Regione: Trentino-Alto Adige

  • Ferrata delle Mesules (Pößnecker)

    Ferrata delle Mesules (Pößnecker)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata delle Mesules (Pößnecker)

    La Ferrata delle Mesules — storica Pößnecker Klettersteig del 1912 — risale il versante occidentale del Gruppo Sella fino al Piz Selva (2941 m). È un itinerario lungo, tecnico e vario, con alcuni punti chiave non protetti che richiedono piede fermo e assenza di vertigini, immerso in un panorama a 360 gradi sui grandi gruppi dolomitici di Val di Fassa e Val Gardena.

    ▲Approach

    Si parte dal Passo Sella, tra Val di Fassa e Val Gardena. Conviene lasciare l'auto sul versante della Val di Fassa, nei pressi dell'Albergo Maria Flora: così si imbocca direttamente il sentiero d'attacco e ci si ritrova allo stesso versante al rientro. Open road signs on Google Maps. Dal parcheggio si segue il segnavia CAI 649 verso nord-est, in direzione delle Torri del Sella: prima su prato, poi su fondo detritico con pendenza crescente fino all'attacco (2290 m, 30' dal parcheggio).

    ▲The path

    L'attacco è stato modificato rispetto al tracciato originale e oggi è considerato più difficile. Superate le prime roccette non protette si entra nel primo di una lunga serie di camini, su parete appoggiata verso sinistra; pochi chiodi segnalano l'aumento di difficoltà e la riduzione degli appigli. Si alternano tratti verticali e diagonali con una fessura d'appoggio fino a un terrazzino. Qui inizia la sezione più impegnativa: ci si addentra in un anfratto risalendo roccette di I grado fino a un passaggio di II grado in spaccata, non protetto da fune, da affrontare con buon piede, cercando gli appoggi e aiutandosi con le mani su entrambi i lati dell'anfratto per superare un masso fino ad alcune staffe. Si scende qualche metro alla prima scaletta, da cui ci si gira a osservare il tratto appena salito. Dopo una seconda scaletta arriva l'altro punto chiave: uno stretto camino con staffe (prima a sinistra), unica assicurazione perché manca la fune; nella parte alta le staffe passano sul lato destro e occorre girarsi su sé stessi (manovra ostica con zaino voluminoso), per uscire poi a sinistra su due pioli in un passaggio molto aereo e prendere una scaletta poco stabile. Si sale una parete levigata, quindi un facile camino con buoni appoggi e staffe; brevi tratti orizzontali e roccette chiudono le attrezzature. Si entra in un vallone che si risale su traccia, si superano altri facili tratti attrezzati e un sentiero esposto a mezzacosta verso destra fino all'Altopiano delle Mesules. Un sentiero di collegamento porta sotto l'ultima sezione: una cengia esposta, balzi rocciosi ben appigliati e passaggi solo a tratti attrezzati conducono alla vetta del Piz Selva (2941 m), affacciata sul Sassolungo (3h dall'attacco, 3h 30' totali).

    ▲Character and difficulty

    Escursione ad ampio respiro, dal carattere alpino, riservata a ferratisti esperti e preparati. I due passaggi chiave della prima sezione (max II grado) non sono protetti: le difficoltà sono soprattutto psicologiche, per l'esposizione e per gli spazi angusti. Il lungo camino richiede agilità nella parte alta e sconsiglia zaini ingombranti.

    ⚠ L'Altopiano delle Mesules è selvaggio e isolato, senza punti d'appoggio: con nebbia il rischio di perdere l'orientamento è concreto. Percorrere la via solo con previsioni di tempo stabile. Per uscire dal camino può servire un rinvio o una fettuccia per agganciare lo zaino all'imbraco e riuscire a girarsi.
    ▲Period and safety

    Piena estate, con meteo stabile: l'itinerario è lungo (16 km, 7h 45' complessive) e si svolge a quasi 3000 m senza punti d'appoggio. Buona pianificazione e partenza mattutina.

    ▲Discipline

    Dal Piz Selva si percorre il lungo e brullo Altopiano delle Mesules verso nord-est seguendo i radi segni del CAI 649 fino al Piz Miara (2964 m). Da qui l'opzione normale prosegue sul 649 perdendo leggermente quota: si ignorano i bivi col 767 (Rifugio Pisciadù) e col 666 (Val de Tita) fino alla Forcella dell'Antersass (2842 m, 1h 15' dalla vetta). Si prende a destra il sentiero 647 che cala nella Val de Lasties fino al Pian di Sella (2283 m, 2h 30' dalla vetta), poi indicazioni e tratto asfaltato fino al Passo Sella (4h dalla vetta, 7h 30' totali). Solo per esperti, un canalone non segnato sotto il Piz Miara (labili tracce, un paio di tratti attrezzati) scende diretto nella Val de Lasties risparmiando circa 1h 30'.

    ▲To match

    Sul Gruppo Sella, raggiungibili in breve in auto: Ferrata Piazzetta, Ferrata Tridentina, Ferrata del Piz da Lech e Ferrata del Vallon; vicino al Passo Sella la Ferrata Schuster al Sassopiatto e la Ferrata at the Col Rodella.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyHard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupGruppo del Sella
    • Approach0:30 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerary (a/r)7:45 h
    • Hardware level difference650 m
    • Route difference700 m
    • Max2973 m
    • Length16 Km
  • Ferrata Maximilian ai Denti di Terrarossa

    Ferrata Maximilian ai Denti di Terrarossa

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Maximilian ai Denti di Terrarossa

    La Ferrata Maximilian è un ardito percorso di cresta lungo la costola che collega i Denti di Terrarossa con la Cima di Terrarossa, presso l'Alpe di Tires (Bolzano). È difficile e per certi aspetti più vicina a un itinerario alpinistico che a una classica ferrata verticale: i tratti attrezzati sono di difficoltà medio-bassa, ma i numerosi passaggi non protetti (I e talvolta II grado) richiedono attenzione e piede fermo.

    ▲Approach

    Si parte da Lavinia Bianca (Bolzano), raggiungibile da Prato Isarco tenendo verso Tires; si parcheggia gratis al Centro Visite del Parco Naturale (1200 m). Starting point on Google Maps. In alternativa, partenza da Siusi con funivia al Compaccio.

    La via si può percorrere in entrambi i versi; qui la descriviamo nel verso Rifugio Bolzano → Rifugio Alpe di Tires, meno difficile. Dal parcheggio si segue il sentiero 2 ripido nel bosco, si risale il Canalone Barengalle e, fra passerelle in legno, si raggiunge la Sella Cavaccio; per il sentiero 2 (o 9 e 1) si arriva al Rifugio Bolzano (2450 m, 3h 15' dal parcheggio). Si prosegue sul sentiero 4 sull'altopiano dello Sciliar fino al bivio dove si tiene a sinistra il CAI 4B verso la ferrata (2560 m, 4h 30' dal parcheggio).

    ▲The path

    Si risale ripidamente per ometti i circa 100 m fino alla Cima di Terrarossa (2655 m, 20' dal bivio), con piccola croce. Si scende un facile sentiero di cresta, aereo ma non difficile, fino alla targhetta che segna l'inizio dei tratti attrezzati: un primo tratto di discesa attrezzata ripida ed esposta, poi una discesa in libera più difficile aggirando un tratto affilato sul versante destro, e una rampa obliqua attrezzata. Si raggiunge una sella terrosa con l'unica via di fuga a destra verso il sentiero 4 (40' dalla Cima).

    Si percorrono roccette instabili, un tratto verticale attrezzato e cresta esposta su entrambi i lati, poi si risale uno stretto camino (più agevole in questo verso). Dopo sali-scendi aerei e una parete verticale arrampicabile si raggiunge l'iconico arco naturale di roccia, da cui si scende (fondo detritico instabile). Cresta affilata e attrezzature in discesa portano a una forcella; si scende a destra un ripido canalone verso sud, in parte attrezzato e in parte no, con fondo detritico, fino al Rifugio Alpe di Tires (2440 m, 1h dall'arco, 2h 30' dal bivio 4B, 7h totali).

    ▲Character and difficulty

    Spesso fraintesa: i tratti attrezzati sono di difficoltà medio-bassa (tranne la discesa dal Dente di Terrarossa, da fare con attenzione), ma l'itinerario è molto esposto e con vari passaggi in libera (I grado, con un II). Ha carattere alpinistico e, in quel contesto, difficoltà medio-facile.

    ⚠ La zona offre una sola via di fuga: chi parte deve aver calcolato di completare l'itinerario, perché in alcuni tratti il rientro sarebbe più difficile del proseguire. Vista la lunghezza e il dislivello, si può valutare di spezzare l'escursione in due giorni pernottando in quota.
    ▲Period and safety

    Alta montagna fino a 2655 m con lunghi tratti esposti e in libera: richiede piede fermo e meteo stabile. Per la cartografia si consiglia la carta della Val di Fassa o di Sciliar-Catinaccio-Latemar.

    ▲Discipline

    Dal Rifugio Alpe di Tires l'itinerario più corto verso il parcheggio è il sentiero 3 verso ovest fino a un bivio dove si tiene la sinistra scendendo il tratto ripido e attrezzato del «Buco dell'Orso»; restando sul sentiero 3 si scende la valle del Ciamin fino a Lavinia Bianca e al parcheggio (2h 15' dal rifugio, 9h 15' totali).

    ▲To match

    Ottimo trampolino per il Catinaccio: le vicine Ferrata Laurenzi e la ferrata al Catinaccio d'Antermoia, oppure, scendendo la Valle del Vajolet, la ferrata al Passo Santner o la più impegnativa Ferrata Bepo de Medil; nei pressi anche la Ferrata Masarè.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyHard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupCatering
    • Approach4:30 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerary (a/r)9:15 h
    • Hardware level difference214 m
    • Max2655 m
    • Length20,2 Km
    • Year1969
  • Ferrata Mendola al Roèn

    Ferrata Mendola al Roèn

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Mendola al Roèn

    La facile Ferrata Mendola al Roen è un itinerario piacevole, percorribile per gran parte dell'anno, che non presenta particolari difficoltà tecniche ed è perfetto per avvicinarsi a vie più complesse. L'anello può includere l'interessante Via dei Camosci, sotto il Monte Testa Nera.

    ▲Approach

    Si parte dalla stazione a monte della seggiovia che collega il Passo Mendola con il Rifugio Mezzavia: dal Passo Mendola (uscita Bolzano Sud, superstrada per Merano, uscita Appiano) si svolta a sinistra seguendo i cartelli gialli per la seggiovia. Starting point on Google Maps.

    Dalla stazione a monte si raggiunge il Rifugio Mezzavia (1585 m) e si prosegue dritti sulla forestale CAI 500 fino a Malga Romeno (1773 m, 45'), ignorando i bivi per Monte Lira, Crosara e Caldaro. A Malga Romeno si lascia il CAI 537 e il CAI 500 (via normale al Roen) e si prende il CAI 560, che in falsopiano porta al Rifugio Oltradige (1773 m, 1h dalla stazione a monte), dove inizia la ferrata.

    ▲The path

    Dal Rifugio Oltradige, a un bivio, si lascia dritto il CAI 560 (Via dei Camosci, valida per il rientro) e si prende a sinistra il CAI 523 della ferrata. Si sale ripidi fino alla prima fune e si percorre una cengia ascendente a destra su fondo sabbioso; alcuni balzi ben appigliati, arrampicabili senza tirare sul cavo, e una seconda cengia ghiaiosa portano a un breve salto verticale, superato con una staffa e ottimi appoggi. Si raggiunge il canalone e lo si risale a destra con passaggi facili e assicurati; una paretina più esposta e sottile (una staffa aiuta) immette su balzi ben appigliati. In alto le attrezzature piegano a destra su una cengia agevole e, dopo una piega a sinistra, si arriva al termine della ferrata (2050 m, 45' dal Rifugio Oltradige, 1h 45' totali). Proseguendo fra pini e mughi si incrocia la via normale e si sale alla croce e alla vetta del Monte Roen (2116 m, 2h totali), affacciata sulla Val d'Adige e sulle Dolomiti.

    ▲Character and difficulty

    Ferrata adatta ai neofiti: nessuna difficoltà tecnica né esposizione marcata, passaggi ben gradinati e qualche staffa dove la verticalità aumenta. Aiuta a imparare le tecniche di base dentro un piacevole itinerario.

    ⚠ Pur facile, è un percorso mediamente lungo (anello fino a 5h con la Via dei Camosci): valutare tempi ed energie.
    ▲Period and safety

    Quota fino a 2116 m ma esposizione contenuta: percorribile gran parte dell'anno. Per la cartografia si consiglia la carta della Val di Non o della Strada del Vino e Monte Corno.

    ▲Discipline

    Dal Monte Roen, rientro più corto: a nord per il CAI 500 a Malga Romeno (45') e poi a ritroso (1h 30' dalla vetta, 3h 30' totali). Anello più lungo: a sud sul CAI 500 fino al Monte Testa Nera (2030 m), poi a sinistra il CAI 560 (Via dei Camosci), con una bella cengia aerea attrezzata sotto il Testa Nera, fino al Rifugio Oltradige e all'avvicinamento (4-5h totali).

    ▲To match

    Itinerario adatto a neofiti che lascia tempo per una seconda via in giornata: verso Merano la Ferrata Heini Holzer, la facile Ferrata Knott and the difficult Ferrata Hoachwool a Naturno.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyEasy
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupMonte Roen
    • Approach1:00 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerary (a/r)3:30 h
    • Hardware level difference195 m
    • Route difference531 m
    • Max2116 m
    • Length10 Km
  • Ferrata Masarè

    Ferrata Masarè

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Masarè
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Masarè è uno splendido itinerario di cresta lungo il versante sud fra Punta Masarè e la Roda di Vael, nel gruppo del Catinaccio. La proposta parte dal Rifugio Paolina, raggiungibile da Carezza (Bolzano) con comoda funivia. La difficoltà è media, ma alcuni punti richiedono attenzione e impegno quando percorsi in discesa.

    ▲Approach

    Punto di partenza il Rifugio Paolina (2125 m), raggiungibile con la Funivia Paolina da Carezza, presso il Passo di Costalunga (Bolzano), dove si parcheggia nell'ampio piazzale degli impianti. Starting point on Google Maps.

    Dal Rifugio Paolina si segue verso sud-est il CAI 539, ci si innesta sul CAI 549 a mezza costa (si passa il monumento a Christomannos, con vista su Val di Fassa, Latemar e Marmolada) e si scende leggermente al Rifugio Roda di Vael (2283 m, 45' dal Paolina). Si prosegue a sinistra in salita seguendo le indicazioni per la Ferrata Masarè: a un primo bivio dritti in salita, a un secondo a sinistra (a destra si sale diretti alla Roda di Vael), fino all'attacco oltre una forcella (45' dal Roda di Vael, 1h 30' totali). In alternativa si può salire dalla Val di Fassa, da Vigo con funivia al Ciampedie e sentiero CAI 545.

    ▲The path

    Si parte con facili passaggi sul versante ovest della cresta — roccette e pareti appoggiate — poi un tratto verticale ben attrezzato ma più impegnativo: un camino appoggiato e una serie di pareti e balzi resi agevoli dalle attrezzature. Si aggira uno spigolo, si percorre un tratto diagonale con buoni appigli e si chiude la prima salita. Segue una bella cengia panoramica e un paio di passaggi leggermente esposti e non attrezzati (fra cui un facile camino in discesa), da fare con attenzione se la roccia è umida.

    Si scende quindi un lungo camino attrezzato, che percorrendo la via in questo senso è il tratto tecnicamente più difficile: vanno sfruttati bene gli appigli negli spazi angusti. Dopo roccette attrezzate si raggiunge una forcella, si risale sul versante opposto, si alternano sentiero attrezzato e roccette e si scende un nuovo tratto verticale; una cengia, un traverso esposto e una serie di gradoni in discesa precedono due camini ben appigliati. Dopo un lungo tratto di cengia con cavo a corrimano si giunge a Torre Finestra (1h 30' dall'attacco), dove si sceglie come concludere.

    ▲Character and difficulty

    Via varia e impegnativa in alcuni passaggi: pur senza tratti proibitivi, si percorrono sezioni esposte e anguste in discesa che richiedono un minimo di esperienza. Abbinando la salita alla Roda di Vael si affrontano un paio di passaggi ulteriori di difficoltà sostenuta presso il Pian del Diaol.

    ⚠ Questa relazione percorre la cresta in senso orario: il primo tratto, se affrontato nel verso opposto, andrebbe disceso e risulterebbe più difficile. Il senso orario consente inoltre di abbinare comodamente la salita alla Roda di Vael in un anello.
    ▲Period and safety

    Alta quota dolomitica (2537 m): valutare meteo e roccia umida nei tratti non attrezzati. Per la cartografia si consiglia la carta della Val di Fassa o di Sciliar-Catinaccio-Latemar.

    ▲Discipline

    Da Torre Finestra, in discesa: una facile cengia non protetta, una fessura angusta con scala e una parete verticale chiudono le attrezzature (2h dall'attacco, 3h 30' totali); per sentiero si torna al bivio dell'avvicinamento, al Rifugio Roda di Vael e infine al Paolina (5h totali). In alternativa, da Torre Finestra si sale la Ferrata Roda di Vael fino alla vetta (1h), si scende al Passo del Vajolon e quindi al Rifugio Paolina (5h 30' totali) con un anello.

    ▲To match

    Il proseguimento naturale è la Ferrata Roda di Vael ad anello; restando nel Catinaccio si può puntare alla ferrata del Passo Santner, al Catinaccio d'Antermoia o alle impegnative Ferrata Maximilian e Ferrata Laurenzi; nella parte centrale la Ferrata Bepo de Medil; verso il Passo San Pellegrino la Ferrata Bruno Federspiel.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupCatering
    • Approach1:30 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerary (a/r)5:30 h
    • Hardware level difference41 m
    • Route difference420 m
    • Max2537 m
    • Length13 Km
  • Ferrata Marangoni in Mori

    Ferrata Marangoni in Mori

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Marangoni in Mori
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Marangoni sale la bastionata che sovrasta Mori (Trento). Dopo il recente rifacimento le attrezzature sono molto migliorate e le difficoltà tecniche, un tempo elevate per via della roccia levigata e unta, sono in gran parte ridotte: oggi è di difficoltà media. Resta però caratterizzata da un'esposizione elevata lungo larghi tratti e da alcuni passaggi atletici e strapiombanti. Ideale nelle mezze stagioni e negli inverni miti senza neve.

    ▲Approach

    Si parte dal paese di Mori (Trento): la parete sovrasta l'abitato ed è già visibile dall'autostrada. C'è un ampio parcheggio presso l'incrocio fra via Marconi e via della Terra Nera. Starting point on Google Maps.

    Dal parcheggio ci si dirige verso il centro, poi a destra verso la bastionata e il Santuario; un sentiero lastricato sale ripido fino al Santuario, da cui si seguono le indicazioni per la via ferrata (25' dal parcheggio).

    ▲The path

    L'attacco è anomalo: a destra della targa un tratto di tre metri in libera, reso possibile da una provvidenziale staffa in alto. La roccia, compatta ma estremamente liscia e unta, rende difficile la presa: per questo, dopo i primi metri, la via è quasi ovunque servita da larghe cambre. Si sale un diedro leggermente strapiombante, un camino attrezzato, una rampa con roccette fino a un ampio piano dove si staccano i moschettoni; a sinistra una parete di 8-10 m molto attrezzata porta al primo tratto esposto: un traverso orizzontale dove valutare con cura gli appoggi.

    Seguono diedri attrezzati in successione, abbastanza atletici e senza pause, fino al passaggio più iconico: un esposto traverso che aggira un aereo spigolo verticale proprio sopra il punto di partenza, non difficile grazie a buone staffe. Dopo un sentiero di collegamento a tratti attrezzato si affronta la seconda metà: un lungo camino reso agevole dalle cambre, un panoramico tetto, cenge e spigoli, e infine una lunga parete verticale esposta presso il libro delle firme, con un tratto strapiombante da percorrere rapidamente. Un'ultima parete leggermente strapiombante e gradoni di legno chiudono le attrezzature.

    ▲Character and difficulty

    Tecnicamente di difficoltà media (le cambre annullano gran parte dei passaggi un tempo durissimi), ma da non sottovalutare: l'esposizione è costante e alcuni tratti atletici e senza riposo mettono alla prova le braccia.

    ⚠ Consigliato indossare casco e imbraco già al Santuario, evitando di sostare all'attacco: il tratto più esposto passa sopra le teste e un'eventuale caduta di materiale potrebbe avere conseguenze serie. In estate la parete, esposta a est, è tutta al sole nelle ore mattutine.
    ▲Period and safety

    Bassa quota (615 m) ma esposizione marcata: meglio le mezze stagioni o gli inverni miti senza neve. Per la cartografia si consigliano le carte dell'Alto Garda-Valle di Ledro, della Valle dei Laghi-Alto Sarca o del Monte Baldo.

    ▲Discipline

    Dal termine delle attrezzature si risale il sentierino (una panchina invita alla pausa) fino a un bivio: si tiene la destra in salita, poi la sinistra ignorando a destra Nomesino e scendendo verso Mori. Il sentiero, ripido ma senza difficoltà, riporta al bivio presso il Santuario e, a ritroso, al parcheggio (40' dal termine, 2h 45' totali).

    ▲To match

    La zona dell'alto Garda è ricca di ferrate: in ordine crescente di difficoltà la Ferrata Colodri, la Ferrata Sallagoni e la Ferrata Gerardo Sega; northwards Ferrata della Croce di Fai.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupMonte Albano
    • Approach0:25 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerary (a/r)3:00 h
    • Hardware level difference202 m
    • Route difference411 m
    • Max615 m
    • Length4,6 Km
  • Ferrata i Magnifici 4

    Ferrata i Magnifici 4

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata i Magnifici 4

    La Ferrata Magnifici 4 è una delle vie più difficili delle Dolomiti: recente, atletica ed esposta, richiede preparazione fisica ed esperienza. Si sviluppa in gran parte dentro una gola, dove le difficoltà ambientali si sommano a quelle tecniche, in Val San Nicolò (Trento).

    ▲Approach

    In Val San Nicolò, valle perpendicolare alla Val di Fassa presso Pozza di Fassa: si ignora il bivio per la Val Monzoni e si sale fino a Malga Crocefisso, proseguendo fino a uno spiazzo a sinistra presso un ponticello in legno con l'indicazione della ferrata. Starting point on Google Maps.

    Oltre il ponticello sul Rio San Nicolò (1600 m) si tiene la destra su una forestale lungo il torrente fino a un cartello che indica di salire a sinistra nel bosco; per ripidi tornanti non segnati si entra in un grande anfratto roccioso con la targa commemorativa alle quattro guide alpine (1810 m, 30' dal parcheggio).

    ▲The path

    Risalita la cavità su fondo sabbioso e scivoloso, si attacca un impegnativo camino: dopo i primi metri verticali si piega a destra su un tratto più inclinato, dove i primi appoggi sono spezzoni di corda instabili. Si esce dal camino con sforzo crescente per mancanza di appigli, si traversa a sinistra, si aggira uno spigolo e si rientra in verticale in un nuovo camino da percorrere in spaccata, che tende a sbilanciare verso l'interno. Una rampa diagonale e una stretta fessura portano a balzi e traversi insidiosi fino a un terrazzino dove conviene riprendere fiato (45' dall'attacco).

    Seguono uno dei passaggi più ostici — un masso con staffe artificiali e un difficile camino di una decina di metri, con staffe sul lato destro che fanno «sbandierare» verso l'esterno — e poi un difficile traverso su doppio ponte: i piedi poggiano su una fune metallica lasca e la parete strapiomba, rendendo il passaggio molto atletico (utile una fettuccia o un rinvio per sostare). Dopo un breve tratto orizzontale e una salita esposta e strapiombante si chiude la prima parte (1h dall'attacco, 1h 30' totali). Una cengia prativa, dove c'è anche una via di fuga, collega al secondo tratto.

    La seconda parte sale un grosso camino: roccia più frastagliata e qualche piolo offrono appigli, e si può spesso usare il cavo per equilibrio senza trazionare troppo. Si risale una fessura, poi una placca che esce dalla gola su un ampio terrazzo; un ultimo tratto luminoso su placche con ampie staffe, un traverso ascendente a sinistra e alcune roccette portano all'arco che conclude la via presso la Baita Cuz (2h dall'attacco, 2h 30' totali).

    ▲Character and difficulty

    Ferrata moderna, atletica e con modeste possibilità di arrampicare, senza una vetta da raggiungere: nella prima parte il fondo sabbioso e umido riduce molto l'aderenza, obbligando a dosare le energie e cercare con cura ogni appiglio. Va percorsa in buono stato di forma e con braccia allenate; assolutamente sconsigliata a neofiti e principianti. La via è in ottimo stato di manutenzione e molti fittoni permettono di sostare con fettuccia o rinvio.

    ⚠ Dopo la tempesta Vaia il sentiero d'avvicinamento indicato è ostruito da alberi abbattuti e rischioso. Avvicinamento consigliato: a Malga Crocefisso tenere la sinistra sull'asfalto per circa 800 m fino a una sterrata a sinistra che attraversa il torrente (cartello «ferrata»); proseguire circa 200 m fino a un sentiero che si stacca a sinistra prima degli alberi caduti e seguire i bolli rossi fino all'attacco.
    ▲Period and safety

    Itinerario di alta difficoltà in ambiente di gola: scegliere roccia asciutta e condizioni stabili. Per la cartografia si consiglia la carta della Val di Fassa.

    ▲Discipline

    Dalla Baita Cuz si rientra verso sud-sud-est seguendo il sentiero ben indicato per la Val San Nicolò: si ignora il 613 a sinistra (Rifugio El Zedron) e si scende con pendenza moderata fino all'asfalto della valle, più a monte del parcheggio; si tiene la destra e si scende a valle (1h dal termine della ferrata, 3h 30' totali).

    ▲To match

    In Val San Nicolò e dintorni: a monte la Ferrata Kajserjager al Col Ombert; in Val Monzoni la Ferrata Gadotti e l'Alta Via Bruno Federspiel; per difficoltà analoga la Ferrata Piazzetta al Piz Boè; verso il Catinaccio la Ferrata Masarè.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyHard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupMonzoni
    • Approach0:30 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerary (a/r)3:30 h
    • Hardware level difference365 m
    • Route difference586 m
    • Max2647 m
    • Length6 Km
  • Ferrata Mahr

    Ferrata Mahr

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Mahr

    Inaugurata nel 2022, la Ferrata Mahr è una breve via di falesia a sud di Bressanone che offre due percorsi — uno difficile e uno moderatamente difficile — sulle pareti della falesia di Mahr. È ideale come allenamento.

    ▲Approach

    Si parte da un parcheggio in località Mahr (la Marra), a sud di Bressanone, lungo la strada parallela all'A22 del Brennero. Starting point on Google Maps.

    Dal parcheggio si cammina 5' verso sud: sulla destra appare la parete della falesia; superata una via a destra, una palina con segni bianco-rossi del CAI conduce in breve ai piedi della parete.

    ▲The path

    La via ha uno sviluppo ad 8. La parte bassa a sinistra è la più impegnativa, specie il traverso iniziale, che corre verso destra con un paio di passaggi atletici; la parte bassa a destra è più facile, con qualche passaggio moderatamente difficile. Le due sezioni basse si uniscono a metà itinerario sotto un diedro verticale. In alto, il lato destro è più impegnativo, con tratti verticali e un breve passaggio strapiombante, mentre il lato sinistro resta di livello moderatamente difficile.

    ▲Character and difficulty

    Ferrata corta ma con passaggi tecnici, adatta ad allenarsi su roccia con difficoltà graduabili scegliendo il lato più o meno duro.

    ⚠ La discesa avviene lungo una delle due vie: se si ha forza per le varianti difficili in salita, conviene scendere lungo gli itinerari moderatamente difficili.
    ▲Period and safety

    Falesia di bassa quota (circa 635 m), percorribile in gran parte dell'anno con roccia asciutta. Per la cartografia si consiglia la carta di Val Gardena, Val di Funes e Alpe di Siusi.

    ▲Discipline

    Si scende lungo una delle due ferrate, preferendo le varianti moderatamente difficili.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyDifficile / Mod. Difficile
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupBressanone
    • Approach0:05 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerary (a/r)0:45 h
    • Hardware level difference90 m
    • Max635 m
    • Length1 Km
    • Year2022
  • Ferrata Laurenzi al Molignon

    Ferrata Laurenzi al Molignon

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Laurenzi al Molignon

    La Ferrata Laurenzi è un magnifico itinerario di cresta che si snoda in un angolo selvaggio del gruppo del Catinaccio, fra il Molignon di Dentro e il Molignon di Fuori. Richiede un lungo avvicinamento e un altrettanto lungo rientro, ed è percorribile in entrambi i sensi: qui la descriviamo nel verso Rifugio Antermoia → Rifugio Tires, con partenza da Mazzin in Val di Fassa (Trento).

    ▲Approach

    Si parte da Mazzin in Val di Fassa: dalla statale si svolta nella Strada de Chiavacia fino a un restringimento con divieto di transito, dove si trovano pochi posti auto a bordo strada (altrimenti si parcheggia in paese). Starting point on Google Maps.

    Dal parcheggio si sale lungo la carrareccia che coincide con il sentiero CAI 580: si ignora il bivio a sinistra per il più impegnativo Sentiero Paola e si prosegue in salita lungo la Val de Udai. All'incrocio fra il 580 e il CAI 577 si tiene la sinistra rimanendo sul 580, che poco dopo incrocia il CAI 578; di nuovo a sinistra sul 578, che sale ripido a tornanti fra il Sas de Dona (a destra) e il Mantel (a sinistra) fino al Pass de Dona (2516 m). Da qui, in leggera discesa, si raggiunge il Rifugio d'Antermoia (2496 m, 3h 30' dal parcheggio).

    ▲The path

    Dal rifugio si prosegue verso ovest sul sentiero 584, che costeggia il Lago d'Antermoia tenendolo alla propria destra. Superato il lago si avanza in falsopiano e, circa 5' oltre il termine dello specchio d'acqua, si individua una traccia non segnalata che si stacca a destra verso un canalone ghiaioso in direzione nord. Lo si risale interamente tenendo il ramo di sinistra fino a incontrare, sulla destra, il caratteristico cartello rosso che segna l'attacco (30' dal Rifugio Antermoia, 4h totali).

    Si sale subito una parete verticale e povera di appigli, dove la roccia aiuta poco: prima alcuni zigzag, poi un tratto più appoggiato e infine roccette esposte ma non difficili che immettono su un sentiero a mezzacosta (volgendosi si vedono il rifugio e il lago). Si superano alcuni balzi rocciosi, oggi attrezzati e meno insidiosi rispetto al passato, fino all'ometto di vetta del Molignon di Dentro (2852 m, 45' dall'attacco), con ampia vista sul Sassopiatto. Inizia ora il tratto più aereo: si percorre la cresta su fondo sdrucciolevole prestando massima attenzione, si scende un breve tratto, si rimonta un salto e si cala in un canalino franoso fino al libro delle firme. Si risale verso una forcella (2730 m), oltre la quale un tratto verticale molto esposto, con discreti appigli, conduce nuovamente in cresta; si procede in forte esposizione un paio di metri a fianco del filo fino a uno spigolo e a un'ulteriore parete verticale. Seguono traversi e gradoni di media difficoltà e infine una ripida salita al Molignon di Fuori (2779 m, 1h 30' dal Molignon di Dentro), affacciato sul Catinaccio d'Antermoia, sul Sassopiatto e sulla cresta dei Denti di Terrarossa.

    Si scende verso nord-ovest seguendo traccia e ometti fino a ritrovare le attrezzature, che senza particolari difficoltà portano alle ultime roccette e al termine della ferrata, segnalato da un cartello rosso presso il Passo di Molignon (in tutto circa 3h di ferrata dal Rifugio Antermoia, 7h 30' complessive). Poco oltre, una palina indica a destra il Rifugio Alpe di Tires e a sinistra il Rifugio Passo Principe.

    ▲Character and difficulty

    Pur classificata come ferrata a tutti gli effetti dopo la ristrutturazione, la Laurenzi è impegnativa per esposizione e continuità: lo sviluppo è quasi sempre in cresta, con la roccia che nel primo tratto offre pochi appigli.

    ⚠ Non esistono vie di fuga e l'ambiente è selvaggio e isolato: l'itinerario richiede buona preparazione fisica e un'attenta programmazione, vista la lunghezza complessiva (fino a 14h con il rientro per l'avvicinamento).
    ▲Period and safety

    La via si sviluppa oltre i 2800 m in alta montagna; valutare con cura meteo, condizioni della cresta e residui di neve a inizio stagione. Per la cartografia si consiglia la carta della Val di Fassa o quella di Sciliar-Catinaccio-Latemar.

    ▲Discipline

    Data la lunghezza conviene spezzare il tour pernottando in uno dei rifugi vicini (Alpe di Tires, Bergamo o Passo Principe). Dal Rifugio Passo Principe (1h dal termine), per i sentieri 3A e poi 11, si può salire la ferrata al Catinaccio d'Antermoia, scendere sul versante opposto fino al Lago e al Rifugio d'Antermoia (2h 30' dal Passo Principe, 11h totali) e infine rientrare per l'avvicinamento (14h totali), con un itinerario di due giorni.

    ▲To match

    Partendo da Mazzin, la Laurenzi si combina bene con la Ferrata Maximilian sopra il Rifugio Tires; per un anello più lungo si può scendere la Valle del Vajolet e percorrere la ferrata al Passo Santner o la Ferrata Bepo de Medil, eventualmente con il Sentiero delle Scalette in discesa.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyHard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupCatering
    • Approach3:30 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerary (a/r)14:00 h
    • Hardware level difference250 m
    • Route difference1452 m
    • Max2852 m
    • Length25 Km
  • Ferrata Les Cordes

    Ferrata Les Cordes

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Les Cordes
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata di Les Cordes è una via di placca senza eccessive difficoltà tecniche, a quota modesta per gli standard della Val Badia. Sotto molti aspetti è ideale per avvicinarsi alle ferrate in ambiente, pur presentando una discreta esposizione lungo tutto il percorso e un paio di passaggi moderatamente difficili.

    ▲Approach

    Si parte da La Villa (Stern) in Val Badia: dalla rotonda sulla statale si imbocca verso nord la prima laterale a sinistra in direzione degli impianti della Gardenacia, dove si parcheggia. Starting point on Google Maps.

    La salita più breve sfrutta la funivia. A piedi, dal parcheggio si segue il sentiero 5A fino all'Utia Sponata (1703 m), accanto alla stazione a monte; da qui il sentiero 11B taglia a mezzacosta verso sud fino all'attacco (15' dalla funivia, circa 1h 15' salendo a piedi).

    ▲The path

    Si sale in diagonale verso sinistra senza difficoltà e poi in verticale su facili balzi. Il tratto più impegnativo arriva quasi subito: un paio di placchette poco appigliate e un canalino dove chi non è abituato ad arrampicare progredisce sulla fune (passaggi moderatamente difficili). Si prosegue su facili roccette spostandosi gradualmente a sinistra fino a un sentiero attrezzato di collegamento; la via continua con roccette, tratti di sentiero e balzi attrezzati verso destra per una ventina di minuti. Dopo un tratto senza cavo e un sentiero attrezzato in orizzontale si affronta l'ultima parete: una rampa a sinistra, alcuni balzi attrezzati e, con maggiore esposizione, un facile pilastrino chiudono le attrezzature. Una traccia conduce al vicino Rifugio Gardenacia (2050 m, 1h dall'attacco).

    ▲Character and difficulty

    La via non sale a una vetta dolomitica ma raggiunge un rifugio. Nel complesso è facile, con tre punti più impegnativi dove chi sa arrampicare sfrutta gli appigli in aderenza, altrimenti ci si aiuta con la fune.

    ⚠ L'esposizione è presente lungo tutto il percorso: per chi è alle prime armi è bene non sottovalutarla.
    ▲Period and safety

    Quota contenuta e ambiente non severo; per la cartografia si consiglia la carta della Val Badia o quella di Val Gardena, Val di Funes e Alpe di Siusi.

    ▲Discipline

    Dal Rifugio Gardenacia si rientra verso nord con il comodo sentiero 5, che in circa 40' porta alla funivia; da qui si scende in paese con il sentiero 5A (circa 2h 30' totali utilizzando la funivia all'andata, 3h 30' salendo a piedi) o con gli impianti. Volendo allungare, dal rifugio il sentiero 11 sale al Rifugio Puez (2475 m), oppure il sentiero 5 raggiunge la Forcella e la vetta del Sassongher (2665 m).

    ▲To match

    Da La Villa si è in zona strategica: a nord la Ferrata del Vallon e la Ferrata Piz from Lech; nel vicino Gruppo Sella la Ferrata Tridentina, la Ferrata Cesare Piazzetta e la Ferrata Mesules.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupPuez-Odle
    • Approach0:15 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerary (a/r)2:00 h
    • Hardware level difference200 m
    • Route difference280 m
    • Max2050 m
    • Length2,3 Km
  • Ferrata Lampskopf

    Ferrata Lampskopf

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Lampskopf

    In alta Val di Fleres, vicino al confine con l'Austria, la Ferrata Lampskopf si sviluppa alle pendici dell'omonimo monte. È una via facile, nel complesso adatta ai neofiti, ma inserita in un'escursione piuttosto lunga e isolata: conviene percorrerla con tempo stabile.

    ▲Approach

    Il punto di partenza è Fleres di Dentro (Bolzano). Dall'Autostrada del Brennero si esce a Vipiteno e si sale a Colle Isarco, da cui si procede verso occidente attraversando Valmignia fino a Fleres di Dentro; in paese si oltrepassa un lungo parcheggio sul bordo sinistro e, al bivio successivo, si tiene la sinistra del parcheggio ERL, proseguendo pochi minuti su asfalto fino a un ampio parcheggio sulla destra (starting point on Google Maps). Si prosegue sulla strada, ora sterrata; dopo pochi minuti, al primo bivio, si oltrepassa il torrente tenendo la destra con le prime indicazioni per la Via Ferrata al Tribulaun, su ampio sentiero tra bosco e prati. A un bivio circa 1 km dall'auto si tiene la destra; il sentiero entra nel bosco con segni rossi e, aumentando la pendenza senza difficoltà, in circa un'ora porta all'inizio delle attrezzature (1h dal parcheggio).

    ▲The path

    La prima sezione è un susseguirsi di brevi e facili balzi rocciosi, intervallati da tratti di collegamento a volte attrezzati a volte no, in un bell'ambiente alpino; è piacevole e arrampicabile senza forzare il cavo. Dopo una ventina di minuti, con una leggera discesa, si raggiunge un lungo traverso attrezzato, facile, che in molti punti assomiglia a una cengia erbosa, salvo qualche passaggio dove serve attenzione (uno in discesa) con il fondo umido; per una quindicina di minuti questa cengia corre sotto le nerastre pareti, con bel panorama sulla Valle di Fleres, finché il cavo inizia a salire. Si sale per pochi metri, si traversa a destra, poi di nuovo in verticale e, dopo una breve rampa, si torna sulla cengia, ormai rocciosa; tra modesti saliscendi si raggiunge una scala metallica di una quindicina di metri, senza difficoltà. Aggirato uno spigolo e salita una placca appoggiata, alcune facili roccette portano al termine delle attrezzature. Si esce dal bosco sui prati, con il Tribulaun davanti, e si affronta l'ultima sezione: un facile traverso, una placca, uno spigolo aggirato e alcune roccette fino a un punto da cui si scende verso una sella, dove si incrociano il sentiero 7 da S. Antonio e il 32/A della Via Alta di Fleres. Si prosegue a sinistra sul ghiaione fino all'incrocio con il sentiero 8 (il rientro) e quindi in salita al Rifugio Calciati (2368 m, 2h 30' dall'inizio della ferrata, circa 3h 30' totali).

    ▲Character and difficulty

    La via è nel complesso facile: nessun passaggio merita di essere definito tecnicamente difficile. È però lunga e l'ambiente, bellissimo, è isolato e poco frequentato.

    ⚠ Il tratto a cui prestare più attenzione è dalla sella al Rifugio: si attraversa un nevaio spesso presente anche in stagione inoltrata. Nel 2019 l'itinerario è stato interessato dalla caduta di alberi e per questo chiuso: si consiglia di verificare con il Rifugio Calciati l'eventuale chiusura nelle stagioni successive.

    ▲Discipline

    Per il rientro si torna sui propri passi fino all'ultimo bivio (2286 m); pur essendoci altre opzioni, si consiglia il sentiero 8: al bivio si tiene la destra tagliando in diagonale la vallata, sotto la teleferica, e si scende costantemente fino al bivio con il sentiero 6; si tiene la destra, tagliando il bosco senza eccessiva pendenza, fino al bivio dell'andata e quindi all'auto (circa 2h dal Rifugio, circa 5h 30' totali).

    ▲To match

    In valle non ci sono altre vie attrezzate: scendendo a sud si trova la Ferrata delle Cascate di Stuller in Val Passiria, poi le vie della Val Venosta — la Ferrata Hoachwool e la Ferrata Knott a Naturno, la Heini Holzer a Merano e le ferrate dell'Ortles. Nel 2024 è stata inaugurata vicino a Vipiteno la Ferrata Bergkristall.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyEasy
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupAlpi Breonie
    • Approach1:00 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerary (a/r)5:45 h
    • Hardware level difference750 m
    • Route difference1250 m
    • Max2365 m
    • Length11,5 Km
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