Difficoltà: Moderatamente Difficile

  • Ferrata Julia al Monte Canin

    Ferrata Julia al Monte Canin

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Julia al Monte Canin
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Julia sale al Monte Canin, sul confine italo-sloveno, partendo dalla stazione a monte della funivia che da Sella Nevea raggiunge il Rifugio Gilberti. È un itinerario lungo, con un avvicinamento che risale il ghiacciaio del Canin, e offre la possibilità di un ampio anello passando in territorio sloveno. L'ambiente d'alta montagna è magnifico.

    ▲Approach

    Il punto di partenza è la stazione a monte della funivia che da Sella Nevea (Udine) sale al Rifugio Gilberti Soravito. Sella Nevea si raggiunge da Chiusaforte (a 20 minuti dall'uscita Carnia-Tolmezzo dell'A23) seguendo le indicazioni verso est per circa 20 km; poche decine di metri oltre il cartello di benvenuto, sulla destra, una via porta agli impianti (starting point on Google Maps). Dal Rifugio Gilberti (1850 m), raggiunto in funivia o da Sella Nevea col segnavia 635 (2h, 750 m di dislivello), si prende il sentiero 632 a destra del rifugio; superato il bivio con il 636 (a sinistra), si tiene la destra in salita verso la Sella Bila Pec, con il rudere di una vecchia caserma. A un nuovo bivio (45' dalla stazione a monte), dove dritto il 632 prosegue per Sella Grubia e il Bivacco Marussich, si tiene la sinistra seguendo i bolli rossi verso il Ghiacciaio del Canin. Il sentiero a mezzacosta porta al ghiacciaio, risalito un dosso morenico con alcuni buchi a cui prestare attenzione; lo stato del ghiacciaio cambia molto di anno in anno e la pendenza cresce avvicinandosi all'attacco. Senza buona segnaletica nei pressi del ghiacciaio, ci si orienta salendo centralmente il canale innevato verso la forcella alta da cui, seguendo la linea logica, si raggiungono le funi: in alto, dove a sinistra i bolli rossi portano alla via attrezzata delle Cenge, si tiene la destra individuando l'attacco della Ferrata Julia (2350 m, 1h 45' dalla stazione a monte).

    ▲The path

    Raggiunto l'attacco — che, a seconda dello stato del ghiacciaio, a volte impone di passare sopra un crepaccio vicino alla parete — si sale in diagonale su una parete levigata dall'azione del ghiaccio. Dopo i primi metri su catena ci si sposta a destra; questo primo tratto, su roccia levigata, è poco arrampicabile e richiede una certa forza di braccia, sfruttando alcuni pioli infissi. Si prosegue verticali con esposizione crescente, ma su roccia ora più appigliata; questa prima parte non era presente nel percorso originario, che con il ghiacciaio intatto attaccava 30 metri più in alto. Un tratto di collegamento a destra, su terreno più facile, porta alla targhetta della Via Julia; si sale su roccette e, spostandosi a sinistra, in un canalino piacevole da arrampicare in spaccata, poi su roccette e facili balzi fino a una parete verticale con ampie staffe metalliche. Oltre la parete, un nuovo canalino si risale senza problemi, prestando attenzione al fondo detritico che, se smosso, cadrebbe su chi sta sotto. La via prosegue con facili tratti verticali, balzi e un paio di traversi, fino a un ultimo canalino che porta al crinale, dove termina la parte attrezzata, con il ghiacciaio circa 200 metri più in basso (2530 m, 45' dall'attacco). Sul crinale corre il confine italo-sloveno e a sinistra sale la via normale; tenendo la destra e seguendo i bolli rossi, con un sentiero di media difficoltà a tratti esposto si raggiunge la croce di legno (attualmente spezzata) della vetta del Canin (2587 m, 15' dal termine della ferrata, 1h dall'attacco, 2h 45' dalla stazione a monte).

    ▲Character and difficulty

    L'escursione è molto appagante, tra paesaggi dolomitici del lato sloveno, ghiacciaio e depressioni moreniche; la ferrata, a parte la prima sezione levigata, è ben arrampicabile e priva di difficoltà tecniche di rilievo.

    ⚠ L'avvicinamento risale il ghiacciaio del Canin: lo stato cambia di anno in anno ed è vivamente consigliato avere con sé i ramponi. L'attacco può richiedere di superare un crepaccio vicino alla parete. Il rientro per il Sentiero delle Cenge richiede passo fermo e capacità di disarrampicare passaggi di I e II grado in esposizione; meno difficile, ma più lungo, il rientro dal versante sloveno.

    ▲Discipline

    Dalla vetta si torna fino al bivio con l'arrivo della ferrata, dove si hanno tre opzioni. La più impegnativa è il Sentiero delle Cenge: dal bivio si segue il crinale fino a un cartello da cui una traccia scende a sinistra, su strette ed esposte cenge che riportano al ghiacciaio, con un passaggio chiave in spaccata su un breve canalino esposto e tratti di disarrampicata tra le cenge (la segnatura non è perfetta in discesa); rientrati al ghiacciaio (1h 45' dalla vetta), si torna alla funivia per il sentiero di avvicinamento (circa 6h totali). La più lunga ma meno impegnativa segue il crinale verso Sella Prevala, poco sotto la cresta in territorio sloveno: ignorati i bivi che scendono in Slovenia, si raggiunge il Monte Forato (con la sua "finestra" sul lato italiano), si passa accanto alla stazione a monte della funivia slovena e si arriva a Sella Prevala (2067 m, 2h 30' dalla vetta); a sinistra, col segnavia 636, si scende il vallone glaciale fino alla stazione a valle (1h 15' da Sella Prevala, circa 6h 30' totali). La terza opzione è il rientro a ritroso per la Ferrata Julia e il sentiero di avvicinamento.

    ▲History

    La Ferrata Julia fu costruita nel 1962-63 dagli alpini della Brigata Julia, che di recente ne hanno curato il completo ripristino.

    ▲To match

    La Julia è abbinabile alla salita al Canin dalla Ferrata Grasselli, sul versante ovest (preferibile scendere dalla Julia). Da Sella Nevea, sul versante opposto, si salgono il Jof Montasio e il Jof Fuart con la Ferrata Amalia, la Ferrata Anita Goitan e i sentieri attrezzati Leva e Ceria Merlone; verso il confine nord, al Mangart, attendono la Ferrata della Vita e la Ferrata delle Balze del Mangart.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionFriuli-Venezia Giulia
    • GroupJulian Alps
    • Approach1:45 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerary (a/r)6:30 h
    • Hardware level difference185 m
    • Route difference737 m
    • Max2587 m
    • Length10,2 Km
  • Ferrata Uiberlacher – Creta di Aip

    Ferrata Uiberlacher - Creta di Aip

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Uiberlacher – Creta di Aip
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Uiberlacher (Uiberlachersteig) sale alla Creta di Aip dal versante austriaco. È un itinerario di media difficoltà con un lungo avvicinamento: per larghi tratti è più assimilabile a un sentiero attrezzato, con solo un paio di passaggi verticali e impegnativi, in un ambiente di grande respiro.

    ▲Approach

    Il punto di partenza è il Passo del Cason di Lanza (1552 m), in provincia di Udine, raggiungibile da Paularo o da Pontebba a distanza simile (strada migliore da Pontebba: uscita A23 Pontebba, indicazioni Studena Bassa, circa 13 km fino al passo, con ampio parcheggio e possibilità di vitto e alloggio) (starting point on Google Maps). Obiettivo è la sella erbosa a est della Creta di Aip (Trogkofel), cima delle Alpi Carniche sul confine italo-austriaco. Dal passo si sale la forestale dietro la grande casera; il segnavia 439 si stacca a destra presso un tornante e porta alla Casera di Val Dolce (circa 30'), con la Creta di Aip davanti. Rientrati nella forestale fino a un bivio segnalato (1750 m, circa 1h), si sale deciso verso le pareti est e sud della Creta di Aip, con lo Zermula visibile sul versante opposto; alla base delle alte pareti, a un bivio dove a sinistra sale la Ferrata Crete Rosse, si tiene la salita fino alla sella a destra della cima (2017 m), già in territorio austriaco. Si segue il sentiero verso nord fino a un bivio dove il sentiero 413 si stacca a sinistra con chiare indicazioni; si sale ripidi a mezzacosta tagliando la parete est e, seguendo i segni rosso-blu, si raggiunge l'attacco presso una scaletta e una targa in marmo (2h 45' dal parcheggio).

    ▲The path

    Si salgono un paio di gradoni fino alla scaletta metallica che apre la ferrata; oltre la scala, un tratto esposto di sentiero attrezzato percorre una cengia verso sinistra. Si affrontano alcuni gradoni rocciosi piegando a sinistra verso un vallone, si salgono roccette e si risale la base di un canalone sul lato sinistro, protetti dal cavo, fino a una freccia rossa su un grosso sasso che indica di passare sul versante opposto. Saliti alcuni roccette appoggiate, le attrezzature terminano momentaneamente (alle spalle si vede l'arrivo della funivia austriaca); si segue la traccia tra la roccia e si risalgono facili roccette non protette verso un diedro. Il cavo sale a destra del diedro, appoggiato, mentre una scaletta metallica sale sul lato sinistro: risalita la scala, una serie di maniglie metalliche porta alla parte alta del diedro; il cavo piega a destra in un canalino dove sale una nuova scala metallica, che si risale uscendo sul lato destro. Si salgono roccette attrezzate e, seguendo i segni rosso-blu o bianco-rosso-gialli, altre roccette non attrezzate ma facili; un tratto attrezzato in un facile camino, che si risale sul lato destro, precede gli ultimi metri di cavo su roccette. Terminate le attrezzature, un tratto di sentiero in quota tra sassi e tratti erbosi conduce, seguendo l'evidente traccia, alla grande croce metallica della Creta di Aip (2280 m, 1h dall'attacco, 3h 45' totali).

    ▲Character and difficulty

    Ferrata di media difficoltà, spesso più vicina a un sentiero attrezzato, con un paio di passaggi verticali più impegnativi e un avvicinamento lungo ma in bell'ambiente.

    ⚠ Il tratto a cui prestare maggiore attenzione è la discesa dall'altopiano della Creta di Aip, delicata in caso di terreno scivoloso e con possibili difficoltà di orientamento in caso di nebbia.

    ▲Discipline

    Dalla vetta si seguono le indicazioni per il Rattendorfer Alm (segnavia 416) verso sud-ovest; sull'altopiano, circa 200 metri sotto la cima, una serie di ripidi passaggi conduce in un canalone da scendere con un tratto attrezzato piuttosto verticale, oltre il quale ci si innesta sul sentiero 403 (45' dalla vetta). Da qui, anziché rientrare a ritroso per il 439, si segue il 403 verso ovest, con un tratto panoramico, fino alla Sella di Val Dolce (1781 m, 45' dal bivio); a sinistra il sentiero 458 scende alla Casera del Cason di Lanza (1522 m, 45' dalla sella, 2h 15' dalla Creta di Aip, 6h totali).

    ▲To match

    La stessa cima si raggiunge dal versante italiano con la Ferrata Crete Rosse, più impegnativa, abbinabile alla Uiberlacher. Dal Passo del Cason di Lanza si può salire allo Zermula con la Ferrata degli Amici della Montagna oppure allo Zuc della Guardia con la Alpine Ferrata.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionFriuli-Venezia Giulia
    • GroupAlps Carnia
    • Approach2:45 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerary (a/r)6:00 h
    • Hardware level difference304 m
    • Route difference727 m
    • Max2279 m
    • Length16 Km
  • Ferrata Josè Angster

    Ferrata Josè Angster

    Vie Ferrate › Aosta Valley › Aosta
    Ferrata Josè Angster
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Josè Angster è una piacevole via su una parete rocciosa con circa 250 metri di dislivello, sopra Gressoney-Saint-Jean. La difficoltà è moderata, con un tratto leggermente strapiombante come passaggio chiave; la sua caratteristica sono i gradini metallici molto distanziati, più difficili da raggiungere per le persone di bassa statura.

    ▲Approach

    Il punto di partenza è Gressoney-Saint-Jean: giunti in paese, un piccolo ponte a sinistra attraversa il torrente Lys; lo si attraversa e si prosegue dritti lungo una stradina per 200 metri fino a uno spiazzo dove parcheggiare (starting point on Google Maps). Dal parcheggio si va a destra verso il lago di Gover, si supera una costruzione di legno e ci si porta sul versante occidentale del lago, verso la montagna; si imbocca il sentiero 4A (segnavia rossi sui sassi) che risale nel bosco e, a un bivio, si lascia il 4A per il sentiero 15 verso nord, a destra. Dopo un centinaio di metri si raggiunge una pietraia con un cartello e una tabella: si abbandona il 15 (che proseguirebbe in falsopiano) e si sale lungo la pietraia seguendo i segni gialli, fino alle falesie e a un gabbiotto di legno; ancora un centinaio di metri a destra portano all'attacco (30' dal parcheggio), segnalato come F1, con la guarnizione in gomma gialla attorno al cavo (la verde indica invece la Ferrata dei Bambini, F2).

    ▲The path

    La via attacca subito una parete verticale con gradini e staffe distanti tra loro; si superano alcuni balzi rocciosi e un traverso orizzontale fino a una cengia dove si incrocia il cavo della F2, che sale da sinistra. Si prosegue invece lungo una linea verticale, piegando gradualmente a destra verso alcuni evidenti tetti, con un bellissimo panorama sul vicino Monte Rosa. Superato uno spigolo, si sale in verticale con un tratto leggermente strapiombante — il passaggio chiave — sempre con gradini distanti, fino a una statua della Madonna protetta da un vetro in una fessura della roccia. Si continua verticali verso i tetti raggiungendo l'ultima parete, bella da arrampicare, verticale ed esposta; a metà parete una passerella ospita una madonnina. Si prosegue in verticale su passaggi di media difficoltà finché la parete si corica, e una traccia conduce a una bandiera che segna la fine della via (1h 30' dall'attacco, 2h totali).

    ▲Character and difficulty

    Via di difficoltà moderata, resa più impegnativa dai gradini molto distanziati.

    ⚠ Attenzione all'avvicinamento: paline e cartelli con segni gialli indicano come raggiungere la fine della ferrata, non l'inizio. Se si arriva a un edificio diroccato con la targa 1750 m si è presso il termine della via e si è sbagliato strada. Il cavo tende a sbalzare in fuori: dove i gradini sono lontani conviene arrampicare direttamente sulla roccia con mani e piedi. La ferrata è percorribile da inizio giugno a fine ottobre.

    ▲Discipline

    Dal termine, sulla sinistra, si nota una baita semidistrutta con la targa 1750 m; a sinistra della baita un sasso con indicazioni segnala il sentiero 4A, che si scende a tornanti nel bosco fino a incrociare il sentiero proveniente dal termine della F2; si continua a scendere fino al percorso dell'andata e quindi all'auto (30' dal termine, 2h 30' totali).

    ▲To match

    La via corre accanto alla Ferrata dei Bambini, ben più facile e con cui condivide avvicinamento e parte del rientro: percorrerle entrambe riempie una mezza giornata. Si può proseguire con altre vie da mezza giornata come la Ferrata Covarey o la Ferrata del Gorbeillon; di tutt'altra difficoltà è invece la vicina Ferrata delle Guide di Gressoney, che richiede ottima preparazione fisica.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionAosta Valley
    • GroupValli del Monte Rosa
    • Approach0:30 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerary (a/r)2:30 h
    • Hardware level difference255 m
    • Route difference395 m
    • Max1750 m
    • Length3,5 Km
  • Ferrata Innerkofler – De Luca al Monte Paterno

    Ferrata Innerkofler - De Luca al Monte Paterno

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Innerkofler – De Luca al Monte Paterno
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Innerkofler – De Luca sale al Monte Paterno, nelle Dolomiti di Sesto, con un tracciato di salita relativamente breve e senza difficoltà tecniche di rilievo. È un itinerario dai paesaggi stupendi, ricco di gallerie e resti della Prima Guerra Mondiale; il rientro, soprattutto per Forcella Passaporto, richiede maggiore attenzione.

    ▲Approach

    Si parte dal Rifugio Auronzo (2320 m), sul versante veneto delle Dolomiti di Sesto, raggiungibile in auto da Misurina (1750 m) lungo la strada panoramica a pedaggio di 7 km; Misurina è raggiungibile da Cortina o Auronzo (SR48 e SP49) oppure da Dobbiaco (SS51 e SP49) (starting point on Google Maps). Dal parcheggio si segue l'ampio sentiero panoramico 101 fino al Rifugio Lavaredo (2344 m, circa 30') e a Forcella Lavaredo (2454 m, 45'), da cui si aprono la Croda di Passaporto, il Monte Paterno, il Sasso di Sesto, la Torre di Toblin e, a sinistra, le Tre Cime di Lavaredo. Si prosegue in discesa sul 101, ignorando le tracce che si staccano a sinistra, fino al Rifugio Locatelli (2450 m, 1h 15' dal parcheggio). Da qui si va verso sud-est, a destra, in direzione dell'evidente parete nord del Paterno, oltre il pinnacolo Frankfurter Wurstl, fino alla prima galleria di guerra, bassa ma illuminata da fori nella roccia; saliti alcuni gradini si esce su un ballatoio artificiale e si passa sul versante opposto, entrando in una seconda galleria lunga oltre 300 metri, con scalinate interne, da percorrere con una torcia. All'uscita, una targa metallica segnala l'inizio della ferrata alla Forcella del Camoscio (2650 m, 30' dal Locatelli, 1h 45' totali).

    ▲The path

    L'attacco è presso un esposto spigolo: dopo un breve tratto orizzontale il cavo sale verticale su una paretina con buoni appigli, seguita da roccette non attrezzate verso destra. Si piega a sinistra in salita entrando in una trincea, che diventa una rampa con cui si guadagna quota in fretta, fino a un balzo roccioso di una decina di metri ben gradonato: lo si risale spostandosi gradualmente verso l'esterno e rimontando lo spigolo in forte esposizione, con il cavo che corre tra un canalino interno alla montagna e la parete esterna. Si piega a destra risalendo un canalino detritico sul lato destro fino alla Forcella dei Camosci, crocevia di sentieri (30' dall'attacco, 2h 45' totali). Per la vetta si perde qualche metro fino a un bivio con due percorsi attrezzati: per evitare affollamenti si sale di norma quello di destra, che con il cavo sale in diagonale a sinistra su fondo gradonato e poi verticale su roccia ben appigliata, fino a una cengia non attrezzata da percorrere verso sinistra; pochi minuti di salita portano alla croce del Monte Paterno (2744 m, 20' dal bivio, circa 3h totali). Si scende quindi a sinistra fino al bivio, si ripercorre il piano sommitale fino al cavo che scende sul versante orientale — due tratti verticali gradonati separati da un'esposta cengia panoramica — e si torna al bivio e alla Forcella dei Camosci, dove si sceglie il rientro (3h 30' circa totali al ritorno alla forcella).

    ▲Character and difficulty

    È una ferrata piacevole di media difficoltà, ben arrampicabile e mai esageratamente impegnativa, che abbina paesaggi mozzafiato e memoria della Grande Guerra.

    ⚠ È necessaria la torcia per la Galleria Paterno (oltre 300 m) ed eventualmente per una galleria nel rientro da Forcella Passaporto. Attenzione al canalino prima della Forcella dei Camosci, che può presentare neve e ghiaccio anche in stagione inoltrata; il rientro per Forcella Passaporto richiede piede fermo.

    ▲Discipline

    Dalla Forcella dei Camosci ci sono due opzioni. La più breve è il Sentiero Attrezzato di Forcella Passaporto (2379 m) verso Forcella Lavaredo: presenta alcuni punti esposti — dopo una cengia attrezzata si scende e si attraversa un canalino franoso non attrezzato risalendolo sul versante opposto prima di una galleria, e più avanti una cengia non attrezzata particolarmente stretta — ma per il resto è attrezzato e non difficile, con le Tre Cime davanti per tutto il percorso fino a Forcella Lavaredo (1h dalla Forcella dei Camosci, 4h 30' totali); poi a ritroso sul 101 al parcheggio (5h totali). La seconda opzione è il Sentiero Attrezzato delle Forcelle, che corre sotto la cresta verso la Forcella Pian di Cengia (2522 m, 2h dalla Forcella dei Camosci) tra cenge, ponti e resti bellici; da Forcella Pian de Cengia, con breve deviazione a nord si raggiunge il Rifugio Pian de Cengia (2528 m), poi si rientra per i sentieri 107 e 104 a Forcella Lavaredo (1h dal rifugio) e quindi al parcheggio (7h totali).

    ▲History

    Le Dolomiti di Sesto furono teatro di durissimi combattimenti nella Grande Guerra: la guida alpina Sepp Innerkofler morì nel 1915 proprio durante un attacco al Monte Paterno, divenendo una figura mitica in Austria e Tirolo. La via è dedicata anche alla memoria dell'alpino Pietro De Luca, distintosi nella difesa della postazione sul Paterno in quello stesso attacco.

    ▲To match

    Già il rientro percorre il Sentiero Attrezzato del Passaporto o quello delle Forcelle. Dal Rifugio Locatelli si può salire alla Torre di Toblin con la Ferrata delle Scalette o la Ferrata Cappellano Hosp; verso Misurina si trovano la Ferrata Merlone, la Ferrata Capitano Bilgeri e il Sentiero Attrezzato Bonacossa.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionVeneto
    • GroupSesto Dolomites
    • Approach1:45 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerary (a/r)5:00 h
    • Hardware level difference90 m
    • Route difference419 m
    • Max2745 m
    • Length9,7 Km
  • Sentiero Attrezzato dell’Infernone

    Sentiero Attrezzato dell'Infernone

    Vie Ferrate › Piedmont › Biella
    Sentiero Attrezzato dell'Infernone
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    Il Sentiero Attrezzato dell'Infernone si sviluppa lungo la gola del torrente Elvo, presso Sordevolo, in un ambiente di grande pregio paesaggistico. Non presenta particolari difficoltà tecniche e si snoda quasi tutto poco sopra l'acqua; tre ponti sospesi aggiungono un po' di esposizione a un percorso altrimenti privo di tratti aerei.

    ▲Approach

    Si parte da Sordevolo, in provincia di Biella, parcheggiando nel parcheggio pubblico lungo via Bagneri (starting point on Google Maps). Dal parcheggio si scende lungo la via con un primo tornante a sinistra, seguendo gli abbondanti cartelli, i segni e una bacheca; a un bivio si tiene la sinistra (cartello CAI per la Ferrata dell'Infernone) fino al termine dell'asfalto, dove si imbocca la sterrata in discesa. Ignorato un bivio verso una cascina, si continua a scendere fino all'attacco del sentiero attrezzato (20' dal parcheggio).

    ▲The path

    L'ultimo tratto di discesa, scivoloso per l'umidità, è assicurato da una corda. Si gira a destra iniziando il vero sentiero attrezzato: una rampa diagonale, poi una cengia, fino a passare sotto il ponte in pietra per Bagneri. Attraversato il ponte, un comodo sentiero costeggia il torrente tra scorci bellissimi, alternando tratti attrezzati — talvolta in fune metallica, altre in corda, leggermente più esposti, con appigli artificiali per i piedi — e tratti liberi. Si procede tra saliscendi attrezzati fino a un tratto di discesa su corda verso il torrente; più in basso si cammina su comode rocce, traversando verso sinistra fino a una breve parete verticale con staffe metalliche. Un tratto di sentiero attrezzato porta al primo ponte delle scimmie a tre corde, che conduce sulla destra orografica; segue un tratto in discesa fino a un ponte di pietra che riporta sulla sinistra orografica. Si prosegue a bordo torrente sulle rocce, ignorando una deviazione con segni gialli verso una cascata, fino a un traverso orizzontale poco sospeso sul fiume, presso una cascata, e quindi al secondo ponte sospeso, di nuovo sulla destra orografica. Si riprende a destra su un traverso con staffe proprio sopra il torrente, dove questo si stringe, fino a una cengia spesso umida con comodi saliscendi; un tratto di discesa verticale verso il greto e una rampa diagonale portano a un piccolo canyon naturale, dove si procede orizzontali con i piedi sulle staffe a picco sull'acqua. Aggirato uno spigolo non marcato, il lungo traverso attraversa un ambiente sempre più meraviglioso, con il torrente che si insinua nel canyon dopo una cascata; un tetto roccioso obbliga a scendere leggermente e, dopo un tratto con i piedi su una corda, si raggiunge il terzo e ultimo ponte sospeso, il meno corto dei tre. Si torna sulla sinistra orografica e, dopo gli ultimi metri di fune, termina il sentiero attrezzato (2h dall'attacco, 2h 20' totali).

    ▲Character and difficulty

    L'itinerario è tecnicamente contenuto e regala un ambiente di forra di rara bellezza, con attrezzature discontinue tra fune metallica e corda.

    ⚠ Trovandosi lungo un torrente e, nell'ultimo tratto, dentro una forra, va evitato nei periodi successivi ad abbondanti piogge, quando il tracciato risulterebbe molto umido e scivoloso. La provincia di Biella mette a disposizione mappe e tracce dei propri sentieri.

    ▲Discipline

    Dal termine si risale il pendio verso la costa che sovrasta la forra fino a una mulattiera che, in discesa, riporta a Sordevolo, a via Bagneri e quindi al parcheggio (40' dalla fine, 3h totali). Volendo, gli appassionati possono percorrere l'itinerario in senso opposto e rientrare lungo lo stesso sentiero attrezzato, con difficoltà leggermente maggiori nei pochi tratti verticali.

    ▲To match

    Non lontano si sviluppano altre vie ferrate moderatamente difficili: la Ferrata Nito Staich, la Ferrata di Rosazza e la Ferrata Hi Miki nei pressi di Oropa (circa 30 minuti d'auto), la Ferrata del Limbo sempre a Oropa e la Ferrata della Balma presso San Paolo Cervo (circa 40 minuti).

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionPiedmont
    • GroupPrealpi Biellesi
    • Approach0:20 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerary (a/r)3:00 h
    • Hardware level difference170 m
    • Route difference300 m
    • Max800 m
    • Length7,8 Km
  • Ferrata Heini Holzer al Picco Ivigna

    Ferrata Heini Holzer al Picco Ivigna

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Heini Holzer al Picco Ivigna
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    Dedicata al celebre alpinista di Scena, la Ferrata Heini Holzer sale al Picco Ivigna sopra Merano. È un itinerario di media difficoltà, senza tratti tecnicamente duri, che richiede però una discreta preparazione: la roccia, solida e spesso levigata, costringe in più punti a tirare sul cavo per la mancanza di appigli. L'escursione si completa salendo al Piccolo e al Grande Picco Ivigna, pochi minuti oltre il termine della via.

    ▲Approach

    Il punto di partenza è la stazione a monte della funivia Merano 2000, raggiungibile dall'uscita Merano Sud della superstrada Bolzano–Merano (starting point on Google Maps). Dalla stazione a monte (1900 m) si seguono i segnavia 18, che indicano anche il Rifugio Ivigna; il sentiero 18 è a tratti attrezzato ed esposto ma non difficile (imbrago consigliato, non indispensabile). Ignorati i bivi per i sentieri 3 e 41, dopo circa mezz'ora chiare indicazioni mostrano a destra la piazzola da cui inizia la ferrata (30' dalla stazione a monte).

    ▲The path

    Dal terrazzino in legno si sale una parete con alcuni balzi di modesta difficoltà, si aggira uno spigolo e, dopo una breve placca diagonale liscia che richiede il cavo, si chiude la prima parte con un tratto di sentiero attrezzato. Tratti di sentiero collegano del resto le varie sezioni lungo tutto l'itinerario, suddiviso in sedici settori ciascuno con la propria targa. Si entra nella sezione "Erta", particolarmente verticale: il primo passaggio risale una parete liscia con l'aiuto di alcune staffe, si piega a sinistra e si riparte verticali fino al termine del settore, difficile da arrampicare senza usare il cavo. Un sentiero di collegamento porta alla "Via delle Guide", dapprima appoggiata e di media difficoltà, poi con un traverso a sinistra sotto un passaggio verticale privo di appigli all'avvio. Dopo un trasferimento si risale una placca inclinata in aderenza con gli scarponi e, dopo un altro tratto più gradonato, si raggiunge uno dei passaggi più belli: la Cresta degli Spiriti, che si percorre sul filo con passaggi emozionanti e paesaggisticamente molto appaganti. Segue il sentiero di collegamento accanto a una panchina ("Pascolo delle Capre"), poi un traverso ascendente a sinistra e alcuni balzi verticali fino al libro firme. Si risalgono balzi rocciosi a tratti attrezzati e si affronta il settore "Volo dell'Angelo", con roccette e uno spigolo che sboccano su una cengia erbosa verso destra. Nel tratto finale due placche levigate e verticali, abbondantemente attrezzate con staffe, portano al cartello "uscita", oltre il quale un sentiero appoggiato con qualche balzo conduce alla targa di fine via (2480 m, 2h dall'attacco, 2h 30' totali), con i due Picchi Ivigna di fronte. Proseguendo verso le cime si raggiunge un bivio: a sinistra, in 5 minuti, la croce del Piccolo Picco Ivigna (10' dal termine); a destra, un sentiero attrezzato su una lunga cengia ghiaiosa risale dalla forcella tra i due picchi e, con alcuni balzi e una placca inclinata attrezzata, porta alla croce del Grande Picco Ivigna (20' dal termine).

    ▲Character and difficulty

    La via è suddivisa in sedici settori, ciascuno presentato da una targa. L'attrezzatura è in ottimo stato e il cavo ha un diametro maggiore della media, utile dove si deve fare trazione.

    ⚠ La roccia è molto solida e a tratti levigata: in diversi passaggi, altrimenti di grado elevato, ci si troverà a tirare sul cavo per la mancanza di appigli. La salita ai due picchi aggiunge circa 1h al percorso ma merita decisamente.

    ▲Discipline

    Dal Grande Picco si scende a ritroso fino al bivio tra i due picchi, poi lungo il ripido e franoso sentiero 19 fino al Kulheiten (2362 m). Da qui due opzioni per tornare a Merano 2000: la carrareccia 19A, che con dolce pendenza e un ampio giro porta alla baita Waidmannalm (1998 m), oppure la traccia diretta sui prati, che fa risparmiare circa 15 minuti fino alla stessa baita; si segue infine l'ampio sentiero 3 (1h 15' dal termine della ferrata, 5h 30' totali).

    ▲History

    Inaugurata a Merano nel 2016, la via è dedicata al grande alpinista e scialpinista atesino Heini Holzer, protagonista dell'alpinismo negli anni Sessanta e pioniere dello sci estremo negli anni Settanta, scomparso in una discesa con gli sci nel 1977 nel gruppo del Bernina; alla sua vita è dedicato il libro "La mia traccia, la mia vita".

    ▲To match

    In Val Senales, in ordine di difficoltà crescente, la facile Ferrata Knott a Naturno, accanto alla più difficile Ferrata Hoachwool, e la recente Ferrata Larix. Verso la Val Passiria si trova la Ferrata delle Cascate di Stuller, mentre a Solda attendono le difficili Croda di Cengles e Tabaretta.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupMonti Sarentini
    • Approach0:30 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerary (a/r)5:30 h
    • Hardware level difference550 m
    • Route difference670 m
    • Max2581 m
    • Length6 Km
  • Ferrata delle Guide di Macugnaga al Monte Moro

    Ferrata delle Guide di Macugnaga al Monte Moro

    Vie Ferrate › Piemonte › Verbano-Cusio-Ossola
    Ferrata delle Guide di Macugnaga al Monte Moro
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata delle Guide di Macugnaga è una via recente, di alta quota, che si sviluppa al Passo di Monte Moro lungo la Cresta di San Pietro. È una ferrata di cresta, aerea e breve: non presenta particolari difficoltà tecniche, ma è molto esposta e immersa in un ambiente d'alta montagna, alle soglie dei 3000 metri.

    ▲Approach

    Il punto di partenza è la stazione a monte della funivia che collega Staffa (provincia del Verbano-Cusio-Ossola) al Passo di Monte Moro. Per raggiungere Staffa si percorre di norma l'A26 fino a Gravellona Toce, sul versante occidentale del Lago Maggiore, poi si prosegue oltre Anzola d'Ossola sulla SR549 di Macugnaga, risalendo la valle fino al paese, dove si parcheggia nei pressi della funivia (starting point on Google Maps). Dalla stazione a monte si scende verso il rifugio Oberto Maroli e da qui si prosegue in direzione della Cresta di San Pietro, seguendo le tracce sotto la roccia fino all'attacco della ferrata (30' dalla stazione della funivia).

    ▲The path

    La via parte subito verticale, risalendo una parete con abbondanti cambre a sostegno dei piedi; in cima si vira a destra lungo la cresta, con un breve tratto in disarrampicata, esposto ma non difficile. Si percorre poi un tratto di cresta con brevi salite e discese su pulpiti rocciosi — il primo in leggero strapiombo — fino a scendere alcuni metri e raggiungere un aereo e adrenalinico ponte sospeso. Attraversato il ponte si percorre un traverso verso destra, si risale una breve parete e si prosegue in salita lungo le attrezzature, sempre abbondanti; terminata in breve la salita inizia la discesa, anch'essa attrezzata ma meno impegnativa, che porta al termine della via ferrata (1h dall'attacco). Da qui si può rientrare alla funivia, oppure proseguire verso il Joderhorn: dal termine della ferrata si va a sinistra seguendo alcuni ometti nella ripida salita fino alla cresta sommitale (3036 m), da cui si scende alla croce di vetta con il libro delle firme; si ripercorre poi a ritroso il sentiero fino al Passo di Monte Moro, con un breve tratto attrezzato, e quindi alla funivia (45' dal Joderhorn).

    ▲Character and difficulty

    È una classica ferrata di cresta in cui l'esposizione è la protagonista: le difficoltà tecniche sono modeste e il dislivello basso, quasi tutto concentrato nella prima parete verticale; il resto è cresta aerea, con il ponte a rendere il tutto ancora più esposto.

    ⚠ Si è in alta montagna, alle soglie dei 3000 metri: prestare la dovuta attenzione all'equipaggiamento e alle condizioni meteo, che possono cambiare rapidamente.

    ▲Period and safety

    Itinerario d'alta quota legato all'apertura della funivia e alla stagione estiva; da valutare sempre con meteo stabile vista la quota e l'esposizione.

    ▲Discipline

    Dal termine della ferrata si segue il chiaro sentiero che in 20 minuti riporta alla funivia (2h complessive).

    ▲To match

    Relativamente vicine ci sono due ferrate periferiche che può valere la pena combinare una volta in zona: la Ferrata Gabi al Sempione, a circa 1h 15' da Staffa e con itinerario non particolarmente lungo, e la Ferrata del Lago, più lunga e che di solito richiede il pernottamento al Rifugio Andolla (2h di sentiero).

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionPiedmont
    • GroupMonte Rosa
    • Approach0:30 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerary (a/r)2:00 h
    • Hardware level difference120 m
    • Route difference250 m
    • Max2905 m
    • Length6 Km
  • Ferrata Guerino Rossi al Pizzo Strinato

    Ferrata Guerino Rossi al Pizzo Strinato

    Vie Ferrate › Lombardia › Bergamo
    Ferrata Guerino Rossi al Pizzo Strinato
    Moderately Hard● ClosedDescriptionComplexityMapsGallery

    ⚠ FERRATA SMANTELLATA A LUGLIO 2020. La via attrezzata risulta rimossa: questa scheda è mantenuta a scopo documentale e storico. Non considerarla percorribile come ferrata; verificare sempre lo stato attuale presso i rifugi e le fonti locali prima di programmare qualsiasi salita al Pizzo Strinato.

    La Ferrata Guerino Rossi era inserita in un'impegnativa ascensione al Pizzo Strinato, nelle Alpi Orobie: più un percorso alpinistico dal carattere selvaggio che una semplice ferrata, in un ambiente molto bello e panoramico. La salita non presentava tratti tecnicamente difficili, ma era a lungo esposta e su fondo spesso instabile, da evitare con tempo incerto e con pernottamento consigliato al Rifugio Barbellino per spezzare il lungo itinerario.

    ▲Approach

    Il punto di partenza è l'abitato di Grumetti, nel comune di Valbondione (provincia di Bergamo), in alta Val Seriana: da Valbondione si prosegue dritti fino a Grumetti, parcheggiando nello spiazzo al termine della strada (starting point on Google Maps). Dal parcheggio si risale il sentiero 332 verso il lago artificiale del Barbellino, dove sul bordo si trova l'ostello Curò (circa 2h 15' dal parcheggio); si costeggia la riva sud del lago e si segue il sentiero 308/324 fino al Rifugio Barbellino (3h 30' dal parcheggio), in una bella conca da cui, verso sud-est, si individua il Pizzo Strinato. Dal rifugio si tiene la destra risalendo una morena con segnavia rossi e ometti verso sud-est fino a un masso indicato "Pizzo Strinato"; a un bivio successivo, dove la via normale prosegue dritto, si vira a sinistra sui segni bianco-rossi fino all'attacco, segnalato da una targa bianca (1h dal rifugio, 4h 15' dal parcheggio). Vista la lunghezza dell'avvicinamento conveniva raggiungere il rifugio il giorno prima e pernottare, per disporre poi di molte ore di luce.

    ▲The path

    La ferrata si divideva in due sezioni distinte: la prima sulla parete nord, la seconda lungo l'esposto spigolo nord-est. Oltre alle difficoltà tecniche (moderate), l'itinerario richiedeva passo fermo, capacità di affrontare passi di I e II grado non attrezzati e buona preparazione fisica. La prima sezione attaccava con una lunga parete di rocce appoggiate, da arrampicare facendo attenzione alla roccia a tratti instabile (pareti coricate, roccette, tratti diagonali e balzi), guadagnando esposizione rapidamente; dopo la prima parete si piegava a destra in diagonale per una cinquantina di metri su roccette, fino a un tratto dove la catena era spesso coperta dalla neve accumulata (in tal caso si risaliva una ventina di metri di canalino per riprendere la catena pochi metri a sinistra, sulla parete superiore). Seguiva il tratto più impegnativo, un diedro con la catena sul versante sinistro da risalire in spaccata, che in alto si apriva in parete verticale; usciti dalla parete si risaliva uno spigolo non molto ripido, poi una parete appoggiata di roccia ed erba fino alla seconda sezione. Qui la catena diventava un canapone e si usciva dall'ombrosa parete nord sullo spigolo nord-est al sole: si risaliva lo spigolo in forte esposizione, alternando tratti facili a tratti di media difficoltà, tenendo conto che il canapone, con ancoraggi lontani, era meno teso e stabile di una fune metallica. Verso l'alto la parete saliva più ripida in vista di un gendarme roccioso, da discendere parzialmente, e l'ultima parte molto esposta risaliva alcuni balzi fino al termine del canapone, pochi metri sotto la croce (1h 30' dall'attacco, 5h 45' complessive). Dalla croce iniziava un tratto aereo e impegnativo: si proseguiva sulla sottile e aerea cresta fino al punto più alto del Pizzo Strinato (20' dalla croce, 6h complessive) con alcuni passaggi di I e II grado non protetti.

    ▲Character and difficulty

    Itinerario alpinistico austero e selvaggio, su roccia di arenaria a tratti poco stabile.

    ⚠ La parete nord della prima sezione restava innevata fino a stagione inoltrata: poteva avere senso portare ramponi e piccozza. I fittoni della catena, spesso lasca, erano distanti tra loro e una caduta era assolutamente da evitare. Da percorrere solo con tempo stabile. (Via comunque oggi smantellata.)

    ▲Period and safety

    Quando era in opera, l'itinerario era riservato all'estate inoltrata e a giornate stabili, possibilmente senza nuvole, per l'ambiente austero. Oggi la via è smantellata: l'ascensione al Pizzo Strinato resta un terreno alpinistico da valutare con competenza e informazioni aggiornate.

    ▲Discipline

    La discesa scendeva per la cresta sud-ovest, tenendo spesso il versante destro su roccia a tratti instabile, con alcuni passaggi di disarrampicata di I grado e traversi esposti, fino alla Forcella del Lago; da qui si scendeva a destra verso il rifugio, seguendo i segni rossi sotto la parete del Pizzo Strinato, in una discesa lunga e faticosa fino al Rifugio Barbellino (1h 30' dalla vetta, 7h 30' complessive) e quindi al parcheggio per il sentiero dell'andata (2h 30' dal rifugio, 10h complessive). La prima mezz'ora di discesa richiedeva probabilmente più concentrazione della salita, per l'instabilità del fondo.

    ▲To match

    Restando nella zona del Lago del Barbellino si può intraprendere la Ferrata del Pizzo Recastello, pernottando in uno dei rifugi. Nelle alte valli bergamasche ci sono inoltre la Ferrata al Pizzo del Becco e la Ferrata al Passo della Porta, d'alta montagna e di media difficoltà; scendendo verso la città si incontrano la Ferrata Maurizio, la Ferrata alla Madonnina del Coren e, verso Lecco, la Ferrata al Monte Ocone, mentre in Val Brembana c'è la Ferrata di Santa Croce alla Corna Maria.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionLombardy
    • GroupAlps
    • Approach4:30 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerary (a/r)10:00 h
    • Hardware level difference406 m
    • Route difference1940 m
    • Max2836 m
    • Length23,5 Km
  • Ferrata della Gravina al Caldanello

    Ferrata della Gravina al Caldanello

    Vie Ferrate › Calabria › Cosenza
    Ferrata della Gravina al Caldanello
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata della Gravina, o del Caldanello, è un'interessante via attrezzata della Calabria, nel Parco Nazionale del Pollino: si snoda nella forra del torrente Caldanello sviluppandosi lungo le sue due pareti, in un ambiente paesaggisticamente notevole, sopra Cerchiara di Calabria.

    ▲Approach

    Per raggiungere Cerchiara di Calabria si esce al casello di Frascineto (A3) e si percorrono 28 km di tortuosa strada di montagna; conviene cercare parcheggio nelle vicinanze della chiesa del borgo medievale (starting point on Google Maps). Una peculiarità di questa ferrata è la possibilità di intraprenderla da quattro punti diversi: il più usato è dietro il Municipio (per raggiungerlo si risale dalla Chiesa di San Pietro Apostolo per circa 100 metri verso il municipio, individuando il cavo subito dietro la costruzione); un secondo ingresso, presso la Caserma dei Carabinieri, segue i segni bianco-rossi verso l'impianto depurativo della Fontana Vecchia ed è anche il punto di rientro della via di fuga; un terzo si trova ai ruderi del Castello Normanno, da cui si può percorrere la ferrata in discesa; il meno utilizzato è sul lato opposto del torrente, dalla località Calvario, con un sentiero esposto e in discesa che immette nella variante.

    ▲The path

    Questa descrizione considera la partenza dal primo ingresso. Ci si aggancia subito dietro il municipio e si scende verso il Caldanello fino a un bivio, dove si tiene la destra; poco dopo inizia la ferrata vera e propria lungo un traverso chiamato "Ramo Imperiale", esposto e con il cavo posto ad altezze poco comode, che richiede buona forza di braccia in un paio di punti scomodi dove la roccia crea un effetto tetto. Terminato il traverso si risale un tratto di roccia verticale con l'aiuto delle attrezzature metalliche, poi si scende su una cengia fino alla via di fuga denominata "Briglia" (secondo ingresso). Proseguendo si risale un tratto verticale privo di fittoni intermedi, dove un'eventuale caduta avrebbe effetti severi: massima attenzione. Si arriva a un traverso esposto e poi a una lunga cengia; al suo termine si risale una parete verticale, anch'essa senza fittoni intermedi, fino ai ruderi del castello (terzo ingresso, 1h 15' complessive). Esiste anche una variante più difficile: dalla via di fuga (secondo ingresso) si può scendere verso il letto del torrente e percorrere il lato opposto della gola, con un paio di pareti verticali prive di appigli dove le condizioni dell'attrezzatura suggeriscono cautela (eventualmente scendendo in corda doppia), poi traversi e cenge fino a terminare a metà parete; da qui si può ripercorrere a ritroso l'andata e completare la via fino al Castello Normanno (2h 45' complessive) oppure risalire uno dei ripidi sentieri e rientrare a Cerchiara lungo una delle strade (circa 3h).

    ▲Character and difficulty

    Itinerario di gola, paesaggisticamente molto interessante, con difficoltà tecniche contenute ma alcune insidie.

    ⚠ Nei pochi tratti verticali, in salita e in discesa, mancano i fittoni intermedi: è particolarmente importante non cadere, perché una caduta sarebbe inevitabilmente grave. Può essere utile portare uno spezzone di corda (circa 20 m) per scendere in doppia i tratti verticali.

    ▲Period and safety

    Quota bassa e clima mediterraneo: percorribile in gran parte dell'anno, preferibilmente fuori dalle ore più calde; valutare la portata del torrente dopo le piogge.

    ▲Discipline

    Nell'itinerario classico, che termina vicino al castello, si ridiscende verso il paese e, a seconda di dove si è parcheggiato, si raggiunge l'auto (circa 15').

    ▲To match

    In zona non ci sono altre ferrate; le più vicine sono in Basilicata: la Ferrata Salemm, la Ferrata Belvedere, la Ferrata Marcirosa e la Ferrata Arenazzo. Spostandosi in Campania, a Volturara Irpina, si trova la recente Ferrata Maroia.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionCalabria
    • GroupPollino
    • Approach0:20 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerary (a/r)2:30 h
    • Hardware level difference60 m
    • Route difference200 m
    • Max1439 m
    • Length3 Km
  • Ferrata delle Gorge sulla Dora Riparia

    Ferrata delle Gorge sulla Dora Riparia

    Vie Ferrate › Piedmont › Turin
    Ferrata delle Gorge sulla Dora Riparia
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    Dopo anni di chiusura per una frana, nel 2022 è stata riaperta la bella Ferrata delle Gorge, che si svolge nel canyon scavato dalla Dora Riparia in Val di Susa. L'itinerario ha uno sviluppo prevalentemente orizzontale, con traversi e paretine mai troppo difficili, e gli attraversamenti del torrente la rendono emozionante: una ferrata di media difficoltà.

    ▲Approach

    La partenza è nei pressi della scuola di Giaglione (Torino), raggiungibile dall'autostrada della Val di Susa (starting point on Google Maps). Vicino al parcheggio un cartello fornisce informazioni sulla ferrata; si seguono i cartelli lungo la strada che passa accanto al campo sportivo in salita, dapprima asfaltata e poi sterrata nel bosco. Si prosegue sul sentiero, si oltrepassa un edificio e si raggiunge la bacheca in località Pineut; da qui si segue il sentiero verso sinistra (segni bianco-rossi) fino all'attacco (circa 35' dal parcheggio).

    ▲The path

    La ferrata si svolge inizialmente sulla sinistra orografica della Dora Riparia. La prima sezione è in discesa e, tra paretine e balzi rocciosi — uno dei quali più impegnativo —, si avvicina al canyon; segue un bel traverso esposto a picco sul torrente, dove abbondanti cambre aiutano a posizionare i piedi, fino al primo ponte sospeso, decisamente adrenalinico. Oltrepassato il ponte si passa sulla destra orografica, si traversa a sinistra e si sale nel bosco alternando tratti di sentiero attrezzato e tratti di semplice sentiero, fino a una lunga scala metallica; la si scende e si raggiunge un secondo ponte sospeso. L'ultima parte è più verticale: si risale una parete sfruttandone le debolezze, su difficoltà per lo più facili, fino a un ultimo salto di qualche metro con un paio di passi in strapiombo, dove le cambre aiutano decisamente. Esauriti i tratti su roccia, seguendo il sentiero attrezzato si raggiunge il termine della via (2h 30' dall'attacco, circa 3h 15' complessive).

    ▲Character and difficulty

    Percorso di forra in un ambiente molto bello, con poche occasioni di arrampicata ma decisamente panoramico; le difficoltà restano medie e ben distribuite.

    ⚠ La via è stata riaperta dopo anni di chiusura per frana: in ambiente di canyon prestare comunque attenzione alle condizioni del torrente e della roccia dopo le piogge.

    ▲Period and safety

    Quota contenuta e fondovalle: percorribile in un'ampia stagione, valutando portata e livello del torrente.

    ▲Discipline

    Si seguono le indicazioni in loco e in breve si raggiunge una sterrata e quindi il paese (30' dal termine della ferrata, 3h 45' complessive).

    ▲To match

    In posizione centrale lungo la Val di Susa, è facilmente concatenabile con le altre ferrate della valle: tra le più vicine la Ferrata della Ruceia, la Ferrata Carlo Giorda, la Ferrata Rossa a Caprie, la Ferrata dell'Orrido di Foresto e l'Orrido di Chianocco verso Torino. Spostandosi verso il Monginevro si incontrano le ferrate di Claviere (Rocca Clarì, dei Militari, Batteria Bassa e la lunga Ferrata dello Chaberton); dal 2024 è aperta anche la Ferrata delle Cascate di Novalesa.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionPiedmont
    • GroupVal di Susa
    • Approach0:35 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerary (a/r)4:00 h
    • Hardware level difference150 m
    • Route difference300 m
    • Max850 m
    • Length4 Km
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