Caratteristica: Alta quota

  • Ferrata Roda di Vael (Catinaccio)

    Ferrata Roda di Vael (Catinaccio)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Roda di Vael (Catinaccio)
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    The Ferrata Roda of Vael brings all' imposing peak of the same name (2806 m) to the Gruppo del Catinaccio, with an itinerary of difficult and difficult averages;. The climb from the Vajolon Pass è easy; the descent to the Window Tower presents individual più passages; challenging. It can be combined with the Ferrata Masarè for a satisfying ring tour.

    ▲Approach

    Base the Rifugio Paolina (2125 m), reachable with the Paolina cable car from Carezza, at the Costalunga Pass; large parking to the plants. Open road signs on Google Maps. Dal Paolina si va verso nord/sinistra sul CAI 552, in leggera salita verso la parete ovest della Roda di Vael, poi sul CAI 549 e in direzione del Passo del Vajolon; superato un primo tratto attrezzato con fune e scaletta, lungo la traccia detritica si raggiunge il Passo del Vajolon (2565 m, 1h dal Rifugio Paolina). In alternativa si parte dalla Val di Fassa: da Vigo, funivia al Rifugio Ciampedie e sentieri CAI 541 poi 551 al Passo Vajolon (2h dalla stazione a monte).

    ▲The path

    Dal passo si risale in linea logica il filo di cresta dello spigolo della Roda di Vael seguendo le attrezzature: la salita non presenta particolari difficoltà e alterna tratti attrezzati medio-facili a roccette non attrezzate, con bella vista sulla valle detritica dietro il Catinaccio. Per sentiero di cresta attrezzato e qualche facile balzo si arriva in vetta alla Roda di Vael (2806 m), con la croce metallica (45' dal Passo del Vajolon / 1h 45' totali). Si scende quindi sul versante opposto su ampio sentiero, attrezzato nei tratti più ripidi: alcune roccette e una scala portano verso la Forcella delle Rode (si ignorano le funi che scendono ripide nel canalino e si prosegue in quota). Raggiunta la forcella si affronta il passaggio chiave: una parete verticale e molto esposta, con pochi appigli naturali, da risalire in diagonale verso sinistra; le numerose staffe sostengono la progressione e si esce al Pian del Diaol (2625 m, 1h 15' dall'attacco / 2h 15' totali). Si passa sotto la Torre Finestra (la fessura con la croce al centro) fino a un bivio: a destra sale la Ferrata Masarè (2h), a left you descend for a narrow stretch with a staircase in a rocky anfract and a couple of other equipped sections that close the ferrata (45' from the junction / 3h 15' totali). In both cases you descend to the Rifugio Roda di Vael (2283 m).

    ▲Character and difficulty

    Average difficulty in high altitude environment. The most challenging point is the diagonal wall of Pian del Diaol, exposed and able to put in difficulty the less experienced, although without any difficulty relevant techniques thanks to the excellent equipment.

    ⚠ Possible presence of neve also in late season in the stretch towards the Vajolon Pass. Beware of the detritic material that moves into the downhill section.
    ▲Period and safety

    Summer season, dry rock and no residue. Maximum altitude 2806 m.

    ▲Discipline

    From the Rifugio Roda di Vael you return to the Rifugio Paolina for a comfortable half-coast path CAI 549 and then 539, passing through the Monumento to Christomannos, up to the cable car station (1h from the Roda Refuge of Vael; without Ferrata Masarè 4h 15' total, with the Masarè 6h 15' total).

    ▲To match

    Natural continuation is the Ferrata Masarè. In the Catinaccio also the easy Ferrata Santner, la Ferrata Bepo de Medil, la Ferrata at the Catinaccio d'Antermoia, la Ferrata Laurenzi and the answer Ferrata Maximilian.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupCatering
    • Approach1:00 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerary (a/r)4:15 h
    • Hardware level difference246 m
    • Route difference681 m
    • Max2806 m
    • Length13,1 Km
  • Ferrata Olivieri a Punta Anna (Tofane)

    Ferrata Olivieri a Punta Anna (Tofane)

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Olivieri a Punta Anna (Tofane)

    La Ferrata Olivieri sale a Punta Anna nelle Tofane, sopra Cortina d'Ampezzo: bella e impegnativa, si svolge su ottima roccia con passaggi esposti molto arrampicabili e appaganti. Si parte dal Rifugio Pomedes lungo lo spigolo-cresta fino al Dos de Tofana.

    ▲Approach

    Punto di partenza la Baita Pie Tofana (1675 m) sopra Cortina, da cui salire al Rifugio Pomedes (2303 m): comodo in seggiovia (via Rifugio Duca d'Aosta), oppure a piedi col sentiero 405 al Duca d'Aosta (2098 m) e poi per carrareccia al Pomedes (2h). Open road signs on Google Maps. In alternativa, partendo dal Rifugio Dibona si raggiunge il Pomedes col sentiero 421 (45'). Dal Rifugio Pomedes, dietro la stazione di arrivo della seggiovia, le indicazioni portano su un ripido sentierino (prati poi ghiaione) verso una forcella dove si trova la targa d'attacco (2440 m, 30' dal Pomedes).

    ▲The path

    Fin dall'attacco la via mostra il suo carattere: roccia verticale, poche staffe e attrezzature di sostegno ma ottima roccia. Si sale una prima parete di una ventina di metri, ben appigliata, che piega a destra in alto; segue un tratto in leggera discesa, un traverso con buoni appoggi per i piedi e roccette verso destra, poi una comoda cengia a sinistra. Si aggira uno spigolo e si sale un balzo verticale fino a un terrazzino con vista sulla Tofana di Rozes; su roccette facili si raggiunge una forcella dove le attrezzature si interrompono. Si attacca poi un esposto spigolo, arrampicabile e ben appigliato: nella prima parte si resta sul lato destro del filo guadagnando quota, con un paio di punti angusti dove sostare, fino a un balconcino panoramico su Averau e Nuvolau. Si sale una parete di 4 metri leggermente strapiombante con pochi appigli (necessario il cavo), quindi il tratto conclusivo dello spigolo, affilato e molto esposto, che piega a sinistra verso un evidente pulpito. Si traversa a sinistra (passaggio non banale) e si sale una parete dove la fune zigzaga, sempre molto esposti ma su roccia ben appigliata; un canalino con traverso a sinistra, roccette in diagonale e una parete verticale frastagliata portano oltre i 2700 m, dove il cavo termina su un punto panoramico affacciato su Cortina. Segue un tratto di sentiero in quota con alcuni passaggi attrezzati e un bivio da cui a sinistra si scende al Rifugio Giussani (opzione 3); tenendo la destra (segnavia rossi verso il Dos de Tofana) si supera una placca verticale levigata in aderenza e un breve diedro angusto, quindi una cengia che porta al Dos de Tofana (2850 m, 1h 30' dall'attacco, 2h dal Pomedes), dove la ferrata termina.

    ▲Character and difficulty

    Ferrata esposta e intensa, di media difficoltà; alcuni passaggi più impegnativi, sommati all'ambiente di alta montagna, la rendono difficile ma non proibitiva. Roccia molto buona, frastagliata e ben arrampicabile; cavo generalmente ben teso e d'aiuto. È intitolata a Giuseppe Olivieri, alpinista veneziano; costruita e inaugurata nel 1972 dalla guida alpina Luigi Ghedina.

    ⚠ Ambiente di alta montagna esposto: valutare meteo e condizioni. Diverse opzioni di rientro impongono di pianificare in anticipo dove lasciare l'auto (Baita Pie Tofana o Rifugio Dibona).
    ▲Period and safety

    Piena estate, con roccia asciutta e meteo stabile. Quota fino a 2850 m.

    ▲Discipline

    Tre opzioni: (1) dal Dos de Tofana si scende verso il Rifugio Ra Vales fino a un bivio (2580 m), dove a destra si prende il Sentiero Attrezzato Olivieri che riporta al Rifugio Pomedes (2h 15' dal termine, 4h 30' dal Pomedes); (2) a sinistra del bivio, la Ferrata Aglio porta alla Tofana di Mezzo e alla stazione a monte della funivia, con cui scendere a Col Druscè e poi al parcheggio col sentiero 413 (3h dal termine, 5h 30' totali); (3) dal bivio per il Rifugio Giussani, prima dell'ultimo tratto, si scende per un sentiero a tratti attrezzato ed esposto ma non difficile fino al Giussani e, col sentiero 403, al Rifugio Dibona (preferibile lasciare qui l'auto per questa opzione).

    ▲To match

    Spesso abbinata alla Ferrata Aglio alla Tofana di Mezzo o al Sentiero Attrezzato Olivieri; dal Pomedes si raggiungono anche le ferrate Ra Bujela e Ra Pegna. Verso il Passo Falzarego: Ferrata Tomaselli, Ferrata Fusetti at Sas de Stria e Ferrata at Col dei Bos; to the south Ferrata dei Caprioli san Vito di Cadore.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyHard
    • RegionVeneto
    • GroupTofa
    • Approach0:30 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerary (a/r)4:30 h
    • Hardware level difference312 m
    • Route difference514 m
    • Max2850 m
    • Length5,1 Km
  • Ferrata Nord del Coglians (Weg der 26er)

    Ferrata Nord del Coglians (Weg der 26er)

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Nord del Coglians (Weg der 26er)

    La Ferrata sulla parete nord del Coglians (in tedesco Hohe Warte), recentemente ristrutturata, è difficile e si svolge in un bellissimo e severo ambiente di alta montagna al confine tra Italia e Austria. Itinerario lungo, con oltre 2 ore di avvicinamento e rientro per sentiero attrezzato: ideale da dividere in due giornate.

    ▲Approach

    Si parte dal Rifugio Tolazzi (1350 m), a Collina di Forni Avoltri (Udine), vicinissimo al confine austriaco. Open road signs on Google Maps. Si sale per il Sentiero dei Cramars (segnavia 144) verso il Rifugio Lambertenghi Romanin (1955 m): forestale poi sentiero, ignorando la deviazione a destra per il Sentiero Spinotti (145), usata al rientro (1h 30' dal parcheggio). Dal rifugio si sale al Passo Volaia (1974 m), confine di stato affacciato sul Lago Volaia; si scende leggermente e, tenendo la traccia a destra del lago, ci si immette sul sentiero 403 in salita verso est. Su pietraia si punta alla forcella del Valentintörl seguendo i segnavia austriaci «Weg der 26er» (427): attenzione al bivio poco segnalato, dove si taglia a destra verso una sella (2147 m) lasciando la forcella sulla sinistra. Si piega a sud (427-1, radi bolli blu) fino a una parete di una cinquantina di metri — non la ferrata vera e propria, ma il preludio — che si sale e si scende sul versante opposto, sul ghiaione (eventualmente innevato) sotto la parete nord. A un bivio segnalato si ignora la traccia a sinistra (nuova ferrata 427-2) e si raggiunge l'attacco, indicato da una freccia blu e una targhetta (2276 m, 2h 30' totali).

    ▲The path

    La via è particolarmente impegnativa nei primi 150 metri: verticale, varia e atletica, con infissi presenti ma non eccessivi. L'attacco su alta parete con canalini dà subito il tono; si guadagnano i primi metri verticali piegando a sinistra in un canalino (utile un primo piolo in un passaggio strapiombante), poi si aggira a sinistra un primo tetto con traverso diagonale impegnativo fino a un terrazzino. La parete prosegue verticale fino a un secondo tetto, aggirato con un traverso orizzontale su pioli, molto aereo. Si entra in un canalino e si arriva al passaggio probabilmente più impegnativo: un terzo tetto aggirato con un lungo traverso a sinistra su placca levigata e spesso umida, in aderenza, con un paio di trazioni per uscirne. Si sale ancora verticali fino a un terrazzino, poi passaggi di media difficoltà e un ulteriore traverso simile ai precedenti, fino al termine momentaneo delle attrezzature e della prima difficile sezione. Su ghiaia si raggiunge la seconda parte attrezzata: roccette verticali ma gradonate e passaggi appoggiati arrampicabili (roccia meno levigata, più appigli, ma ghiaino da non smuovere), fino a un ultimo canalino esposto che porta alla cresta spartiacque e confine di stato (circa 2700 m, 2h dall'attacco). Si percorre la cresta, prima larga poi sul filo, con passaggi esposti ma non difficili, e una sezione finale gradonata e arrampicabile fino alla vetta del Coglians (2780 m, 3h dall'attacco, 5h 30' totali), con croce e campana.

    ▲Character and difficulty

    Storica ferrata costruita nel 2000 dal 26° battaglione austriaco di Spittal (da cui «Weg der 26er»). Ambiente severo, prima sezione molto esposta. Fondamentale dosare le energie per arrivare lucidi ai passaggi chiave, che richiedono forte trazione sul cavo.

    ⚠ La prima sezione è difficile e almeno un paio di passaggi sono da considerarsi «Molto Difficili», soprattutto con roccia bagnata (frequente). Facile imbattersi in nevai nel canalone del Valentintörl e nel ghiaione sotto l'attacco. Oltre il confine si seguono i cartelli austriaci: ricordare i nomi locali (Weg der 26er, Hohe Warte).
    ▲Period and safety

    Piena estate con meteo stabile. Alta montagna di confine: valutare neve nei canaloni e condizioni della roccia. Consigliato spezzare in due giorni con pernottamento in rifugio.

    ▲Discipline

    Dalla campana di vetta si scende per la via normale (segnavia 143), su roccette ben segnate poi ghiaione, fino a un bivio (2330 m, circa 45' dalla vetta) dove si tiene la destra verso il Sentiero Attrezzato Spinotti (145). Lo Spinotti ha tratti attrezzati: un curioso tratto su placca con gradini di legno, una cengia e un camino che si scende su scala metallica e poi su fune lungo l'esposta parete esterna, fino a rientrare al Rifugio Lambertenghi Romanin (2h 30' dalla vetta). Si riprende il sentiero dell'avvicinamento fino al Rifugio Tolazzi (3h 30' dalla vetta, 9h totali).

    ▲To match

    Sulle Alpi Carniche: a est la Ferrata Chiadenis; più a sud la Ferrata 50 del Clap, la Ferrata Cassiopea e, verso Tolmezzo, la Ferrata Farina del Diavolo.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyHard
    • RegionFriuli-Venezia Giulia
    • GroupAlps Carnia
    • Approach2:30 h
    • Ferrata50
    • Itinerary (a/r)9:00 h
    • Hardware level difference530 m
    • Route difference1430 m
    • Max2780 m
    • Length10,3 Km
  • Ferrata Norina al Monte Cimone

    Ferrata Norina al Monte Cimone

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Norina al Monte Cimone
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Norina sale al Monte Cimone dalla Val Dogna, nelle Alpi Giulie: un lungo itinerario che include un guado del torrente, un avvicinamento dapprima nel bosco e poi su tratti ripidi ed esposti, una ferrata di media difficoltà e la salita finale alla vetta passando dal Bivacco Del Torso. Escursione isolata, per esperti, lontana dalle folle.

    ▲Approach

    Si parte in Val Dogna, raggiungibile dall'omonimo comune (Udine): attraversato il ponte a Dogna si prosegue circa 4 km fino a uno stretto spiazzo presso un tornante con palina CAI. Open road signs on Google Maps. Si scende con il CAI 640 nel bosco (circa 100 m di dislivello) fino al letto del fiume: il vecchio ponte metallico è stato distrutto da una piena e oggi è necessario guadare il torrente (d'estate l'acqua arriva alle ginocchia). Sul versante opposto, sempre sul 640, si sale ripido nel bosco ignorando il bivio del 651 fino al Bivacco Cividale (1414 m, 2h 30' dall'auto). Si prosegue in falso piano (sentiero a tratti invaso dalla vegetazione), si ignora il bivio 655 e si segue una scritta su roccia verso la ferrata; attenzione a un paio di canaloni spesso innevati anche a stagione inoltrata. Su rocce e tratti esposti, alcuni attrezzati, si raggiunge l'attacco della Norina (1807 m, 4h 45' dal parcheggio, 2h 30' dal Bivacco Cividale).

    ▲The path

    I primi tratti risalgono uno stretto canalino, seguiti da sentiero esposto e una stretta cengia attrezzata. Inizia poi la ferrata vera e propria, su balze rocciose molto arrampicabili che alternano passaggi di II grado a qualche singolo passaggio più impegnativo; il fondo è detritico, quindi serve attenzione. Si sale tra rocce rotte e colatoi attrezzati, in ambiente sempre più bello e austero, aggirando un esposto spigolo e alternando tratti facili a collegamenti, fino a un camino poco marcato con alcune staffe. Si raggiunge il passaggio più iconico: un cupo canalino chiuso da un masso, in cui ci si addentra per uscirne con un bel passaggio in spaccata, da cui lo sguardo si apre sul Monte Cimone e sul Bivacco Del Torso (2110 m, 1h 30' dall'attacco, circa 6h totali), raggiunto in pochi minuti in discesa. Da qui si può chiudere l'escursione oppure proseguire verso la vetta del Monte Cimone, al lato della cresta, in circa 45' dal bivacco (circa 7h totali), con un paio di passaggi su roccette (max I grado).

    ▲Character and difficulty

    Ferrata di media difficoltà ma inserita in un itinerario lungo e impegnativo. Storica: realizzata all'inizio degli anni '80 dal gruppo Rocciatori del CAI Cividale per collegare la Val Dogna alla Val Raccolana; è dedicata a Norina, madre di Ivano Baracchini, ideatore e capocantiere. Panorama splendido dal Cimone su Jof di Montasio e Canin.

    ⚠ Si percorre la via attrezzata e il guado anche in discesa: vista lunghezza e dislivello (oltre 1700 m, fino a 13h) si consiglia di spezzare in due giorni (Bivacco Cividale o Del Torso). A inizio stagione meglio ramponi e piccozza per canaloni innevati. Tratti di sentiero su fondo sdrucciolevole ed esposto: passo fermo ed esperienza necessari.
    ▲Period and safety

    Piena estate, quando il guado è agevole e i canaloni sono liberi dalla neve. Itinerario isolato: non raro incontrare animali allo stato brado.

    ▲Discipline

    Dalla vetta del Cimone si percorre a ritroso l'intero itinerario dell'andata, guado compreso (circa 6h dal Cimone, 13h totali). Spezzare in due giorni rende il rientro più sicuro.

    ▲To match

    In questo angolo di Alpi Giulie: la Ferrata Anita Goitan at Jof Fuart, the imprint Ferrata Amalia al Jof di Montasio e la Ferrata Julia al Canin.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionFriuli-Venezia Giulia
    • GroupJulian Alps
    • Approach4:45 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerary (a/r)13:00 h
    • Hardware level difference310 m
    • Route difference1739 m
    • Max2379 m
    • Length15,2 Km
  • Ferrata Monte Nero (Presanella)

    Ferrata Monte Nero (Presanella)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Monte Nero (Presanella)

    The recent Ferrata Monte Nero is only a part — short (95 m of altitude) but central — of a long and challenging high mountain route that, from Val d'Amola and the Segantini Refuge, leads to the summit of the Presanella (3558 m), the highest point entirely in Trentino. L' itinerary requires l' crossing a vedretta with ramps.

    ▲Approach

    From the parking lot at the bridge on the Sarca stream, in Val d'Amola (Malga Vallina d'Amola, 2006 m). From the SS239 Pinzolo–Madonna di Campiglio, in Pinemonte Basso take the road to the Val Nambrone; beyond the Nambrone Refuge you climb on a carrabile up to a crossroad where you continue to the left (to the right the Cornisello Refuge) to the parking lot. Open road signs on Google Maps. Follow the signpost west 211, then at the junction you hold the right on the 211 «Oscar Collini» which, steep but without difficulty, leads to Rifugio Segantini (2373 m, 1h from parking). Behind the hut follow the signs for the Presanella to the north-west, pointing to the moraine and taking as reference the Black Mountain; you reach the vedretta (live ice or snow according to season: necessary ramps, attention to the rocks) and cut diagonally up to the rock, climbed up with passages of Igan up to the ' attack (3070 m, 1h 30&#.

    ▲The path

    New metal cable and numerous fixtures help on smooth rock passages. It rises on plates supported with some brackets, then an exposed but not challenging traverse overlooking the ' route. The ferrata is not continuous: in some places the cable leaves space to rocks and easy balconies. There is a narrow nod equipped with wooden catwalk, then alternating plaques and balconies and a'exposed sloped ramp to the right to the highest point of the road on the crest (3165 m). The cable then leads to the opposite side, going down for about 50 m towards the Vedretta of Nardis Orientale with uncomplicated climbing and a long set of fixtures, where the ferrata ends (30' from' attack). On this vedretta, in late season, the ramps usually do not serve; the main difficulty is l' orientation with poor visibility (pow omits and boils). Continue north-west along the valley to the plateau above the vedretta, from which you will find the Bivacco Orobica: to reach it a couple of delicate passages (a stretch equipped in descent and a cross exposed on friable bottom with wooden axles). From the bivouac (3382 m, 1h 30' from the end of the ferrata) follow the track on the left side of the crest to the summit of the Presanella (3558 m, 45' from the bivouac, 5h from the parking lot).

    ▲Character and difficulty

    Long itinerary, with significant difference in altitude and mountaineering character. The ferrata itself is difficult but short; the greater commitment is environmental. In the stretch between the Vedretta di Nardis and the Bivacco Orobica there are nails with mosquitoes useful for a sure with rope.

    ⚠ Need ramps and peak. Maximum attention in the crossing of the Vedretta di Monte Nero, also for the instability of stones. Start early: recommended overnight at the Segantini Refuge to reach the summit in the morning. Stable weather.
    ▲Period and safety

    Summer season with glacier under conditions. High mountain: evaluate snow, visibility and weather.

    ▲Discipline

    The return takes place backwards for the route (about 5h to the car, about 10h total).

    ▲To match

    Similar climbs in the area: Flower trail at Tonale, Ferrata Tabaretta all'Ortles e Cengles Croda Ferrata.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyHard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupAdamello-Presanella
    • Approach2:30 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerary (a/r)10:00 h
    • Hardware level difference95 m
    • Route difference1558 m
    • Max3558 m
    • Length15,5 Km
  • Ferrata del Monte Emilius (Col Carrel)

    Ferrata del Monte Emilius (Col Carrel)

    Vie Ferrate › Aosta Valley › Aosta
    Ferrata del Monte Emilius (Col Carrel)
    Very difficult● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    The Ferrata del Monte Emilius crosses the north and north-west ridge of the top (3551 m) from the Colle Carrel: for length, environment and altitude difference should be considered one of the most challenging. It is a high mountain itinerary not to be underestimated, more than 16 km, which should be broken in two days with overnight stay at the Arbolle Refuge or the Federigo Bivacco.

    ▲Approach

    From the Aosta-Pila mountain station, continue to Chamolé station (2300 m). Open road signs on Google Maps. Follow the path towards Refuge Arbolle (mark 19c then 19a uphill, then a hundred meters downhill in the Arbolle valley; 1h 30' from the upstream station). You should stay at the shelter. From there go down the path 14 (Vallone di Comboe) up to a crossroads where you keep the right on the paths 16c e 16a to the spartan Bivacco Federigo (2907 m), under the Colle Carrel (1h 30' from the refuge, 3h 45' total). The ferrata starts right behind the bivouac.

    ▲The path

    From the bivouac follow the traces up to the' attack; the road takes place mainly on the crest wire. There are rocks and several exposed but not difficult traverses, up to a point where you disarrampica towards a suspended bridge very exposed, with wooden walkway for your feet. Beyond the bridge you reach the Mont Ross, from which you continue on the right side on sloped and exposed plates; here a via escape (cart) descends right towards Lake Gelato. The ferrata alternates along the crest path and vertical or exposed passages protected by cable and cambre, along beautiful granite plaques, up to the Petit Emilius (3342 m). Always holding the right of the wire you pass the steps and a vertical section with metal fixtures where there can be a snowmaker even in late season (better to have the ramps). A last rocky highlight leads to the final ridge and, in about ten minutes, to the top madonnine (3551 m, 4h 30' from the bivouac, 7h 30' total).

    ▲Character and difficulty

    Excellent and well positioned equipment, but it is a ferrata to be considered as part of a long, challenging and fulfilling alpine itinerary. At the end of the road, attention is paid to some unprotected sections on rock not always stable.

    ⚠ Until at least at the end of July bringing ramps and peak: it is not unusual to find snow at altitude, where safety equipment can be unusable. A stable weather is indispensable. The cable car closes relatively early in summer: prohibitive route in one day, better in two.
    ▲Period and safety

    Full summer with snow absent or manageable at altitude. High mountain: assess conditions, plant and weather times.

    ▲Discipline

    From the top you descend along the normal road to the Passo dei Tre Cappuccini, along the Gelato Lake and continue until the Rifugio Arbolle (2h 30' from the top, 10h total). From the refuge, back to the path of approach to the cable car (1h from the refuge, 11h total).

    ▲To match

    Staying in Arbolle, on the return you can walk the simplest but panoramic Sentiero Attrezzato Panorama. Other itineraries in Valle d'Aosta: Ferrata del Gran Paradiso, Ferrata al Bivacco Borelli e Ferrata delle Crete Seche.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyVery difficult
    • RegionAosta Valley
    • GroupMonte Emilius
    • Approach3:00 h
    • Ferrata4:30 h
    • Itinerary (a/r)11:00 h
    • Hardware level difference750 m
    • Route difference1250 m
    • Max3551 m
    • Length16,4 Km
  • Ferrata delle Mesules (Pößnecker)

    Ferrata delle Mesules (Pößnecker)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata delle Mesules (Pößnecker)

    La Ferrata delle Mesules — storica Pößnecker Klettersteig del 1912 — risale il versante occidentale del Gruppo Sella fino al Piz Selva (2941 m). È un itinerario lungo, tecnico e vario, con alcuni punti chiave non protetti che richiedono piede fermo e assenza di vertigini, immerso in un panorama a 360 gradi sui grandi gruppi dolomitici di Val di Fassa e Val Gardena.

    ▲Approach

    Si parte dal Passo Sella, tra Val di Fassa e Val Gardena. Conviene lasciare l'auto sul versante della Val di Fassa, nei pressi dell'Albergo Maria Flora: così si imbocca direttamente il sentiero d'attacco e ci si ritrova allo stesso versante al rientro. Open road signs on Google Maps. Dal parcheggio si segue il segnavia CAI 649 verso nord-est, in direzione delle Torri del Sella: prima su prato, poi su fondo detritico con pendenza crescente fino all'attacco (2290 m, 30' dal parcheggio).

    ▲The path

    L'attacco è stato modificato rispetto al tracciato originale e oggi è considerato più difficile. Superate le prime roccette non protette si entra nel primo di una lunga serie di camini, su parete appoggiata verso sinistra; pochi chiodi segnalano l'aumento di difficoltà e la riduzione degli appigli. Si alternano tratti verticali e diagonali con una fessura d'appoggio fino a un terrazzino. Qui inizia la sezione più impegnativa: ci si addentra in un anfratto risalendo roccette di I grado fino a un passaggio di II grado in spaccata, non protetto da fune, da affrontare con buon piede, cercando gli appoggi e aiutandosi con le mani su entrambi i lati dell'anfratto per superare un masso fino ad alcune staffe. Si scende qualche metro alla prima scaletta, da cui ci si gira a osservare il tratto appena salito. Dopo una seconda scaletta arriva l'altro punto chiave: uno stretto camino con staffe (prima a sinistra), unica assicurazione perché manca la fune; nella parte alta le staffe passano sul lato destro e occorre girarsi su sé stessi (manovra ostica con zaino voluminoso), per uscire poi a sinistra su due pioli in un passaggio molto aereo e prendere una scaletta poco stabile. Si sale una parete levigata, quindi un facile camino con buoni appoggi e staffe; brevi tratti orizzontali e roccette chiudono le attrezzature. Si entra in un vallone che si risale su traccia, si superano altri facili tratti attrezzati e un sentiero esposto a mezzacosta verso destra fino all'Altopiano delle Mesules. Un sentiero di collegamento porta sotto l'ultima sezione: una cengia esposta, balzi rocciosi ben appigliati e passaggi solo a tratti attrezzati conducono alla vetta del Piz Selva (2941 m), affacciata sul Sassolungo (3h dall'attacco, 3h 30' totali).

    ▲Character and difficulty

    Escursione ad ampio respiro, dal carattere alpino, riservata a ferratisti esperti e preparati. I due passaggi chiave della prima sezione (max II grado) non sono protetti: le difficoltà sono soprattutto psicologiche, per l'esposizione e per gli spazi angusti. Il lungo camino richiede agilità nella parte alta e sconsiglia zaini ingombranti.

    ⚠ L'Altopiano delle Mesules è selvaggio e isolato, senza punti d'appoggio: con nebbia il rischio di perdere l'orientamento è concreto. Percorrere la via solo con previsioni di tempo stabile. Per uscire dal camino può servire un rinvio o una fettuccia per agganciare lo zaino all'imbraco e riuscire a girarsi.
    ▲Period and safety

    Piena estate, con meteo stabile: l'itinerario è lungo (16 km, 7h 45' complessive) e si svolge a quasi 3000 m senza punti d'appoggio. Buona pianificazione e partenza mattutina.

    ▲Discipline

    Dal Piz Selva si percorre il lungo e brullo Altopiano delle Mesules verso nord-est seguendo i radi segni del CAI 649 fino al Piz Miara (2964 m). Da qui l'opzione normale prosegue sul 649 perdendo leggermente quota: si ignorano i bivi col 767 (Rifugio Pisciadù) e col 666 (Val de Tita) fino alla Forcella dell'Antersass (2842 m, 1h 15' dalla vetta). Si prende a destra il sentiero 647 che cala nella Val de Lasties fino al Pian di Sella (2283 m, 2h 30' dalla vetta), poi indicazioni e tratto asfaltato fino al Passo Sella (4h dalla vetta, 7h 30' totali). Solo per esperti, un canalone non segnato sotto il Piz Miara (labili tracce, un paio di tratti attrezzati) scende diretto nella Val de Lasties risparmiando circa 1h 30'.

    ▲To match

    Sul Gruppo Sella, raggiungibili in breve in auto: Ferrata Piazzetta, Ferrata Tridentina, Ferrata del Piz da Lech e Ferrata del Vallon; vicino al Passo Sella la Ferrata Schuster al Sassopiatto e la Ferrata at the Col Rodella.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyHard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupGruppo del Sella
    • Approach0:30 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerary (a/r)7:45 h
    • Hardware level difference650 m
    • Route difference700 m
    • Max2973 m
    • Length16 Km
  • Ferrata Merlone ai Cadini di Misurina

    Ferrata Merlone ai Cadini di Misurina

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Merlone ai Cadini di Misurina
    Very difficult● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Merlone raggiunge la cima più alta del sottogruppo dei Cadini di Misurina, nelle Dolomiti di Sesto: una linea verticale e fortemente aerea, celebre (e discussa) per le sue interminabili scalinate metalliche e per un traverso esposto che resta impresso. Itinerario lungo, con dislivello assoluto importante e un rientro che impone saliscendi e la risalita di forcelle.

    ▲Approach

    Si parte dalla strada che collega il Lago di Misurina al Rifugio Auronzo. Poco prima del pedaggio, dopo una doppia curva, sulla destra si apre uno spiazzo in leggera discesa dove lasciare l'auto (posti limitati in alta stagione), riconoscibile da una palina biancorossa del CAI. Open road signs on Google Maps. Dallo spiazzo si imbocca la sterrata che sale verso est nel bosco di conifere seguendo il segnavia CAI 115; superato il Pian degli Spiriti (1895 m) la pendenza resta moderata fino al Rifugio Fonda Savio (2367 m, 1h 30' dal parcheggio), al Passo di Toce. Da qui si segue l'indicazione in ripida salita verso sud fino a un vallone detritico; una traccia con radi segni lo attraversa portando sul versante opposto, dove due lunghe scale metalliche — già visibili dal basso — annunciano l'attacco (30' dal rifugio, 2h totali dall'auto).

    ▲The path

    Si risalgono alcune roccette instabili fino alla prima fune, che procede orizzontale per pochi metri prima di un balzo di un paio di metri dove si trova la targhetta dedicatoria. La prima sezione alterna roccette attrezzate e un paio di facili salti da arrampicare in libera (I grado, segni blu, roccia ben appigliata) e porta verso destra, in direzione delle lunghe scale. La prima parte da un terrazzino panoramico affacciato sulle Tre Cime di Lavaredo: inizia qui la salita di oltre 300 gradini, tecnicamente facile ma via via sempre più esposta. Un tratto diagonale verso destra, un breve diedro e una parete appoggiata conducono a nuove serie di scale in forte esposizione, a volte sorprendenti perché da verticali piegano bruscamente a destra o a sinistra. Si raggiunge un traverso esposto verso sinistra che porta a una passerella in legno; oltre la passerella il traverso si impenna nel passaggio chiave, molto aereo, fino a un'altra scaletta verticale. Questa termina sotto un masso, che si aggira a sinistra per riprendere a salire in verticale; segue un traverso ascendente verso destra che, presso un salto, piega a sinistra dove una delle poche staffe della via aiuta a superare un leggero spanciamento. Nel tratto conclusivo si sale una parete appigliata ma verticale ed esposta, quindi un sentiero e un ultimo dislivello di circa 70 m fino alla vetta Cadin di Nord Est (2788 m), segnalata da uno spartano cartello rosso (1h 30' di sola ferrata).

    ▲Character and difficulty

    Le scale — a tratti davvero troppe per i puristi dell'arrampicata — abbassano la difficoltà tecnica di una parete che, senza attrezzatura e su roccia spesso verticale e tendente all'unto, sarebbe molto difficile. Resta però la forte esposizione, costante, e un paio di passaggi più impegnativi nella seconda metà: di qui la valutazione complessiva Molto Difficile. Attenzione anche ai brevi tratti in libera (I grado), dove la sabbiolina può rendere insidiosi gli appoggi.

    ⚠ La via è percorsa nei due sensi: il caschetto è obbligatorio per il rischio di scariche di sassi smossi da chi sta sopra. Il vallone che precede l'attacco resta spesso innevato anche a stagione inoltrata; la pendenza è modesta (i ramponi sono in genere eccessivi), ma per le condizioni conviene sentire il Rifugio Fonda Savio.
    ▲Period and safety

    Stagione estiva, quando il vallone d'attacco è libero dalla neve. Verificare le condizioni al Rifugio Fonda Savio. Calma e prudenza nei tratti in libera e nei diagonali sabbiosi; la discesa è impegnativa per l'esposizione continua.

    ▲Discipline

    Si scende disarrampicando la stessa Ferrata Merlone fino al vallone detritico (1h 30' dalla vetta, 5h totali). Da qui tre opzioni: (1) verso sud, tenendosi sul versante destro del vallone, con brevi tratti attrezzati fino alla Forcella de la Neve (2471 m, 1h 30'), poi giù nel Ciadin de la Neve sul sentiero 118 fino alla deviazione a destra per il 115 e ritorno all'auto (1h 30', 8h totali); (2) tenere la destra fino al Rifugio Fonda Savio e prendere il sentiero 117 verso la Forcella del Diavolo (alcuni tratti attrezzati), scendendo poi nel Ciadin de la Neve come nell'opzione 1 (7h 30' totali); (3) a ritroso per il sentiero dell'andata (2h, 7h totali).

    ▲To match

    Con partenza all'alba la Merlone si concatena con il Path equipped Bonacossa. Nelle vicinanze, sulle Dolomiti di Sesto: Ferrata delle Scalette, Ferrata Cappellano Hosp alla Torre di Toblin e Ferrata Innerkofler al Monte Paterno; sul Cristallo la Ferrata Bianchi.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyVery difficult
    • RegionVeneto
    • GroupCadini di Misurina
    • Approach2:00 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerary (a/r)8:00 h
    • Hardware level difference438 m
    • Route difference1036 m
    • Max2788 m
    • Length11 Km
  • Ferrata alla Crepa Neigra

    Ferrata alla Crepa Neigra

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata alla Crepa Neigra
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata alla Crepa Neigra è un itinerario di media difficoltà nella conca del Ciampac, in Val di Fassa. È breve (circa un’ora) e particolare: lo sviluppo verticale è di soli 80 metri, mentre il percorso è in prevalenza orizzontale, con tratti in forte esposizione. La via compie un anello passando dal versante sud a quello nord, restando sempre pochi metri sotto la sommità, su una roccia insolita di origine vulcanica, scura (da cui il nome «Neigra») e fittamente impastata di sassi incastonati.

    ▲Approach

    Punto di partenza la stazione a monte della cabinovia Ciampac, che sale da Alba di Canazei in Val di Fassa (lo stesso della vicina Ferrata dei Finanzieri al Colac): raggiunto Canazei si segue per il Passo Fedaia e si parcheggia presso gli impianti sotto il massiccio del Colac (starting point on Google Maps). In alternativa si può salire al Rifugio Ciampac da Alba per il CAI 644 o la forestale 602 (circa 600 m di dislivello in 1h 30′). Uscendo dalla stazione a monte si vede a destra la cima; seguendo in piano i cartelli «Crepa Neigra» e poi il sentiero che sale in diagonale a mezzacosta verso destra si raggiunge in circa 30 minuti la selletta di Pian de Sele (2346 m), dove si tornerà a fine anello. Un breve sentiero a zigzag sul pendio erboso porta poi all’attacco in 10 minuti (40′ dalla stazione a monte).

    ▲The path

    Presso l’attacco una panchina di legno permette di indossare comodamente imbrago e casco. Si inizia senza difficoltà con un breve tratto verticale di una decina di metri, poi un breve sentiero e un tratto in diagonale conducono alla prima e unica scala sospesa, lunga una decina di metri e comoda grazie alla giusta inclinazione. Si aggira il massiccio verso destra, imboccando il senso antiorario dell’anello: l’uso delle staffe è limitato ai punti necessari, mentre la roccia irregolare offre molti appoggi naturali per i piedi. Si guadagnano alcuni metri su roccette verticali con l’aiuto delle cambre e inizia il lungo traverso verso est, con la vista che si apre sul Gran Vernel e sulla Marmolada; l’esposizione è elevata, ma in assenza di difficoltà tecniche il cordino, sempre ben tensionato, funge da passamano per quasi tutto il percorso. Si prosegue in traverso con qualche saliscendi, si supera un piccolo canalino (assicurandosi con le due longe) e si percorre una strettissima cengia molto esposta, con la parete verticale sotto i piedi, aggirando un caratteristico torrione tondeggiante «a birillo». Risaliti alcuni metri, con vista su Canazei, il Sella e il Pordoi, una cengia in leggera salita porta sul versante nord-est, fino a un piccolo camino dove si può proseguire in traverso oppure salire la breve variante della prima cima. Continuando l’anello si rientra restando pochi metri sotto la sommità (2534 m) fino a chiudere il giro.

    ▲Character and difficulty

    Via di media difficoltà (Moderatamente Difficile) ma con esposizione decisamente elevata, nonostante l’assenza di passaggi tecnici impegnativi: 80 m di dislivello attrezzato su un percorso quasi tutto orizzontale. La roccia vulcanica, ricca di sassi incastonati, offre buoni appoggi ai piedi ma appigli meno affidabili per le mani, dove subentra il cordino-passamano.

    ⚠ Il percorso è in gran parte un traverso su cenge strette e molto esposte, con la parete verticale sotto i piedi: pur senza difficoltà tecniche, richiede piede fermo e abitudine all’esposizione. Comodo avvicinamento con gli impianti: buona opzione di ripiego anche con meteo incerto, vista la brevità.
    ▲Period and safety

    Ambiente dolomitico d’alta quota (massimo 2510 m circa, sommità 2534 m): stagione estiva, con apertura degli impianti del Ciampac. Itinerario breve, 5,5 km e 420 m di dislivello, circa 2h 45′ complessive.

    ▲Discipline

    Completato l’anello si rientra alla selletta di Pian de Sele incontrata all’andata e, per lo stesso sentiero, alla stazione a monte della cabinovia Ciampac.

    ▲To match

    Dalla stessa stazione a monte, sul versante opposto della conca del Ciampac, si raggiunge in breve la Funds for the Colac, facilmente abbinabile in giornata.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionTrentino Alto Adige
    • GroupVal di Fassa – Ciampac
    • Approach0:40 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerary (a/r)2:45 h
    • Hardware level difference80 m
    • Route difference420 m
    • Max2.510 m
    • Length5,5 Km
  • Ferrata Rino Costacurta al Monte Teverone

    Ferrata Rino Costacurta al Monte Teverone

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Rino Costacurta al Monte Teverone
    Very difficult● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Rino Costacurta sale il Monte Teverone, nell’Alpago. Il tratto attrezzato in sé è di livello medio-facile, ma è inserito in un itinerario lungo e impegnativo che si svolge in un ambiente isolato e selvaggio, con un rientro ad anello molto esteso. Il valore della via sta nell’avventura e nei panorami della parete nord del Teverone, più che nelle difficoltà tecniche.

    ▲Approach

    Punto di partenza nei pressi di Casera Stabali, a nord della frazione di Plois (Belluno): raggiunta Pieve d’Alpago si prosegue verso ovest sulla provinciale fino al bivio, presso il municipio, per via Marconi verso nord, che con alcuni tornanti porta a Plois; all’ingresso del paese, presso una piccola costruzione religiosa, si tiene la sinistra in salita, poi la destra alle biforcazioni successive, fino a una tettoia con tavolo e panche dove si parcheggia (1050 m) (starting point on Google Maps). Dalla tettoia si segue la mulattiera CAI 965 (indicazioni Ferrata Costacurta) fino a Casera Stabali (1070 m), poi in salita sul 965/AV6 verso il Passo di Valbona, oltre la Casera Scalet Bassa (1170 m) e uno spiazzo con croce e bandiera, fino a Scalet Alta (1590 m, 1h 15′). Si ignora il CAI 930 a sinistra e poco oltre si tiene la destra sul 930 verso la Forcella Bassa e la ferrata; il sentiero procede verso sud alternando salite e discese, aggira una parete e risale un canalone fino alla Forcella Bassa (1930 m, 2h 15′), ampia sella erbosa e crocevia. Si tiene la destra verso l’attacco (segnavia AV7): una traccia tra l’erba porta ad aggirare a destra un risalto roccioso (triangolo azzurro) e poi a sinistra verso il filo di cresta, dove una targhetta segna l’inizio della ferrata (2065 m, 2h 45′ dal parcheggio).

    ▲The path

    Dall’attacco si risale un canalino dal fondo instabile ma non difficile, si aggira uno spigolo e si sale ripidi su un tratto gradonato. I primi metri corrono sul versante nord della cresta, verso la valle di Landres Negres (lato friulano dell’Alpago); dopo un tratto esposto ma piano, alcuni tornanti attrezzati portano sul versante veneto. La ferrata si sviluppa ora prevalentemente su strette cenge erbose, alternando brevi salite e discese in ambiente molto esposto e panoramico, fino a un primo tratto verticale; si scende lungo una rampa terrosa inclinata, si aggira uno spigolo e si raggiunge un ampio spiazzo erboso per una pausa. Si prosegue su una cengia inclinata sotto un tetto roccioso, che fa perdere quota e sollecita le braccia obbligando a spingersi in fuori; la vista sulla parete nord del Teverone è magnifica. Dopo un tratto di cengia erbosa che diventa sentiero, la ferrata riprende con le stesse caratteristiche — cenge e brevi traversi esposti, canalini attrezzati, balzi rocciosi — fino a un balzo verticale non difficile e ricco di appigli; un’ultima cengia e un canalino franoso conducono alla sella erbosa del Monte Fagoreit (2094 m, 2h 15′ dall’attacco, 5h totali).

    ▲Character and difficulty

    Il tratto attrezzato è medio-facile, sviluppato soprattutto su cenge erbose esposte con qualche canalino e balzo; ciò che rende la via di grande impegno è il contesto, con 19 km, 1044 m di dislivello e 8 ore complessive in ambiente isolato. Difficoltà complessiva Molto Difficile, intesa come impegno globale dell’itinerario.

    ⚠ L’impegno è nell’itinerario, non nella tecnica: ambiente selvaggio, lungo e senza vie di fuga rapide, con un rientro su sentieri poco segnati e a tratti instabili. Da affrontare con autonomia, buon allenamento e meteo stabile.
    ▲Period and safety

    Ambiente isolato d’alta quota (massimo 2094 m): stagione estiva, a versanti puliti. Giornata molto lunga, circa 8 ore per 19 km: partenza presto e passo regolare.

    ▲Discipline

    Dal termine della ferrata si può salire al Monte Fagorat per il sentiero di cresta 936; il rientro vero e proprio segue verso sud il sentiero 932, che scende in una conca erbosa e pietrosa non sempre ben segnata e a tratti instabile, aggira il Col Fontana e passa a fianco di Casera Venal (1260 m), proseguendo poi lungo la vallata fino a ricongiungersi con l’avvicinamento e tornare a Plois.

    ▲To match

    Spostandosi nelle vicine Dolomiti Bellunesi si trova un itinerario di tutt’altro carattere, la Ferrata Berti alla Schiara.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyVery difficult
    • RegionVeneto
    • GroupAlpago – Monte Teverone
    • Approach2:45 h
    • Ferrata2:15 h
    • Itinerary (a/r)8:00 h
    • Hardware level difference150 m
    • Route difference1044 m
    • Max2094 m
    • Length19 Km
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