Paese: Italia

  • Ferrata Orto del Mandorlo (Pietra di Bismantova)

    Ferrata Orto del Mandorlo (Pietra di Bismantova)

    Vie Ferrate › Emilia-Romagna › Reggio Emilia
    Ferrata Orto del Mandorlo (Pietra di Bismantova)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Orto del Mandorlo è una via recente che sale l'arenaria della Pietra di Bismantova, sopra Castelnuovo ne' Monti (Reggio Emilia). Condivide il primo tratto con la storica Ferrata degli Alpini e prosegue poi su un settore noto per roccia non sempre di qualità: presenta passaggi facili con due tratti moderatamente difficili, il più bello sul pilastrino centrale.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Piazzale Dante, ai piedi della Pietra, raggiungibile da Castelnuovo ne' Monti (SS 63 del Passo del Cerreto) seguendo le abbondanti indicazioni per la Pietra di Bismantova. Punto di partenza su Google Maps. Dal piazzale si risale la scalinata verso il Rifugio della Pietra; dopo pochi metri un cartello CAI sulla destra indica la ferrata. Si costeggiano per circa 10' le imponenti pareti d'arrampicata, si entra in un anfratto roccioso e, lungo esposti terrazzini erbosi, si raggiunge il primo tratto attrezzato (15' dal parcheggio). Vista la poca comodità all'attacco, conviene indossare l'imbrago già al piazzale.

    ▲Il percorso

    La prima sezione è in comune con la Ferrata degli Alpini ed è fatta di sali-scendi con due passaggi impegnativi: una parete appoggiata gradevole in arrampicata sull'arenaria, poi, aggirato uno spigolo, un canale di discesa di una decina di metri (passaggio chiave, ben infisso, con un cono di gomma aggiunto nel 2019) che richiede piede fermo. Si raggiunge una grotta da affrontare in discesa, semplice se studiata, dopo la quale un sentiero a segni bianco-rossi costeggia un paio di frane fino all'inizio della seconda sezione degli Alpini. Qui, invece di salire verso gli Alpini, si segue a destra un cartello CAI «Sentiero» verso un'evidente pietraia; a mezzacosta, seguendo poi una traccia alla base della parete, si raggiunge il cartello azzurro che indica l'attacco dell'Orto del Mandorlo (circa 40' dal parcheggio).

    I primi 50 metri salgono lo zoccolo su misto di terra, erba e rocce instabili (massima attenzione a non scaricare sassi sul sentiero sottostante): si sale in diagonale a destra fino a una radice con un breve passo in strapiombo, poi su placca appoggiata con passi d'aderenza mai difficili, badando più a non scivolare che a cadere. Una paretina più verticale, ricca di appoggi ma priva di staffe, porta a un breve traverso a destra e a una placchetta che chiude lo zoccolo. Si segue una cengia terrosa in orizzontale verso sinistra, si doppia uno spigolo risalendo un canalino e si traversa ancora a sinistra in lieve discesa fino al pilastrino, il tratto più bello: ci si sposta a sinistra in esposizione, si afferra una comoda cambra metallica e si sale in leggero strapiombo su ottimi appigli e appoggi. Usciti a destra dal pilastro, scavalcata una radice, si raggiunge un terrazzino terroso; una placchetta diagonale, un tratto in lieve strapiombo e un traverso a sinistra conducono alla placca sommitale, appoggiata e di buona roccia, che si risale anche in aderenza fino al termine delle attrezzature sul pianoro (circa 1h dal parcheggio). Di fronte si vede la scala finale della Ferrata degli Alpini.

    ▲Carattere e difficoltà

    Via breve ma non banale: i tratti in comune con gli Alpini (discesa presso lo Spigolo dei Nasi e nella Grotta del Sambuco) sono moderatamente difficili; l'Orto del Mandorlo è per lo più facile con due passi moderatamente difficili. Nel complesso la Ferrata degli Alpini resta leggermente più difficile ed esposta.

    ⚠ Roccia non sempre di qualità e fondo terroso: un eventuale distacco di sassi cadrebbe sul sentiero di avvicinamento o sui tratti iniziali. Casco assolutamente obbligatorio; sconsigliato percorrere la via in discesa (rischio di scaricare detriti su chi sale).
    ▲Storia

    La via è stata installata nell'autunno 2023 dalle Guide della Pietra e ripercorre in parte la «Via del Campo», ardita salita in solitaria di G. Colombani: per la roccia scadente dello zoccolo e le difficoltà sostenute (VI+) contava pochissime ripetizioni ed era da anni abbandonata (si notano ancora vecchi spit artigianali). La direttrice, nella seconda parte, segue logicamente la fessura del pilastro.

    ▲Discesa

    Tre opzioni. La più semplice: dal termine si segue a sinistra la traccia fino all'ampio sentiero che attraversa il pianoro e scende per la via principale a Piazzale Dante (30'). Una variante più impervia raggiunge la parete sud dove terminano diverse vie d'arrampicata, con un paio di passi su roccette, e da l' al piazzale. Per i ferratisti, infine, si può scendere lungo la facile Ferrata Ovest o dell'Ultimo Sole (inaugurata nel 2017), percorribile anche in discesa.

    ▲Da abbinare

    Le tre ferrate di Bismantova si concatenano in un bell'anello: oltre all'Orto del Mandorlo, la Ferrata Ovest o dell'Ultimo Sole e la Ferrata degli Alpini. Nei dintorni, in auto e in giornata: Ferrata Balze del Malpasso (~24 km), Ferrata Monte Penna (~42 km) e Ferrata Barranco del Dolo (~38 km).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneEmilia-Romagna
    • GruppoPietra di Bismantova
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)2:00 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario280 m
    • Quota max1046 m
    • Lunghezza4,00 Km
  • Ferrata dell’Orrido di Foresto

    Ferrata dell'Orrido di Foresto

    Vie Ferrate › Piemonte › Torino
    Ferrata dell'Orrido di Foresto
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata dell'Orrido di Foresto si snoda in una gola naturale magnifica ed è tra le più spettacolari della Val di Susa: impegnativa al punto giusto su due pareti verticali con tratti strapiombanti e molto adrenalinica per i tre ponti sospesi, di cui due lunghi e oscillanti. La portata del torrente incide parecchio, sia nei guadi sia sulle pareti vicine alla seconda e alla terza cascata.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal paese di Foresto, in Val di Susa (Torino), parcheggiando nei pressi della chiesa. Punto di partenza su Google Maps. Si segue la strada che sale verso destra (indicazioni anche per la storica palestra di roccia), prima asfaltata poi sterrata, fin dentro l'orrido; si attraversa una prima volta il torrente, si risale il fondo della gola e si guada nuovamente fino all'attacco (15' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si attacca una corta placchetta in diagonale, seguita da un facile traverso; dopo un breve tratto di collegamento si sale una parete dapprima verticale poi verso destra, guadagnando esposizione sul torrente. In diagonale si raggiunge il primo ponte sospeso, il più lungo e il più dondolante: la corda di destra, piuttosto bassa, tende a sbilanciare nella parte centrale, ma con calma si passa. Oltre il ponte, un facile traverso orizzontale con staffe conduce al secondo ponte, più corto e stabile, che riporta sulla destra orografica. Segue un traverso prima orizzontale poi in lieve discesa fino al passaggio più bello e impegnativo: una parete di una trentina di metri a fianco di una cascata, con alcuni metri strapiombanti e, in alto, doppia fila di staffe a sostegno; in base alla portata ci si bagna. Dopo un guado (con piena, soprattutto in primavera, ci si bagna ancora) si sale con un traverso verso sinistra al terzo e ultimo ponte, preceduto da un tratto verticale e leggermente strapiombante. Attraversato il ponte, un traverso verso destra costeggia una nuova cascata; la via si chiude con una lunga parete verticale ben assistita da staffe e con alcuni bei passaggi arrampicabili su roccia, fino al termine delle difficoltà e ad alcuni minuti di tratti attrezzati conclusivi (2h dall'attacco, 2h 15' complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via molto ben attrezzata e arrampicabile, dove l'ambiente di forra e i ponti fanno la differenza; le pareti strapiombanti vicine alle cascate sono il tratto più faticoso e suggestivo.

    ⚠ La ferrata fu chiusa nel 2016 per una frana presso il primo ponte e ripristinata nell'ottobre 2017: la roccia può essere instabile, quindi massima attenzione e casco indispensabile. Da evitare con portata del torrente elevata (almeno tre guadi): utile portare un paio di ciabatte per i guadi e un kway per i tratti vicini alle cascate.
    ▲Storia

    L'Orrido di Foresto è un pezzo di storia dell'arrampicata in Val di Susa. Un primo sentiero attrezzato fu tracciato da soci del CAI negli anni Sessanta e restò in funzione una ventina d'anni, fino alla chiusura e al parziale smantellamento per ragioni di sicurezza, mentre la falesia all'ingresso dell'orrido attirava forti arrampicatori sui suoi strapiombi. La via ferrata fu ricostruita nel 2003 e nel 2010 furono aggiunti i tre ponti sospesi che oggi la caratterizzano: rispetto all'originale è molto più attrezzata e accessibile.

    ▲Discesa

    Terminata la ferrata si rientra seguendo il sentiero ben indicato verso sinistra che, senza difficoltà, riporta in discesa al paese (30' dal termine, 2h 45' totali).

    ▲Da abbinare

    Si concatena facilmente con le altre ferrate della Val di Susa: la vicina Ferrata dell'Orrido di Chianocco, la Ferrata Carlo Giorda, le ferrate di Claviere come la Ferrata Rocca Clarì e la Ferrata delle Cascate di Novalesa, oltre alla Ferrata Gorge della Dora.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoVal di Susa
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)2:45 h
    • Dislivello ferrata230 m
    • Dislivello itinerario240 m
    • Quota max740 m
    • Lunghezza4 Km
  • Ferrata dell’Orrido di Chianocco

    Ferrata dell'Orrido di Chianocco

    Vie Ferrate › Piemonte › Torino
    Ferrata dell'Orrido di Chianocco
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata dell'Orrido di Chianocco risale la gola scavata dal torrente Prebec, presso Chianocco in Val di Susa. Non è tecnicamente impegnativa, salvo un paio di pareti esposte e leggermente strapiombanti, ed è soprattutto un itinerario di grande valore paesaggistico dentro una caratteristica forra.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla borgata di Chianocco, comune di Bussoleno (Torino), cercando parcheggio vicino alla chiesa. Punto di partenza su Google Maps. Dal parcheggio si risale verso destra il sentiero a segni bianco-rossi, oltre una bacheca, in direzione della gola del Prebec: si attraversa un fitto bosco, si passa in una galleria naturale e si superano un paio di guadi non difficili fino ai primi tratti attrezzati, dove ha inizio la ferrata (15' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    I primi metri sono propedeutici: un breve balzo roccioso con fune e scalini porta al vero attacco. Si comincia con un traverso orizzontale, comodo per i piedi, a pochi metri dal letto del torrente, poi un traverso diagonale più impegnativo; si supera un anfratto, si risale uno spigolo e un ulteriore traverso conduce al ponte sospeso. Il ponte non è lungo e ha doppia corda per i piedi, quindi risulta abbastanza stabile. Dal lato opposto si affronta un traverso con alcune staffe, poi una parete verticale leggermente strapiombante presso una frattura, fittamente attrezzata di staffe, che fa guadagnare in fretta quota ed esposizione. Segue il passaggio chiave: un lungo traverso esposto e leggermente strapiombante di una ventina di metri, dopo il quale si scende, ora più facilmente, oltre uno sbarramento sul torrente. Aggirato un piccolo bosco, presso il caratteristico foro della diga, la via termina con una decina di minuti di roccette e un sentiero attrezzato (45' dall'attacco, 1h complessiva).

    ▲Carattere e difficoltà

    La ferrata non è difficile, ma le pareti leggermente strapiombanti impegnano le braccia: l'esposizione è il dato più rilevante. Itinerario breve, ideale anche come uscita di mezza giornata.

    ⚠ Attenzione alla portata del torrente: pur restando quasi sempre staccati dall'acqua (tranne il tratto iniziale e i guadi), con piena elevata l'ambiente diventa più insidioso. Casco sempre obbligatorio.
    ▲Discesa

    Si seguono i sentieri ben segnalati (segni bianco-rossi) che in circa 20' riportano al paese e quindi al parcheggio (circa 2h totali comprese le soste).

    ▲Da abbinare

    La ferrata si concatena facilmente con le altre vie attrezzate della Val di Susa. Tra le più vicine: la Ferrata dell'Orrido di Foresto, la Ferrata Carlo Giorda e, risalendo la valle, le ferrate di Claviere come la Ferrata Rocca Clarì, oltre alla Ferrata Gorge della Dora e alla Ferrata delle Cascate di Novalesa.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoVal di Susa
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)1:30 h
    • Dislivello ferrata90 m
    • Dislivello itinerario150 m
    • Quota max614 m
    • Lunghezza4 Km
  • Ferrata Ombretta

    Ferrata Ombretta

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Ombretta
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Ombretta, segnalata in alcuni punti come Ferrata Vernale, è un breve tratto attrezzato inserito in un ampio e impegnativo anello che risale la Val de Contrin fino alla Cima Ombretta Orientale (3011 m), affacciata sull'imponente parete sud della Marmolada. La parte ferrata è facile e adatta anche a chi è alle prime armi con le vie attrezzate, ma il giro complessivo — circa 18 km e oltre 1500 m di dislivello in ambiente di alta montagna — richiede una buona preparazione fisica.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dall'ampio piazzale della funivia del Ciampac, tra Alba di Canazei e Penia, in Val di Fassa (Trento). Da Canazei si seguono le indicazioni per il Passo Fedaia; ad Alba, sulla destra, compaiono le funivie del Ciampac e il relativo parcheggio (1500 m). Punto di partenza su Google Maps.

    Dal parcheggio si imbocca il sentiero CAI 602 verso sud, dentro il bosco: superato un torrente e ignorato il bivio per il 602A (che scende a Penia), si sale ripidi a tornanti fino alla Baita Locia Contrin (1736 m, 30'). Si prosegue nell'ampia Val de Contrin sul 602, a lungo accanto al torrente, trascurando le diramazioni per il Colac, il Passo San Nicolò e il Col Ombert, fino al Rifugio Contrin (2016 m, 1h 30'). Dal rifugio si seguono i segnavia CAI 607 lungo la forestale verso sud/sud-est, ignorando i sentieri 606 e 610 che a sinistra salgono al Passo Ombretta e alla Forcella Marmolada. Si continua sul 607 fino a un bivio: a destra prosegue il 609 per il Passo Paschè, si tiene invece la sinistra sul 607 verso la ferrata e il Sasso Vernale, entrando nella detritica Val di Cirelle. Attenzione a un bivio non segnalato: dove il 607 punta a sud/sud-est verso il Passo delle Cirelle, si tiene la sinistra risalendo ghiaie verso il Passo Ombrettola. Più in alto, a un ulteriore bivio (2h 45' dal parcheggio), si lascia il 607 e si prende a sinistra il CAI 650, che a mezzacosta porta alla bastionata della ferrata. L'attacco, segnalato da una scritta a vernice scura sulla roccia, è a 2570 m (3h dal parcheggio); poco sotto, una grotta consente di indossare comodamente l'imbrago.

    ▲Il percorso

    Seguendo i segni bianco-rossi si raggiunge l'attacco. La via segue una linea logica e risale un tratto meno ripido rispetto alla bastionata sopra la grotta: si parte su una parete con buoni appigli, si prosegue su una facile cengia rocciosa e si imbocca un lungo canale diagonale, a tratti un po' stretto, che fa guadagnare quota senza difficoltà. Si conclude su roccette dal fondo detritico e poco stabile fino al termine delle attrezzature (2620 m, 20' dall'attacco, 3h 20' complessive), da cui lo sguardo torna sulla Val Contrin appena risalita.

    ▲Carattere e difficoltà

    Tecnicamente la ferrata è breve e facile, adatta anche ai neofiti delle vie attrezzate, e l'attrezzatura è stata rinnovata di recente in ottime condizioni. Il vero impegno sta nell'itinerario: lungo, faticoso e in ambiente severo, con la quota dei 3000 m che non va mai sottovalutata.

    ⚠ Itinerario di alta montagna con forte dislivello (1511 m) e sviluppo di circa 18 km: da affrontare solo in buona forma fisica e con meteo stabile. Le roccette finali hanno fondo detritico instabile: casco indispensabile e attenzione a non scaricare sassi.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione tipicamente estiva: a inizio stagione la conca morenica oltre la ferrata può conservare neve. Per la cartografia della zona è utile la carta della Val di Fassa di 4Land.

    ▲Discesa

    Il rientro è ad anello. Dal termine della ferrata si prosegue verso est sul CAI 650 tra ghiaie e detriti verso una sella, con a destra l'imponente parete nord del Sasso Vernale. Si risale la conca morenica, ben segnata, fino a una sella a 2950 m (45'), dove conviene la breve deviazione a destra alla Vetta Ombretta Orientale (3011 m, 15' a/r), con vista magnifica sulla parete sud della Marmolada. Si continua a sinistra sul 650 fino a un'altra sella, poi si scende a destra su sentiero ripido, presso una costruzione della Prima Guerra Mondiale, verso il Passo Ombretta e il Bivacco Dal Bianco (2730 m, 1h 30' dal termine, 5h totali). Raggiunto il Passo Ombretta (2702 m) si tiene la sinistra sul CAI 610 che, in costante discesa, riporta al Rifugio Contrin (1h) e quindi, a ritroso lungo l'avvicinamento, al parcheggio (1h 30', 7h 30' totali). In alternativa, dal Passo Ombretta si può tenere la destra fino al Rifugio Falier (2074 m) per pernottare ai piedi della parete sud della Marmolada.

    ▲Da abbinare

    In un itinerario di più giorni la Ferrata Ombretta si abbina bene alla Ferrata dei Finanzieri al Colac e alla Ferrata Kajserjager al Col Ombert, entrambe raggiungibili dalla Val de Contrin. Chi ha esperienza di ghiacciai può salire la Ferrata a Punta Penia sulla Marmolada (sentiero 606 dal Rifugio Contrin, con ramponi e attrezzatura da ghiaccio per la discesa sul ghiacciaio); dal Passo Fedaia è inoltre raggiungibile la Ferrata delle Trincee.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoMarmolada
    • Avvicinamento3:00 h
    • Ferrata0:20 h
    • Itinerario (a/r)7:30 h
    • Dislivello ferrata50 m
    • Dislivello itinerario1511 m
    • Quota max3011 m
    • Lunghezza18,2 Km
  • Ferrata Olivieri a Punta Anna (Tofane)

    Ferrata Olivieri a Punta Anna (Tofane)

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Olivieri a Punta Anna (Tofane)

    La Ferrata Olivieri sale a Punta Anna nelle Tofane, sopra Cortina d'Ampezzo: bella e impegnativa, si svolge su ottima roccia con passaggi esposti molto arrampicabili e appaganti. Si parte dal Rifugio Pomedes lungo lo spigolo-cresta fino al Dos de Tofana.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza la Baita Pie Tofana (1675 m) sopra Cortina, da cui salire al Rifugio Pomedes (2303 m): comodo in seggiovia (via Rifugio Duca d'Aosta), oppure a piedi col sentiero 405 al Duca d'Aosta (2098 m) e poi per carrareccia al Pomedes (2h). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. In alternativa, partendo dal Rifugio Dibona si raggiunge il Pomedes col sentiero 421 (45'). Dal Rifugio Pomedes, dietro la stazione di arrivo della seggiovia, le indicazioni portano su un ripido sentierino (prati poi ghiaione) verso una forcella dove si trova la targa d'attacco (2440 m, 30' dal Pomedes).

    ▲Il percorso

    Fin dall'attacco la via mostra il suo carattere: roccia verticale, poche staffe e attrezzature di sostegno ma ottima roccia. Si sale una prima parete di una ventina di metri, ben appigliata, che piega a destra in alto; segue un tratto in leggera discesa, un traverso con buoni appoggi per i piedi e roccette verso destra, poi una comoda cengia a sinistra. Si aggira uno spigolo e si sale un balzo verticale fino a un terrazzino con vista sulla Tofana di Rozes; su roccette facili si raggiunge una forcella dove le attrezzature si interrompono. Si attacca poi un esposto spigolo, arrampicabile e ben appigliato: nella prima parte si resta sul lato destro del filo guadagnando quota, con un paio di punti angusti dove sostare, fino a un balconcino panoramico su Averau e Nuvolau. Si sale una parete di 4 metri leggermente strapiombante con pochi appigli (necessario il cavo), quindi il tratto conclusivo dello spigolo, affilato e molto esposto, che piega a sinistra verso un evidente pulpito. Si traversa a sinistra (passaggio non banale) e si sale una parete dove la fune zigzaga, sempre molto esposti ma su roccia ben appigliata; un canalino con traverso a sinistra, roccette in diagonale e una parete verticale frastagliata portano oltre i 2700 m, dove il cavo termina su un punto panoramico affacciato su Cortina. Segue un tratto di sentiero in quota con alcuni passaggi attrezzati e un bivio da cui a sinistra si scende al Rifugio Giussani (opzione 3); tenendo la destra (segnavia rossi verso il Dos de Tofana) si supera una placca verticale levigata in aderenza e un breve diedro angusto, quindi una cengia che porta al Dos de Tofana (2850 m, 1h 30' dall'attacco, 2h dal Pomedes), dove la ferrata termina.

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata esposta e intensa, di media difficoltà; alcuni passaggi più impegnativi, sommati all'ambiente di alta montagna, la rendono difficile ma non proibitiva. Roccia molto buona, frastagliata e ben arrampicabile; cavo generalmente ben teso e d'aiuto. È intitolata a Giuseppe Olivieri, alpinista veneziano; costruita e inaugurata nel 1972 dalla guida alpina Luigi Ghedina.

    ⚠ Ambiente di alta montagna esposto: valutare meteo e condizioni. Diverse opzioni di rientro impongono di pianificare in anticipo dove lasciare l'auto (Baita Pie Tofana o Rifugio Dibona).
    ▲Periodo e sicurezza

    Piena estate, con roccia asciutta e meteo stabile. Quota fino a 2850 m.

    ▲Discesa

    Tre opzioni: (1) dal Dos de Tofana si scende verso il Rifugio Ra Vales fino a un bivio (2580 m), dove a destra si prende il Sentiero Attrezzato Olivieri che riporta al Rifugio Pomedes (2h 15' dal termine, 4h 30' dal Pomedes); (2) a sinistra del bivio, la Ferrata Aglio porta alla Tofana di Mezzo e alla stazione a monte della funivia, con cui scendere a Col Druscè e poi al parcheggio col sentiero 413 (3h dal termine, 5h 30' totali); (3) dal bivio per il Rifugio Giussani, prima dell'ultimo tratto, si scende per un sentiero a tratti attrezzato ed esposto ma non difficile fino al Giussani e, col sentiero 403, al Rifugio Dibona (preferibile lasciare qui l'auto per questa opzione).

    ▲Da abbinare

    Spesso abbinata alla Ferrata Aglio alla Tofana di Mezzo o al Sentiero Attrezzato Olivieri; dal Pomedes si raggiungono anche le ferrate Ra Bujela e Ra Pegna. Verso il Passo Falzarego: Ferrata Tomaselli, Ferrata Fusetti al Sass de Stria e Ferrata al Col dei Bos; a sud la Ferrata dei Caprioli a San Vito di Cadore.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoTofane
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)4:30 h
    • Dislivello ferrata312 m
    • Dislivello itinerario514 m
    • Quota max2850 m
    • Lunghezza5,1 Km
  • Ferrata Olberg (Val di Vizze)

    Ferrata Olberg (Val di Vizze)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Olberg (Val di Vizze)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Inaugurata nel 2022, la Ferrata Olberg è la prima via ferrata della Val di Vizze, vicino a Vipiteno: un itinerario moderno di circa 2 ore che risale una bella parete di roccia nerastra incastonata nella verde valle. È di media difficoltà con alcuni punti più impegnativi e propone due varianti con tratti difficili (evitabili).

    ▲Avvicinamento

    Si parte lungo la strada che collega Vipiteno a San Jacopo in Val di Vizze. Da Vipiteno si raggiunge Prati e si prosegue in valle per circa 5 minuti; si entra in una galleria e, uscendone, dopo circa 200 m a sinistra si scende su una sterrata fino al parcheggio. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal parcheggio si prosegue verso sud sulla vecchia strada fino a una rete paramassi, presso cui si trova l'attacco (10' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    L'inizio è facile e appoggiato: una breve paretina, un tratto di sentiero e una seconda paretina conducono a una scaletta metallica; risalita, si prosegue (slegati) verso la parete dove inizia la ferrata vera e propria. Si salgono una serie di paretine cercando i punti più facili da arrampicare, intervallate da scalette, fino a un esposto traverso a destra, una paretina e una lunga scala. A circa metà via si incontra una via di fuga a sinistra (circa 40' dall'attacco). Nella seconda parte la difficoltà cresce, pur restando «moderatamente difficile» salvo le due varianti «difficili» (evitabili): a ciascun bivio si può scegliere l'opzione moderata (a sinistra o a destra a seconda del bivio) o la variante difficile, più atletica e con appoggi sfuggenti o leggeri strapiombi. Lungo il percorso un bivio porta al punto panoramico «Nicchia dei Camosci». Superata l'ultima lunga scala, il tracciato principale prosegue senza difficoltà sostanziali tra brevi salti e tratti orizzontali fino al termine della ferrata (circa 2h dall'attacco). Chi vuole percorrere il ponte sospeso (circa 20 m, stabile) non tolga l'imbraco: un bivio segnalato sul sentiero di discesa vi conduce (è comunque evitabile).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via recente, attrezzature in ottimo stato e bei panorami sulla Val di Vizze. Le difficoltà maggiori sono concentrate nelle varianti, tutte aggirabili tramite il percorso principale.

    ⚠ Le varianti «difficili» sono più atletiche ed esposte: chi non se la sente le eviti scegliendo l'opzione moderata a ciascun bivio.
    ▲Periodo e sicurezza

    Vista la quota e l'esposizione è generalmente percorribile anche nelle mezze stagioni.

    ▲Discesa

    Si segue il sentiero in discesa (eventualmente dopo il ponte sospeso) fino a riprendere il sentiero di avvicinamento, quindi a destra al parcheggio (2h 45' totali).

    ▲Da abbinare

    Nelle vicinanze: la Ferrata delle Cascate di Stuller in Val Passiria; in Val Venosta la Ferrata Hoachwool e la Ferrata Knott a Naturno, e la Ferrata Heini Holzer a Merano.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoAlpi della Zillertal
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)2:45 h
    • Dislivello ferrata225 m
    • Dislivello itinerario250 m
    • Quota max1358 m
    • Lunghezza1,5 Km
  • Ferrata Nord del Coglians (Weg der 26er)

    Ferrata Nord del Coglians (Weg der 26er)

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Nord del Coglians (Weg der 26er)

    La Ferrata sulla parete nord del Coglians (in tedesco Hohe Warte), recentemente ristrutturata, è difficile e si svolge in un bellissimo e severo ambiente di alta montagna al confine tra Italia e Austria. Itinerario lungo, con oltre 2 ore di avvicinamento e rientro per sentiero attrezzato: ideale da dividere in due giornate.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Rifugio Tolazzi (1350 m), a Collina di Forni Avoltri (Udine), vicinissimo al confine austriaco. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si sale per il Sentiero dei Cramars (segnavia 144) verso il Rifugio Lambertenghi Romanin (1955 m): forestale poi sentiero, ignorando la deviazione a destra per il Sentiero Spinotti (145), usata al rientro (1h 30' dal parcheggio). Dal rifugio si sale al Passo Volaia (1974 m), confine di stato affacciato sul Lago Volaia; si scende leggermente e, tenendo la traccia a destra del lago, ci si immette sul sentiero 403 in salita verso est. Su pietraia si punta alla forcella del Valentintörl seguendo i segnavia austriaci «Weg der 26er» (427): attenzione al bivio poco segnalato, dove si taglia a destra verso una sella (2147 m) lasciando la forcella sulla sinistra. Si piega a sud (427-1, radi bolli blu) fino a una parete di una cinquantina di metri — non la ferrata vera e propria, ma il preludio — che si sale e si scende sul versante opposto, sul ghiaione (eventualmente innevato) sotto la parete nord. A un bivio segnalato si ignora la traccia a sinistra (nuova ferrata 427-2) e si raggiunge l'attacco, indicato da una freccia blu e una targhetta (2276 m, 2h 30' totali).

    ▲Il percorso

    La via è particolarmente impegnativa nei primi 150 metri: verticale, varia e atletica, con infissi presenti ma non eccessivi. L'attacco su alta parete con canalini dà subito il tono; si guadagnano i primi metri verticali piegando a sinistra in un canalino (utile un primo piolo in un passaggio strapiombante), poi si aggira a sinistra un primo tetto con traverso diagonale impegnativo fino a un terrazzino. La parete prosegue verticale fino a un secondo tetto, aggirato con un traverso orizzontale su pioli, molto aereo. Si entra in un canalino e si arriva al passaggio probabilmente più impegnativo: un terzo tetto aggirato con un lungo traverso a sinistra su placca levigata e spesso umida, in aderenza, con un paio di trazioni per uscirne. Si sale ancora verticali fino a un terrazzino, poi passaggi di media difficoltà e un ulteriore traverso simile ai precedenti, fino al termine momentaneo delle attrezzature e della prima difficile sezione. Su ghiaia si raggiunge la seconda parte attrezzata: roccette verticali ma gradonate e passaggi appoggiati arrampicabili (roccia meno levigata, più appigli, ma ghiaino da non smuovere), fino a un ultimo canalino esposto che porta alla cresta spartiacque e confine di stato (circa 2700 m, 2h dall'attacco). Si percorre la cresta, prima larga poi sul filo, con passaggi esposti ma non difficili, e una sezione finale gradonata e arrampicabile fino alla vetta del Coglians (2780 m, 3h dall'attacco, 5h 30' totali), con croce e campana.

    ▲Carattere e difficoltà

    Storica ferrata costruita nel 2000 dal 26° battaglione austriaco di Spittal (da cui «Weg der 26er»). Ambiente severo, prima sezione molto esposta. Fondamentale dosare le energie per arrivare lucidi ai passaggi chiave, che richiedono forte trazione sul cavo.

    ⚠ La prima sezione è difficile e almeno un paio di passaggi sono da considerarsi «Molto Difficili», soprattutto con roccia bagnata (frequente). Facile imbattersi in nevai nel canalone del Valentintörl e nel ghiaione sotto l'attacco. Oltre il confine si seguono i cartelli austriaci: ricordare i nomi locali (Weg der 26er, Hohe Warte).
    ▲Periodo e sicurezza

    Piena estate con meteo stabile. Alta montagna di confine: valutare neve nei canaloni e condizioni della roccia. Consigliato spezzare in due giorni con pernottamento in rifugio.

    ▲Discesa

    Dalla campana di vetta si scende per la via normale (segnavia 143), su roccette ben segnate poi ghiaione, fino a un bivio (2330 m, circa 45' dalla vetta) dove si tiene la destra verso il Sentiero Attrezzato Spinotti (145). Lo Spinotti ha tratti attrezzati: un curioso tratto su placca con gradini di legno, una cengia e un camino che si scende su scala metallica e poi su fune lungo l'esposta parete esterna, fino a rientrare al Rifugio Lambertenghi Romanin (2h 30' dalla vetta). Si riprende il sentiero dell'avvicinamento fino al Rifugio Tolazzi (3h 30' dalla vetta, 9h totali).

    ▲Da abbinare

    Sulle Alpi Carniche: a est la Ferrata Chiadenis; più a sud la Ferrata 50 del Clap, la Ferrata Cassiopea e, verso Tolmezzo, la Ferrata Farina del Diavolo.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Carniche
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata50
    • Itinerario (a/r)9:00 h
    • Dislivello ferrata530 m
    • Dislivello itinerario1430 m
    • Quota max2780 m
    • Lunghezza10,3 Km
  • Ferrata Norina al Monte Cimone

    Ferrata Norina al Monte Cimone

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Norina al Monte Cimone
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Norina sale al Monte Cimone dalla Val Dogna, nelle Alpi Giulie: un lungo itinerario che include un guado del torrente, un avvicinamento dapprima nel bosco e poi su tratti ripidi ed esposti, una ferrata di media difficoltà e la salita finale alla vetta passando dal Bivacco Del Torso. Escursione isolata, per esperti, lontana dalle folle.

    ▲Avvicinamento

    Si parte in Val Dogna, raggiungibile dall'omonimo comune (Udine): attraversato il ponte a Dogna si prosegue circa 4 km fino a uno stretto spiazzo presso un tornante con palina CAI. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si scende con il CAI 640 nel bosco (circa 100 m di dislivello) fino al letto del fiume: il vecchio ponte metallico è stato distrutto da una piena e oggi è necessario guadare il torrente (d'estate l'acqua arriva alle ginocchia). Sul versante opposto, sempre sul 640, si sale ripido nel bosco ignorando il bivio del 651 fino al Bivacco Cividale (1414 m, 2h 30' dall'auto). Si prosegue in falso piano (sentiero a tratti invaso dalla vegetazione), si ignora il bivio 655 e si segue una scritta su roccia verso la ferrata; attenzione a un paio di canaloni spesso innevati anche a stagione inoltrata. Su rocce e tratti esposti, alcuni attrezzati, si raggiunge l'attacco della Norina (1807 m, 4h 45' dal parcheggio, 2h 30' dal Bivacco Cividale).

    ▲Il percorso

    I primi tratti risalgono uno stretto canalino, seguiti da sentiero esposto e una stretta cengia attrezzata. Inizia poi la ferrata vera e propria, su balze rocciose molto arrampicabili che alternano passaggi di II grado a qualche singolo passaggio più impegnativo; il fondo è detritico, quindi serve attenzione. Si sale tra rocce rotte e colatoi attrezzati, in ambiente sempre più bello e austero, aggirando un esposto spigolo e alternando tratti facili a collegamenti, fino a un camino poco marcato con alcune staffe. Si raggiunge il passaggio più iconico: un cupo canalino chiuso da un masso, in cui ci si addentra per uscirne con un bel passaggio in spaccata, da cui lo sguardo si apre sul Monte Cimone e sul Bivacco Del Torso (2110 m, 1h 30' dall'attacco, circa 6h totali), raggiunto in pochi minuti in discesa. Da qui si può chiudere l'escursione oppure proseguire verso la vetta del Monte Cimone, al lato della cresta, in circa 45' dal bivacco (circa 7h totali), con un paio di passaggi su roccette (max I grado).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata di media difficoltà ma inserita in un itinerario lungo e impegnativo. Storica: realizzata all'inizio degli anni '80 dal gruppo Rocciatori del CAI Cividale per collegare la Val Dogna alla Val Raccolana; è dedicata a Norina, madre di Ivano Baracchini, ideatore e capocantiere. Panorama splendido dal Cimone su Jof di Montasio e Canin.

    ⚠ Si percorre la via attrezzata e il guado anche in discesa: vista lunghezza e dislivello (oltre 1700 m, fino a 13h) si consiglia di spezzare in due giorni (Bivacco Cividale o Del Torso). A inizio stagione meglio ramponi e piccozza per canaloni innevati. Tratti di sentiero su fondo sdrucciolevole ed esposto: passo fermo ed esperienza necessari.
    ▲Periodo e sicurezza

    Piena estate, quando il guado è agevole e i canaloni sono liberi dalla neve. Itinerario isolato: non raro incontrare animali allo stato brado.

    ▲Discesa

    Dalla vetta del Cimone si percorre a ritroso l'intero itinerario dell'andata, guado compreso (circa 6h dal Cimone, 13h totali). Spezzare in due giorni rende il rientro più sicuro.

    ▲Da abbinare

    In questo angolo di Alpi Giulie: la Ferrata Anita Goitan al Jof Fuart, l'impegnativa Ferrata Amalia al Jof di Montasio e la Ferrata Julia al Canin.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Giulie
    • Avvicinamento4:45 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)13:00 h
    • Dislivello ferrata310 m
    • Dislivello itinerario1739 m
    • Quota max2379 m
    • Lunghezza15,2 Km
  • Ferrata Nito Staich (Monte Tovo, Oropa)

    Ferrata Nito Staich (Monte Tovo, Oropa)

    Vie Ferrate › Piemonte › Biella
    Ferrata Nito Staich (Monte Tovo, Oropa)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Nito Staich risale le pareti del Monte Tovo, sopra Oropa (Biella): aerea e impegnativa fisicamente, percorre molti tratti verticali aggirando spigoli esposti e pareti con leggeri strapiombi, senza però risultare mai eccessivamente difficile. Itinerario corto, ideale in mezza giornata, da concatenare con un'altra ferrata del biellese.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Oropa (Biella). Dal centro si prosegue verso Rosazza fino a un evidente tornante a fianco del quale sorge una costruzione religiosa diroccata; lì sale una sterrata e nei pressi del tornante si parcheggia a bordo strada. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si imbocca la sterrata poco dopo il tornante in direzione del Rifugio Rosazza; sull'ampio sentiero si giunge a una pietraia con i primi cartelli della ferrata, che si risale verso destra verso lo sperone roccioso seguendo segni rossi e cartelli fino all'attacco (20' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si attacca una parete che fa guadagnare subito quota lungo uno spigolo (tenendosi a sinistra); dopo un breve collegamento e un facile traverso si sale una seconda parete verticale più lunga, intravedendo sopra il pilastro della vecchia funivia. Per sentiero erboso e un paio di paretine appoggiate con staffe si raggiunge il primo pilone in cemento della vecchia funivia, che si risale in verticale con le staffe fino a un breve ponte delle scimmie (3 corde) che collega il pilone alla parete. Oltre il ponte si traversa a destra aggirando uno spigolo poco marcato fino a un pianoro erboso, quindi a un'imponente parete verticale: si attacca un diedro, se ne esce a destra superando un piccolo tetto strapiombante con infissi metallici, e si sale in verticale con esposizione crescente fino ad attraversare il diedro sul suo lato sinistro. Si raggiunge un terrazzo erboso (dove si stacca e riattacca poco sopra il moschettone), con vista sulla cupola del Santuario di Oropa; si attacca uno spigolo con leggero strapiombo verso sinistra, molto esposto, fino a un secondo breve ponte sospeso (3 corde). Si sale su cambre, poi un traverso a sinistra aggira in forte esposizione un tetto roccioso, ci si sposta a fianco della nuova funivia e si sale in verticale su ottime staffe fino al termine delle attrezzature (1h 20' dall'attacco, 1h 40' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Spigolo roccioso aereo e vario; i molti infissi la rendono mediamente difficile (sarebbe ben più impegnativa senza). L'esposizione la fa da padrona su ampi tratti; attrezzatura ottima.

    ⚠ È esplicitamente vietato scendere la via ferrata. A circa 2/3 della salita è presente una via di fuga a sinistra.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione da primavera ad autunno. Progressione fisica: dosare le energie. La Provincia di Biella mette a disposizione mappe e tracce dei sentieri.

    ▲Discesa

    Dal termine della ferrata si imbocca il sentiero D32 (segni bianco-rossi) sul versante opposto; a un bivio si tiene la sinistra su un'ampia mulattiera fino alla pietraia dell'avvicinamento e, a ritroso, all'auto (30' dal termine, 2h 10' totali). In alternativa si può risalire alla stazione a monte della funivia (Rifugio Rosazza) e scendere con la funivia a Oropa, oppure salire per il sentiero 14 alla vetta del Monte Tovo (2230 m).

    ▲Da abbinare

    Altre ferrate del biellese: il Sentiero Attrezzato dell'Infernone, la Ferrata del Limbo e la Ferrata Ciao Miki.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoAlpi Biellesi
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata1:20 h
    • Itinerario (a/r)2:10 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario350 m
    • Quota max1600 m
    • Lunghezza6,7 Km
  • Ferrata il Nido dei Santa Croce (Corna Maria)

    Ferrata il Nido dei Santa Croce (Corna Maria)

    Vie Ferrate › Lombardia › Bergamo
    Ferrata il Nido dei Santa Croce (Corna Maria)

    La Ferrata del Nido dei Santa Croce è una via recente in Val Brembana (Bergamo) che sale la Corna Maria, presso San Pellegrino Terme. Nel complesso è facile — con la sola eccezione di una paretina «moderatamente difficile» — e regala passaggi interessanti e un bel ponte sospeso; è percorribile tutto l'anno.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla frazione di Santa Croce (San Pellegrino Terme). Si risale la Val Brembana fino a San Pellegrino; da sud si supera il paese e si esce a destra dove indicato «Dossena / San Pellegrino Terme», poi si segue per Antea e quindi a destra per Santa Croce, parcheggiando ad esempio nell'ampio spazio vicino alla chiesa. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal paese sono ben visibili le due mete: a sinistra la Corna Maria, a destra la Corna Pedezzina. Si segue il sentiero CAI 561 verso la Corna Maria; al punto di congiunzione dell'anello si prosegue dritti verso il Monte Rabbioso, incontrando un paio di segnavia per la ferrata, fino a una sella con un capanno di caccia verde dove si svolta a sinistra; sulla destra il cartello d'attacco (30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    I primi metri sono sentiero attrezzato con un breve balzo roccioso e un tratto di collegamento. Si sale poi una bella parete verticale di calcare, ben frastagliata e dotata di cambre e maniglie: è il tratto «moderatamente difficile». Si prosegue in salita per una trentina di metri piegando a destra fino a un terrazzino terroso panoramico sulla Val Brembana; ci si sposta a sinistra e si sale uno spigolo ben gradonato, poi un facile traverso orizzontale a destra conduce a una scaletta metallica da percorrere in discesa. Sotto si vede il ponte sospeso, raggiunto dopo una quindicina di metri di disarrampicata facilitata dalle cambre (attenzione a un paio di passaggi in cui per individuare gli appoggi serve sporgersi). Si traversa a sinistra e si raggiunge il ponte sospeso (17 m), con assi di legno. Oltre il ponte si sale verso destra su passaggi di modesta difficoltà fino a un terrazzino, poi su risalti rocciosi arrampicabili fino al termine dei tratti verticali (le attrezzature fungono solo da corrimano). Si segue infine la traccia fino alla cima della Corna Maria (1057 m, circa 40' dall'attacco, circa 1h 15' dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via recente, con attrezzature abbondanti e in ottimo stato, adatta a principianti con un minimo di esperienza (in particolare per un paio di passaggi nella prima parte e per il tratto in discesa prima del ponte). Aperta al pubblico da inizio 2022; fa parte di un progetto più ampio che include la vicina Corna Pedezzina (completata nel 2023).

    ⚠ Essendo una via di costruzione recente, prestare attenzione al terreno e a eventuali detriti lungo il percorso.
    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota: percorribile quasi tutto l'anno, eventualmente evitando i mesi più caldi.

    ▲Discesa

    Dalla Corna Maria si segue il cavo che, verso est, scende e aggira la cima in direzione del Pizzo Rabbioso; si prosegue in cresta per circa 70 m fino a deviare a destra in discesa, raggiungendo il sentiero CAI 561. Si tiene la destra per tornare a Santa Croce (circa 2h totali); a sinistra si completa invece il giro ad anello. Lungo la discesa è possibile abbinare, seguendo la segnaletica, la vicina Ferrata alla Corna Pedezzina.

    ▲Da abbinare

    In zona: la Ferrata alla Corna Pedezzina, la difficile Ferrata del Monte Ocone in Valle Imagna, la Ferrata Maurizio all'Alben e, nelle Orobie, la Ferrata del Pizzo del Becco.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneLombardia
    • GruppoPrealpi Bergamasche
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata0:40 h
    • Itinerario (a/r)0:45 h
    • Quota max1057 m
    • Lunghezza3,5 Km
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