Difficoltà: Moderatamente Difficile

  • Ferrata Foro degli Occhialoni

    Ferrata Foro degli Occhialoni

    Vie Ferrate › Marche › Ancona
    Ferrata Foro degli Occhialoni
    Moderately Hard● ClosedDescriptionComplexityMapsGallery

    ⚠ ATTENZIONE: dalla metà di agosto 2021 questa ferrata risulta smantellata. In attesa di aggiornamenti se ne sconsiglia la percorrenza. La relazione che segue ha valore puramente informativo e storico.

    La Ferrata Foro degli Occhialoni si trova sul Monte Frasassi, a due passi dalle omonime Grotte, in provincia di Ancona. La sua particolarità è un enorme antro naturale che attraversa la montagna da parte a parte, da cui il nome: il percorso, privo di staffe e cambre, si svolge esclusivamente su roccia, tra gallerie naturali, traversi su terrazzi, cenge e spettacolari creste aeree.

    ▲Approach

    Il punto di partenza è presso San Vittore di Chiuse (Genga), in provincia di Ancona; si lascia l'auto nel parcheggio di fronte all'eremo o, se occupato, nell'ampia zona di sosta vicino al paese (starting point on Google Maps). Ci si incammina verso il ponte romano alle spalle del parcheggio, riconoscibile da una torre con un piccolo arco a volta; attraversato il ponte si segue l'evidente cartello dei sentieri CAI tenendo sempre le indicazioni per «Foro degli Occhialoni». In circa 1 ora si raggiunge l'attacco; unica accortezza, al primo bivio con cartello «Sulfuria» si prende il sentiero che sale a destra, da dove le indicazioni CAI proseguono regolari. L'attacco si trova all'interno dell'evidente antro, dopo un breve e facile passaggio su roccette.

    ▲The path

    La via inizia scendendo per un tunnel roccioso scavato dall'acqua, sempre dotato di buoni appigli e appoggi, e prosegue in discesa su alcuni traversi rocciosi fino al fondo ghiaioso della caverna. Qui termina il primo tratto: tenendosi sulla sinistra del fondo ghiaioso si individua un piccolo sentiero sottostante, delimitato da un albero. Scesi sul sentiero la ferrata riprende con un lungo traverso che passa prima dentro una galleria naturale, poi su una cengia piuttosto esposta e infine su un terrazzo roccioso; al suo termine si sale in verticale su una placca appoggiata con alcuni infissi metallici, il passaggio chiave, che porta a una sottile cresta aerea. La si percorre fino al termine del cavo, poi si prosegue lungo la cresta nella sua interezza fino all'apice, da cui una traccia con curva a gomito introduce alla discesa: subito dopo la curva un ultimo tratto attrezzato aiuta a scendere in disarrampicata, dove la ferrata si conclude (circa 2h 40' dal parcheggio). Si continua poi su sentiero con brevi tratti esposti ma protetti dalla vegetazione e alcuni passaggi attrezzati con tronconi di corda.

    ▲Character and difficulty

    Itinerario suggestivo ma particolare: l'assenza di staffe e cambre obbliga a progredire arrampicando su roccia.

    ⚠ Non adatto ai neofiti, proprio perché privo di attrezzi d'appiglio. È consigliato portare un troncone di corda per assistere eventuali compagni in difficoltà nel passaggio chiave. Si ricorda che la via è attualmente smantellata.

    ▲Period and safety

    Itinerario di bassa quota dell'Appennino Umbro-Marchigiano. Prima di qualsiasi programmazione è indispensabile verificare lo stato delle attrezzature, attualmente non presenti.

    ▲Discipline

    Proseguendo sul sentiero che scende dalla cresta si affrontano due passaggi in disarrampicata attrezzati con corde (entrambi di circa 2 metri), poi si scende ripidi su traccia sterrata fino al bosco. Si resta sulla traccia fino alla «Buca del Colonnello», piccola grotta d'accesso al complesso di Frasassi, dove riprendono i segni rossi del CAI; risalendo ci si ricongiunge al sentiero dell'andata e, svoltando a destra, si torna al punto di partenza ripercorrendo a ritroso l'avvicinamento (3h 30' totali).

    ▲To match

    Ricongiunti al sentiero principale si può svoltare a sinistra per visitare l'eremo di Santa Maria Infra Saxa, raggiungibile anche per la traccia attrezzata «i Gradoni» (EEA) e un successivo sentiero panoramico (EE) sopra gli strapiombi della valle. La gita si può completare con la visita alle celebri Grotte di Frasassi (biglietteria e navette a San Vittore di Chiuse).

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionMarche
    • GroupMonte Frasassi – Appennino Umbro-Marchigiano
    • Approach1:00 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerary (a/r)3:30 h
    • Hardware level difference200 m
    • Route difference400 m
    • Max610 m
    • Length5 Km
  • Ferrata Spellini

    Ferrata Spellini

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Spellini
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La recente Ferrata Felice Spellini collega il Rifugio Tosa-Pedrotti con la Bocca degli Armi, punto di raccordo tra la Ferrata delle Bocchette Centrali e quella delle Bocchette Alte, nelle Dolomiti di Brenta. Non presenta difficoltà tecniche elevate, ma è molto esposta e si svolge in pieno ambiente di alta montagna; spesso viene usata come via di rientro, qui invece è descritta in salita all'interno di un anello con le Bocchette Centrali.

    ▲Approach

    Come per molti itinerari delle Dolomiti di Brenta il punto di partenza può variare; questa relazione considera la Spellini percorsa in salita partendo da Molveno, lasciando l'auto nei pressi della Baita Ciclamino, raggiungibile salendo da Molveno per via Dolomiti (starting point on Google Maps). Dalla baita si segue il segnavia CAI 319 lungo una sterrata in modesta salita fino a un bivio, dove a sinistra il 319 sale ripido al Rifugio Selvata (1630 m, 1h 30'); proseguendo sul 319 si raggiungono prima il Rifugio Tosa (2439 m) e poi il Rifugio Pedrotti (2491 m, 2h 30' dal Selvata, 4h dal parcheggio). Dal Pedrotti si torna al Rifugio Tosa e di qui si procede verso nord-est sul Sentiero Attrezzato Orsi, che in circa 30' porta al bivio di Busa degli Sfulmini (2364 m), dove a sinistra inizia l'itinerario della Spellini (4h 45' dal parcheggio). Per evitare la sosta al Pedrotti e l'ultimo tratto di salita ripida, circa 20' prima del rifugio un'indicazione porta al Sentiero Attrezzato Orsi (CAI 303), prima verso ovest e poi a nord-est, raggiungendo in 30' la palina di Busa degli Sfulmini con la targa metallica (4h dal parcheggio).

    ▲The path

    Dalla palina di Busa degli Sfulmini si risale il vallone con discreta pendenza, su sentiero ben segnato a serpentine, lungo i ghiaioni sotto il Campanil Basso, fino al cartello rosso che segna l'inizio della ferrata vera e propria, che si sviluppa su circa 200 metri verticali fino alla Bocca degli Armi. Un primo tratto privo di difficoltà, su roccette con staffe di sostegno, conduce sotto la prima lunga e impegnativa scala: in questa via si incontrano diverse scale, ma la prima e l'ultima sono le più faticose perché tendono a spingere in fuori (per chi non è ben allenato può essere utile un rinvio). Si prosegue verso destra affrontando un traverso breve ma da non sottovalutare, poi una breve scala e quindi una salita che alterna scale a cenge, roccette e un paio di facili traversi; merita una nota a parte l'ultima scala, la più lunga e impegnativa. L'esposizione lungo il percorso è notevole, ma mai su passaggi tecnicamente difficili. Dopo l'ultima scala una breve serie di tratti attrezzati porta al termine della Spellini, segnalato da una seconda targa metallica e da un cartello rosso per chi la percorre in discesa (1h 30' da Busa degli Sfulmini, 5h 30' dal parcheggio).

    ▲Character and difficulty

    La Spellini è caratterizzata da elevata esposizione, accentuata dalla serie di scale; le difficoltà tecniche sono ridotte e, a parte lo sforzo fisico per risalire le scale, solo un traverso è degno di nota. L'attrezzatura è quasi ovunque nuova e in ottimo stato.

    ⚠ Itinerario molto lungo (circa 11h nell'anello completo) e in ambiente d'alta montagna: va affrontato ben allenati e partendo presto. Attenzione all'eventuale neve nel canalone prima dell'inizio della ferrata.

    ▲Period and safety

    Via per la piena stagione estiva. Cartografia consigliata: carta del Gruppo di Brenta di 4Land.

    ▲Discipline

    Terminata la ferrata alla Bocca degli Armi (2749 m), per chiudere l'anello proposto si procede verso sud lungo la Ferrata delle Bocchette Centrali: percorso esposto ma generalmente ben assicurato e senza particolari difficoltà tecniche, con panorami notevoli su Cima Brenta Alta e sulle guglie vicine. Si raggiunge in 2h 30' la Bocca di Brenta, dove finisce la parte impegnativa, e in 15' il Rifugio Pedrotti (2h 45' dal termine della Spellini, 8h 15' dal parcheggio); da qui si ripercorre a ritroso il sentiero di avvicinamento fino alla Baita Ciclamino (3h, 11h 15' totali). In alternativa si può percorrere la Spellini a ritroso e tornare per la via dell'andata, ma vista la lunghezza dell'avvicinamento l'abbinamento con le Bocchette Centrali è decisamente consigliato.

    ▲To match

    L'abbinamento naturale è con la Ferrata delle Bocchette Centrali. Pernottando in quota (ad esempio al Rifugio Alimonta, 45' dal termine della Spellini) si può concatenare il giorno seguente la Ferrata delle Bocchette Alte. Tra gli altri itinerari del Brenta segnaliamo il Sentiero Attrezzato Sosat, quello dell'Ideale, la Ferrata Castiglioni e la Ferrata Brentari.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupDolomiti di Brenta
    • Approach4:00 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerary (a/r)11:15 h
    • Hardware level difference180 m
    • Route difference1236 m
    • Max2749 m
    • Length11 Km
  • Ferrata di Favogna

    Ferrata di Favogna

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata di Favogna
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata di Favogna è una via di media difficoltà che collega la Val d'Adige all'Altopiano di Favogna, al confine tra le province di Bolzano e Trento. Si svolge a bassa quota, fattore da considerare nei mesi estivi, e non presenta difficoltà tecniche elevate, salvo un paio di punti più impegnativi della media.

    ▲Approach

    Il punto di partenza si trova lungo la strada provinciale 14 che collega Roverè della Luna (Trento) a Magrè (Bolzano). Da sud l'uscita autostradale consigliata è San Michele all'Adige, da nord Egna-Ora. In prossimità del cartello che separa le due province, sul versante di Trento, si nota un cartello a bordo strada (sul versante in cui sale la ferrata): si parcheggia a lato strada (starting point on Google Maps). Dal cartello si sale ripidamente nel bosco e si incontrano un paio di balzi rocciosi attrezzati poco prima della targa metallica che segna l'inizio vero e proprio della via (332 m, 10' dal parcheggio).

    ▲The path

    La via si apre presso un camino roccioso, il punto tecnicamente più impegnativo: il cavo corre a sinistra e si sale sfruttando buoni appigli naturali e un paio di staffe metalliche. Superato il camino si prosegue dentro un canale ghiaioso e detritico, lo si lascia tenendo la sinistra e, dopo alcuni passi nel bosco, ci si trova sotto una parete verticale percorsa da una lunga serie di staffe metalliche: qui non c'è cavo (ci si assicura direttamente alle staffe) e i primi metri vanno affrontati in libera (I grado) per raggiungere le prime staffe. Risalita la parete si piega a destra fino a una scala metallica abbastanza appoggiata, che sbuca su un terrazzino panoramico sulla piana Rotaliana. Si traversa a destra su un facile tratto di sentiero fino a una gola sopra la quale sale una seconda scala, più esposta e strapiombante della precedente; salita la scala si risalgono alcune roccette su un canale dapprima instabile e poi più solido, quindi un traverso a destra porta a un balcone panoramico sulla Val d'Adige e i suoi vigneti (45' dall'attacco). Si percorre un tratto di sentiero verso sinistra in direzione di un'imponente parete strapiombante: si risale un primo tratto appoggiato piegando a destra fino al libro delle firme, poi si prosegue ancora a destra, si aggira uno spigolo esposto e si risalgono alcune roccette appoggiate, dove termina la ferrata (975 m, 1h 30' dall'attacco, 1h 40' totali). Si continua sul sentiero nel bosco fino a raggiungere l'altopiano di Favogna con le sue prime case (30' dal termine, 2h 15' totali).

    ▲Character and difficulty

    Via di difficoltà media con due tratti più impegnativi, il camino iniziale e la parete con le staffe senza cavo.

    ⚠ In alcuni punti l'attrezzatura metallica è un po' molla, cosa che può complicare la progressione a chi è inesperto. All'attacco un cartello segnala la presenza di zecche. Il rientro è lungo in entrambe le direzioni: può avere senso lasciare l'auto nei pressi del punto di rientro e allungare l'avvicinamento finché si è freschi.

    ▲Period and safety

    Trattandosi di un itinerario a bassa quota, va evitato nelle giornate estive più calde. Cartografia consigliata: carta della Val di Non oppure della Strada del Vino e Monte Corno di 4Land.

    ▲Discipline

    Dall'altopiano si hanno due opzioni. A destra si segue il sentiero 3 che in moderata discesa porta a Magrè (2h dal termine della ferrata, 4h 15' totali), da dove, percorrendo verso sud la strada provinciale, si torna al parcheggio (5h totali). A sinistra si segue invece la strada asfaltata (1 km) e poi il sentiero CAI 519 fino a un bivio che indica Roverè della Luna lungo il sentiero 502B: questo scende ripido, con un paio di roccette di I grado in discesa libera e il guado di un torrente, fino a Roverè della Luna, da cui si rientra all'auto lungo la provinciale (1h 45' dal termine, 4h totali).

    ▲To match

    Nella Val d'Adige ci sono diversi itinerari attrezzati brevi, abbinabili in giornata: la Ferrata Rio Secco o il Burrone Giovanelli presso Mezzocorona, oppure la Ferrata Mendola al Roen (attenzione alla lunghezza). Scendendo verso il Lago di Garda si trovano la Ferrata Mori, la Ferrata Che Guevara e la Ferrata di Castel Drena; tra le vie recenti segnaliamo la Ferrata della Val del Rì e la Ferrata della Croce di Fai.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupVal d'Adige – Monte Corno
    • Approach0:10 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerary (a/r)4:00 h
    • Hardware level difference700 m
    • Route difference900 m
    • Max1121 m
    • Length13,2 Km
  • Ferrata la Farina del Diavolo

    Ferrata la Farina del Diavolo

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata la Farina del Diavolo
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata «La Farina del Diavolo» è una via recente (inaugurata nel 2019) che risale una parete verticale e levigata accanto alla cascata della Radime, una delle più alte d'Europa ma generalmente in secca. La roccia è povera di appigli naturali e costringe a salire quasi sempre con l'ausilio del cavo, con esposizione presente lungo quasi tutto il percorso; tecnicamente non è difficile ed è ideale per una mezza giornata o come allenamento per vie più impegnative in quota.

    ▲Approach

    Il punto di partenza è dietro il cimitero di Villa Santina (363 m), in provincia di Udine, situato prima dell'abitato sulla destra per chi proviene da Tolmezzo; si parcheggia nei pressi del camposanto (starting point on Google Maps). Dall'uscita autostradale di Amaro (A23) si seguono le indicazioni per la SS 52 Carnica verso Tolmezzo e poi Villa Santina (circa 15 km, 20' d'auto). L'avvicinamento parte dietro al cimitero (segnalato): dopo circa 10' di cammino in un boschetto si raggiunge il cartello che indica l'attacco della ferrata.

    ▲The path

    La via inizia con una piccola scaletta (la «scala del benvenuto») su tratto verticale, piegando leggermente a destra e poi a sinistra su una cengia erbosa, da cui parte un lungo traverso diagonale verso sinistra, ben attrezzato con numerose cambre e diversi appigli naturali che facilitano la progressione. Si prosegue su un tratto più verticale, ma mai difficile grazie alle cambre ravvicinate, fino al termine della rampa, dove uno spuntone di roccia verticale molto suggestivo introduce al ponte tibetano (che in realtà porta a sinistra a un belvedere, facoltativo rispetto al proseguimento della ferrata). Si continua verso un gruppo di alberi e si raggiunge un traverso molto aereo e panoramico, forse il tratto più gratificante della via; un nuovo tratto verticale con cambre ravvicinate conduce a una cengia artificiale con passerella di legno. Si affrontano quindi un tratto verticale e un passaggio orizzontale in un anfratto stretto tra due rocce, seguiti da un ultimo tratto verticale, sempre ottimamente attrezzato, che porta al libro di vetta; un ultimo sperone segna la fine della ferrata (1h 35' dall'attacco, 1h 50' dal parcheggio).

    ▲Character and difficulty

    È un percorso interessante e ben attrezzato, talvolta perfino troppo, adatto a una mezza giornata e come preparazione a vie attrezzate più severe.

    ⚠ Pur non essendo tecnicamente difficile, presenta esposizione lungo quasi tutto il tracciato e va affrontata con la dovuta attenzione. Esposta a sud e a bassa quota, è sconsigliata nel periodo estivo per il caldo.

    ▲Period and safety

    Per l'esposizione a sud e la bassa quota è preferibile nelle mezze stagioni; da evitare nelle giornate estive più calde.

    ▲Discipline

    Subito dopo la fine della ferrata si trovano le indicazioni per il ritorno diretto a Villa Santina. In alternativa si può proseguire fino al grazioso abitato di Lauco e poi rientrare per sentiero seguendo le indicazioni per il cimitero (30' di rientro, 2h 15' totali).

    ▲To match

    La via si trova all'ingresso della Carnia. Risalendo la valle si raggiungono altre belle ferrate, tra cui la Ferrata Adventure Climb at Clap Varmost, la Ferrata Cassiopea al Torrione Comici e la Ferrata Cinquanta del Clap e Simone al Creton di Culzei; verso il confine sloveno, a Pontebba, sale invece la difficile Ferrata Tenente Ruffano.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionFriuli-Venezia Giulia
    • GroupCarnic prealps
    • Approach0:10 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerary (a/r)2:15 h
    • Hardware level difference347 m
    • Route difference400 m
    • Max710 m
    • Length4 Km
  • Ferrata della Diga di Neves

    Ferrata della Diga di Neves

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata della Diga di Neves
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata della Diga di Neves è una via particolare: non risale pareti rocciose, ma le pareti in cemento di una diga artificiale, in alta Val dei Molini (laterale della Valle Aurina, BZ). Propone due percorsi — uno difficile, sulla parete della diga, e uno moderatamente difficile sul bordo — in un bel contesto sulle Alpi Aurine.

    ▲Approach

    La ferrata inizia presso la diga a valle del Lago di Neves: da Dobbiaco (Val Pusteria) si risale la Valle Aurina e quindi la Valle dei Molini, parcheggiando nei pressi della diga (ben visibile dalla strada) (starting point on Google Maps). Un sentiero in discesa porta in 5 minuti alla base della diga: davanti si trova l’attacco del percorso difficile (che affronta direttamente la parete), mentre sul lato destro (viso a valle) una scaletta dà inizio al percorso più semplice (circa 5-10′ dal parcheggio).

    ▲The path

    Percorso difficile: si sale la parete della diga con un susseguirsi di tratti verticali e traversi, intervallati da due passerelle dove riposare; poco prima delle passerelle si salgono due scale esposte. Le difficoltà crescono gradualmente fino al livello difficile nell’ultima sezione, con un traverso piuttosto fisico; trattandosi di cemento, abbondano cambre e maniglie. Si termina sulla passerella sopra la diga in circa 20-25′. Percorso moderatamente difficile: non affronta la diga direttamente ma sale sul bordo destro; dopo una scala iniziale, alcuni facili balzi rocciosi portano alla prima passerella, poi si sale una placca inclinata attrezzata con prese d’arrampicata in resina (come in palestra) e altri balzi fino al ponte sospeso che chiude la via sulla passerella (circa 20-25′ dall’attacco).

    ▲Character and difficulty

    Via di concezione moderna e originale, che sfrutta un’infrastruttura esistente; attrezzatura in buono stato. Il percorso sul bordo è Moderatamente Difficile, mentre la via diretta sulla parete raggiunge il livello difficile.

    ⚠ Esposizione decisamente presente nell’itinerario difficile, sulla parete verticale della diga. Scegliere il percorso in base alla propria esperienza.

    ▲Period and safety

    Quota contenuta (massimo 1856 m): percorribile in gran parte della stagione. Cartografia: carte delle Alpi Aurine / Valle Aurina.

    ▲Discipline

    Il rientro avviene lungo la passerella che attraversa la sommità della diga (5′).

    ▲To match

    In Valle Aurina, più a nord, il lungo e impegnativo itinerario della Ferrata del Ghiacciaio/Camino al Sasso Nero, in ambiente d’alta montagna; presso Campo Tures la difficile Ferrata Hans Kammerlander (2022). Più a sud la Ferrata di Valdaora e la Ferrata al Sasso delle Nove; verso le Dolomiti di Sesto la Ferrata dei Costoni alla Croda Rossa.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupAurine Alps
    • Approach0:10 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerary (a/r)2:00 h
    • Hardware level difference95 m
    • Route difference110 m
    • Max1.856 m
    • Length1,2 Km
  • Ferrata del Trafoi

    Ferrata del Trafoi

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata del Trafoi
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata del Trafoi è una via moderna (2019), breve e in gran parte facile, che risale uno sperone roccioso lungo il torrente che scende dal Passo dello Stelvio verso la Val Venosta, a Trafoi (BZ). Adatta a famiglie e neofiti nella variante facile, propone anche una variante moderatamente difficile; perfetta per un ritaglio di tempo o come complemento a un giro più lungo ai piedi dell’Ortles.

    ▲Approach

    Si parcheggia a bordo strada nel paese di Trafoi (BZ), lungo la statale dello Stelvio (starting point on Google Maps). La parete è ben visibile sul lato opposto del torrente: si scende verso il greto (circa 70 m di dislivello, due possibili discese — al tornante o circa 200 m verso il paese), si attraversa un ponte di legno e, seguendo le indicazioni, si raggiunge l’attacco (15′ dal parcheggio). Lungo la via è visibile la piattaforma di una tirolienne che attraversa il torrente verso il paese (al momento senza informazioni certe sulle condizioni d’uso).

    ▲The path

    La prima sezione è facile, adatta a neofiti e famiglie (con le dovute precauzioni): si sale in diagonale a destra su rampe inclinate (unica insidia il fondo a tratti sporco), alcune roccette e un breve tratto di collegamento; riprese le attrezzature, dopo un traverso un po’ più impegnativo si arriva a un bivio. Variante facile (a sinistra): prosegue su difficoltà analoghe, con una rampa e qualche bel balzo gradonato attrezzato che guadagna quota ed esposizione, un passaggio appena più verticale ma non difficile e, dopo un diagonale, la piattaforma di fine ferrata (30′ dall’attacco). Variante moderatamente difficile: proseguendo sulla cengia attrezzata si arriva a un secondo bivio (a destra una grotta) da cui la via sale verticale con pioli e attrezzature che facilitano la salita: una ventina di metri verticali, alcune roccette, un balzo più impegnativo e un facile traverso a destra fino alla stessa piattaforma.

    ▲Character and difficulty

    Via Moderatamente Difficile nella variante più impegnativa, ma sostanzialmente facile e ben attrezzata (2019), inserita in una bella valle alpina con panorami sull’Ortles e sulle Alpi al confine italo-austriaco.

    ⚠ Ottima per famiglie e neofiti nella variante facile: per i più piccoli usare attrezzatura da ferrata adeguata. Attenzione al fondo talvolta sporco nelle rampe iniziali.

    ▲Period and safety

    Bassa quota (massimo 1630 m): percorribile in buona parte della stagione, condizioni della valle permettendo. Cartografia: carte della zona dell’Ortles-Stelvio.

    ▲Discipline

    Il rientro avviene per comodo sentiero che, a sinistra della piattaforma, scende verso il torrente e riporta a ritroso al parcheggio (circa 1h totali).

    ▲To match

    Naturale ma impegnativo proseguimento è la salita al Rifugio Payer (3000 m, circa 1500 m di dislivello, sentieri 3 e 19 per il Passo della Tabaretta — arrivo della più dura Ferrata della Tabaretta). Verso lo Stelvio, nel Sondriese, la Ferrata al Torrione Porro e la Ferrata Cuore della Croce al Palabione; in Val Venosta la Cengles Croda Ferrata, le ferrate Hoachwool e Knott a Naturno, la Ferrata del Murmele in Val Martello e la Ferrata Heini Holzer a Merano.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupOrtles
    • Approach0:15 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerary (a/r)1:15 h
    • Hardware level difference60 m
    • Route difference170 m
    • Max1630 m
    • Length1 Km
  • Ferrata del Monte Emilius (Col Ross)

    Ferrata del Monte Emilius (Col Ross)

    Vie Ferrate › Aosta Valley › Aosta
    Ferrata del Monte Emilius (Col Ross)
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata del Monte Emilius dal Col Ross è la nuova via (inaugurata nel 2022) che raggiunge la vetta del Monte Emilius salendo dal Col Ross, in Valle d’Aosta. È una variante della ferrata storica con cui si ricongiunge presso il Monte Rosso, da dove si prosegue per la vetta lungo un percorso comune. Itinerario lungo e impegnativo per dislivello e ambiente, fino a oltre 3300 metri: un’escursione d’alta montagna per esperti.

    ▲Approach

    Punto di partenza è la stazione a monte degli impianti Aosta–Pila, proseguendo per la stazione Chamolè; è possibile partire anche da Pila (starting point on Google Maps). Dalla stazione Chamolè (2300 m) si segue il sentiero verso il Rifugio Arbolle (segnavia 19c poi 19a, salita al Col de Chamolè e discesa di un centinaio di metri nel vallone con il Lago d’Arbolle; 1h 30′ dalla stazione a monte, circa 2500 m), dove conviene valutare il pernottamento. Dal rifugio si segue la via normale al Monte Emilius (segnavia 14) verso est; dopo circa 30′ si tiene a sinistra a un bivio seguendo le indicazioni per la ferrata e i segni di vernice gialla nel Vallone d’Arbolle; la traccia risale una pietraia e poi una rampa fino al Col Ross (circa 2h dal Rifugio Arbolle, circa 3h 30′ dalla stazione a monte, circa 3100 m).

    ▲The path

    La nuova via attacca al Col Ross e sale in modo distinto dalla ferrata storica (che parte dal Col Carrel/Bivacco Federigo) fino a intersecarla nei pressi del Monte Rosso; da lì le due vie proseguono unite, con il medesimo percorso, fino alla vetta del Monte Emilius (circa 3h dall’inizio della ferrata, circa 6h 30′ dalla funivia, 3357 m). Rispetto alla storica, questa variante è nel complesso più breve e priva di ponte sospeso, ma non per questo facile. Nota: al momento la fonte non pubblica il dettaglio passo-passo dei singoli passaggi del tratto attrezzato; la difficoltà dichiarata è generalmente moderatamente difficile, con qualche passaggio più impegnativo.

    ▲Character and difficulty

    Via Moderatamente Difficile, con qualche passaggio più impegnativo, inserita in un itinerario alpinistico lungo e d’alta montagna: serve buona condizione fisica per non dilatare i tempi.

    ⚠ Escursione lunga in ambiente d’alta quota (oltre 3300 m): da riservare a escursionisti esperti e allenati. La funivia chiude relativamente presto in estate e dislivello e lunghezza sono proibitivi in giornata: consigliato spezzare in due giorni pernottando al Rifugio Arbolle.

    ▲Period and safety

    Itinerario d’alta quota per la piena estate (quota massima 3357 m). Cartografia: carta del Mont Emilius o del Gran Paradiso e Valle di Cogne (4Land).

    ▲Discipline

    Dalla vetta si scende tra sfasciumi lungo la via normale verso il Passo dei Tre Cappuccini, si costeggia il Lago Gelato e si prosegue fino al Rifugio Arbolle (2h 30′ dalla vetta, 10h totali); dal rifugio si torna a ritroso per l’avvicinamento fino alla funivia (1h dal rifugio, 11h totali).

    ▲To match

    Pernottando ad Arbolle si può aggiungere il bel Sentiero Attrezzato Panorama; la ferrata storica del Monte Emilius ricalca in parte salita e discesa. Altri itinerari d’alta quota in Valle d’Aosta: la Ferrata del Gran Paradiso, la Ferrata al Bivacco Borelli e la Ferrata delle Crete Seche.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionAosta Valley
    • GroupMonte Emilius
    • Approach3:30 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerary (a/r)11:00 h
    • Hardware level difference400 m
    • Route difference1.300 m
    • Max3.357 m
  • Ferrata dei Campanili del Latemar

    Ferrata dei Campanili del Latemar

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata dei Campanili del Latemar
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata dei Campanili del Latemar è un lungo e panoramico itinerario d’alta montagna lungo la frastagliata catena del Latemar, sopra Obereggen (BZ). Tecnicamente è poco impegnativa — per ampi tratti più simile a un sentiero attrezzato che a una ferrata verticale — ma l’ambiente severo e l’assenza di vie di fuga comode impongono attenzione e buona pianificazione.

    ▲Approach

    Si parte dalla stazione a monte della funivia Oberholz, sopra Obereggen (BZ), raggiungibile da Bolzano o da Cavalese (Val di Fiemme) per il Passo Lavazè (starting point on Google Maps). Dalla seggiovia si segue il sentiero 18 per la Forcella dei Camosci, su tornanti poi in ambiente roccioso, con un ultimo tratto verticale attrezzato con funi, fino alla Forcella dei Camosci (2590 m, 1h 45′ dalla stazione a monte). Si ignora a destra il 516 (Rifugio Torre di Pisa) e si tiene a sinistra il 18 verso la Forcella dei Campanili, attraversando l’altopiano fino alla forcella (45′ dalla Forcella dei Camosci, 2h 30′ totali); conviene indossare qui l’imbrago. Si tiene quindi a sinistra il sentiero 511 (più alto del 18, che sarà il rientro) e, su segni biancorossi e facili roccette (attenzione se umide), si raggiunge il primo cavo (15′ dalla Forcella dei Campanili, 2h 45′ totali).

    ▲The path

    Si sale in diagonale a destra su roccette fino a una lunga cengia attrezzata, con il cavo da corrimano, sotto una singolare guglia; un tratto di sentiero esposto ma facile porta a una forcella terrosa scura, dove un cavo alto dà sicurezza nell’attraversamento esposto (2730 m, 20′ dall’attacco). Si rimonta il versante opposto e si percorre una panoramica cengia attrezzata, poi un alternarsi di tratti attrezzati e non, fino a una forcella dove a sinistra si nota un masso incastrato tra due pareti ravvicinate. Si prosegue in quota tra cenge non protette fino alla deviazione (2760 m, 1h dall’attacco) — non segnalata — per la Torre Diamantidi (2842 m, 30′ a/r, panorama sul Catinaccio; rientro a ritroso). Dalla deviazione si va verso Cima Latemar scendendo alcuni metri attrezzati, si risale un canalino con un passaggio un po’ più impegnativo, si percorre un’altra cengia esposta e si arriva al passaggio chiave: si scende verso un canalino, lo si supera in diagonale su buone cambre (tratto lievemente strapiombante: non temporeggiare) e si risale il versante opposto su un traverso diagonale di media difficoltà con buoni appoggi. Nel tratto finale, sopra il Bivacco Rigatti (arancione), si scende qualche metro verticale, si percorre un tratto di cresta e si scende su sentiero fino al cartello di fine ferrata, presso il bivacco e Forcella Grande (2650 m; 1h 45′ dall’attacco senza la Torre Diamantidi, 4h 30′ totali, oppure 2h 15′ e 5h totali con la deviazione). Facoltativa la vetta di Cima Latemar/Schenon (2791 m, 2h a/r, con passaggi di I grado su roccette a tratti instabili).

    ▲Character and difficulty

    Via Moderatamente Difficile ma di difficoltà contenute: per lunghi tratti è più un sentiero attrezzato con protezioni nei punti esposti che una ferrata verticale. Il valore dell’itinerario è soprattutto paesaggistico e ambientale.

    ⚠ Ambiente d’alta montagna senza vie di fuga facilmente accessibili: massima attenzione alle previsioni meteo e alla pianificazione. Itinerario lungo: d’estate portare abbondante acqua. Attenzione alle roccette umide all’inizio.

    ▲Period and safety

    Itinerario d’alta quota per la piena estate (quota massima 2842 m alla Torre Diamantidi). Si può spezzare in due giorni pernottando al Rifugio Torre di Pisa o ai bivacchi A. Sieff ed E. Rigatti. Cartografia: carte della Val di Fiemme, della Val di Fassa o dello Sciliar-Catinaccio-Latemar (4Land).

    ▲Discipline

    Dalla Forcella Grande si scende sul sentiero 18, che ripercorre a mezzacosta — a quota più bassa — l’itinerario della ferrata, in una lunga traversata con vista sulla Val Sorda fino alla Forcella dei Campanili; da qui a ritroso alla Forcella dei Camosci e in discesa alla stazione a monte della funivia (2h 30′ dalla Forcella Grande, 7h totali senza le due cime).

    ▲To match

    Restando in zona: in Val di Fiemme la breve Ferrata Attilio Sieff sopra Ziano; in Val di Fassa il Sentiero del Gronton a Moena e, al Catinaccio, la Ferrata Roda di Vael, la Ferrata Masarè e la Ferrata al Passo Santner.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupLatemar
    • Approach2:45 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerary (a/r)7:00 h
    • Hardware level difference242 m
    • Route difference742 m
    • Max2842 m
    • Length12,7 Km
  • Ferrata Ricci al Corno Grande Orientale

    Ferrata Ricci al Corno Grande Orientale

    Vie Ferrate › Abruzzo › Teramo
    Ferrata Ricci al Corno Grande Orientale
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Ricci porta al Corno Orientale del Corno Grande, sul Gran Sasso: una vetta solo 9 metri più bassa del Corno Occidentale ma forse la più suggestiva, affacciata sull’imponente Paretona est che precipita per quasi 1500 metri sulla valle. Via di media difficoltà in ambiente d’alta montagna severo.

    ▲Approach

    Punto di partenza consigliato è Prati di Tivo (TE), raggiungibile dall’A24 (uscita San Gabriele – Colledara) seguendo per la SS del Gran Sasso e poi per Prati di Tivo (starting point on Google Maps). In estate è comoda l’ovovia che porta in località Madonnina; in sua assenza si può proseguire circa 4 km verso il rifugio Cima Alta, dove ci sono parcheggi, e salire a piedi alla Madonnina. Dalla Madonnina si prende il sentiero 103 verso la cresta est del Corno Piccolo; a un bivio presso alcuni terrapieni si tiene la sinistra per il Rifugio Franchetti, salendo (tratti attrezzati dove esposto) per circa un’ora fino al rifugio, dopo un esposto vallone. Dal rifugio una chiara traccia scende a sinistra nel vallone delle Cornacchie fino all’attacco della Ferrata Ricci, su pendio detritico (1h 15′ dall’ovovia).

    ▲The path

    Si attacca su una placca diagonale non difficile fino a una forcella dove il cavo termina momentaneamente; si devia a sinistra lungo una breve cengia e un tratto detritico dove riprendono le attrezzature. Si risale una parete inclinata, faticosa ma non difficile, che porta al tratto più suggestivo: un esposto balcone sulla Paretona est del Gran Sasso, 1300 metri di parete di rara imponenza. Si costeggia questo orlo fino a riattaccare la salita lungo un esposto spigolo di circa 30 metri (passaggio chiave), molto aereo ma con buoni appigli che favoriscono l’arrampicata; pochi metri sopra il cavo termina sull’anticima nord (2700 m, 1h 15′ dall’attacco). Si prosegue su pareti esposte ma mai difficili fino a incrociare la via normale al Corno Orientale, si attraversa un’esposta forcella e si risalgono alcune roccette di I grado fino in vetta al Corno Orientale (30′ dal termine della ferrata, 1h 45′ dall’attacco, 3h dall’ovovia).

    ▲Character and difficulty

    Via Moderatamente Difficile, con un esposto spigolo come passaggio chiave; le difficoltà tecniche restano contenute, ma l’ambiente è d’alta montagna e impegnativo.

    ⚠ Non è raro trovare neve anche in stagione avanzata: in tal caso la difficoltà cambia radicalmente e l’itinerario è da riservare a escursionisti esperti e attrezzati. La discesa per la via normale richiede particolare attenzione nei tratti non attrezzati in disarrampicata. Verificare l’apertura dell’ovovia di Prati di Tivo prima di partire.

    ▲Period and safety

    Itinerario d’alta quota per la piena estate (quota massima 2903 m). Cartografia: carta del Gran Sasso d’Italia.

    ▲Discipline

    Due opzioni: ripercorrere a ritroso l’intero itinerario inclusa la Ferrata Ricci (più sicuro), oppure scendere per la via normale, più breve ma tecnicamente più complessa. Per la via normale, dalla vetta si torna al bivio con la ferrata e si seguono i segnavia tondi biancorossi: prima roccette di I grado, poi un esposto e insidioso camino con passaggi di II grado in disarrampicata; quindi un facile sentiero porta alla parte terminale del Ghiacciaio del Calderone, al bivio per il Corno Occidentale e alla Sella dei Due Corni, da cui si scende al Rifugio Franchetti (1h 15′ dal termine della ferrata, 4h 15′ totali) e poi all’ovovia (5h 30′ totali).

    ▲To match

    La Ricci si concatena facilmente con le vicine Ferrata Danesi e Ferrata Ventricini al Corno Piccolo (anello lungo, consigliato il pernottamento al Franchetti); dalla Sella dei Due Corni si raggiungono la Ferrata Brizio e il Bivacco Bafile con l’omonima ferrata. Sul versante sud il Sentiero del Centenario e la Ferrata Famigliari; a nord la Ferrata Bertona.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionAbruzzo
    • GroupGran Sasso
    • Approach1:15 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerary (a/r)5:30 h
    • Hardware level difference470 m
    • Route difference900 m
    • Max2903
    • Length8,4 Km
  • Ferrata di Giorrè

    Ferrata di Giorrè

    Vie Ferrate › Sardinia › Sassari
    Ferrata di Giorrè
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata di Giorrè corre lungo le alte pareti che delimitano l’altopiano di Giorrè, presso Cargeghe, nell’entroterra a sud di Sassari. È un percorso sorprendente fatto di cenge, traversi e brevi tratti verticali molto esposti, sviluppato come un lungo ‘8’ tra una Cengia Bassa e una Cengia Alta.

    ▲Approach

    L’attacco è appena fuori Cargeghe: si parcheggia lungo la provinciale che da Cargeghe porta a Florinas, dove una stradina si stacca dal lato destro; conviene fermarsi circa 200 metri oltre, in direzione Florinas, a bordo strada (starting point on Google Maps). Venendo da Cargeghe, con il paese alle spalle, si imbocca la prima stradina asfaltata in salita seguendo il cartello ‘Magola – Giorrè’; il sentiero è obbligato fino a una bacheca con la mappa, poi si sale seguendo gli ometti al bordo della macchia fino a un bivio segnato dove si tiene la sinistra, arrivando in breve all’attacco della Cengia Bassa (45′ dall’auto). Il rientro avverrà dalla Cengia Alta.

    ▲The path

    Si attacca su un’ampia cengia verso sinistra, si aggira uno spigolo e si prosegue su cengia ampia ma non protetta; ci si stacca dal cavo scendendo alcuni metri su sentiero ripido, poi a destra si raggiunge una parete che si percorre in diagonale presso uno spigolo e quindi in verticale con alcune staffe, non difficile ma molto esposta. Un traverso orizzontale chiude la prima parte; segue un lungo alternarsi di strette cenge protette e brevi traversi fino al punto più iconico: un esposto traverso con staffe per i piedi che raggiunge un diedro, che non si risale ma si aggira a sinistra con un tratto di discesa facile ma molto esposto; si prosegue sul traverso e si supera un esposto spigolo con un passaggio in leggero strapiombo. Le attrezzature cessano momentaneamente su un’ampia cengia; dove si stringe, il cavo aiuta nei passaggi. Dopo un traverso che supera un canalino detritico e un altro traverso con staffe si arriva alla via di fuga: a destra sale verso la Cengia Alta (uscita anticipata), a sinistra prosegue la Cengia Bassa. Tenendo la sinistra, dopo un tratto di sentiero si ritrova il cavo che aggira uno spigolo; si prosegue lungo la cengia con un tratto di discesa e una sezione non protetta che si stringe presso il libro delle firme, poi una placchetta verticale con cambre e un sentiero più ampio oltre un piccolo pinnacolo. L’ultima parte della Cengia Bassa attraversa un esposto spigolo, un traverso su staffe in leggera discesa, una cengia non protetta piuttosto infida e un ultimo traverso esposto a sinistra, fino a uscire su sentiero al segnavia che indica a destra il rientro per la Cengia Alta. La Cengia Alta inizia non protetta (massima attenzione), poi le attrezzature proteggono la cengia, non difficile; superato l’incrocio della via di fuga, la seconda parte della Cengia Alta è quasi sempre in falsopiano fino ad aggirare uno spigolo e arrivare sotto i tetti rocciosi al termine della ferrata (1h 30′ dall’attacco, circa 2h totali).

    ▲Character and difficulty

    Via Moderatamente Difficile caratterizzata da forte esposizione ma difficoltà tecnica contenuta: una serie di cenge e traversi più o meno esposti con un paio di tratti verticali mai difficili grazie alle abbondanti staffe; richiede però piede fermo e testa per i tratti non protetti.

    ⚠ La via è in parte chiusa (ma comunque percorribile) tra il 1° marzo e il 15 giugno di ogni anno per tutelare la nidificazione della fauna: verificare il periodo. Diversi tratti di cengia non sono protetti dal cavo e sono esposti: attenzione costante.

    ▲Period and safety

    Bassa quota (massimo circa 513 m): percorribile gran parte dell’anno, preferibilmente fuori dalle ore e dai mesi più caldi e rispettando la finestra di tutela della fauna. Ambiente carsico e mediterraneo.

    ▲Discipline

    Dal termine della ferrata il rientro è intuitivo: si raggiunge il sentiero di avvicinamento e lo si ripercorre a ritroso fino all’auto (circa 3h totali).

    ▲To match

    In provincia di Sassari, vicine, la Ferrata di Cabriol e la Ferrata della Regina; verso Olbia la spettacolare Ferrata degli Angeli a Tavolara; nel Nuorese la Ferrata di Badde Pentumas, nell’Oristanese la Ferrata del Castello di Medusa; nel Sulcis-Iglesiente la Ferrata di Gutturu Xeu e la magnifica Ferrata Pan di Zucchero.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionSardinia
    • GroupAltopiano di Giorrè
    • Approach0:45 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerary (a/r)3:00 h
    • Hardware level difference130 m
    • Route difference170 m
    • Max513 m
    • Length4,2 Km
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