Difficoltà: Moderatamente Difficile

  • Ferrata Detomasi a Cimalegna

    Ferrata Detomasi a Cimalegna

    Vie Ferrate › Piedmont › Vercelli
    Ferrata Detomasi a Cimalegna
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Detomasi sale a Cimalegna sopra Alagna Valsesia, nel gruppo del Monte Rosa. È una via a tratti impegnativa, con un avvio atletico e strapiombante e passaggi aerei in cresta, in un ambiente d’alta quota di fronte ai 4000 del Rosa. Il rientro è piuttosto lungo e non ottimamente segnalato.

    ▲Approach

    Punto di partenza teorico è la stazione a monte della seggiovia che collegava Pianalonga alla Bocchetta delle Pisse (2450 m); si raggiunge Pianalonga con la cabinovia da Alagna Valsesia, in alta Valsesia sopra Varallo (VC) (starting point on Google Maps). La seggiovia per la Bocchetta delle Pisse è però dismessa, perciò gli ultimi 45 minuti circa vanno fatti a piedi risalendo da Pianalonga alla Bocchetta delle Pisse; dalla stazione dismessa si aggirano le strutture verso sinistra e si segue il sentiero fino all’attacco, presso una bacheca (circa 1h dalla cabinovia).

    ▲The path

    Il tratto iniziale (segnato in rosso) attacca subito impegnativo: circa 4 metri in strapiombo su un tetto roccioso, dove il primo passaggio di moschettone richiede forza e agilità; si supera la prima parete verticale fino a una placca più coricata con buoni appigli naturali. Si scende un paio di metri a un ponte sospeso di una ventina di metri, particolarmente ballerino (i cavi di tensione si intralciano con quello dei piedi, da scavalcare). Dal ponte si prosegue con un traverso a sinistra e alcuni tratti verticali fino a una parete che si affronta prima in diagonale a destra poi in verticale con un tratto in strapiombo (passaggio chiave); si esce su un pianoro per riprendere fiato e si chiude il tratto su cenge e brevi verticali. Il tratto successivo (segnato in blu) si svolge in cresta: passaggi aerei, fatti di saliscendi ma non difficili, con una scala metallica orizzontale che funge da ponte sospeso (più stabile del precedente) e bellissimo panorama sui 4000 vicini. Si arriva a un ultimo tratto verticale di circa 50 metri, al termine del quale finisce la ferrata (2h dall’attacco, 3h dalla stazione a monte della cabinovia).

    ▲Character and difficulty

    Via Moderatamente Difficile, segnata soprattutto dal primo tratto atletico e strapiombante e dal primo ponte sospeso, poco stabile; la parte di cresta è aerea ma non difficile.

    ⚠ La seggiovia per la Bocchetta delle Pisse è dismessa: mettere in conto l’avvicinamento a piedi. I rifugi Città di Vigevano e Guglielmina, un tempo punti d’appoggio dell’itinerario, sono al momento chiusi. Il rientro è lungo e non ben segnalato: evitare il sentiero di servizio 205G (uso riservato alle Guide e al Soccorso).

    ▲Period and safety

    Itinerario d’alta quota per la piena estate (quota massima circa 2780-2800 m). Cartografia: carta del Monte Rosa (4Land).

    ▲Discipline

    Dalla cima (2800 m) si percorre l’altopiano di Cimalegna sul sentiero 205E, intersecando a sinistra il 205G (da ignorare). Al Passo di Cimalegna tre opzioni: consigliata, scendere a sinistra verso il dismesso Rifugio Città di Vigevano (2871 m) sul 205E e poi sul 205 fino a Pianalonga, oppure restare in cresta fino al Passo dei Salati per rientrare con la funivia; sconsigliata invece l’opzione a destra per il Passo del Diavolo (sentiero 210B, impegnativo) che riporta all’attacco alla Bocchetta delle Pisse. Calcolare almeno 1h 30′ dal termine della ferrata.

    ▲To match

    In zona molte attrezzate di vario livello: la vicina Ferrata Nito Staich, la Ferrata della Balma, la recente Ferrata al Pizzo Montevecchio e, più a nord, la Ferrata delle Guide di Macugnaga.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionPiedmont
    • GroupMonte Rosa
    • Approach1:00 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerary (a/r)4:45 h
    • Hardware level difference300 m
    • Route difference330 m
    • Max2780 m
    • Length5 Km
  • Ferrata del Porton

    Ferrata del Porton

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata del Porton
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata del Porton è una verticale via delle Pale di San Martino che sale a Forcella del Porton lungo le pareti orientali di Cima Ball. Pur con dislivello assoluto contenuto, si inserisce in un classico anello lungo con partenza dalla funivia del Col Verde e avvicinamento dal Rifugio Pradidali: da non sottovalutare per la lunghezza complessiva.

    ▲Approach

    Si parte dalla funivia Col Verde a San Martino di Castrozza (TN), raggiungibile dalla Val di Fiemme via Passo Rolle o dalla SS50 da Bassano del Grappa; gli impianti si trovano poco prima di uscire dal paese verso il Passo Rolle (starting point on Google Maps). Dalla stazione a monte sotto il Col Rosetta (2633 m) si scende al Rifugio Rosetta Pedrotti (2581 m); si segue poi a destra (sud) il sentiero 702 verso il Passo di Val di Roda e, per una lunga serie di tornanti, si scende nel vallone tra Cima Rosetta e Croda di Roda. Il sentiero piega a est aggirando la Croda di Roda; a un bivio si lascia il 702 (che scende a San Martino) e si tiene in quota il 715 verso il Rifugio Pradidali, su tratti esposti e attrezzati oltre la Pala di San Martino (attenzione a roccia bagnata e neve tardiva tra la Pala di San Martino e Cima Immink). Si raggiunge il Passo di Ball (2443 m, 1h 45′ dalla stazione a monte) e quindi, scendendo a destra sul 715, il Rifugio Pradidali (2278 m, 2h totali). Dal rifugio si segue il sentiero 739 verso la Forcella del Porton: in leggera salita e poi in ripida discesa nel Vallone Pradidali fino all’attacco (30′ dal rifugio, 2h 30′ totali).

    ▲The path

    Dopo i primi metri orizzontali si sale una lunga serie di solide staffe metalliche: questa prima sezione è molto verticale, salvo brevi raccordi tra le linee di salita. Il cavo sale poi in diagonale su un traverso esposto ma non difficile (con qualche piolo), si scende un paio di metri e si risale un’altra parete attrezzata a staffe, fino a una stretta cengia a sinistra. Si supera una nuova placca a staffe piegando a sinistra in alto, si aggira uno spigolo e si percorre un traverso diagonale prima di un’altra serie di staffe verticali (in basso si rivede il Rifugio Pradidali e la quota guadagnata). Dopo un traverso attrezzato con pioli si affronta una salita esposta su staffe e poi un tratto in diagonale radente la roccia, fino a una serie di staffe in leggero strapiombo: dal punto di vista fisico è il passaggio chiave, pur con difficoltà tecniche ridotte. Si prosegue in diagonale fino a un salto verticale, si aggira uno spigolo e compare il canalone finale; segue un tratto in discesa su roccia leggermente strapiombante, da percorrere senza indugiare per non affaticare le braccia. Risalito il canalone detritico (attenzione alla traccia) fino a un bollo rosso sul lato sinistro, riprendono le attrezzature con la Forcella del Porton in vista: alcune roccette in diagonale, una solida scala metallica di circa 8 metri e un ultimo traverso diagonale con staffe e pioli portano al caratteristico intaglio di Forcella del Porton (2460 m, 1h 30′ dall’attacco, circa 2h 15′ dal Rifugio Pradidali, 4h 45′ totali).

    ▲Character and difficulty

    Via Moderatamente Difficile: sale verticale, ma nei punti più impegnativi le staffe facilitano molto la progressione, simile a una lunga serie di gradoni. Tre passaggi richiedono maggiore attenzione: un traverso, la paretina leggermente strapiombante e la discesa nel canalone.

    ⚠ Attenzione ai canaloni poco prima dell’attacco e sotto Forcella del Porton: chiusi tra le pareti di Cima Ball e rivolti a nord, conservano neve anche in stagione inoltrata; un paio di canali nella parte alta hanno terreno detritico e instabile. Avvicinamento e rientro sono entrambi lunghi e con buon dislivello: serve allenamento.

    ▲Period and safety

    Itinerario d’alta quota per la piena estate (quota massima 2738 m). Cartografia: carta del Parco Naturale Paneveggio e Pale di San Martino (4Land).

    ▲Discipline

    Da Forcella del Porton, a un primo bivio si può scendere per il 739B in Val Vecia con la Ferrata della Vecia fino all’innesto sul 713 (40′), oppure scendere al Rifugio Madonna del Velo (2358 m, 1h) percorrendo in discesa la Ferrata del Velo e proseguendo sul 713 fino allo stesso innesto (1h 30′). In entrambi i casi si segue il 713 fino al rudere di Malga Sopra Ronz, poi la forestale (segnavia 22) in falsopiano verso nord; dopo circa 20′ si seguono il 724 e poi il 702 fino al parcheggio della funivia (circa 3h da Forcella del Porton, circa 8h totali).

    ▲To match

    Attorno a Cima Ball si sviluppano quattro attrezzate collegabili: la del Porton, la Ferrata del Velo, la Ferrata della Vecia e il Sentiero Gusella; dal Rifugio del Velo si raggiunge il Sentiero del Cacciatore a Cima Stanga, spesso usato in discesa dalla Ferrata Buzzati al Cimerlo. Dalla stazione a monte la Ferrata Gabitta d’Ignoti e la Ferrata Bolver Lugli a Cima Vezzana; più a est la Ferrata Fiamme Gialle al Bivacco Reali, la Ferrata del Canalone e la Ferrata dell'Orsa.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupPale di San Martino
    • Approach2:30 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerary (a/r)8:00 h
    • Hardware level difference280 m
    • Route difference535 m
    • Max2738 m
    • Length12,3 Km
  • Ferrata dell’Orsa (Sentiero del Dottor)

    Ferrata dell'Orsa (Sentiero del Dottor)

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata dell'Orsa (Sentiero del Dottor)
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata dell’Orsa, o Sentiero del Dottor, sale a Forcella dell’Orsa lungo la solitaria Val Angheraz, in un angolo poco battuto ma stupendo delle Pale di San Martino. Tecnicamente di media difficoltà ed esposta nella prima parte, è preceduta da un lungo avvicinamento e seguita da un rientro altrettanto lungo, con ulteriore dislivello in salita: serve allenamento e buon senso dell’orientamento.

    ▲Approach

    Si parte da Col di Prà, frazione di Taibon Agordino (BL): dalla regionale Belluno–Cencenighe si entra a Taibon e si segue via Aldo Moro verso la Val San Lucano, risalendo la strada asfaltata fino alla Locanda Col dei Prà, dove si parcheggia (858 m) (starting point on Google Maps). Alla biforcazione si tiene la sinistra e, prima su asfalto poi su sterrata (segnavia 767), ci si addentra nella Val Angheraz in salita moderata ma costante. Quando i segnavia escono dalla forestale a destra (1270 m, 1h 30′ dal parcheggio) inizia la parte più impegnativa: ci si addentra tra le pareti dell’Agner (a sinistra) e del Coston del Miel (a destra), si raggiunge il greto secco di un torrente e lo si risale verso la Croda Grande; in alto, attenzione a prendere a destra la traccia che porta sotto la parete della ferrata, con la Forcella dell’Orsa ben visibile al centro e una grande fenditura diagonale che taglia la parete verso destra. Si raggiunge l’attacco (1560 m, 2h dal parcheggio).

    ▲The path

    La ferrata sale subito verticale seguendo la fessura verso destra, su roccia via via esposta ma non difficile, fino a una prima scaletta metallica; segue una parete più impegnativa con buona roccia, poi il cavo piega a sinistra lungo alcune fessure. Si raggiunge un trittico di scalette metalliche piuttosto datate che salgono sotto un tetto roccioso; si risale una nuova parete verticale e si percorre una cengia a destra, uscendo dall’ambiente ombroso su facili balzi tra mughi e prati che chiudono la prima sezione (30′ dall’attacco). Si risale poi un canalone in parte erboso in parte detritico verso destra fino a una cengia a sinistra, dove il cavo aiuta su alcuni balzi di modesta difficoltà fino a un canalone ghiaioso. Tenendo la destra si sale a un bivio mal segnalato: a sinistra, con chiari segni biancorossi, si prosegue per Forcella dell’Orsa (con un ultimo tratto di ferrata); a destra, con sbiaditi segni gialloverdi lungo un canalone erboso (tenersi al centro), si sale verso Forcella di Miel accorciando l’escursione di almeno un’ora. Seguendo l’opzione principale, a sinistra si imbocca un sentiero in parte esposto verso la forcella, si attraversa un ghiaione (a inizio stagione spesso innevato) e, spostandosi a sinistra del vallone, si raggiunge l’ultimo breve tratto attrezzato in un canalino detritico che porta alla Forcella dell’Orsa (2330 m, 2h 30′ dall’attacco, 4h 30′ totali).

    ▲Character and difficulty

    Via di media difficoltà, con qualche passaggio più sostenuto ed esposto nella prima sezione, inserita in un itinerario complessivamente lungo e remoto.

    ⚠ Dopo la prima parte di ferrata la segnaletica è scarsa: serve attenzione per individuare i segnavia, sia salendo a Forcella dell’Orsa sia imboccando il Sentiero Furlan verso Forcella di Miel. Il lungo rientro impone tempo stabile: in particolare la nebbia tra Passo Canali e Forcella di Miel può creare seri problemi di orientamento. Attenzione alla neve residua nei ghiaioni a inizio stagione.

    ▲Period and safety

    Itinerario d’alta quota per la piena estate (quota massima 2520 m), in zona poco frequentata dove è facile incontrare caprioli e fauna selvatica. Cartografia: carta del Parco Naturale Paneveggio e Pale di San Martino (4Land). Il nome ‘Sentiero del Dottor’ ricorda Giulio Vianello, presidente del CAI di Treviso (detto ‘il Dottor’), che nel 1925 individuò e attrezzò il collegamento tra la Val Canali e la Val di San Lucano attraverso la Forcella dell’Orsa e la Val Angheraz.

    ▲Discipline

    Da Forcella dell’Orsa si ignora a sinistra il sentiero 707 per il Rifugio Treviso e si tiene la destra, passando sotto il Colle Canali fino al Passo Canali (2460 m, 30′); si scende verso nord sul 707 in una conca e la si risale sul versante opposto seguendo il 705 fino alla Forcella di Miel (2520 m, 45′ dal Passo Canali, 1h 15′ dal termine della ferrata). Dalla forcella il 705 inizia la lunga discesa lungo il Vallone del Miel, ripida e a tornanti, fino a un bivio dove si tiene la destra (705) proseguendo fino a una forestale; tenendo la destra si raggiunge Col di Prà e il parcheggio (2h 30′ da Forcella di Miel, circa 4h dal termine della ferrata, circa 8h 30′ totali).

    ▲To match

    Dalla zona si raggiungono la Ferrata Fiamme Gialle al Bivacco Reali (Vallone del Coro) e, dal Rifugio Pradidali, la Ferrata del Porton, la Ferrata del Velo e il Sentiero Gusella; in Val Canali il Sentiero del Cacciatore e la Ferrata Dino Buzzati al Cimerlo. Verso il Civetta la Ferrata degli Alleghesi, la Ferrata Tissi e la Ferrata Costantini alla Moiazza.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionVeneto
    • GroupPale di San Martino
    • Approach2:00 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerary (a/r)9:30 h
    • Hardware level difference780 m
    • Route difference1672 m
    • Max2520 m
    • Length18 Km
  • Ferrata delle Trincee al Padon

    Ferrata delle Trincee al Padon

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata delle Trincee al Padon
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata delle Trincee corre lungo la cresta del Padon che separa la Marmolada dal Gruppo Sella, in un ambiente spettacolare e ricco di testimonianze della Grande Guerra. Itinerario lungo e vario, con un primo tratto difficile e fisico non adatto ai principianti, una parte centrale aerea e una sezione finale con gallerie (per una delle quali serve la torcia).

    ▲Approach

    Si parte dal Passo Fedaia (versante trentino), che collega Canazei in Val di Fassa con Malga Ciapela: presso la diga si parcheggia e di fronte alla Marmolada si individuano i segnavia del sentiero 698 verso Porta Vescovo (starting point on Google Maps). In alternativa si può salire dal versante veneto, ad Arabba, con la funivia di Porta Vescovo, evitando l’avvicinamento. Dal Passo Fedaia si segue brevemente il 601 e poi a destra il 698, ripido nei prati, fino a Porta Vescovo (2486 m, 1h dal passo); si tiene la destra verso la parete da cui parte la cresta e, a un bivio, si ignora la deviazione per il Rifugio Padon (possibile rientro) salendo per tracce fino all’attacco, segnalato da una targa bianca (2580 m, 1h 15′ dal Passo Fedaia).

    ▲The path

    L’attacco e la prima parete (una cinquantina di metri) sono il passaggio chiave, da classificare difficile, con buona forza richiesta: dopo i primi metri orizzontali il cavo sale verticale su una placca levigata da affrontare in aderenza, poi le difficoltà calano e si arrampica più agevolmente fino a un diedro con infissi. Si prosegue con brevi traversi a sinistra e a destra su roccia compatta, poi un traverso in leggera discesa aggira uno spigolo di fronte al ghiacciaio della Marmolada e si risale una parete verticale. Alcuni balzi a sinistra portano sull’iconico filo di cresta tra Passo Pordoi e Passo Fedaia, con il Sella da un lato e la Marmolada dall’altro: si percorre brevemente sul lato destro in forte esposizione fino a un terrazzino panoramico, poi un altro tratto esposto conduce a un ampio ponte sospeso, senza difficoltà. Si resta sul versante sinistro su una comoda cengia, si scende a una forcella e si risale sul versante opposto, poi un camino che si stringe; usciti in cresta si cambia ancora versante e, dopo una cengia e un lungo tratto in discesa con qualche staffa, si arriva al bivio che chiude il primo tratto (2676 m, 1h 30′ dall’attacco). Qui parte la variante alla Torre dell’Eremita (salita e discesa attrezzate, ottima e recente, circa 30′ a/r), breve ma impegnativa ed esposta. Inizia poi il secondo tratto, meno impegnativo e ricco di interesse storico: si alternano sentiero, brevi discese e risalite, cenge esposte protette e balzi rocciosi fino a un bivio segnalato; seguendo i cartelli si raggiunge la prima galleria (2h dall’attacco, circa 25-30 m) che porta sul versante nord, e poi la seconda galleria (2h 15′), lunga circa 150-200 m, con gradini e tratti attrezzati interni. Si prosegue fino al Bivacco Bontadini (2550 m, 2h 30′), dove termina il tratto in cresta; si ignora la breve ferrata per la vetta del Padon e si scende, sempre su tratti attrezzati, al Rifugio Padon (2390 m, 3h dall’attacco, 4h 15′ totali).

    ▲Character and difficulty

    Itinerario Moderatamente Difficile diviso in tre sezioni nette: un primo tratto molto fisico per la mancanza di appigli, una parte centrale adrenalinica per l’esposizione ma non difficile, e una sezione finale con le gallerie e una discesa franosa che richiede attenzione.

    ⚠ La seconda galleria (circa 150-200 m) richiede obbligatoriamente una torcia elettrica: all’interno si risalgono gradini e tratti attrezzati: seguire il tunnel principale, segnalato con catarifrangenti, senza imboccare diramazioni. Il primo tratto di ferrata non è adatto ai principianti.

    ▲Period and safety

    Itinerario d’alta quota per la stagione estiva (quota massima 2711 m). Cartografia: carta della Val di Fassa (4Land). Cenni storici: inaugurata nel 1972 su ideazione di Gilberto Salvatore (CAI Livinallongo), ripercorre una linea di trincea austriaca sulla cresta della Mesola e Mesolina; sulla Mesolina erano invece attestate le truppe italiane. La via e il Bivacco Bontadini furono ristrutturati nel 2003 e nel 2019 il CAI di Arabba ha aperto la salita alla Torre dell’Eremita.

    ▲Discipline

    Dal Rifugio Padon si segue il sentiero CAI 680 (segni giallo-rossi) che corre parallelo alla ferrata a mezzacosta, non difficile e panoramico sul Lago Fedaia e la Marmolada; si raggiunge il bivio dell’andata (1h dal rifugio) e si scende al Passo Fedaia per il CAI 698 dell’avvicinamento (45′ dal bivio, 1h 45′ dal Rifugio Padon, 6h totali).

    ▲To match

    Da Passo Fedaia si possono intraprendere la Ferrata Eterna o la Cresta Ovest a Punta Penia; da Passo Pordoi l’impegnativa Ferrata Piazzetta al Piz Boè; ad Alba di Canazei, con la funivia del Ciampac, la Ferrata dei Finanzieri al Colac.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupMarmolada (Padon)
    • Approach1:15 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerary (a/r)5:00 h
    • Hardware level difference131 m
    • Route difference652 m
    • Max2711 m
    • Length8,5 Km
  • Ferrata delle Aquile alla Paganella

    Ferrata delle Aquile alla Paganella

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata delle Aquile alla Paganella
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata delle Aquile è una via moderna e spettacolare sul versante sud-est della Cima La Paganella, sopra Andalo (TN). Ha uno sviluppo insolito — prima in discesa, poi una lunga cengia esposta e infine in salita — con attrezzatura eccellente, due ponti sospesi e, nelle varianti, originali scale elicoidali. L’avvicinamento è brevissimo grazie agli impianti, ma in estate è molto frequentata.

    ▲Approach

    Punto di partenza è la stazione a monte della funivia di Andalo (TN), raggiungibile dal casello di Trento Nord via Mezzolombardo, Fai della Paganella e Andalo; un parcheggio gratuito si trova sulla destra poco prima degli impianti (starting point on Google Maps). Presa la funivia si scende a Dosso Pela (1776 m) e, con breve sentiero sotto una galleria, si risale alla Cima La Paganella (2125 m). Si prosegue in leggera salita verso alcuni ricevitori fino a un bivio: a sinistra un facile sentiero tra i mughi porta in pochi minuti all’attacco (15′ dalla stazione a monte); a destra si imbocca il Sentiero Attrezzato delle Aquile, facile ed esposto, che lungo una cengia conduce allo stesso punto (30′). In alternativa agli impianti si sale da Andalo a piedi per il sentiero F11 (circa 2h, 1000 m di dislivello).

    ▲The path

    Lo sviluppo è singolare: prima in discesa, poi in salita lungo la costola del Dente del Corno, suddiviso in tratti riconoscibili da targhe metalliche. Si parte con il ‘Canalone Battisti’, discesa lungo il fianco sinistro di un ripido canale erboso (cavo da corrimano) alternata a brevi risalite e cenge, fino alla targa ‘Antro delle Pegore’ e a un passaggio nella roccia. Si esce su una facile cengia e si scende su roccette via via più esposte, senza difficoltà ma con piede fermo. Segue il primo tratto più tecnico, la ‘Traversata degli Angeli’: un traverso orizzontale molto esposto che aggira uno spigolo, con buoni appigli all’inizio e staffe nella seconda parte (un paio di passaggi leggermente strapiombanti). Dopo due brevi disarrampicate verticali esposte, aiutate da sostegni metallici, si traversa a sinistra alla targa ‘Conca d’Oro’ e si imbocca la ‘Cengia Terlago’, alternanza di traversi e cenge che aggira il Dente del Corno fino alla parete ovest. Si scende verso il corno collegato alla montagna da due ponti sospesi: superata la targa ‘Ponti del Cielo’ si affronta il primo ponte (a quattro corde, stabile, con pedane metalliche), poi alcune cambre fino a un breve gendarme e al ‘Dos de la Merenda’, da cui parte il secondo ponte, più lungo (aggirabile con sentiero attrezzato). Si risale una parete attrezzata e si scende a una sella terrosa dove si ricongiunge il sentiero. Al termine, dopo il libro firme, due opzioni: lo ‘Spigolo del Vento’, lungo pilastro in parte staffato con ottimi appigli naturali e gradoni finali esposti ma facili; oppure la ‘Variante Estrema – Il Volo dell’Aquila’, con due scale elicoidali in fune metallica (la seconda un po’ più dura) e un terzo ponte sospeso. Entrambe portano alla grande targa ‘Il Trono dell’Aquila’ (1h 45′ dall’attacco indipendentemente dall’ultima variante, 2h totali dalla stazione a monte).

    ▲Character and difficulty

    Via Moderatamente Difficile, con attrezzatura recente e abbondante (fittoni molto ravvicinati). Esiste inoltre la variante ‘Battito d’Ali’ (dal 2019), Estremamente Difficile, che tra il primo e il secondo ponte prevede un pendolo seguito da una parete verticale e strapiombante con passi atletici privi di staffe.

    ⚠ La variante ‘Battito d’Ali’ richiede un pendolo: ci si collega al cavo con un anello e si pendola verso sinistra; conviene aggiungere una longe corta con moschettone a ghiera. Una volta intrapresa NON è possibile tornare indietro: si deve proseguire fino al secondo ponte. È fatto esplicito divieto di percorrere la ferrata in senso inverso; in luglio e agosto è molto affollata, con frequenti ingorghi: meglio nei giorni feriali e di prima mattina.

    ▲Period and safety

    Stagione estiva (quota massima 2125 m); la possibilità di salire e scendere con gli impianti la rende molto turistica. Sul secondo ponte il cavo alto per i moschettoni è spesso troppo elevato: si può procedere mettendo un moschettone sul cavo di destra e uno su quello di sinistra. Per le scale elicoidali è utile portare una fettuccia per un’eventuale sosta a metà. Cartografia: carte del Gruppo di Brenta, della Valle dei Laghi e Alto Sarca o dell’Alta Valsugana (4Land).

    ▲Discipline

    Dal termine si prosegue verso nord-ovest sul sentiero che sale verso la Cima La Paganella; a un bivio, tenendo la sinistra, si raggiungono i prati delle piste e quindi gli impianti della funivia (30′ dal termine, 2h 30′ totali), da cui si scende a valle e al parcheggio.

    ▲To match

    Usando gli impianti restano tempo ed energie per un secondo itinerario: la Ferrata al Burrone Giovanelli a Mezzocorona o la Ferrata di Rio Secco; verso il Garda la Ferrata di Preore o la Ferrata Rio Sallagoni; più impegnativa la Ferrata Marangoni a Mori. Recenti anche la Ferrata della Val del Rì e la Ferrata della Croce di Fai.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupPayment
    • Approach0:15 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerary (a/r)2:30 h
    • Hardware level difference150 m
    • Route difference320 m
    • Max2125 m
    • Length3,1 Km
  • Ferrata del Centenario al Resegone

    Ferrata del Centenario al Resegone

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Ferrata del Centenario al Resegone
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata del Centenario al Resegone risale un’imponente bastionata addentrandosi in un lungo canalone presso il Passo Fò, sotto il Resegone. È di difficoltà moderata e, cosa inusuale per il lecchese, abbondantemente attrezzata, oltre a essere facilmente concatenabile con altri itinerari della zona.

    ▲Approach

    Punto di partenza è l’ampio piazzale della funivia per i Piani d’Erna, a Lecco: dalla superstrada Lecco-Ballabio, all’uscita di una galleria si seguono le indicazioni per i Piani d’Erna e si sale tra tornanti fino al piazzale (starting point on Google Maps). Due alternative: salire con la funivia ai Piani d’Erna e seguire il Sentiero 5 lungo la base del Resegone, ignorando il bivio con il Sentiero 1 e proseguendo verso il Rifugio Ghislandi e il Passo Fò, dove cartelli indicano l’attacco (50′ dalla funivia); oppure, a piedi, prendere il Sentiero 1 in salita dal lato destro del parcheggio, ignorare il bivio per la Ferrata Gamma 1, salire fino al Sentiero 6 e seguirlo verso il Passo Fò e il Rifugio Ghislandi, da cui in breve si raggiunge l’attacco (1h 30′ dal parcheggio).

    ▲The path

    La ferrata attacca all’imbocco di un angusto canalino: si sale una parete verticale con alcune staffe e due strappi verticali per una decina-quindicina di metri, poi un traverso a destra su staffe e di nuovo verticali, addentrandosi nel canalino chiuso tra alte pareti di bella roccia calcarea (il tratto più esposto). Una cengia a destra e un nuovo tratto verticale, non difficile ma esposto, portano a un sentiero attrezzato e quindi alla seconda parte, dentro un altro canalino. Questa prosegue abbastanza verticale ma su roccia più coricata, salendo il canale prima sulla destra poi sulla sinistra con singolari barre metalliche per i piedi, alternando pareti appoggiate e roccette sempre ben attrezzate, fino a uscire dalla parte più stretta su un sentiero attrezzato. Una breve serie di roccette e una breve parete portano sul Pian Serrada; un tratto di sentiero e le ultime roccette chiudono la via (45′ dall’attacco, 1h 30′ dalla stazione a monte della funivia).

    ▲Character and difficulty

    Ferrata di difficoltà moderata (Moderatamente Difficile), con presenza di staffe nettamente superiore alla media delle vie del Resegone; senza difficoltà tecniche di rilievo, ha la sua nota d’esposizione nella parte iniziale, prima di addentrarsi nel canalone.

    ⚠ La via si sviluppa in canaloni dove è facile smuovere sassi: prestare la massima attenzione a non far cadere pietre sugli escursionisti sottostanti.

    ▲Period and safety

    Itinerario di media quota, percorribile nella bella stagione. Cartografia consigliata: carta delle Grigne, Resegone e Valsassina.

    ▲Discipline

    Al termine, a destra, parte il cartello per la vicina Ferrata del Caminetto (Buco della Carlotta). Per chiudere l’escursione attrezzata si sale sui prati fino al Sentiero 1, lo si segue a sinistra verso i Piani d’Erna e, al bivio con il Sentiero 5, si rientra alla funivia (1h dal termine, 2h 45′ totali); in alternativa, restando sul Sentiero 1, si scende al Rifugio Stoppani e al parcheggio (1h 45′ dal termine, 3h 45′ totali).

    ▲To match

    Si concatena bene con la più impegnativa Ferrata Silvano de Franco o con la discesa dal Sentiero Attrezzato del Caminetto; in alternativa si può salire ai Piani d’Erna con la Ferrata Gamma 1 invece che in funivia.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionLombardy
    • GroupPrealpi Lombarde – Resegone
    • Approach0:50 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerary (a/r)2:45 h
    • Hardware level difference165 m
    • Route difference200 m
    • Max1450 m
    • Length8 Km
  • Ferrata dei Laghi – Bombasel (Cermis)

    Ferrata dei Laghi - Bombasel (Cermis)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata dei Laghi – Bombasel (Cermis)
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata dei Laghi sale al Bombasel, presso l’Alpe Cermis in Val di Fiemme. È composta da due itinerari che salgono dai due versanti del rilievo: Vertigo, di media difficoltà, e Highway, adatta a neofiti e prime esperienze. Vie molto attrezzate, moderne e relativamente poco arrampicabili, affacciate sui Laghi del Bombasel.

    ▲Approach

    Punto di partenza è la funivia del Cermis, che collega Cavalese con l’Alpe Cermis: si parcheggia nello spiazzo a bordo statale (segnalato), da cui si raggiunge la stazione intermedia (starting point on Google Maps). Saliti i due tronconi della funivia fino al Cermis, si raggiunge la Forcella di Bombasel; l’opzione più semplice è il sentiero L03-353 che, verso sud-ovest, porta alla Forcella del Macaco e poi alla Forcella del Bombasel senza eccessivo dislivello (40′ dalla stazione a monte). Dalla forcella si vedono i Laghi del Bombasel: a sinistra sale la Vertigo, a destra la Highway. Per escursionisti mediamente preparati conviene salire la Vertigo e scendere dalla Highway.

    ▲The path

    La Vertigo inizia con una rampa inclinata a destra seguita da un tratto verticale con infissi metallici, arrampicabile pur su fondo sabbioso, con bel panorama alle spalle sui laghi. Dopo un breve sentiero attrezzato di collegamento si superano alcuni balzi verticali, mai eccessivamente difficili, e un traverso a destra; alcuni metri verticali e uno spostamento su falso piano a destra chiudono la parte attrezzata, ormai in vista della croce di vetta (2535 m). La discesa attrezzata avviene sul versante opposto con il tratto Highway, una cresta abbondantemente attrezzata che si mantiene poco sotto il filo, con passaggi facili e solo un paio di risalti verticali muniti di ampie cambre: è il tratto ideale da percorrere in salita per i neofiti. L’anello attorno ai laghi si chiude in circa 1h 30′ dall’inizio della parte attrezzata (3h totali).

    ▲Character and difficulty

    Itinerario di media difficoltà (Moderatamente Difficile) in un bel contesto, con la catena del Lagorai di fronte; la Highway si presta bene anche alle famiglie.

    ⚠ Vie moderne, molto attrezzate e poco arrampicabili, in stile diverso da quello dolomitico: il fondo è in parte sabbioso. Adatte a chi cerca un itinerario facile e divertente più che alpinistico.

    ▲Period and safety

    Via estiva d’alta quota servita da funivia; cartografia consigliata: carta della Val di Fiemme oppure carta del Lagorai e Cima d’Asta di 4Land.

    ▲Discipline

    Il rientro avviene tornando alla Forcella del Macaco e seguendo le indicazioni per l’Eurotel 2000 lungo il comodo sentiero, quindi in funivia fino al parcheggio.

    ▲To match

    Dalla Val di Fiemme si raggiunge comodamente la breve Ferrata Attilio Sieff; dal Passo di San Pellegrino il Sentiero Attrezzato del Gronton e l’Alta Via Bruno Federspiel.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupLagorai – Alpe Cermis
    • Approach1:30 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerary (a/r)5:00 h
    • Hardware level difference257 m
    • Route difference535 m
    • Max2535 m
    • Length7 Km
  • Ferrata dei Caprioli – San Vito di Cadore

    Ferrata dei Caprioli - San Vito di Cadore

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata dei Caprioli – San Vito di Cadore
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata dei Caprioli sale le propaggini sud-occidentali del Gruppo dell’Antelao, sopra San Vito di Cadore (Belluno). È piuttosto breve (circa 1h 15′ di parte attrezzata) e si presta a una mezza giornata senza grandi pretese: salita piacevole, mai troppo esposta e senza tratti realmente difficili.

    ▲Approach

    Punto di partenza è il parcheggio di fronte alla Baita Sun Bar, sopra San Vito di Cadore: presso la chiesa, sulla statale, si imbocca verso est la strada in salita (indicazioni per Baita Sun Bar) e si prosegue circa 1 km fino all’ampio parcheggio (starting point on Google Maps). Si sale seguendo le indicazioni per il Rifugio Scotter e San Marco, con il segnavia specifico della Ferrata dei Caprioli oltre ai segni CAI; si segue la sterrata (segnavia 228), si attraversa un torrente e dopo circa 20′ si tiene la sinistra a un bivio, salendo ripidi nel bosco. Seguendo i cartelli si raggiunge uno spiazzo erboso e poi la parete rocciosa; spostandosi a sinistra si arriva all’attacco (circa 1h).

    ▲The path

    Si sale una rampa e si piega a sinistra con un traverso, poi una zona facile dove fare attenzione al terreno fangoso e scivoloso; si prosegue su una serie di paretine alternando tratti verticali e traversi mai difficili. Un tratto più impegnativo con traverso a destra porta a doppiare uno spigolo, oltre il quale la via si fa più verticale su roccia compatta; gli ultimi metri di sentiero attrezzato chiudono la prima parte su un pulpito panoramico. La seconda parte riparte salendo un muretto di calcare grigio; con un traverso a sinistra ci si porta sotto una placca levigata attrezzata con cambre, poi una serie di balzi (attenzione al fondo sabbioso) e un tratto esposto con traverso orizzontale a destra. Si risale infine un bel diedro di roccia giallastra che in alto diventa canale e, dopo pochi facili metri, la via termina (circa 1h 15′ dall’attacco, circa 2h totali).

    ▲Character and difficulty

    Tipica ferrata di valle (Moderatamente Difficile): avvicinamento e rientro non lunghi, percorso breve e mai troppo esposto, con attrezzatura in ottimo stato.

    ⚠ Essendo un tracciato recente, il fondo è ancora sporco di detriti e terriccio: attenzione ai passaggi fangosi e al fondo sabbioso sui balzi della seconda parte.

    ▲Period and safety

    Via estiva di media quota; inaugurata nel giugno 2024 e dedicata all’associazione Caprioli di San Vito di Cadore. Cartografia consigliata: carta di Cortina e delle Dolomiti d’Ampezzo di 4Land.

    ▲Discipline

    Dal termine, con bella vista su San Vito e sulle pareti dell’Antelao, si segue il sentiero 225 fino al Rifugio San Marco; da qui il segnavia 228 porta al Rifugio Scotter e poi in discesa alla Baita Sun Bar, passando dal bivio dell’andata (circa 1h 30′ dal termine, circa 3h 30′ totali).

    ▲To match

    Nelle vicinanze, ma su itinerari più lunghi e impegnativi, la Ferrata del Ghiacciaio dell’Antelao e la Ferrata Vandelli al Sorapiss; verso Cortina la facile Ferrata dell’Averau e la Ferrata Strobel a Punta Fiames.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionVeneto
    • GroupDolomiti – Gruppo dell'Antelao
    • Approach0:50 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerary (a/r)3:30 h
    • Hardware level difference260 m
    • Route difference730 m
    • Max1.830 m
    • Length7,3 Km
  • Ferrata degli Alpini allo Zuc della Guardia

    Ferrata degli Alpini allo Zuc della Guardia

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata degli Alpini allo Zuc della Guardia
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata degli Alpini allo Zuc della Guardia è una breve via attrezzata delle Alpi Carniche, non particolarmente difficile e ideale da abbinare ad altri itinerari della zona, a partire dal Passo del Cason di Lanza.

    ▲Approach

    Punto di partenza è il Passo del Cason di Lanza (1552 m), in provincia di Udine, raggiungibile da Pontebba (uscita A23) per Studena Bassa, circa 13 km lungo la valle (starting point on Google Maps). Dal parcheggio si attraversa la strada verso sud e si segue la sterrata verso una caserma abbandonata bianca con infissi verdi, ignorando la deviazione a destra per il Monte Zermula; poco oltre si segue l’indicazione per la Forca di Lanza sul sentiero 442a. Si sale costanti, con lo Zuc della Guardia in vista, fino a un primo bivio (circa 1700 m, 30′ dal parcheggio) dove a destra sale la via normale (via di rientro); si prosegue sul 442a fino a un secondo bivio (1815 m), dove si tiene la sinistra raggiungendo la sella tra lo Zuc della Guardia e il Monte Pizzul, e in breve l’attacco, presso una galleria di guerra e un’evidente scala metallica (circa 1h dal parcheggio).

    ▲The path

    Indossato l’imbrago presso la targhetta commemorativa, si sale la scala metallica, dapprima leggermente strapiombante poi più appoggiata, e si prosegue su roccette appoggiate verso sinistra. Si risale poi un colatoio, a tratti in spaccata tenendo il lato destro, in buona esposizione, fino a una cengia con il libro firme in una cassetta rossa. Una rampa gradonata verso sinistra porta a piacevoli roccette da arrampicare (ben visibili gli infissi della ferrata originaria) e a un tratto più verticale con ottimi appoggi naturali; il cavo conduce a una forcellina, si scende un paio di metri sul lato opposto e, a destra, si raggiunge un canalino attrezzato con un paio di balzi più pronunciati e una paretina. Un tratto di sentiero attrezzato senza difficoltà chiude la via pochi metri sotto la cresta, dove una semplice croce in legno segna la cima dello Zuc della Guardia (1911 m, 40′ dall’attacco, circa 1h 45′ dal parcheggio).

    ▲Character and difficulty

    Ferrata di media difficoltà (Moderatamente Difficile), decisamente arrampicabile e piacevole.

    ⚠ Attenzione al tratto di discesa lungo la via normale: pur di difficoltà media, ha un fondo infido, da affrontare con cautela soprattutto se umido o con ghiaia.

    ▲Period and safety

    Itinerario estivo di media quota; cartografia consigliata: carta delle Alpi Carniche Orientali.

    ▲Discipline

    Dalla cima si scende lungo la via normale seguendo la traccia verso nord: più appoggiata della salita, è comunque assistita da alcuni cavi nei tratti esposti (attenzione alla ghiaia). Terminate le attrezzature, seguendo i bolli gialli si raggiunge il bivio ignorato all’andata e, a ritroso, il passo e il parcheggio (1h dalla vetta, 2h 45′ totali).

    ▲To match

    Spesso si abbina alla vicina Ferrata Amici della Montagna allo Zermula; in zona anche la Ferrata delle Crete Rosse alla Creta di Aip (visibile dalla vetta) e, verso il Passo Pramollo, la Ferrata Contin.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionFriuli-Venezia Giulia
    • GroupAlps Carnia
    • Approach1:00 h
    • Ferrata0:40 h
    • Itinerary (a/r)2:45 h
    • Hardware level difference100 m
    • Route difference359 m
    • Max1911 m
    • Length4 Km
  • Ferrata Cuore alla Croce – Monte Palabione

    Ferrata Cuore alla Croce - Monte Palabione

    Vie Ferrate › Lombardy › Sondrio
    Ferrata Cuore alla Croce – Monte Palabione
    Moderately Hard● To checkDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Cuore alla Croce sale il Monte Palabione sopra Aprica (Sondrio). Non presenta difficoltà tecniche elevate per il ferratista esperto, ma è esposta e segue una bella cresta erbosa che non va sottovalutata: pochi tratti verticali e molti tratti appoggiati con la risalita di brevi balzi rocciosi.

    ⚠ La via risultava in manutenzione (estate 2021) e il cavo, a tratti lasco, tende a sbandierare: verificare lo stato delle attrezzature prima di percorrerla.
    ▲Approach

    Punto di partenza è Aprica: risalita la Valtellina fino a Tresenda si prende a destra per Aprica, oppure si sale da Edolo dal lago d’Iseo. Per l’avvicinamento a piedi conviene parcheggiare lungo via Ospitale, a un bivio con parcheggio sulla sinistra (starting point on Google Maps); chi preferisce gli impianti può lasciare l’auto al piazzale della funivia in via Adamello. A piedi si torna su via Ospitale e si sale sull’asfaltata per 500 m fino a che diventa forestale con segni bianco-rossi: è il sentiero 327, che porta al Dosso Pasò e quindi alla stazione a monte della funivia (1h 15′ dal parcheggio). Da qui si sale verso il lago Palabione e si punta alla cresta a est, seguendo i segni bianco-rossi fino alla targhetta bianca d’attacco (20′ dalla stazione a monte, 1h 40′ totali).

    ▲The path

    La via si sviluppa su uno spigolo e conserva quindi una certa esposizione che, abbinata al fondo erboso non sempre stabile, costituisce la difficoltà maggiore. È un misto di tratti di cresta e risalita di balzi rocciosi: poco dopo l’inizio si incontra il passaggio chiave, un’esposta parete verticale da risalire arrampicando. In molti punti si sale in diagonale sfruttando gli appigli della roccia; superato il tratto difficile, alcuni piccoli balzi e il tratto finale di cresta erbosa portano alla croce di vetta (40′ dall’attacco, 2h 15′ totali).

    ▲Character and difficulty

    Itinerario ideale per chi, con esperienza di montagna, vuole provare una ferrata esposta ma tecnicamente contenuta (Moderatamente Difficile). Le difficoltà tecniche sono modeste, ma l’esposizione e un paio di passaggi richiedono attenzione.

    ⚠ Il fondo erboso dello spigolo non è sempre stabile e il cavo a tratti è lasco: progredire con prudenza, soprattutto nei tratti esposti.

    ▲Period and safety

    Via di media quota (max 2361 m), praticabile nella stagione estiva; l’avvicinamento con la funivia riduce nettamente i tempi.

    ▲Discipline

    Dal versante opposto a quello di salita si imbocca il sentiero di discesa, in parte attrezzato, ripido ma non difficile, fino a innestarsi sul sentiero dell’andata (CAI 237). Per tornare a piedi al parcheggio si ripercorre l’andata a ritroso (1h 15′ dalla vetta, 3h 45′ totali); per rientrare in funivia si risale 10′ fino alla stazione a monte. In alternativa, dal Rifugio Valtellina si può scendere per il 329, la Malga Magnotta e i sentieri 301/326 fino ad Aprica (circa 1h 30′ in più).

    ▲To match

    In provincia di Sondrio si può abbinare la Ferrata al Torrione Porro (usando gli impianti per la salita al Palabione). Verso il bresciano, in ordine di difficoltà, la Ferrata del Pizzo Badile Camuno e itinerari più impegnativi; per restare sul facile, al Lago d’Iseo, il Sentiero Attrezzato della Corna Trentapassi.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionLombardy
    • GroupAlpi Orobie – Monte Palabione
    • Approach1:40 h
    • Ferrata0:40 h
    • Itinerary (a/r)3:30 h
    • Hardware level difference252 m
    • Route difference666 m
    • Max2361 m
    • Length7 Km
Need help? Write to us!