Paese: Italia

  • Ferrata Ciardelli (Bourcet)

    Ferrata Ciardelli (Bourcet)

    Vie Ferrate › Piemonte › Torino
    Ferrata Ciardelli (Bourcet)

    La Ferrata Ciardelli sul Bourcet è molto atletica e fortemente esposta: tratti verticali, un ponte sospeso, traversi e infine un'imponente bastionata impegnativa ed emozionante. Si raccomanda un buon allenamento prima di percorrerla.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla frazione di Roreto, comune di Roure (Val Chisone, Torino), parcheggiando nella piazza del paese. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dalla piazza si segue la provinciale verso nord-est per circa 250 m, poi a sinistra un vicolo che conduce verso Bourcet; superato il ponte si arriva a una fontana in legno e si segue il sentiero di avvicinamento, ottimamente segnalato, che passa vicino alle falesie della zona e in breve porta all'attacco (30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si attacca una parete verticale, con attrezzature dove necessario e comunque ben distanziate, che dà subito il tono atletico della via. In cima a questo tratto un traverso orizzontale verso destra porta al ponte tibetano (25 m) su tre corde, molto esposto e piuttosto ballerino. Oltre il ponte si risale una corta parete verticale senza staffe che immette in un singolare anfratto roccioso: qui termina la prima sezione, dopo una serie di passaggi belli e impegnativi, a tratti in strapiombo, con esposizione crescente. Si attraversa un boschetto e si raggiunge una cengia, di fronte all'ultima imponente parete: una placca verticale di circa 150 metri, la parte più difficile e impegnativa. Si sale sfruttando le staffe in un crescendo di sollecitazioni per braccia e schiena; le difficoltà tecniche non sono elevate, ma servono forza di braccia e assoluta assenza di vertigini per l'esposizione sempre maggiore. Terminata la bastionata, un breve collegamento porta in cima e conclude la ferrata (2h dall'attacco, 2h 20' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata atletica da non sottovalutare. L'attrezzatura di sostegno non è abbondante e abbastanza distanziata, cosa che può mettere in difficoltà chi è di bassa statura. È dedicata al capitano Nicola Ciardelli, morto nell'attentato di Nassiriya (2006); la via è stata inaugurata nel 2009.

    ⚠ Nel traverso e nell'ultima bastionata attenzione alla caduta di detriti dall'alto (alcune staffe risultano piegate). Il ponte è strutturato in modo non ottimale, con il cavo della longe esterno: in caso di caduta sarebbe difficile risalire sul ponte.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione da primavera ad autunno. Buon allenamento richiesto per l'impegno fisico continuo.

    ▲Discesa

    Due opzioni: i bollini blu o quelli rossi (verso sinistra). Il sentiero blu è molto scivoloso e in alcuni tratti franoso, quindi massima attenzione; il sentiero rosso è una carrareccia che riporta al fondovalle (45' dal termine della ferrata, circa 3h 15' totali).

    ▲Da abbinare

    Nelle vicinanze la recente Ferrata Pra Catinat (circa 20' d'auto). Risalendo la valle, le ferrate di Claviere: la Ferrata del Bunker e la Ferrata della Batteria Bassa-Alta e Chaberton.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoAlpi Cozie
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)3:15 h
    • Dislivello ferrata350 m
    • Dislivello itinerario470 m
    • Quota max1278 m
    • Lunghezza4 Km
  • Ferrata Nasego (Corna di Savallo)

    Ferrata Nasego (Corna di Savallo)

    Vie Ferrate › Lombardia › Brescia
    Ferrata Nasego (Corna di Savallo)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Nasego si sviluppa su 5 sezioni ben distinte e di difficoltà media, con alcuni tratti più impegnativi. Mediamente esposta, alterna pareti, traversi, cenge e tratti di cresta; pur abbastanza lunga, offre molti punti dove rifiatare. La bassa quota la rende percorribile gran parte dell'anno.

    ▲Avvicinamento

    Si parte presso l'abitato di Comero, vicino a Lodrino (Brescia). Superato Casto, sulla provinciale si nota a destra una strada che risale in senso inverso, con le indicazioni per il Rifugio Nasego e le Corna di Savallo già visibili sopra. La si risale fino a un bivio dove, seguendo il rifugio, si va a destra, si aggira una chiesa e si sale per una strada che si restringe e diventa sterrata in discrete condizioni, fino a uno spiazzo con tettoia dove parcheggiare. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal parcheggio si seguono le indicazioni per la ferrata verso destra (est) in lieve salita; usciti dal bosco si costeggia la base della Corna di Savallo fino all'inizio delle attrezzature a sinistra (20' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via è suddivisa in 5 tronconi. La prima sezione inizia su un tratto inclinato (cavo di equilibrio), poi una paretina coricata dove il cavo zigzaga e va scavalcato un paio di volte, quindi una parete più verticale su spigolo non marcato; si guadagna quota ed esposizione alternando destra e sinistra fino a una cengia e a un breve sentiero attrezzato, dove le attrezzature terminano. Per sentiero erboso si scende al secondo troncone: presso un canale roccioso si risale una parete verticale di 8-10 m con pioli, un breve strapiombo e una pianta sul lato opposto da scavalcare (passaggio non agevole per chi è basso di statura); sopra, il cavo prosegue verticale ed esposto, poi più appigliato, fino a roccette facili. La terza sezione attacca con un traverso diagonale a destra e poi in direzione opposta su pioli, un tratto di sentiero attrezzato, un traverso sotto un tetto poco marcato e facili balzi arrampicabili (attenzione alla roccia friabile). Il quarto troncone sale facili balzi, poi un traverso in leggero strapiombo che sollecita le braccia (meglio non temporeggiare), una breve fessura verticale e balzi gradonati più fisici ed esposti, fino a una forcella tra due torrioni: si rimonta quello di sinistra e si passa sul lato opposto, una stretta cengia terrosa aggira un canalino e una rampa inclinata richiede uno strappo fisico di un paio di metri in contropendenza, poi un facile traverso chiude la sezione. La quinta sezione percorre una cengia sotto un tetto: attenzione all'inizio, con un paio di pareti verticali a pochi appigli; si risalgono balzi e una cengia diagonale attrezzata e un ultimo tratto verticale fino alla croce di vetta della Corna di Savallo (1446 m, 3h dall'attacco, 3h 20' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Difficoltà media; i passaggi più duri sono la parete con la pianta e il traverso strapiombante. Molti i punti dove riposare grazie alla suddivisione in tronconi.

    ⚠ La roccia è spesso friabile: in alcuni tratti è sconsigliato affidarsi alla sola roccia. I sentieri di collegamento possono essere scivolosi dopo le piogge. Nell'ultimo tratto, se si prosegue sulla cengia senza notare le attrezzature verticali, si arriva a una sella da cui un sentiero attrezzato di cresta porta comunque alla croce, ma saltando l'ultimo troncone di ferrata.
    ▲Periodo e sicurezza

    Percorribile gran parte dell'anno data la quota contenuta; evitare le giornate umide per i collegamenti scivolosi.

    ▲Discesa

    Dalla croce si prosegue dritti verso ovest seguendo la traccia, che scende con pendenza moderata fino a incrociare la via di fuga e, più in basso, il Rifugio Nasego (gestito da volontari). Dal rifugio si scende al parcheggio per uno dei percorsi possibili: a sinistra il più diretto e ripido, a destra il più dolce (45' dalla vetta, 4h 15' totali).

    ▲Da abbinare

    Partendo presto, si concatena con le Ferrate di Casto, sul versante opposto della valle. Verso il Lago d'Idro: Ferrata Fregio, Ferrata delle Ginestre e Ferrata Crench.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoPrealpi Bresciane
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerario (a/r)4:15 h
    • Dislivello ferrata400 m
    • Dislivello itinerario550 m
    • Quota max1436 m
    • Lunghezza3 Km
  • Ferrata di Montorfano

    Ferrata di Montorfano

    Vie Ferrate › Piemonte › Verbano-Cusio-Ossola
    Ferrata di Montorfano
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Moderna e attrezzata in modo impeccabile, la Ferrata di Montorfano risale bastionate di gneiss verticale e poco arrampicabile, dunque ricche di infissi artificiali. È aerea ed esposta, con due ponti sospesi, ma i passaggi difficili sono limitati: nel complesso è breve e di impegno medio, percorribile gran parte dell'anno vista la modesta quota.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal comune di Mergozzo (Verbano-Cusio-Ossola), versante piemontese del Lago Maggiore. Da sud si percorre l'A26 fino a Gravellona Toce, uscita Verbania, poi a sinistra per Mergozzo; dopo un minuto d'auto, sulla sinistra, uno spiazzo con posto per 4-5 auto. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. A piedi si prosegue circa 150 m verso Mergozzo fino a una stradina asfaltata che sale sul lato opposto: è la strada militare del Montorfano, che a tornanti nel bosco sale per circa 3 km passando accanto a una vecchia caserma abbandonata; le indicazioni in loco portano in breve all'attacco (circa 1h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La ferrata inizia nel bosco, accanto a una panchina dove indossare l'imbraco. Si attacca con un paio di gradoni e una paretina verticale molto staffata fino a un terrazzino panoramico sulla valle del Toce e sul Lago Maggiore. Si segue il filo dello spigolo risalendo un balzo leggermente strapiombante con ottime cambre, poi un tratto orizzontale di collegamento e un tratto non attrezzato. La via riparte verticale su una bella paretina, seguita da un facile traverso a sinistra; dopo un pulpito panoramico si attraversa un primo ponte sospeso molto stabile. Si esce verso destra su cambre per un facile ma esposto traverso che inizia a scendere, sempre esposto ma non difficile, fino al secondo e più lungo ponte sospeso, oltre il quale la ferrata termina (45' dall'attacco, circa 2h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via aerea con esposizione marcata ma difficoltà tecniche contenute. Attrezzatura impeccabile.

    ⚠ Su entrambi i ponti la corda superiore a cui collegare il set da ferrata è piuttosto alta: tenerlo presente se non si è di statura elevata.
    ▲Periodo e sicurezza

    Percorribile gran parte dell'anno, inverno compreso, data la bassa quota.

    ▲Discesa

    Dal termine della ferrata si prosegue su mulattiera militare fino a un incrocio segnalato (15'). Due opzioni: salire alla vetta del Montorfano (1h dal termine, circa 4h 30' totali) oppure scendere verso il parcheggio ripercorrendo a ritroso il sentiero di avvicinamento (1h 15' dal termine, circa 3h totali).

    ▲Da abbinare

    Sulla sponda piemontese del Lago Maggiore: la facile Ferrata Picasass e l'impegnativa Ferrata La Miccia; a nord la recente Ferrata Walserfall; a ovest la Ferrata della Falconera.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoAlpi Lepontine
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrataca 250 m
    • Dislivello itinerarioca 550 m
    • Quota max794 m
    • Lunghezzaca 10 Km
  • Ferrata del Monte Sarrandone

    Ferrata del Monte Sarrandone

    Vie Ferrate › Lombardia › Bergamo
    Ferrata del Monte Sarrandone

    La Ferrata del Monte Sarrandone è breve e priva di difficoltà significative, poco sopra Castione della Presolana: un itinerario ideale come primo approccio alle ferrate, percorribile gran parte dell'anno. È probabilmente, insieme alla Madonnina del Coren, la ferrata più facile della provincia di Bergamo.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla frazione di Bratto-Dorga (Castione della Presolana). Venendo dalla valle si supera Bratto verso il Passo della Presolana; dopo un tornante, in salita sulla sinistra, un cartello segnala il termine della frazione e, pochi metri dopo, un viottolo asfaltato chiuso da una sbarra. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si parcheggia poco prima del viottolo (un'auto) o circa 100 m oltre (3 auto). Si sale a piedi il viottolo, si ignora una prima traccia a sinistra e si prosegue fino a intercettare il sentiero CAI 28, che si prende a sinistra: in breve si raggiunge la placca calcarea dove inizia la ferrata, non segnalata (1260 m, circa 20' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La roccia è in buona parte calcarea e, verso la fine, dolomitica. La via si divide in due tronconi. Il primo sale su roccia a pendenza moderata, in appoggio, percorribile sia arrampicando sia tenendo il cavo; nonostante la vegetazione (erba, cespugli) non mancano appigli per mani e piedi, con qualche tratto più ripido ma semplice. Segue un tratto di collegamento in salita nel bosco fino alla seconda placca. Il secondo è prevalentemente su placche calcaree in appoggio, poi più divertente con l'aumento di pendenza, fino a un bel passaggio verso destra e a un tratto verticale con appigli da risalire in piacevole arrampicata. Dopo una ventina di metri si raggiunge la cima, con panorama sulla valle (1460 m, circa 40' dall'attacco, circa 1h totale).

    ▲Carattere e difficoltà

    Attrezzata interamente con cavo d'acciaio zincato teso, fissato con fittoni a L. Semplice e piacevole, è usata da guide alpine come percorso preparatorio e dalle scuole CAI per l'alpinismo giovanile.

    ⚠ Anche su una via facile, casco e set da ferrata restano d'obbligo. L'attacco non è segnalato: seguire il CAI 28 fino alla placca.
    ▲Periodo e sicurezza

    Percorribile gran parte dell'anno data la quota contenuta. Verificare l'assenza di neve/ghiaccio sulle placche.

    ▲Discesa

    Si scende a ritroso. Alternativa interessante: una calata in corda doppia dalla vetta (circa 30 m) fino a un piccolo anfiteatro naturale, poi nel bosco a riprendere la ferrata per la discesa (tempo complessivo circa 1h 45').

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneLombardia
    • GruppoPrealpi Orobie
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata0:40 h
    • Itinerario (a/r)1:45 h
    • Dislivello ferrata180 m
    • Dislivello itinerario400 m
    • Quota max1446 m
  • Ferrata del Monte Ocone

    Ferrata del Monte Ocone

    Vie Ferrate › Lombardia › Bergamo
    Ferrata del Monte Ocone

    La Ferrata del Monte Ocone è verticale, esposta e a tratti atletica, ma generosa di pause: è infatti il concatenamento di 11 torrioni collegati da brevi tratti di sentiero. Presenta inoltre alcune varianti più difficili (la variante del Monarca al settimo torrione e la variante estremamente difficile all'undicesimo).

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla strada che collega Costa Valle Imagna a Valsecca (provincia di Bergamo, al confine con Lecco). Giungendo da Costa Valle Imagna, dopo poco più di 3 km e prima di un tornante a sinistra, si nota una bacheca con le informazioni sul percorso; si parcheggia su uno spiazzo a destra. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dalla bacheca si segue il ripido sentierino nel bosco; superata una piccola costruzione si raggiunge un primo tratto attrezzato (la Rampa Adelaide) e, dopo pochi minuti, una sella dove si nota l'attrezzatura del primo degli undici torrioni (20' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via sale concatenando 11 torrioni di difficoltà variabile, ciascuno spesso aggirabile da un sentierino sulla destra. Il primo torrione attacca subito impegnativo, con i primi 3 metri strapiombanti (utili le due staffe a sinistra e un buon appiglio per il piede a destra), poi piega a destra su uno spigolo esposto. Il secondo sale molto verticale su parete levigata con staffe, poi uno spigolo più appigliato e un traverso che aggira uno sperone. Il terzo alterna verticali, una cengia di collegamento e una lunga placca affrontata in diagonale (il tratto più difficile finora, roccia povera di appigli), chiudendo con un diedro e una breve parete. Il quarto entra in un diedro (prima in spaccata, poi su staffe) e aggira un esposto spigolo verso sinistra, breve ma adrenalinico. Il quinto inizia dopo una forcella erbosa; qui si sceglie se proseguire sulla variante del Monarca (sinistra) o sulla via normale, che affronta un gendarme con uscita esposta su spigolo. Il sesto è un bel diedro appigliato; segue una crestina in saliscendi fino al settimo torrione «Dolci», da cui un sentiero permette di salire in vetta evitando gli ultimi torrioni: è verticale e nella parte alta strapiombante e atletico, con abbondante uso della catena (che, se trazionata, sbandiera a sinistra: meglio procedere in spaccata). L'ottavo «Busti» risale uno spigolo e aggira a sinistra un tetto roccioso in forte esposizione (parallela, sulla destra, la dura variante «GAMO», fra i tratti più impegnativi). Il nono ha un attacco insidioso e fisico ma breve. Il decimo «Corti» offre una placca appigliata e una bella arrampicata su un gendarme ricco di maniglie naturali. L'undicesimo «Torre Orobie» propone due opzioni che si ricongiungono pochi metri sopra: a destra estremamente difficile (parte con strapiombo evidente), a sinistra difficile (parete liscia). Si conclude presso il libro di vetta e, in pochi metri di sentiero, si raggiunge la vetta del Monte Ocone (1351 m, 3h dall'attacco, 3h 20' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata difficile, atletica e abbastanza lunga. Un sentiero parallelo (CAI 571) corre a mezza costa e funge da via di fuga e da rientro fino al settimo torrione; nei torrioni successivi si incontrano altre due vie di fuga. Tutte le varianti sono più difficili del livello medio (da molto difficile a estremamente difficile): chi non cerca gli appigli naturali la troverà, nel complesso, molto faticosa.

    ⚠ La catena ha diametro piuttosto largo e in alcuni punti tende a impedire lo scorrimento dei moschettoni: tenerlo presente nella progressione. Roccia spesso compatta ma liscia: molto utili le staffe. Inaugurata nel giugno 2017.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione da primavera ad autunno. Buon allenamento consigliato per l'impegno fisico complessivo.

    ▲Discesa

    Dalla vetta, tre opzioni in ordine decrescente di difficoltà: (1) verso sinistra (lato bergamasco), scendendo l'esposta crestina con tratti attrezzati fino al CAI 571 e poi al sentiero parallelo alla ferrata, in discesa all'auto (1h, 4h 30' totali); (2) verso destra, per la più semplice via normale fino al CAI 571 al Passo Pertus, poi a sinistra a nord e giù dal sentiero parallelo ai torrioni (1h, 4h 30'); (3) come la 2 ma tenendo la destra sul CAI 571 verso sud fino al Convento Pertus, poi CAI 574 e CAI in discesa fino alla strada e all'auto (1h 15', 4h 45' totali).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoPrealpi Bergamasche
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata2:30
    • Itinerario (a/r)4:15 h
    • Dislivello ferrata300 m
    • Dislivello itinerario500 m
    • Quota max1355 m
    • Lunghezza3,5 Km
  • Ferrata Monte Penna (Penna di Civago)

    Ferrata Monte Penna (Penna di Civago)

    Vie Ferrate › Emilia-Romagna › Reggio Emilia
    Ferrata Monte Penna (Penna di Civago)

    Sopra Civago, ultimo avamposto reggiano prima del Passo delle Radici, svetta la Penna di Civago: un profilo tagliente di pareti che salgono rapide verso i 1400 m. Su questa parete corre una ferrata corta ma difficile e atletica, dove i passaggi impegnativi aumentano via via dopo l'attacco.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal borgo Case di Civago (circa 1h 30' da Reggio Emilia o Modena), dove si parcheggia lungo la sterrata da cui partono i sentieri per i rifugi Battisti, Segheria e Bargetana. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. A piedi si prosegue sulla sterrata per circa 5', tenendo la Penna di Civago sulla destra, fino a un cartello con le indicazioni per la ferrata; presso una ripida traccia si sale seguendo segnavia bianchi e ometti, prima per una pietraia poi per ripidi sentieri, fino a un esposto traverso che porta all'inizio dell'attrezzatura (30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via è marcatamente verticale: l'arenaria a volte è poco arrampicabile, ma pioli, maniglie e cambre sono ben disposti per facilitare la progressione. Si sale inizialmente su due diedri, poi un esposto spigolo e un impegnativo camino; terminato il camino si attraversa un sentiero erboso dove riposare prima della seconda parte, più dura. Questa attacca subito verticale con una parete leggermente strapiombante (circa 10 m) su difficoltà sostenute, fino a una piccola cengia dove riprendere fiato prima del passaggio chiave: una pancia strapiombante su una paretina di 8 metri. Pur ben attrezzata, va affrontata con cautela e rapidità per non esaurire le forze nelle braccia; conviene studiare la disposizione delle maniglie prima di partire. Segue un'esposta placca di arenaria dove alcune staffe aiutano, ma è difficile evitare di trazionare il cavo in un paio di punti vista la roccia liscia. L'ultimo tratto ha difficoltà contenute: in 5' si superano una paretina e una cengia esposta ma semplice, e la ferrata termina con bel panorama su Civago, sul lago di Fontanaluccia e sul Monte Giovarello (1h dall'attacco, 1h 30' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Breve ma atletica: un paio di passaggi possono mettere in seria difficoltà chi è inesperto o poco allenato. Peculiarità: le difficoltà aumentano dopo l'attacco, lasciando poche occasioni per interrompere la salita e tornare indietro.

    ⚠ Nell'estate 2018 sono state aggiunte due staffe nel passaggio chiave, che ne riducono sensibilmente la difficoltà. Resta una via fisica: valutare onestamente allenamento ed esperienza. Inaugurata nell'ottobre 2014.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione da primavera ad autunno. Caschetto e progressione attenta su arenaria liscia.

    ▲Discesa

    Si continua per 5' in salita su ripido sentiero fino a innestarsi su un sentiero CAI. Si consiglia di proseguire a sinistra sul CAI 631 A verso la Cavallina (meno ripido e scivoloso del CAI 607, circa 40'), scendendo fino al CAI 605 che si prende verso sinistra; questa comoda mulattiera termina alla sterrata del parcheggio (2h 30' totali). Per acqua, il CAI 605 verso destra porta in 5' a una fonte.

    ▲Da abbinare

    A 4 km da Case di Civago la Ferrata Barranco del Dolo è il proseguo naturale. In giornata, in auto: Ferrata Balze del Malpasso, Ferrata degli Alpini alla Pietra di Bismantova e Ferrata Ovest alla Pietra di Bismantova.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneEmilia-Romagna
    • GruppoAppennino Tosco-Emiliano
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)2:30 h
    • Dislivello ferrata145 m
    • Dislivello itinerario480 m
    • Quota max1505 m
    • Lunghezza5 Km
  • Ferrata Monte Nero (Presanella)

    Ferrata Monte Nero (Presanella)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Monte Nero (Presanella)

    La recente Ferrata Monte Nero è solo una parte — breve (95 m di dislivello attrezzato) ma centrale — di un lungo e impegnativo itinerario di alta montagna che, dalla Val d'Amola e dal Rifugio Segantini, conduce alla vetta della Presanella (3558 m), il punto più alto interamente in territorio trentino. L'itinerario richiede l'attraversamento di una vedretta con ramponi.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal parcheggio presso il ponte sul torrente Sarca, in Val d'Amola (Malga Vallina d'Amola, 2006 m). Dalla SS239 Pinzolo–Madonna di Campiglio, a Pinemonte Basso si imbocca la strada per la Val Nambrone; oltre il Rifugio Nambrone si sale su carrabile fino a un bivio dove si prosegue a sinistra (a destra il Rifugio Cornisello) fino al parcheggio. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si segue verso ovest il segnavia 211, poi al bivio si tiene la destra sul 211 «Oscar Collini» che, ripido ma senza difficoltà, porta al Rifugio Segantini (2373 m, 1h dal parcheggio). Dietro il rifugio si seguono le indicazioni per la Presanella verso nord-ovest, puntando alla morena e tenendo come riferimento il Monte Nero; si raggiunge la vedretta (ghiaccio vivo o neve secondo stagione: necessari i ramponi, attenzione alle scariche di sassi) e la si taglia in diagonale fino alla roccia, salita con passaggi di I superiore fino all'attacco (3070 m, 1h 30' dal Segantini, 2h 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Cavo metallico nuovo e numerosi infissi aiutano sui passaggi di roccia levigata. Si sale su placche appoggiate con qualche staffa, poi un traverso esposto ma non impegnativo affacciato sull'itinerario percorso. La ferrata non è continua: in alcuni tratti il cavo lascia spazio a roccette e facili balzi. Si supera una stretta cengia attrezzata con passerella in legno, quindi si alternano placche e balzi e un'esposta rampa inclinata verso destra fino al punto più alto della via in cresta (3165 m). Il cavo porta poi sul versante opposto scendendo per circa 50 m verso la Vedretta di Nardis Orientale con disarrampicata non difficile e una lunga serie di infissi, dove la ferrata termina (30' dall'attacco). Su questa vedretta, a stagione inoltrata, i ramponi in genere non servono; la difficoltà principale è l'orientamento con scarsa visibilità (pochi ometti e bolli). Si prosegue verso nord-ovest risalendo la valle fino al pianoro sopra la vedretta, da cui si individua il Bivacco Orobica: per raggiungerlo un paio di passaggi delicati (un tratto attrezzato in discesa e una traversata esposta su fondo friabile con assi di legno). Dal bivacco (3382 m, 1h 30' dal termine della ferrata) si segue la traccia sul lato sinistro della cresta fino alla vetta della Presanella (3558 m, 45' dal bivacco, 5h dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario lungo, con dislivello significativo e carattere alpinistico. La ferrata in sé è difficile ma breve; l'impegno maggiore è ambientale. Nel tratto tra la Vedretta di Nardis e il Bivacco Orobica sono presenti chiodi con moschettoni utili per una sicura con corda.

    ⚠ Necessari ramponi e piccozza. Massima attenzione nell'attraversamento della Vedretta di Monte Nero, anche per l'instabilità dei sassi. Partire presto: consigliato il pernottamento al Rifugio Segantini per raggiungere la vetta in mattinata. Meteo stabile.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione estiva con ghiacciaio in condizioni. Alta montagna: valutare neve, visibilità e meteo.

    ▲Discesa

    Il rientro avviene a ritroso per l'itinerario di andata (circa 5h fino all'auto, circa 10h totali).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoAdamello-Presanella
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)10:00 h
    • Dislivello ferrata95 m
    • Dislivello itinerario1558 m
    • Quota max3558 m
    • Lunghezza15,5 Km
  • Ferrata del Monte Emilius (Col Carrel)

    Ferrata del Monte Emilius (Col Carrel)

    Vie Ferrate › Valle d'Aosta › Aosta
    Ferrata del Monte Emilius (Col Carrel)

    La Ferrata del Monte Emilius percorre la cresta nord e nord-ovest della cima (3551 m) dal Colle Carrel: per lunghezza, ambiente e dislivello va considerata fra le più impegnative. È un itinerario di alta montagna da non sottovalutare, oltre 16 km, che conviene spezzare in due giorni con pernottamento al Rifugio Arbolle o al Bivacco Federigo.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla stazione a monte degli impianti Aosta-Pila, proseguendo per la stazione Chamolé (2300 m). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si segue il sentiero verso il Rifugio Arbolle (segnavia 19c poi 19a in salita, quindi un centinaio di metri di discesa nel vallone di Arbolle; 1h 30' dalla stazione a monte). Conviene pernottare al rifugio. Da lì si scende sul sentiero 14 (Vallone di Comboe) fino a un bivio dove si tiene la destra sui sentieri 16c e 16a fino allo spartano Bivacco Federigo (2907 m), sotto il Colle Carrel (1h 30' dal rifugio, 3h 45' totali). La ferrata inizia subito dietro il bivacco.

    ▲Il percorso

    Dal bivacco si seguono le tracce fino all'attacco; la via si svolge prevalentemente sul filo di cresta. Si risalgono roccette e diversi traversi esposti ma non difficili, fino a un punto dove si disarrampica verso un ponte sospeso molto esposto, con passerella in legno per i piedi. Oltre il ponte si raggiunge il Mont Ross, da cui si prosegue sul lato destro su placche inclinate ed esposte; qui una via di fuga (cartello) scende a destra verso il Lago Gelato. La ferrata alterna a lungo sentiero di cresta e passaggi verticali o esposti protetti da cavo e cambre, lungo belle placconate di granito, fino al Petit Emilius (3342 m). Tenendo sempre la destra del filo si superano gradoni e un tratto verticale con infissi metallici dove può esserci un nevaio anche a stagione inoltrata (meglio avere i ramponi). Un ultimo risalto roccioso porta alla cresta finale e, in una decina di minuti, alla madonnina di vetta (3551 m, 4h 30' dal bivacco, 7h 30' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Attrezzature ottime e ben posizionate, ma è una ferrata da considerare come parte di un itinerario alpinistico lungo, impegnativo e appagante. Sul finire della via attenzione ad alcuni tratti non protetti su roccia non sempre stabile.

    ⚠ Fino almeno a fine luglio portare ramponi e piccozza: non è inusuale trovare neve in quota, dove l'attrezzatura di sicurezza può risultare inutilizzabile. Meteo stabile indispensabile. La funivia chiude relativamente presto in estate: percorso proibitivo in una sola giornata, meglio in due.
    ▲Periodo e sicurezza

    Piena estate con neve assente o gestibile in quota. Alta montagna: valutare condizioni, orari impianti e meteo.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si scende tra sfasciumi lungo la via normale verso il Passo dei Tre Cappuccini, si costeggia il Lago Gelato e si prosegue fino al Rifugio Arbolle (2h 30' dalla vetta, 10h totali). Dal rifugio, a ritroso per il sentiero di avvicinamento verso la funivia (1h dal rifugio, 11h totali).

    ▲Da abbinare

    Pernottando ad Arbolle, al rientro si può percorrere il più semplice ma panoramico Sentiero Attrezzato Panorama. Altri itinerari in quota in Valle d'Aosta: Ferrata del Gran Paradiso, Ferrata al Bivacco Borelli e Ferrata delle Crete Seche.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneValle d'Aosta
    • GruppoMonte Emilius
    • Avvicinamento3:00 h
    • Ferrata4:30 h
    • Itinerario (a/r)11:00 h
    • Dislivello ferrata750 m
    • Dislivello itinerario1250 m
    • Quota max3551 m
    • Lunghezza16,4 Km
  • Ferrata Monte Contrario

    Ferrata Monte Contrario

    Vie Ferrate › Toscana › Massa-Carrara
    Ferrata Monte Contrario

    Recente e tecnica, la Ferrata del Monte Contrario risale la parete sud dell'omonima cima fino in prossimità del Passo delle Pecore: è la ferrata tecnicamente più difficile delle Alpi Apuane, inserita in un itinerario lungo e faticoso sia in salita sia al rientro.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da località Biforco, presso Forno: dal casello di Massa (A12) si risale la via Bassa Tambura; a Biforco l'asfalto termina davanti a una sbarra, dove inizia la strada marmifera. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Da Biforco si imboccano in salita i sentieri CAI 167-168 lungo il Canal Fondone; dopo circa un chilometro si prende il CAI 167 verso la Valle degli Alberghi. Il sentiero sale ripido sotto l'imponente parete sud; superato un edificio abbandonato (ex dimora degli operai delle cave) si prosegue su traccia, ometti e pali di legno fino all'attacco, dopo un ultimo faticoso strappo (2h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La ferrata inizia su una lunga lastra inclinata, da salire in aderenza sfruttando appigli naturali e, dove serve, la catena, fino a un terrazzino dove il cavo termina momentaneamente. Il secondo tratto aumenta pendenza ed esposizione lungo i circa 400 metri di dislivello: nella parte bassa non mancano buoni appigli naturali, mentre in alto la roccia si fa più liscia e, in assenza di buone doti di arrampicata, tornano comodi alcuni appigli artificiali. Si salgono le ultime pareti e la via termina dopo una rete paramassi (2h 30' dall'attacco, 4h 30' dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    È la più difficile dal punto di vista tecnico fra le ferrate apuane: il livello non è proibitivo in salita, ma roccia ed esposizione impongono prudenza. Da affrontare con cautela nei mesi estivi: la quota non elevata e l'esposizione a sud possono rendere la salita molto calda.

    ⚠ Entrambe le opzioni di rientro sono impegnative, ripide ed esposte: da evitare in caso di maltempo. La discesa via Grondilice / Foce dei Rasori (CAI 168) è attualmente chiusa per ordinanza e indicata come inagibile dai cartelli del CAI; usare la discesa dei Pradacetti.
    ▲Periodo e sicurezza

    Meglio le mezze stagioni o giornate non torride. Tempo stabile indispensabile vista la ripidezza dei sentieri di rientro.

    ▲Discesa

    Al termine della ferrata si gira a sinistra verso il Grondilice. Opzione consigliata: in circa 20' si raggiunge la Sella dei Pradacetti, da cui un sentiero ripidissimo ed esposto scende in circa 2h 30' alla Valle degli Alberghi e, lungo il CAI 167, di nuovo a Biforco (3h 45' dal termine della ferrata, circa 8h 30' totali). La seconda opzione (CAI 186 alla Finestra del Grondilice, Foce dei Rasori e CAI 168 lungo il Canale del Fondone) è attualmente sconsigliata e chiusa per ordinanza.

    ▲Da abbinare

    La lunghezza dell'itinerario preclude concatenamenti in giornata. Una valida opzione è pernottare ai rifugi Orto di Donna o Donegani e affrontare un'altra escursione il giorno seguente.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneToscana
    • GruppoAlpi Apuane
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata2:45 h
    • Itinerario (a/r)8:00 h
    • Dislivello ferrata587 m
    • Dislivello itinerario1270 m
    • Quota max1625 m
    • Lunghezza11 Km
  • Ferrata del Monte Amariana

    Ferrata del Monte Amariana

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata del Monte Amariana

    Il Monte Amariana (in friulano «La Mariane»), nelle Prealpi Carniche, sorge alla confluenza tra Fella e Tagliamento e regala dalla vetta (1905 m) un panorama a 360 gradi, ben più alta di tutte le cime vicine. La ferrata sul versante sud è un itinerario facile e di media lunghezza (circa 7 km tra salita e discesa) che risale un canalone fino alla selletta sotto la cima.

    ▲Avvicinamento

    Usciti dal casello autostradale di Amaro si svolta a destra verso il paese; presso l'abitato si gira a sinistra e lo si attraversa verso le pendici del monte. Alle ultime case si prosegue lungo la strada militare fino alla Forca del Cristo (980 m). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dalla Forca del Cristo si imbocca il segnavia CAI 414, si passa per il cuel dai noglars e, usciti dal bosco, ci si apre la visuale sul Monte San Simeone e la vallata. Dopo circa 2,6 km si raggiunge l'attacco, a circa 1700 m; il sentiero è ben tracciato e privo di incroci (tranne uno a fine ferrata), quindi è praticamente impossibile sbagliare strada.

    ▲Il percorso

    Dall'attacco, segnalato dalla cartella rossa del CAI (posta dopo il risanamento della struttura nel 2016), si prosegue per circa 500 m con pratici cavi innestati nel canalone d'ascesa fino alla selletta sotto la cima. La ferrata è di livello facile; il canalone ha fondo piuttosto instabile, quindi il casco è indispensabile e va prestata attenzione a non smuovere detriti, che scivolerebbero verso chi segue. Terminato il canalone, i tratti attrezzati continuano su facili rampe oblique fino al loro termine; si raggiunge poi la vetta (1905 m) in breve, su sentiero (2h 30' dall'inizio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario facile, di fatto un sentiero attrezzato: l'ascesa si potrebbe compiere anche senza i cavi, ma resta consigliata almeno per chi ha un minimo di esperienza.

    ⚠ Caschetto comunque fortemente consigliato: nel canalone non sono infrequenti le cadute di sassi mossi dalle intemperie o da altri escursionisti. Per la bassa quota e l'esposizione, affrontarla in primavera o autunno: d'estate le temperature sono molto elevate.
    ▲Periodo e sicurezza

    Primavera e autunno sono i periodi migliori. Caschetto sempre indossato per il rischio di scariche nel canalone.

    ▲Discesa

    L'opzione più rapida è il rientro per la via di salita, di nuovo alla Forca del Cristo (giro complessivo 4h 45'). In alternativa, disponendo di due auto, si può scendere sul versante nord con l'altra ferrata fino alla sella Pradut, con eventuale sosta al recentemente ristrutturato Bivacco Cimenti-Floreanini (1067 m), proseguendo fino a Illeggio (607 m); oppure scendere la cresta est passando per il ricovero Pian d'Aiars (1475 m) e il ric. M. Forcella (1098 m) fino al «Ponte della Carnia» sul Fella.

    ▲Da abbinare

    In Carnia: la recente Ferrata Farina del Diavolo a Villa Santina, la Ferrata Cassiopea al Torrione Comici e la Ferrata Cinquanta del Clap.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoPrealpi Carniche
    • Avvicinamento1:15 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)4:45 h
    • Dislivello ferrata300 m
    • Dislivello itinerario870 m
    • Quota max1905 m
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