Paese: Italia

  • Ferrata del Trafoi

    Ferrata del Trafoi

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata del Trafoi
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata del Trafoi è una via moderna (2019), breve e in gran parte facile, che risale uno sperone roccioso lungo il torrente che scende dal Passo dello Stelvio verso la Val Venosta, a Trafoi (BZ). Adatta a famiglie e neofiti nella variante facile, propone anche una variante moderatamente difficile; perfetta per un ritaglio di tempo o come complemento a un giro più lungo ai piedi dell’Ortles.

    ▲Avvicinamento

    Si parcheggia a bordo strada nel paese di Trafoi (BZ), lungo la statale dello Stelvio (punto di partenza su Google Maps). La parete è ben visibile sul lato opposto del torrente: si scende verso il greto (circa 70 m di dislivello, due possibili discese — al tornante o circa 200 m verso il paese), si attraversa un ponte di legno e, seguendo le indicazioni, si raggiunge l’attacco (15′ dal parcheggio). Lungo la via è visibile la piattaforma di una tirolienne che attraversa il torrente verso il paese (al momento senza informazioni certe sulle condizioni d’uso).

    ▲Il percorso

    La prima sezione è facile, adatta a neofiti e famiglie (con le dovute precauzioni): si sale in diagonale a destra su rampe inclinate (unica insidia il fondo a tratti sporco), alcune roccette e un breve tratto di collegamento; riprese le attrezzature, dopo un traverso un po’ più impegnativo si arriva a un bivio. Variante facile (a sinistra): prosegue su difficoltà analoghe, con una rampa e qualche bel balzo gradonato attrezzato che guadagna quota ed esposizione, un passaggio appena più verticale ma non difficile e, dopo un diagonale, la piattaforma di fine ferrata (30′ dall’attacco). Variante moderatamente difficile: proseguendo sulla cengia attrezzata si arriva a un secondo bivio (a destra una grotta) da cui la via sale verticale con pioli e attrezzature che facilitano la salita: una ventina di metri verticali, alcune roccette, un balzo più impegnativo e un facile traverso a destra fino alla stessa piattaforma.

    ▲Carattere e difficoltà

    Via Moderatamente Difficile nella variante più impegnativa, ma sostanzialmente facile e ben attrezzata (2019), inserita in una bella valle alpina con panorami sull’Ortles e sulle Alpi al confine italo-austriaco.

    ⚠ Ottima per famiglie e neofiti nella variante facile: per i più piccoli usare attrezzatura da ferrata adeguata. Attenzione al fondo talvolta sporco nelle rampe iniziali.

    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota (massimo 1630 m): percorribile in buona parte della stagione, condizioni della valle permettendo. Cartografia: carte della zona dell’Ortles-Stelvio.

    ▲Discesa

    Il rientro avviene per comodo sentiero che, a sinistra della piattaforma, scende verso il torrente e riporta a ritroso al parcheggio (circa 1h totali).

    ▲Da abbinare

    Naturale ma impegnativo proseguimento è la salita al Rifugio Payer (3000 m, circa 1500 m di dislivello, sentieri 3 e 19 per il Passo della Tabaretta — arrivo della più dura Ferrata della Tabaretta). Verso lo Stelvio, nel Sondriese, la Ferrata al Torrione Porro e la Ferrata Cuore della Croce al Palabione; in Val Venosta la Ferrata alla Croda di Cengles, le ferrate Hoachwool e Knott a Naturno, la Ferrata del Murmele in Val Martello e la Ferrata Heini Holzer a Merano.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoOrtles
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)1:15 h
    • Dislivello ferrata60 m
    • Dislivello itinerario170 m
    • Quota max1630 m
    • Lunghezza1 Km
  • Ferrata del Monte Emilius (Col Ross)

    Ferrata del Monte Emilius (Col Ross)

    Vie Ferrate › Valle d'Aosta › Aosta
    Ferrata del Monte Emilius (Col Ross)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata del Monte Emilius dal Col Ross è la nuova via (inaugurata nel 2022) che raggiunge la vetta del Monte Emilius salendo dal Col Ross, in Valle d’Aosta. È una variante della ferrata storica con cui si ricongiunge presso il Monte Rosso, da dove si prosegue per la vetta lungo un percorso comune. Itinerario lungo e impegnativo per dislivello e ambiente, fino a oltre 3300 metri: un’escursione d’alta montagna per esperti.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza è la stazione a monte degli impianti Aosta–Pila, proseguendo per la stazione Chamolè; è possibile partire anche da Pila (punto di partenza su Google Maps). Dalla stazione Chamolè (2300 m) si segue il sentiero verso il Rifugio Arbolle (segnavia 19c poi 19a, salita al Col de Chamolè e discesa di un centinaio di metri nel vallone con il Lago d’Arbolle; 1h 30′ dalla stazione a monte, circa 2500 m), dove conviene valutare il pernottamento. Dal rifugio si segue la via normale al Monte Emilius (segnavia 14) verso est; dopo circa 30′ si tiene a sinistra a un bivio seguendo le indicazioni per la ferrata e i segni di vernice gialla nel Vallone d’Arbolle; la traccia risale una pietraia e poi una rampa fino al Col Ross (circa 2h dal Rifugio Arbolle, circa 3h 30′ dalla stazione a monte, circa 3100 m).

    ▲Il percorso

    La nuova via attacca al Col Ross e sale in modo distinto dalla ferrata storica (che parte dal Col Carrel/Bivacco Federigo) fino a intersecarla nei pressi del Monte Rosso; da lì le due vie proseguono unite, con il medesimo percorso, fino alla vetta del Monte Emilius (circa 3h dall’inizio della ferrata, circa 6h 30′ dalla funivia, 3357 m). Rispetto alla storica, questa variante è nel complesso più breve e priva di ponte sospeso, ma non per questo facile. Nota: al momento la fonte non pubblica il dettaglio passo-passo dei singoli passaggi del tratto attrezzato; la difficoltà dichiarata è generalmente moderatamente difficile, con qualche passaggio più impegnativo.

    ▲Carattere e difficoltà

    Via Moderatamente Difficile, con qualche passaggio più impegnativo, inserita in un itinerario alpinistico lungo e d’alta montagna: serve buona condizione fisica per non dilatare i tempi.

    ⚠ Escursione lunga in ambiente d’alta quota (oltre 3300 m): da riservare a escursionisti esperti e allenati. La funivia chiude relativamente presto in estate e dislivello e lunghezza sono proibitivi in giornata: consigliato spezzare in due giorni pernottando al Rifugio Arbolle.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta quota per la piena estate (quota massima 3357 m). Cartografia: carta del Mont Emilius o del Gran Paradiso e Valle di Cogne (4Land).

    ▲Discesa

    Dalla vetta si scende tra sfasciumi lungo la via normale verso il Passo dei Tre Cappuccini, si costeggia il Lago Gelato e si prosegue fino al Rifugio Arbolle (2h 30′ dalla vetta, 10h totali); dal rifugio si torna a ritroso per l’avvicinamento fino alla funivia (1h dal rifugio, 11h totali).

    ▲Da abbinare

    Pernottando ad Arbolle si può aggiungere il bel Sentiero Attrezzato Panorama; la ferrata storica del Monte Emilius ricalca in parte salita e discesa. Altri itinerari d’alta quota in Valle d’Aosta: la Ferrata del Gran Paradiso, la Ferrata al Bivacco Borelli e la Ferrata delle Crete Seche.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneValle d'Aosta
    • GruppoMonte Emilius
    • Avvicinamento3:30 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerario (a/r)11:00 h
    • Dislivello ferrata400 m
    • Dislivello itinerario1.300 m
    • Quota max3.357 m
  • Ferrata dei Campanili del Latemar

    Ferrata dei Campanili del Latemar

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata dei Campanili del Latemar
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata dei Campanili del Latemar è un lungo e panoramico itinerario d’alta montagna lungo la frastagliata catena del Latemar, sopra Obereggen (BZ). Tecnicamente è poco impegnativa — per ampi tratti più simile a un sentiero attrezzato che a una ferrata verticale — ma l’ambiente severo e l’assenza di vie di fuga comode impongono attenzione e buona pianificazione.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla stazione a monte della funivia Oberholz, sopra Obereggen (BZ), raggiungibile da Bolzano o da Cavalese (Val di Fiemme) per il Passo Lavazè (punto di partenza su Google Maps). Dalla seggiovia si segue il sentiero 18 per la Forcella dei Camosci, su tornanti poi in ambiente roccioso, con un ultimo tratto verticale attrezzato con funi, fino alla Forcella dei Camosci (2590 m, 1h 45′ dalla stazione a monte). Si ignora a destra il 516 (Rifugio Torre di Pisa) e si tiene a sinistra il 18 verso la Forcella dei Campanili, attraversando l’altopiano fino alla forcella (45′ dalla Forcella dei Camosci, 2h 30′ totali); conviene indossare qui l’imbrago. Si tiene quindi a sinistra il sentiero 511 (più alto del 18, che sarà il rientro) e, su segni biancorossi e facili roccette (attenzione se umide), si raggiunge il primo cavo (15′ dalla Forcella dei Campanili, 2h 45′ totali).

    ▲Il percorso

    Si sale in diagonale a destra su roccette fino a una lunga cengia attrezzata, con il cavo da corrimano, sotto una singolare guglia; un tratto di sentiero esposto ma facile porta a una forcella terrosa scura, dove un cavo alto dà sicurezza nell’attraversamento esposto (2730 m, 20′ dall’attacco). Si rimonta il versante opposto e si percorre una panoramica cengia attrezzata, poi un alternarsi di tratti attrezzati e non, fino a una forcella dove a sinistra si nota un masso incastrato tra due pareti ravvicinate. Si prosegue in quota tra cenge non protette fino alla deviazione (2760 m, 1h dall’attacco) — non segnalata — per la Torre Diamantidi (2842 m, 30′ a/r, panorama sul Catinaccio; rientro a ritroso). Dalla deviazione si va verso Cima Latemar scendendo alcuni metri attrezzati, si risale un canalino con un passaggio un po’ più impegnativo, si percorre un’altra cengia esposta e si arriva al passaggio chiave: si scende verso un canalino, lo si supera in diagonale su buone cambre (tratto lievemente strapiombante: non temporeggiare) e si risale il versante opposto su un traverso diagonale di media difficoltà con buoni appoggi. Nel tratto finale, sopra il Bivacco Rigatti (arancione), si scende qualche metro verticale, si percorre un tratto di cresta e si scende su sentiero fino al cartello di fine ferrata, presso il bivacco e Forcella Grande (2650 m; 1h 45′ dall’attacco senza la Torre Diamantidi, 4h 30′ totali, oppure 2h 15′ e 5h totali con la deviazione). Facoltativa la vetta di Cima Latemar/Schenon (2791 m, 2h a/r, con passaggi di I grado su roccette a tratti instabili).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via Moderatamente Difficile ma di difficoltà contenute: per lunghi tratti è più un sentiero attrezzato con protezioni nei punti esposti che una ferrata verticale. Il valore dell’itinerario è soprattutto paesaggistico e ambientale.

    ⚠ Ambiente d’alta montagna senza vie di fuga facilmente accessibili: massima attenzione alle previsioni meteo e alla pianificazione. Itinerario lungo: d’estate portare abbondante acqua. Attenzione alle roccette umide all’inizio.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta quota per la piena estate (quota massima 2842 m alla Torre Diamantidi). Si può spezzare in due giorni pernottando al Rifugio Torre di Pisa o ai bivacchi A. Sieff ed E. Rigatti. Cartografia: carte della Val di Fiemme, della Val di Fassa o dello Sciliar-Catinaccio-Latemar (4Land).

    ▲Discesa

    Dalla Forcella Grande si scende sul sentiero 18, che ripercorre a mezzacosta — a quota più bassa — l’itinerario della ferrata, in una lunga traversata con vista sulla Val Sorda fino alla Forcella dei Campanili; da qui a ritroso alla Forcella dei Camosci e in discesa alla stazione a monte della funivia (2h 30′ dalla Forcella Grande, 7h totali senza le due cime).

    ▲Da abbinare

    Restando in zona: in Val di Fiemme la breve Ferrata Attilio Sieff sopra Ziano; in Val di Fassa il Sentiero del Gronton a Moena e, al Catinaccio, la Ferrata Roda di Vael, la Ferrata Masarè e la Ferrata al Passo Santner.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoLatemar
    • Avvicinamento2:45 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)7:00 h
    • Dislivello ferrata242 m
    • Dislivello itinerario742 m
    • Quota max2842 m
    • Lunghezza12,7 Km
  • Ferrata al Corno del Grevo (Erminio Arosio)

    Ferrata al Corno del Grevo (Erminio Arosio)

    Vie Ferrate › Lombardia › Brescia
    Ferrata al Corno del Grevo (Erminio Arosio)

    La Ferrata al Corno del Grevo (Erminio Arosio) è una delle vie attrezzate più impegnative dell’arco alpino. Risale da ovest la frastagliata cresta del Corno del Grevo, in Val Camonica, con esposizione fortissima e continua, poca attrezzatura artificiale e passaggi vari e difficili. Ambiente severo e poco battuto: itinerario da riservare a escursionisti molto esperti e in ottima forma.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza è il parcheggio presso Malga Licino. Si risale la Val Camonica (BS) fino a Cedegolo, si prende a destra per Valle (15 km) e, all’uscita del paese, si seguono diritti i cartelli marroni per le località Rasega e Forami; si continua sulla stretta strada fino alla fine dell’asfalto presso un ponte, dove si parcheggia (punto di partenza su Google Maps). Si segue il sentiero CAI 15 fino alle Scale di Adamè e quindi al Rifugio Lissone (2000 m, 45′ dal parcheggio). Dietro il rifugio una traccia sale tra i mughi verso sudest (CAI 24) in direzione del Passo di Forcella Rossa; salendo ripidi, a sinistra compaiono il Corno di Grevo e la cresta ovest della ferrata. A un bivio segnato su una roccia si tiene la sinistra (a destra il CAI 24 prosegue verso la forcella e la via normale) e si raggiunge l’attacco, con targa bianca accanto a una ex galleria militare (1h dal rifugio, 1h 45′ totali).

    ▲Il percorso

    Si parte su una bella placca verticale ben appigliata che porta subito sullo spigolo che caratterizza tutta la salita: si procede lungo l’esposto filo di cresta con il cavo (non sempre teso) sul lato sinistro, alternando i due versanti a seconda della convenienza, tra forcelline, brevi cenge e un singolare pilastro usato come appoggio. Si incontra un primo balzo difficoltoso (il cavo passa quasi sopra la testa, scarso aiuto: si rimonta con le gambe), poi si risale il filo sul versante destro, un tratto verticale, una placca ascendente con pochi appigli dove si traziona il cavo, alcune fessure e un tratto di discesa su placca inclinata fino a una forcellina erbosa. La cresta riparte ripida ed esposta: roccia frastagliata ma non sempre facile da arrampicare, da superare aiutandosi col cavo; seguono tratti pianeggianti, una breve parete inclinata, una verticale insidiosa con pochi appigli e poi un camino, affrontato prima come diedro e poi attraversato letteralmente quando la fessura si allarga (attenzione agli zaini ingombranti). Si esce in forte esposizione e si affronta un tratto diagonale, un breve diedro e una cengia ascendente molto esposta; aggirato uno spigolo arriva un traverso molto esposto, la cui parte chiave rimonta verso destra una parete liscia con alcune staffe, dove serve forza (cavo a tratti lasco). Dopo un terrazzino erboso si sale un lungo diedro fisico (a tratti in arrampicata, a tratti tirando il cavo), poi placche e tratti aerei a cavallo dello spigolo levigato. Seguono una cengia mista, una forcellina (maniglia per rimontare una sporgenza), una breve parete con pochi appigli e di nuovo il filo di cresta in fortissima esposizione; un terrazzino, uno sperone da salire e poi scendere, un diedro brevissimo ma poverissimo di appigli (gambe e una provvidenziale maniglia), un secondo diedro più appigliato, una fessura tra cresta e pilastro e una lama sporgente da aggirare a sinistra. Si rimonta l’ultima parete verticale, si scavalca la cresta sul versante destro e, salito l’ultimo balzo, si esce sul prato sommitale dove, lungo una cresta sassosa non difficile, terminano le attrezzature presso la croce di vetta del Corno del Grevo (2827 m, 3h 30′ dall’attacco, 5h 15′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via di altissimo impegno, tra le più difficili delle Alpi. La roccia granitica è solida e ruvida, ma spesso povera di appigli evidenti: alcuni tratti si percorrono in aderenza tirando il cavo. Sono presenti un difficile traverso, un paio di diedri impegnativi e molti tratti verticali, ma soprattutto un’esposizione costante dall’inizio alla fine.

    ⚠ Via per espertissimi, ben allenati e con buona arrampicata: NON ha vie di fuga, quindi va affrontata solo in ottime condizioni fisiche, psicologiche e meteo. I fittoni sono distanti tra loro e il cavo resta mobile: valutare un cordino con nodo Prusik e un rinvio aggiuntivo per maggiore sicurezza; utili le scarpette d’arrampicata per l’aderenza. Nell’avvicinamento la deviazione per l’attacco è dipinta su un sasso: con nebbia o nevischio è facile non vederla.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta quota per la piena estate (quota massima circa 2869 m), in ambiente severo e poco frequentato. Il cavo è stato ammodernato nel 2017. Cartografia: carta delle Giudicarie, Val di Daone e Valle del Chiese, oppure carta dell’Adamello & Presanella (4Land).

    ▲Discesa

    La discesa inizia poco oltre il termine delle attrezzature, sul versante sud: si scende a tratti con fune e catena, poi su roccette, alternando brevi salite e discese (fino al II grado in salita), alcune difficili e da affrontare con attenzione (segnavia biancorossi 24). In circa 40′ si raggiunge il Passo del Forcellino Rosso, dove si tiene la destra verso il Rifugio Lissone scendendo un lungo canalino franoso che richiede molta prudenza (consigliati i bastoncini); raggiunto il bivio dell’avvicinamento si torna a ritroso al rifugio e al parcheggio (3h dalla vetta, 8h 30′ totali).

    ▲Da abbinare

    Via lunga e difficile che difficilmente lascia energie per un secondo itinerario in giornata; in zona, comunque, la Ferrata Terzulli all’Adamello (alpinistica) e la Ferrata al Pizzo Badile Camuno. Verso il Lago d’Idro l’atletica Ferrata del Fregio e la Ferrata delle Ginestre o la Ferrata Crench; verso il Tonale il Sentiero dei Fiori e il Sentiero degli Alpini a Punta d’Albiolo.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoAdamello
    • Avvicinamento1:45 h
    • Ferrata3:30 h
    • Itinerario (a/r)8:30 h
    • Dislivello ferrata500 m
    • Dislivello itinerario1200 m
    • Quota max2869 m
    • Lunghezza11 Km
  • Ferrata Ricci al Corno Grande Orientale

    Ferrata Ricci al Corno Grande Orientale

    Vie Ferrate › Abruzzo › Teramo
    Ferrata Ricci al Corno Grande Orientale
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Ricci porta al Corno Orientale del Corno Grande, sul Gran Sasso: una vetta solo 9 metri più bassa del Corno Occidentale ma forse la più suggestiva, affacciata sull’imponente Paretona est che precipita per quasi 1500 metri sulla valle. Via di media difficoltà in ambiente d’alta montagna severo.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza consigliato è Prati di Tivo (TE), raggiungibile dall’A24 (uscita San Gabriele – Colledara) seguendo per la SS del Gran Sasso e poi per Prati di Tivo (punto di partenza su Google Maps). In estate è comoda l’ovovia che porta in località Madonnina; in sua assenza si può proseguire circa 4 km verso il rifugio Cima Alta, dove ci sono parcheggi, e salire a piedi alla Madonnina. Dalla Madonnina si prende il sentiero 103 verso la cresta est del Corno Piccolo; a un bivio presso alcuni terrapieni si tiene la sinistra per il Rifugio Franchetti, salendo (tratti attrezzati dove esposto) per circa un’ora fino al rifugio, dopo un esposto vallone. Dal rifugio una chiara traccia scende a sinistra nel vallone delle Cornacchie fino all’attacco della Ferrata Ricci, su pendio detritico (1h 15′ dall’ovovia).

    ▲Il percorso

    Si attacca su una placca diagonale non difficile fino a una forcella dove il cavo termina momentaneamente; si devia a sinistra lungo una breve cengia e un tratto detritico dove riprendono le attrezzature. Si risale una parete inclinata, faticosa ma non difficile, che porta al tratto più suggestivo: un esposto balcone sulla Paretona est del Gran Sasso, 1300 metri di parete di rara imponenza. Si costeggia questo orlo fino a riattaccare la salita lungo un esposto spigolo di circa 30 metri (passaggio chiave), molto aereo ma con buoni appigli che favoriscono l’arrampicata; pochi metri sopra il cavo termina sull’anticima nord (2700 m, 1h 15′ dall’attacco). Si prosegue su pareti esposte ma mai difficili fino a incrociare la via normale al Corno Orientale, si attraversa un’esposta forcella e si risalgono alcune roccette di I grado fino in vetta al Corno Orientale (30′ dal termine della ferrata, 1h 45′ dall’attacco, 3h dall’ovovia).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via Moderatamente Difficile, con un esposto spigolo come passaggio chiave; le difficoltà tecniche restano contenute, ma l’ambiente è d’alta montagna e impegnativo.

    ⚠ Non è raro trovare neve anche in stagione avanzata: in tal caso la difficoltà cambia radicalmente e l’itinerario è da riservare a escursionisti esperti e attrezzati. La discesa per la via normale richiede particolare attenzione nei tratti non attrezzati in disarrampicata. Verificare l’apertura dell’ovovia di Prati di Tivo prima di partire.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta quota per la piena estate (quota massima 2903 m). Cartografia: carta del Gran Sasso d’Italia.

    ▲Discesa

    Due opzioni: ripercorrere a ritroso l’intero itinerario inclusa la Ferrata Ricci (più sicuro), oppure scendere per la via normale, più breve ma tecnicamente più complessa. Per la via normale, dalla vetta si torna al bivio con la ferrata e si seguono i segnavia tondi biancorossi: prima roccette di I grado, poi un esposto e insidioso camino con passaggi di II grado in disarrampicata; quindi un facile sentiero porta alla parte terminale del Ghiacciaio del Calderone, al bivio per il Corno Occidentale e alla Sella dei Due Corni, da cui si scende al Rifugio Franchetti (1h 15′ dal termine della ferrata, 4h 15′ totali) e poi all’ovovia (5h 30′ totali).

    ▲Da abbinare

    La Ricci si concatena facilmente con le vicine Ferrata Danesi e Ferrata Ventricini al Corno Piccolo (anello lungo, consigliato il pernottamento al Franchetti); dalla Sella dei Due Corni si raggiungono la Ferrata Brizio e il Bivacco Bafile con l’omonima ferrata. Sul versante sud il Sentiero del Centenario e la Ferrata Famigliari; a nord la Ferrata Bertona.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneAbruzzo
    • GruppoGran Sasso
    • Avvicinamento1:15 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)5:30 h
    • Dislivello ferrata470 m
    • Dislivello itinerario900 m
    • Quota max2903
    • Lunghezza8,4 Km
  • Ferrata Dino Buzzati al Cimerlo

    Ferrata Dino Buzzati al Cimerlo

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Dino Buzzati al Cimerlo

    La Ferrata Dino Buzzati sale al Cimerlo, in un angolo stupendo e poco battuto delle Pale di San Martino, ricco di guglie e panorami dolomitici. È una via storica divisa in due sezioni: la prima medio-facile, la seconda impegnativa ed esposta lungo un lungo diedro aereo. Avvicinamento e rientro sono lunghi e a tratti difficili: itinerario da non sottovalutare.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza è la località Prati di Fosne, in Val Canali. Dalla SS347 del Passo Duran, venendo da Fiera di Primiero (TN) verso Agordo, dopo circa 5 km si imbocca a un ampio tornante la deviazione per la Val Canali; si risale la valle, si segue un ampio tornante a sinistra e si prosegue sulla strada stretta e a tratti sterrata fino all’Hotel Casera, dove a un incrocio si tiene la destra in salita fino al parcheggio (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio (1319 m), tra prati e baite con il Cimerlo che svetta a nord, si risale lo stradello a tornanti seguendo i segnavia 747, in costante salita nel bosco verso le propaggini meridionali del Cimerlo. Usciti dal bosco si sale un primo ripido canalone sassoso e poi un secondo che porta all’attacco della ferrata (2120 m, 2h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La ferrata inizia salendo in diagonale una parete appoggiata e ben appigliata, fino a un primo salto verticale attrezzato con abbondanti cambre; il cavo piega a destra in un canalino con cambre nella parte alta, si risale un breve camino sul lato sinistro e poi la salita si fa più facile, con cenge a tratti esposte e sentiero attrezzato su roccette dentro un canalino. Si arriva così alla seconda sezione, più impegnativa. Qui la via è stata modificata: a sinistra lo stretto intaglio dove un tempo si saliva l’angusto camino (con scale e passaggi di forza e agilità), a destra una lunga placca verticale che forma un diedro con la parete; oggi si sale all’esterno del camino lungo l’esposto diedro, con attrezzature nuove e in perfetto stato. Si raggiunge il diedro dopo un sentiero attrezzato che sale una rampa e poi un canalino a destra (alcune staffe a sinistra per i balzi più marcati); aggirata la lama di roccia ci si trova sotto il passaggio chiave: un lungo ed esposto diedro con un tratto strapiombante circa a metà. Si parte sul lato sinistro, appoggiati poi verticali; a metà ci si sposta con cautela sul lato destro in forte esposizione e si risale una lunga serie di cambre sopra una fessura; dopo una decina di metri si torna sul lato sinistro salendo la lama attrezzata con cambre, sempre molto esposti, fino a uscire dal camino e a esaurire le attrezzature sui prati sommitali (1h 15′ dall’attacco). Seguendo la traccia a zig-zag si raggiunge lo spallone orientale del Cimerlo (2480 m, 20′ dal termine delle attrezzature, circa 1h 40′ dall’attacco, circa 3h 40′ totali); la vetta del Cimerlo richiede altri 15′ a sinistra.

    ▲Carattere e difficoltà

    Via Difficile, con attrezzatura rinnovata di recente e in ottimo stato: la prima sezione è medio-facile, la seconda — il lungo e aereo diedro — è medio-difficile e molto esposta. L’itinerario complessivo è lungo e a tratti difficile, in zona meno frequentata di altre Pale.

    ⚠ Avvicinamento e rientro sono lunghi e impegnativi: da non sottovalutare. Attenzione al tratto non banale in discesa sotto il Cimerlo, su fondo franoso anche se attrezzato.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta quota per la piena estate (quota massima 2503 m). Cartografia: carta del Parco Naturale Paneveggio e Pale di San Martino (4Land). Cenni storici: la via fu attrezzata nel 1977 dalla guida alpina Gabriele Franceschini in memoria dello scrittore e giornalista Dino Buzzati (1906-1972), grande appassionato di montagna.

    ▲Discesa

    Dallo spallone orientale si scende un tratto ripido attrezzato: ripide roccette, un canalino (passando da destra a sinistra su un masso incastrato), fondo franoso ma sempre attrezzato, e alcuni balzi verticali fino a un sentiero sotto la cresta tra Cima Stanga e il Cimerlo. A un bivio (30′ dal termine delle attrezzature): a destra scende il Sentiero Attrezzato del Cacciatore (segnavia 742, circa 2h, mediamente impegnativo) che alla base del Sass Maor immette sul sentiero 719, in prevalenza in falsopiano fino al parcheggio (circa 7h 30′ totali); diritti si scende invece al Rifugio Velo della Madonna (30′) per il Sentiero Attrezzato Depaoli (circa 8h totali). Qui descriviamo il rientro più rapido per il Sentiero del Cacciatore.

    ▲Da abbinare

    Spesso abbinata in discesa al Sentiero del Cacciatore; raggiungendo il Rifugio Velo della Madonna si collega alla Ferrata del Velo, al Sentiero Gusella e alla Ferrata del Porton verso il Pradidali; più avanti la Gabitta d’Ignoti. In itinerari di più giorni anche la Ferrata Bolver Lugli, la Ferrata delle Fiamme Gialle e la Ferrata del Canalone.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoPale di San Martino
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)8:30 h
    • Dislivello ferrata403 m
    • Dislivello itinerario1177 m
    • Quota max2503 m
    • Lunghezza9,2 Km
  • Ferrata di Giorrè

    Ferrata di Giorrè

    Vie Ferrate › Sardegna › Sassari
    Ferrata di Giorrè
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata di Giorrè corre lungo le alte pareti che delimitano l’altopiano di Giorrè, presso Cargeghe, nell’entroterra a sud di Sassari. È un percorso sorprendente fatto di cenge, traversi e brevi tratti verticali molto esposti, sviluppato come un lungo ‘8’ tra una Cengia Bassa e una Cengia Alta.

    ▲Avvicinamento

    L’attacco è appena fuori Cargeghe: si parcheggia lungo la provinciale che da Cargeghe porta a Florinas, dove una stradina si stacca dal lato destro; conviene fermarsi circa 200 metri oltre, in direzione Florinas, a bordo strada (punto di partenza su Google Maps). Venendo da Cargeghe, con il paese alle spalle, si imbocca la prima stradina asfaltata in salita seguendo il cartello ‘Magola – Giorrè’; il sentiero è obbligato fino a una bacheca con la mappa, poi si sale seguendo gli ometti al bordo della macchia fino a un bivio segnato dove si tiene la sinistra, arrivando in breve all’attacco della Cengia Bassa (45′ dall’auto). Il rientro avverrà dalla Cengia Alta.

    ▲Il percorso

    Si attacca su un’ampia cengia verso sinistra, si aggira uno spigolo e si prosegue su cengia ampia ma non protetta; ci si stacca dal cavo scendendo alcuni metri su sentiero ripido, poi a destra si raggiunge una parete che si percorre in diagonale presso uno spigolo e quindi in verticale con alcune staffe, non difficile ma molto esposta. Un traverso orizzontale chiude la prima parte; segue un lungo alternarsi di strette cenge protette e brevi traversi fino al punto più iconico: un esposto traverso con staffe per i piedi che raggiunge un diedro, che non si risale ma si aggira a sinistra con un tratto di discesa facile ma molto esposto; si prosegue sul traverso e si supera un esposto spigolo con un passaggio in leggero strapiombo. Le attrezzature cessano momentaneamente su un’ampia cengia; dove si stringe, il cavo aiuta nei passaggi. Dopo un traverso che supera un canalino detritico e un altro traverso con staffe si arriva alla via di fuga: a destra sale verso la Cengia Alta (uscita anticipata), a sinistra prosegue la Cengia Bassa. Tenendo la sinistra, dopo un tratto di sentiero si ritrova il cavo che aggira uno spigolo; si prosegue lungo la cengia con un tratto di discesa e una sezione non protetta che si stringe presso il libro delle firme, poi una placchetta verticale con cambre e un sentiero più ampio oltre un piccolo pinnacolo. L’ultima parte della Cengia Bassa attraversa un esposto spigolo, un traverso su staffe in leggera discesa, una cengia non protetta piuttosto infida e un ultimo traverso esposto a sinistra, fino a uscire su sentiero al segnavia che indica a destra il rientro per la Cengia Alta. La Cengia Alta inizia non protetta (massima attenzione), poi le attrezzature proteggono la cengia, non difficile; superato l’incrocio della via di fuga, la seconda parte della Cengia Alta è quasi sempre in falsopiano fino ad aggirare uno spigolo e arrivare sotto i tetti rocciosi al termine della ferrata (1h 30′ dall’attacco, circa 2h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via Moderatamente Difficile caratterizzata da forte esposizione ma difficoltà tecnica contenuta: una serie di cenge e traversi più o meno esposti con un paio di tratti verticali mai difficili grazie alle abbondanti staffe; richiede però piede fermo e testa per i tratti non protetti.

    ⚠ La via è in parte chiusa (ma comunque percorribile) tra il 1° marzo e il 15 giugno di ogni anno per tutelare la nidificazione della fauna: verificare il periodo. Diversi tratti di cengia non sono protetti dal cavo e sono esposti: attenzione costante.

    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota (massimo circa 513 m): percorribile gran parte dell’anno, preferibilmente fuori dalle ore e dai mesi più caldi e rispettando la finestra di tutela della fauna. Ambiente carsico e mediterraneo.

    ▲Discesa

    Dal termine della ferrata il rientro è intuitivo: si raggiunge il sentiero di avvicinamento e lo si ripercorre a ritroso fino all’auto (circa 3h totali).

    ▲Da abbinare

    In provincia di Sassari, vicine, la Ferrata di Cabriol e la Ferrata della Regina; verso Olbia la spettacolare Ferrata degli Angeli a Tavolara; nel Nuorese la Ferrata di Badde Pentumas, nell’Oristanese la Ferrata del Castello di Medusa; nel Sulcis-Iglesiente la Ferrata di Gutturu Xeu e la magnifica Ferrata Pan di Zucchero.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneSardegna
    • GruppoAltopiano di Giorrè
    • Avvicinamento0:45 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata130 m
    • Dislivello itinerario170 m
    • Quota max513 m
    • Lunghezza4,2 Km
  • Ferrata Detomasi a Cimalegna

    Ferrata Detomasi a Cimalegna

    Vie Ferrate › Piemonte › Vercelli
    Ferrata Detomasi a Cimalegna
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Detomasi sale a Cimalegna sopra Alagna Valsesia, nel gruppo del Monte Rosa. È una via a tratti impegnativa, con un avvio atletico e strapiombante e passaggi aerei in cresta, in un ambiente d’alta quota di fronte ai 4000 del Rosa. Il rientro è piuttosto lungo e non ottimamente segnalato.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza teorico è la stazione a monte della seggiovia che collegava Pianalonga alla Bocchetta delle Pisse (2450 m); si raggiunge Pianalonga con la cabinovia da Alagna Valsesia, in alta Valsesia sopra Varallo (VC) (punto di partenza su Google Maps). La seggiovia per la Bocchetta delle Pisse è però dismessa, perciò gli ultimi 45 minuti circa vanno fatti a piedi risalendo da Pianalonga alla Bocchetta delle Pisse; dalla stazione dismessa si aggirano le strutture verso sinistra e si segue il sentiero fino all’attacco, presso una bacheca (circa 1h dalla cabinovia).

    ▲Il percorso

    Il tratto iniziale (segnato in rosso) attacca subito impegnativo: circa 4 metri in strapiombo su un tetto roccioso, dove il primo passaggio di moschettone richiede forza e agilità; si supera la prima parete verticale fino a una placca più coricata con buoni appigli naturali. Si scende un paio di metri a un ponte sospeso di una ventina di metri, particolarmente ballerino (i cavi di tensione si intralciano con quello dei piedi, da scavalcare). Dal ponte si prosegue con un traverso a sinistra e alcuni tratti verticali fino a una parete che si affronta prima in diagonale a destra poi in verticale con un tratto in strapiombo (passaggio chiave); si esce su un pianoro per riprendere fiato e si chiude il tratto su cenge e brevi verticali. Il tratto successivo (segnato in blu) si svolge in cresta: passaggi aerei, fatti di saliscendi ma non difficili, con una scala metallica orizzontale che funge da ponte sospeso (più stabile del precedente) e bellissimo panorama sui 4000 vicini. Si arriva a un ultimo tratto verticale di circa 50 metri, al termine del quale finisce la ferrata (2h dall’attacco, 3h dalla stazione a monte della cabinovia).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via Moderatamente Difficile, segnata soprattutto dal primo tratto atletico e strapiombante e dal primo ponte sospeso, poco stabile; la parte di cresta è aerea ma non difficile.

    ⚠ La seggiovia per la Bocchetta delle Pisse è dismessa: mettere in conto l’avvicinamento a piedi. I rifugi Città di Vigevano e Guglielmina, un tempo punti d’appoggio dell’itinerario, sono al momento chiusi. Il rientro è lungo e non ben segnalato: evitare il sentiero di servizio 205G (uso riservato alle Guide e al Soccorso).

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta quota per la piena estate (quota massima circa 2780-2800 m). Cartografia: carta del Monte Rosa (4Land).

    ▲Discesa

    Dalla cima (2800 m) si percorre l’altopiano di Cimalegna sul sentiero 205E, intersecando a sinistra il 205G (da ignorare). Al Passo di Cimalegna tre opzioni: consigliata, scendere a sinistra verso il dismesso Rifugio Città di Vigevano (2871 m) sul 205E e poi sul 205 fino a Pianalonga, oppure restare in cresta fino al Passo dei Salati per rientrare con la funivia; sconsigliata invece l’opzione a destra per il Passo del Diavolo (sentiero 210B, impegnativo) che riporta all’attacco alla Bocchetta delle Pisse. Calcolare almeno 1h 30′ dal termine della ferrata.

    ▲Da abbinare

    In zona molte attrezzate di vario livello: la vicina Ferrata Nito Staich, la Ferrata della Balma, la recente Ferrata al Pizzo Montevecchio e, più a nord, la Ferrata delle Guide di Macugnaga.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoMonte Rosa
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)4:45 h
    • Dislivello ferrata300 m
    • Dislivello itinerario330 m
    • Quota max2780 m
    • Lunghezza5 Km
  • Ferrata del Velo

    Ferrata del Velo

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata del Velo

    La Ferrata del Velo sale a Forcella del Porton in un bellissimo ambiente delle Pale di San Martino, dominato da Sasso Maor e Cima della Madonna. È una via di media difficoltà, perfettamente attrezzata, che qui descriviamo in salita con rientro ad anello per la breve Ferrata della Vecia.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza è Malga Civertaghe, nel comune di San Martino di Castrozza (TN), raggiungibile per circa 3 km di strada forestale: da San Martino si prende la statale verso sud e, al quarto tornante, si imbocca diritta la strada (parzialmente attrezzata ma in discrete condizioni), tenendo poi la destra in salita fino al parcheggio della malga (punto di partenza su Google Maps). Da Malga Civertaghe (1375 m) si sale verso le pareti della Cima Val di Roda sul sentiero 713, oltre i ruderi di Malga Sopra Ronz; a un bivio si tiene la sinistra (713, in salita ripida) lasciando il 724. Usciti dal bosco su pietraia si arriva a un bivio: a destra il 713 prosegue verso il Rifugio Velo della Madonna, a sinistra si stacca la traccia che si userà per il rientro dalla Ferrata della Vecia. Restando sul 713, con qualche facile tratto attrezzato, si raggiunge il Rifugio Madonna del Velo (2358 m, 2h 15′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dal rifugio si sale prima su ghiaione poi su roccia fino all’attacco, con San Martino di Castrozza alle spalle. Si inizia con una rampa diagonale, poi si sale in diagonale a sinistra e di nuovo a destra in un passaggio un po’ atletico fino alle prime cambre; si prosegue in verticale su parete attrezzata con cambre e un passaggio leggermente strapiombante. Dopo una placca appoggiata in diagonale si affronta il tratto più adrenalinico: dopo una leggera discesa, un traverso prima orizzontale su cambre poi in diagonale, con buona esposizione, quindi un salto di 3 metri con cambre e un tratto verticale attrezzato, le cui difficoltà sono molto ridotte dall’abbondanza di cambre e appigli naturali. Dopo un canalino si sale uno spigolo (prima a destra, poi a sinistra) e ci si inserisce in un canalino appoggiato con cambre nella parte alta. Il tratto conclusivo prevede una paretina verticale, un traverso che gradualmente si allarga e un sentiero attrezzato in diagonale fino al termine delle attrezzature; si prosegue su sentiero in modesta salita e, dopo alcuni tornanti, si raggiunge la Forcella del Porton (2460 m, 1h dal Rifugio Madonna del Velo, 3h 15′ totali), con splendido panorama su Sasso Maor e Cima della Madonna.

    ▲Carattere e difficoltà

    Via di media difficoltà senza singoli passaggi tecnicamente duri: è perfettamente attrezzata e i tratti più impegnativi sono protetti da cambre ampie e abbondanti che riducono molto le difficoltà.

    ⚠ Itinerario d’alta quota: nei canaloni e nei valloni rivolti a nord può esserci neve anche in stagione inoltrata; affrontarlo con tempo stabile.

    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione estiva (quota massima 2460 m circa). Cartografia: carta del Parco Naturale Paneveggio e Pale di San Martino (4Land).

    ▲Discesa

    Poco prima della Forcella del Porton una palina indica sia il Sentiero Gusella (714) sia la discesa in Val della Vecia (739). Si scende lungo il vallone, prima sassoso poi erboso, fino all’attacco superiore della Ferrata della Vecia, che con una lunga serie di cambre aiuta a scendere circa 50 metri di dislivello; al termine il sentiero si innesta a destra sul 713 dell’avvicinamento, che si ripercorre a ritroso fino al parcheggio (2h dalla Forcella del Porton, 5h 15′ totali).

    ▲Da abbinare

    La Ferrata del Velo è spesso percorsa in discesa dopo la Ferrata del Porton; in un giro di due giorni si può aggiungere il Sentiero Gusella a Forcella Stephen, mentre per un anello più breve la si abbina alla Ferrata della Vecia. Nelle Pale anche la Ferrata Bolver Lugli, la Ferrata Buzzati, la Gabitta d’Ignoti, il Sentiero del Cacciatore, la Ferrata dell'Orsa e l’impegnativa Ferrata del Canalone.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoPale di San Martino
    • Avvicinamento2:15 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)5:15 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario1085 m
    • Quota max2460 m
    • Lunghezza17,6 Km
  • Ferrata del Vajo Scuro e variante Lontelovare

    Ferrata del Vajo Scuro e variante Lontelovare

    Vie Ferrate › Veneto › Vicenza
    Ferrata del Vajo Scuro e variante Lontelovare

    La Ferrata del Vajo Scuro, con la nuova variante Lontelovare, è un lungo e vario itinerario nelle Piccole Dolomiti sopra Recoaro Terme. Mette insieme molti tratti attrezzati, alcuni impegnativi e strapiombanti, un avvicinamento ripido e un lungo saliscendi di cresta. Pur a quota contenuta offre passaggi notevoli e panorami magnifici, ma richiede buona forza, allenamento e attenzione all’orientamento.

    ▲Avvicinamento

    Si parte presso il Rifugio Cesare Battisti alla Gazza (1275 m), sopra Recoaro Terme: dal centro si seguono i cartelli marroni verso est, tenendo la sinistra in paese e risalendo fino alla località Parlati, poi la stretta strada a tornanti (7 km); ci si ferma circa 200 m prima del rifugio, all’ultimo tornante, dove a destra c’è un parcheggio con bacheca e palina CAI (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio (1250 m) si segue verso nord il sentiero 105 in falsopiano, si supera a sinistra il sentiero 113 (rientro) e si sale fino a un bivio (20′): si lascia a sinistra il Vajo di Pelagatta e si tiene a destra il 105, che rientra nel bosco. A un bivio segnalato si tiene la sinistra (105, indicazioni Vajo Scuro) e si sale deciso, con brevi tratti attrezzati, alla Selletta Poe (1515 m, 1h dal parcheggio), riconoscibile dai due pinnacoli a sinistra. Si prosegue verso nord sotto le pareti fino alla prima fune metallica presso il Vajo di Lovaraste (1550 m, 1h 15′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il primo tratto è in discesa, fino alla base del Vajo di Lovaraste: si scende in diagonale, poi un tratto verticale con staffe e pioli, una cengia a sinistra che si restringe e un salto verticale di 8-10 metri (staffe e maniglie nella parte bassa); si scende quindi lungo il vajo, sul lato destro dove ci sono infissi, fino a esaurire le attrezzature. Usciti sul versante opposto, a un bivio (15′ dall’attacco) si presenta la scelta: salire la variante difficile ‘Lontelovare’ oppure proseguire sul sentiero verso il Vajo di Lazocli e l’attacco originale della Ferrata del Vajo Scuro. A causa di una frana questo secondo percorso non è al momento praticabile, per cui è necessario salire la variante Lontelovare. La variante attacca in diagonale su balzi misto roccia e terra, taglia la parete su facili roccette e raggiunge una bella parete verticale: la parte iniziale è attrezzata con maniglie, la parte alta offre più appigli naturali; segue un traverso a destra con appigli via via minori, poi il cavo riparte verticale su una parete impegnativa con passaggi leggermente strapiombanti (le maggiori difficoltà fin qui). Una stretta cengia a destra, alcuni balzi esposti su terra e un diedro di circa 6 metri con infissi portano a una nuova cengia a destra e a una parete gradonata (fondo terroso scivoloso). Si risale poi una parete verticale di 35-40 metri, simile alla precedente ma più impegnativa e con più passaggi in leggero strapiombo, sempre con abbondanti maniglie, fino a uno stretto balconcino; si continua su roccia più gradonata ma esposta e si esce su un tratto di sentiero tra i mughi. Una cengia a destra porta presso il Torrione Recoaro dove, tenendo la destra, si entra nel Vajo Scuro e inizia la ferrata originale (1645 m, 1h dall’attacco del Vajo di Lovaraste). Questa si sviluppa dentro una stretta gola: si risale il fondo con la fune fino ai primi infissi, poi il cavo sale verticale con un passaggio in leggero strapiombo verso una strettoia; addentrandosi nel budello verso sinistra si raggiunge il passaggio più iconico, dove si sale stretti tra le pareti fino a un buco da superare con un misto di agilità e forza (vietati zaini ingombranti). Si prosegue lungo la fessura tra massi incastrati, si esce su un balconcino e si risale una bella parete verticale per scavalcare un masso che ostruisce la via; poi la salita si fa più appoggiata e si esce dal Vajo Scuro su una forcella (1812 m, 40′ dall’attacco del Vajo Scuro). A sinistra una traccia taglia a mezzacosta il vallone detritico: si ignora un primo canalino e si sale il secondo verso un evidente masso incastrato, si rimonta un balzo di circa 4 metri con la fune, si passa sotto il masso e, sul versante opposto, si scende in diagonale aiutandosi con grossi massi incastrati fino a esaurire le difficoltà attrezzate (1h dall’attacco del Vajo Scuro). Si prosegue su sentiero verso la Forcella della Scala (1850 m), oltre l’intaglio dell’Orecchia del Diavolo e il masso della Porta dell’Inferno; a un bivio non segnalato ci si innesta sul sentiero 195 (a destra scende a Campogrosso) tenendo la sinistra in salita fino alla Forcella del Lovaraste (1919 m, da cui è facoltativa Punta Lovaraste). Si risale alla Cima Centrale del Fumante con tratti attrezzati esposti e si scende alla Forcella del Fumante (1905 m); si scende quindi verso il Rifugio Scalorbi innestandosi sul sentiero 109 fino al Passo di Pelegatta (1776 m, 3h 45′ dall’attacco, 5h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario Molto Difficile per la somma dei passaggi (alcuni strapiombanti) e la lunghezza complessiva: non ci sono tratti tecnicamente proibitivi, ma i due passaggi verticali della variante Lontelovare sono molto atletici e richiedono forza e allenamento. Nel complesso è un’escursione molto appagante e panoramica.

    ⚠ Il giro classico al Vajo Scuro per il Vajo di Lazocli è interrotto da una frana: salire la variante Lontelovare (Molto Difficile). Attenzione anche alla frana al termine della via ferrata, da risalire con prudenza. La nebbia pomeridiana è frequente e la segnaletica del sentiero è datata e non ottimale, specie dopo il Vajo Scuro e nel rientro: partire la mattina presto.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario di mezza montagna per la stagione estiva (quota massima 2035 m), con punto d’appoggio al Rifugio Scalorbi. Cartografia: carta del Pasubio e Vallagarina (4Land).

    ▲Discesa

    Per il rientro due opzioni: scendere l’angusto Vajo Pelegatta (sconsigliato) oppure, consigliato, seguire l’ampio sentiero 182 verso sud fino al bivio dove si tiene la sinistra sul CAI 113 (‘Omo e Dona’), in discesa poi in risalita e infine in ripida discesa a tornanti tra i mughi, fino a reimmettersi sul sentiero dell’andata e tornare a destra al parcheggio (2h dal Rifugio Scalorbi, 7h totali).

    ▲Da abbinare

    In zona, soprattutto verso il Carega: la Ferrata Campalani (verso il Rifugio Fraccaroli), la Ferrata Biasin e il Sentiero Pojesi (dal Rifugio Passo Pertica); verso il Gramolon, dal Rifugio Bertagnoli, la Ferrata Viali e la Ferrata Ferrari; da Pian delle Fugazze il Sentiero Baglioni; in Val d’Astico la recente Ferrata delle Anguane.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoPiccole Dolomiti (Carega)
    • Avvicinamento1:15 h
    • Ferrata3:45 h
    • Itinerario (a/r)7:00 h
    • Dislivello ferrata264 m
    • Dislivello itinerario786 m
    • Quota max2035 m
    • Lunghezza9,5 Km
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