Regione: Trentino-Alto Adige

  • Ferrata Gabitta d’Ignoti a Cima Vezzana

    Ferrata Gabitta d'Ignoti a Cima Vezzana

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Gabitta d'Ignoti a Cima Vezzana
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La breve Ferrata Gabitta d'Ignoti collega Cima Vezzana, la cima più alta del gruppo delle Pale di San Martino, con la Val Strutt. I tratti attrezzati sono tecnicamente di media difficoltà, ma sono inseriti in un lungo anello d'alta montagna che richiede esperienza, allenamento e condizioni meteo stabili; l'ambiente è selvaggio e magnifico e dalla vetta il panorama ripaga ogni fatica. Salita e rientro sfruttano la funivia.

    ▲Approach

    Il punto di partenza è la stazione della funivia di Col Verde, a San Martino di Castrozza (Trento), raggiungibile dalla Val di Fiemme passando dal Passo Rolle oppure dalla SS50 che collega Bassano del Grappa al Passo Rolle; in paese, sul versante verso il Passo Rolle, poco prima di uscire in prossimità di un tornante, si trovano gli impianti e il piazzale per il parcheggio (starting point on Google Maps). Questo itinerario percorre la Gabitta d'Ignoti in salita, risalendo la Val Strutt e rientrando dalla Val dei Cantoni: è lungo e può convenire spezzarlo in due giorni pernottando al Rifugio Pedrotti o in uno dei bivacchi in quota (Brunner o Fiamme Gialle). Con la funivia si sale a Col Verde e poi al Rifugio Rosetta (2633 m), da cui parte l'itinerario. Si scende verso il vicino Rifugio Vezzana Pedrotti (2581 m, 15') e si segue il sentiero 703 dapprima verso est in discesa, con indicazioni per Val Strutt e Passo delle Farangole; a un primo bivio si ignora il 707 verso la Forcella de Miel tenendo la sinistra in discesa, a un secondo bivio si ignora il 756 che taglia l'altopiano e si resta sul 703 verso nord, innestandosi sulla Valle delle Comelle, fino a un bivio nel Pian dei Cantoni, alla base di un vallone (a sinistra la Val dei Cantoni, che si scenderà al rientro). Si prosegue sul 703 verso il Passo delle Farangole, ignorando il 704, lungo il Sentiero delle Farangole: un primo tratto attrezzato di alcuni metri, poi un percorso più esposto ma piacevole e attrezzato nei punti più aerei, fino alla Val Strutt. A un bivio segnalato con palina si lascia il 703 (che porta al Passo delle Farangole) e si tiene la sinistra salendo lungo il 716 in Val Strutt (2h 30' dalla stazione a monte). Si risale la ripida Val Strutt prestando attenzione a traccia e segni non sempre evidenti, fino al Bivacco Brunner (2667 m, 30' dal bivio), sotto le pareti de Le Ziroccole; dove un tempo c'era un ghiacciaio oggi restano due nevai di dimensioni variabili con la stagione. Si continua a salire al centro del vallone, dove mancano i segni, fino a individuare una palina che segna l'inizio della Gabitta d'Ignoti. Attenzione a non proseguire verso l'attacco della vecchia ferrata, ormai smantellata: il sentiero corretto si trova sulla sinistra e mostra dopo poco un cordino, mentre la traccia di destra conduce alla parete della vecchia via (3h 30' dalla stazione a monte).

    ▲The path

    Individuata la palina sul lato sinistro del vallone si va a sinistra e si risale un canalino non in perfette condizioni, dove serve molta attenzione, fino a incontrare le corde fisse. La ferrata è divisa in due tratti attrezzati con un tratto di collegamento: il primo è un passaggio verticale su balzi e roccette seguito da un traverso a sinistra; segue il collegamento, con un passaggio su cengia e su sentiero; il secondo tratto sale in diagonale su una placca e poi su roccette attrezzate non difficili. Esaurite le attrezzature si seguono la traccia e gli sbiaditi segni rossi in salita verso Cima Vezzana; prima di raggiungerla vale uno sguardo alla Val Strutt appena risalita e alle cime aguzze che la sovrastano. Si arriva quindi a Cima Vezzana (45' dall'attacco, 4h 15' complessive).

    ▲Character and difficulty

    I tratti attrezzati sono tecnicamente di difficoltà medio-bassa, ma non devono trarre in inganno sull'impegno complessivo: l'itinerario è lungo e il dislivello assoluto, contando i numerosi saliscendi, è ben maggiore di quello relativo. L'esposto Sentiero delle Farangole, la risalita della Val Strutt, l'ultimo tratto di avvicinamento e la discesa da Cima Vezzana richiedono più esperienza di montagna che di vie attrezzate.

    ⚠ Se la via si percorre in salita dalla Val Strutt, prestare attenzione a non essere attratti dal vecchio tracciato ormai dismesso (ancora indicato sulle cartine non recenti). Percorrerla solo con cielo limpido e tempo stabile, vista la lunghezza e i tratti su nevaio.

    ▲Period and safety

    Itinerario d'alta quota per la stagione estiva. Lungo la discesa permangono nevai e, nella Val dei Cantoni, possibili crepacci nella parte inferiore: l'innevamento varia di stagione in stagione. La via è dedicata alla memoria dei finanzieri Salvatore Gabitta e Giuseppe D'Ignoti, assassinati il 24 luglio 1966 nella caserma della Guardia di Finanza di San Martino di Casies (Alto Adige) in un attentato del Bas; tra il 1956 e il 1988 quella stagione di violenza contò 361 attentati, 21 morti e 57 feriti.

    ▲Discipline

    Per chiudere l'anello si scende sul versante opposto, verso il Passo di Travignolo. Da Cima Vezzana si segue una traccia (segnavia 716) con, alla destra, i resti del Ghiacciaio del Travignolo; si percorre un tratto di cresta e poi una discesa generalmente coperta da nevaio, a zigzag, fino al Passo di Travignolo (2985 m, 40' da Cima Vezzana). Inizia quindi l'impegnativa discesa lungo il nevaio della Val dei Cantoni, con alcuni tratti attrezzati e un paio di attraversamenti su neve in passaggi esposti. Terminata la discesa del vallone si segue il 716 che taglia a mezzacosta a destra, in salita, verso il Passo Bettega (2658 m); dal passo si scende fino a un bivio dove a destra si cala ripidi su roccette verso Col Verde, oppure si prosegue su sentiero privo di difficoltà verso il Rifugio Pedrotti (2581 m) e quindi in salita alla stazione a monte della funivia, presso il Rifugio Rosetta (2h dal termine del vallone, 2h 45' da Cima Vezzana, circa 7h complessive).

    ▲To match

    La Gabitta d'Ignoti viene spesso abbinata alla Ferrata Bolver Lugli, salendo a Cima Vezzana da San Martino e percorrendo in senso inverso gran parte di questo itinerario; in tal caso, valutando la lunghezza, conviene spezzarlo in due giorni proseguendo verso il Passo delle Farangole e il Rifugio Mulaz, da cui eventualmente la Ferrata del Mulaz. Pernottando al Rifugio Rosetta si può poi puntare a sud verso il Passo di Ball, con il Sentiero Attrezzato Gusella, la Ferrata del Porton e in discesa la Ferrata del Velo; a est si incontrano la Ferrata Dino Buzzati e il Hunter's Path. Nella zona orientale delle Pale si trovano infine la Ferrata dell'Orsa, la Ferrata Stella Alpina at Agner e la Ferrata Fiamme Gialle.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupPale di San Martino
    • Approach3:30 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerary (a/r)7:00 h
    • Hardware level difference120 m
    • Route difference624 m
    • Max3192 m
    • Length11 Km
  • Ferrata Franco Gadotti al Sas Aut

    Ferrata Franco Gadotti al Sas Aut

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Franco Gadotti al Sas Aut
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La poco frequentata Ferrata Franco Gadotti percorre la costiera che unisce il Sass delle Dodici alla Punta Vallaccia, sopra la Val San Nicolò, valle laterale della Val di Fassa in provincia di Trento. Tecnicamente è di media difficoltà, ma lunga e con un dislivello rilevante, immersa in un ambiente isolato e selvaggio: va affrontata da escursionisti ben allenati, con buona esperienza di montagna e certezza di tempo stabile.

    ▲Approach

    Si parte dalla Pensione Soldanella, in Val San Nicolò, valle perpendicolare alla Val di Fassa all'altezza di Pozza di Fassa; l'itinerario inizia poco prima del ponte (starting point on Google Maps). Dalla pensione si attraversa la strada e si risale il versante alla sua destra, prima del ponte, imboccando l'ampio sentiero 615B che sale ripido dapprima nel bosco e poi sbuca in un'ampia conca — la Vallaccia — simile a un grande anfiteatro, con di fronte la Punta Vallaccia. Di fatto qui inizia già la Ferrata Gadotti, anche se la targa vera e propria si trova nel secondo tratto attrezzato (1h 30' complessive).

    ▲The path

    Si affronta un primo tratto attrezzato su alcune cambre metalliche, seguito da una rampa diagonale in teoria facile ma potenzialmente scivolosa se bagnata; aggirato uno spallone roccioso compare il Bivacco Zeni (2100 m, 15' dall'attacco, 1h 45' complessive). Dal bivacco un bivio offre due possibilità: proseguire verso sud alla Punta Vallaccia, oppure tenere la destra per iniziare la Ferrata Gadotti, dove si incontra la targa dedicata all'alpinista scomparso sulle Pale di San Martino nel 1976. La via comincia con una cengia inclinata, cavo sulla sinistra, in direzione del Sasso delle Dodici: a tratti esposta ma non difficile, alterna roccette da salire e scendere a facili traversi. Si prosegue tagliando a mezzacosta in salita verso Cima Dodici (a inizio stagione qui può esserci un nevaio da affrontare con attenzione) fino a una sella (2390 m, 1h 30' dall'attacco, 3h complessive); a destra, in 10', una digressione porta a Cima Dodici (2443 m), con vista su Vigo e Pozza, sul Catinaccio, i Dirupi del Larsec, il Sassopiatto e il Sassolungo. Dalla sella si va verso sud, ignorando il bivio del CAI 630 che scende in Val di Fassa, e si segue la cresta rocciosa tenendosene sul versante sinistro fino a risalire un canalino ben attrezzato che porta sui prati sommitali del Sas Aut (2551 m, 45' dalla sella, 3h 45' complessive). Si prosegue sui prati verso sud fino a imboccare un canalone detritico da percorrere in discesa, dove servono attenzione e piede fermo nonostante le protezioni metalliche; tenendo la sinistra lungo il canalone si raggiunge il passaggio più caratteristico dell'itinerario: il Bus del Diaol, una stretta fenditura rocciosa attrezzata con cambre, da percorrere in discesa e leggermente strapiombante. Usciti dal Bus de Diaol si procede verso sud tra saliscendi su fondo detritico fino alla Forcella di Baranchie (2550 m), oltre la quale si piega a sinistra, verso est, per raggiungere la Punta Vallaccia (2637 m, 1h 30' dal Sas Aut, 4h dall'attacco, 5h 15' complessive), dove la ferrata termina.

    ▲Character and difficulty

    Nel complesso la via è di livello facile, con l'eccezione di due o tre punti più impegnativi che richiedono maggiore attenzione: il tratto iniziale subito dopo il Bivacco Zeni, il canalino franoso prima del Sas Aut e il Bus del Diaol.

    ⚠ L'escursione è lunga e, nonostante la zona molto turistica, generalmente poco battuta e selvaggia. Dal bivacco fino alla Forcella Vallaccia, in caso di maltempo, l'orientamento può diventare difficile: percorrerla solo con meteo stabile.

    ▲Period and safety

    Itinerario per la stagione estiva; a inizio stagione possibile nevaio sul versante verso Cima Dodici. La via è dedicata alla memoria dell'alpinista trentino Franco Gadotti (nato il 9 gennaio 1955), dalla carriera breve ma intensa sulle Dolomiti di Brenta e non solo, morto a 21 anni durante la discesa dal Campanile Pradidali nelle Pale di San Martino.

    ▲Discipline

    Da Punta Vallaccia si scende verso est fino a un bivio: a destra si andrebbe alla Forcella de la Costela (partenza dell'Alta Via Bruno Federspiel), a sinistra si scende verso la Forcella Valacia. Poco prima di quest'ultima si può deviare a destra per il caratteristico Rifugio Valacia (2275 m), da cui i sentieri 624 (verso Baita Monzoni) e poi 603 riportano comodamente al parcheggio. Il rientro più rapido passa invece dalla Forcella Valacia, dove si tiene il CAI 615 in discesa fino al Bivacco Zeni e quindi a ritroso lungo il sentiero di avvicinamento fino all'auto (2h 30' da Punta Valaccia, 7h 45' complessive).

    ▲To match

    La Val San Nicolò ospita altre due ferrate molto interessanti e difficili, la Ferrata Kaiserjager e l'estrema Ferrata dei Magnifici 4. Volendo restare più giorni in valle, il proseguimento naturale della Gadotti è l'Alta Via Bruno Federspiel dalla Forcela de la Costela, a sua volta concatenabile con l'Alta Via Bepi Zac. Spostandosi verso il Catinaccio si aprono itinerari maestosi come la Ferrata Santner, la Ferrata at the Catinaccio d'Antermoia, la Ferrata Masarè e la Ferrata Roda di Vael.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupCatena della Vallaccia
    • Approach1:30 h
    • Ferrata4:00 h
    • Itinerary (a/r)7:45 h
    • Hardware level difference539 m
    • Route difference1189 m
    • Max2639 m
    • Length11 Km
  • Ferrata Fiamme Gialle alla Croda Granda

    Ferrata Fiamme Gialle alla Croda Granda

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Fiamme Gialle alla Croda Granda
    Very difficult● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Fiamme Gialle è il cuore tecnico e atletico di una grande traversata al Bivacco Reali, ai piedi della Croda Granda, nel versante interno delle Pale di San Martino. La via attrezzata in sé non è lunga, ma è incastonata in un itinerario faticoso che pretende ottimo allenamento, esperienza alpinistica e tempo stabile: l'avvicinamento è impegnativo e il rientro, qualunque variante si scelga, non va mai sottovalutato.

    ▲Approach

    Si parte dalla Val Canali, valle interna al gruppo delle Pale. Arrivando da Fiera di Primiero (Trento) si percorre la SS347 del Passo Duran per circa 5 km in direzione Agordo, fino a un ampio tornante con chiare indicazioni per la Val Canali; si risale tutta la valle, si ignora un tornante a sinistra proseguendo dritti e, a un bivio nei pressi di una chiesetta, si tiene la destra fino al parcheggio presso Malga Canali, a 1302 m (starting point on Google Maps). Lasciata l'auto si imbocca l'ampia sterrata che entra nel bosco quasi in piano; ai due bivi successivi si ignorano sia il Troi del Todesch (a destra) sia il sentiero per il Bivacco Minazio (a sinistra) e si resta sul sentiero 707, che oltrepassa il torrente Canali e sale ripido con una lunga serie di tornanti al Rifugio Treviso (1631 m, 1h dal parcheggio). Dal rifugio si prosegue sul 707 verso nord, in direzione Forcella dell'Orsa e Forcella Miel, tagliando a mezzacosta con qualche strappo. Si aggira la parete occidentale della Pala del Rifugio, si attraversa in basso un primo vallone a nord di essa (dove può comparire il primo nevaio), si risale un facile canalino e si raggiunge il Vallone dei Vani Alti, sulla destra, con in alto a sinistra la Forcella dei Vani Alti (da cui parte il sentiero usato come possibile rientro). Restando sul 707 verso nord, oltre un eventuale secondo nevaio, si arriva al Vallone del Coro: qui un bivio segnalato indica a destra il Bivacco Reali e la Ferrata Fiamme Gialle (1h 15' dal Rifugio Treviso, 2h 15' dal parcheggio). Da questo punto l'avvicinamento si fa più severo: si risale il Vallon del Coro su ghiaione con ripide serpentine (in caso di nevaio prestare attenzione alla traccia sul lato sinistro, segnata su un sasso), si superano brevi strappi rocciosi seguendo bolli rossi e ometti e, su un tratto pianeggiante, si trova l'attacco (1h 15' dal bivio, 3h 30' dal parcheggio).

    ▲The path

    La ferrata si apre alla classica targhetta rossa con un traverso a sinistra di circa 5 metri in buona esposizione, oltre il quale il cavo punta verso l'alto. Si sale lungo il lato destro di un canalone alternando brevi tratti verticali ben appigliati a traversi, in una sezione iniziale piacevole e senza eccessive difficoltà tecniche. Si arriva quindi a una prima parete verticale di una quindicina di metri, attrezzata con staffe nella metà inferiore per sopperire alla scarsità di appigli; si prosegue in diagonale, si aggira uno spigolo e si affronta una seconda parete verticale analoga, ancora con staffe. Alcune rampe inclinate fanno guadagnare quota rapidamente lungo il lato destro del canalone; in cima si supera una bella parete impegnativa su un diedro, da cui si esce verso sinistra. Un traverso verso destra porta a un canalino più stretto che si risale sul versante sinistro; lo si attraversa poi senza attrezzature, facendo attenzione al fondo non del tutto stabile. Si superano alcuni balzi verticali, in parte attrezzati con staffe metalliche, ed entra la sezione finale: un canalino che assume dapprima forma di camino e poi si allarga, da percorrere sul versante sinistro fino alla targhetta rossa che annuncia la fine della via, presso la Forcella del Mormor (2600 m). Tenendo la destra della forcella si segue una traccia con bolli, in salita tra le rocce, fino ad affacciarsi sull'altopiano opposto dove appare, a sinistra, il Bivacco Reali (2650 m, 1h 15' dall'attacco, 4h 45' complessive).

    ▲Character and difficulty

    La ferrata è oggi in ottime condizioni e alcuni anni fa è stata ammodernata con l'aggiunta di staffe nei passaggi più ostici, risultando tecnicamente meno dura rispetto al passato; resta comunque una via verticale e atletica, inserita in un contesto d'alta montagna selvaggio.

    ⚠ È un itinerario lungo e faticoso: l'avvicinamento, in particolare la risalita del Vallon del Coro, è impegnativo, e il rientro — in entrambe le varianti — comprende passaggi in libera e, sul sentiero dei Vani Alti, terreno alpinistico esposto. Da affrontare solo in ottime condizioni di allenamento e con meteo stabile; se si sale anche la Croda Grande conviene pernottare al bivacco o partire molto presto dal Rifugio Treviso.

    ▲Period and safety

    Itinerario per la stagione estiva, con possibili nevai residui lungo l'avvicinamento e i valloni; nei tratti innevati prestare attenzione alla traccia. Dal Bivacco Reali, in 1h 30' andata e ritorno di buon passo, si può salire la vicina Croda Grande, allungando però notevolmente la giornata.

    ▲Discipline

    Il rientro inizia sull'ampio altopiano dei Foch, alla base della Croda Grande: si procede quasi in piano seguendo i radi segni fino alla Forcella Sprit (2573 m), poi in quota verso uno spigolo, giù in una conca e di nuovo in salita a una palina (2528 m, 45' dal bivacco) dove si presenta un bivio. A destra scende il Sentiero Alpinistico non attrezzato dei Vani Alti (più breve ma aereo e impegnativo): percorso alpinistico con qualche fittone per assicurarsi in autonomia con una corda (le eventuali corde fisse non sono garantite di stagione in stagione); in alto scende in diagonale a destra su fondo appigliato, poi affronta il tratto più ostico — un'esposta rampa/cengia verso sinistra e uno stretto canalino dal fondo scivoloso — quindi un ultimo passaggio difficile presso una targhetta, dove si scendono un paio di metri di spigolo aereo, e infine il ripido e instabile canalone fino al Vallone dei Vani Alti e al bivio sul 707; a ritroso si torna al Rifugio Treviso (2h dalla Forcella dei Vani Alti, 2h 45' dal termine della ferrata, circa 8h totali). Proseguendo invece dritti dal bivio si scende per il Sentiero della Scaletta, meno esposto ma più lungo e con tratti di disarrampicata di I grado: dalla Conca dei Vani Alti si scende verso sud-ovest verso il Sasso d'Ortiga incontrando il caratteristico passaggio della scaletta (15 m, I grado), poi a Forcella Sant'Anna (2445 m), giù fino all'innesto col sentiero 720 e in salita su vallone franoso alla Forcella delle Mughe (2244 m, 2h 30' dal termine della ferrata); da qui un erto sentiero scende il canalone tra Sasso d'Ortiga e Pala della Madonna fino al ghiaione e al bosco del Rifugio Treviso (1h 15' dalla Forcella delle Mughe, 3h 45' dal termine, circa 9h totali). Dal Rifugio Treviso si rientra al parcheggio per il sentiero dell'andata (45'): in totale circa 9h con i Vani Alti, circa 10h con la Scaletta.

    ▲To match

    L'itinerario è troppo lungo per deviazioni in giornata, ma volendo pernottare in zona si può aggiungere la breve ma difficile Ferrata del Canalone presso il Rifugio Treviso, oppure dalla Val Canali raggiungere la Ferrata Dino Buzzati e il Sentiero Attrezzato del Cacciatore. Dal bivio di avvicinamento si può salire alla Forcella dell'Orsa, arrivo della Ferrata dell'Orsa, mentre sullo stesso versante orientale delle Pale si raggiunge il Monte Agner con l'impegnativa Ferrata Stella Alpina.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyVery difficult
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupPale di San Martino
    • Approach3:30 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerary (a/r)10:00 h
    • Hardware level difference499 m
    • Route difference1519 m
    • Max2849 m
    • Length21 Km
  • Funds for the Colac

    Funds for the Colac

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Funds for the Colac

    La Ferrata dei Finanzieri risale l'imponente massiccio del Colac, sopra Alba di Canazei in Val di Fassa. È una via difficile per la presenza di alcuni passaggi impegnativi, ma su roccia ben arrampicabile e piacevole; l'itinerario, di media lunghezza, è agevolato dalla funivia del Ciampac e si può abbinare in giornata al Sentiero Attrezzato Lino Pederiva.

    ▲Approach

    Il punto di partenza è la stazione a monte della funivia Ciampac, che parte da Alba di Canazei (Trento): raggiunta Canazei si segue per il Passo Fedaia e si parcheggia nell'ampio piazzale presso gli impianti (starting point on Google Maps). In alternativa si può salire al Rifugio Ciampac a piedi da Alba di Canazei lungo il CAI 644, circa 600 m di dislivello in un'ora e mezza. Dalla stazione a monte si vede chiaramente la meta, la vetta del Colac; si seguono i cartelli che, facendo dapprima perdere quota verso sud in direzione di un lago artificiale, portano sotto il massiccio. Si risale un irto sentiero su fondo ghiaioso fino alla targa commemorativa e alle prime funi metalliche (2190 m, 20' dalla stazione a monte).

    ▲The path

    La ferrata inizia con una serie di roccette senza difficoltà, dove il cavo può servire anche solo per l'autoassicurazione; terminate le prime attrezzature si prosegue su un sentiero ghiaioso che con alcuni tornanti faticosi porta sotto la parete principale. Si risale un breve balzo, si percorre un traverso esposto ma facile verso sinistra, si scende verso un canalino detritico (caratteristica ricorrente della via) e si risale il versante opposto con alcune roccette; una rampa inclinata conduce a una fessura rocciosa che richiede più impegno, poi una stretta cengia verso sinistra porta a una serie di staffe metalliche su una placca appoggiata, spesso umida e ghiaiosa. Si entra quindi nella parte centrale, la più impegnativa (di livello medio): alcune esposte balze rocciose, agilmente arrampicabili, introducono al passaggio chiave, una sequenza di tre diedri verticali ed esposti, attrezzati con staffe e con qualche tratto strapiombante e atletico, da salire alternando le staffe a destra, poi al centro a sinistra e di nuovo a destra. Si esce su una rampa inclinata (attenzione a non smuovere sassi sui diedri sottostanti) che, con l'aiuto del cavo per l'aderenza, porta a un terrazzo panoramico verso il Gruppo Sella e il Sassolungo. Superato il tratto più ostico si prosegue su un lungo sentiero attrezzato in quota, tra brevi balzi e roccette, dentro un canalino e fuori su altre roccette; si risale un balzo più evidente ma arrampicabile fino a un breve camino da superare in spaccata, poi una serie di canalini e piccole pareti ben appigliate rende la salita piacevole. Si raggiunge una cengia e un tratto verticale che sale in diagonale a sinistra dentro un canalone: qui, nel finale modificato nel 2019, ci si sposta a sinistra su una placca verticale e quasi priva di appigli, che richiede forza nelle braccia e progressione in aderenza; dopo i primi metri ci si sposta a sinistra in buona esposizione e si riparte in verticale per vincere un leggero strapiombo, il passaggio più impegnativo della via, dove alcune staffe vengono in aiuto. Le difficoltà calano gradualmente e si raggiunge la cresta finale, percorsa fino alla croce di vetta con vista a 360 gradi sui gruppi della Val di Fassa e sulla Marmolada (2715 m, 2h dall'attacco, 2h 20' dalla stazione a monte).

    ▲Character and difficulty

    Una via varia e gratificante: i tratti più ostici (i tre diedri e la placca finale) sono compensati da lunghi tratti su roccia ottima e ben appigliata, che la rendono piacevole da arrampicare.

    ⚠ Nei diedri e nei canalini detritici prestare attenzione a non smuovere sassi su chi sale più in basso. Il finale rimaneggiato nel 2019 è più impegnativo della vecchia uscita, con una placca verticale a scarsi appigli.

    ▲Period and safety

    Via d'alta quota per la stagione estiva; conviene verificare gli orari di apertura della funivia Ciampac per organizzare salita e rientro.

    ▲Discipline

    Si torna brevemente a ritroso sugli ultimi metri prima della vetta e si scende per il ripido canale attrezzato segnalato da una scritta su roccia: un primo tratto attrezzato porta a una forcella, oltre la quale un secondo ripido canalone e una parete attrezzata con staffe fanno perdere quota fino a una cengia sotto la parete est del Colac. Seguendo il sentiero a mezzacosta si raggiunge Forcia Negra (2509 m, 1h dal termine della ferrata). Da qui due opzioni: la più rapida resta sul sentiero 613, che senza difficoltà aggira il Colac e riporta al Rifugio Ciampac e alla funivia (30' da Forcia Negra, circa 4h totali); in alternativa si percorre il Sentiero Attrezzato Lino Pederiva, prendendo il CAI 613 verso il Passo San Nicolò e poi, a un bivio, il CAI 613B che a mezzacosta sotto il Sas de Roces porta alla Sella de Brunec (2428 m, 1h 45' da Forcia Negra), da cui col CAI 644 si rientra al Rifugio Ciampac e alla funivia (30' dalla Sella, 5h 45' totali).

    ▲To match

    In giornata si può concatenare il Sentiero Attrezzato Lino Pederiva, lungo il rientro. Dal vicino Passo Fedaia partono inoltre la Ferrata Eterna alla Marmolada e la Ferrata delle Trincee.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyHard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupColac – Val di Fassa
    • Approach0:20 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerary (a/r)5:15 h
    • Hardware level difference565 m
    • Route difference655 m
    • Max2715 m
    • Length5 Km
  • Ferrata Spellini

    Ferrata Spellini

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Spellini
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La recente Ferrata Felice Spellini collega il Rifugio Tosa-Pedrotti con la Bocca degli Armi, punto di raccordo tra la Ferrata delle Bocchette Centrali e quella delle Bocchette Alte, nelle Dolomiti di Brenta. Non presenta difficoltà tecniche elevate, ma è molto esposta e si svolge in pieno ambiente di alta montagna; spesso viene usata come via di rientro, qui invece è descritta in salita all'interno di un anello con le Bocchette Centrali.

    ▲Approach

    Come per molti itinerari delle Dolomiti di Brenta il punto di partenza può variare; questa relazione considera la Spellini percorsa in salita partendo da Molveno, lasciando l'auto nei pressi della Baita Ciclamino, raggiungibile salendo da Molveno per via Dolomiti (starting point on Google Maps). Dalla baita si segue il segnavia CAI 319 lungo una sterrata in modesta salita fino a un bivio, dove a sinistra il 319 sale ripido al Rifugio Selvata (1630 m, 1h 30'); proseguendo sul 319 si raggiungono prima il Rifugio Tosa (2439 m) e poi il Rifugio Pedrotti (2491 m, 2h 30' dal Selvata, 4h dal parcheggio). Dal Pedrotti si torna al Rifugio Tosa e di qui si procede verso nord-est sul Sentiero Attrezzato Orsi, che in circa 30' porta al bivio di Busa degli Sfulmini (2364 m), dove a sinistra inizia l'itinerario della Spellini (4h 45' dal parcheggio). Per evitare la sosta al Pedrotti e l'ultimo tratto di salita ripida, circa 20' prima del rifugio un'indicazione porta al Sentiero Attrezzato Orsi (CAI 303), prima verso ovest e poi a nord-est, raggiungendo in 30' la palina di Busa degli Sfulmini con la targa metallica (4h dal parcheggio).

    ▲The path

    Dalla palina di Busa degli Sfulmini si risale il vallone con discreta pendenza, su sentiero ben segnato a serpentine, lungo i ghiaioni sotto il Campanil Basso, fino al cartello rosso che segna l'inizio della ferrata vera e propria, che si sviluppa su circa 200 metri verticali fino alla Bocca degli Armi. Un primo tratto privo di difficoltà, su roccette con staffe di sostegno, conduce sotto la prima lunga e impegnativa scala: in questa via si incontrano diverse scale, ma la prima e l'ultima sono le più faticose perché tendono a spingere in fuori (per chi non è ben allenato può essere utile un rinvio). Si prosegue verso destra affrontando un traverso breve ma da non sottovalutare, poi una breve scala e quindi una salita che alterna scale a cenge, roccette e un paio di facili traversi; merita una nota a parte l'ultima scala, la più lunga e impegnativa. L'esposizione lungo il percorso è notevole, ma mai su passaggi tecnicamente difficili. Dopo l'ultima scala una breve serie di tratti attrezzati porta al termine della Spellini, segnalato da una seconda targa metallica e da un cartello rosso per chi la percorre in discesa (1h 30' da Busa degli Sfulmini, 5h 30' dal parcheggio).

    ▲Character and difficulty

    La Spellini è caratterizzata da elevata esposizione, accentuata dalla serie di scale; le difficoltà tecniche sono ridotte e, a parte lo sforzo fisico per risalire le scale, solo un traverso è degno di nota. L'attrezzatura è quasi ovunque nuova e in ottimo stato.

    ⚠ Itinerario molto lungo (circa 11h nell'anello completo) e in ambiente d'alta montagna: va affrontato ben allenati e partendo presto. Attenzione all'eventuale neve nel canalone prima dell'inizio della ferrata.

    ▲Period and safety

    Via per la piena stagione estiva. Cartografia consigliata: carta del Gruppo di Brenta di 4Land.

    ▲Discipline

    Terminata la ferrata alla Bocca degli Armi (2749 m), per chiudere l'anello proposto si procede verso sud lungo la Ferrata delle Bocchette Centrali: percorso esposto ma generalmente ben assicurato e senza particolari difficoltà tecniche, con panorami notevoli su Cima Brenta Alta e sulle guglie vicine. Si raggiunge in 2h 30' la Bocca di Brenta, dove finisce la parte impegnativa, e in 15' il Rifugio Pedrotti (2h 45' dal termine della Spellini, 8h 15' dal parcheggio); da qui si ripercorre a ritroso il sentiero di avvicinamento fino alla Baita Ciclamino (3h, 11h 15' totali). In alternativa si può percorrere la Spellini a ritroso e tornare per la via dell'andata, ma vista la lunghezza dell'avvicinamento l'abbinamento con le Bocchette Centrali è decisamente consigliato.

    ▲To match

    L'abbinamento naturale è con la Ferrata delle Bocchette Centrali. Pernottando in quota (ad esempio al Rifugio Alimonta, 45' dal termine della Spellini) si può concatenare il giorno seguente la Ferrata delle Bocchette Alte. Tra gli altri itinerari del Brenta segnaliamo il Sentiero Attrezzato Sosat, quello dell'Ideale, la Ferrata Castiglioni e la Ferrata Brentari.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupDolomiti di Brenta
    • Approach4:00 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerary (a/r)11:15 h
    • Hardware level difference180 m
    • Route difference1236 m
    • Max2749 m
    • Length11 Km
  • Ferrata di Favogna

    Ferrata di Favogna

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata di Favogna
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata di Favogna è una via di media difficoltà che collega la Val d'Adige all'Altopiano di Favogna, al confine tra le province di Bolzano e Trento. Si svolge a bassa quota, fattore da considerare nei mesi estivi, e non presenta difficoltà tecniche elevate, salvo un paio di punti più impegnativi della media.

    ▲Approach

    Il punto di partenza si trova lungo la strada provinciale 14 che collega Roverè della Luna (Trento) a Magrè (Bolzano). Da sud l'uscita autostradale consigliata è San Michele all'Adige, da nord Egna-Ora. In prossimità del cartello che separa le due province, sul versante di Trento, si nota un cartello a bordo strada (sul versante in cui sale la ferrata): si parcheggia a lato strada (starting point on Google Maps). Dal cartello si sale ripidamente nel bosco e si incontrano un paio di balzi rocciosi attrezzati poco prima della targa metallica che segna l'inizio vero e proprio della via (332 m, 10' dal parcheggio).

    ▲The path

    La via si apre presso un camino roccioso, il punto tecnicamente più impegnativo: il cavo corre a sinistra e si sale sfruttando buoni appigli naturali e un paio di staffe metalliche. Superato il camino si prosegue dentro un canale ghiaioso e detritico, lo si lascia tenendo la sinistra e, dopo alcuni passi nel bosco, ci si trova sotto una parete verticale percorsa da una lunga serie di staffe metalliche: qui non c'è cavo (ci si assicura direttamente alle staffe) e i primi metri vanno affrontati in libera (I grado) per raggiungere le prime staffe. Risalita la parete si piega a destra fino a una scala metallica abbastanza appoggiata, che sbuca su un terrazzino panoramico sulla piana Rotaliana. Si traversa a destra su un facile tratto di sentiero fino a una gola sopra la quale sale una seconda scala, più esposta e strapiombante della precedente; salita la scala si risalgono alcune roccette su un canale dapprima instabile e poi più solido, quindi un traverso a destra porta a un balcone panoramico sulla Val d'Adige e i suoi vigneti (45' dall'attacco). Si percorre un tratto di sentiero verso sinistra in direzione di un'imponente parete strapiombante: si risale un primo tratto appoggiato piegando a destra fino al libro delle firme, poi si prosegue ancora a destra, si aggira uno spigolo esposto e si risalgono alcune roccette appoggiate, dove termina la ferrata (975 m, 1h 30' dall'attacco, 1h 40' totali). Si continua sul sentiero nel bosco fino a raggiungere l'altopiano di Favogna con le sue prime case (30' dal termine, 2h 15' totali).

    ▲Character and difficulty

    Via di difficoltà media con due tratti più impegnativi, il camino iniziale e la parete con le staffe senza cavo.

    ⚠ In alcuni punti l'attrezzatura metallica è un po' molla, cosa che può complicare la progressione a chi è inesperto. All'attacco un cartello segnala la presenza di zecche. Il rientro è lungo in entrambe le direzioni: può avere senso lasciare l'auto nei pressi del punto di rientro e allungare l'avvicinamento finché si è freschi.

    ▲Period and safety

    Trattandosi di un itinerario a bassa quota, va evitato nelle giornate estive più calde. Cartografia consigliata: carta della Val di Non oppure della Strada del Vino e Monte Corno di 4Land.

    ▲Discipline

    Dall'altopiano si hanno due opzioni. A destra si segue il sentiero 3 che in moderata discesa porta a Magrè (2h dal termine della ferrata, 4h 15' totali), da dove, percorrendo verso sud la strada provinciale, si torna al parcheggio (5h totali). A sinistra si segue invece la strada asfaltata (1 km) e poi il sentiero CAI 519 fino a un bivio che indica Roverè della Luna lungo il sentiero 502B: questo scende ripido, con un paio di roccette di I grado in discesa libera e il guado di un torrente, fino a Roverè della Luna, da cui si rientra all'auto lungo la provinciale (1h 45' dal termine, 4h totali).

    ▲To match

    Nella Val d'Adige ci sono diversi itinerari attrezzati brevi, abbinabili in giornata: la Ferrata Rio Secco o il Burrone Giovanelli presso Mezzocorona, oppure la Ferrata Mendola al Roen (attenzione alla lunghezza). Scendendo verso il Lago di Garda si trovano la Ferrata Mori, la Ferrata Che Guevara e la Ferrata di Castel Drena; tra le vie recenti segnaliamo la Ferrata della Val del Rì e la Ferrata della Croce di Fai.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupVal d'Adige – Monte Corno
    • Approach0:10 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerary (a/r)4:00 h
    • Hardware level difference700 m
    • Route difference900 m
    • Max1121 m
    • Length13,2 Km
  • Ferrata della Diga di Neves

    Ferrata della Diga di Neves

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata della Diga di Neves
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata della Diga di Neves è una via particolare: non risale pareti rocciose, ma le pareti in cemento di una diga artificiale, in alta Val dei Molini (laterale della Valle Aurina, BZ). Propone due percorsi — uno difficile, sulla parete della diga, e uno moderatamente difficile sul bordo — in un bel contesto sulle Alpi Aurine.

    ▲Approach

    La ferrata inizia presso la diga a valle del Lago di Neves: da Dobbiaco (Val Pusteria) si risale la Valle Aurina e quindi la Valle dei Molini, parcheggiando nei pressi della diga (ben visibile dalla strada) (starting point on Google Maps). Un sentiero in discesa porta in 5 minuti alla base della diga: davanti si trova l’attacco del percorso difficile (che affronta direttamente la parete), mentre sul lato destro (viso a valle) una scaletta dà inizio al percorso più semplice (circa 5-10′ dal parcheggio).

    ▲The path

    Percorso difficile: si sale la parete della diga con un susseguirsi di tratti verticali e traversi, intervallati da due passerelle dove riposare; poco prima delle passerelle si salgono due scale esposte. Le difficoltà crescono gradualmente fino al livello difficile nell’ultima sezione, con un traverso piuttosto fisico; trattandosi di cemento, abbondano cambre e maniglie. Si termina sulla passerella sopra la diga in circa 20-25′. Percorso moderatamente difficile: non affronta la diga direttamente ma sale sul bordo destro; dopo una scala iniziale, alcuni facili balzi rocciosi portano alla prima passerella, poi si sale una placca inclinata attrezzata con prese d’arrampicata in resina (come in palestra) e altri balzi fino al ponte sospeso che chiude la via sulla passerella (circa 20-25′ dall’attacco).

    ▲Character and difficulty

    Via di concezione moderna e originale, che sfrutta un’infrastruttura esistente; attrezzatura in buono stato. Il percorso sul bordo è Moderatamente Difficile, mentre la via diretta sulla parete raggiunge il livello difficile.

    ⚠ Esposizione decisamente presente nell’itinerario difficile, sulla parete verticale della diga. Scegliere il percorso in base alla propria esperienza.

    ▲Period and safety

    Quota contenuta (massimo 1856 m): percorribile in gran parte della stagione. Cartografia: carte delle Alpi Aurine / Valle Aurina.

    ▲Discipline

    Il rientro avviene lungo la passerella che attraversa la sommità della diga (5′).

    ▲To match

    In Valle Aurina, più a nord, il lungo e impegnativo itinerario della Ferrata del Ghiacciaio/Camino al Sasso Nero, in ambiente d’alta montagna; presso Campo Tures la difficile Ferrata Hans Kammerlander (2022). Più a sud la Ferrata di Valdaora e la Ferrata al Sasso delle Nove; verso le Dolomiti di Sesto la Ferrata dei Costoni alla Croda Rossa.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupAurine Alps
    • Approach0:10 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerary (a/r)2:00 h
    • Hardware level difference95 m
    • Route difference110 m
    • Max1.856 m
    • Length1,2 Km
  • Ferrata del Trafoi

    Ferrata del Trafoi

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata del Trafoi
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata del Trafoi è una via moderna (2019), breve e in gran parte facile, che risale uno sperone roccioso lungo il torrente che scende dal Passo dello Stelvio verso la Val Venosta, a Trafoi (BZ). Adatta a famiglie e neofiti nella variante facile, propone anche una variante moderatamente difficile; perfetta per un ritaglio di tempo o come complemento a un giro più lungo ai piedi dell’Ortles.

    ▲Approach

    Si parcheggia a bordo strada nel paese di Trafoi (BZ), lungo la statale dello Stelvio (starting point on Google Maps). La parete è ben visibile sul lato opposto del torrente: si scende verso il greto (circa 70 m di dislivello, due possibili discese — al tornante o circa 200 m verso il paese), si attraversa un ponte di legno e, seguendo le indicazioni, si raggiunge l’attacco (15′ dal parcheggio). Lungo la via è visibile la piattaforma di una tirolienne che attraversa il torrente verso il paese (al momento senza informazioni certe sulle condizioni d’uso).

    ▲The path

    La prima sezione è facile, adatta a neofiti e famiglie (con le dovute precauzioni): si sale in diagonale a destra su rampe inclinate (unica insidia il fondo a tratti sporco), alcune roccette e un breve tratto di collegamento; riprese le attrezzature, dopo un traverso un po’ più impegnativo si arriva a un bivio. Variante facile (a sinistra): prosegue su difficoltà analoghe, con una rampa e qualche bel balzo gradonato attrezzato che guadagna quota ed esposizione, un passaggio appena più verticale ma non difficile e, dopo un diagonale, la piattaforma di fine ferrata (30′ dall’attacco). Variante moderatamente difficile: proseguendo sulla cengia attrezzata si arriva a un secondo bivio (a destra una grotta) da cui la via sale verticale con pioli e attrezzature che facilitano la salita: una ventina di metri verticali, alcune roccette, un balzo più impegnativo e un facile traverso a destra fino alla stessa piattaforma.

    ▲Character and difficulty

    Via Moderatamente Difficile nella variante più impegnativa, ma sostanzialmente facile e ben attrezzata (2019), inserita in una bella valle alpina con panorami sull’Ortles e sulle Alpi al confine italo-austriaco.

    ⚠ Ottima per famiglie e neofiti nella variante facile: per i più piccoli usare attrezzatura da ferrata adeguata. Attenzione al fondo talvolta sporco nelle rampe iniziali.

    ▲Period and safety

    Bassa quota (massimo 1630 m): percorribile in buona parte della stagione, condizioni della valle permettendo. Cartografia: carte della zona dell’Ortles-Stelvio.

    ▲Discipline

    Il rientro avviene per comodo sentiero che, a sinistra della piattaforma, scende verso il torrente e riporta a ritroso al parcheggio (circa 1h totali).

    ▲To match

    Naturale ma impegnativo proseguimento è la salita al Rifugio Payer (3000 m, circa 1500 m di dislivello, sentieri 3 e 19 per il Passo della Tabaretta — arrivo della più dura Ferrata della Tabaretta). Verso lo Stelvio, nel Sondriese, la Ferrata al Torrione Porro e la Ferrata Cuore della Croce al Palabione; in Val Venosta la Cengles Croda Ferrata, le ferrate Hoachwool e Knott a Naturno, la Ferrata del Murmele in Val Martello e la Ferrata Heini Holzer a Merano.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupOrtles
    • Approach0:15 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerary (a/r)1:15 h
    • Hardware level difference60 m
    • Route difference170 m
    • Max1630 m
    • Length1 Km
  • Ferrata dei Campanili del Latemar

    Ferrata dei Campanili del Latemar

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata dei Campanili del Latemar
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata dei Campanili del Latemar è un lungo e panoramico itinerario d’alta montagna lungo la frastagliata catena del Latemar, sopra Obereggen (BZ). Tecnicamente è poco impegnativa — per ampi tratti più simile a un sentiero attrezzato che a una ferrata verticale — ma l’ambiente severo e l’assenza di vie di fuga comode impongono attenzione e buona pianificazione.

    ▲Approach

    Si parte dalla stazione a monte della funivia Oberholz, sopra Obereggen (BZ), raggiungibile da Bolzano o da Cavalese (Val di Fiemme) per il Passo Lavazè (starting point on Google Maps). Dalla seggiovia si segue il sentiero 18 per la Forcella dei Camosci, su tornanti poi in ambiente roccioso, con un ultimo tratto verticale attrezzato con funi, fino alla Forcella dei Camosci (2590 m, 1h 45′ dalla stazione a monte). Si ignora a destra il 516 (Rifugio Torre di Pisa) e si tiene a sinistra il 18 verso la Forcella dei Campanili, attraversando l’altopiano fino alla forcella (45′ dalla Forcella dei Camosci, 2h 30′ totali); conviene indossare qui l’imbrago. Si tiene quindi a sinistra il sentiero 511 (più alto del 18, che sarà il rientro) e, su segni biancorossi e facili roccette (attenzione se umide), si raggiunge il primo cavo (15′ dalla Forcella dei Campanili, 2h 45′ totali).

    ▲The path

    Si sale in diagonale a destra su roccette fino a una lunga cengia attrezzata, con il cavo da corrimano, sotto una singolare guglia; un tratto di sentiero esposto ma facile porta a una forcella terrosa scura, dove un cavo alto dà sicurezza nell’attraversamento esposto (2730 m, 20′ dall’attacco). Si rimonta il versante opposto e si percorre una panoramica cengia attrezzata, poi un alternarsi di tratti attrezzati e non, fino a una forcella dove a sinistra si nota un masso incastrato tra due pareti ravvicinate. Si prosegue in quota tra cenge non protette fino alla deviazione (2760 m, 1h dall’attacco) — non segnalata — per la Torre Diamantidi (2842 m, 30′ a/r, panorama sul Catinaccio; rientro a ritroso). Dalla deviazione si va verso Cima Latemar scendendo alcuni metri attrezzati, si risale un canalino con un passaggio un po’ più impegnativo, si percorre un’altra cengia esposta e si arriva al passaggio chiave: si scende verso un canalino, lo si supera in diagonale su buone cambre (tratto lievemente strapiombante: non temporeggiare) e si risale il versante opposto su un traverso diagonale di media difficoltà con buoni appoggi. Nel tratto finale, sopra il Bivacco Rigatti (arancione), si scende qualche metro verticale, si percorre un tratto di cresta e si scende su sentiero fino al cartello di fine ferrata, presso il bivacco e Forcella Grande (2650 m; 1h 45′ dall’attacco senza la Torre Diamantidi, 4h 30′ totali, oppure 2h 15′ e 5h totali con la deviazione). Facoltativa la vetta di Cima Latemar/Schenon (2791 m, 2h a/r, con passaggi di I grado su roccette a tratti instabili).

    ▲Character and difficulty

    Via Moderatamente Difficile ma di difficoltà contenute: per lunghi tratti è più un sentiero attrezzato con protezioni nei punti esposti che una ferrata verticale. Il valore dell’itinerario è soprattutto paesaggistico e ambientale.

    ⚠ Ambiente d’alta montagna senza vie di fuga facilmente accessibili: massima attenzione alle previsioni meteo e alla pianificazione. Itinerario lungo: d’estate portare abbondante acqua. Attenzione alle roccette umide all’inizio.

    ▲Period and safety

    Itinerario d’alta quota per la piena estate (quota massima 2842 m alla Torre Diamantidi). Si può spezzare in due giorni pernottando al Rifugio Torre di Pisa o ai bivacchi A. Sieff ed E. Rigatti. Cartografia: carte della Val di Fiemme, della Val di Fassa o dello Sciliar-Catinaccio-Latemar (4Land).

    ▲Discipline

    Dalla Forcella Grande si scende sul sentiero 18, che ripercorre a mezzacosta — a quota più bassa — l’itinerario della ferrata, in una lunga traversata con vista sulla Val Sorda fino alla Forcella dei Campanili; da qui a ritroso alla Forcella dei Camosci e in discesa alla stazione a monte della funivia (2h 30′ dalla Forcella Grande, 7h totali senza le due cime).

    ▲To match

    Restando in zona: in Val di Fiemme la breve Ferrata Attilio Sieff sopra Ziano; in Val di Fassa il Sentiero del Gronton a Moena e, al Catinaccio, la Ferrata Roda di Vael, la Ferrata Masarè e la Ferrata al Passo Santner.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupLatemar
    • Approach2:45 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerary (a/r)7:00 h
    • Hardware level difference242 m
    • Route difference742 m
    • Max2842 m
    • Length12,7 Km
  • Ferrata Dino Buzzati al Cimerlo

    Ferrata Dino Buzzati al Cimerlo

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Dino Buzzati al Cimerlo

    La Ferrata Dino Buzzati sale al Cimerlo, in un angolo stupendo e poco battuto delle Pale di San Martino, ricco di guglie e panorami dolomitici. È una via storica divisa in due sezioni: la prima medio-facile, la seconda impegnativa ed esposta lungo un lungo diedro aereo. Avvicinamento e rientro sono lunghi e a tratti difficili: itinerario da non sottovalutare.

    ▲Approach

    Punto di partenza è la località Prati di Fosne, in Val Canali. Dalla SS347 del Passo Duran, venendo da Fiera di Primiero (TN) verso Agordo, dopo circa 5 km si imbocca a un ampio tornante la deviazione per la Val Canali; si risale la valle, si segue un ampio tornante a sinistra e si prosegue sulla strada stretta e a tratti sterrata fino all’Hotel Casera, dove a un incrocio si tiene la destra in salita fino al parcheggio (starting point on Google Maps). Dal parcheggio (1319 m), tra prati e baite con il Cimerlo che svetta a nord, si risale lo stradello a tornanti seguendo i segnavia 747, in costante salita nel bosco verso le propaggini meridionali del Cimerlo. Usciti dal bosco si sale un primo ripido canalone sassoso e poi un secondo che porta all’attacco della ferrata (2120 m, 2h dal parcheggio).

    ▲The path

    La ferrata inizia salendo in diagonale una parete appoggiata e ben appigliata, fino a un primo salto verticale attrezzato con abbondanti cambre; il cavo piega a destra in un canalino con cambre nella parte alta, si risale un breve camino sul lato sinistro e poi la salita si fa più facile, con cenge a tratti esposte e sentiero attrezzato su roccette dentro un canalino. Si arriva così alla seconda sezione, più impegnativa. Qui la via è stata modificata: a sinistra lo stretto intaglio dove un tempo si saliva l’angusto camino (con scale e passaggi di forza e agilità), a destra una lunga placca verticale che forma un diedro con la parete; oggi si sale all’esterno del camino lungo l’esposto diedro, con attrezzature nuove e in perfetto stato. Si raggiunge il diedro dopo un sentiero attrezzato che sale una rampa e poi un canalino a destra (alcune staffe a sinistra per i balzi più marcati); aggirata la lama di roccia ci si trova sotto il passaggio chiave: un lungo ed esposto diedro con un tratto strapiombante circa a metà. Si parte sul lato sinistro, appoggiati poi verticali; a metà ci si sposta con cautela sul lato destro in forte esposizione e si risale una lunga serie di cambre sopra una fessura; dopo una decina di metri si torna sul lato sinistro salendo la lama attrezzata con cambre, sempre molto esposti, fino a uscire dal camino e a esaurire le attrezzature sui prati sommitali (1h 15′ dall’attacco). Seguendo la traccia a zig-zag si raggiunge lo spallone orientale del Cimerlo (2480 m, 20′ dal termine delle attrezzature, circa 1h 40′ dall’attacco, circa 3h 40′ totali); la vetta del Cimerlo richiede altri 15′ a sinistra.

    ▲Character and difficulty

    Via Difficile, con attrezzatura rinnovata di recente e in ottimo stato: la prima sezione è medio-facile, la seconda — il lungo e aereo diedro — è medio-difficile e molto esposta. L’itinerario complessivo è lungo e a tratti difficile, in zona meno frequentata di altre Pale.

    ⚠ Avvicinamento e rientro sono lunghi e impegnativi: da non sottovalutare. Attenzione al tratto non banale in discesa sotto il Cimerlo, su fondo franoso anche se attrezzato.

    ▲Period and safety

    Itinerario d’alta quota per la piena estate (quota massima 2503 m). Cartografia: carta del Parco Naturale Paneveggio e Pale di San Martino (4Land). Cenni storici: la via fu attrezzata nel 1977 dalla guida alpina Gabriele Franceschini in memoria dello scrittore e giornalista Dino Buzzati (1906-1972), grande appassionato di montagna.

    ▲Discipline

    Dallo spallone orientale si scende un tratto ripido attrezzato: ripide roccette, un canalino (passando da destra a sinistra su un masso incastrato), fondo franoso ma sempre attrezzato, e alcuni balzi verticali fino a un sentiero sotto la cresta tra Cima Stanga e il Cimerlo. A un bivio (30′ dal termine delle attrezzature): a destra scende il Sentiero Attrezzato del Cacciatore (segnavia 742, circa 2h, mediamente impegnativo) che alla base del Sass Maor immette sul sentiero 719, in prevalenza in falsopiano fino al parcheggio (circa 7h 30′ totali); diritti si scende invece al Rifugio Velo della Madonna (30′) per il Sentiero Attrezzato Depaoli (circa 8h totali). Qui descriviamo il rientro più rapido per il Sentiero del Cacciatore.

    ▲To match

    Spesso abbinata in discesa al Sentiero del Cacciatore; raggiungendo il Rifugio Velo della Madonna si collega alla Ferrata del Velo, al Sentiero Gusella e alla Ferrata del Porton verso il Pradidali; più avanti la Gabitta d’Ignoti. In itinerari di più giorni anche la Ferrata Bolver Lugli, la Ferrata delle Fiamme Gialle e la Ferrata del Canalone.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyHard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupPale di San Martino
    • Approach2:00 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerary (a/r)8:30 h
    • Hardware level difference403 m
    • Route difference1177 m
    • Max2503 m
    • Length9,2 Km
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