Stato: Aperta

  • Sentiero Attrezzato della Direttissima

    Sentiero Attrezzato della Direttissima

    Vie Ferrate › Lombardia › LC
    Sentiero Attrezzato della Direttissima
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Direttissima alla Grigna Meridionale è uno dei percorsi attrezzati più suggestivi delle Alpi lombarde, capace di regalare panorami spettacolari sulle guglie calcaree della Grignetta fino al Lago di Como.

    Come arrivare e avvicinamento

    Il punto di partenza è il pianoro dei Resinelli in provincia di Lecco, raggiungibile da Ballabio percorrendo la strada panoramica che risale con numerosi tornanti il versante orografico sinistro. Giunti in prossimità del cartello marrone di benvenuto si prosegue ancora un tornante, poi si tiene la sinistra alla diramazione successiva lungo la stretta strada asfaltata fino al parcheggio nei pressi di una sbarra. Dal parcheggio si raggiunge in pochi minuti il Rifugio Carlo Porta, dal quale si imbocca il sentiero n. 8 che sale nel bosco. A un primo bivio si lascia a destra la Cresta Cermentati e si prosegue a sinistra verso la Direttissima. Dopo aver transitato vicino a un canalone, il tracciato diventa progressivamente più ripido fino alle prime attrezzature metalliche (circa 30 minuti dal parcheggio).

    Il percorso

    La via attrezzata si sviluppa su speroni rocciosi, spesso in diagonale, dove è possibile sfruttare la roccia per risalire senza affidarsi esclusivamente alle catene. Si affrontano una serie di risalti assistiti da un cavo metallico, quindi un traverso esposto dotato di staffe per i piedi, prima di addentrarsi in un canalone con alcuni balzi. La sezione più tecnica è il Caminetto Pagani, risalito con due scale metalliche: la prima strapiombante, la seconda più appoggiata. Usciti dal camino — attenzione ai zaini voluminosi nel passaggio stretto — si percorre un tratto panoramico tra pinnacoli e guglie calcaree, ignorando le deviazioni laterali. Superato un bivio in prossimità del Canalone Angelina, si risalgono pareti appoggiate fino a Colle Valsecchi (2177m), dove terminano le attrezzature principali.

    Carattere e difficoltà

    Percorso di difficoltà moderata, mai tecnico in modo estremo ma ricco di passaggi esposti che richiedono buon equilibrio e assenza di vertigini. La progressione è quasi sempre intuitiva e l’impianto delle attrezzature risulta razionale. Le sezioni più impegnative sono il traverso esposto prima del Caminetto Pagani e le due scale metalliche del caminetto stesso. Difficoltà: Moderatamente Difficile. Attrezzatura standard da ferrata consigliata: imbrago, longe doppia con dissipatore, casco.

    Periodo e sicurezza

    Consigliato da maggio a ottobre, evitando le giornate con nebbia bassa o rischio di temporali pomeridiani. Il percorso si svolge a quote comprese tra circa 1300m e 2177m: anche in estate le temperature possono abbassarsi rapidamente con l’arrivo di perturbazioni. La roccia calcarea della Grignetta diventa scivolosa dopo la pioggia. Nei fine settimana estivi il sentiero è molto frequentato: una partenza anticipata consente di evitare code sulle attrezzature.

    Discesa

    Da Colle Valsecchi (2177m) si hanno più opzioni di rientro. Si può proseguire per il Sentiero Attrezzato Cecilia oppure scendere verso la Val Scarlettone seguendo il Canalino Federazione, percorso attrezzato che riporta verso i Resinelli. In alternativa la Cresta Cermentati o la Cresta Sinigaglia offrono discese più lunghe ma panoramiche. Il tempo totale del giro si attesta sulle 6 ore.

    Da abbinare

    Il Sentiero Attrezzato della Direttissima si abbina naturalmente al Sentiero Attrezzato Cecilia, con cui condivide il tratto terminale da Colle Valsecchi. Nelle immediate vicinanze si trovano anche il Sentiero Attrezzato delle Foppe per il Rifugio Rosalba e numerosi altri itinerari alpinistici sulla Grigna Meridionale.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoPrealpi Lombarde
    • Avvicinamento0:45 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerario (a/r)6:00 h
    • Dislivello ferrata600 m
    • Dislivello itinerario930 m
    • Quota max2177 m
    • Lunghezza10 Km
  • Sentiero Attrezzato Falcipieri

    Sentiero Attrezzato Falcipieri

    Vie Ferrate › Veneto › VI
    Sentiero Attrezzato Falcipieri
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Il Sentiero Attrezzato Falcipieri è una lunga traversata sulle 5 Cime del Pasubio (Veneto), in un ambiente intriso di storia della Grande Guerra con panorami estesi sulle Piccole Dolomiti vicentine.

    Come arrivare e avvicinamento

    Il punto di partenza è la Bocchetta di Campiglia (1220m), in provincia di Vicenza, raggiungibile da Schio o da Rovereto percorrendo la strada che sale verso il Pian delle Fugazze. Dall’ampio parcheggio della Bocchetta di Campiglia si imbocca il segnavia 367 che, in breve avvicinamento di circa 15 minuti a piedi, porta all’attacco del percorso attrezzato.

    Il percorso

    Il Sentiero Falcipieri si sviluppa per circa 5 ore lungo la cresta delle 5 Cime del Pasubio, con un dislivello della sezione attrezzata di 700m. Il tracciato segue il segnavia 367 attraverso ambienti aperti e ventosi dove le testimonianze della Prima Guerra Mondiale sono ancora molto visibili: camminamenti, trincee e gallerie scavate nel vivo della roccia. I tratti attrezzati si susseguono sulle varie cime con cavi metallici e pioli che rendono sicuri i passaggi più esposti. La quota massima raggiunta è 2040m. La traversata completa, per lunghezza e ambiente, è tra le più caratteristiche delle Prealpi veneto-trentine.

    Carattere e difficoltà

    Il Falcipieri è impegnativo soprattutto per la durata (5 ore di percorso attrezzato, 7h30′ totali) e l’ambiente aperto sul crinale, più che per le difficoltà tecniche dei singoli passaggi. L’esposizione al vento e le rapide variazioni meteorologiche tipiche del Pasubio richiedono buona preparazione fisica e capacità di gestire le energie su un percorso lungo. Difficoltà: Moderatamente Difficile. Interesse storico eccezionale: l’intera zona fu teatro di sanguinosi combattimenti della Grande Guerra. Dotazione standard da ferrata consigliata.

    Periodo e sicurezza

    Consigliato da giugno a settembre. Il crinale delle 5 Cime è completamente esposto: in caso di temporali pomeridiani la ritirata può risultare difficoltosa lungo il percorso. La partenza mattutina è essenziale per completare la traversata prima del pomeriggio. In presenza di neve residua (possibile anche in maggio a 2000m) i tratti di cresta richiedono valutazione accurata delle condizioni.

    Discesa

    Il rientro dalla traversata avviene per la Strada delle 52 Gallerie (segnavia 366), storico percorso militare della Grande Guerra che scende verso la Bocchetta di Campiglia. Questo itinerario di discesa è esso stesso di grande interesse storico. Tempo totale dell’escursione: circa 7h30′ incluso l’avvicinamento.

    Da abbinare

    Sul versante trentino del Pasubio si trova il Sentiero Attrezzato Franco Galli al Corno Battisti, percorso altrettanto ricco di storia della Prima Guerra Mondiale. Le Piccole Dolomiti offrono numerose altre ferrate nell’area tra Recoaro Terme e Rovereto.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoPasubio
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata5:00 h
    • Itinerario (a/r)7:30 h
    • Dislivello ferrata700 m
    • Dislivello itinerario808 m
    • Quota max2040 m
    • Lunghezza11 Km
  • Ferrata Ivano Dibona al Cristallo

    Ferrata Ivano Dibona al Cristallo

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Ivano Dibona al Cristallo
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    ⚠ Avviso — La bidonvia che saliva a Forcella Staunies è stata smantellata (luglio 2017) ed è in attesa di ricostruzione a data da destinarsi; l’unico modo per raggiungere l’attacco è oggi risalire il ripido vallone detritico del Gran Staunies, su fondo ghiaioso instabile (almeno 2h dal termine della seggiovia). Anche il Rifugio Lorenzi, all’inizio della ferrata, risulta chiuso. È un itinerario lungo e impegnativo a prescindere: pianificare tempi e meteo con cura.

    La Ferrata Ivano Dibona è uno stupendo itinerario di cresta sul Gruppo del Cristallo. Da Forcella Staunies percorre tutta la cresta che scende al Col dei Stombi, in un percorso di grande interesse paesaggistico e ricco di tracce indelebili dei combattimenti della Grande Guerra. Le difficoltà tecniche non sono elevate, ma alcuni tratti sono esposti e soprattutto il dislivello complessivo richiede un ottimo allenamento.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal parcheggio presso il Ristorante Rio Gere, da cui sale la seggiovia che collega Rio Gere (1700 m) con il Rifugio Son Forca (2215 m), lungo la strada del Passo delle Tre Croci che unisce Cortina d’Ampezzo ad Auronzo di Cadore, sul versante ampezzano (apri su Google Maps). L’attacco è a Forcella Staunies (2932 m): dal Rio Gere ci sono quasi 1250 m di dislivello, quindi è vivamente consigliato usare la seggiovia fino al Rifugio Son Forca. Da qui, smantellata la vecchia bidonvia che saliva alla forcella, l’unica soluzione è risalire il vallone detritico del Gran Staunies, un canale ripido e su fondo ghiaioso instabile da affrontare con prudenza, mettendo in conto almeno 2 ore dal termine della seggiovia.

    ▲Il percorso

    Raggiunta la Forcella Staunies si scorge la sagoma del Rifugio Lorenzi, in posizione stupenda ma chiuso; dietro di esso una scala metallica incastonata nella roccia dà inizio alla ferrata. Terminata la passerella metallica, una scaletta avvia la prima sezione, la più “ferrata” dell’intero itinerario: una cengia con un passaggio su passerella di legno, un breve traverso che aggira un risalto roccioso con un paio di saliscendi privi di difficoltà, alcune roccette verso una galleria bellica piuttosto breve che piega subito a sinistra (torcia non necessaria) e una comoda cengia con passerella di legno. Si salgono altre roccette e si prosegue poco sotto il filo di cresta, con passaggi ampi e passerelle in legno dove il terreno si restringe, fino al ponte sospeso di circa 30 metri, uno dei punti più iconici del percorso: voltandosi si vedono il Rifugio Lorenzi appena lasciato e l’inizio della Ferrata Bianchi, che procedeva in senso inverso (15′ dall’attacco al rifugio, 2h30 totali). Il ponte è molto ampio, costruito con traversine di legno (un paio non fisse). Oltre il ponte una lunga scala metallica, divisa in due sezioni, fa guadagnare quota e porta sulla lunga cresta che caratterizza questa parte del percorso, ottimamente attrezzata con fune nonostante sia quasi ovunque ampia. Dopo una leggera discesa verso la Forcella Grande si incontra un bivio (2980 m, 15′ dal ponte, 30′ dall’attacco): si può proseguire dritto sulla Dibona oppure prendere la deviazione facoltativa a sinistra per la Cima Cristallino, salendo a mezzacosta a un’insellatura e poi su uno spigolo non difficile alla base della vetta (2997 m, 10′ dal bivio); si sale preferibilmente dal versante ovest, con una breve cengia e un ultimo strappo verticale di una decina di metri attrezzato con staffe, fino alla cima del Cristallino (3008 m), rientrando per la variante est lungo un canalino attrezzato e poi a ritroso fino alla Dibona (deviazione per il Cristallino circa 40′ andata e ritorno). Ripresa in discesa la Dibona, si scende verso la Forcella Grande (2874 m), dove a destra si stacca il sentiero per la Ferrata Renè de Pol alla Punta del Forame e si incontrano alcuni resti di postazioni di cecchini della Grande Guerra; alla forcella si tiene la sinistra restando sulla Dibona. Sul versante sinistro si passa accanto al rudere di un ex ricovero militare italiano e si percorre, sotto la Cresta Bianca, un tratto in cui si alternano sentiero, cenge, facili traversi e camminamenti attrezzati a modesto dislivello, fino alla Forcella Padeon (2762 m, 2h dall’attacco inclusa la deviazione al Cristallino, 4h15 totali), dove sorge il Bivacco Buffa di Perrero, ex caserma di guerra ristrutturata e in posizione panoramica eccellente, ideale per una sosta. Si prosegue a mezzacosta sul versante sud del Vecio del Forame, con alcune esposte cenge a tratti non protette, fino a un canalone detritico che si scende sulla sinistra con un lungo tratto attrezzato, raggiungendo prima la Forcella Alta (2650 m) e poi un bivio (2490 m, 1h dal Bivacco Buffa di Perrero, 5h15 totali). Qui, mentre a sinistra il ripido canalino franoso della Val Padeon costituisce una via di fuga difficile e poco consigliabile, si prosegue dritti sul Sentiero Dibona fino alla Forcella Bassa (2450 m); si cammina poi a mezzacosta senza attrezzature lungo la Cresta dello Zurlon, si sale una scaletta che porta ad alcuni ruderi militari (2360 m, 40′ da Forcella Bassa, 6h totali) e, dopo un breve tratto in salita a una forcella, si scende un ripido canalone ghiaioso fino al Col dei Stombi (2017 m, 40′ dai ruderi dello Zurlon, 6h45 totali), dove finisce l’ambiente roccioso e iniziano pini e mughi. Dal Col dei Stombi si scende ripidamente, tra tornanti e serpentine, fino all’innesto sulla forestale (CAI 203, 1700 m, 30′ dal colle, 7h15 totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Le difficoltà tecniche non sono elevate, ma l’itinerario è lungo e committente, con tratti esposti e alcune cenge non protette; il dislivello da affrontare è notevole e richiede ottimo allenamento. Storicamente è uno dei percorsi più affascinanti delle Dolomiti, disseminato di tracce della Grande Guerra.

    ⚠ Itinerario molto lungo (23 km, fino a 10h) e impegnativo, con tratti esposti e cenge a tratti non protette: partire presto, con meteo stabile, e tenere conto dell’accesso ora più faticoso (risalita del Gran Staunies).
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo d’alta montagna (quota massima 3008 m al Cristallino). La lunghezza, l’esposizione e l’accesso impegnativo lo rendono adatto a escursionisti ben allenati e autonomi.

    ▲Discesa

    Raggiunta la forestale si tiene la sinistra sul sentiero 203, ignorando tutte le deviazioni, fino al Passo Son Forcia (2109 m, 1h45 dall’innesto sulla forestale, 8h totali). Da qui si può salire al Rifugio Son Forca per prendere la seggiovia che scende al Rio Gere (attenzione agli orari di apertura impianti), oppure tenere la destra sul 203 fino alla deviazione a sinistra per il CAI 206 (1948 m, 20′ dal Passo Son Forcia), in direzione di Malga Lareto; si scende sul 206 fino a individuare un’esile traccia non segnata che scende al Rio Gere (30′ dall’innesto sul 206, 2h45 dal termine della ferrata, 10h complessive).

    ▲Da abbinare

    Dalla Forcella Grande si stacca la Ferrata Renè de Pol alla Punta del Forame, naturale prosecuzione per chi ha ancora energie.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoCristallo
    • Avvicinamento2:15 h
    • Ferrata5:00 h
    • Itinerario (a/r)10:00 h
    • Dislivello ferrata1300 m
    • Dislivello itinerario1300 m
    • Quota max3008 m
    • Lunghezza23 Km
  • Sentiero Attrezzato del Vofrede (Ferrata dello Sperone)

    Sentiero Attrezzato del Vofrede (Ferrata dello Sperone)

    Vie Ferrate › Valle d'Aosta › Aosta
    Sentiero Attrezzato del Vofrede (Ferrata dello Sperone)

    Il Sentiero Attrezzato del Vofrede — chiamato da alcuni Ferrata dello Sperone — è un itinerario non difficile ma dai panorami mozzafiato, che risale il vallone della Cignana contornato da stupendi laghi alpini. Si arriva ai pressi del Colle di Vofrede con un rientro ad anello in un giro molto appagante, sotto lo sguardo del Cervino.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è lungo la strada che da Châtillon risale verso Breuil-Cervinia (AO). Si oltrepassa Valtournenche e si prosegue oltre la centrale idroelettrica di Perrères fino a vedere sulla sinistra un’area in cui si lavora la sabbia; lungo un rettilineo si nota una strada sterrata che scende in quella direzione e, prima di oltrepassare il ponte, si parcheggia a bordo strada. Se l’ingresso nella sterrata non fosse possibile per lavori, si prosegue per qualche metro sulla strada principale e si parcheggia a destra in uno spiazzo, allungando di poco l’escursione (apri su Google Maps). Dal parcheggio si supera il ponte sul torrente Marmore svoltando a destra in direzione del laghetto per la pesca sportiva; nei pressi del cartello di divieto di accesso si imbocca il largo sentiero che risale il vallone del torrente Creton, fino a una palina con i vari segnavia, dove si tiene il segnavia 9 (segni gialli). Dove il sentiero piega a sinistra si attraversa un torrente e si risale un tratto gradonato su roccia viva; su comodo sentiero si giunge a un bivio dove, mentre a sinistra si va verso il ghiacciaio di Vofrede, si tiene la destra proseguendo dritti lungo la morena e, dopo alcuni tornanti, si raggiunge l’attacco del Sentiero Attrezzato del Vofrede (2h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il primo tratto si svolge su alcune brevi pareti, seguite da un traverso orizzontale esposto ma con abbondante posto per i piedi; si aggira uno spigolo poco marcato e si risalgono facili roccette. Le attrezzature terminano momentaneamente e si segue la traccia fino a una parete verticale, arrampicabile agevolmente assicurati dal cavo; si superano alcuni balzi di roccia non ripidi fino a un balcone affacciato sul ghiacciaio del Vofrede. Dal terrazzino si affronta una parete verticale di alcuni metri, non difficile, che porta a un secondo balcone panoramico, oltre il quale prosegue il tratto verticale; il sentiero attrezzato continua senza difficoltà fino ad attraversare una spaccatura nella roccia, ormai in prossimità del termine. Si percorrono le ultime decine di metri e, nel pianoro sotto il Castelletto Whymper, il sentiero attrezzato si conclude con una magnifica vista sul vicino Cervino (1h30 dall’attacco, 3h30 totali). Dal termine si prosegue verso ovest (sinistra) lungo la pietraia in direzione del Colle di Vofrede (3130 m, punto più alto dell’escursione, 4h totali), seguendo i segni gialli e gli ometti.

    ▲Carattere e difficoltà

    L’itinerario non è difficile tecnicamente, ma è lungo: giunti al Colle di Vofrede si è a meno di metà escursione, quindi va valutata bene la lunghezza complessiva, soprattutto per il rientro.

    ⚠ Il rientro, pur non difficile, si svolge in una zona remota con sentiero non sempre ben segnato: può avere senso portare una traccia GPS, in particolare in caso di annuvolamenti o nebbia con difficoltà di orientamento.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo d’alta montagna (quota massima 3130 m), in ambiente selvaggio e di grande bellezza. Lo sviluppo lungo e la lontananza da punti d’appoggio richiedono buona autonomia e attenzione al meteo.

    ▲Discesa

    Dal Colle di Vofrede si scende verso ovest in direzione del Gran Lago, seguendo la traccia labile del sentiero e poi gli sfasciumi fino al lato orientale del bacino; si percorre il muro di contenimento verso valle fino a un piccolo rudere dal tetto sfondato, da cui un sentiero si connette poco dopo a uno più ampio che risale alla parete dove sorge il Rifugio Perucca Vuillermoz. Dal rifugio si segue il sentiero 6 – Alta Via 3 verso il bivacco Manenti, a tornanti, fino al bordo del lago di Balanselmo; si prosegue con un lungo tratto a mezzacosta all’Alpe di Chevalley, poi su una sterrata fino a una selletta da cui si prende il sentiero 107, tenendo la sinistra verso il rifugio La Riondè e proseguendo verso l’ormai visibile cava di sabbia e quindi al parcheggio (3h30 dal termine del sentiero attrezzato, 7h30 complessive).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneValle d'Aosta
    • GruppoCervino – Valtournenche
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)7:30 h
    • Dislivello ferrata450 m
    • Dislivello itinerario1200 m
    • Quota max3130 m
    • Lunghezza14,9 Km
  • Sentiero Attrezzato delle Scalette al Catinaccio (Larsec)

    Sentiero Attrezzato delle Scalette al Catinaccio (Larsec)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Sentiero Attrezzato delle Scalette al Catinaccio (Larsec)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Il Sentiero Attrezzato delle Scalette è la via più diretta che dal Rifugio Gardeccia conduce nelle austere valli del Larsec e della Laussa, nel cuore del Catinaccio. L’itinerario non presenta particolari difficoltà tecniche e può essere percorso anche da chi è alle prime esperienze sulle vie attrezzate; va però prestata grande attenzione al meteo se si decide di proseguire nelle due valli in quota.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è il Rifugio Gardeccia, nella Val del Vajolet (parallela alla Val di Fassa, TN) e interdetta al traffico privato. Per raggiungerlo ci sono varie opzioni: salire con la funivia da Vigo di Fassa al Rifugio Ciampedie e proseguire su comodo sentiero in circa 45′; usare il bus navetta da Pozza di Fassa (20′, conviene verificare punto e orari con l’ufficio turistico); oppure salire con la funivia da Pera di Fassa e raggiungere il rifugio a piedi (apri su Google Maps). Dal Rifugio Gardeccia (1949 m) si segue il CAI 583 che, a mezzacosta, passa sotto i dirupi del Larsec verso est, aggira le imponenti bastionate rocciose e prosegue verso nord in più marcata salita; a un certo punto una palina indica di tenere la sinistra su una nuova traccia, che sostituisce una vecchia via soggetta a una frana (1h dal Rifugio Gardeccia).

    ▲Il percorso

    Da qui in avanti si percorre l’effettivo Sentiero delle Scalette, che si inerpica in un canalone al termine del quale si raggiunge il Passo delle Scalette. I primi tratti attrezzati sono su un’esposta cengia, oltre la quale una serie di staffe metalliche permette di risalire un traverso; segue un tratto di erto sentiero senza attrezzature fino a un secondo tratto attrezzato, composto da roccette che si risalgono restando sul lato sinistro del canalone. Si supera un breve salto verticale, dove alcune nuove cambre metalliche danno sostegno, e si risale un ulteriore tratto di erto sentiero fino al Passo delle Scalette (2348 m, 1h dall’attacco, 2h dal Rifugio Gardeccia).

    ▲Carattere e difficoltà

    Il sentiero non presenta particolari difficoltà tecniche; l’impegno principale è il dislivello, che richiede un buono stato di forma. Merita una nota a parte l’eventuale proseguimento nelle detritiche valli del Larsec o di Laussa.

    ⚠ Le valli del Larsec e della Laussa sono prive di punti d’appoggio: proseguire l’escursione sotto un temporale può renderle molto più proibitive del normale. Pianificare l’itinerario con un occhio costante al meteo.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo d’alta montagna (quota massima 2720 m sull’anello più lungo). Le difficoltà tecniche sono contenute, ma lo sviluppo e l’ambiente d’alta quota richiedono buona preparazione fisica e attenzione alle condizioni meteo.

    ▲Discesa

    Dal Passo delle Scalette si sceglie tra varie opzioni di rientro. La più battuta percorre la desolata Valle del Larsec fino al Passo Pope (2720 m), da cui si scende col ripido sentiero Don Guido al Rifugio Vajolet (2243 m) e, lungo la Valle del Vajolet, al Rifugio Gardeccia (1950 m, 5h30). L’opzione più lunga resta sul CAI 583 nella Valle di Laussa fino all’omonimo passo (2700 m), per scendere al Rifugio d’Antermoia (2497 m) presso il lago glaciale, oppure tenere la sinistra verso il Passo Principe; dal Rifugio Antermoia si può raggiungere il Passo Principe percorrendo la Ferrata al Catinaccio d’Antermoia, e dal Passo Principe scendere tutta la Valle del Vajolet fino al Gardeccia (5h30 senza raggiungere il Lago d’Antermoia e senza la ferrata, 8h includendoli). L’opzione più breve, ma meno appagante, è il rientro a ritroso lungo il percorso dell’andata (3h30 totali).

    ▲Da abbinare

    Il sentiero si presta a essere abbinato alla Ferrata al Catinaccio d’Antermoia — come descritto nel rientro — oppure alla Ferrata Bepo de Medil, preferibilmente in discesa.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoCatinaccio
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)5:30 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario761 m
    • Quota max2720 m
    • Lunghezza16 Km
  • Sentiero Attrezzato della Vergella al Monte San Martino

    Sentiero Attrezzato della Vergella al Monte San Martino

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Sentiero Attrezzato della Vergella al Monte San Martino

    Il Sentiero Attrezzato della Vergella è una variante di salita rispetto al più battuto sentiero che da Lecco porta alla Cappella della Madonna del Carmine, sotto il Monte San Martino. Non presenta difficoltà sostenute e permette di risalire un paio di risalti rocciosi più impegnativi con l’aiuto di alcune catene. È generalmente percorribile tutto l’anno, prestando attenzione ai mesi più caldi.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dall’abitato di Rancio Alto, sopra Lecco. Da Lecco si prende la strada verso Ballabio fino a un evidente doppio tornante in mezzo alle case: in prossimità del secondo tornante, dove a sinistra una strada prosegue dritta, si imbocca via Quarto e si percorrono circa 200 metri fino a notare, nei pressi di uno spiazzo, una stradina asfaltata sulla destra che risale ripida con una sbarra bianca arrugginita aperta. Si sale questa ripida via, si compie un primo tornante a sinistra e, a un bivio, si prosegue a destra in salita per un paio di minuti fino a una sbarra dove si parcheggia (apri su Google Maps). Dal parcheggio si prosegue sulla strada cementata fino a un tornante, dove si continua dritti su una mulattiera (CAI 52); si ignorano alcuni bivi che si staccano a destra (tra cui il CAI 58 per la Ferrata del Medale) e, sotto le pareti del Monte San Martino, si risalgono alcuni tornanti fino a un bivio dove un cartello bianco indica a sinistra il Sentiero Attrezzato della Vergella (20′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dalla deviazione si seguono i segni gialli del percorso; in prossimità della falesia delle Placchette di San Martino si prosegue dritti fino all’attacco. Il sentiero attrezzato risale un canale roccioso in cui la catena si sviluppa subito in verticale su una parete dapprima levigata, poi più appigliata, risalita abbastanza agevolmente; nella parte alta si traversa verso sinistra uscendo su un bel terrazzo panoramico. Si prosegue fino a una seconda parete verticale, dalle sembianze di un diedro non pronunciato, che si attacca seguendo la catena sul lato sinistro; risalita la parete e affrontato un traverso a sinistra, si esce e si risalgono alcuni gradoni rocciosi fino al termine delle attrezzature. Tra balzi rocciosi e roccette non impegnative, e un ultimo ripido tratto di sentiero, si conclude il Sentiero della Vergella (1h dall’attacco, circa 1h30 dal parcheggio), con la Cappella della Madonna del Carmine ormai in vista.

    ▲Carattere e difficoltà

    L’itinerario non presenta difficoltà di rilievo. I due tratti più verticali sono opportunamente attrezzati e danno la sicurezza necessaria agli escursionisti meno esperti, mentre chi è più allenato può provare a risalirli senza utilizzare la catena.

    ⚠ Dopo abbondanti piogge o nei mesi autunnali il fogliame rende scivolosi alcuni tratti, soprattutto se la via viene percorsa in discesa.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota bassa (massimo 742 m): è un itinerario percorribile quasi tutto l’anno, con attenzione al caldo nei mesi estivi e alla scivolosità del fondo nelle stagioni umide.

    ▲Discesa

    Se l’itinerario si conclude alla cappella, si prende il sentiero alla sua destra, che scende prima nel bosco, poi tra gradoni rocciosi e infine sotto le pareti del Monte San Martino, fino a ricongiungersi con il sentiero dell’andata e quindi al parcheggio (45′ dalla cappella, 2h15 totali). In alternativa si può proseguire lungo altri itinerari: a destra della cappella si imbocca il Sentiero Attrezzato Silvia per la vetta del Monte San Martino (45′), valutando poi se proseguire verso il Corno del Medale e scendere lungo il Sentiero del Medale, oppure verso il Coltiglione lungo il Sentiero del GER; un’altra possibilità è salire in vetta per la via normale e, verso il Rifugio Piazza, scendere lungo il più difficile Sentiero dei Pizzetti.

    ▲Da abbinare

    Per gli escursionisti esperti un’alternativa interessante è salire l’impegnativa Ferrata del Medale e scendere lungo il Sentiero Attrezzato Silvia e poi questo della Vergella. Nei dintorni si trovano anche il Sentiero Attrezzato del GER al Coltiglione e il più difficile Sentiero Attrezzato dei Pizzetti.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneLombardia
    • GruppoPrealpi Lecchesi – Monte San Martino
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)2:00 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario372 m
    • Quota max742 m
    • Lunghezza7 Km
  • Sentiero Attrezzato del Gronton a Cima Bocche

    Sentiero Attrezzato del Gronton a Cima Bocche

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Sentiero Attrezzato del Gronton a Cima Bocche

    Il Sentiero Attrezzato del Gronton è un percorso attrezzato in quota che non presenta particolari difficoltà tecniche, ma la cui esposizione, costante lungo tutto l’itinerario, richiede una certa esperienza di montagna. Parte dal Passo Lusia, sale verso Cima Bocche e scende ai Laghi di Lusia, snodandosi su una linea di difesa austriaca della Grande Guerra.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è il Passo Lusia, raggiungibile tramite una strada sterrata che si stacca dalla statale del Passo San Pellegrino vicino a Moena (TN). Da Moena si procede verso il Passo San Pellegrino per pochi chilometri fino agli impianti di risalita Lusia, utilizzabili per raggiungere il rifugio; chi sale in auto imbocca la sterrata che risale subito dopo il passaggio sotto le piste e la percorre per alcuni chilometri fino al rifugio (apri su Google Maps). Dal Rifugio al Passo Lusia (2055 m) si procede verso sud sul CAI 633 in direzione di Cima Bocche, risalendo i prati a modesta pendenza fino alla Sella Lusia (2360 m), da cui si ha una vista ideale sull’intero giro: a sinistra la cresta del Gronton, dritto davanti Cima Bocche e in basso i Laghi, lungo i quali corre il rientro. Dalla sella si scende a mezzacosta fino al Bivacco Redolf (2335 m), dove a un bivio si lascia il 633 (che sarà il sentiero di rientro) e si tiene a sinistra il CAI 634 per l’attrezzata del Gronton, che inizia a Forcella Cajerin (2365 m, 1h30 dal Rifugio Lusia).

    ▲Il percorso

    Dalla Forcella Cajerin il sentiero attrezzato si sviluppa generalmente poco sotto il filo di cresta, tranne nel tratto conclusivo, ed è protetto nei punti più esposti. Poco dopo l’inizio si incontra una cengia esposta con la fune alla destra, oltre la quale si susseguono passaggi su grossi blocchi di roccia alternati a tratti gradonati, residui delle attività militari di un secolo fa. Si raggiunge una nuova cengia con un innocuo ponte sospeso a funi, che porta verso una forcella ben visibile; superata la forcella, si perde leggermente quota lungo una cengia esposta e attrezzata. La salita, non particolarmente ripida, conduce alla cresta, da cui si vedono il percorso appena fatto e i sottostanti Laghi di Lusia; si percorre quindi il tratto più scenografico, un’esposta cengia che aggira uno sperone roccioso, e un ultimo tratto di cresta fino a un bivio: a destra si scende verso la Forcella delle Bocche, a sinistra si sale a Cima Gronton (1h andata e ritorno, con altri resti bellici). L’escursione prosegue scendendo verso la Forcella delle Bocche (2543 m, 1h dall’attacco, 2h30 totali); poco prima, sulla sinistra, un bivio consente di salire a Cima Bocche (2745 m, 1h andata e ritorno, salita consigliata, 3h30 totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Non presenta difficoltà tecniche né situazioni di arrampicata verticale; è un’escursione piacevole, interessante dal punto di vista storico e paesaggistico e meno battuta di tante altre delle valli vicine. L’unica vera nota di impegno è l’esposizione, presente lungo tutto il percorso e non indifferente.

    ⚠ L’esposizione accompagna l’intero itinerario, pur con protezioni nei tratti più critici: servono esperienza di montagna e passo fermo.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo d’alta montagna (quota massima 2622 m). L’ambiente attorno ai Laghi di Lusia è molto caratteristico; più che la tecnica, è l’esposizione a richiedere attenzione.

    ▲Discesa

    Dalla Forcella delle Bocche si rientra lungo il sentiero 633, che scende nella vallata dei Laghi di Lusia — non è raro incontrare cavalli allo stato brado — fino alla Forcella Lusia e quindi al Rifugio al Passo Lusia (2h da Forcella Bocche; 4h30 totali senza la salita a Cima Bocche, 5h30 con la salita).

    ▲Da abbinare

    Sul versante opposto della valle che porta al Passo San Pellegrino si trovano due itinerari ben più impegnativi: l’Alta Via Bepi Zac e l’Alta Via Bruno Federspiel.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoLagorai – Catena di Bocche
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)4:30 h
    • Dislivello ferrata256 m
    • Dislivello itinerario567 m
    • Quota max2622 m
    • Lunghezza13,4 Km
  • Sentiero Attrezzato de le Stel in Val d’Adige

    Sentiero Attrezzato de le Stel in Val d'Adige

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Sentiero Attrezzato de le Stel in Val d'Adige

    Il Sentiero Attrezzato de le Stel è un itinerario piuttosto facile della Val d’Adige, con alcuni passaggi attrezzati e un breve tratto arrampicabile. Sviluppandosi a bassa quota, è consigliato in inverno o a inizio stagione, quando le quote alte non sono ancora percorribili.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal paese di Aldeno, in Val d’Adige a sud di Trento. Si raggiunge la località La Busa lungo Via al Bondone, dove uno stradello sale ripido verso ovest: si cerca parcheggio nelle vicinanze e si imbocca lo stradello cementato (apri su Google Maps). Si sale tra i vigneti seguendo il CAI 631 su carrareccia, ignorando alcune tracce che si staccano a destra e a sinistra, fino a un punto panoramico con panchine (40′ dal parcheggio). Si affrontano alcuni innocui tratti attrezzati, poi si lascia il 631 per il sentiero delle cascate, ci si reinnesta brevemente sul 631 e infine lo si abbandona per imboccare il sentiero F01, ovvero il Sentiero Attrezzato de le Stel, ben segnalato dai segni biancorossi del CAI (620 m, 1h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il sentiero si snoda a mezzacosta su buona traccia, con alcuni facili balzi dotati di infissi metallici che ne agevolano il superamento; si alternano tratti di facile sentiero a brevi tratti attrezzati ripidi ma facili, fino a raggiungere la Madonna caratteristica del percorso, dove una panchina invita a sostare e ad ammirare la Val d’Adige con i suoi vigneti e frutteti. Ripreso il sentiero, ora più stretto, si arriva a una stretta cengia rocciosa piuttosto esposta ma opportunamente attrezzata; terminata la cengia, la pendenza aumenta su piccoli balzi e roccette attrezzate. È la parte più interessante: si possono arrampicare i facili passaggi, mai superiori al II grado, mantenendo l’attrezzatura come autoassicurazione. Si guadagna quindi quota ripidamente fino a una palina con cartello che segna il termine del Sentiero de le Stel (circa 1h30 dall’inizio della parte attrezzata, 2h30 complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    L’itinerario non è difficile, anche se una sezione sale verticale tra facili passaggi arrampicabili. La parte più impegnativa è probabilmente individuare la via nella prima metà: il tracciato non è segnato in modo impeccabile e a volte serve un po’ di fiuto per capirne il proseguimento nel bosco tra le sterpaglie.

    ⚠ Orientamento non banale nella prima metà, con segnaletica incompleta. Attenzione a un punto in cui il vecchio tracciato sale a sinistra, con un cordino in condizioni non ottime: vecchio e nuovo sentiero si riuniscono poco più avanti.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota bassa (massimo 808 m): è uno degli itinerari ideali per l’inverno o l’inizio della stagione. Le difficoltà tecniche sono contenute, ma conviene affrontarlo con roccia asciutta, dato qualche tratto esposto.

    ▲Discesa

    Dal termine del sentiero si sale per un breve tratto nel bosco, poi si imbocca la discesa alternando tratti su forestale dentro e fuori dal bosco; si procede senza difficoltà in parallelo rispetto al Sentiero de le Stel fino a reinnestarsi sul 631 e proseguire la discesa (2h dal termine del sentiero attrezzato, 4h30 complessive).

    ▲Da abbinare

    Da Aldeno si raggiunge rapidamente, lungo la Val d’Adige, il paese di Mori, dove sale l’esposta Ferrata Marangoni; poco lontano si trova la facile e panoramica Ferrata del Somator. In Val d’Adige si può percorrere anche la Ferrata Rio Secco vicino a Cadino, mentre salendo verso Trento si incontrano il Sentiero Attrezzato Bertotti e la difficile Ferrata Segata al Bondone.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoMonte Bondone – Val d'Adige
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)4:30 h
    • Dislivello ferrata90 m
    • Dislivello itinerario583 m
    • Quota max808 m
    • Lunghezza8,8 Km
  • Sentiero Attrezzato del Cacciatore alla Cima Stanga

    Sentiero Attrezzato del Cacciatore alla Cima Stanga

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Sentiero Attrezzato del Cacciatore alla Cima Stanga
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Il Sentiero Attrezzato del Cacciatore risale la parete orientale del Sass Maor, nelle Pale di San Martino. È un itinerario con elevato dislivello e piuttosto lungo, ma non difficile dal punto di vista tecnico, immerso in uno degli ambienti più spettacolari delle Dolomiti.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è in Val Canali, nella località di Prati Fosne. Per raggiungere la Val Canali si percorre la SS 347 del Passo Duran: arrivando da Fiera di Primiero (TN) si prosegue per circa 5 km verso Agordo fino a un ampio tornante con chiare indicazioni per la Val Canali, quindi si risale la valle, si supera un ampio tornante a sinistra e si continua su strada stretta e a tratti sterrata fino all’Hotel Casera; all’incrocio nei pressi dell’hotel si tiene la destra in salita fino al parcheggio (apri su Google Maps). Il Cacciatore è spesso abbinato alla vicina Ferrata Buzzati come via di rientro; qui lo proponiamo in salita, con rientro lungo il Sentiero Attrezzato Depaoli passando per il Rifugio Velo della Madonna. Dalla località Fosne si segue lo stradello e in breve lo si abbandona per il segnavia 719, che sale a moderata pendenza, dapprima nel bosco; usciti dal bosco si procede verso nord risalendo la Val Pradidali in falsopiano fino al bivio in località Pedemonte (1h30 dal parcheggio): mentre dritti si salirebbe al Rifugio Pradidali, si tiene la sinistra sul segnavia 742, che con ripida salita su ghiaia porta sotto le pareti orientali del Sass Maor, all’attacco del Sentiero del Cacciatore, nei pressi di una frana caduta dal Sass Maor alcuni anni fa (2h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si risale con le attrezzature l’area interessata dalla frana fino all’attacco originale del sentiero; si aggira uno spigolo e si sale verso sinistra su una cengia a tratti esposta, che prosegue sotto le strapiombanti pareti del Sass Maor. La salita è piacevole e alterna tratti di cengia protetta a brevi roccette molto arrampicabili e prive di difficoltà, con alcune staffe metalliche nei passaggi più verticali: questi nuovi infissi, aggiunti nell’ultima manutenzione, hanno ridotto considerevolmente i tratti impegnativi di questo storico sentiero. Si prosegue su una lunga cengia dal fondo erboso, in costante esposizione, fino ad aggirare uno sperone ed entrare nel vallone che separa il Cimerlo dal Sass Maor; attraversato un tratto su fondo instabile si raggiunge quello che era il punto chiave della via, un impegnativo diedro che oggi si sale grazie a una lunga serie di cambre metalliche, che riducono se non azzerano le difficoltà originali. Usciti dal passaggio, in un vallone misto di sassi ed erba si seguono i segni biancorossi fino alla forcella (2410 m, 2h30 dall’attacco), raggiunta con salita faticosa ma non difficile, dove termina l’itinerario attrezzato.

    ▲Carattere e difficoltà

    L’itinerario è lungo e con un notevole dislivello, ma le difficoltà tecniche sono ridotte: serve soprattutto prudenza nei vari tratti non attrezzati. L’unico passaggio impegnativo del tracciato originario, il diedro, è ora attrezzato con molte staffe e dunque notevolmente facilitato.

    ⚠ Itinerario lungo e con forte dislivello (1370 m, 8h30): servono resistenza e attenzione costante nei tratti non attrezzati ed esposti, su fondo a tratti instabile.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo d’alta montagna (quota massima 2550 m). Lo sviluppo impegnativo e l’esposizione di alcune cenge richiedono buona preparazione fisica e passo fermo.

    ▲Discesa

    Dalla forcella si hanno due opzioni: a sinistra, lungo l’iniziale sentiero di cresta con segnavia 747 e poi per tratti attrezzati (descritti nella relazione della Ferrata Buzzati), si raggiunge lo spallone orientale del Cimerlo e si può salire in vetta (1h dal bivio); a destra, sul segnavia 742, si sale al Passo della Stanga (2530 m) e si scende al Rifugio Velo della Madonna (2358 m, 30′ dal bivio, 5h totali). Seguendo questa seconda opzione, dal rifugio si imbocca il segnavia 734 del Sentiero Attrezzato Depaoli, che riporta al parcheggio costeggiando le pareti occidentali prima dello Stanga e poi del Cimerlo: si affrontano alcuni tratti attrezzati non difficili — un canalino, alcune cenge, un facile camino — fino al termine delle attrezzature, poi si taglia a mezzacosta con bei panorami, perdendo gradualmente quota fino a Fosne (3h dal Rifugio Velo della Madonna, 8h30 complessive).

    ▲Da abbinare

    L’abbinamento classico è con la Ferrata Buzzati al Cimerlo, spesso usata come via di rientro. Nella stessa zona si trova anche la Ferrata del Velo della Madonna.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoPale di San Martino
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerario (a/r)8:30 h
    • Dislivello ferrata650 m
    • Dislivello itinerario1370 m
    • Quota max2550 m
    • Lunghezza14,2 Km
  • Sentiero Attrezzato degli Eroi al Monte Peurna

    Sentiero Attrezzato degli Eroi al Monte Peurna

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Sentiero Attrezzato degli Eroi al Monte Peurna

    Il Sentiero Attrezzato degli Eroi sale al Monte Peurna, in Val Schievenin. È facile nei brevi tratti attrezzati, ma ostico nei lunghi tratti non protetti su fondo instabile; l’itinerario non è soggetto a manutenzione puntuale e a volte risulta difficile da individuare. Corre in una zona ricca di testimonianze della Grande Guerra.

    ▲Avvicinamento

    Si raggiunge la Valle di Schievenin, in provincia di Belluno: dalla valle del Piave, in prossimità di Quero, si procede verso est seguendo le indicazioni per Schievenin; arrivati in paese ci si addentra nella valle su strada stretta ma asfaltata fino a un parcheggio, oltre il quale c’è divieto di transito (attenzione ad alcuni colatoi e buche che possono danneggiare le auto basse) (apri su Google Maps). Dal parcheggio (515 m) si cammina lungo la strada interdetta al traffico verso nord, su sterrata con segnavia 848, seguendo per Forcella Bassa; in prossimità di una curva una traccia si stacca a sinistra nel bosco, senza palina e segnalata solo da un piccolo cartello (15′ dal parcheggio). Il sentiero 848 sale lungo la Valle dell’Inferno fino a Forcella Bassa: un tratto che al 2017 risultava piuttosto mal tenuto, con alberi divelti, traccia a volte difficile da individuare e passaggi a mezzacosta su fondo scivoloso ed esposto sul lato sinistro. Raggiunta Forcella Bassa (1044 m, 1h dal bivio), si tiene la sinistra innestandosi nel più lungo Sentiero degli Eroi (cartelli AV8), di cui si percorre solo un tratto; verso sud, sul versante orientale del Peurna, il sentiero presenta tratti su erba e terriccio insidiosi e non protetti. Aggirata la parete est, sul versante sud-orientale si raggiunge il primo tratto attrezzato (1h15 da Forcella Bassa, 2h30 totali).

    ▲Il percorso

    Il primo tratto attrezzato si sviluppa in cresta, con il cavo alla destra: si scende lungo questo tratto fino a una facile e ampia cengia attrezzata. Si prosegue sul sentiero verso sud fino al secondo tratto attrezzato, dove si risale un passaggio molto ripido su fondo scivoloso, protetto per sicurezza. Oltre questo punto terminano le attrezzature e con esse la parte attrezzata del Sentiero degli Eroi (30′ dall’attacco, 3h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Dove protetto, l’itinerario non presenta difficoltà tecniche; le principali difficoltà sono dovute ai numerosi tratti di sentiero su fondo insidioso e non protetto. È inoltre facile perdere la traccia: sia in avvicinamento sia al rientro ci sono punti con alberi caduti e tratti invasi da ortiche ed erbe alte.

    ⚠ Itinerario poco mantenuto e a tratti difficile da individuare, con lunghi tratti non protetti su fondo instabile, scivoloso ed esposto. Sono consigliati pantaloni lunghi e bastoncini telescopici; valutare con cura meteo e capacità di orientamento.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota bassa (massimo 1207 m): l’itinerario è percorribile in buona parte della stagione escursionistica, ma le condizioni del fondo e la vegetazione possono renderlo faticoso. La cura nell’orientamento è il fattore di sicurezza principale.

    ▲Discesa

    Si prosegue in leggera discesa fino a intersecare il sentiero 843, si tiene la sinistra e poco dopo ancora la sinistra seguendo il segnavia 839 che riporta a Schievenin. Raggiunta l’asfaltata percorsa all’andata, ci si ritrova a valle rispetto al parcheggio, quindi si risale la strada fino al punto di partenza (2h dal termine delle attrezzature, 5h complessive).

    ▲Da abbinare

    Verso sud, in direzione di Bassano del Grappa, si trovano due ferrate che salgono alla zona sacra del Grappa, la Ferrata Sass Brusai e la Ferrata Guzzella; per qualcosa di più impegnativo, seppur breve, la Ferrata Santa Felicità. Verso nord si raggiunge il Lagorai con la Ferrata Gabrielli a Cima d’Asta, mentre verso le Dolomiti Feltrine si trova la Ferrata al Monte Coppolo.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneVeneto
    • GruppoDolomiti Feltrine – Val Schievenin
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)5:00 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario785 m
    • Quota max1207 m
    • Lunghezza9,1 Km
Serve aiuto? Scrivici!