Stato: Aperta

  • Ferrata Gianni Succetti

    Ferrata Gianni Succetti

    Vie Ferrate › Lombardy › Sondrio
    Ferrata Gianni Succetti
    Very difficult● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La recente Ferrata Succetti è una via facile della Valle di Chiavenna: non presenta difficoltà tecniche e si procede su abbondanti attrezzature metalliche lungo quasi tutta la salita. Per questo si presta bene come ferrata iniziale, per chi vuole avvicinarsi a questo tipo di itinerari avendo già un minimo di esperienza di montagna.

    ▲Approach

    Il punto di partenza è l'abitato di Mese, nel comune di Gordona (provincia di Sondrio). Dalla SS36 dello Spluga, prima di Chiavenna, si prende per Gordona e ci si dirige verso il campo da calcio comunale di Mese, parcheggiando nei pressi (starting point on Google Maps). Dal parcheggio di Via Vanoni si imbocca il sentiero verso ovest, a nord della piazzola ecologica e a sud del campo da calcio, dove si trova una bacheca con le informazioni della ferrata; si segue l'esile traccia verso il bosco di castagni (attenzione a una fune da scavalcare) fino all'attacco (15' dal parcheggio).

    ▲The path

    Si attacca con un traverso verso sinistra su abbondanti staffe metalliche per i piedi; dopo pochi metri si affronta una parete verticale fittamente staffata, si traversa nuovamente a sinistra e si riattacca una parete verticale simile alla precedente. Dal termine di questa placca si risale una parete più appoggiata che esce dal bosco, e si procede in brevi tratti di arrampicata e aderenza fino a un nuovo breve traverso verso sinistra; segue una parete verticale molto attrezzata. Si incontra un altro tratto analogo — traverso a sinistra su appoggi artificiali e parete verticale con staffe — e, guadagnando esposizione, si arriva a un traverso più appoggiato sempre a sinistra. Si risale poi una lunga parete verticale molto staffata e si affronta un esposto traverso verso destra che, a differenza dei precedenti, è privo di infissi e si percorre in aderenza; si risale un'altra parete con abbondanti appigli artificiali, si affronta un traverso verso destra e si attacca un'ultima parete, prima verticale e poi in diagonale. Un'ultima paretina verticale conduce in cima, a un balcone panoramico sulla Valle di Chiavenna (1h dall'attacco, 1h 15' complessive).

    ▲Character and difficulty

    La via non presenta difficoltà tecniche: le staffe guidano la progressione senza lasciare margine all'arrampicata, cosa peraltro difficile vista la roccia. Può essere un buon battesimo per un neofita con esperienza di montagna.

    ⚠ L'esposizione è presente, ma gli infissi e l'ottima fune danno ampia sicurezza nella progressione; l'impegno è soprattutto fisico, per la continuità delle pareti verticali.

    ▲Period and safety

    La quota molto bassa consente di percorrere la via per gran parte dell'anno, evitando le giornate più calde vista l'esposizione al sole della parete.

    ▲Discipline

    Dal termine della ferrata si seguono i segnavia bianco-rossi in leggera salita, poi si devia a sinistra in discesa; a un bivio si tiene la sinistra scendendo lungo la Via Crucis fino a una strada asfaltata. Si gira a sinistra in via Madonna delle Grazie e poi ancora a sinistra in via Cappella Grande, si arriva alla chiesa e, attraversata la piazza, si è nei pressi del campo da calcio dove si era parcheggiato (30' dal termine della ferrata, 1h 45' complessive).

    ▲To match

    La Succetti viene spesso combinata con la vicina Ferrata Biasini. Volendo proseguire con altre ferrate in zona si può intraprendere la Ferrata della Galleria di Morcate (in direzione Lecco), la Ferrata del Centenario CAO Como al Monte Grona oppure la Ferrata dei Picasass.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyVery difficult
    • RegionLombardy
    • GroupValle di Chiavenna
    • Approach0:15 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerary (a/r)1:45 h
    • Hardware level difference180 m
    • Route difference210 m
    • Max490 m
    • Length1,6 Km
  • Sentiero Attrezzato dei Gemelli alla Punta Tre Vescovi

    Sentiero Attrezzato dei Gemelli alla Punta Tre Vescovi

    Vie Ferrate › Aosta Valley › Aosta
    Sentiero Attrezzato dei Gemelli alla Punta Tre Vescovi
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    Il Sentiero Attrezzato dei Gemelli è un itinerario parzialmente attrezzato che si svolge al confine tra la Valle d'Aosta e il Piemonte, lungo la valle di Gressoney. È un lungo anello che tocca le tre cime dei Gemelli e raggiunge la Punta Tre Vescovi: il percorso è aereo, si snoda lungo creste con precipizi su entrambi i lati e richiede buona esperienza in questo tipo di escursioni.

    ▲Approach

    Si parte dall'abitato di Niel, nel comune di Gaby (provincia di Aosta). Da Gaby, nella bassa valle di Gressoney, presso il municipio si imbocca la strada che risale la valle di Niel: si attraversa il ponte sul torrente e si sale tra molti tornanti fino al piccolo abitato, parcheggiando nello spiazzo lungo la strada (starting point on Google Maps). Dal parcheggio si risale verso le ultime case, dove si trovano diversi segnali, seguendo il sentiero 6C verso il Colle della Piccola Mologna (segni giallo-neri). Oltrepassato un primo ponte in pietra su un torrente, si sale nel bosco e poi tra le praterie su un'ampia mulattiera; si raggiunge una pietraia che si risale per traccia lungo una vecchia mulattiera costruita due secoli fa per collegare il versante valdostano con quello biellese, fino al Colle della Piccola Mologna (2205 m). Qui si ignora il sentiero che scende verso il Biellese e si prosegue verso nord, iniziando di fatto il Sentiero Attrezzato dei Gemelli (2h dal parcheggio).

    ▲The path

    Dal colle si risale verso nord lungo i roccioni dell'anticima cercando i segni, piuttosto radi, e gli ometti; superate due gobbe lungo questa faticosa salita si raggiunge il primo dei Gemelli (2473 m). Da qui inizia un sentiero di cresta — alle spalle resta visibile il Colle di Mologna Piccola — con tratti di ripida salita e discesa assistiti da corde e catene, che supera gli altri due Gemelli, Mologna Piccola e Mologna Grande (2435 m e 2398 m). La cresta prosegue fino a scendere al Colle di Mologna Grande (2364 m), dove la Ferrata dei Gemelli ha termine (2h dall'attacco, 4h dal parcheggio), con alle spalle ben visibile il tratto percorso. A questo punto si può rientrare verso Niel oppure scegliere due alternative: salire alla Punta Tre Vescovi (2503 m) per un ripido sentiero che porta in cima in 30' (circa 50' andata e ritorno senza soste), oppure scendere sul lato biellese per circa 200 m verso il visibile rifugio Rivetti (2194 m).

    ▲Character and difficulty

    L'itinerario si svolge prevalentemente in cresta; il tratto ferrato è fatto di aerei saliscendi assistiti da corde e catene, in un ambiente bello e poco conosciuto.

    ⚠ I ripidi versanti su entrambi i lati rendono il percorso da non sottovalutare in caso di pioggia o umidità: affrontarlo con buona esperienza e tempo stabile. L'itinerario è percorribile anche dal versante biellese, dalla località Piedicavallo, con il sentiero E60/E69.

    ▲Period and safety

    Escursione d'ambiente alpino per la stagione estiva, lunga e in gran parte di cresta; da affrontare solo con meteo stabile, vista l'esposizione continua.

    ▲Discipline

    La discesa verso Niel si imbocca comunque dal Colle della Gran Mologna: si parte verso sinistra seguendo il sentiero 6B, che in breve allontana dalla cresta e conduce nelle praterie, passando accanto ad alcuni laghi e scendendo lungo gli alpeggi fino a Niel e all'auto, lungo una mulattiera (2h 30' dal Colle di Mologna Grande; 6h 30' complessive senza la salita alla Punta Tre Vescovi, 7h 30' con la salita).

    ▲To match

    È un'escursione lunga, difficilmente abbinabile ad altri itinerari in giornata; risalendo la valle di Gressoney si può però affrontare un'altra lunga gita, il Sentiero Attrezzato al Rifugio Quintino Sella. Altri itinerari attrezzati non distanti sono il Sentiero Attrezzato del Vofrede, il Sentiero Attrezzato Panorama sopra Aosta e la Ferrata José Angster.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionAosta Valley
    • GroupValli del Monte Rosa
    • Approach2:00 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerary (a/r)7:30 h
    • Hardware level difference150 m
    • Route difference830 m
    • Max2398 m
    • Length17 Km
  • Ferrata della Galleria di Morcate

    Ferrata della Galleria di Morcate

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Ferrata della Galleria di Morcate
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata della Galleria di Morcate è un itinerario breve, di difficoltà media, che risale una parete a picco sul Lago di Como: poco tecnica, sale alcune pareti molto attrezzate — alcune strapiombanti — in meno di un'ora, e il panorama sul lago da solo vale la visita.

    ▲Approach

    Il punto di partenza è la Galleria di Morcate, lungo la strada che costeggia il Lago di Como tra Bellano e Varenna. In genere conviene arrivare a Bellano dalla SS36, scendere in paese, svoltare a sinistra e percorrere la strada oltre la prima galleria; in prossimità della seconda, sulla destra, c'è uno slargo con posto per due auto, altrimenti si passa la seconda galleria e si parcheggia sul bordo destro appena oltre (starting point on Google Maps). L'attacco vero e proprio è dentro la galleria: una delle finestre — la quarta arrivando da Varenna, la prima da Bellano — ha un infisso metallico (di recente è stata aggiunta anche una fune ben visibile). Lo si scavalca e dall'altro lato, oltre il lago, attende la catena (5' dal parcheggio).

    ▲The path

    Oltrepassata la finestra ci si trova di fronte al lago, con l'impressione di camminarci sopra: si percorre verso destra una passerella in sasso e, dopo un breve tratto in discesa, si arriva dove la catena svolta a 90 gradi in verticale. La parete mostra qui le caratteristiche che ritroveremo lungo la via: leggermente strapiombante, con ampio uso di staffe a sostegno della progressione e una robusta catena per la sicurezza. La si risale piegando verso destra fino a vedere la parete superiore della galleria, poi si sale un sentiero con la catena come corrimano traversando a sinistra fino a un terrazzino panoramico. Si raggiunge un canalino attrezzato con staffe più vecchie, che ne risalgono ora il lato destro ora il sinistro senza particolari difficoltà; terminato il canalino la catena vira a destra (a sinistra parte il sentiero di rientro, quindi una via di fuga) e si arriva sotto una bella parete strapiombante, da risalire attaccando prima a destra e poi a sinistra di una sporgenza con le abbondanti staffe. Si prosegue fino al passaggio chiave: si risale uno spigolo, si gira a destra e si percorre un traverso in salita diagonale con una paretina verticale finale — non difficile, ma il punto più impegnativo della via insieme alla parete strapiombante incontrata a metà percorso. Si giunge quindi a una palina verde che segna la fine della ferrata (45' dall'attacco, 50' complessive).

    ▲Character and difficulty

    Via breve e non tecnica, ma con alcune pareti strapiombanti molto attrezzate che richiedono un minimo di forza nelle braccia; il contesto a picco sul Lago di Como la rende spettacolare.

    ⚠ Esiste una variante più difficile: parcheggiando dal lato della galleria verso Bellano, prima dell'ingresso si notano delle funi sul lato destro. Il cavo si ricongiunge alla via principale aggirando un esposto spigolo in discesa non facile, poi scende una parete strapiombante di 5 metri fino a una placca inclinata proprio sopra il lago, da cui un traverso orizzontale su staffe raggiunge la prima parete verticale dell'ingresso principale.

    ▲Period and safety

    La quota molto bassa, a filo del Lago di Como, consente di percorrere la via in gran parte dell'anno; conviene evitare la roccia bagnata, viste le placche lisce in discesa.

    ▲Discipline

    Conviene non togliere l'imbrago al termine, perché il rientro, pur breve, ha alcuni tratti attrezzati. Si segue il sentiero in ripida discesa con la catena a sostegno fino a una rete paramassi, dove si scende sulla sinistra attraverso un apposito buco; da qui partono una catena e alcuni infissi, il sentiero interseca la via di salita e affronta l'ultimo tratto in discesa, ripido e su roccia liscia, da percorrere attaccati alla catena con lo sguardo a monte fino alle staffe che riportano alla base della galleria e quindi all'auto (20' dal termine della ferrata, 1h 10' complessive).

    ▲To match

    Con avvicinamento pressoché nullo e rientro rapido, è perfetta come conclusione di giornata dopo una ferrata più impegnativa della zona: la Ferrata degli Alpini al Corno del Medale, la Ferrata Contessi al Monte Due Mani, la Ferrata Gamma 1 al Pizzo d'Erna oppure, dall'altro versante del lago, la Ferrata del Centenario CAO Como.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionLombardy
    • GroupLago di Como
    • Approach0:05 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerary (a/r)1:10 h
    • Hardware level difference100 m
    • Route difference100 m
    • Max150 m
    • Length1 Km
  • Ferrata Gabitta d’Ignoti a Cima Vezzana

    Ferrata Gabitta d'Ignoti a Cima Vezzana

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Gabitta d'Ignoti a Cima Vezzana
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La breve Ferrata Gabitta d'Ignoti collega Cima Vezzana, la cima più alta del gruppo delle Pale di San Martino, con la Val Strutt. I tratti attrezzati sono tecnicamente di media difficoltà, ma sono inseriti in un lungo anello d'alta montagna che richiede esperienza, allenamento e condizioni meteo stabili; l'ambiente è selvaggio e magnifico e dalla vetta il panorama ripaga ogni fatica. Salita e rientro sfruttano la funivia.

    ▲Approach

    Il punto di partenza è la stazione della funivia di Col Verde, a San Martino di Castrozza (Trento), raggiungibile dalla Val di Fiemme passando dal Passo Rolle oppure dalla SS50 che collega Bassano del Grappa al Passo Rolle; in paese, sul versante verso il Passo Rolle, poco prima di uscire in prossimità di un tornante, si trovano gli impianti e il piazzale per il parcheggio (starting point on Google Maps). Questo itinerario percorre la Gabitta d'Ignoti in salita, risalendo la Val Strutt e rientrando dalla Val dei Cantoni: è lungo e può convenire spezzarlo in due giorni pernottando al Rifugio Pedrotti o in uno dei bivacchi in quota (Brunner o Fiamme Gialle). Con la funivia si sale a Col Verde e poi al Rifugio Rosetta (2633 m), da cui parte l'itinerario. Si scende verso il vicino Rifugio Vezzana Pedrotti (2581 m, 15') e si segue il sentiero 703 dapprima verso est in discesa, con indicazioni per Val Strutt e Passo delle Farangole; a un primo bivio si ignora il 707 verso la Forcella de Miel tenendo la sinistra in discesa, a un secondo bivio si ignora il 756 che taglia l'altopiano e si resta sul 703 verso nord, innestandosi sulla Valle delle Comelle, fino a un bivio nel Pian dei Cantoni, alla base di un vallone (a sinistra la Val dei Cantoni, che si scenderà al rientro). Si prosegue sul 703 verso il Passo delle Farangole, ignorando il 704, lungo il Sentiero delle Farangole: un primo tratto attrezzato di alcuni metri, poi un percorso più esposto ma piacevole e attrezzato nei punti più aerei, fino alla Val Strutt. A un bivio segnalato con palina si lascia il 703 (che porta al Passo delle Farangole) e si tiene la sinistra salendo lungo il 716 in Val Strutt (2h 30' dalla stazione a monte). Si risale la ripida Val Strutt prestando attenzione a traccia e segni non sempre evidenti, fino al Bivacco Brunner (2667 m, 30' dal bivio), sotto le pareti de Le Ziroccole; dove un tempo c'era un ghiacciaio oggi restano due nevai di dimensioni variabili con la stagione. Si continua a salire al centro del vallone, dove mancano i segni, fino a individuare una palina che segna l'inizio della Gabitta d'Ignoti. Attenzione a non proseguire verso l'attacco della vecchia ferrata, ormai smantellata: il sentiero corretto si trova sulla sinistra e mostra dopo poco un cordino, mentre la traccia di destra conduce alla parete della vecchia via (3h 30' dalla stazione a monte).

    ▲The path

    Individuata la palina sul lato sinistro del vallone si va a sinistra e si risale un canalino non in perfette condizioni, dove serve molta attenzione, fino a incontrare le corde fisse. La ferrata è divisa in due tratti attrezzati con un tratto di collegamento: il primo è un passaggio verticale su balzi e roccette seguito da un traverso a sinistra; segue il collegamento, con un passaggio su cengia e su sentiero; il secondo tratto sale in diagonale su una placca e poi su roccette attrezzate non difficili. Esaurite le attrezzature si seguono la traccia e gli sbiaditi segni rossi in salita verso Cima Vezzana; prima di raggiungerla vale uno sguardo alla Val Strutt appena risalita e alle cime aguzze che la sovrastano. Si arriva quindi a Cima Vezzana (45' dall'attacco, 4h 15' complessive).

    ▲Character and difficulty

    I tratti attrezzati sono tecnicamente di difficoltà medio-bassa, ma non devono trarre in inganno sull'impegno complessivo: l'itinerario è lungo e il dislivello assoluto, contando i numerosi saliscendi, è ben maggiore di quello relativo. L'esposto Sentiero delle Farangole, la risalita della Val Strutt, l'ultimo tratto di avvicinamento e la discesa da Cima Vezzana richiedono più esperienza di montagna che di vie attrezzate.

    ⚠ Se la via si percorre in salita dalla Val Strutt, prestare attenzione a non essere attratti dal vecchio tracciato ormai dismesso (ancora indicato sulle cartine non recenti). Percorrerla solo con cielo limpido e tempo stabile, vista la lunghezza e i tratti su nevaio.

    ▲Period and safety

    Itinerario d'alta quota per la stagione estiva. Lungo la discesa permangono nevai e, nella Val dei Cantoni, possibili crepacci nella parte inferiore: l'innevamento varia di stagione in stagione. La via è dedicata alla memoria dei finanzieri Salvatore Gabitta e Giuseppe D'Ignoti, assassinati il 24 luglio 1966 nella caserma della Guardia di Finanza di San Martino di Casies (Alto Adige) in un attentato del Bas; tra il 1956 e il 1988 quella stagione di violenza contò 361 attentati, 21 morti e 57 feriti.

    ▲Discipline

    Per chiudere l'anello si scende sul versante opposto, verso il Passo di Travignolo. Da Cima Vezzana si segue una traccia (segnavia 716) con, alla destra, i resti del Ghiacciaio del Travignolo; si percorre un tratto di cresta e poi una discesa generalmente coperta da nevaio, a zigzag, fino al Passo di Travignolo (2985 m, 40' da Cima Vezzana). Inizia quindi l'impegnativa discesa lungo il nevaio della Val dei Cantoni, con alcuni tratti attrezzati e un paio di attraversamenti su neve in passaggi esposti. Terminata la discesa del vallone si segue il 716 che taglia a mezzacosta a destra, in salita, verso il Passo Bettega (2658 m); dal passo si scende fino a un bivio dove a destra si cala ripidi su roccette verso Col Verde, oppure si prosegue su sentiero privo di difficoltà verso il Rifugio Pedrotti (2581 m) e quindi in salita alla stazione a monte della funivia, presso il Rifugio Rosetta (2h dal termine del vallone, 2h 45' da Cima Vezzana, circa 7h complessive).

    ▲To match

    La Gabitta d'Ignoti viene spesso abbinata alla Ferrata Bolver Lugli, salendo a Cima Vezzana da San Martino e percorrendo in senso inverso gran parte di questo itinerario; in tal caso, valutando la lunghezza, conviene spezzarlo in due giorni proseguendo verso il Passo delle Farangole e il Rifugio Mulaz, da cui eventualmente la Ferrata del Mulaz. Pernottando al Rifugio Rosetta si può poi puntare a sud verso il Passo di Ball, con il Sentiero Attrezzato Gusella, la Ferrata del Porton e in discesa la Ferrata del Velo; a est si incontrano la Ferrata Dino Buzzati e il Hunter's Path. Nella zona orientale delle Pale si trovano infine la Ferrata dell'Orsa, la Ferrata Stella Alpina at Agner e la Ferrata Fiamme Gialle.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupPale di San Martino
    • Approach3:30 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerary (a/r)7:00 h
    • Hardware level difference120 m
    • Route difference624 m
    • Max3192 m
    • Length11 Km
  • Ferrata dei Funs all’Ico Quaranta

    Ferrata dei Funs all'Ico Quaranta

    Vie Ferrate › Piedmont › Cuneo
    Ferrata dei Funs all'Ico Quaranta
    Very difficult● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata dei Funs è una via recente in stile francese che risale l'Ico Quaranta, sopra Entracque in provincia di Cuneo, nelle Alpi Marittime. È verticale, esposta e con tratti strapiombanti che la rendono decisamente atletica; le numerose staffe metalliche riducono al minimo il contatto con la roccia, ma il giudizio resta positivo perché la progressione è divertente e l'itinerario appagante.

    ▲Approach

    Si parte dalla borgata di Tetti Violini, sopra Entracque (starting point on Google Maps), dove si parcheggia e si imbocca il sentiero di avvicinamento. Si seguono i cartelli e le tacche gialle che indicano l'attacco della ferrata: ai primi tre bivi si tiene sempre la destra fino al cartello di inizio via (30' dal parcheggio), sotto un'imponente bastionata rocciosa.

    ▲The path

    Dal sentiero si attacca la parete in diagonale, aiutandosi con le staffe; ci si porta verso uno spigolo e si comincia a salire in verticale. Risalendo, la parete prende la forma di un diedro poco marcato in cui si progredisce ora su un lato ora sull'altro, sfruttando le abbondanti staffe che accompagnano tutta la via. La prima sezione è nettamente verticale, con alcuni tratti strapiombanti, e fa guadagnare quota rapidamente in un'esposizione crescente: le possibilità di arrampicare davvero sono ridotte, ma la progressione resta divertente e il panorama alle spalle bellissimo. Si arriva a un bivio segnalato: a sinistra una via facile, a destra una via difficile, che si ricongiungono dopo poco. Le due varianti si differenziano per quantità e continuità di tratti strapiombanti: la variante difficile si può considerare di livello Molto Difficile dal punto di vista atletico, nonostante l'uso abbondante delle staffe, mentre la variante normale aggira un tettino roccioso mantenendo difficoltà contenute pur con l'esposizione accumulata. Poco dopo la ricongiunzione termina la prima sezione e si prosegue su un sentiero nel bosco; si aggira un risalto roccioso e in breve si è all'attacco della seconda sezione. Questa inizia con una lunga parete verticale abbondantemente staffata: risalita la placca si intravede a destra il ponte sospeso che si percorrerà poco dopo. Si prosegue leggermente in diagonale fino a un aereo traverso e quindi al ponte; lo si attraversa e in breve si raggiunge il termine della ferrata (2h 30' dall'attacco, 3h complessive). Seguendo il sentiero si arriva in cima (5' dal termine della ferrata).

    ▲Character and difficulty

    È una ferrata impegnativa, esposta e atletica, di tipologia francese, con abbondanza di staffe e poco arrampicabile, ma comunque divertente e adrenalinica. La prima sezione è la più dura per via delle pareti strapiombanti; i tratti successivi restano impegnativi ma meno stancanti e più piacevoli.

    ⚠ Via molto atletica: affrontarla solo con buona preparazione fisica. Anche la discesa è in parte attrezzata, quindi conviene non togliere l'imbrago all'arrivo.

    ▲Period and safety

    Itinerario per la stagione estiva nelle Alpi Marittime; data l'esposizione e l'impegno fisico è preferibile sceglierla con tempo stabile ed evitare le ore più calde.

    ▲Discipline

    La discesa segue le tacche gialle lungo un sentiero in parte attrezzato, perciò conviene tenere l'imbrago: si scende ripidamente fino a un bivio segnalato, si prosegue sul sentiero che aggira la parete appena salita e dopo circa un'ora ci si ricongiunge al sentiero di avvicinamento, quindi a ritroso fino all'auto (1h dal termine della ferrata, 4h complessive).

    ▲To match

    In poco meno di un'ora d'auto si raggiunge l'attacco della Ferrata del Bec Valletta. Tra le altre ferrate del Cuneese da approfondire ci sono la Alpine Ferrata, la Ferrata di Chiaronto, la Ferrata Rocca dei Senghi e quella di Camoglieres; spostandosi a sud si raggiunge la Ferrata degli Artisti.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyVery difficult
    • RegionPiedmont
    • GroupAlpi Marittime
    • Approach0:30 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerary (a/r)4:00 h
    • Hardware level difference400 m
    • Route difference600 m
    • Max1625 m
    • Length6,6 Km
  • Ferrata Fregio

    Ferrata Fregio

    Vie Ferrate › Lombardy › Brescia
    Ferrata Fregio
    Very difficult● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Fregio è un itinerario breve ma molto atletico, sul versante orientale del Lago di Idro in provincia di Brescia. Pur durando poco, presenta numerosi tratti strapiombanti che richiedono buon allenamento e forza nelle braccia; la quota contenuta la rende percorribile gran parte dell'anno e, nelle pause, regala un bel panorama sul lago sottostante.

    ▲Approach

    Punto di partenza è il paese di Vesta, sulla riva orientale del Lago di Idro. Arrivando da Pieve Vecchia e Crone, sulla destra si nota un piccolo spiazzo ghiaioso con una palina in ferro che indica i sentieri (starting point on Google Maps): qui parte l'avvicinamento. Se possibile si parcheggia nello spiazzo (posto per due auto al massimo), altrimenti poco più avanti c'è un parcheggio. Dallo spiazzo in ghiaia si risale per qualche minuto il sentiero fino a guadare il torrente su comodi sassi; sul versante opposto si seguono i cartelli lungo un comodo sentiero in salita fino a un bivio, dove si tiene la sinistra per arrivare presso una vecchia galleria di guerra e all'attacco della ferrata (10' dal parcheggio).

    ▲The path

    La Fregio mette subito in conto le difficoltà maggiori: a fianco della grotta conviene indossare imbrago e casco prima di partire. Ci si sposta un paio di metri a sinistra, in leggera discesa, per affrontare la prima parete, che alterna tratti verticali a evidenti strapiombi dove maniglie e staffe offrono il minimo sostegno; è un tratto molto verticale che guadagna esposizione rapidamente. Il consiglio è di non procedere a rilento cercando la progressione migliore, perché le possibilità di arrampicare sono ridotte e si rischia di affaticare troppo le braccia. Rimontato uno spigolo sul suo lato sinistro — segno di aver superato la parte più dura di questo primo tratto — si può tirare il fiato su una staffa, poi si prosegue lungo lo spigolo che, pur non strapiombante, resta su difficoltà elevate e spesso obbliga a trazionare sul cavo. La pendenza cala fino a una cengia erbosa, ottima per riposare ammirando il lago. Si percorre poi una comoda cengia erbosa sotto un tetto roccioso prima di un traverso in salita verso destra; con un paio di staffe si segue il cavo, ora verticale, lungo una placchetta liscia ma attrezzata. Si superano alcune roccette terrose, si aggirano due alberi e si raggiunge un tratto pianeggiante; si riparte verticali per 3 metri, si traversa a destra per un paio e si torna verticali su roccia più gradinata ma comunque difficile. Un breve sentiero attrezzato di collegamento porta all'ultimo tratto, una parete attrezzata con cambre: le difficoltà sono inferiori rispetto all'attacco, ma alcuni passaggi a strapiombo, sommati alla stanchezza accumulata, la rendono comunque impegnativa. Si parte dal lato sinistro su cambre in lieve strapiombo, si traversa a destra per 3 metri in orizzontale e si risale il lato destro, più lungo e strapiombante; si raggiunge una facile crestina attrezzata che, dopo un paio di metri, conclude la Ferrata del Fregio (30' dall'attacco, 40' complessive).

    ▲Character and difficulty

    È una ferrata atletica, che richiede buona forza nelle braccia: nonostante la breve durata, i tratti strapiombanti e tracciati in modo da obbligare al passaggio tendono a stancare chi la percorre, con poche occasioni reali di arrampicata.

    ⚠ Può essere utile portare con sé un rinvio per assicurarsi e sostare nel caso non si riesca a proseguire lungo i tratti più difficili. Da affrontare solo con adeguata preparazione fisica.

    ▲Period and safety

    La bassa altitudine consente di percorrere la via per gran parte dell'anno, evitando però le giornate più calde vista l'esposizione e l'impegno fisico richiesto.

    ▲Discipline

    Terminata la Fregio si segue la traccia in leggera salita fino all'attacco della Ferrata delle Ginestre, dove si presentano due opzioni: chiudere qui l'escursione scendendo a valle lungo il sentiero che cala ripido nel bosco fino al bivio incontrato all'andata e quindi al parcheggio (20' dal termine, 1h complessive), oppure proseguire con la soprastante Ferrata delle Ginestre, breve ma da non sottovalutare, che termina poco più in alto e con un breve sentiero riporta all'attacco e in discesa all'auto (1h 45' complessive).

    ▲To match

    La Fregio e la Ferrata delle Ginestre sono facilmente concatenabili. Volendo proseguire la giornata si può optare per la vicina Ferrata Crench, oppure passare sul versante occidentale del Lago di Idro per la breve Ferrata di Cima Ora; sul versante orientale, sempre presso Vesta, parte il facile e panoramico Sentiero Attrezzato Sasse. Tornando verso Brescia è possibile percorrere uno degli itinerari attrezzati del Parco delle Fucine di Casto.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyVery difficult
    • RegionLombardy
    • GroupAlto Garda Bresciano
    • Approach0:10 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerary (a/r)1:00 h
    • Hardware level difference100 m
    • Route difference200 m
    • Max600 m
    • Length1,7 Km
  • Ferrata Franco Gadotti al Sas Aut

    Ferrata Franco Gadotti al Sas Aut

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Franco Gadotti al Sas Aut
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La poco frequentata Ferrata Franco Gadotti percorre la costiera che unisce il Sass delle Dodici alla Punta Vallaccia, sopra la Val San Nicolò, valle laterale della Val di Fassa in provincia di Trento. Tecnicamente è di media difficoltà, ma lunga e con un dislivello rilevante, immersa in un ambiente isolato e selvaggio: va affrontata da escursionisti ben allenati, con buona esperienza di montagna e certezza di tempo stabile.

    ▲Approach

    Si parte dalla Pensione Soldanella, in Val San Nicolò, valle perpendicolare alla Val di Fassa all'altezza di Pozza di Fassa; l'itinerario inizia poco prima del ponte (starting point on Google Maps). Dalla pensione si attraversa la strada e si risale il versante alla sua destra, prima del ponte, imboccando l'ampio sentiero 615B che sale ripido dapprima nel bosco e poi sbuca in un'ampia conca — la Vallaccia — simile a un grande anfiteatro, con di fronte la Punta Vallaccia. Di fatto qui inizia già la Ferrata Gadotti, anche se la targa vera e propria si trova nel secondo tratto attrezzato (1h 30' complessive).

    ▲The path

    Si affronta un primo tratto attrezzato su alcune cambre metalliche, seguito da una rampa diagonale in teoria facile ma potenzialmente scivolosa se bagnata; aggirato uno spallone roccioso compare il Bivacco Zeni (2100 m, 15' dall'attacco, 1h 45' complessive). Dal bivacco un bivio offre due possibilità: proseguire verso sud alla Punta Vallaccia, oppure tenere la destra per iniziare la Ferrata Gadotti, dove si incontra la targa dedicata all'alpinista scomparso sulle Pale di San Martino nel 1976. La via comincia con una cengia inclinata, cavo sulla sinistra, in direzione del Sasso delle Dodici: a tratti esposta ma non difficile, alterna roccette da salire e scendere a facili traversi. Si prosegue tagliando a mezzacosta in salita verso Cima Dodici (a inizio stagione qui può esserci un nevaio da affrontare con attenzione) fino a una sella (2390 m, 1h 30' dall'attacco, 3h complessive); a destra, in 10', una digressione porta a Cima Dodici (2443 m), con vista su Vigo e Pozza, sul Catinaccio, i Dirupi del Larsec, il Sassopiatto e il Sassolungo. Dalla sella si va verso sud, ignorando il bivio del CAI 630 che scende in Val di Fassa, e si segue la cresta rocciosa tenendosene sul versante sinistro fino a risalire un canalino ben attrezzato che porta sui prati sommitali del Sas Aut (2551 m, 45' dalla sella, 3h 45' complessive). Si prosegue sui prati verso sud fino a imboccare un canalone detritico da percorrere in discesa, dove servono attenzione e piede fermo nonostante le protezioni metalliche; tenendo la sinistra lungo il canalone si raggiunge il passaggio più caratteristico dell'itinerario: il Bus del Diaol, una stretta fenditura rocciosa attrezzata con cambre, da percorrere in discesa e leggermente strapiombante. Usciti dal Bus de Diaol si procede verso sud tra saliscendi su fondo detritico fino alla Forcella di Baranchie (2550 m), oltre la quale si piega a sinistra, verso est, per raggiungere la Punta Vallaccia (2637 m, 1h 30' dal Sas Aut, 4h dall'attacco, 5h 15' complessive), dove la ferrata termina.

    ▲Character and difficulty

    Nel complesso la via è di livello facile, con l'eccezione di due o tre punti più impegnativi che richiedono maggiore attenzione: il tratto iniziale subito dopo il Bivacco Zeni, il canalino franoso prima del Sas Aut e il Bus del Diaol.

    ⚠ L'escursione è lunga e, nonostante la zona molto turistica, generalmente poco battuta e selvaggia. Dal bivacco fino alla Forcella Vallaccia, in caso di maltempo, l'orientamento può diventare difficile: percorrerla solo con meteo stabile.

    ▲Period and safety

    Itinerario per la stagione estiva; a inizio stagione possibile nevaio sul versante verso Cima Dodici. La via è dedicata alla memoria dell'alpinista trentino Franco Gadotti (nato il 9 gennaio 1955), dalla carriera breve ma intensa sulle Dolomiti di Brenta e non solo, morto a 21 anni durante la discesa dal Campanile Pradidali nelle Pale di San Martino.

    ▲Discipline

    Da Punta Vallaccia si scende verso est fino a un bivio: a destra si andrebbe alla Forcella de la Costela (partenza dell'Alta Via Bruno Federspiel), a sinistra si scende verso la Forcella Valacia. Poco prima di quest'ultima si può deviare a destra per il caratteristico Rifugio Valacia (2275 m), da cui i sentieri 624 (verso Baita Monzoni) e poi 603 riportano comodamente al parcheggio. Il rientro più rapido passa invece dalla Forcella Valacia, dove si tiene il CAI 615 in discesa fino al Bivacco Zeni e quindi a ritroso lungo il sentiero di avvicinamento fino all'auto (2h 30' da Punta Valaccia, 7h 45' complessive).

    ▲To match

    La Val San Nicolò ospita altre due ferrate molto interessanti e difficili, la Ferrata Kaiserjager e l'estrema Ferrata dei Magnifici 4. Volendo restare più giorni in valle, il proseguimento naturale della Gadotti è l'Alta Via Bruno Federspiel dalla Forcela de la Costela, a sua volta concatenabile con l'Alta Via Bepi Zac. Spostandosi verso il Catinaccio si aprono itinerari maestosi come la Ferrata Santner, la Ferrata at the Catinaccio d'Antermoia, la Ferrata Masarè e la Ferrata Roda di Vael.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupCatena della Vallaccia
    • Approach1:30 h
    • Ferrata4:00 h
    • Itinerary (a/r)7:45 h
    • Hardware level difference539 m
    • Route difference1189 m
    • Max2639 m
    • Length11 Km
  • Ferrata Fiamme Gialle alla Croda Granda

    Ferrata Fiamme Gialle alla Croda Granda

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Fiamme Gialle alla Croda Granda
    Very difficult● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Fiamme Gialle è il cuore tecnico e atletico di una grande traversata al Bivacco Reali, ai piedi della Croda Granda, nel versante interno delle Pale di San Martino. La via attrezzata in sé non è lunga, ma è incastonata in un itinerario faticoso che pretende ottimo allenamento, esperienza alpinistica e tempo stabile: l'avvicinamento è impegnativo e il rientro, qualunque variante si scelga, non va mai sottovalutato.

    ▲Approach

    Si parte dalla Val Canali, valle interna al gruppo delle Pale. Arrivando da Fiera di Primiero (Trento) si percorre la SS347 del Passo Duran per circa 5 km in direzione Agordo, fino a un ampio tornante con chiare indicazioni per la Val Canali; si risale tutta la valle, si ignora un tornante a sinistra proseguendo dritti e, a un bivio nei pressi di una chiesetta, si tiene la destra fino al parcheggio presso Malga Canali, a 1302 m (starting point on Google Maps). Lasciata l'auto si imbocca l'ampia sterrata che entra nel bosco quasi in piano; ai due bivi successivi si ignorano sia il Troi del Todesch (a destra) sia il sentiero per il Bivacco Minazio (a sinistra) e si resta sul sentiero 707, che oltrepassa il torrente Canali e sale ripido con una lunga serie di tornanti al Rifugio Treviso (1631 m, 1h dal parcheggio). Dal rifugio si prosegue sul 707 verso nord, in direzione Forcella dell'Orsa e Forcella Miel, tagliando a mezzacosta con qualche strappo. Si aggira la parete occidentale della Pala del Rifugio, si attraversa in basso un primo vallone a nord di essa (dove può comparire il primo nevaio), si risale un facile canalino e si raggiunge il Vallone dei Vani Alti, sulla destra, con in alto a sinistra la Forcella dei Vani Alti (da cui parte il sentiero usato come possibile rientro). Restando sul 707 verso nord, oltre un eventuale secondo nevaio, si arriva al Vallone del Coro: qui un bivio segnalato indica a destra il Bivacco Reali e la Ferrata Fiamme Gialle (1h 15' dal Rifugio Treviso, 2h 15' dal parcheggio). Da questo punto l'avvicinamento si fa più severo: si risale il Vallon del Coro su ghiaione con ripide serpentine (in caso di nevaio prestare attenzione alla traccia sul lato sinistro, segnata su un sasso), si superano brevi strappi rocciosi seguendo bolli rossi e ometti e, su un tratto pianeggiante, si trova l'attacco (1h 15' dal bivio, 3h 30' dal parcheggio).

    ▲The path

    La ferrata si apre alla classica targhetta rossa con un traverso a sinistra di circa 5 metri in buona esposizione, oltre il quale il cavo punta verso l'alto. Si sale lungo il lato destro di un canalone alternando brevi tratti verticali ben appigliati a traversi, in una sezione iniziale piacevole e senza eccessive difficoltà tecniche. Si arriva quindi a una prima parete verticale di una quindicina di metri, attrezzata con staffe nella metà inferiore per sopperire alla scarsità di appigli; si prosegue in diagonale, si aggira uno spigolo e si affronta una seconda parete verticale analoga, ancora con staffe. Alcune rampe inclinate fanno guadagnare quota rapidamente lungo il lato destro del canalone; in cima si supera una bella parete impegnativa su un diedro, da cui si esce verso sinistra. Un traverso verso destra porta a un canalino più stretto che si risale sul versante sinistro; lo si attraversa poi senza attrezzature, facendo attenzione al fondo non del tutto stabile. Si superano alcuni balzi verticali, in parte attrezzati con staffe metalliche, ed entra la sezione finale: un canalino che assume dapprima forma di camino e poi si allarga, da percorrere sul versante sinistro fino alla targhetta rossa che annuncia la fine della via, presso la Forcella del Mormor (2600 m). Tenendo la destra della forcella si segue una traccia con bolli, in salita tra le rocce, fino ad affacciarsi sull'altopiano opposto dove appare, a sinistra, il Bivacco Reali (2650 m, 1h 15' dall'attacco, 4h 45' complessive).

    ▲Character and difficulty

    La ferrata è oggi in ottime condizioni e alcuni anni fa è stata ammodernata con l'aggiunta di staffe nei passaggi più ostici, risultando tecnicamente meno dura rispetto al passato; resta comunque una via verticale e atletica, inserita in un contesto d'alta montagna selvaggio.

    ⚠ È un itinerario lungo e faticoso: l'avvicinamento, in particolare la risalita del Vallon del Coro, è impegnativo, e il rientro — in entrambe le varianti — comprende passaggi in libera e, sul sentiero dei Vani Alti, terreno alpinistico esposto. Da affrontare solo in ottime condizioni di allenamento e con meteo stabile; se si sale anche la Croda Grande conviene pernottare al bivacco o partire molto presto dal Rifugio Treviso.

    ▲Period and safety

    Itinerario per la stagione estiva, con possibili nevai residui lungo l'avvicinamento e i valloni; nei tratti innevati prestare attenzione alla traccia. Dal Bivacco Reali, in 1h 30' andata e ritorno di buon passo, si può salire la vicina Croda Grande, allungando però notevolmente la giornata.

    ▲Discipline

    Il rientro inizia sull'ampio altopiano dei Foch, alla base della Croda Grande: si procede quasi in piano seguendo i radi segni fino alla Forcella Sprit (2573 m), poi in quota verso uno spigolo, giù in una conca e di nuovo in salita a una palina (2528 m, 45' dal bivacco) dove si presenta un bivio. A destra scende il Sentiero Alpinistico non attrezzato dei Vani Alti (più breve ma aereo e impegnativo): percorso alpinistico con qualche fittone per assicurarsi in autonomia con una corda (le eventuali corde fisse non sono garantite di stagione in stagione); in alto scende in diagonale a destra su fondo appigliato, poi affronta il tratto più ostico — un'esposta rampa/cengia verso sinistra e uno stretto canalino dal fondo scivoloso — quindi un ultimo passaggio difficile presso una targhetta, dove si scendono un paio di metri di spigolo aereo, e infine il ripido e instabile canalone fino al Vallone dei Vani Alti e al bivio sul 707; a ritroso si torna al Rifugio Treviso (2h dalla Forcella dei Vani Alti, 2h 45' dal termine della ferrata, circa 8h totali). Proseguendo invece dritti dal bivio si scende per il Sentiero della Scaletta, meno esposto ma più lungo e con tratti di disarrampicata di I grado: dalla Conca dei Vani Alti si scende verso sud-ovest verso il Sasso d'Ortiga incontrando il caratteristico passaggio della scaletta (15 m, I grado), poi a Forcella Sant'Anna (2445 m), giù fino all'innesto col sentiero 720 e in salita su vallone franoso alla Forcella delle Mughe (2244 m, 2h 30' dal termine della ferrata); da qui un erto sentiero scende il canalone tra Sasso d'Ortiga e Pala della Madonna fino al ghiaione e al bosco del Rifugio Treviso (1h 15' dalla Forcella delle Mughe, 3h 45' dal termine, circa 9h totali). Dal Rifugio Treviso si rientra al parcheggio per il sentiero dell'andata (45'): in totale circa 9h con i Vani Alti, circa 10h con la Scaletta.

    ▲To match

    L'itinerario è troppo lungo per deviazioni in giornata, ma volendo pernottare in zona si può aggiungere la breve ma difficile Ferrata del Canalone presso il Rifugio Treviso, oppure dalla Val Canali raggiungere la Ferrata Dino Buzzati e il Sentiero Attrezzato del Cacciatore. Dal bivio di avvicinamento si può salire alla Forcella dell'Orsa, arrivo della Ferrata dell'Orsa, mentre sullo stesso versante orientale delle Pale si raggiunge il Monte Agner con l'impegnativa Ferrata Stella Alpina.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyVery difficult
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupPale di San Martino
    • Approach3:30 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerary (a/r)10:00 h
    • Hardware level difference499 m
    • Route difference1519 m
    • Max2849 m
    • Length21 Km
  • Ferrata Garda al Rifugio Monzino

    Ferrata Garda al Rifugio Monzino

    Vie Ferrate › Aosta Valley › Aosta
    Ferrata Garda al Rifugio Monzino
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Franco Garda sale al Rifugio Monzino aiutando a superare alcuni tratti ripidi sotto alcune delle più imponenti montagne del gruppo del Monte Bianco. È un itinerario che stupisce per l'ambiente, nonostante difficoltà tecniche complessivamente modeste, e culmina in un rifugio che merita davvero la salita.

    ▲Approach

    Il punto di partenza sono i casolari di Freney, lungo la Val Veny, nel comune di Courmayeur (Aosta); si parcheggia negli spazi a bordo strada prima di attraversare il torrente Dora di Veny (starting point on Google Maps). A piedi si segue la strada verso i casolari di Freney, attraversando due ponti (la Dora di Veny e poi il torrente Miage), quindi si devia a sinistra sul sentiero 16 con indicazioni per il Rifugio Monzino. Nel bosco si seguono i segnavia gialli, si attraversa con un ponte il torrente Freney, si risale la pietraia e a un bivio si tiene la destra (a sinistra si va al Lago delle Marmotte e alla Ferrata Glarey); in breve si raggiunge la fascia rocciosa con l'attacco della ferrata (45' dal parcheggio).

    ▲The path

    Si inizia su una parete diagonale appoggiata, dotata anche di alcune staffe metalliche; terminata la parete si gira a destra lungo una cengia e si riattacca in verticale su una parete ricca di staffe che sale una settantina di metri (qui si notano due varianti: conviene salire dal tratto di destra e scendere da quello di sinistra, il tracciato originario). Le attrezzature si interrompono e un evidente sentiero porta a un secondo tratto attrezzato, una parete verticale di circa 30 metri che deposita su un terrazzino; il sentiero risale poi una costola erbosa a tornanti, devia a destra e conduce al terzo tratto della ferrata. Superati alcuni gradini verticali si procede su una costola, la si aggira sul lato sinistro e si riattacca una parete di un centinaio di metri, oltre la quale appare il rifugio; un sentiero pietroso e gli ultimi metri di attrezzatura, che risalgono un camino e un paio di placche inclinate non difficili, portano al Rifugio Monzino, posto alla base del Monte Bianco (1h 30' dall'attacco, 2h dal parcheggio). Nei pressi del rifugio, verso la Val Veny, una marcata cresta sale verso l'Aiguille de Chatelet: una breve ferrata aggiuntiva (circa 15' dall'attacco, andata e ritorno per la stessa via) su roccia frastagliata e ben appigliata, non conteggiata nei tempi dell'itinerario principale.

    ▲Character and difficulty

    La via è stata rinnovata di recente e l'attrezzatura è in ottimo stato; risulta esposta in alcuni tratti pur con difficoltà tecniche contenute.

    ⚠ Ambiente d'alta montagna alla base del Monte Bianco: tempo stabile e attrezzatura adeguata. Per chi è preparato ad ambienti alpinistici, dal Rifugio Monzino si può proseguire in un giro di due giorni verso il Bivacco Borelli passando dal Col Chasseur.

    ▲Period and safety

    Itinerario d'alta quota per la stagione estiva, in ambiente alpino severo; il rifugio merita una sosta per il panorama sul gruppo del Monte Bianco.

    ▲Discipline

    Si rientra lungo il sentiero dell'andata; un tratto può essere percorso sulla vecchia variante per evitare intasamenti nella lunga parete verticale (1h 45' dal Rifugio Monzino, circa 4h 30' totali).

    ▲To match

    Per lunghezza e dislivello la gita difficilmente si abbina ad altre in giornata, ma in zona non mancano gli itinerari attrezzati: il Sentiero Attrezzato Gatti al Mont la Brenva, la più impegnativa Ferrata al Bivacco Borelli, il Sentiero Attrezzato al Bivacco Boccalatte e la Ferrata del Bicentenario al Mont Chetif.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionAosta Valley
    • GroupMont Blanc
    • Approach0:45 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerary (a/r)4:30 h
    • Hardware level difference300 m
    • Route difference1000 m
    • Max2561 m
    • Length8,9 Km
  • Ferrata Galera

    Ferrata Galera

    Vie Ferrate › Toscana › Livorno
    Ferrata Galera

    La Ferrata della Galera è un percorso attrezzato che risale il Monte La Galera (969 m) all'Isola d'Elba. L'escursione è paesaggisticamente splendida e, pur senza difficoltà tecniche di rilievo, richiede un buon allenamento per la lunghezza e il dislivello complessivi: il vero protagonista è l'ambiente selvaggio tra roccia, mare e macchia.

    ▲Approach

    L'itinerario parte da Marciana, nella zona nord dell'Isola d'Elba (starting point on Google Maps). Da Marciana si raggiunge la stazione a monte della funivia del Monte Capanne, salendo a piedi per i sentieri CAI 1 e 6 oppure, in estate, con la funivia che parte dal paese. Da qui si prosegue lungo il sentiero in direzione delle antenne, restando poco sotto la cresta in leggera discesa sul versante nord-ovest (Sentiero 00, segnavia bianco-rossi); giunti in prossimità del Monte La Galera lo si aggira a destra fino a entrare in un canale attrezzato (3h senza funivia, 45' dalla stazione a monte).

    ▲The path

    Per raggiungere la cima de La Galera si percorrono tre brevi tratti attrezzati. Il primo traversa una placca non difficile ma esposta; il secondo scende un tratto di cresta; il terzo rimonta alcune placche di granito fino alla vetta, priva di croce, del Monte La Galera (3h 30' dal parcheggio). I passaggi attrezzati sono pochi ma, in un paio di punti, sono qualcosa di più di un semplice corrimano.

    ▲Character and difficulty

    Definirla ferrata è forse eccessivo: le difficoltà tecniche sono minime e ciò che rende speciale l'uscita è l'ambiente, la parte più selvaggia dell'isola racchiusa tra roccia, mare e una natura sorprendente.

    ⚠ Itinerario lungo e con dislivello importante (oltre 6h complessive): più che le difficoltà tecniche conta la resistenza fisica, soprattutto se si rinuncia alla funivia.

    ▲Period and safety

    Destinazione ideale nelle mezze stagioni, per godere della parte montana dell'isola evitando il caldo estivo. Cartografia consigliata: carta dell'Isola d'Elba di 4Land.

    ▲Discipline

    Si può ripercorrere a ritroso l'intero itinerario (3h, 6h 30' totali) oppure, dalla Galera, proseguire sul CAI 00 fino a La Tavola e poi al bivio col CAI 10, che scende fino al bivio col CAI 3 poco sotto Marciana (3h 30', 7h totali).

    ▲To match

    All'Isola d'Elba non ci sono altri tratti attrezzati, ma l'isola sorprende per la moltitudine di sentieri: una destinazione perfetta nelle mezze stagioni per scoprirne il versante montano.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyEasy
    • RegionTuscany
    • GroupMonti dell'Isola d'Elba
    • Approach3:00 h
    • Ferrata0:20 h
    • Itinerary (a/r)6:30 h
    • Hardware level difference50 m
    • Route difference1000 m
    • Max1019 m
    • Length12 Km
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