiccio del Gran Sasso (inaugurata nel settembre 2025), sopra Montebello di Bertona. E piuttosto breve e di stampo moderno, con abbondanti staffe che annullano le difficolta tecniche; alcuni tratti sono esposti ma mai difficili, e avvicinamento e rientro sono agevoli.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza e lungo la strada che da Montebello di Bertona sale verso Villa Celiera, prima asfaltata e poi sterrata nel bosco: dopo circa 5 km si incontrano una tabella informativa e i cartelli per la ferrata. Dai cartelli si sale un sentiero a destra che in 5 minuti nel bosco porta all’attacco. Apri il punto di partenza su Google Maps.

    ▲Il percorso

    La via e di stampo moderno, ricca di staffe e sostegni metallici fin dai primi metri. Subito dopo l’attacco un passaggio (sempre con abbondanti staffe) richiede maggiore tecnica e forza di braccia; superati i primi metri si segue a destra un traverso e si oltrepassa un piccolo ponte di circa 3 metri a due cavi. Si raggiunge una cengia da cui ammirare il bel panorama, poi si prosegue su una parete verticale fino al “dente”, la parte piu esposta della via; si scende di alcuni metri e si sale l’ultimo tratto fino al termine delle attrezzature (circa 1 ora dall’attacco, 1 ora e 10 dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficolta

    Via moderna e divertente, con difficolta tecniche contenute grazie alle staffe e qualche tratto esposto ma sempre gestibile: una buona scelta anche per chi ha poca esperienza ma vuole un po’ di esposizione.

    ▲Discesa

    Si seguono il sentiero e i cartelli presenti che, con un itinerario ad anello, riportano al parcheggio (circa 15 minuti dal termine, circa 1 ora e 30 in totale).

    ▲Da abbinare

    La zona del Gran Sasso e ricchissima di vie ferrate: al Corno Piccolo il Sentiero Attrezzato Ventricini e la Ferrata Danesi; sul Corno Grande la Ferrata Brizio, la Ferrata Ricci e la Ferrata al Bivacco Bafile, oltre alla Ferrata dei Ginepri che collega i due corni; sul versante aquilano il lungo Sentiero del Centenario con la Ferrata Famigliari; a nord la Ferrata dei Piceni.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltaModeratamente Difficile
    • RegioneAbruzzo
    • GruppoAppenino Abruzzese
    • Avvicinamento0:05 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)1:30 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario150 m
    • Quota max1.200 m
    • Lunghezza1 Km
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