Stato: Aperta

  • Ferrata del Gorbeillon

    Ferrata del Gorbeillon

    Vie Ferrate › Aosta Valley › Aosta
    Ferrata del Gorbeillon

    La Ferrata del Gorbeillon, in Valtournenche, è impegnativa e fisica ma non lunga: con avvicinamento e rientro corti si presta bene a mezza giornata. Non va però sottovalutata, per un paio di passaggi atletici e per l'esposizione costante, in un ambiente che guarda fino al Cervino.

    ▲Approach

    Si parte dalla frazione di Crepin, nel comune di Paquier, lungo la strada che collega Chatillon a Cervinia (provincia di Aosta). Lungo la regionale si raggiunge Paquier, si superano i tornanti del paese fino a notare sulla sinistra una strada in discesa con indicazioni per Crepin; si attraversa il torrente Marmore e, subito dopo il ponte, un cartello marrone indica Cignana, accanto a un largo spiazzo per parcheggiare (starting point on Google Maps). Si segue il sentiero 6 verso sinistra, in direzione del lago artificiale di Cignana, risalendo ripidi tornanti nel bosco, poi a mezzacosta e in un tratto in discesa fino a un ponticello di legno sul torrente; si passa accanto alla zona di arrampicata sportiva e, poco prima delle falesie, un masso con i segni 14 e 15 e un cartello indicano la ferrata. Si risale la pietraia e il sentiero ripido fino all'attacco, poco prima del bosco, presso una curva verso destra dove scende il sentiero usato per il rientro (20' dal parcheggio).

    ▲The path

    Il primo tratto è propedeutico e fa capire il livello della via: tra i larici un facile traverso a sinistra, gradonato e senza difficoltà, poi salita nel bosco e una breve discesa fino a un bivio (a sinistra si terminerebbe la ferrata, a destra si prosegue verso un delicato passaggio strapiombante); seguendo il cavo si arriva a un altro bivio dove si tiene la sinistra in leggera discesa, ignorando il cavo che sale (rientro). La parte iniziale vera e propria attacca su una cengia orizzontale gradonata a sinistra, prima in salita poi in discesa, con alcune staffe e una singolare maniglia rossa, fino a un primo passaggio strapiombante in diagonale verso un piccolo tetto, che si aggira con staffe e maniglia rossa per poi proseguire su un esposto traverso diagonale verso destra con staffe per i piedi; la roccia, molto frastagliata, offre buoni appigli a chi li cerca. La via diventa verticale per alcuni metri molto belli e arrampicabili fino a un terrazzino a destra, sotto un grosso tetto, dove ci si può voltare sul panorama verso il Cervino. Ci si sposta a sinistra in leggera discesa aggirando una sporgenza, con un traverso su pedivelle metalliche in decisa esposizione, poi su una lunga placconata verticale che gradualmente porta a sinistra; la pendenza cala diventando più gradonata fino a un terrazzino vicino a due alberi. Una seconda placca analoga conduce a un traverso esposto ma non difficile verso sinistra, inizialmente stretto e poi più ampio fino a uno spiazzo, accanto al quale c'è un passaggio atleticamente impegnativo: alcuni metri di strapiombo marcato, dove i primi 3-4 metri sono i più duri prima che la parete diventi verticale e arrampicabile. Più in alto la pendenza si appoggia e, con alcuni collegamenti verso destra, si raggiunge un altro grosso tetto, "L'Antro della Fata", superato con un traverso impegnativo in diagonale a sinistra; si sale poi in verticale e, con facili passaggi, ci si sposta verso un boschetto e quindi sul lato opposto della montagna. Si scende per una cengia in vista del ponte tibetano fino a una parete strapiombante da risalire prima in verticale poi in diagonale, dove conviene tenersi su a braccia per passare rapidamente il moschettone senza affaticarsi; aggirato uno spigolo si raggiunge il ponte sospeso su 4 corde (15 metri, abbastanza dondolante). Attraversato il ponte si risale una parete verticale, attrezzata all'inizio e poi arrampicabile, fino agli ultimi passi che chiudono la ferrata (1h 30' dall'attacco, circa 2h complessive).

    ▲Character and difficulty

    Caratteristiche e curiose sono alcune maniglie pensate per le mani, anelli di fune metallica rivestiti di guaina rossa, che in vari punti sostituiscono le solite staffe. È una via atletica ed esposta, in cui i tratti strapiombanti alzano il livello tecnico e fisico.

    ⚠ Il ponte sospeso, lungo quasi 30 metri, è adrenalinico e abbastanza dondolante. Vista l'esposizione costante e i passaggi strapiombanti, affrontarla con buona preparazione fisica.

    ▲Period and safety

    Itinerario per la bella stagione; l'altitudine moderata la rende esposta ma percorribile in un'ampia finestra estiva, evitando le ore più calde sui tratti atletici.

    ▲Discipline

    Dal termine si sale qualche metro e poi ci sono due opzioni. La prima prosegue in salita per una trentina di metri verso la strada che collega Crepin a Liortiere, da scendere a valle sull'asfaltata (1h dal termine, 3h complessive): più lunga e meno interessante, ma facile. La seconda, tenendo l'imbrago, segue la traccia verso nord ignorando quella che sale; si incontra un primo cavo in discesa tra tratti rocciosi ed erbosi, poi un sentiero e un traverso orizzontale fino a un bivio, dove si tiene la destra verso sud ignorando il ripido tracciato che scende (la ferrata di prova); un breve tratto di ferrata in discesa di un paio di metri riporta sul sentiero di avvicinamento, che si ripercorre a ritroso fino all'auto (45' dal termine, 2h 45' complessive).

    ▲To match

    Trattandosi di una via atletica ma corta, si abbina bene a un altro itinerario breve e senza lunghi avvicinamenti: un ottimo candidato è la Ferrata di Covarey (circa 1h d'auto verso sud), oppure la Ferrata di Casimir (circa 1h 30' risalendo oltre Aosta) o la Ferrata José Angster (circa 1h 30' in direzione Gressoney).

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyHard
    • RegionAosta Valley
    • GroupValtournenche
    • Approach0:15 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerary (a/r)2:45
    • Hardware level difference200 m
    • Route difference300 m
    • Max1800 m
    • Length2,9 Km
  • Ferrata delle Guide di Macugnaga al Monte Moro

    Ferrata delle Guide di Macugnaga al Monte Moro

    Vie Ferrate › Piemonte › Verbano-Cusio-Ossola
    Ferrata delle Guide di Macugnaga al Monte Moro
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata delle Guide di Macugnaga è una via recente, di alta quota, che si sviluppa al Passo di Monte Moro lungo la Cresta di San Pietro. È una ferrata di cresta, aerea e breve: non presenta particolari difficoltà tecniche, ma è molto esposta e immersa in un ambiente d'alta montagna, alle soglie dei 3000 metri.

    ▲Approach

    Il punto di partenza è la stazione a monte della funivia che collega Staffa (provincia del Verbano-Cusio-Ossola) al Passo di Monte Moro. Per raggiungere Staffa si percorre di norma l'A26 fino a Gravellona Toce, sul versante occidentale del Lago Maggiore, poi si prosegue oltre Anzola d'Ossola sulla SR549 di Macugnaga, risalendo la valle fino al paese, dove si parcheggia nei pressi della funivia (starting point on Google Maps). Dalla stazione a monte si scende verso il rifugio Oberto Maroli e da qui si prosegue in direzione della Cresta di San Pietro, seguendo le tracce sotto la roccia fino all'attacco della ferrata (30' dalla stazione della funivia).

    ▲The path

    La via parte subito verticale, risalendo una parete con abbondanti cambre a sostegno dei piedi; in cima si vira a destra lungo la cresta, con un breve tratto in disarrampicata, esposto ma non difficile. Si percorre poi un tratto di cresta con brevi salite e discese su pulpiti rocciosi — il primo in leggero strapiombo — fino a scendere alcuni metri e raggiungere un aereo e adrenalinico ponte sospeso. Attraversato il ponte si percorre un traverso verso destra, si risale una breve parete e si prosegue in salita lungo le attrezzature, sempre abbondanti; terminata in breve la salita inizia la discesa, anch'essa attrezzata ma meno impegnativa, che porta al termine della via ferrata (1h dall'attacco). Da qui si può rientrare alla funivia, oppure proseguire verso il Joderhorn: dal termine della ferrata si va a sinistra seguendo alcuni ometti nella ripida salita fino alla cresta sommitale (3036 m), da cui si scende alla croce di vetta con il libro delle firme; si ripercorre poi a ritroso il sentiero fino al Passo di Monte Moro, con un breve tratto attrezzato, e quindi alla funivia (45' dal Joderhorn).

    ▲Character and difficulty

    È una classica ferrata di cresta in cui l'esposizione è la protagonista: le difficoltà tecniche sono modeste e il dislivello basso, quasi tutto concentrato nella prima parete verticale; il resto è cresta aerea, con il ponte a rendere il tutto ancora più esposto.

    ⚠ Si è in alta montagna, alle soglie dei 3000 metri: prestare la dovuta attenzione all'equipaggiamento e alle condizioni meteo, che possono cambiare rapidamente.

    ▲Period and safety

    Itinerario d'alta quota legato all'apertura della funivia e alla stagione estiva; da valutare sempre con meteo stabile vista la quota e l'esposizione.

    ▲Discipline

    Dal termine della ferrata si segue il chiaro sentiero che in 20 minuti riporta alla funivia (2h complessive).

    ▲To match

    Relativamente vicine ci sono due ferrate periferiche che può valere la pena combinare una volta in zona: la Ferrata Gabi al Sempione, a circa 1h 15' da Staffa e con itinerario non particolarmente lungo, e la Ferrata del Lago, più lunga e che di solito richiede il pernottamento al Rifugio Andolla (2h di sentiero).

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionPiedmont
    • GroupMonte Rosa
    • Approach0:30 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerary (a/r)2:00 h
    • Hardware level difference120 m
    • Route difference250 m
    • Max2905 m
    • Length6 Km
  • Ferrata della Gravina al Caldanello

    Ferrata della Gravina al Caldanello

    Vie Ferrate › Calabria › Cosenza
    Ferrata della Gravina al Caldanello
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata della Gravina, o del Caldanello, è un'interessante via attrezzata della Calabria, nel Parco Nazionale del Pollino: si snoda nella forra del torrente Caldanello sviluppandosi lungo le sue due pareti, in un ambiente paesaggisticamente notevole, sopra Cerchiara di Calabria.

    ▲Approach

    Per raggiungere Cerchiara di Calabria si esce al casello di Frascineto (A3) e si percorrono 28 km di tortuosa strada di montagna; conviene cercare parcheggio nelle vicinanze della chiesa del borgo medievale (starting point on Google Maps). Una peculiarità di questa ferrata è la possibilità di intraprenderla da quattro punti diversi: il più usato è dietro il Municipio (per raggiungerlo si risale dalla Chiesa di San Pietro Apostolo per circa 100 metri verso il municipio, individuando il cavo subito dietro la costruzione); un secondo ingresso, presso la Caserma dei Carabinieri, segue i segni bianco-rossi verso l'impianto depurativo della Fontana Vecchia ed è anche il punto di rientro della via di fuga; un terzo si trova ai ruderi del Castello Normanno, da cui si può percorrere la ferrata in discesa; il meno utilizzato è sul lato opposto del torrente, dalla località Calvario, con un sentiero esposto e in discesa che immette nella variante.

    ▲The path

    Questa descrizione considera la partenza dal primo ingresso. Ci si aggancia subito dietro il municipio e si scende verso il Caldanello fino a un bivio, dove si tiene la destra; poco dopo inizia la ferrata vera e propria lungo un traverso chiamato "Ramo Imperiale", esposto e con il cavo posto ad altezze poco comode, che richiede buona forza di braccia in un paio di punti scomodi dove la roccia crea un effetto tetto. Terminato il traverso si risale un tratto di roccia verticale con l'aiuto delle attrezzature metalliche, poi si scende su una cengia fino alla via di fuga denominata "Briglia" (secondo ingresso). Proseguendo si risale un tratto verticale privo di fittoni intermedi, dove un'eventuale caduta avrebbe effetti severi: massima attenzione. Si arriva a un traverso esposto e poi a una lunga cengia; al suo termine si risale una parete verticale, anch'essa senza fittoni intermedi, fino ai ruderi del castello (terzo ingresso, 1h 15' complessive). Esiste anche una variante più difficile: dalla via di fuga (secondo ingresso) si può scendere verso il letto del torrente e percorrere il lato opposto della gola, con un paio di pareti verticali prive di appigli dove le condizioni dell'attrezzatura suggeriscono cautela (eventualmente scendendo in corda doppia), poi traversi e cenge fino a terminare a metà parete; da qui si può ripercorrere a ritroso l'andata e completare la via fino al Castello Normanno (2h 45' complessive) oppure risalire uno dei ripidi sentieri e rientrare a Cerchiara lungo una delle strade (circa 3h).

    ▲Character and difficulty

    Itinerario di gola, paesaggisticamente molto interessante, con difficoltà tecniche contenute ma alcune insidie.

    ⚠ Nei pochi tratti verticali, in salita e in discesa, mancano i fittoni intermedi: è particolarmente importante non cadere, perché una caduta sarebbe inevitabilmente grave. Può essere utile portare uno spezzone di corda (circa 20 m) per scendere in doppia i tratti verticali.

    ▲Period and safety

    Quota bassa e clima mediterraneo: percorribile in gran parte dell'anno, preferibilmente fuori dalle ore più calde; valutare la portata del torrente dopo le piogge.

    ▲Discipline

    Nell'itinerario classico, che termina vicino al castello, si ridiscende verso il paese e, a seconda di dove si è parcheggiato, si raggiunge l'auto (circa 15').

    ▲To match

    In zona non ci sono altre ferrate; le più vicine sono in Basilicata: la Ferrata Salemm, la Ferrata Belvedere, la Ferrata Marcirosa e la Ferrata Arenazzo. Spostandosi in Campania, a Volturara Irpina, si trova la recente Ferrata Maroia.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionCalabria
    • GroupPollino
    • Approach0:20 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerary (a/r)2:30 h
    • Hardware level difference60 m
    • Route difference200 m
    • Max1439 m
    • Length3 Km
  • Ferrata delle Gorge sulla Dora Riparia

    Ferrata delle Gorge sulla Dora Riparia

    Vie Ferrate › Piedmont › Turin
    Ferrata delle Gorge sulla Dora Riparia
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    Dopo anni di chiusura per una frana, nel 2022 è stata riaperta la bella Ferrata delle Gorge, che si svolge nel canyon scavato dalla Dora Riparia in Val di Susa. L'itinerario ha uno sviluppo prevalentemente orizzontale, con traversi e paretine mai troppo difficili, e gli attraversamenti del torrente la rendono emozionante: una ferrata di media difficoltà.

    ▲Approach

    La partenza è nei pressi della scuola di Giaglione (Torino), raggiungibile dall'autostrada della Val di Susa (starting point on Google Maps). Vicino al parcheggio un cartello fornisce informazioni sulla ferrata; si seguono i cartelli lungo la strada che passa accanto al campo sportivo in salita, dapprima asfaltata e poi sterrata nel bosco. Si prosegue sul sentiero, si oltrepassa un edificio e si raggiunge la bacheca in località Pineut; da qui si segue il sentiero verso sinistra (segni bianco-rossi) fino all'attacco (circa 35' dal parcheggio).

    ▲The path

    La ferrata si svolge inizialmente sulla sinistra orografica della Dora Riparia. La prima sezione è in discesa e, tra paretine e balzi rocciosi — uno dei quali più impegnativo —, si avvicina al canyon; segue un bel traverso esposto a picco sul torrente, dove abbondanti cambre aiutano a posizionare i piedi, fino al primo ponte sospeso, decisamente adrenalinico. Oltrepassato il ponte si passa sulla destra orografica, si traversa a sinistra e si sale nel bosco alternando tratti di sentiero attrezzato e tratti di semplice sentiero, fino a una lunga scala metallica; la si scende e si raggiunge un secondo ponte sospeso. L'ultima parte è più verticale: si risale una parete sfruttandone le debolezze, su difficoltà per lo più facili, fino a un ultimo salto di qualche metro con un paio di passi in strapiombo, dove le cambre aiutano decisamente. Esauriti i tratti su roccia, seguendo il sentiero attrezzato si raggiunge il termine della via (2h 30' dall'attacco, circa 3h 15' complessive).

    ▲Character and difficulty

    Percorso di forra in un ambiente molto bello, con poche occasioni di arrampicata ma decisamente panoramico; le difficoltà restano medie e ben distribuite.

    ⚠ La via è stata riaperta dopo anni di chiusura per frana: in ambiente di canyon prestare comunque attenzione alle condizioni del torrente e della roccia dopo le piogge.

    ▲Period and safety

    Quota contenuta e fondovalle: percorribile in un'ampia stagione, valutando portata e livello del torrente.

    ▲Discipline

    Si seguono le indicazioni in loco e in breve si raggiunge una sterrata e quindi il paese (30' dal termine della ferrata, 3h 45' complessive).

    ▲To match

    In posizione centrale lungo la Val di Susa, è facilmente concatenabile con le altre ferrate della valle: tra le più vicine la Ferrata della Ruceia, la Ferrata Carlo Giorda, la Ferrata Rossa a Caprie, la Ferrata dell'Orrido di Foresto e l'Orrido di Chianocco verso Torino. Spostandosi verso il Monginevro si incontrano le ferrate di Claviere (Rocca Clarì, dei Militari, Batteria Bassa e la lunga Ferrata dello Chaberton); dal 2024 è aperta anche la Ferrata delle Cascate di Novalesa.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionPiedmont
    • GroupVal di Susa
    • Approach0:35 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerary (a/r)4:00 h
    • Hardware level difference150 m
    • Route difference300 m
    • Max850 m
    • Length4 Km
  • Ferrata Gutturu Xeu

    Ferrata Gutturu Xeu

    Vie Ferrate › Sardegna › Sud Sardegna
    Ferrata Gutturu Xeu
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Gutturu Xeu sale la gola del Gutturu Xeu, vicino a Iglesias, in Sardegna. È un itinerario di media difficoltà, con attrezzatura in buono stato di manutenzione, piuttosto esposto e con una discesa adrenalinica in corda doppia. Si può scegliere tra una variante di sinistra e una di destra, tecnicamente simili.

    ▲Approach

    Il punto di partenza è Iglesias: in paese si percorre via Cavalier San Filippo fino al termine, si svolta a sinistra in Via Falcone e poi a destra alla prima via, entrando in una strada stretta ma asfaltata che si segue per 1,5 km fino a notare sulla destra una sterrata in salita; la si percorre per alcune centinaia di metri fino all'inizio del sentiero, segnalato da una sbarra (starting point on Google Maps). Dal parcheggio si segue una mulattiera verso l'antica miniera di ferro: in circa 20 minuti si arriva presso il massiccio su cui si sviluppa la via, dove a sinistra di una piccola grotta si vedono le attrezzature metalliche (20' dal parcheggio). Qui si valuta se percorrere la variante di sinistra o quella di destra: quest'ultima attacca leggermente più in alto e richiede di arrampicare alcuni metri in libera senza protezioni. Entrambi i percorsi terminano con una calata di circa 30-40 metri da effettuare in corda doppia.

    ▲The path

    Ferrata di sinistra: attacca vicino a una grotta che fungeva da galleria mineraria; seguendo un ometto di pietra si raggiunge una cengia da cui parte la via, con una serie di passaggi gradonati verso destra privi di difficoltà, poi più in verticale tra roccia e vegetazione mediterranea. Ci si sposta a sinistra verso un colatoio rossastro che si risale in bella arrampicata, si prosegue su un tratto di sentiero attrezzato con facili balzi fino a una parete verticale presso uno spigolo; tenendosi sul lato sinistro si sale in verticale con le molte cambre presenti e, senza difficoltà sostanziali, si doppia uno spigolo verso destra raggiungendo in breve il termine della via. Ferrata di destra: le attrezzature iniziano alcuni metri più in alto rispetto al sentiero (si usano un paio di alberi per rimontarli) e si raggiunge il cavo; si parte su facili balzi attrezzati verso sinistra fino a una parete verticale con cambre, si guadagna quota fino a un comodo terrazzino e si prosegue su roccia ricca di appigli e gradonata fino a una nuova parete verticale con abbondanti cambre, salendo verticali e spostandosi gradualmente a destra in una sezione decisamente esposta ma non difficile. Si raggiunge una cengia terrosa che si segue verso destra, attrezzata in discesa, e con il cavo e alcune cambre si arriva a un traverso in discesa con buoni appoggi per i piedi; si aggira un esposto spigolo e, seguendo in discesa le cambre, si percorre un aereo traverso verso destra di una trentina di metri, camminando sul vuoto ma su numerose cambre, fino a una cengia terrosa con il libro delle firme. Si prosegue sul sentiero attrezzato tra la vegetazione mediterranea, su placche appoggiate, fino a un diedro da salire sul lato sinistro con le cambre — passaggio non difficile ma più atletico, con cambre distanziate e cavo leggermente in strapiombo — oltre il quale le difficoltà calano e un muretto di una trentina di metri, ricco di cambre, conduce al termine della ferrata.

    ▲Character and difficulty

    Via di gola di media difficoltà, esposta ma ben attrezzata con cambre; l'arrampicata è piacevole tra roccia e macchia mediterranea.

    ⚠ La discesa è obbligata in corda doppia: servono due corde da almeno 40 m, oltre a freno discensore, longe e cordino autobloccante per la manovra. La variante di destra richiede inoltre alcuni metri di arrampicata in libera senza protezioni all'attacco.

    ▲Period and safety

    Clima mediterraneo e quota bassa: percorribile in gran parte dell'anno, preferibilmente fuori dalle ore più calde. Talvolta è in funzione una funicolare installata dal gruppo locale di appassionati.

    ▲Discipline

    Effettuate le calate in corda doppia, che riportano alla base della via vicino all'attacco, si percorre a ritroso il sentiero dell'andata fino all'auto.

    ▲To match

    Da Iglesias, spostandosi verso la costa, si può affrontare la magnifica escursione che sale al Pan di Zucchero. Verso nord la Sardegna propone molti itinerari attrezzati: la recente Ferrata Regina, la Ferrata del Giorrè, la Ferrata di Badde Pentumas, la Ferrata degli Angeli sull'isola di Tavolara e, più a nord, la Ferrata del Cabirol.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionSardinia
    • GroupIglesiente
    • Approach0:20 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerary (a/r)2:30 h
    • Hardware level difference180 m
    • Route difference300 m
    • Max470 m
    • Length5,3 Km
  • Ferrata Gole del Serra

    Ferrata Gole del Serra

    Vie Ferrate › Umbria › Terni
    Ferrata Gole del Serra
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Gole del Serra è un itinerario quasi unico nel suo genere in Italia: ripercorre una gola altrimenti inaccessibile a chi non pratica canyoning, attraversa gallerie sotto la ferrovia e obbliga l'escursionista ad arrangiarsi per raggiungere l'attacco. Gli scenari della forra ripagano la fatica; conviene partire la mattina presto per godere della luce migliore.

    ▲Approach

    Si parte nelle vicinanze di Rocca San Zenone (provincia di Terni): dal paese si prosegue per circa 2,5 km lungo la SP67 fino a una curva a gomito a sinistra, dove un ampio spiazzo con una struttura abbandonata permette di parcheggiare (starting point on Google Maps). Si imbocca la strada sterrata che scende verso destra seguendo alcuni segni CAI, si raggiunge un ponte che supera la ferrovia e sulla destra si prende il sentiero, con il fiume a sinistra e la ferrovia a destra. Si deve poi ridiscendere verso il fiume individuando la difficile traccia e, raggiunto il corso d'acqua, percorrerlo per circa 30 minuti (utili guanti e una cesoia per aprirsi un varco tra i rovi); presso una galleria sopra la quale passa la ferrovia ha inizio la ferrata (indicativamente 1h dal parcheggio, a seconda della difficoltà di progressione).

    ▲The path

    La ferrata si sviluppa dapprima su un paio di gallerie, la seconda più difficile, con l'ausilio di alcune attrezzature metalliche su cui poggiare i piedi. Usciti dalla seconda galleria (tre in totale) si sale su roccia coperta di muschio, resa scivolosa dall'umidità, e si prosegue nella forra tra cavi e attrezzature metalliche. La via termina (1h 15' dall'attacco, indicativamente 2h 15' dal parcheggio) presso evidenti segni blu, dove si può scegliere se concludere risalendo verso la strada provinciale con l'aiuto di alcune funi che risalgono la parete, oppure proseguire lungo il torrente.

    ▲Character and difficulty

    Ferrata facile dal punto di vista tecnico, ma particolare per l'ambiente di forra e per un avvicinamento da cercare; a metà itinerario una via di fuga è segnalata con vernice blu.

    ⚠ In primavera o inverno ci si bagnerà abbondantemente i piedi in più punti, ed è consigliato portare guanti e attrezzi per tagliare i rovi; in estate inoltrata il letto del fiume è spesso asciutto e la progressione più agevole. La roccia coperta di muschio può essere scivolosa.

    ▲Period and safety

    La scelta della stagione cambia molto l'esperienza: con l'acqua la forra è più suggestiva ma ci si bagna, a secco la progressione è più comoda. Quota bassa, percorribile in gran parte dell'anno.

    ▲Discipline

    Nell'itinerario classico, risalendo le funi presso i segni blu si raggiunge la strada asfaltata, che si risale in direzione dell'auto (3h complessive).

    ▲To match

    Volendo prolungare l'itinerario, dal termine (segni blu) si può proseguire lungo il torrente fino a un ponte tibetano da attraversare, poi su segni rossi lungo un sentiero attrezzato fino alla ferrovia; si costeggiano i binari fino a un pozzetto dove le frecce rosse indicano di entrare, si scende una scala e si procede verso Rocca San Zenone, da cui si rientra all'auto. Questa versione lunga è da considerarsi di circa 5h, cui va aggiunta la risalita da Rocca San Zenone (almeno 1h, per un totale di almeno 6h).

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionUmbria
    • GroupAppennino Umbro
    • Approach1:00 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerary (a/r)3:00 h
    • Hardware level difference40 m
    • Route difference200 m
    • Max280 m
    • Length2,5 Km
  • Ferrata Giovanni Lipella alla Tofana di Rozes

    Ferrata Giovanni Lipella alla Tofana di Rozes

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Giovanni Lipella alla Tofana di Rozes

    La Ferrata Giovanni Lipella è un lungo itinerario attrezzato che sale alla Tofana di Rozes, nelle Dolomiti Ampezzane. Tecnicamente alterna passaggi di media difficoltà a un paio di tratti più impegnativi, ma sono la lunghezza, il dislivello e l'ambiente d'alta montagna ad alzarne il grado complessivo. La via si sviluppa sulla parete ovest della Tofana di Rozes, con un panorama stupendo sul Lagazuoi e sul Gruppo di Fanes.

    ▲Approach

    Si parte dal Rifugio Dibona (2083 m), raggiungibile per strada asfaltata che si stacca dalla statale Cortina d'Ampezzo–Passo Falzarego; salendo da Cortina si segue a destra l'indicazione per il Rifugio Dibona, evitando il bivio per il Rifugio Duca d'Aosta (starting point on Google Maps). È possibile partire anche dal Passo Falzarego, con avvicinamento però più lungo e con maggiore dislivello. Dal Rifugio Dibona si procede verso ovest (a sinistra rispetto al rifugio) sul sentiero 403 fino a un bivio dove il 403 devia a destra verso il Rifugio Giussani (via di rientro); si prosegue dritti verso l'imponente parete sud della Tofana di Rozes innestandosi sull'ampio sentiero 404, che costeggia la parete tra radi mughi. Si ignora un primo bivio per la Ferrata alla Grotta di Tofana e si resta sul 404 verso est, seguendo le indicazioni per la Ferrata delle Gallerie del Castelletto e la Ferrata Lipella; il sentiero piega a destra fino all'attacco della Ferrata alla Galleria del Castelletto, preceduto da uno spiazzo dove indossare l'imbrago (2475 m, 1h 15' dal Rifugio Dibona).

    ▲The path

    La Galleria del Castelletto è il preludio alla vera e propria Ferrata Lipella: tratto facoltativo ma molto consigliato (chi volesse evitarlo segue la traccia che sale a destra dalla Forcella Col dei Bos verso il Castelletto). Si salgono roccette appoggiate e attrezzate fino a una targhetta, poi staffe e una scaletta metallica depositano su un terrazzino da cui si entra nella galleria scavata durante la Grande Guerra, con segni ancora evidenti. Si va a sinistra salendo una scalinata, si ignora la deviazione attrezzata che scende a sinistra e si prosegue in salita incontrando un ampio buco-vedetta sul lato sinistro; la galleria continua su fondo a tratti scivoloso, alternando tratti orizzontali a salite attrezzate, e il lungo tratto buio termina presso un tornante dove si apre una feritoia sulla sinistra. All'uscita si può terminare il percorso in galleria (a sinistra) oppure proseguire ancora un paio di minuti, uscendo su una cengia seguita da un tratto attrezzato in discesa (variante facoltativa). Usciti dalla galleria (20' dall'attacco) si è presso la Forcella di Rozes; un sentiero a mezzacosta taglia la parete ovest della Tofana di Rozes (2630 m) e, in discesa, porta all'attacco della Ferrata Lipella (2520 m, 20' dal termine della galleria, circa 2h dal Rifugio Dibona). La Lipella inizia con roccette appoggiate verso sinistra fino a un terrazzino, poi un balzo verticale ben gradinato e un diedro con ottimi appigli a sinistra; interrotte le attrezzature sotto una parete giallo-nerastra, si percorre un facile traverso a sinistra, dapprima orizzontale e poi in diagonale, su difficoltà contenute (attenzione alle rocce sporgenti, casco indispensabile). Segue un traverso più impegnativo che inizia con un salto deciso e sale in diagonale a sinistra con molti appoggi per i piedi; dopo i primi metri diventa più piacevole, aumentando verticalità ed esposizione ma riducendo le difficoltà tecniche, fino a una lunga cengia verso sinistra, non protetta nei tratti facili ma attrezzata negli attraversamenti di alcuni esposti canalini. Si sale poi una bella parete frastagliata in diagonale verso destra, molto appigliata, un breve traverso a destra entra in un camino con fessura (ci si tiene sul lato sinistro seguendo il cavo, con i piedi a destra in spaccata, passaggio esposto ma piacevole), quindi nuovi brevi traversi conducono a una seconda cengia, più esile ed esposta, che alterna tratti attrezzati e non protetti. La cengia termina dove il cavo piega bruscamente in verticale su parete gradinata con infissi, e alternando brevi collegamenti a tratti di parete esposta si guadagna quota fino a un bivio segnalato presso le Tre Dita (2700 m, 1h 30' dall'attacco della Lipella, 3h 30' dal Rifugio Dibona). Qui le indicazioni per Giussani e Cantore portano al rifugio in 30' (utile anche come via di fuga); tenendo invece la destra verso “Cima” si percorre una nuova lunga cengia a tratti attrezzata fino alla seconda sezione. Si riparte in verticale su balzi modesti, un traverso orizzontale a destra e passaggi verticali ma arrampicabili; dopo un punto di riposo panoramico si supera uno dei passaggi più impegnativi della via, un breve balzo verticale con pochi appigli che obbliga a trazionare sul cavo. Una cengia stretta ed esposta porta all'ultima sezione, dove un paio di passaggi risultano difficili per la roccia levigata e la scarsità di appigli; rimontati questi balzi, un'ultima cengia a destra unisce alla via normale (3030 m, 1h 15' dal bivio delle Tre Dita, 2h 45' dall'attacco della Lipella). La via normale, lungo la cresta e faticosa, conduce alla croce di vetta della Tofana di Rozes (3225 m, 30' dal termine della ferrata, 4h dall'attacco della Galleria del Castelletto, 5h 15' dal Rifugio Dibona).

    ▲Character and difficulty

    Itinerario lungo e di alta montagna, tecnicamente di media difficoltà ma molto impegnativo per sviluppo e dislivello. La Galleria del Castelletto inizia a 2480 m e termina a 2612 m dopo circa 500 m di sviluppo elicoidale, completamente buia in ampi tratti.

    ⚠ In galleria la torcia, preferibilmente frontale, è d'obbligo: il cavo funge da corrimano su un fondo a tratti umido e scivoloso. Attenzione a non smuovere detriti lungo le cenge, perché in più punti corrono parallele una sotto l'altra con alcune centinaia di metri di dislivello. Possibili residui di neve sulla parete ovest anche in stagione inoltrata.

    ▲Period and safety

    Via per la stagione estiva, in ambiente d'alta quota. È intitolata alla Medaglia d'Oro al Valor Militare Giovanni Lipella, nato a Riva del Garda (allora in territorio austriaco), patriota arruolatosi giovanissimo nell'esercito italiano e caduto in combattimento nel giugno 1918 presso il Monte Grappa; la medaglia d'oro alla memoria gli fu conferita nel marzo 1919. La ferrata fu costruita nel 1967 dalle Guide di Cortina e dalla locale sezione del CAI.

    ▲Discipline

    Dalla vetta si scende l'ultimo tratto della via normale appena percorsa e, dal bivio con la ferrata, si tiene la destra seguendo i bolli blu fino al Rifugio Giussani (2580 m, 1h 15' dalla vetta, 6h 30' complessive). Dal Giussani si segue il sentiero 403, dapprima ripido e poi piacevole e turistico, incastonato tra la Tofana di Mezzo e la Tofana di Rozes, in discesa fino al bivio dell'andata dove, tenendo la destra, si raggiunge il Rifugio Dibona (1h dal Rifugio Giussani, 8h complessive).

    ▲To match

    L'itinerario è molto lungo e difficilmente abbinabile in giornata, salvo la stessa Ferrata alla Galleria del Castelletto e la Ferrata alla Grotta della Tofana. Per escursionisti molto allenati il rientro è possibile dalla Val di Travenanzes con la Ferrata alla Scala del Menighel. Restando in zona Passo Falzarego si possono percorrere la Ferrata Brigata Alpina al Col dei Bos, la Ferrata Tomaselli o il Kaiserjager Trail al Lagazuoi; dal Rifugio Dibona la Ferrata Olivieri a Punta Anna, la Ferrata Aglio alla Tofana di Mezzo o il più facile Sentiero Astaldi; sul versante opposto del Passo Falzarego la Ferrata Averau o la Ferrata al Ra Gusela.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyHard
    • RegionVeneto
    • GroupTofa
    • Approach1:15 h
    • Ferrata4:00 h
    • Itinerary (a/r)8:00 h
    • Hardware level difference550 m
    • Route difference1142 m
    • Max3225 m
    • Length10,2 Km
  • Ferrata Gerardo Sega

    Ferrata Gerardo Sega

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Gerardo Sega
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Gerardo Sega è una via molto caratteristica che si svolge soprattutto lungo due esposte ma non difficili cenge, all'interno di un anfiteatro roccioso del Monte Baldo. Solo nel finale propone un paio di punti leggermente più impegnativi, comunque su difficoltà modeste: è ideale nelle mezze stagioni e si presta bene anche a neofiti con esperienza di montagna.

    ▲Approach

    Si parte dal parcheggio del Rifugio Monte Baldo (1120 m), raggiungibile per stretta strada asfaltata salendo da Avio verso il Monte Baldo; lungo la salita ricca di tornanti, sulla sinistra, si nota una deviazione in discesa per la Madonna delle Nevi, che si percorre interamente fino al rifugio (starting point on Google Maps). Dal rifugio si segue il sentiero CAI 652 in discesa per circa 10 minuti fino a un bivio segnalato, dove si prende verso Avio e Valle dei Molini; si prosegue nell'ombroso sentiero fino a un secondo bivio (40' dal parcheggio) dove, lasciando il 652 che scende ad Avio, si imbocca il CAI 685. Si guada il torrente Aviana con l'aiuto di un semplice ponte delle scimmie a due corde, si passa accanto alla bella cascata di Preafessa e si entra nell'anfiteatro roccioso della ferrata; dopo gli ultimi metri di sentiero si raggiunge una cengia rocciosa verso sinistra che porta, sotto imponenti tetti giallastri, all'attacco con la targhetta, dove conviene indossare l'imbrago (1h 15' dal parcheggio).

    ▲The path

    Percorsa una cengia coperta da un tetto roccioso, si risalgono alcuni gradoni rocciosi in un tratto non attrezzato e facile, fino a una scala metallica di una decina di metri, verticale all'inizio e più appoggiata negli ultimi metri. Si sale poi una rampa sabbiosa e alcune roccette fino a un terrazzino panoramico, oltre il quale parte uno dei passaggi più caratteristici: una lunga cengia orizzontale, quasi scavata dalla natura, comoda e — pur esposta — priva di difficoltà. Si aggira la parete, si sale una rampa rocciosa fino a un tratto in discesa nel bosco, si superano un paio di semplici balzi rocciosi e alcuni tratti esposti e si raggiunge una seconda ampia e lunga cengia, molto panoramica ma senza difficoltà tecniche. Usciti dall'ambiente roccioso e rientrati nel bosco, si risale un balzo roccioso con l'aiuto di due chiodi per i piedi fino al libro delle firme; un breve tratto molto ripido e scivoloso nel bosco porta all'ultima parte della via, una parete verticale ben appigliata e piacevole da arrampicare. Dopo un sentiero di trasferimento si affronta un diedro roccioso non alto ma sicuramente il tratto più difficile della via; superatolo, le attrezzature terminano e in un paio di minuti di salita si raggiunge il termine (1h 30' dall'attacco, 2h 45' complessive).

    ▲Character and difficulty

    La via sarebbe da classificare facile, ma gli ultimi due tratti — la parete verticale e il diedro — ne alzano leggermente il grado; resta un itinerario adatto sia a neofiti con esperienza di montagna sia a chi vuole una gita attrezzata in ambiente suggestivo.

    ⚠ Attenzione al materiale detritico che può cadere da chi percorre la ferrata più in alto: il casco è quanto mai d'obbligo in questo itinerario.

    ▲Period and safety

    La quota contenuta la rende particolarmente adatta alle mezze stagioni; l'ambiente d'anfiteatro è molto suggestivo e mai realmente difficile.

    ▲Discipline

    Terminata la ferrata si scende lungo un largo sentiero; all'innesto si tiene la sinistra fino a un bivio con una strada forestale, dove a destra sale il CAI 653 verso il Passo Cola, mentre noi scendiamo sul CAI 685 verso la Madonna della Neve. Usciti dal bosco si ritrova la valle percorsa in auto: si segue la forestale in discesa fino alla Madonna della Neve e quindi al Rifugio Monte Baldo e al parcheggio (1h dal termine della ferrata, 3h 45' complessive).

    ▲To match

    Sul Monte Baldo si sviluppa anche l'atletica Ferrata delle Taccole, che però ha un lungo avvicinamento e difficilmente si abbina alla Gerardo Sega in giornata, salvo usare la funivia Prada-Costabella. Più facilmente concatenabile è la Ferrata Marangoni, salendo da Avio a Mori; per un'alternativa più tranquilla e panoramica si può scendere verso Verona e percorrere il Sentiero Attrezzato della Val Sorda.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupMonte Baldo
    • Approach1:15 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerary (a/r)3:45 h
    • Hardware level difference315 m
    • Route difference883 m
    • Max1190 m
    • Length14 Km
  • Ferrata Giulio Segata al Dos d’Abramo

    Ferrata Giulio Segata al Dos d'Abramo

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Giulio Segata al Dos d'Abramo
    Very difficult● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Giulio Segata sale al Dos d'Abramo, sul Monte Bondone sopra Trento. È breve ma decisamente impegnativa, tecnica e aerea: in poco più di trenta minuti mette a dura prova, anche per la sua caratteristica più singolare, la salita attraverso due fori naturali scavati dall'acqua nella roccia. Molto appagante il proseguimento dell'itinerario sulle tre cime del Bondone.

    ▲Approach

    Il punto di partenza è nei pressi delle Viote del Bondone, raggiungibili da Trento o da Rovereto per strade piuttosto tortuose, con due possibilità di parcheggio (starting point on Google Maps). Venendo da Rovereto può essere comodo l'ampio parcheggio dopo un breve tratto sterrato; venendo da Trento si supera il Giardino Botanico fino a una strada sterrata sulla sinistra, che si percorre per circa un chilometro parcheggiando al suo bordo. In entrambi i casi l'avvicinamento è analogo. Con il parcheggio dell'itinerario 1 si sale verso Malga Fragari ignorando il CAI 607 che sale dritto; dopo una ventina di minuti un'indicazione a sinistra conduce al giro delle tre cime del Bondone, fino a innestarsi sul CAI 636 che arriva da sinistra, che si prende a destra in salita. Con il parcheggio dell'itinerario 2 si segue invece direttamente il CAI 636 (indicazioni per il giro delle tre cime, ignorando al bivio il CAI 9 che scende). Sul 636 si sale verso Cima Verde (2102 m, 1h 30' dal parcheggio), sulla cui sommità erbosa, a sinistra in discesa, parte il CAI 630 del Sentiero Attrezzato Sparaval; si tiene invece il 636 a destra verso il Dosso d'Abramo, lungo un bel sentiero di cresta. Giunti sotto il Dosso d'Abramo, a un incrocio di sentieri (a destra il 636 verso il Monte Cornetto, dritto il 638A che sale in cima per ripido canale, a sinistra il 638 "Sentiero Corazza"), si prende a sinistra il 638 e, dopo pochi metri, a un bivio si prosegue dritti verso la parete est del Dos d'Abramo, dove un cartello rosso segna l'inizio della ferrata (2h dal parcheggio).

    ▲The path

    L'inizio coincide con il punto più iconico: si sale attraverso un foro naturale verticale nella roccia, cercando ogni singolo appiglio — alcuni sul lato destro del foro — per ridurre la trazione sul cavo, su roccia molto liscia e difficile da arrampicare. Usciti dal foro a destra si traversa a sinistra in forte esposizione su roccia levigata, si sale un breve passaggio verticale e si raggiunge un terrazzino da cui parte il secondo tratto, verticale e su roccia liscia con pochi appigli, molto esposto ma con un paio di balconcini dove sostare; nella parte alta si passa all'interno di una fessura, in un singolo passaggio non banale dove una staffa metallica aiuta come maniglia. La prima sezione termina su una cengia verso destra (15' dall'attacco): proseguendo la cengia si esce su una via di fuga che porta in cima al Dos d'Abramo per il CAI 638A. Continuando invece la ferrata si riparte in verticale su una parete abbastanza liscia, dove sono provvidenziali i fittoni un po' staccati dalla parete, utili per mani e piedi; con l'aiuto di un paio di pioli si sale in un camino fino a un terrazzino e quindi in una cavità, spesso umida e dallo sviluppo ardito. I primi metri sono fondamentali e si usano con criterio i pioli sui due lati; la salita nella cavità prende la forma di uno stretto camino da risalire in spaccata, alternando pioli e spaccature nella roccia, fino a uscirne con un paio di passaggi agili e a un tratto diagonale verso destra che chiude la difficile ferrata (30' dall'attacco, 2h 30' complessive); in breve si raggiunge la vetta del Dos d'Abramo (2133 m).

    ▲Character and difficulty

    Via corta, decisamente tecnica ed esposta, su roccia particolarmente levigata e liscia che rende l'arrampicata difficoltosa; i due fori naturali e la cavità finale sono i passaggi chiave.

    ⚠ Vista la roccia molto levigata, possono essere decisamente utili le scarpette da arrampicata. È un itinerario da affrontare solo con buona tecnica ed esperienza; valutare l'uso di un metodo per sostare lungo i tratti più difficili.

    ▲Period and safety

    Itinerario per la stagione estiva; la cavità finale è spesso umida e va affrontata con attenzione. Percorrendo tutte e tre le cime del Bondone l'escursione diventa lunga e con buon dislivello.

    ▲Discipline

    Dal termine ci sono due opzioni principali. Per rientrare verso Cima Verde e l'auto si scende dal Dos d'Abramo verso nord, per un ripido canalino sul CAI 638A (segni bianco-rossi) con alcuni tratti attrezzati, fino alla cengia dove usciva la via di fuga; proseguendo per traccia verso nord si raggiunge il bivio dell'avvicinamento sul CAI 636 e quindi, a ritroso, l'auto (1h 30' dalla cima, 4h complessive). In alternativa, una volta a Cima Verde, si può lasciare il 636 e prendere il CAI 630 (Sentiero Attrezzato Sparavei) in ripida discesa, tagliando un imponente costone con alcuni tratti attrezzati, fino al bivio presso l'Acqua del Maradet, dove si tiene la sinistra sul CAI 630B fino al parcheggio dell'itinerario 2 (in questo caso conviene usare l'avvicinamento 2). Volendo invece proseguire fino al Monte Cornetto (2180 m), dal termine della ferrata si va verso sud sul Dos d'Abramo scendendo il crinale sud con il CAI 638A (alcuni tratti attrezzati in discesa, con staffe), ci si innesta sul CAI 636 e in salita si raggiunge il Cornetto (45' dal termine, 3h 15'); da qui si ripercorre a ritroso l'itinerario di salita, aggirando però il Dos d'Abramo da ovest con il 636, fino a Cima Verde e quindi in discesa all'auto (5h 15' complessive).

    ▲To match

    Tornando direttamente al parcheggio si può abbinare un secondo itinerario corto, come l'esposta Ferrata Marangoni a Mori, oppure salendo la Val d'Adige la Ferrata Rio Secco o la Ferrata del Burrone Giovanelli. Verso Andalo si percorre la Ferrata delle Aquile alla Paganella; in Valle del Sarca, verso il Garda, la Ferrata Pisetta, la Ferrata Che Guevara, la Ferrata di Castel Drena, la Ferrata Signora delle Acque e la Ferrata di Preore.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyVery difficult
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupMonte Bondone
    • Approach2:00 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerary (a/r)3:30 h
    • Hardware level difference80 m
    • Route difference564 m
    • Max2133 m
    • Length11 Km
  • Ferrata Giulio Gabrielli a Cima d’Asta

    Ferrata Giulio Gabrielli a Cima d'Asta

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Giulio Gabrielli a Cima d'Asta
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Gabrielli è una via facile inserita in un lungo e suggestivo anello che porta a Cima d'Asta (2847 m), la vetta più alta della Catena del Lagorai. L'itinerario risale un buon dislivello e per gran parte non presenta difficoltà, risultando adatto anche a neofiti allenati; la vista dalla cima ripaga ampiamente la lunghezza della gita.

    ▲Approach

    Si parte da Malga Sorgazza (1451 m), in Valsugana (provincia di Trento). Da Trento Nord si seguono le indicazioni per la Valsugana e Padova passando Caldonazzo e Levico; dopo una cinquantina di chilometri si prende a sinistra per Pieve Tesino e, giunti al paese, si risale a sinistra via Marchetto fino a un tornante dove si prosegue dritti per Malga Sorgazza e Cima d'Asta, fino all'ampio parcheggio (starting point on Google Maps). La prima parte dell'avvicinamento è una camminata lungo la forestale CAI 327, che sale accanto a un lago artificiale e poi al Cimitero di Guerra di Sorgazza; ignorando i bivi del CAI 386 per il Monte Coston (a destra) e del CAI 360 per le Buse Todesche (a sinistra) si prosegue verso la stazione a valle della teleferica del Rifugio Brentari. A un bivio (1650 m, 40' dal parcheggio) si imbocca a sinistra il CAI 380, dapprima in falsopiano e poi a zig-zag verso la Forcella Magna; in circa 1h 15' si raggiunge la forcella, dove si tiene a destra il CAI 326 verso il Rifugio Brentari e la Ferrata Gabrielli. Dopo un quarto d'ora, a un bivio, si lascia il 326 (che prosegue al rifugio) e si tiene la sinistra in salita lungo una mulattiera con segnavia su sasso per la Ferrata Giulio Gabrielli (CAI 375): il sentiero aggira poco sotto Punta Socede (2345 m) e scende verso la Forcella Tellina (2249 m), da cui si intravede la parete della ferrata; dalla forcella, sul versante sinistro e seguendo i segni bianco-rossi, si raggiunge l'attacco, indicato da un cartello rosso e da una singolare parete giallo acceso (2260 m, 2h 45' dal parcheggio).

    ▲The path

    La ferrata inizia risalendo alcune roccette verso destra, poi piega a sinistra su balzi rocciosi un po' esposti ma non difficili, e prosegue su una cengia priva di difficoltà dove i tratti attrezzati si interrompono. Un breve sentiero fa da intermezzo tra le due parti della via; il secondo tratto è più verticale e inizia con una parete attrezzata da staffe metalliche: si sale un primo tratto, si attraversa un breve terrazzino verso destra, si risale un secondo tratto e si torna a sinistra per affrontare il terzo, sempre verticale su solide staffe. Si prosegue con un sentiero in quota verso la Cima di Col Verde — senza indicazioni — che si raggiunge dopo un paio di tratti esposti e attrezzati, con di fronte l'imponente sagoma di Cima d'Asta (1h dall'attacco della ferrata, 3h 45' complessive). Da Cima Verde si scende su pietraia segnata verso il Passo di Socede (2518 m, 4h complessive). Dal passo ci sono due alternative per la vetta: tenendo la destra sul CAI 375 si sale a Cima d'Asta per il Canalone dei Bassanesi, segnalato come Sentiero Alpinistico, con passaggi di I+ grado — si risale un ripido canalone seguendo i bolli rossi fino alla Bocchetta del Canalon (2664 m, 45' dal Passo Socede) e poi il crinale a destra, sempre su I+, fino a Cima d'Asta (2847 m, 45' dalla Bocchetta, 5h 30' complessive), passando accanto al Bivacco Cavinato; in alternativa, sempre a destra sul CAI 375, si raggiunge il Rifugio Brentari (2473 m) e si sale alla vetta per la via normale (CAI 364, 1h 30' dal Passo Socede).

    ▲Character and difficulty

    I tratti attrezzati sono tecnicamente facili, senza punti di particolare impegno tecnico o fisico; la valutazione "moderatamente difficile" riguarda solo il Canalone dei Bassanesi, con i suoi passaggi in libera di I+ grado, superiore al resto dell'itinerario.

    ⚠ L'impegno vero è nella lunghezza e nel dislivello dell'anello d'alta montagna; valutare con attenzione la variante del Canalone dei Bassanesi, che richiede dimestichezza con i passaggi in libera. Dalla vetta il panorama spazia dalle Piccole Dolomiti alle Pale di San Martino, ai ghiacciai del confine austriaco e all'Adamello.

    ▲Period and safety

    Itinerario d'ambiente alpino per la stagione estiva; vista la lunghezza conviene partire presto e avere certezza di tempo stabile.

    ▲Discipline

    Da Cima d'Asta si scende lungo la via normale fino al CAI 364, dove si tiene la destra a mezzacosta verso la Forzelletta — raggiungibile con un tratto di salita attrezzato — per scendere al Rifugio Brentari (1h 15' dalla vetta, circa 6h 45' complessive). Dal rifugio si prosegue in discesa aggirando il bel Lago di Cima d'Asta sul CAI 327, su placche, ignorando i bivi per il 327B e per la Forcella Magna, fino al bivio dell'andata presso la teleferica (1h 45' dal Rifugio Brentari, 3h da Cima d'Asta); da qui si torna al parcheggio per il sentiero dell'andata (circa 8h 30' complessive).

    ▲To match

    La zona del Lagorai è povera di sentieri attrezzati, perciò conviene spostarsi: verso Bassano si trovano la Ferrata Sass Brusai, la Ferrata Guzzella, il Sentiero degli Eroi e la Ferrata Santa Felicità; verso Trento il Sentiero Attrezzato Chiesa nella Val Scura o il Sentiero Attrezzato Bertotti, presso il Lago di Caldonazzo; in direzione di Fiera di Primiero si entra in Val di Scala per percorrere l'omonima Ferrata della Val di Scala.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupLagorai – Cima d'Asta
    • Approach2:45 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerary (a/r)8:30 h
    • Hardware level difference250 m
    • Route difference1397 m
    • Max2847 m
    • Length17,6 Km
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