Difficoltà: Difficile

  • Ferrata del Monte Ocone

    Ferrata del Monte Ocone

    Vie Ferrate › Lombardia › Bergamo
    Ferrata del Monte Ocone

    La Ferrata del Monte Ocone è verticale, esposta e a tratti atletica, ma generosa di pause: è infatti il concatenamento di 11 torrioni collegati da brevi tratti di sentiero. Presenta inoltre alcune varianti più difficili (la variante del Monarca al settimo torrione e la variante estremamente difficile all'undicesimo).

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla strada che collega Costa Valle Imagna a Valsecca (provincia di Bergamo, al confine con Lecco). Giungendo da Costa Valle Imagna, dopo poco più di 3 km e prima di un tornante a sinistra, si nota una bacheca con le informazioni sul percorso; si parcheggia su uno spiazzo a destra. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dalla bacheca si segue il ripido sentierino nel bosco; superata una piccola costruzione si raggiunge un primo tratto attrezzato (la Rampa Adelaide) e, dopo pochi minuti, una sella dove si nota l'attrezzatura del primo degli undici torrioni (20' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via sale concatenando 11 torrioni di difficoltà variabile, ciascuno spesso aggirabile da un sentierino sulla destra. Il primo torrione attacca subito impegnativo, con i primi 3 metri strapiombanti (utili le due staffe a sinistra e un buon appiglio per il piede a destra), poi piega a destra su uno spigolo esposto. Il secondo sale molto verticale su parete levigata con staffe, poi uno spigolo più appigliato e un traverso che aggira uno sperone. Il terzo alterna verticali, una cengia di collegamento e una lunga placca affrontata in diagonale (il tratto più difficile finora, roccia povera di appigli), chiudendo con un diedro e una breve parete. Il quarto entra in un diedro (prima in spaccata, poi su staffe) e aggira un esposto spigolo verso sinistra, breve ma adrenalinico. Il quinto inizia dopo una forcella erbosa; qui si sceglie se proseguire sulla variante del Monarca (sinistra) o sulla via normale, che affronta un gendarme con uscita esposta su spigolo. Il sesto è un bel diedro appigliato; segue una crestina in saliscendi fino al settimo torrione «Dolci», da cui un sentiero permette di salire in vetta evitando gli ultimi torrioni: è verticale e nella parte alta strapiombante e atletico, con abbondante uso della catena (che, se trazionata, sbandiera a sinistra: meglio procedere in spaccata). L'ottavo «Busti» risale uno spigolo e aggira a sinistra un tetto roccioso in forte esposizione (parallela, sulla destra, la dura variante «GAMO», fra i tratti più impegnativi). Il nono ha un attacco insidioso e fisico ma breve. Il decimo «Corti» offre una placca appigliata e una bella arrampicata su un gendarme ricco di maniglie naturali. L'undicesimo «Torre Orobie» propone due opzioni che si ricongiungono pochi metri sopra: a destra estremamente difficile (parte con strapiombo evidente), a sinistra difficile (parete liscia). Si conclude presso il libro di vetta e, in pochi metri di sentiero, si raggiunge la vetta del Monte Ocone (1351 m, 3h dall'attacco, 3h 20' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata difficile, atletica e abbastanza lunga. Un sentiero parallelo (CAI 571) corre a mezza costa e funge da via di fuga e da rientro fino al settimo torrione; nei torrioni successivi si incontrano altre due vie di fuga. Tutte le varianti sono più difficili del livello medio (da molto difficile a estremamente difficile): chi non cerca gli appigli naturali la troverà, nel complesso, molto faticosa.

    ⚠ La catena ha diametro piuttosto largo e in alcuni punti tende a impedire lo scorrimento dei moschettoni: tenerlo presente nella progressione. Roccia spesso compatta ma liscia: molto utili le staffe. Inaugurata nel giugno 2017.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione da primavera ad autunno. Buon allenamento consigliato per l'impegno fisico complessivo.

    ▲Discesa

    Dalla vetta, tre opzioni in ordine decrescente di difficoltà: (1) verso sinistra (lato bergamasco), scendendo l'esposta crestina con tratti attrezzati fino al CAI 571 e poi al sentiero parallelo alla ferrata, in discesa all'auto (1h, 4h 30' totali); (2) verso destra, per la più semplice via normale fino al CAI 571 al Passo Pertus, poi a sinistra a nord e giù dal sentiero parallelo ai torrioni (1h, 4h 30'); (3) come la 2 ma tenendo la destra sul CAI 571 verso sud fino al Convento Pertus, poi CAI 574 e CAI in discesa fino alla strada e all'auto (1h 15', 4h 45' totali).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoPrealpi Bergamasche
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata2:30
    • Itinerario (a/r)4:15 h
    • Dislivello ferrata300 m
    • Dislivello itinerario500 m
    • Quota max1355 m
    • Lunghezza3,5 Km
  • Ferrata Monte Penna (Penna di Civago)

    Ferrata Monte Penna (Penna di Civago)

    Vie Ferrate › Emilia-Romagna › Reggio Emilia
    Ferrata Monte Penna (Penna di Civago)

    Sopra Civago, ultimo avamposto reggiano prima del Passo delle Radici, svetta la Penna di Civago: un profilo tagliente di pareti che salgono rapide verso i 1400 m. Su questa parete corre una ferrata corta ma difficile e atletica, dove i passaggi impegnativi aumentano via via dopo l'attacco.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal borgo Case di Civago (circa 1h 30' da Reggio Emilia o Modena), dove si parcheggia lungo la sterrata da cui partono i sentieri per i rifugi Battisti, Segheria e Bargetana. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. A piedi si prosegue sulla sterrata per circa 5', tenendo la Penna di Civago sulla destra, fino a un cartello con le indicazioni per la ferrata; presso una ripida traccia si sale seguendo segnavia bianchi e ometti, prima per una pietraia poi per ripidi sentieri, fino a un esposto traverso che porta all'inizio dell'attrezzatura (30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via è marcatamente verticale: l'arenaria a volte è poco arrampicabile, ma pioli, maniglie e cambre sono ben disposti per facilitare la progressione. Si sale inizialmente su due diedri, poi un esposto spigolo e un impegnativo camino; terminato il camino si attraversa un sentiero erboso dove riposare prima della seconda parte, più dura. Questa attacca subito verticale con una parete leggermente strapiombante (circa 10 m) su difficoltà sostenute, fino a una piccola cengia dove riprendere fiato prima del passaggio chiave: una pancia strapiombante su una paretina di 8 metri. Pur ben attrezzata, va affrontata con cautela e rapidità per non esaurire le forze nelle braccia; conviene studiare la disposizione delle maniglie prima di partire. Segue un'esposta placca di arenaria dove alcune staffe aiutano, ma è difficile evitare di trazionare il cavo in un paio di punti vista la roccia liscia. L'ultimo tratto ha difficoltà contenute: in 5' si superano una paretina e una cengia esposta ma semplice, e la ferrata termina con bel panorama su Civago, sul lago di Fontanaluccia e sul Monte Giovarello (1h dall'attacco, 1h 30' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Breve ma atletica: un paio di passaggi possono mettere in seria difficoltà chi è inesperto o poco allenato. Peculiarità: le difficoltà aumentano dopo l'attacco, lasciando poche occasioni per interrompere la salita e tornare indietro.

    ⚠ Nell'estate 2018 sono state aggiunte due staffe nel passaggio chiave, che ne riducono sensibilmente la difficoltà. Resta una via fisica: valutare onestamente allenamento ed esperienza. Inaugurata nell'ottobre 2014.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione da primavera ad autunno. Caschetto e progressione attenta su arenaria liscia.

    ▲Discesa

    Si continua per 5' in salita su ripido sentiero fino a innestarsi su un sentiero CAI. Si consiglia di proseguire a sinistra sul CAI 631 A verso la Cavallina (meno ripido e scivoloso del CAI 607, circa 40'), scendendo fino al CAI 605 che si prende verso sinistra; questa comoda mulattiera termina alla sterrata del parcheggio (2h 30' totali). Per acqua, il CAI 605 verso destra porta in 5' a una fonte.

    ▲Da abbinare

    A 4 km da Case di Civago la Ferrata Barranco del Dolo è il proseguo naturale. In giornata, in auto: Ferrata Balze del Malpasso, Ferrata degli Alpini alla Pietra di Bismantova e Ferrata Ovest alla Pietra di Bismantova.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneEmilia-Romagna
    • GruppoAppennino Tosco-Emiliano
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)2:30 h
    • Dislivello ferrata145 m
    • Dislivello itinerario480 m
    • Quota max1505 m
    • Lunghezza5 Km
  • Ferrata Monte Nero (Presanella)

    Ferrata Monte Nero (Presanella)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Monte Nero (Presanella)

    La recente Ferrata Monte Nero è solo una parte — breve (95 m di dislivello attrezzato) ma centrale — di un lungo e impegnativo itinerario di alta montagna che, dalla Val d'Amola e dal Rifugio Segantini, conduce alla vetta della Presanella (3558 m), il punto più alto interamente in territorio trentino. L'itinerario richiede l'attraversamento di una vedretta con ramponi.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal parcheggio presso il ponte sul torrente Sarca, in Val d'Amola (Malga Vallina d'Amola, 2006 m). Dalla SS239 Pinzolo–Madonna di Campiglio, a Pinemonte Basso si imbocca la strada per la Val Nambrone; oltre il Rifugio Nambrone si sale su carrabile fino a un bivio dove si prosegue a sinistra (a destra il Rifugio Cornisello) fino al parcheggio. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si segue verso ovest il segnavia 211, poi al bivio si tiene la destra sul 211 «Oscar Collini» che, ripido ma senza difficoltà, porta al Rifugio Segantini (2373 m, 1h dal parcheggio). Dietro il rifugio si seguono le indicazioni per la Presanella verso nord-ovest, puntando alla morena e tenendo come riferimento il Monte Nero; si raggiunge la vedretta (ghiaccio vivo o neve secondo stagione: necessari i ramponi, attenzione alle scariche di sassi) e la si taglia in diagonale fino alla roccia, salita con passaggi di I superiore fino all'attacco (3070 m, 1h 30' dal Segantini, 2h 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Cavo metallico nuovo e numerosi infissi aiutano sui passaggi di roccia levigata. Si sale su placche appoggiate con qualche staffa, poi un traverso esposto ma non impegnativo affacciato sull'itinerario percorso. La ferrata non è continua: in alcuni tratti il cavo lascia spazio a roccette e facili balzi. Si supera una stretta cengia attrezzata con passerella in legno, quindi si alternano placche e balzi e un'esposta rampa inclinata verso destra fino al punto più alto della via in cresta (3165 m). Il cavo porta poi sul versante opposto scendendo per circa 50 m verso la Vedretta di Nardis Orientale con disarrampicata non difficile e una lunga serie di infissi, dove la ferrata termina (30' dall'attacco). Su questa vedretta, a stagione inoltrata, i ramponi in genere non servono; la difficoltà principale è l'orientamento con scarsa visibilità (pochi ometti e bolli). Si prosegue verso nord-ovest risalendo la valle fino al pianoro sopra la vedretta, da cui si individua il Bivacco Orobica: per raggiungerlo un paio di passaggi delicati (un tratto attrezzato in discesa e una traversata esposta su fondo friabile con assi di legno). Dal bivacco (3382 m, 1h 30' dal termine della ferrata) si segue la traccia sul lato sinistro della cresta fino alla vetta della Presanella (3558 m, 45' dal bivacco, 5h dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario lungo, con dislivello significativo e carattere alpinistico. La ferrata in sé è difficile ma breve; l'impegno maggiore è ambientale. Nel tratto tra la Vedretta di Nardis e il Bivacco Orobica sono presenti chiodi con moschettoni utili per una sicura con corda.

    ⚠ Necessari ramponi e piccozza. Massima attenzione nell'attraversamento della Vedretta di Monte Nero, anche per l'instabilità dei sassi. Partire presto: consigliato il pernottamento al Rifugio Segantini per raggiungere la vetta in mattinata. Meteo stabile.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione estiva con ghiacciaio in condizioni. Alta montagna: valutare neve, visibilità e meteo.

    ▲Discesa

    Il rientro avviene a ritroso per l'itinerario di andata (circa 5h fino all'auto, circa 10h totali).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoAdamello-Presanella
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)10:00 h
    • Dislivello ferrata95 m
    • Dislivello itinerario1558 m
    • Quota max3558 m
    • Lunghezza15,5 Km
  • Ferrata delle Mesules (Pößnecker)

    Ferrata delle Mesules (Pößnecker)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata delle Mesules (Pößnecker)

    La Ferrata delle Mesules — storica Pößnecker Klettersteig del 1912 — risale il versante occidentale del Gruppo Sella fino al Piz Selva (2941 m). È un itinerario lungo, tecnico e vario, con alcuni punti chiave non protetti che richiedono piede fermo e assenza di vertigini, immerso in un panorama a 360 gradi sui grandi gruppi dolomitici di Val di Fassa e Val Gardena.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Passo Sella, tra Val di Fassa e Val Gardena. Conviene lasciare l'auto sul versante della Val di Fassa, nei pressi dell'Albergo Maria Flora: così si imbocca direttamente il sentiero d'attacco e ci si ritrova allo stesso versante al rientro. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal parcheggio si segue il segnavia CAI 649 verso nord-est, in direzione delle Torri del Sella: prima su prato, poi su fondo detritico con pendenza crescente fino all'attacco (2290 m, 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    L'attacco è stato modificato rispetto al tracciato originale e oggi è considerato più difficile. Superate le prime roccette non protette si entra nel primo di una lunga serie di camini, su parete appoggiata verso sinistra; pochi chiodi segnalano l'aumento di difficoltà e la riduzione degli appigli. Si alternano tratti verticali e diagonali con una fessura d'appoggio fino a un terrazzino. Qui inizia la sezione più impegnativa: ci si addentra in un anfratto risalendo roccette di I grado fino a un passaggio di II grado in spaccata, non protetto da fune, da affrontare con buon piede, cercando gli appoggi e aiutandosi con le mani su entrambi i lati dell'anfratto per superare un masso fino ad alcune staffe. Si scende qualche metro alla prima scaletta, da cui ci si gira a osservare il tratto appena salito. Dopo una seconda scaletta arriva l'altro punto chiave: uno stretto camino con staffe (prima a sinistra), unica assicurazione perché manca la fune; nella parte alta le staffe passano sul lato destro e occorre girarsi su sé stessi (manovra ostica con zaino voluminoso), per uscire poi a sinistra su due pioli in un passaggio molto aereo e prendere una scaletta poco stabile. Si sale una parete levigata, quindi un facile camino con buoni appoggi e staffe; brevi tratti orizzontali e roccette chiudono le attrezzature. Si entra in un vallone che si risale su traccia, si superano altri facili tratti attrezzati e un sentiero esposto a mezzacosta verso destra fino all'Altopiano delle Mesules. Un sentiero di collegamento porta sotto l'ultima sezione: una cengia esposta, balzi rocciosi ben appigliati e passaggi solo a tratti attrezzati conducono alla vetta del Piz Selva (2941 m), affacciata sul Sassolungo (3h dall'attacco, 3h 30' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Escursione ad ampio respiro, dal carattere alpino, riservata a ferratisti esperti e preparati. I due passaggi chiave della prima sezione (max II grado) non sono protetti: le difficoltà sono soprattutto psicologiche, per l'esposizione e per gli spazi angusti. Il lungo camino richiede agilità nella parte alta e sconsiglia zaini ingombranti.

    ⚠ L'Altopiano delle Mesules è selvaggio e isolato, senza punti d'appoggio: con nebbia il rischio di perdere l'orientamento è concreto. Percorrere la via solo con previsioni di tempo stabile. Per uscire dal camino può servire un rinvio o una fettuccia per agganciare lo zaino all'imbraco e riuscire a girarsi.
    ▲Periodo e sicurezza

    Piena estate, con meteo stabile: l'itinerario è lungo (16 km, 7h 45' complessive) e si svolge a quasi 3000 m senza punti d'appoggio. Buona pianificazione e partenza mattutina.

    ▲Discesa

    Dal Piz Selva si percorre il lungo e brullo Altopiano delle Mesules verso nord-est seguendo i radi segni del CAI 649 fino al Piz Miara (2964 m). Da qui l'opzione normale prosegue sul 649 perdendo leggermente quota: si ignorano i bivi col 767 (Rifugio Pisciadù) e col 666 (Val de Tita) fino alla Forcella dell'Antersass (2842 m, 1h 15' dalla vetta). Si prende a destra il sentiero 647 che cala nella Val de Lasties fino al Pian di Sella (2283 m, 2h 30' dalla vetta), poi indicazioni e tratto asfaltato fino al Passo Sella (4h dalla vetta, 7h 30' totali). Solo per esperti, un canalone non segnato sotto il Piz Miara (labili tracce, un paio di tratti attrezzati) scende diretto nella Val de Lasties risparmiando circa 1h 30'.

    ▲Da abbinare

    Sul Gruppo Sella, raggiungibili in breve in auto: Ferrata Piazzetta, Ferrata Tridentina, Ferrata del Piz da Lech e Ferrata del Vallon; vicino al Passo Sella la Ferrata Schuster al Sassopiatto e la Ferrata al Col Rodella.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoGruppo del Sella
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerario (a/r)7:45 h
    • Dislivello ferrata650 m
    • Dislivello itinerario700 m
    • Quota max2973 m
    • Lunghezza16 Km
  • Ferrata Maurizio all’Alben

    Ferrata Maurizio all'Alben

    Vie Ferrate › Lombardia › Bergamo
    Ferrata Maurizio all'Alben

    La Ferrata Maurizio sale il versante nord del Monte Croce, presso il Monte Alben (Bergamo). Si divide in due grandi sezioni: un lungo e faticoso sentiero attrezzato di avvicinamento e una parte prettamente verticale e atletica. Non presenta punti particolarmente difficili, ma è esposta e richiede buon allenamento.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal parcheggio degli impianti della Conca dell'Alben, comune di Oltre il Colle (Bergamo), raggiungibile da Bergamo per la Val Seriana o la Val Brembana. Punto di partenza su Google Maps.

    Dal parcheggio, presso una bacheca informativa, si risale a sinistra dello skilift fino a un terrapieno e a uno spiazzo con il cartello che invita a vestirsi; poco sopra inizia il percorso attrezzato (20' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La prima sezione ha le caratteristiche di un sentiero attrezzato su fondo instabile: si sale un canalone su forte pendenza (il cavo aiuta stabilità e progressione) e una cengia ghiaiosa esposta che porta alla base della parete verticale. La seconda sezione inizia con una rampa diagonale a sinistra su fondo ghiaioso, poi alterna sentiero e roccette fino alla prima parete: un traverso orizzontale con pioli sotto un tetto roccioso, un diedro di una decina di metri ben attrezzato con pioli e una lunga parete verticale con abbondanti pioli fino a un terrazzino sormontato da un camino.

    Segue un sentiero attrezzato di trasferimento, in parte in discesa, fino alla seconda serie di pareti: un nuovo diedro che tende a far «sbandierare» verso destra (utile procedere a gambe divaricate sfruttando il lato sinistro), poi pareti coricate dove è piacevole arrampicare senza tirare sul cavo. In alto, tratti di sentiero attrezzato su terreno erboso, un intaglio nella roccia e la cresta sommitale, a tratti attrezzata, con qualche sali-scendi su roccette, fino all'intaglio dove le attrezzature terminano e ci si innesta sulla via normale (2h dall'attacco, circa 2h 30' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via recente, ben attrezzata con cavo teso e attrezzature nel numero giusto. Decisamente verticale ed esposta nella seconda parte, ma mai su difficoltà elevate; conviene arrampicare la prima parete (ben ammanigliata) per conservare energie per l'ultima. Una longe può essere utile per simulare una sosta.

    ⚠ A inizio stagione e fino ai primi di giugno, nel primo tratto attrezzato si attraversa un canalino privo di attrezzature spesso coperto di neve: possono servire ramponi e uno spezzone di corda. Il rientro è lungo, a tratti faticoso e scivoloso (utili i bastoncini).
    ▲Periodo e sicurezza

    Ambiente di montagna fino a circa 1900 m, con neve possibile a inizio stagione nel canalino d'attacco. Per la cartografia si consiglia la carta delle Orobie occidentali / Val Brembana.

    ▲Discesa

    Dall'innesto con la via normale ci sono più opzioni: salire in pochi minuti al Monte Croce e proseguire verso la vetta del Monte Alben (2019 m); oppure il rientro diretto, scendendo a sinistra verso la Forca e poi il CAI 501, fino a un sentiero orizzontale (targa in legno) che riporta alla Conca dell'Alben (1h 20' dal termine, 3h 45' totali). Per il giro completo via Passo Forca e Monte Alben si calcolano fino a 5h totali.

    ▲Da abbinare

    Se intrapresa presto, si può concatenare con la Ferrata alla Madonnina del Coren (difficoltà un po' inferiori, a circa 1h d'auto); nel bergamasco, in itinerari più lunghi, la Ferrata Guerino Rossi e, in Val Brembana, la Ferrata alla Corna Pedezzina.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoMonte Alben
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)4:00 h
    • Dislivello ferrata400 m
    • Dislivello itinerario600 m
    • Quota max1900 m
    • Lunghezza3,8 Km
  • Ferrata Maximilian ai Denti di Terrarossa

    Ferrata Maximilian ai Denti di Terrarossa

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Maximilian ai Denti di Terrarossa

    La Ferrata Maximilian è un ardito percorso di cresta lungo la costola che collega i Denti di Terrarossa con la Cima di Terrarossa, presso l'Alpe di Tires (Bolzano). È difficile e per certi aspetti più vicina a un itinerario alpinistico che a una classica ferrata verticale: i tratti attrezzati sono di difficoltà medio-bassa, ma i numerosi passaggi non protetti (I e talvolta II grado) richiedono attenzione e piede fermo.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Lavinia Bianca (Bolzano), raggiungibile da Prato Isarco tenendo verso Tires; si parcheggia gratis al Centro Visite del Parco Naturale (1200 m). Punto di partenza su Google Maps. In alternativa, partenza da Siusi con funivia al Compaccio.

    La via si può percorrere in entrambi i versi; qui la descriviamo nel verso Rifugio Bolzano → Rifugio Alpe di Tires, meno difficile. Dal parcheggio si segue il sentiero 2 ripido nel bosco, si risale il Canalone Barengalle e, fra passerelle in legno, si raggiunge la Sella Cavaccio; per il sentiero 2 (o 9 e 1) si arriva al Rifugio Bolzano (2450 m, 3h 15' dal parcheggio). Si prosegue sul sentiero 4 sull'altopiano dello Sciliar fino al bivio dove si tiene a sinistra il CAI 4B verso la ferrata (2560 m, 4h 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si risale ripidamente per ometti i circa 100 m fino alla Cima di Terrarossa (2655 m, 20' dal bivio), con piccola croce. Si scende un facile sentiero di cresta, aereo ma non difficile, fino alla targhetta che segna l'inizio dei tratti attrezzati: un primo tratto di discesa attrezzata ripida ed esposta, poi una discesa in libera più difficile aggirando un tratto affilato sul versante destro, e una rampa obliqua attrezzata. Si raggiunge una sella terrosa con l'unica via di fuga a destra verso il sentiero 4 (40' dalla Cima).

    Si percorrono roccette instabili, un tratto verticale attrezzato e cresta esposta su entrambi i lati, poi si risale uno stretto camino (più agevole in questo verso). Dopo sali-scendi aerei e una parete verticale arrampicabile si raggiunge l'iconico arco naturale di roccia, da cui si scende (fondo detritico instabile). Cresta affilata e attrezzature in discesa portano a una forcella; si scende a destra un ripido canalone verso sud, in parte attrezzato e in parte no, con fondo detritico, fino al Rifugio Alpe di Tires (2440 m, 1h dall'arco, 2h 30' dal bivio 4B, 7h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Spesso fraintesa: i tratti attrezzati sono di difficoltà medio-bassa (tranne la discesa dal Dente di Terrarossa, da fare con attenzione), ma l'itinerario è molto esposto e con vari passaggi in libera (I grado, con un II). Ha carattere alpinistico e, in quel contesto, difficoltà medio-facile.

    ⚠ La zona offre una sola via di fuga: chi parte deve aver calcolato di completare l'itinerario, perché in alcuni tratti il rientro sarebbe più difficile del proseguire. Vista la lunghezza e il dislivello, si può valutare di spezzare l'escursione in due giorni pernottando in quota.
    ▲Periodo e sicurezza

    Alta montagna fino a 2655 m con lunghi tratti esposti e in libera: richiede piede fermo e meteo stabile. Per la cartografia si consiglia la carta della Val di Fassa o di Sciliar-Catinaccio-Latemar.

    ▲Discesa

    Dal Rifugio Alpe di Tires l'itinerario più corto verso il parcheggio è il sentiero 3 verso ovest fino a un bivio dove si tiene la sinistra scendendo il tratto ripido e attrezzato del «Buco dell'Orso»; restando sul sentiero 3 si scende la valle del Ciamin fino a Lavinia Bianca e al parcheggio (2h 15' dal rifugio, 9h 15' totali).

    ▲Da abbinare

    Ottimo trampolino per il Catinaccio: le vicine Ferrata Laurenzi e la ferrata al Catinaccio d'Antermoia, oppure, scendendo la Valle del Vajolet, la ferrata al Passo Santner o la più impegnativa Ferrata Bepo de Medil; nei pressi anche la Ferrata Masarè.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoCatinaccio
    • Avvicinamento4:30 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerario (a/r)9:15 h
    • Dislivello ferrata214 m
    • Quota max2655 m
    • Lunghezza20,2 Km
    • Anno1969
  • Ferrata Zacchi allo Schiara

    Ferrata Zacchi allo Schiara

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Zacchi allo Schiara

    La Ferrata Zacchi sale la parete sud-occidentale dello Schiara, sopra il Rifugio VII Alpini, in un susseguirsi di camini, traversi e pareti molto vari e a tratti impegnativi, immersi in un ambiente fortemente dolomitico. È un'escursione lunga, da affrontare solo se ben allenati.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Case Bortot (695 m), in provincia di Belluno: da Belluno si seguono le indicazioni per il Parco delle Dolomiti Bellunesi, si superano Bolzano Bellunese e Gioz e si prosegue fino a Case Bortot, dove la strada termina in uno spiazzo oltre il rifugio. Punto di partenza su Google Maps.

    Dal parcheggio si segue il sentiero CAI 501 nel bosco, in discesa fino al Ponte del Mariano (30'); al bivio successivo si ignora il CAI 507 a destra (verso il Pelf) e si resta sul 501 a sinistra, salendo deciso lungo il torrente Ardo fino alla radura del Rifugio VII Alpini (1502 m, 2h 45' dal parcheggio). Dietro il rifugio si imbocca il CAI 503, ripido verso le pareti sud; passato il caratteristico Porton si è all'attacco (45' dal rifugio, 3h 30' totali).

    ▲Il percorso

    La prima sezione è in comune con la Ferrata Piero Rossi. L'attacco è subito impegnativo: si sale in diagonale, poi un primo camino verticale e un traverso a destra su roccia buona e gradonata; il cavo aggira un tratto piano ed entra in una gola con alcune scalette, da cui si esce su una cengia a sinistra e un traverso orizzontale molto aereo che porta sotto altre scalette. Si risale un canalino alternando arrampicata e staffe; cessano le attrezzature e un sentiero di collegamento conduce al bivio fra la Piero Rossi e la Zacchi.

    Si tiene la sinistra e, fra mughi e facili gradoni, riprendono le attrezzature: un traverso, poi cavo verticale, roccette e un nuovo camino piuttosto impegnativo. Si alternano belle cenge a tratti di roccette, scale e balzi verticali fino a un tratto esposto di sentiero non attrezzato; segue una salita in diagonale a sinistra e, dopo un altro tratto non protetto, una scaletta. Una cengia attrezzata verso sinistra raggiunge uno spigolo che si aggira in vista della Gusela del Vescovà.

    Si percorre infine la singolare Cengia Zacchi e si esce presso il Bivacco Ugo dalla Bernardina (2320 m, 2h dall'attacco, 5h 30' totali), di fronte alla Gusela del Vescovà.

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata impegnativa ma mai difficile, molto varia: traversi, camini, cenge, pareti e placche, con tratti molto attrezzati alternati ad altri dove servono gli appigli naturali. Il vero fattore è la lunghezza e il dislivello complessivi.

    ⚠ Attenzione ai tratti non protetti (uno in particolare) e alla nebbia con nuvole basse, frequenti in questa zona. Il rientro richiede di percorrere una o due ulteriori ferrate: è decisamente consigliato spezzare l'escursione in almeno due giorni, pernottando in rifugio o in uno dei bivacchi in quota.
    ▲Periodo e sicurezza

    Alta montagna fino a 2565 m, ambiente severo e isolato. Per la cartografia si consiglia la carta delle Prealpi e Dolomiti Bellunesi.

    ▲Discesa

    Dal Bivacco della Bernardina si rientra per due possibili itinerari: la Ferrata Sperti (cresta e poi rientro al Rifugio VII Alpini) oppure, come qui descritto, la Ferrata Berti in salita fino alla vetta dello Schiara (2565 m, 1h dal bivacco, 6h 30' totali). Dalla vetta si scende verso est lungo la cresta esposta (protetta solo a tratti) fino al Bivacco Bocco Zago, quindi si percorre in discesa la Ferrata Piero Rossi fino al bivio con la Zacchi e, per il sentiero, al Rifugio VII Alpini (3h 30' dalla vetta, 10h totali). Il rientro a Case Bortot avviene per l'avvicinamento a ritroso (2h, 12h totali).

    ▲Da abbinare

    La zona dello Schiara è ideale per concatenare itinerari attrezzati, tutti di livello medio-difficile e impegnativi: la Ferrata Berti e la Ferrata Sperti compongono l'anello dello Schiara. Nel Bellunese segnaliamo anche la Ferrata Costacurta al Teverone e la Ferrata del Vajont.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoSchiara
    • Avvicinamento3:30 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)12:00 h
    • Dislivello ferrata540 m
    • Dislivello itinerario1865 m
    • Quota max2565 m
    • Lunghezza20 Km
  • Ferrata i Magnifici 4

    Ferrata i Magnifici 4

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata i Magnifici 4

    La Ferrata Magnifici 4 è una delle vie più difficili delle Dolomiti: recente, atletica ed esposta, richiede preparazione fisica ed esperienza. Si sviluppa in gran parte dentro una gola, dove le difficoltà ambientali si sommano a quelle tecniche, in Val San Nicolò (Trento).

    ▲Avvicinamento

    In Val San Nicolò, valle perpendicolare alla Val di Fassa presso Pozza di Fassa: si ignora il bivio per la Val Monzoni e si sale fino a Malga Crocefisso, proseguendo fino a uno spiazzo a sinistra presso un ponticello in legno con l'indicazione della ferrata. Punto di partenza su Google Maps.

    Oltre il ponticello sul Rio San Nicolò (1600 m) si tiene la destra su una forestale lungo il torrente fino a un cartello che indica di salire a sinistra nel bosco; per ripidi tornanti non segnati si entra in un grande anfratto roccioso con la targa commemorativa alle quattro guide alpine (1810 m, 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Risalita la cavità su fondo sabbioso e scivoloso, si attacca un impegnativo camino: dopo i primi metri verticali si piega a destra su un tratto più inclinato, dove i primi appoggi sono spezzoni di corda instabili. Si esce dal camino con sforzo crescente per mancanza di appigli, si traversa a sinistra, si aggira uno spigolo e si rientra in verticale in un nuovo camino da percorrere in spaccata, che tende a sbilanciare verso l'interno. Una rampa diagonale e una stretta fessura portano a balzi e traversi insidiosi fino a un terrazzino dove conviene riprendere fiato (45' dall'attacco).

    Seguono uno dei passaggi più ostici — un masso con staffe artificiali e un difficile camino di una decina di metri, con staffe sul lato destro che fanno «sbandierare» verso l'esterno — e poi un difficile traverso su doppio ponte: i piedi poggiano su una fune metallica lasca e la parete strapiomba, rendendo il passaggio molto atletico (utile una fettuccia o un rinvio per sostare). Dopo un breve tratto orizzontale e una salita esposta e strapiombante si chiude la prima parte (1h dall'attacco, 1h 30' totali). Una cengia prativa, dove c'è anche una via di fuga, collega al secondo tratto.

    La seconda parte sale un grosso camino: roccia più frastagliata e qualche piolo offrono appigli, e si può spesso usare il cavo per equilibrio senza trazionare troppo. Si risale una fessura, poi una placca che esce dalla gola su un ampio terrazzo; un ultimo tratto luminoso su placche con ampie staffe, un traverso ascendente a sinistra e alcune roccette portano all'arco che conclude la via presso la Baita Cuz (2h dall'attacco, 2h 30' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata moderna, atletica e con modeste possibilità di arrampicare, senza una vetta da raggiungere: nella prima parte il fondo sabbioso e umido riduce molto l'aderenza, obbligando a dosare le energie e cercare con cura ogni appiglio. Va percorsa in buono stato di forma e con braccia allenate; assolutamente sconsigliata a neofiti e principianti. La via è in ottimo stato di manutenzione e molti fittoni permettono di sostare con fettuccia o rinvio.

    ⚠ Dopo la tempesta Vaia il sentiero d'avvicinamento indicato è ostruito da alberi abbattuti e rischioso. Avvicinamento consigliato: a Malga Crocefisso tenere la sinistra sull'asfalto per circa 800 m fino a una sterrata a sinistra che attraversa il torrente (cartello «ferrata»); proseguire circa 200 m fino a un sentiero che si stacca a sinistra prima degli alberi caduti e seguire i bolli rossi fino all'attacco.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario di alta difficoltà in ambiente di gola: scegliere roccia asciutta e condizioni stabili. Per la cartografia si consiglia la carta della Val di Fassa.

    ▲Discesa

    Dalla Baita Cuz si rientra verso sud-sud-est seguendo il sentiero ben indicato per la Val San Nicolò: si ignora il 613 a sinistra (Rifugio El Zedron) e si scende con pendenza moderata fino all'asfalto della valle, più a monte del parcheggio; si tiene la destra e si scende a valle (1h dal termine della ferrata, 3h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    In Val San Nicolò e dintorni: a monte la Ferrata Kajserjager al Col Ombert; in Val Monzoni la Ferrata Gadotti e l'Alta Via Bruno Federspiel; per difficoltà analoga la Ferrata Piazzetta al Piz Boè; verso il Catinaccio la Ferrata Masarè.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoMonzoni
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)3:30 h
    • Dislivello ferrata365 m
    • Dislivello itinerario586 m
    • Quota max2647 m
    • Lunghezza6 Km
  • Ferrata Mahr

    Ferrata Mahr

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Mahr

    Inaugurata nel 2022, la Ferrata Mahr è una breve via di falesia a sud di Bressanone che offre due percorsi — uno difficile e uno moderatamente difficile — sulle pareti della falesia di Mahr. È ideale come allenamento.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da un parcheggio in località Mahr (la Marra), a sud di Bressanone, lungo la strada parallela all'A22 del Brennero. Punto di partenza su Google Maps.

    Dal parcheggio si cammina 5' verso sud: sulla destra appare la parete della falesia; superata una via a destra, una palina con segni bianco-rossi del CAI conduce in breve ai piedi della parete.

    ▲Il percorso

    La via ha uno sviluppo ad 8. La parte bassa a sinistra è la più impegnativa, specie il traverso iniziale, che corre verso destra con un paio di passaggi atletici; la parte bassa a destra è più facile, con qualche passaggio moderatamente difficile. Le due sezioni basse si uniscono a metà itinerario sotto un diedro verticale. In alto, il lato destro è più impegnativo, con tratti verticali e un breve passaggio strapiombante, mentre il lato sinistro resta di livello moderatamente difficile.

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata corta ma con passaggi tecnici, adatta ad allenarsi su roccia con difficoltà graduabili scegliendo il lato più o meno duro.

    ⚠ La discesa avviene lungo una delle due vie: se si ha forza per le varianti difficili in salita, conviene scendere lungo gli itinerari moderatamente difficili.
    ▲Periodo e sicurezza

    Falesia di bassa quota (circa 635 m), percorribile in gran parte dell'anno con roccia asciutta. Per la cartografia si consiglia la carta di Val Gardena, Val di Funes e Alpe di Siusi.

    ▲Discesa

    Si scende lungo una delle due ferrate, preferendo le varianti moderatamente difficili.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile / Mod. Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoBressanone
    • Avvicinamento0:05 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)0:45 h
    • Dislivello ferrata90 m
    • Quota max635 m
    • Lunghezza1 Km
    • Anno2022
  • Ferrata Laurenzi al Molignon

    Ferrata Laurenzi al Molignon

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Laurenzi al Molignon

    La Ferrata Laurenzi è un magnifico itinerario di cresta che si snoda in un angolo selvaggio del gruppo del Catinaccio, fra il Molignon di Dentro e il Molignon di Fuori. Richiede un lungo avvicinamento e un altrettanto lungo rientro, ed è percorribile in entrambi i sensi: qui la descriviamo nel verso Rifugio Antermoia → Rifugio Tires, con partenza da Mazzin in Val di Fassa (Trento).

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Mazzin in Val di Fassa: dalla statale si svolta nella Strada de Chiavacia fino a un restringimento con divieto di transito, dove si trovano pochi posti auto a bordo strada (altrimenti si parcheggia in paese). Punto di partenza su Google Maps.

    Dal parcheggio si sale lungo la carrareccia che coincide con il sentiero CAI 580: si ignora il bivio a sinistra per il più impegnativo Sentiero Paola e si prosegue in salita lungo la Val de Udai. All'incrocio fra il 580 e il CAI 577 si tiene la sinistra rimanendo sul 580, che poco dopo incrocia il CAI 578; di nuovo a sinistra sul 578, che sale ripido a tornanti fra il Sas de Dona (a destra) e il Mantel (a sinistra) fino al Pass de Dona (2516 m). Da qui, in leggera discesa, si raggiunge il Rifugio d'Antermoia (2496 m, 3h 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dal rifugio si prosegue verso ovest sul sentiero 584, che costeggia il Lago d'Antermoia tenendolo alla propria destra. Superato il lago si avanza in falsopiano e, circa 5' oltre il termine dello specchio d'acqua, si individua una traccia non segnalata che si stacca a destra verso un canalone ghiaioso in direzione nord. Lo si risale interamente tenendo il ramo di sinistra fino a incontrare, sulla destra, il caratteristico cartello rosso che segna l'attacco (30' dal Rifugio Antermoia, 4h totali).

    Si sale subito una parete verticale e povera di appigli, dove la roccia aiuta poco: prima alcuni zigzag, poi un tratto più appoggiato e infine roccette esposte ma non difficili che immettono su un sentiero a mezzacosta (volgendosi si vedono il rifugio e il lago). Si superano alcuni balzi rocciosi, oggi attrezzati e meno insidiosi rispetto al passato, fino all'ometto di vetta del Molignon di Dentro (2852 m, 45' dall'attacco), con ampia vista sul Sassopiatto. Inizia ora il tratto più aereo: si percorre la cresta su fondo sdrucciolevole prestando massima attenzione, si scende un breve tratto, si rimonta un salto e si cala in un canalino franoso fino al libro delle firme. Si risale verso una forcella (2730 m), oltre la quale un tratto verticale molto esposto, con discreti appigli, conduce nuovamente in cresta; si procede in forte esposizione un paio di metri a fianco del filo fino a uno spigolo e a un'ulteriore parete verticale. Seguono traversi e gradoni di media difficoltà e infine una ripida salita al Molignon di Fuori (2779 m, 1h 30' dal Molignon di Dentro), affacciato sul Catinaccio d'Antermoia, sul Sassopiatto e sulla cresta dei Denti di Terrarossa.

    Si scende verso nord-ovest seguendo traccia e ometti fino a ritrovare le attrezzature, che senza particolari difficoltà portano alle ultime roccette e al termine della ferrata, segnalato da un cartello rosso presso il Passo di Molignon (in tutto circa 3h di ferrata dal Rifugio Antermoia, 7h 30' complessive). Poco oltre, una palina indica a destra il Rifugio Alpe di Tires e a sinistra il Rifugio Passo Principe.

    ▲Carattere e difficoltà

    Pur classificata come ferrata a tutti gli effetti dopo la ristrutturazione, la Laurenzi è impegnativa per esposizione e continuità: lo sviluppo è quasi sempre in cresta, con la roccia che nel primo tratto offre pochi appigli.

    ⚠ Non esistono vie di fuga e l'ambiente è selvaggio e isolato: l'itinerario richiede buona preparazione fisica e un'attenta programmazione, vista la lunghezza complessiva (fino a 14h con il rientro per l'avvicinamento).
    ▲Periodo e sicurezza

    La via si sviluppa oltre i 2800 m in alta montagna; valutare con cura meteo, condizioni della cresta e residui di neve a inizio stagione. Per la cartografia si consiglia la carta della Val di Fassa o quella di Sciliar-Catinaccio-Latemar.

    ▲Discesa

    Data la lunghezza conviene spezzare il tour pernottando in uno dei rifugi vicini (Alpe di Tires, Bergamo o Passo Principe). Dal Rifugio Passo Principe (1h dal termine), per i sentieri 3A e poi 11, si può salire la ferrata al Catinaccio d'Antermoia, scendere sul versante opposto fino al Lago e al Rifugio d'Antermoia (2h 30' dal Passo Principe, 11h totali) e infine rientrare per l'avvicinamento (14h totali), con un itinerario di due giorni.

    ▲Da abbinare

    Partendo da Mazzin, la Laurenzi si combina bene con la Ferrata Maximilian sopra il Rifugio Tires; per un anello più lungo si può scendere la Valle del Vajolet e percorrere la ferrata al Passo Santner o la Ferrata Bepo de Medil, eventualmente con il Sentiero delle Scalette in discesa.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoCatinaccio
    • Avvicinamento3:30 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerario (a/r)14:00 h
    • Dislivello ferrata250 m
    • Dislivello itinerario1452 m
    • Quota max2852 m
    • Lunghezza25 Km
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