Stato: Aperta

  • Ferrata della Balma

    Ferrata della Balma

    Vie Ferrate › Piemonte › Biella
    Ferrata della Balma
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata della Balma e una via corta, verticale e atletica ricavata su una vecchia cava di roccia abbandonata, recuperata e restituita agli appassionati di montagna. La salita e breve ed esposta ma mai realmente difficile, e si presta a essere combinata con le altre ferrate del Biellese in giornata.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da una ex cava nel comune di San Paolo Cervo. Risalendo circa 10 km da Biella lungo la valle del torrente Cervo, in prossimita della localita Balma si svolta a sinistra su un ponte che attraversa il torrente; subito dopo si gira a destra per trovare parcheggio, con sulla sinistra la parete di roccia che ospita sia la ferrata sia alcune falesie. Dal parcheggio bastano 5 minuti per portarsi sotto la parete, dove verso sinistra inizia la via. Apri il punto di partenza su Google Maps.

    ▲Il percorso

    Si attacca subito una parete verticale piegando leggermente a sinistra, con staffe di sostegno; in cima si vira a sinistra su una breve rampa e si risale una seconda parete verticale simile. Segue un traverso esposto verso sinistra con i piedi su staffe metalliche, poi una parete verticale dopo la quale le attrezzature si interrompono momentaneamente. Si vede subito la parete del secondo tratto: si attacca un traverso obliquo verso destra con i piedi appoggiati sul cavo, si risale una parete verso destra che diventa verticale con un paio di metri strapiombanti; superata la pancia si piega a sinistra fino a un traverso orizzontale che conduce a un ponte delle scimmie a 3 corde, breve (circa 7 metri) e stabile. Oltre il ponte si aggira un masso, lo si risale da sinistra e si affronta un diedro con abbondanti attrezzature: tratto atletico ma non tecnicamente difficile vista la quantita di staffe. Al termine del diedro si aggira a sinistra uno spigolo non marcato e si risale una parete aerea, verticale e poi in traverso a sinistra agevolato da lunghe staffe per i piedi. Si riprende in verticale (attenzione al cavo che in un passaggio passa prima a destra e poi a sinistra della linea di salita) fino a una breve rampa e agli ultimi metri attrezzati su sentiero erboso, fino all’albero su cui e ancorata la fune, dove la via termina (30 minuti dall’attacco, 35 in totale).

    ▲Carattere e difficolta

    Via corta, intensa e atletica, che non richiede vere doti di arrampicata. L’unico punto impegnativo e un breve tratto strapiombante dove le staffe aiutano la progressione.

    ⚠ Nel passaggio strapiombante un rinvio puo essere utile a chi non e sufficientemente allenato o non e a suo agio su questo tipo di terreno.
    ▲Discesa

    Usciti dalla ferrata si sale ancora una ventina di metri superando le reti di protezione, poi si scende a destra lungo il sentiero fino alla strada asfaltata (30 minuti dal termine, 1 ora e 15 in totale).

    ▲Da abbinare

    Nelle valli biellesi, vicine alla Balma, si possono concatenare in giornata la Ferrata del Limbo, la Ferrata di Rosazza o la Ferrata Nito Staich al mattino. La Ferrata Ciao Miki (circa 30 minuti d’auto) e piu lunga e va pianificata per tempo. Altre opzioni a meno di un’ora sono il Sentiero Attrezzato dell’Infernone e, in provincia di Vercelli, la Ferrata Falconera o la Partusac.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltaModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoAlpi Pennine
    • Avvicinamento0:05 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)1:10 h
    • Dislivello ferrata80 m
    • Dislivello itinerario100 m
    • Quota max900 m
    • Lunghezza1,5 Km
  • Ferrata Signora delle Acque

    Ferrata Signora delle Acque

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata Signora delle Acque

    La Ferrata Signora delle Acque accompagna fino a un tratto panoramico della spettacolare Cascata del Rio Ruzza, sopra Ballino. Inaugurata nel 2019, alterna una prima sezione facile a una seconda decisamente piu impegnativa, dove il cavo distante obbliga ad arrampicare. Due ponti sospesi e l’ambiente bagnato dalla cascata ne fanno un itinerario suggestivo ma da non sottovalutare.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Ballino, frazione di Fiave, nelle Valli Giudicarie. Arrivando dal Lago di Garda si gira a sinistra nella piccola piazza del paese e si tiene la sinistra su via Ballino, dove poco dopo si trova un parcheggio. A piedi si segue la strada asfaltata verso ovest-sudovest, sul sentiero CAI 420 in direzione delle cascate del Rio Ruzza; finito l’asfalto, a un bivio si resta sul CAI 420 girando a destra verso nord fino al Rio Ruzza, dove la segnaletica conduce al cartello rosso di inizio della ferrata (circa 30 minuti dal parcheggio). Apri il punto di partenza su Google Maps.

    ▲Il percorso

    La prima parete verticale e assistita da numerose, forse fin troppo abbondanti, cambre metalliche di nuova posa. Segue un traverso a sinistra su due funi metalliche con pedane per i piedi, poi il cavo riparte verticale per alcuni metri fino a un ponte sospeso ben attrezzato, con due funi per i piedi munite di pedane e due funi per le mani, che permette di attraversare il torrente tra due salti della cascata. Seguendo le attrezzature si arriva sotto un anfiteatro roccioso dominato dalla cascata principale: qui si chiude la prima parte (circa 15 minuti dall’attacco). Inizia la seconda sezione, piu verticale e impegnativa: il cavo corre spesso molto a destra, costringendo a cercare gli appigli sulla roccia, sempre presenti, e alcuni passaggi sono in strapiombo, con esposizione marcata. Dopo una paretina attrezzata prima con cambre e poi con una scala a pioli si raggiunge un secondo ponte tibetano, particolare perche compie un angolo retto sopra il salto d’acqua. Si superano alcune roccette e una parete con passaggi diagonali e poi verticali fino a un altro ponte sospeso; un’ultima parete verticale, povera di appigli artificiali e da affrontare arrampicando, precede gli ultimi metri su fondo terroso dove la via termina (circa 45 minuti dall’inizio della ferrata, 1 ora e 15 dal parcheggio alla fine delle attrezzature).

    ▲Carattere e difficolta

    L’ambiente, con la cascata che scroscia a fianco, e splendido e l’attrezzatura e nuova e in ottimo stato. Proprio per l’avvicinamento rapido e la bellezza del luogo la ferrata e molto frequentata e le sue reali difficolta spesso sottostimate: non e una via estrema, ma e decisamente esposta e alcuni tratti richiedono tecnica e forza.

    ⚠ Attenzione al secondo ponte sospeso: la fune di sicurezza e piuttosto alta e distante dai piedi. Le persone non molto alte dovranno usare una prolunga o agganciare i moschettoni alle funi laterali. Affrontate la via con un minimo di esperienza e in buona forma.
    ▲Discesa

    Si segue verso destra il sentiero che porta alla base della cascata e quindi, a ritroso, l’itinerario di avvicinamento fino al parcheggio di Ballino (circa 30 minuti dal termine, 1 ora e 45 sull’intero giro).

    ▲Da abbinare

    La zona dell’Alto Garda offre moltissime vie attrezzate. Tra le piu facili: il Sentiero Attrezzato delle Cavre, la Ferrata Colodri e la Ferrata Rio Sallagoni; di media difficolta la Ferrata Artpinistica e la Ferrata Che Guevara; per salire decisamente di grado la Ferrata Pisetta o la Ferrata Segata al Bondone.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltaDifficile
    • RegioneTrentino Alto Adige
    • GruppoPrealpi Gardesane
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)1:45 h
    • Dislivello ferrata140 m
    • Dislivello itinerario390 m
    • Quota max1062 m
    • Lunghezza5 Km
  • Ferrata Badde Pentumas

    Ferrata Badde Pentumas

    Vie Ferrate › Sardegna › Nuoro
    Ferrata Badde Pentumas

    Una ferrata che si snoda tra cenge e traversi sul lato destro del Canyon di Badde Pentumas, nel cuore selvaggio della Valle di Lanaittu. L’ambiente e maestoso e l’attrezzatura, sostituita di recente, e ora in ottimo stato; restano pero alcuni tratti non protetti e passaggi molto esposti che ne fanno una via impegnativa.

    ▲Avvicinamento

    Da Nuoro si procede verso Oliena e poi in direzione Dorgali; alle indicazioni per Su Cologne si svolta a destra e, poco prima del piazzale della fontana, si imbocca a destra una strada prima cementata e poi sterrata che entra nella Valle di Lanaittu. Lungo lo sterrato, raggiunta la seconda grande tabella di legno, NON si gira a destra verso il Rifugio Sa Oche ma si prosegue DIRITTO in direzione Su Ruvagliu / Tiscali (segnavia 409B) per circa 700 metri, fino a uno spiazzo di terra scura sulla destra con due grossi massi distanti una decina di metri, sormontati da ometti di pietra; tra i due c’e un albero con segnavia bianco-rosso. Si parcheggia qui e si segue l’ampio sentiero che entra nel bosco, costellato di ometti. Apri il punto di partenza su Google Maps.

    L’avvicinamento prosegue scendendo verso un torrente, generalmente secco: dopo circa 10 minuti si cerca un bivio a destra non segnalato e man mano si seguono i segnavia 410. Dove il sentiero principale sale, si tiene la destra in discesa fino al letto del torrente; pochi minuti seguendo gli ometti e si entra nelle Gole di Pentumas. Inizia qui una lunga risalita nel canyon, 30-45 minuti tra roccette e brevi balzi, fino a un salto di una decina di metri oggi assicurato da una corda fissa. Si supera un primo anfiteatro roccioso con grotta (non e ancora la meta) e si raggiunge un secondo anfiteatro dominato da grandi pareti e tetti strapiombanti; una scritta verde indica l’attacco, vicino a un vecchio tronco dove un primo spezzone di corda segnala l’inizio della ferrata (circa 1 ora dall’auto).

    ▲Il percorso

    Si parte subito con una placca verticale priva di infissi metallici: il fondo coperto di sabbiolina rende difficile arrampicare senza usare il cavo. Si sale a una prima serie di cenge non protette, con passaggi mai oltre il primo grado ma esposti, che richiedono piede fermo. Segue una nuova placca verticale, questa volta con alcune cambre, verticale nei primi metri e poi piu appoggiata. Dopo una cengia terrosa si affronta un breve ma impegnativo traverso a sinistra e un tratto di collegamento piuttosto esposto lungo le cenge; presso un albero con una pietra incastrata riprendono le attrezzature. La via prosegue su una lunga cengia attrezzata, molto esposta, che si restringe fino a diventare traverso. Dove la ferrata riprende, una grossa catena sostituisce il cavo nella sezione piu adrenalinica: un traverso orizzontale esposto verso sinistra porta a un diedro; dopo i primi metri verticali si supera uno strapiombo impegnativo, aiutati da una cambra, in forte esposizione, fino a un traverso a sinistra e a un esposto spigolo da aggirare. Una serie di traversi piu facili precede un tratto di cavo verticale, bello e arrampicabile, e un ultimo diedro impegnativo con alcune cambre che ne riducono le difficolta ma non l’esposizione. Gli ultimi metri aprono il panorama fuori dall’anfiteatro e chiudono la ferrata (circa 1 ora e 30 dall’attacco, 2 ore e 15 dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficolta

    Tecnicamente non e durissima, se non in un paio di punti, ma alcuni traversi richiedono una discreta forza di braccia e assoluta assenza di vertigini, soprattutto nei tratti privi di protezione. In compenso il canyon offre un interesse paesaggistico di prim’ordine.

    ⚠ L’avvicinamento non e ben segnato e richiede spirito di orientamento; in via ci sono cenge non protette ed esposte. Portate la traccia GPS e affrontatela solo con buona forma fisica e nessun problema di vertigini.
    ▲Discesa

    Si risale completamente la parete fino alla sommita e si scende poi verso destra, seguendo un sentiero nel bosco che riporta sul letto del torrente percorso all’andata e quindi al punto di partenza (circa 30 minuti dal termine della ferrata, 2 ore e 45 in totale).

    ▲Da abbinare

    Sul versante tirrenico dell’isola; risalendo la costa, da Porto San Paolo si puo prendere il battello per Tavolara e percorrere la Ferrata degli Angeli. Verso la costa occidentale si scelgono la Ferrata del Castello di Medusa, la Ferrata Regina, la Ferrata di Giorre e la Ferrata Cabirol (tutte attorno a 1 ora e 45 – 2 ore e 15 di auto). Scendendo verso il Sulcis-Iglesiente ci sono la Ferrata di Gutturu Xeu e la Ferrata al Pan di Zucchero.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltaDifficile
    • RegioneSardegna
    • GruppoMonti Sardi
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)3:15 h
    • Dislivello ferrata170 m
    • Dislivello itinerario500 m
    • Quota max726 m
    • Lunghezza8,5 Km
  • Ferrata degli Artisti

    Ferrata degli Artisti

    Vie Ferrate › Liguria › Savona
    Ferrata degli Artisti
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata degli Artisti risale la Costa dei Balzi Rossi fino alla cima del Bric dell’Agnellino, nelle Alpi Liguri. L’abbondanza di staffe e cambre tiene le difficolta tecniche su livelli moderati, ma un ponte tibetano da 40 metri e alcuni passaggi molto esposti alzano sensibilmente il tasso di adrenalina.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla frazione di Isallo, vicino a Magliolo. Si esce a Finale Ligure e si sale verso il Colle del Melogno; giunti a Gorra si devia per Magliolo. Dal paese, nei pressi di una chiesa, si scende la stretta strada asfaltata verso la valle di Isallo; risalendo, in corrispondenza di una cascina l’asfalto lascia il posto allo sterrato (attenzione con le auto basse) e dopo un paio di chilometri si raggiunge una sbarra, dove conviene parcheggiare. A piedi si prosegue sullo sterrato, prima in discesa e poi in salita, fino a una curva da cui si seguono i bolli rossi: alcune facili roccette attrezzate portano all’attacco, circa 45 minuti dal parcheggio. Apri il punto di partenza su Google Maps.

    ▲Il percorso

    Si attacca una parete verticale con alcuni tratti strapiombanti, superabili agevolmente grazie alle numerose staffe. Un corto traverso orizzontale verso sinistra introduce a una seconda paretina verticale, anch’essa ben attrezzata. Si prosegue su una rampa inclinata e si supera un risalto roccioso; tenendo il lato destro di una breve cresta si arriva a un tratto in cui si scende una parete di 8-10 metri. Nei pressi del torrione si incontra una prima via di fuga; proseguendo si tiene il lato destro del torrione e lo si risale lungo un canalino verticale, fino a una cresta esposta da cui si scorge il ponte. Da qui ci sono due possibilita: scendere a destra nella gola, attraversarla e risalire il versante opposto senza percorrere il ponte, oppure seguire a sinistra l’esposta cresta fino al ponte sospeso. Il ponte, lungo circa 40 metri, ha pioli per i piedi ma risulta piuttosto traballante. Oltre il ponte si risale una breve parete e, sempre con abbondanza di staffe, si percorre un traverso esposto verso sinistra fino ad aggirare uno spigolo, il passaggio chiave, prima di risalire la parete. Raggiunto un terrazzo dove riprendere fiato, si superano alcuni facili salti rocciosi attrezzati fino a un terzo bivio: a sinistra in discesa la seconda via di fuga, a destra la prosecuzione verticale sulle ultime pareti e quindi in cresta. Si segue la cresta fino al termine delle attrezzature (circa 2 ore e 45 dall’attacco, 3 ore e 30 dall’auto); altri 10 minuti su sentiero a segni rossi portano alla cima del Bric dell’Agnellino.

    ▲Carattere e difficolta

    Itinerario lungo e paesaggisticamente notevole, con vista sul mar Ligure da un lato e sulle Alpi Marittime dall’altro. Le difficolta tecniche restano moderate grazie alle staffe, ma l’esposizione e marcata in piu punti, soprattutto sul ponte e sullo spigolo successivo. Ideale nelle mezze stagioni.

    ⚠ Al termine della ferrata non togliete l’imbrago: la discesa passa per un canalone attrezzato con funi e staffe nei punti esposti.
    ▲Discesa

    Dalla cima si seguono verso sinistra i segni rossi, scendendo lungo un canalone protetto da funi metalliche e staffe nei tratti piu esposti. Entrati nel bosco, un sentiero evidente riporta dopo circa un’ora sullo sterrato dell’andata; a ritroso si rientra al parcheggio (circa 1 ora e 45 dal termine della ferrata, 5 ore e 30 sull’intero giro).

    ▲Da abbinare

    La via attrezzata piu vicina e la Ferrata Rocca dei Corvi (circa 1 ora e 45 di auto), ma la lunghezza di questo itinerario rende difficile concatenarne altre in giornata. Proseguendo verso Genova, a Crocefieschi, si trova la Ferrata Deanna Orlandini.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltaModeratamente Difficile
    • RegioneLiguria
    • GruppoAlpi Liguri
    • Avvicinamento0:45 h
    • Ferrata2:45 h
    • Itinerario (a/r)5:30 h
    • Dislivello ferrata600 m
    • Dislivello itinerario750 m
    • Quota max1335 m
    • Lunghezza6,1 Km
  • Ferrata Attilio Sieff

    Ferrata Attilio Sieff

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata Attilio Sieff
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Breve via attrezzata che da Ziano di Fiemme sale alla soprastante Punta Polsa. La ferrata vera e propria dura una mezz’ora e si percorre sia in salita sia al rientro: sviluppandosi a bassa quota, e adatta a tutte le stagioni e rappresenta un buon gradino intermedio per chi vuole passare dalle ferrate per principianti a qualcosa di piu impegnativo.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da via Coronella, a Ziano di Fiemme. Dall’autostrada del Brennero si esce al casello di Ora e si sale verso est in Val di Fiemme; superati Cavalese, Tesero e Panchia si arriva a Ziano. Attraversato il Torrente Avisio si entra in paese e si sale a sinistra per via Coronella, dove un parcheggio sulla sinistra e un cartello CAI bianco-rosso indicano la direzione per Punta Polsa. Il sentiero sale nel bosco tra tornanti e tratti ripidi e in circa un’ora porta all’attacco. Apri il punto di partenza su Google Maps.

    ▲Il percorso

    La ferrata risale un ampio canalone, dapprima su fondo erboso e poi tenendone il lato destro su terreno piu roccioso. Lo si attraversa quindi in orizzontale per passare sul versante opposto; dove il canalone si stringe se ne risale il lato sinistro fino a un grosso masso incastrato che forma un curioso anfratto, dove conviene fare attenzione con zaini voluminosi. Usciti dal passaggio si sale verso uno spiazzo sovrastato da una parete verticale attrezzata con pioli; un ultimo tratto di sentiero conduce alla croce di vetta (1439 m), circa 30 minuti dall’attacco e un’ora e mezza dal parcheggio, con vista su Ziano, sulla Val di Fiemme e sulla Catena del Lagorai.

    ▲Carattere e difficolta

    Via corta con un paio di passaggi piu impegnativi, l’uscita dall’anfratto e la paretina verticale, che aggiungono un pizzico di adrenalina a un’escursione tutto sommato facile. E particolarmente indicata nelle mezze stagioni, quando le ferrate di alta quota della zona possono essere ancora innevate.

    ⚠ La discesa, che ripercorre la via di salita, risulta leggermente piu delicata della salita pur restando su difficolta moderate.
    ▲Discesa

    Si scende lungo lo stesso itinerario di salita, percorrendo il ripido sentiero nel bosco fino al parcheggio, per un totale di circa 3 ore.

    ▲Da abbinare

    Si trova all’ingresso di un vero paradiso per gli amanti delle vie attrezzate, tra Pale di San Martino e Val di Fassa. Restando in Val di Fiemme, la Ferrata ai Campanili del Latemar e tra le meno difficili in un ambiente maestoso; salendo verso la Val di Fassa, presso Moena, si incontra il Sentiero Attrezzato del Gronton. Tornando verso la Val d’Adige, nei pressi di Mezzocorona, ci sono la Ferrata di Favogna, la Ferrata Rio Secco e il Sentiero Attrezzato al Burrone Giovanelli.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltaModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino Alto Adige
    • GruppoDolomiti di Fiemme
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario450 m
    • Quota max1439 m
    • Lunghezza4 Km
  • Ferrata Arenazzo

    Ferrata Arenazzo

    Vie Ferrate › Basilicata › Potenza
    Ferrata Arenazzo
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Una ferrata breve e divertente nel cuore del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano, incassata nella stretta valle scavata dal torrente Arenazzo. Le difficolta tecniche restano contenute: il vero protagonista e il lungo ponte tibetano finale, che da solo vale la salita.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza e l’abitato di Sasso di Castalda, in provincia di Potenza. Dal paese ci si porta nei pressi del Ponte alla Luna, dove la segnaletica e abbondante, e si imboccano i segnavia blu “Ferrata Arenazzo” che scendono verso il torrente. Bastano circa 15 minuti per raggiungere l’attacco. Apri il punto di partenza su Google Maps.

    ▲Il percorso

    Si parte percorrendo in discesa un facile sentiero attrezzato che conduce al primo ponte tibetano, teso su 3 corde, lungo 15 metri e alto circa 8. Superato il ponte si affronta un breve tratto verticale, dove alcune staffe agevolano la progressione in diagonale. Segue un traverso con saliscendi mai impegnativi. Dopo questa sezione si scende una placchetta fino al secondo ponte tibetano, quello decisivo: 40 metri di lunghezza, 20 di altezza, teso su 4 corde. Proprio con la sua traversata si chiude la ferrata, a circa 40 minuti dall’attacco.

    ▲Carattere e difficolta

    Tecnicamente e una via alla portata anche di chi ha poca esperienza, ma il passaggio chiave resta il lungo ponte tibetano finale, che oscilla naturalmente durante l’attraversamento.

    ⚠ Il ponte da 40 metri richiede passo fermo e totale assenza di vertigini: valutatelo con onesta prima di impegnarvi nella traversata.
    ▲Discesa

    Terminato il ponte si rientra comodamente in paese lungo un sentiero senza difficolta, per un totale di circa 1 ora e 15 minuti sull’intero anello.

    ▲Da abbinare

    In zona si combina alla perfezione con la Ferrata Belvedere (indicazioni in loco) e con la traversata del celebre Ponte alla Luna. Sempre nel Potentino si trovano la Ferrata Marcirosa e la Ferrata Salemm; lungo la costa tirrenica la panoramica Ferrata al Cristo Redentore di Maratea; in Campania, a Volturara Irpina, la recente Ferrata Maroia.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltaModeratamente Difficile
    • RegioneBasilicata
    • GruppoAppenino Lucano
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata0:40 h
    • Itinerario (a/r)1:15 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario300 m
    • Quota max975 m
    • Lunghezza1,5 Km
  • Ferrata Anita Goitan al Jof Fuart

    Ferrata Anita Goitan al Jof Fuart

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Anita Goitan al Jof Fuart
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Anita Goitan (o Sentiero Attrezzato Goitan) è un lungo e panoramico itinerario ad anello nelle Alpi Giulie (provincia di Udine), con partenza da Sella Nevea, appoggio al Rifugio Corsi e traversata da est a ovest dell’anfiteatro del Jof Fuart, di cui è possibile salire la vetta (2666 m). Itinerario esposto ma mai tecnicamente difficile, salvo un paio di passaggi in discesa presso la Madre dei Camosci; molto lungo e con forte dislivello, conviene spezzarlo in due giorni pernottando al Rifugio Corsi.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Sella Nevea, raggiungibile da Chiusaforte (uscita A23 Carnia-Tolmezzo, poi 20 km verso est): si lascia l’auto nell’ampio parcheggio con paline CAI (circa 1200 m; apri il punto di partenza su Google Maps – 46.395039, 13.477250). Si seguono in salita i segnavia CAI 625 nel bosco fino alla Casera di Cregnedul; si prosegue piegando a destra per aggirare il Monte La Plagnota, tagliandone a mezzacosta il versante sud-est verso il Passo degli Scalini (2022 m). Oltre il passo si taglia un vallone fino a un bivio dove a sinistra scende il sentiero 626 dalla Forcella Lavinal dell’Orso (sarà il rientro); si prosegue dritti, perdendo un po’ di quota, ignorando a destra il 628 per Malga Grantagar, e si aggira lo spallone del Campanile di Villico (postazioni della Grande Guerra scavate nella roccia) fino alla conca del Rifugio Guido Corsi (1874 m, 2h 30′ dal parcheggio).

    Dietro il rifugio si segue il 625 per circa 15′ fino a un bivio: a destra prosegue il 625 verso la Forcella del Vallone, si tiene invece la sinistra sul 627. Dopo meno di 5′ un secondo bivio: a sinistra la via normale al Jof Fuart verso la Forcella Mosè, si prosegue a destra sul 627 verso la Forcella di Riofreddo. Si sale ripidi su misto di sassi e prato sotto l’anfiteatro (cengia, canalino roccioso) fino a un bivio (2165 m, 40′ dal rifugio): a destra il 627 al Rifugio Pellarini, si tiene la sinistra verso Goitan. Si sale piegando a sinistra tra roccia e prato, attenti ai segni rossi, per un canalino con roccette fino alla Forcella Riofreddo, dove è l’attacco (2240 m, 1h dal Rifugio Corsi, 3h 30′ dal parcheggio), con una Madonna e una targa commemorativa della Grande Guerra.

    ▲Il percorso

    Si attacca un ripido canalino roccioso non attrezzato con roccette nella parte alta; seguendo la traccia e i segni rossi si sale a sinistra verso un evidente intaglio (attenzione al fondo di ghiaina instabile), poi una cengia attrezzata a esposizione crescente verso sinistra. Se ne esce in salita a sinistra su roccette facili, si risale un canalino attrezzato e una nuova cengia fino alla base di un canalino che porta a una forcella affacciata sulla Conca di Valbruna. Dalla forcella, su tratti attrezzati non difficili, si sale una paretina verticale e poi una rampa a destra, aggirando uno spallone con in vista la Madre dei Camosci. Per raggiungerla si scendono due canalini attrezzati su fondo scivoloso (massima attenzione nella discesa di entrambi), separati da un breve tratto di collegamento, fino al canale che divide le due vette.

    Attraversato il canale si sale decisi verso la Madre dei Camosci: un tratto appoggiato, poi una placca verticale attrezzata con solide staffe e infine un tratto verticale molto arrampicabile. In cima si percorre un panoramico tratto di sentiero che aggira la Madre dei Camosci su un’ampia cengia (alcuni punti esposti sono attrezzati), con vista su guglie e pinnacoli – qui l’Ago dei Camosci – e sull’intera catena delle Giulie, con il Rifugio Corsi visibile in basso. Terminata la cengia, dopo un tratto di collegamento si raggiunge la via normale al Jof Fuart che sale dalla Forcella Mosè (2350 m, 1h 30′ dall’attacco, 5h totali).

    Salita al Jof Fuart (opzionale). Si tiene la destra in salita seguendo segni e ometti fino all’anticima con croce e Madonna e, poco oltre, al punto più alto del Jof Fuart (2666 m, 45′ dal bivio, 5h 45′ totali). Si rientra poi a ritroso al bivio.

    Per proseguire l’anello si tiene la destra verso sud-ovest: il sentiero taglia la montagna e scende per tratti ripidi, alcuni attrezzati (canalino, placca, cengia), fino alla Forcella Mosè (2271 m, 1h dalla vetta) col suo caratteristico gendarme – da qui è possibile scendere per la normale al Rifugio Corsi. Si prosegue invece in salita con brevi tratti attrezzati verso la Cima di Castrein, ricca di residui bellici (postazioni, ricoveri, scalinate e camminamenti); la breve ed esposta deviazione alla cima non viene qui considerata. Si scende quindi per ripidi pendii erbosi, su cui prestare molta attenzione, fino alla Forcella Lavinal dell’Orso (2138 m), dove la Goitan termina (4h 30′ dall’attacco inclusa la salita al Jof Fuart, 8h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Moderatamente Difficile, con difficoltà tecniche 2/5, ambientali 3/5, esposizione 3/5 e impegno fisico 4/5. Non è mai tecnicamente dura, ma è esposta e soprattutto molto lunga (oltre 20 km, circa 1400 m di dislivello): richiede ottima autonomia. Attrezzatura in buono stato. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ I due canalini in discesa verso la Madre dei Camosci, su fondo scivoloso, sono i passaggi più delicati. Attenzione a camosci e stambecchi, numerosi lungo il percorso, che smuovono sassi. Al di sotto della Forcella Riofreddo, sul lato nord, il vecchio sentiero verso il Rifugio Pellarini (cavi arrugginiti) non è più agibile. Verifica inoltre l’apertura del Rifugio Corsi prima di programmare il pernottamento.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta montagna (fino a 2666 m) da percorrere in piena estate con meteo stabile e roccia asciutta. Data la lunghezza, conviene partire all’alba o, meglio, spezzarlo in due giorni con notte al Rifugio Corsi. Possibili nevai residui nei canalini a inizio stagione.

    ▲Discesa

    Dalla Forcella Lavinal dell’Orso si tiene la sinistra in discesa lungo il vallone, senza difficoltà, fino a innestarsi sul sentiero 625 dell’avvicinamento (15′ dal termine della ferrata). Si tiene la destra e si ripercorre a ritroso il sentiero già fatto: Passo degli Scalini, quindi discesa a Sella Nevea e al parcheggio (2h 30′ dal termine della ferrata, circa 11 ore totali).

    ▲Carattere storico

    La via è dedicata ad Anita Goitan, alpinista e sciatrice triestina, ed è stata completata nel 1973 dal CAI di Trieste. Tutto l’itinerario attraversa luoghi segnati dalla Grande Guerra, con postazioni e camminamenti ancora ben visibili.

    ▲Da abbinare

    Con un avvicinamento diverso si può salire il Sentiero Attrezzato Re di Sassonia. Sul vicino Jof di Montasio, in più giorni, la Ferrata Amalia, il Sentiero Attrezzato Leva e il Sentiero Ceria-Merlone. Sul versante della Val Dogna, il Monte Cavallo con la Ferrata Norina. Da Sella Nevea, sul versante del Canin, la Ferrata Julia e la Ferrata Grasselli; verso il confine, al Mangart, l’esposta Ferrata della Vita e la Ferrata delle Balze del Mangart.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento3:30 h
    • Durata ferrata4:30 h
    • Itinerario totale11:00 h
    • Dislivello ferrata223 m
    • Dislivello itinerario1406 m
    • Altitudine massima2666 m
    • Lunghezza20,2 Km
  • Ferrata dellโ€™Amicizia alla Torre Clampil

    Ferrata dell'Amicizia alla Torre Clampil

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata dell'Amicizia alla Torre Clampil

    La Ferrata dell’Amicizia alla Torre Clampil è una via molto difficile, recente e dichiaratamente atletica, che sale in forte esposizione la parete nord della Torre Clampil, sulle Alpi Carniche al confine fra la provincia di Udine e l’Austria. È un crescendo di passaggi strapiombanti e aerei: una salita per ferratisti ben allenati, abituati all’esposizione e ai passaggi di forza.

    ▲Avviso importante
    ⚠ Via fortemente sconsigliata a chi non è ben allenato e non ha dimestichezza con vie ferrate, esposizione e passaggi atletici. La tracciatura cerca le placche più esposte: i fittoni che reggono il cavo sono piuttosto distanziati, il che peggiorerebbe le conseguenze di una caduta – massima attenzione. Consigliata una fettuccia con moschettoni per riposare in caso di stanchezza. In base alla stagione è facile trovare neve nel canalino d’accesso all’attacco: valutare i ramponi. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.
    ▲Avvicinamento

    Il parcheggio (1568 m) si trova poche centinaia di metri prima del Passo di Pramollo, accanto a una bianca caserma dismessa, nei pressi del penultimo tornante prima del passo (apri il punto di partenza su Google Maps – 46.55258, 13.27393). Dal versante italiano si esce dalla A23 a Pontebba e si sale tra tornanti per circa 12 km (20′). Si segue il segnavia 433 lungo una sterrata nel bosco, tra sali e scendi, fino a vedere la colorata baita Winkel (1470 m) oltre un ponticello sul Rio Winkel. Si resta sul 433, ignorando il bivio a sinistra per l’Alta Via CAI Pontebba verso la Sella della Pridola (possibile rientro), e si sale gradualmente verso le pareti di fondovalle; si oltrepassa il bivio a sinistra del Sentiero Alpinistico Schiavi e si prosegue dritti fino a un secondo bivio importante, segnalato su un sasso e da un cartello CAI: a sinistra la Ferrata Contin, a destra la Ferrata Torre Clampil. Si tiene la destra, tagliando in diagonale il pietrisco di un vallone seguendo evidenti segni arancioni, fino alla bastionata della Torre Clampil e all’attacco, indicato anche da un’immagine con i settori e le difficoltà della via (1h 30′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La ferrata si divide in 3 settori a difficoltà crescente. Il primo, più appoggiato, è una rampa diagonale seguita da passaggi che portano gradualmente verso destra, sotto la verticale della Torre; si affronta una prima placca verticale con discreti appigli naturali e qualche infisso – conviene già qui arrampicare il più possibile per risparmiare le braccia. I tratti verticali, di difficoltà media, sono intervallati da terrazzini detritici dove sostare comodamente.

    Nel secondo settore si piega con decisione a destra salendo una placchetta in forte esposizione fino a un terrazzino; si risale una parete liscia seguita da un traverso diagonale verso destra che inizia a sollecitare le braccia, poi una placca liscia attrezzata con staffe chiude la sezione.

    Il terzo settore è la parte molto difficile: placca levigata, spesso strapiombante, fitta di staffe, maniglie e pioli. Si parte con un tratto molto impegnativo – il cavo, inizialmente a sinistra, sale verticale su un passaggio strapiombante dove cambre, maniglie e chiodi (non sempre ben posizionati) aiutano la risalita; poi il cavo si sposta a destra e si supera con fatica uno spanciamento della roccia. Segue una lunga fila di cambre metalliche in forte esposizione: attenzione a non «sbandierare» per la pendenza della roccia. Si continua atletici, appena troppo distanti da una fessura a sinistra che offrirebbe appigli naturali, usando invece le cambre e piegando gradualmente a sinistra; un altro passaggio strapiombante (da studiare bene prima di affrontarlo) introduce a un canalino abbondantemente attrezzato, all’uscita del quale la ferrata termina (1h dall’attacco, 2h 30′ totali).

    La croce di vetta della Torre Clampil (2078 m) è pochi minuti più in alto, con bella vista sulla Creta di Aip a ovest e sul Monte Cavallo a sud (1h 15′ dall’attacco, 2h 45′ totali). Seguendo i segni verso la sella fra Torre Clampil e Torre Winkel – raggiungibile anche con la più facile Ferrata Contin – si salgono 3 brevi ma impegnativi tratti attrezzati fino alla vetta della Torre Winkel, segnata da un sasso colorato e da una targhetta (2041 m, 15′ dalla Torre Clampil, 3h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Molto Difficile, con difficoltà tecniche 4/5, ambientali 3/5, esposizione 5/5 e impegno fisico 4/5. Non è lunga, ma è un crescendo di passaggi atletici ed esposti: la tracciatura privilegia volutamente le placche più esposte e strapiombanti anziché le naturali debolezze della parete.

    ▲Periodo e sicurezza

    Via d’alta quota da percorrere in estate con meteo stabile e roccia asciutta. Il canalino d’accesso può conservare neve anche a stagione avanzata (valutare i ramponi). Data l’esposizione e i tratti strapiombanti, è opportuna ottima forma fisica e padronanza delle tecniche di sosta su ferrata.

    ▲Discesa

    Dalla Torre Winkel si scende lungo la Ferrata Winkelturn, sul versante austriaco, verso il lago che ha accompagnato la salita: si segue il cavo verso nord-ovest, alternando facili tratti su roccia, erba e terra, perdendo i circa 200 m attrezzati senza grossi problemi (45′ dalla Torre Winkel). Si raggiunge il lago, lo si costeggia sulla destra fino al Passo di Madrizze (1919 m), quindi si segue il sentiero a destra che scende dolce tra bosco e mughi fino al sentiero 433 presso la Baita Winkel (1h dal lago); da qui, a ritroso lungo l’avvicinamento, si torna al parcheggio (2h 15′ dalla Torre Winkel, circa 6 ore totali). In alternativa si può rientrare sul versante italiano lungo la più facile Ferrata Contin.

    ▲Carattere storico

    Inaugurata nel 2007 dall’allora governatore del Friuli Venezia Giulia Illy e dal suo omologo della vicina Carinzia, fu battezzata Ferrata dell’Amicizia a testimoniare la vicinanza, non solo geografica, fra le due regioni ai lati del Passo di Pramollo.

    ▲Da abbinare

    L’abbinamento naturale è con la vicina Ferrata Contin (in discesa). In zona, vicino al confine austriaco, le due ferrate alla Creta di Aip (Crete Rosse e Uiberlachersteig), il Sentiero Attrezzato Cuestalta, la Ferrata Senza Confini e la Steinbergerweg. Più a sud, verso le Alpi Giulie, la Ferrata Amalia, la Ferrata della Vita e la Ferrata delle Balze del Mangart.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento1:30 h
    • Durata ferrata1:30 h
    • Itinerario totale6:00 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario700 m
    • Altitudine massima2079 m
    • Lunghezza7 Km
  • Ferrata Alfonso Vandelli al Sorapiss

    Ferrata Alfonso Vandelli al Sorapiss

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Alfonso Vandelli al Sorapiss
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Alfonso Vandelli è una via piacevole e di media difficoltà che taglia in diagonale la parete orientale del Col del Fuoco, sul versante orientale del Gruppo del Sorapiss (Dolomiti Ampezzane, provincia di Belluno). Non raggiunge una vetta: collega il Rifugio Vandelli al Bivacco Comici. Spesso viene inserita nell’anello del Sorapiss insieme alla Ferrata Berti; questa relazione descrive la sola Vandelli con partenza e rientro a Federavecchia, senza bisogno di una seconda auto.

    ▲Avviso importante
    ⚠ Dal 2019 il Sentiero Attrezzato Osiride Brovedani (qui usato per il rientro) è interessato in alcuni punti da una frana ed è fortemente sconsigliato a chi non è esperto nel muoversi su terreno instabile. In alternativa si rientra a ritroso per l’itinerario d’andata oppure si percorre la Vandelli nel più lungo anello del Sorapiss che include la Ferrata Berti. Verifica sempre le condizioni aggiornate prima di partire.
    ▲Avvicinamento

    Si parte da Federavecchia (1368 m), lungo la strada che collega Misurina con Auronzo di Cadore sul versante nord del Sorapiss: si lascia l’auto nell’ampio spiazzo presso l’Hotel Cristallo (apri il punto di partenza su Google Maps – 46.546699, 12.248738). Si segue il sentiero CAI 217 / AV4, prima verso ovest poi verso sud-ovest: nel bosco la pendenza è modesta, poi la traccia si inerpica tra tornanti e strappi più marcati e, dopo quasi 600 m di dislivello, raggiunge il Rifugio Vandelli (1928 m) (1h 45′ dal parcheggio); vale la pena una deviazione al vicino Lago del Sorapiss, dalle caratteristiche acque turchesi. Dal rifugio si segue il segnavia 243, lasciando a destra l’aguzza sagoma del Dito di Dio e salendo deciso verso sud fino alla parete della ferrata, indicata da una targhetta metallica (45′ dal rifugio, 2h 15′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via risale in diagonale la parete orientale del Col del Fuoco, tracciata molto bene per evitare i passaggi difficili. Si attacca con una breve scaletta, seguita da una rampa diagonale verso sinistra con facili balzi rocciosi, fino a un camino che si risale sul versante sinistro grazie a una serie di scalette. Usciti dal camino, sempre verso sinistra, si seguono alcune roccette e poi una cengia; questa termina presto e si sale una fessura appoggiata, da affrontare in spaccata sugli abbondanti appoggi. Termina così la prima sezione.

    La parte centrale è un susseguirsi di strette ed esposte cenge protette da fune metallica. Si prosegue verso sinistra fino a un breve diedro molto appigliato dove si scende di circa 4 metri, poi si continua su una cengia e quindi su un traverso orizzontale: il vuoto alle spalle è notevole – sotto si vedono il Rifugio Vandelli, il Lago del Sorapiss e, in lontananza, il parcheggio di Federavecchia. I traversi mantengono difficoltà moderata con ottimi appoggi per i piedi, ma conviene non temporeggiare per non affaticare le braccia. Tagliando trasversalmente la parete tra strette cenge e brevi traversi sempre esposti, ma privi di difficoltà tecniche sostanziali, si raggiunge l’ingresso di un canalone: ci si addentra prestando attenzione a eventuali residui di neve e sassi smossi, ci si sposta sul lato sinistro e si risalgono alcuni balzi verticali non difficili fino al punto più alto dell’escursione (2370 m). In breve si passa sul versante opposto, dove compaiono alcune indicazioni per chi percorre la via in discesa.

    Da qui l’obiettivo è scendere al Bivacco Comici: la discesa avviene per tratti di sentiero, cenge e alcune roccette attrezzate da percorrere in discesa, senza difficoltà significative ma con attenzione alla roccia non sempre stabile e alla fune metallica, non tesa e quindi di scarso aiuto. Si scende fino al Bivacco Comici (2000 m), dove la ferrata ha termine (2h dall’attacco, circa 4h 15′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Moderatamente Difficile, con difficoltà tecniche 2/5, ambientali 3/5, esposizione 3/5 e impegno fisico 4/5 (per la lunghezza notevole dell’itinerario, oltre 15 km e quasi 1200 m di dislivello). È una via molto ben tracciata che sfrutta le naturali debolezze della parete: non richiede di trazionare sul cavo e nei tratti verticali si può quasi sempre arrampicare. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ Tratto centrale molto esposto sulle cenge; nel canalone attenzione a neve residua e sassi smossi; in più punti le scalette e il cavo non sono in condizioni ottimali e la fune spesso non è tesa. Ricorda l’avviso sul Sentiero Brovedani in discesa.
    ▲Periodo e sicurezza

    Via d’alta montagna (fino a 2370 m) da percorrere in piena estate con meteo stabile e roccia asciutta; il canalone può conservare neve a inizio stagione. L’itinerario è lungo: parti presto e valuta le energie, anche in vista del rientro.

    ▲Discesa

    Il rientro al parcheggio descritto avviene lungo il Sentiero Attrezzato Osiride Brovedani (vedi l’avviso frana 2019: non togliere l’imbraco, vista la presenza di tratti attrezzati anche verticali). Dal Bivacco Comici si scende verso il vallone detritico Busa del Banco, seguendo la traccia verso nord-est e ignorando il sentiero che si stacca verso sud (Sentiero Attrezzato Minazio). Dopo circa 15′ si incontra un primo tratto attrezzato in discesa; seguono altri tratti attrezzati che aiutano nei passaggi ripidi e in un paio di salti verticali più da ferrata che da sentiero. Si scende ripidi tra i mughi, con nuovi salti, un traverso e tratti dal fondo instabile dove l’attrezzatura funge da corrimano; poi, su terreno non più attrezzato, si scende l’ultimo canalone facendo attenzione al fondo erboso scivoloso. Una bacheca segna la fine del Brovedani: ci si innesta sul 226, in falso piano verso est; per tornare all’auto si tiene la sinistra risalendo circa 200 m lungo il sentiero che costeggia il Fiume Ansiei, fino al parcheggio (2h 30′ dal Bivacco Comici, circa 6h 45′ totali).

    ▲Carattere storico

    La ferrata – come l’omonimo rifugio – è intitolata ad Alfonso Vandelli, presidente del CAI di Venezia e celebre alpinista dell’epoca, che si adoperò attivamente e finanziariamente alla costruzione del rifugio e della via. La Vandelli completava l’anello del Sorapiss insieme alla Ferrata Berti e al Sentiero Attrezzato Minazio.

    ▲Da abbinare

    L’abbinamento classico è l’anello del Sorapiss con la Ferrata Berti sul versante orientale. In zona Cadore spicca la vicina Ferrata al Ghiacciaio dell’Antelao; a sud la nuova Ferrata dei Caprioli a San Vito di Cadore. Verso le Dolomiti di Sesto, la Cengia Gabriella, la Zandonella e la Strada degli Alpini.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento2:15 h
    • Durata ferrata2:00 h
    • Itinerario totale6:45 h
    • Dislivello ferrata300 m
    • Dislivello itinerario1195 m
    • Altitudine massima2370 m
    • Lunghezza15,6 Km
  • Ferrata Aldo Roghel alla Forcella delle Guglie

    Ferrata Aldo Roghel alla Forcella delle Guglie

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Aldo Roghel alla Forcella delle Guglie

    La Ferrata Aldo Roghel sale alla Forcella delle Guglie (2565 m) sul versante occidentale del Vallon de Popera, fra i Campanili di Popera e Stallata, nelle Dolomiti di Sesto (versante veneto, provincia di Belluno). Itinerario di buon dislivello e difficoltà tecniche medie, con un tratto intermedio difficile e atletico: è l’ingresso a un giro d’alta montagna lungo e impegnativo, da affrontare con esperienza e con tempo stabile.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è il Rifugio Lunelli (1950 m), raggiungibile dal versante bellunese del Passo Monte Croce di Comelico, che separa Sesto (Bolzano) da Comelico Superiore in Cadore (Belluno): scendendo dal passo si imbocca a destra Via Valgrande, seguendola fino al termine, presso il rifugio (apri il punto di partenza su Google Maps – 46.63348, 12.41906). Lasciata l’auto al Lunelli si prende il sentiero 101, che dapprima verso ovest e poi sempre più verso sud sale ripido in direzione del Rifugio Berti (1h dal parcheggio). Dopo una lunga serie di tornanti si raggiunge un torrente, dove si tiene la sinistra seguendo il cartello per i sentieri 109 e 110 e lasciando la traccia per il Rifugio Berti. Si prosegue verso ovest e a un bivio si tiene ancora la sinistra (cartelli), salendo i ripidi pendii a tratti franosi del Canalone dei Fulmini fino all’attacco della ferrata (2350 m, 2h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via attacca con un traverso ascendente verso destra, segnalato da frecce rosse sulla roccia, che conduce a un intaglio. Si raggiunge uno spigolo e, aggiratolo, si sale una parete verticale ben appigliata; si superano un paio di balzi rocciosi e si procede senza particolari difficoltà, grazie ai buoni appigli, verso il canalone alla destra. Si percorre una cengia verso destra fino a un caminetto, da risalire sfruttando bene gli appigli per mani e piedi; un’altra cengia verso destra porta alla parte più impegnativa della via, dove le pareti si restringono e la verticalità aumenta nettamente.

    Si risale ora un canalone verticale tenendo il lato destro: prima alcuni metri di parete verticale, poi una rampa verso destra e alcune roccette, prima di scendere leggermente verso la base del canalone (spesso innevato anche a stagione inoltrata). Qui è il passaggio chiave: una parete di una ventina di metri, generalmente umida e in un tratto strapiombante, dove alcune staffe aiutano una progressione che resta comunque impegnativa. Superato il tratto, dopo una breve cengia si sale verso destra su un passaggio non difficile ma con scarse possibilità di arrampicare, che tende ad affaticare le braccia. Si raggiunge un terrazzino sopra un grosso masso e si affronta l’ultima salita: si sale dritti per pochi metri, poi in diagonale fino all’intaglio della Forcella delle Guglie (2565 m), dove terminano le attrezzature (1h dall’attacco, circa 3 ore dalla partenza).

    Dalla forcella inizia un tratto di discesa attrezzato su un ripido canale: non ci sono singoli passaggi estremi, ma non va sottovalutato. Si piega a destra verso il vallone detritico sottostante, perdendo rapidamente quota lungo la ripida parete; percorsi gli ultimi tratti attrezzati si traversa a mezzacosta nel vallone fino a un bivio, dove l’itinerario ferrato vero e proprio si conclude (45′ dalla Forcella delle Guglie, circa 3h 45′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Difficile, con difficoltà tecniche 3/5, ambientali 4/5, esposizione 3/5 e impegno fisico 3/5. La via in sé ha difficoltà medie, ma il canalone intermedio – verticale, spesso umido e con un tratto strapiombante – la rende localmente atletica; l’ambiente d’alta montagna e la lunghezza complessiva del giro alzano l’impegno. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ Raggiunta la Forcella delle Guglie valuta con onestà le energie residue: la discesa verso il Rifugio Carducci o verso Giralba rende l’escursione lunga e con elevato dislivello. In mancanza di forze conviene tornare a ritroso lungo la Ferrata Roghel. Il passaggio chiave è spesso umido e la base del canalone può essere innevata anche d’estate. Itinerario da percorrere solo con tempo stabile.
    ▲Periodo e sicurezza

    Via d’alta montagna (fino a 2565 m) da percorrere in piena stagione estiva, con meteo stabile e roccia asciutta. La base del canalone-chiave può conservare neve fino a tarda estate: in tal caso servono prudenza ed eventualmente attrezzatura adeguata. Lunghezza e dislivello del giro completo richiedono partenza mattutina e buona autonomia.

    ▲Discesa

    Al bivio finale si incrociano il sentiero 109 (che scende verso Giralba) e il sentiero 110 (che arriva dal Rifugio Carducci lungo la Cengia Gabriella). Le opzioni principali sono due. 1) Scendere lungo il ghiaione verso il Bivacco Battaglione Cadore (2250 m) e, da qui, lungo il sentiero 109 (inizialmente un canalino esposto non banale) verso Giralba, in cresta sopra la Val Stralata, poi a Pian de le Selere e quindi a Giralba (3h dal termine della ferrata, circa 6h 45′ totali); per rientrare al rifugio occorre poi raggiungere Auronzo di Cadore in corriera e risalire al passo – se si sceglie questa via conviene lasciare l’auto direttamente al passo e avvicinarsi dal Rifugio Berti (sentieri 15, 124, 122). 2) In un itinerario di più giorni, proseguire a mezzacosta verso l’attacco della Ferrata Cengia Gabriella, che porta al Rifugio Carducci (2297 m) in circa 4h 30′ dall’attacco. Esiste infine la terza opzione di rientrare a ritroso percorrendo la Ferrata Roghel in senso inverso.

    ▲Da abbinare

    Le Dolomiti di Sesto sono un reticolo di sentieri e ferrate. L’opzione lunga concatena la Ferrata Cengia Gabriella e, dal Rifugio Carducci, la Ferrata Strada degli Alpini. Su più giorni si possono aggiungere la Ferrata Severino Casara alla Forcella dei Toni e la salita alla Croda Rossa di Sesto dalla Ferrata Zandonella o dalla Ferrata dei Costoni. Dal Rifugio Lunelli, sul versante del Comelico, anche la recente Ferrata Bepi Martini al Colle di Colesei.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento2:00 h
    • Durata ferrata1:45 h
    • Itinerario totale7:00 h
    • Dislivello ferrata240 m
    • Dislivello itinerario997 m
    • Altitudine massima2565 m
    • Lunghezza3,9 Km
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