Paese: Italia

  • Ferrata del Porton

    Ferrata del Porton

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata del Porton
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata del Porton è una verticale via delle Pale di San Martino che sale a Forcella del Porton lungo le pareti orientali di Cima Ball. Pur con dislivello assoluto contenuto, si inserisce in un classico anello lungo con partenza dalla funivia del Col Verde e avvicinamento dal Rifugio Pradidali: da non sottovalutare per la lunghezza complessiva.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla funivia Col Verde a San Martino di Castrozza (TN), raggiungibile dalla Val di Fiemme via Passo Rolle o dalla SS50 da Bassano del Grappa; gli impianti si trovano poco prima di uscire dal paese verso il Passo Rolle (punto di partenza su Google Maps). Dalla stazione a monte sotto il Col Rosetta (2633 m) si scende al Rifugio Rosetta Pedrotti (2581 m); si segue poi a destra (sud) il sentiero 702 verso il Passo di Val di Roda e, per una lunga serie di tornanti, si scende nel vallone tra Cima Rosetta e Croda di Roda. Il sentiero piega a est aggirando la Croda di Roda; a un bivio si lascia il 702 (che scende a San Martino) e si tiene in quota il 715 verso il Rifugio Pradidali, su tratti esposti e attrezzati oltre la Pala di San Martino (attenzione a roccia bagnata e neve tardiva tra la Pala di San Martino e Cima Immink). Si raggiunge il Passo di Ball (2443 m, 1h 45′ dalla stazione a monte) e quindi, scendendo a destra sul 715, il Rifugio Pradidali (2278 m, 2h totali). Dal rifugio si segue il sentiero 739 verso la Forcella del Porton: in leggera salita e poi in ripida discesa nel Vallone Pradidali fino all’attacco (30′ dal rifugio, 2h 30′ totali).

    ▲Il percorso

    Dopo i primi metri orizzontali si sale una lunga serie di solide staffe metalliche: questa prima sezione è molto verticale, salvo brevi raccordi tra le linee di salita. Il cavo sale poi in diagonale su un traverso esposto ma non difficile (con qualche piolo), si scende un paio di metri e si risale un’altra parete attrezzata a staffe, fino a una stretta cengia a sinistra. Si supera una nuova placca a staffe piegando a sinistra in alto, si aggira uno spigolo e si percorre un traverso diagonale prima di un’altra serie di staffe verticali (in basso si rivede il Rifugio Pradidali e la quota guadagnata). Dopo un traverso attrezzato con pioli si affronta una salita esposta su staffe e poi un tratto in diagonale radente la roccia, fino a una serie di staffe in leggero strapiombo: dal punto di vista fisico è il passaggio chiave, pur con difficoltà tecniche ridotte. Si prosegue in diagonale fino a un salto verticale, si aggira uno spigolo e compare il canalone finale; segue un tratto in discesa su roccia leggermente strapiombante, da percorrere senza indugiare per non affaticare le braccia. Risalito il canalone detritico (attenzione alla traccia) fino a un bollo rosso sul lato sinistro, riprendono le attrezzature con la Forcella del Porton in vista: alcune roccette in diagonale, una solida scala metallica di circa 8 metri e un ultimo traverso diagonale con staffe e pioli portano al caratteristico intaglio di Forcella del Porton (2460 m, 1h 30′ dall’attacco, circa 2h 15′ dal Rifugio Pradidali, 4h 45′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via Moderatamente Difficile: sale verticale, ma nei punti più impegnativi le staffe facilitano molto la progressione, simile a una lunga serie di gradoni. Tre passaggi richiedono maggiore attenzione: un traverso, la paretina leggermente strapiombante e la discesa nel canalone.

    ⚠ Attenzione ai canaloni poco prima dell’attacco e sotto Forcella del Porton: chiusi tra le pareti di Cima Ball e rivolti a nord, conservano neve anche in stagione inoltrata; un paio di canali nella parte alta hanno terreno detritico e instabile. Avvicinamento e rientro sono entrambi lunghi e con buon dislivello: serve allenamento.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta quota per la piena estate (quota massima 2738 m). Cartografia: carta del Parco Naturale Paneveggio e Pale di San Martino (4Land).

    ▲Discesa

    Da Forcella del Porton, a un primo bivio si può scendere per il 739B in Val Vecia con la Ferrata della Vecia fino all’innesto sul 713 (40′), oppure scendere al Rifugio Madonna del Velo (2358 m, 1h) percorrendo in discesa la Ferrata del Velo e proseguendo sul 713 fino allo stesso innesto (1h 30′). In entrambi i casi si segue il 713 fino al rudere di Malga Sopra Ronz, poi la forestale (segnavia 22) in falsopiano verso nord; dopo circa 20′ si seguono il 724 e poi il 702 fino al parcheggio della funivia (circa 3h da Forcella del Porton, circa 8h totali).

    ▲Da abbinare

    Attorno a Cima Ball si sviluppano quattro attrezzate collegabili: la del Porton, la Ferrata del Velo, la Ferrata della Vecia e il Sentiero Gusella; dal Rifugio del Velo si raggiunge il Sentiero del Cacciatore a Cima Stanga, spesso usato in discesa dalla Ferrata Buzzati al Cimerlo. Dalla stazione a monte la Ferrata Gabitta d’Ignoti e la Ferrata Bolver Lugli a Cima Vezzana; più a est la Ferrata Fiamme Gialle al Bivacco Reali, la Ferrata del Canalone e la Ferrata dell'Orsa.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoPale di San Martino
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)8:00 h
    • Dislivello ferrata280 m
    • Dislivello itinerario535 m
    • Quota max2738 m
    • Lunghezza12,3 Km
  • Ferrata dell’Orsa (Sentiero del Dottor)

    Ferrata dell'Orsa (Sentiero del Dottor)

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata dell'Orsa (Sentiero del Dottor)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata dell’Orsa, o Sentiero del Dottor, sale a Forcella dell’Orsa lungo la solitaria Val Angheraz, in un angolo poco battuto ma stupendo delle Pale di San Martino. Tecnicamente di media difficoltà ed esposta nella prima parte, è preceduta da un lungo avvicinamento e seguita da un rientro altrettanto lungo, con ulteriore dislivello in salita: serve allenamento e buon senso dell’orientamento.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Col di Prà, frazione di Taibon Agordino (BL): dalla regionale Belluno–Cencenighe si entra a Taibon e si segue via Aldo Moro verso la Val San Lucano, risalendo la strada asfaltata fino alla Locanda Col dei Prà, dove si parcheggia (858 m) (punto di partenza su Google Maps). Alla biforcazione si tiene la sinistra e, prima su asfalto poi su sterrata (segnavia 767), ci si addentra nella Val Angheraz in salita moderata ma costante. Quando i segnavia escono dalla forestale a destra (1270 m, 1h 30′ dal parcheggio) inizia la parte più impegnativa: ci si addentra tra le pareti dell’Agner (a sinistra) e del Coston del Miel (a destra), si raggiunge il greto secco di un torrente e lo si risale verso la Croda Grande; in alto, attenzione a prendere a destra la traccia che porta sotto la parete della ferrata, con la Forcella dell’Orsa ben visibile al centro e una grande fenditura diagonale che taglia la parete verso destra. Si raggiunge l’attacco (1560 m, 2h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La ferrata sale subito verticale seguendo la fessura verso destra, su roccia via via esposta ma non difficile, fino a una prima scaletta metallica; segue una parete più impegnativa con buona roccia, poi il cavo piega a sinistra lungo alcune fessure. Si raggiunge un trittico di scalette metalliche piuttosto datate che salgono sotto un tetto roccioso; si risale una nuova parete verticale e si percorre una cengia a destra, uscendo dall’ambiente ombroso su facili balzi tra mughi e prati che chiudono la prima sezione (30′ dall’attacco). Si risale poi un canalone in parte erboso in parte detritico verso destra fino a una cengia a sinistra, dove il cavo aiuta su alcuni balzi di modesta difficoltà fino a un canalone ghiaioso. Tenendo la destra si sale a un bivio mal segnalato: a sinistra, con chiari segni biancorossi, si prosegue per Forcella dell’Orsa (con un ultimo tratto di ferrata); a destra, con sbiaditi segni gialloverdi lungo un canalone erboso (tenersi al centro), si sale verso Forcella di Miel accorciando l’escursione di almeno un’ora. Seguendo l’opzione principale, a sinistra si imbocca un sentiero in parte esposto verso la forcella, si attraversa un ghiaione (a inizio stagione spesso innevato) e, spostandosi a sinistra del vallone, si raggiunge l’ultimo breve tratto attrezzato in un canalino detritico che porta alla Forcella dell’Orsa (2330 m, 2h 30′ dall’attacco, 4h 30′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via di media difficoltà, con qualche passaggio più sostenuto ed esposto nella prima sezione, inserita in un itinerario complessivamente lungo e remoto.

    ⚠ Dopo la prima parte di ferrata la segnaletica è scarsa: serve attenzione per individuare i segnavia, sia salendo a Forcella dell’Orsa sia imboccando il Sentiero Furlan verso Forcella di Miel. Il lungo rientro impone tempo stabile: in particolare la nebbia tra Passo Canali e Forcella di Miel può creare seri problemi di orientamento. Attenzione alla neve residua nei ghiaioni a inizio stagione.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta quota per la piena estate (quota massima 2520 m), in zona poco frequentata dove è facile incontrare caprioli e fauna selvatica. Cartografia: carta del Parco Naturale Paneveggio e Pale di San Martino (4Land). Il nome ‘Sentiero del Dottor’ ricorda Giulio Vianello, presidente del CAI di Treviso (detto ‘il Dottor’), che nel 1925 individuò e attrezzò il collegamento tra la Val Canali e la Val di San Lucano attraverso la Forcella dell’Orsa e la Val Angheraz.

    ▲Discesa

    Da Forcella dell’Orsa si ignora a sinistra il sentiero 707 per il Rifugio Treviso e si tiene la destra, passando sotto il Colle Canali fino al Passo Canali (2460 m, 30′); si scende verso nord sul 707 in una conca e la si risale sul versante opposto seguendo il 705 fino alla Forcella di Miel (2520 m, 45′ dal Passo Canali, 1h 15′ dal termine della ferrata). Dalla forcella il 705 inizia la lunga discesa lungo il Vallone del Miel, ripida e a tornanti, fino a un bivio dove si tiene la destra (705) proseguendo fino a una forestale; tenendo la destra si raggiunge Col di Prà e il parcheggio (2h 30′ da Forcella di Miel, circa 4h dal termine della ferrata, circa 8h 30′ totali).

    ▲Da abbinare

    Dalla zona si raggiungono la Ferrata Fiamme Gialle al Bivacco Reali (Vallone del Coro) e, dal Rifugio Pradidali, la Ferrata del Porton, la Ferrata del Velo e il Sentiero Gusella; in Val Canali il Sentiero del Cacciatore e la Ferrata Dino Buzzati al Cimerlo. Verso il Civetta la Ferrata degli Alleghesi, la Ferrata Tissi e la Ferrata Costantini alla Moiazza.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoPale di San Martino
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerario (a/r)9:30 h
    • Dislivello ferrata780 m
    • Dislivello itinerario1672 m
    • Quota max2520 m
    • Lunghezza18 Km
  • Ferrata delle Trincee al Padon

    Ferrata delle Trincee al Padon

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata delle Trincee al Padon
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata delle Trincee corre lungo la cresta del Padon che separa la Marmolada dal Gruppo Sella, in un ambiente spettacolare e ricco di testimonianze della Grande Guerra. Itinerario lungo e vario, con un primo tratto difficile e fisico non adatto ai principianti, una parte centrale aerea e una sezione finale con gallerie (per una delle quali serve la torcia).

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Passo Fedaia (versante trentino), che collega Canazei in Val di Fassa con Malga Ciapela: presso la diga si parcheggia e di fronte alla Marmolada si individuano i segnavia del sentiero 698 verso Porta Vescovo (punto di partenza su Google Maps). In alternativa si può salire dal versante veneto, ad Arabba, con la funivia di Porta Vescovo, evitando l’avvicinamento. Dal Passo Fedaia si segue brevemente il 601 e poi a destra il 698, ripido nei prati, fino a Porta Vescovo (2486 m, 1h dal passo); si tiene la destra verso la parete da cui parte la cresta e, a un bivio, si ignora la deviazione per il Rifugio Padon (possibile rientro) salendo per tracce fino all’attacco, segnalato da una targa bianca (2580 m, 1h 15′ dal Passo Fedaia).

    ▲Il percorso

    L’attacco e la prima parete (una cinquantina di metri) sono il passaggio chiave, da classificare difficile, con buona forza richiesta: dopo i primi metri orizzontali il cavo sale verticale su una placca levigata da affrontare in aderenza, poi le difficoltà calano e si arrampica più agevolmente fino a un diedro con infissi. Si prosegue con brevi traversi a sinistra e a destra su roccia compatta, poi un traverso in leggera discesa aggira uno spigolo di fronte al ghiacciaio della Marmolada e si risale una parete verticale. Alcuni balzi a sinistra portano sull’iconico filo di cresta tra Passo Pordoi e Passo Fedaia, con il Sella da un lato e la Marmolada dall’altro: si percorre brevemente sul lato destro in forte esposizione fino a un terrazzino panoramico, poi un altro tratto esposto conduce a un ampio ponte sospeso, senza difficoltà. Si resta sul versante sinistro su una comoda cengia, si scende a una forcella e si risale sul versante opposto, poi un camino che si stringe; usciti in cresta si cambia ancora versante e, dopo una cengia e un lungo tratto in discesa con qualche staffa, si arriva al bivio che chiude il primo tratto (2676 m, 1h 30′ dall’attacco). Qui parte la variante alla Torre dell’Eremita (salita e discesa attrezzate, ottima e recente, circa 30′ a/r), breve ma impegnativa ed esposta. Inizia poi il secondo tratto, meno impegnativo e ricco di interesse storico: si alternano sentiero, brevi discese e risalite, cenge esposte protette e balzi rocciosi fino a un bivio segnalato; seguendo i cartelli si raggiunge la prima galleria (2h dall’attacco, circa 25-30 m) che porta sul versante nord, e poi la seconda galleria (2h 15′), lunga circa 150-200 m, con gradini e tratti attrezzati interni. Si prosegue fino al Bivacco Bontadini (2550 m, 2h 30′), dove termina il tratto in cresta; si ignora la breve ferrata per la vetta del Padon e si scende, sempre su tratti attrezzati, al Rifugio Padon (2390 m, 3h dall’attacco, 4h 15′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario Moderatamente Difficile diviso in tre sezioni nette: un primo tratto molto fisico per la mancanza di appigli, una parte centrale adrenalinica per l’esposizione ma non difficile, e una sezione finale con le gallerie e una discesa franosa che richiede attenzione.

    ⚠ La seconda galleria (circa 150-200 m) richiede obbligatoriamente una torcia elettrica: all’interno si risalgono gradini e tratti attrezzati: seguire il tunnel principale, segnalato con catarifrangenti, senza imboccare diramazioni. Il primo tratto di ferrata non è adatto ai principianti.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta quota per la stagione estiva (quota massima 2711 m). Cartografia: carta della Val di Fassa (4Land). Cenni storici: inaugurata nel 1972 su ideazione di Gilberto Salvatore (CAI Livinallongo), ripercorre una linea di trincea austriaca sulla cresta della Mesola e Mesolina; sulla Mesolina erano invece attestate le truppe italiane. La via e il Bivacco Bontadini furono ristrutturati nel 2003 e nel 2019 il CAI di Arabba ha aperto la salita alla Torre dell’Eremita.

    ▲Discesa

    Dal Rifugio Padon si segue il sentiero CAI 680 (segni giallo-rossi) che corre parallelo alla ferrata a mezzacosta, non difficile e panoramico sul Lago Fedaia e la Marmolada; si raggiunge il bivio dell’andata (1h dal rifugio) e si scende al Passo Fedaia per il CAI 698 dell’avvicinamento (45′ dal bivio, 1h 45′ dal Rifugio Padon, 6h totali).

    ▲Da abbinare

    Da Passo Fedaia si possono intraprendere la Ferrata Eterna o la Cresta Ovest a Punta Penia; da Passo Pordoi l’impegnativa Ferrata Piazzetta al Piz Boè; ad Alba di Canazei, con la funivia del Ciampac, la Ferrata dei Finanzieri al Colac.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoMarmolada (Padon)
    • Avvicinamento1:15 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerario (a/r)5:00 h
    • Dislivello ferrata131 m
    • Dislivello itinerario652 m
    • Quota max2711 m
    • Lunghezza8,5 Km
  • Ferrata delle Taccole al Monte Baldo

    Ferrata delle Taccole al Monte Baldo

    Vie Ferrate › Veneto › Verona
    Ferrata delle Taccole al Monte Baldo

    La Ferrata delle Taccole è una via difficile e atletica del Monte Baldo che porta alla Vetta delle Buse. Breve e con dislivello contenuto, ma esigente: roccia molto solida ma liscia, pochi appigli naturali e molte staffe, talvolta distanti, che spesso obbligano a tirare il cavo. Richiede buone doti di arrampicata e tenuta fisica.

    ▲Avvicinamento

    L’attacco è raggiungibile per più itinerari, con o senza la funivia Prada–Costabella. Senza impianti si punta al Rifugio Telegrafo (2200 m): il CAI 657 (2h 30′), facile e senza tratti esposti, parte da uno spiazzo presso un tornante della provinciale tra Ferrara di Monte Baldo e San Valentino; il CAI 652 – Sentiero Bovi (1h 45′), più rapido ma con tratti ripidi ed esposti, parte da uno spiazzo a bordo strada (max 8 auto; strada chiusa d’inverno) (punto di partenza su Google Maps). Con la funivia a Costabella si segue il CAI 658 verso nord oltre il Rifugio Chierego fino alla Vetta delle Buse (2152 m) e si scende verso il Rifugio Telegrafino fino a una sella con la targa metallica (45′ dalla stazione a monte). Per il CAI 657 si sale a Punta Sascaga e si tiene a sinistra il 658 verso la Vetta delle Buse, arrivando alla sella prima della cima (3h dal parcheggio); per il 652 si raggiunge Punta Telegrafo, si scende al rifugio e si prosegue verso sud fino alla stessa sella (2h dal parcheggio). Dalla sella si scende verso ovest per un ripido e franoso canalino fino all’attacco (10′ dalla sella).

    ▲Il percorso

    Si parte dall’interno di un camino: i primi metri offrono buoni appigli, poi bisogna cercare con cura appoggi naturali oltre a maniglie e staffe. Il cavo corre sul lato sinistro, ma alcuni appoggi sono sul destro: conviene studiare bene la progressione. Salendo la fessura si stringe e l’esposizione cresce, fino a un terrazzino nella parte alta del camino; rimontati gli ultimi metri si esce su massi rocciosi (uno sporgente) e, per una cengia a destra, si arriva alla base di una lunga placca ripida. Qui il cavo segue una fessura che offre gli unici appigli naturali, mentre la placca compatta è liscia: si sale in forte esposizione aiutati da staffe e maniglie poste alternativamente a destra e a sinistra del cavo (tratto più duro per chi è di bassa statura per via della distanza tra le staffe). La parte alta della placca presenta il passaggio più complesso: la fessura si allarga, il cavo scorre a destra e si esce con un movimento atletico, sfruttando una staffa verticale posta sopra la testa. Pochi metri sopra il cavo vira a sinistra per un breve traverso e attacca un diedro con staffe su entrambi i lati, atletico ma protetto, con un breve tratto strapiombante, oltre il quale si piega a destra su un terrazzino dove conviene riposare. L’ultimo tratto inizia con una parete simile alle precedenti, con pochi appigli ma staffe; gradualmente ci si sposta dentro una fessura, talvolta umida, con un paio di punti spancianti dove serve far forza sul cavo. La fessura si stringe fino a spingere fuori (utile un passo in lolotte sfruttando una staffa a sinistra), poi restano gli ultimi metri di placca. Si esce su un sentiero terroso e, dopo alcuni balzi rocciosi, si raggiunge il libro di vetta dove termina la ferrata (45′ dall’attacco).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via Molto Difficile, atletica e poco arrampicabile: la roccia è solidissima ma liscia, con appigli naturali quasi solo in spigoli e fessure. Le numerose staffe agevolano i tratti duri, ma alcune distanze obbligano a tirare il cavo. È una via che mette alla prova ed esposta, capace di appagare anche il ferratista esperto.

    ⚠ Attenzione al canalino di accesso, ripido e franoso, che spesso resta innevato anche a inizio stagione. Date la roccia liscia e l’impegno fisico, valutare bene le proprie capacità di arrampicata prima di partire.

    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione estiva (quota massima 2152 m); panorama notevole dalla cima, con il Lago di Garda in basso e le Prealpi bresciane e le Dolomiti all’orizzonte. Usando la funivia in salita l’itinerario e il dislivello si riducono molto, lasciando energie per un secondo attrezzato. Cartografia: carta del Monte Baldo (4Land).

    ▲Discesa

    Dal termine si scende per sentiero fino al CAI 658; a seconda dell’avvicinamento si va a sinistra verso il Rifugio Telegrafo o a destra verso la stazione a monte della funivia, ripercorrendo poi a ritroso l’itinerario di salita.

    ▲Da abbinare

    Se si è usata la funivia restano energie per il vicino Sentiero Attrezzato della Val Sorda, oppure per le ferrate del Garda: la facile Ferrata Rio Sallagoni, le panoramiche Ferrata a Cima Capi e Ferrata dell'Amicizia, o la più difficile Ferrata Mori. Per itinerari facili, i sentieri attrezzati Colodri e delle Cavre.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoMonte Baldo
    • Avvicinamento3:00 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)7:30 h
    • Dislivello ferrata164 m
    • Dislivello itinerario1030 m
    • Quota max2152 m
    • Lunghezza11 Km
  • Ferrata delle Scalette alla Torre di Toblin

    Ferrata delle Scalette alla Torre di Toblin

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata delle Scalette alla Torre di Toblin

    La Ferrata delle Scalette risale la parete nord-ovest della Torre di Toblin, nelle Dolomiti di Sesto, in uno degli scenari più celebri delle Dolomiti (Tre Cime, Croda dei Toni, Monte Paterno). È breve ed esposta, fatta in gran parte di scalette metalliche ma con tre passaggi che ne alzano sensibilmente il grado; si sale dalle Scalette e si scende dalla vicina Ferrata Cappellano Hosp, in un anello logico molto frequentato.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Rifugio Auronzo (2320 m), raggiungibile in auto da Misurina lungo la strada panoramica a pedaggio (7 km); Misurina è accessibile da Cortina/Auronzo (SR48, SP49) o da Dobbiaco (SS51, SP49) (punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si segue il sentiero panoramico 101 fino al Rifugio Lavaredo (2344 m, circa 30′) e quindi a Forcella Lavaredo (2454 m, 45′), dove si apre il panorama su Croda di Passaporto, Monte Paterno, Sasso di Sesto e Torre di Toblin. Si continua in discesa sul 101, ignorando le tracce che si staccano a sinistra, fino al Rifugio Locatelli (2450 m, 1h 15′ dal parcheggio). Da qui si seguono i triangoli rossi verso nord, aggirando il Sasso di Sesto e restando sul lato sinistro della Torre di Toblin, oltre un vecchio rifugio della Grande Guerra, fino a una caratteristica croce metallica; le indicazioni rosse sulla roccia portano all’attacco (20′ dal Locatelli, circa 1h 30′ totali).

    ▲Il percorso

    Alcune frecce rosse conducono su facili roccette, prima a sinistra poi a destra, fino a una targa in marmo che ricorda l’origine bellica della via. La ferrata parte verticale in un diedro ben appigliato, con il cavo a sinistra: passaggio impegnativo ma con buoni appoggi per i piedi. Si piega a destra entrando in una fessura ben gradinata, poi a sinistra in diagonale fino alla prima scaletta; seguono facili balzi e il primo tratto decisamente esposto, dove si sale uno spigolo presso una vecchia asse di legno e due scalette in piena esposizione. Una cengia verso destra sotto un tetto introduce al tratto centrale, il più caratteristico: si risale un lungo camino con varie scale (le prime due verticali, la terza obliqua che taglia il camino sul versante opposto). Si arriva al passaggio più impegnativo: per raggiungere la scala e il cavo sul lato sinistro del camino occorre procedere in spaccata, perché la parete sinistra, spesso umida, è priva di appoggi; lo sforzo è nei primi due passi, poi cercando con cura gli appoggi si guadagna la scaletta. Usciti dal camino, dopo alcune roccette a sinistra si percorre un esposto traverso con staffe per i piedi e si arriva all’ultimo camino, di nuovo ricco di scalette: due nella fessura, poi a sinistra in completa esposizione un’altra scala. Si sale infine l’esposto spigolo ben appigliato e, piegando a destra, un’ultima scaletta accanto a resti della Grande Guerra porta al piano sommitale con la Croce di Vetta della Torre di Toblin (2617 m, 45′ dall’attacco, 2h 15′ totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Spesso considerata facile per via della brevità, in realtà merita il grado Difficile: pur essendo in larga parte costituita da scalette, presenta tre passaggi più severi (il diedro iniziale, il passaggio in spaccata nel camino, lo spigolo finale) e un’esposizione costante. Per il ferratista allenato i singoli tratti sono moderatamente difficili, ma nel complesso la via va affrontata con rispetto.

    ⚠ Itinerario molto frequentato in estate: per evitare ingorghi (e gli incroci pericolosi sulle scalette) conviene percorrerlo a inizio mattinata o nella seconda metà del pomeriggio. Si sale dalle Scalette e si scende dalla Hosp: non invertire il senso.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta quota per la stagione estiva (vetta 2617 m). Cartografia consigliata: carta delle Dolomiti di Sesto (4Land). Cenni storici: durante la Prima Guerra Mondiale la Torre di Toblin era al confine tra Italia e Impero austro-ungarico; le truppe austriache vi piazzarono un mortaio per controllare il Sasso di Sesto e le linee italiane.

    ▲Discesa

    Dalla vetta entrambe le opzioni di discesa sono attrezzate, ma quella consigliata è scendere per la Ferrata Cappellano Hosp (30′ dalla vetta, 2h 45′ totali), tecnicamente più facile delle Scalette. Scesi a valle si riprende a ritroso il sentiero dell’avvicinamento fino al Rifugio Locatelli, a Forcella Lavaredo e quindi al Rifugio Auronzo (1h 45′ dalla vetta, 4h totali).

    ▲Da abbinare

    L’abbinamento naturale è la Ferrata Cappellano Hosp in discesa; nelle vicinanze la Ferrata Innerkofler al Monte Paterno (anello dal Locatelli), la Ferrata Severino Casara alla Croda dei Toni e, alla Croda Rossa di Sesto, la Ferrata dei Costoni e la Ferrata Zandonella. Verso Misurina il Sentiero Bonacossa, la Ferrata Capitano Bilgeri al Monte Piano e la Ferrata Merlone ai Cadini.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoDolomiti di Sesto
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)4:00 h
    • Dislivello ferrata115 m
    • Dislivello itinerario317 m
    • Quota max2617 m
    • Lunghezza10,9 Km
  • Ferrata delle Ginestre

    Ferrata delle Ginestre

    Vie Ferrate › Lombardia › Brescia
    Ferrata delle Ginestre

    La Ferrata delle Ginestre è una via breve ma fisica sul versante orientale del Lago d’Idro (BS), fatta quasi tutta di traversi esposti e impegnativi. Si abbina spesso alla sottostante e difficile Ferrata del Fregio, per un’uscita corta ma severa, soprattutto per le braccia.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal paese di Vesta, sulla riva orientale del Lago d’Idro: arrivando da Pieve Vecchia e Crone, sulla destra si nota un piccolo spiazzo ghiaioso con una palina segnaletica in ferro, da cui parte il sentiero (punto di partenza su Google Maps). Si può parcheggiare nello spiazzo (max 2 auto) o poco più avanti. L’avvicinamento naturale è salire la difficile Ferrata del Fregio e proseguire con le Ginestre (40′ dal parcheggio); per andare diretti alle Ginestre si segue lo stesso sentiero fino a un bivio dove, ignorata a sinistra l’indicazione per l’attacco della Fregio, si sale tra ripidi tornanti fino alla targa in legno dell’attacco (30′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    L’inizio inganna: un traverso diagonale con buoni appoggi per i piedi sale verso destra senza difficoltà. Usciti dal primo tratto cominciano i passaggi più duri, con sezioni leggermente strapiombanti in lieve salita e pioli per i piedi posti piuttosto in alto rispetto al cavo (scomodi per chi è alto, più agevoli per statura medio-bassa). Un paio di passaggi in lieve discesa affaticano le braccia; si prosegue sull’impegnativo traverso fino a un bivio: a destra continua la via, a sinistra un tratto attrezzato evita il ponte sospeso, mentre un sentiero scende nel bosco. Si percorre una cengia scivolosa in leggera discesa, si aggira uno spigolo e si affronta un nuovo traverso esposto con appoggi artificiali per i piedi (sempre con il cavo vicino agli appoggi); aggirato un ulteriore spigolo si arriva a un ponte tibetano (‘delle scimmie’) di 15 metri, da percorrere faccia a monte. Si risale poi una facile parete verticale con abbondanti maniglie e staffe e, su un breve tratto di cresta, si chiude la ferrata (20′ dall’attacco).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via Difficile e tutta sui traversi: il primo parte facile e diventa impegnativo ed esposto, con un paio di passaggi di scomoda discesa; il secondo è più esposto ma meno faticoso; adrenalinico il ponte tibetano finale. Difficoltà tecniche, esposizione e impegno fisico 3/5, ambiente più contenuto (1/5).

    ⚠ La ridotta distanza tra il cavo e i sostegni per i piedi richiede fatica extra, soprattutto a chi è di statura elevata; la via stanca molto le braccia, ancor di più se abbinata alla Fregio. Attenzione alle cenge scivolose.

    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota (massimo 600 m): percorribile gran parte dell’anno, evitando le giornate più calde e umide. Cartografia: carta del Parco Alto Garda Bresciano (4Land).

    ▲Discesa

    Dal termine delle attrezzature si sale per un breve tratto, oltre il quale inizia la ripida discesa che riporta all’attacco e poi, lungo il sentiero, al bivio per la Ferrata del Fregio; da qui a ritroso per l’avvicinamento fino al parcheggio (30′ dal termine, circa 1h 45′ totali).

    ▲Da abbinare

    È il naturale proseguimento della sottostante Ferrata del Fregio (la combinazione mette alla prova la tenuta fisica); vicine anche la Ferrata Crench e i più facili sentieri attrezzati Sasse e delle Cascate di Idro. Verso Brescia, valutando le energie, la Ferrata Caspai o la Ferrata Nasego, di media difficoltà ma più lunghe.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoLago d'Idro
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata0:20 h
    • Itinerario (a/r)1:45 h
    • Dislivello ferrata20 m
    • Dislivello itinerario200 m
    • Quota max600 m
    • Lunghezza2 Km
  • Ferrata delle Aquile alla Paganella

    Ferrata delle Aquile alla Paganella

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata delle Aquile alla Paganella
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata delle Aquile è una via moderna e spettacolare sul versante sud-est della Cima La Paganella, sopra Andalo (TN). Ha uno sviluppo insolito — prima in discesa, poi una lunga cengia esposta e infine in salita — con attrezzatura eccellente, due ponti sospesi e, nelle varianti, originali scale elicoidali. L’avvicinamento è brevissimo grazie agli impianti, ma in estate è molto frequentata.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza è la stazione a monte della funivia di Andalo (TN), raggiungibile dal casello di Trento Nord via Mezzolombardo, Fai della Paganella e Andalo; un parcheggio gratuito si trova sulla destra poco prima degli impianti (punto di partenza su Google Maps). Presa la funivia si scende a Dosso Pela (1776 m) e, con breve sentiero sotto una galleria, si risale alla Cima La Paganella (2125 m). Si prosegue in leggera salita verso alcuni ricevitori fino a un bivio: a sinistra un facile sentiero tra i mughi porta in pochi minuti all’attacco (15′ dalla stazione a monte); a destra si imbocca il Sentiero Attrezzato delle Aquile, facile ed esposto, che lungo una cengia conduce allo stesso punto (30′). In alternativa agli impianti si sale da Andalo a piedi per il sentiero F11 (circa 2h, 1000 m di dislivello).

    ▲Il percorso

    Lo sviluppo è singolare: prima in discesa, poi in salita lungo la costola del Dente del Corno, suddiviso in tratti riconoscibili da targhe metalliche. Si parte con il ‘Canalone Battisti’, discesa lungo il fianco sinistro di un ripido canale erboso (cavo da corrimano) alternata a brevi risalite e cenge, fino alla targa ‘Antro delle Pegore’ e a un passaggio nella roccia. Si esce su una facile cengia e si scende su roccette via via più esposte, senza difficoltà ma con piede fermo. Segue il primo tratto più tecnico, la ‘Traversata degli Angeli’: un traverso orizzontale molto esposto che aggira uno spigolo, con buoni appigli all’inizio e staffe nella seconda parte (un paio di passaggi leggermente strapiombanti). Dopo due brevi disarrampicate verticali esposte, aiutate da sostegni metallici, si traversa a sinistra alla targa ‘Conca d’Oro’ e si imbocca la ‘Cengia Terlago’, alternanza di traversi e cenge che aggira il Dente del Corno fino alla parete ovest. Si scende verso il corno collegato alla montagna da due ponti sospesi: superata la targa ‘Ponti del Cielo’ si affronta il primo ponte (a quattro corde, stabile, con pedane metalliche), poi alcune cambre fino a un breve gendarme e al ‘Dos de la Merenda’, da cui parte il secondo ponte, più lungo (aggirabile con sentiero attrezzato). Si risale una parete attrezzata e si scende a una sella terrosa dove si ricongiunge il sentiero. Al termine, dopo il libro firme, due opzioni: lo ‘Spigolo del Vento’, lungo pilastro in parte staffato con ottimi appigli naturali e gradoni finali esposti ma facili; oppure la ‘Variante Estrema – Il Volo dell’Aquila’, con due scale elicoidali in fune metallica (la seconda un po’ più dura) e un terzo ponte sospeso. Entrambe portano alla grande targa ‘Il Trono dell’Aquila’ (1h 45′ dall’attacco indipendentemente dall’ultima variante, 2h totali dalla stazione a monte).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via Moderatamente Difficile, con attrezzatura recente e abbondante (fittoni molto ravvicinati). Esiste inoltre la variante ‘Battito d’Ali’ (dal 2019), Estremamente Difficile, che tra il primo e il secondo ponte prevede un pendolo seguito da una parete verticale e strapiombante con passi atletici privi di staffe.

    ⚠ La variante ‘Battito d’Ali’ richiede un pendolo: ci si collega al cavo con un anello e si pendola verso sinistra; conviene aggiungere una longe corta con moschettone a ghiera. Una volta intrapresa NON è possibile tornare indietro: si deve proseguire fino al secondo ponte. È fatto esplicito divieto di percorrere la ferrata in senso inverso; in luglio e agosto è molto affollata, con frequenti ingorghi: meglio nei giorni feriali e di prima mattina.

    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione estiva (quota massima 2125 m); la possibilità di salire e scendere con gli impianti la rende molto turistica. Sul secondo ponte il cavo alto per i moschettoni è spesso troppo elevato: si può procedere mettendo un moschettone sul cavo di destra e uno su quello di sinistra. Per le scale elicoidali è utile portare una fettuccia per un’eventuale sosta a metà. Cartografia: carte del Gruppo di Brenta, della Valle dei Laghi e Alto Sarca o dell’Alta Valsugana (4Land).

    ▲Discesa

    Dal termine si prosegue verso nord-ovest sul sentiero che sale verso la Cima La Paganella; a un bivio, tenendo la sinistra, si raggiungono i prati delle piste e quindi gli impianti della funivia (30′ dal termine, 2h 30′ totali), da cui si scende a valle e al parcheggio.

    ▲Da abbinare

    Usando gli impianti restano tempo ed energie per un secondo itinerario: la Ferrata al Burrone Giovanelli a Mezzocorona o la Ferrata di Rio Secco; verso il Garda la Ferrata di Preore o la Ferrata Rio Sallagoni; più impegnativa la Ferrata Marangoni a Mori. Recenti anche la Ferrata della Val del Rì e la Ferrata della Croce di Fai.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoPaganella
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)2:30 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario320 m
    • Quota max2125 m
    • Lunghezza3,1 Km
  • Ferrata della Vita al Mangart

    Ferrata della Vita al Mangart

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata della Vita al Mangart

    La Ferrata della Vita è il cuore tecnico di una grande traversata d’alta quota al Mangart, nelle Alpi Giulie. Si parte dai Laghi di Fusine (UD), si guadagna Forcella Segherza con la ferrata e si prosegue lungo la lunga cresta est fino in vetta, rientrando ad anello dal Bivacco Nogara. È un itinerario lungo, faticoso e molto esposto, con panorami unici lungo il confine italo-sloveno.

    ▲Avvicinamento

    Si lascia l’auto al parcheggio dei Laghi di Fusine (937 m), raggiungibile da Fusine Valromana presso Tarvisio (uscita A23 di Tarvisio) (punto di partenza su Google Maps). Oltre la sbarra si segue la sterrata indicata per il Rifugio Zacchi: a un primo bivio si ignora il sentiero CAI 512 (a sinistra, per il rifugio) restando sulla forestale che segue il CAI 513 per l’Alpe Vecchia. Dopo circa 30 minuti, a un secondo bivio (1030 m), si trascura a destra il CAI 517A (per il Bivacco Nogara, da cui si rientrerà) e si tira dritto. La stradina si fa sentiero e sale ripida nel bosco fino all’Alpe Vecchia (circa 1300 m, 1h 15′), dove si lasciano a destra il CAI 517 e a sinistra il CAI 513 (per il Rifugio Zacchi) e si prosegue diritti su sbiaditi bolli rossi e ometti in una pietraia. Si entra in un circo di pareti verticali; a un bivio non segnalato (20′ dall’Alpe Vecchia) si ignora la traccia che scende a sinistra verso il CAI 513 e si continua diritti sul ghiaione. Individuata a sinistra la traccia verso il colatoio che scende da Forcella Segherza, si sale ripidi fino al nevaio perenne (ormai ridotto), che si taglia da destra verso sinistra; una stretta cengia con un paio di passaggi in disarrampicata e alcune roccette porta all’attacco, in un camino stretto (circa 1750 m, 2h 45′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    L’attacco è subito impegnativo: alla base di un camino tetro il cavo sale a destra e nei primi metri, dove la fessura è troppo ampia per la spaccata, serve trazione sul cavo per superare la strozzatura; più in alto la roccia offre maggiori appigli. Una cengia esposta e attrezzata verso sinistra porta a un secondo camino, più facile; si prosegue su una cengia che taglia la montagna verso sinistra (in basso compaiono il Rifugio Zacchi e i Laghi di Fusine). Alcune roccette depositano su una seconda cengia, parallela ma verso destra, di nuovo in direzione del colatoio di Forcella Segherza, dove il cavo serve più da autoassicurazione che da appoggio. Si arriva al passaggio più iconico: la cengia si interrompe su uno spallone roccioso che si sale per un diedro, poi si traversa a destra aggirando lo spallone con vecchi infissi metallici per i piedi. Si sale quindi verticali, in forte esposizione, superando un tetto roccioso con alcune staffe e un diedro attrezzato con cavo, una grossa catena e staffe (prima a sinistra, poi a destra); spostandosi a destra si supera un ultimo tratto verticale con staffe. Una stretta cengia a destra, molto esposta sopra il nevaio dell’avvicinamento, porta a un breve salto verticale con staffe e quindi a una cengia verso sinistra; il cavo riparte verticale aggirando a sinistra un tetto, si sale una scaletta metallica per superare uno spanciamento e si percorre un esposto traverso a sinistra in leggera salita. Dopo un ultimo tratto verticale le attrezzature terminano momentaneamente: attenzione, perché qui il percorso non è protetto, è esposto e la traccia non è segnata (a destra il Piccolo Mangart di Coritenza, in lontananza il Bivacco Tarvisio). Seguendo la traccia si raggiunge Forcella Segherza e, tenendo la destra, il Bivacco Tarvisio (2160 m, 1h 45′ dall’attacco, 4h 30′ dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via Molto Difficile non per passaggi atletici continui, ma per l’esposizione costante, l’ambiente severo e la lunghezza complessiva dell’itinerario (difficoltà ambientali 4/5, esposizione e impegno fisico 5/5). La ferrata è solo una parte di un’escursione molto più ampia e articolata.

    ⚠ La via, scavata in parte su colatoi, è soggetta a frequenti scariche di sassi e necessita di manutenzione: casco obbligatorio e massima attenzione. La traversata di cresta al Mangart va affrontata solo con tempo stabile, buon allenamento e passo fermo, perché diversi tratti non sono protetti.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta quota per la piena estate (quota massima 2677 m). Punti d’appoggio lungo l’anello: il Bivacco Tarvisio, il rifugio sloveno Koča na Mangartskem sotto il Mangart e il Bivacco Nogara; valutabile il pernottamento per spezzare le circa 10 ore complessive in due giorni. Cartografia consigliata: carta delle Giulie Occidentali. Cenni storici: la via fu attrezzata negli anni Venti dagli alpini di confine ed era nota come ‘via della Morte’, anche per i profughi periti nel dopoguerra nel tentativo di varcare il confine; ristrutturata negli anni ’40 e nei primi anni ’80, fu allora ribattezzata ‘Via della Vita’.

    ▲Discesa

    Dal Bivacco Tarvisio si hanno tre possibilità, tutte impegnative. (1) Tornare a ritroso per la Ferrata della Vita e il sentiero di salita: è l’opzione più breve ma meno appagante. (2) Seguire la cresta verso nord-nordest fino alla Ponza Grande: richiede esperienza, perché si procede su cresta con molti passaggi esposti e non protetti, attrezzature in cattivo stato dove presenti, e la salita/discesa alla Veunza chiede passo fermo e assenza di vertigini (utile la conserva); dalla Ponza Grande si scende con la Ferrata della Ponza Grande al Rifugio Zacchi (circa 7h dal bivacco). A metà di questa cresta si innesta la Ferrata Kugy allo Strugova (ristrutturata nel 2022), valida via di rientro che evita il tratto più esposto. (3) Opzione qui consigliata, lunga ma meno impegnativa della cresta alle Ponze: dal bivacco verso sudovest in vetta al Piccolo Mangart di Coritenza (2333 m) con passaggi attrezzati in buono stato (Mala Forca), poi lungo la cresta di confine italo-sloveno (in vista Javolec e Triglav) fino a un bivio (2485 m, 2h 45′ dal termine della ferrata): a sinistra si sale in vetta al Mangart, a destra si scende più rapidi aggirando la parete nord per la via normale (brevi tratti attrezzati). Si raggiunge Forcella Mangart (2166 m) e, sul versante italiano, il Bivacco Nogara (1850 m, 1h 30′ dal bivio); da qui il segnavia 517A riporta alla sterrata e al parcheggio (1h 15′ dal Nogara, circa 10h totali). Conservare l’imbrago fino in fondo perché in cresta restano passaggi verticali attrezzati, e in discesa non lasciarsi sviare dai segnavia sloveni che fanno perdere quota.

    ▲Da abbinare

    Sempre dai Laghi di Fusine si possono salire la Ferrata Italiana e la Ferrata Slovena al Mangart; più a ovest, sul Jof Fuart e Jof di Montasio, la Ferrata Anita Goitan, la Ferrata Amalia, il Sentiero Ceria Merlone e il Sentiero Re di Sassonia; più a sud, nel Canin, la Ferrata Grasselli e la Julia.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Giulie
    • Avvicinamento2:45 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)10:00 h
    • Dislivello ferrata240 m
    • Dislivello itinerario1540 m
    • Quota max2677 m
    • Lunghezza16 Km
  • Ferrata Rocca dei Corvi

    Ferrata Rocca dei Corvi

    Vie Ferrate › Piemonte › Cuneo
    Ferrata Rocca dei Corvi

    La Ferrata Rocca dei Corvi è una via aerea e impegnativa che sale la Rocca dei Corvi sopra il torrente Mongia, nelle Alpi Liguri cuneesi. Appagante, faticosa e mai banale nonostante l’abbondanza di staffe, alterna traversi orizzontali e diagonali, tratti in disarrampicata e ponti tibetani: poco conosciuta ma molto coinvolgente.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza è la Cappella di Santa Caterina presso Viola (Cuneo): da Ceva (uscita A6) si risale la SS 28 della Valle del Mongia per Mombasiglio e Viola; superato il paese verso Saint Grée si segue un cartello giallo a sinistra per la Ferrata Rocca dei Corvi e, su stradina asfaltata, si raggiunge la cappella (parcheggio), o si prosegue ancora un chilometro su sterrata fino a un parcheggio dopo un rio (punto di partenza su Google Maps). Si prosegue sulla sterrata e, alle indicazioni con freccia gialla, si scende a sinistra fino a uno spiazzo roccioso con un bivio: a sinistra “risalita del torrente Mongia” (via completa), a destra “dal ponte tibetano” (che taglia la prima parte). Seguendo a sinistra si scende circa 10′ fino all’attacco sul lato sinistro del Mongia, oltre una passerella di legno instabile poco sopra il torrente (30′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si attacca una breve parete scivolosa presso una cascata (in primavera insidiosa per la portata del torrente), poi un tratto di collegamento con un’altra passerella e un tratto verticale a fianco dell’acqua, aiutati da staffe. Ignorata una passerella sul fiume, si sale una scala di legno su una parete di circa 5 metri in leggero strapiombo accanto a un’altra cascata; con un traverso a destra si aggira uno spigolo sopra il torrente (staffe per mani e piedi) e si risale il risalto, sotto il ponte sospeso che si percorrerà al ritorno. Si prosegue su una crestina, si scavalca un albero, si aggira un grosso sasso e, dopo un breve tratto verticale, si affronta un traverso obliquo con pioli a sinistra, poi una parete verticale e un altro traverso che porta a un terrazzino panoramico per la sosta (40′ dall’attacco). Si sale una parete appoggiata in diagonale, una parete verticale in un camino con leggero strapiombo e una paretina con catena; una cengia a destra e un ultimo salto più impegnativo portano alla crestina finale e alla vetta della Rocca dei Corvi con la madonnina (1h 15′ dall’attacco, circa 1h 45′ dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via faticosa (Difficile) con diversi tratti strapiombanti: pur ben staffata, può affaticare molto le braccia, e un rinvio torna utile in un paio di traversi. Gli escursionisti meno allenati possono attraversare subito il ponte tibetano e salire/scendere solo per la parte facile.

    ⚠ In seguito agli eventi atmosferici dell’inverno 2020-2021 la passerella e i primi cavi del tratto iniziale sono stati danneggiati: per percorrere la prima parte serve prestare molta attenzione ai primi metri. La variante dal ponte tibetano evita il tratto danneggiato.

    ▲Periodo e sicurezza

    Via di media quota, da evitare nei periodi di forte portata del torrente (primavera) per via dei passaggi vicino alle cascate. Attrezzatura ottima e abbondante.

    ▲Discesa

    Si rientra seguendo il percorso più facile: si scende lo sperone e la cresta est fino a un pulpito, quindi si aggira in discesa uno spigolo con staffe in forte esposizione (passaggio aereo e non banale); si prosegue su tratti più appoggiati fino a un bivio dove si tiene la sinistra lungo un canalino con fune, fino al ponte tibetano (lungo ma abbastanza stabile). Superato il ponte e un breve traverso si chiude l’anello attrezzato e si risale all’auto (circa 3h totali).

    ▲Da abbinare

    Nel Cuneese la Ferrata degli Alpini all’Oronaye, la Ferrata di Chiaronto e la Ferrata del Bec Valletta; verso Savona la Ferrata degli Artisti.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoAlpi Liguri – Valle Mongia
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario250 m
    • Quota max900 m
    • Lunghezza2,5 Km
  • Ferrata della Memoria al Vajont

    Ferrata della Memoria al Vajont

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata della Memoria al Vajont

    La Ferrata della Memoria al Vajont è una via recente, ottimamente attrezzata e impegnativa, che sale verticale sulla gola del Vajont, teatro della tragedia del 1963. Molto aerea e atletica, richiede buon allenamento per l’elevato numero di passaggi verticali.

    ⚠ La via inizia attraversando due gallerie: sono obbligatori casco, kit da ferrata e una TORCIA. Itinerario molto esposto e fisico, da percorrere solo in buona forma e senza problemi con il vuoto.
    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza è lungo la strada che collega Longarone (Belluno) con Erto (Pordenone): da Longarone, sulla SS 51, si seguono le indicazioni per Erto, si attraversa il Piave e si sale per tornanti; al sesto tornante una stradina scende a destra fino a un ampio spiazzo dove si parcheggia (punto di partenza su Google Maps). Dalla bacheca si segue il cartello a destra nel bosco fino a una prima galleria (circa 100 m): qui conviene indossare casco e kit e tenere pronta la torcia. Si percorre la galleria, si esce su una cengia a sinistra e si raggiunge una seconda, più breve galleria (circa 40 m), al termine della quale inizia ufficialmente la ferrata (15′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si parte con una cengia a sinistra (cavo come corrimano), inizialmente larga, che si assottiglia aggirando uno spigolo; superato un aereo traverso su solide cambre e un’altra cengia, si raggiunge una robusta scala metallica di una decina di metri dove inizia la ferrata vera e propria. Si piega a destra in forte esposizione e si sale una parete levigata e atletica, poco arrampicabile, dove cambre, staffe e maniglie aiutano molto; alcuni strappi verticali e stretti terrazzini portano a un terrazzino più ampio. Dopo roccette e tratti di collegamento si raggiunge un diedro: il cavo sale a sinistra su una parete liscia priva di appoggi salvo una staffa artificiale, il passaggio più impegnativo della via (breve, circa 4 metri, ma molto fisico). Si prosegue su cenge, placche levigate attrezzate con lunghe serie di cambre, traversi esposti e pareti verticali con abbondanti maniglie (attenzione al fondo a tratti instabile e sporco). L’ultima sezione, più appoggiata, è in larga parte arrampicabile; una lunga cengia a destra porta a una seconda scala che supera un tetto roccioso, oltre la quale gli ultimi metri chiudono la via (2h dall’attacco, 2h 15′ dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via molto verticale ed esposta (Molto Difficile): le opinioni si dividono tra chi la trova eccessivamente fisica (molti passaggi dove si traziona sul cavo o si progredisce su cambre senza toccare roccia) e chi la giudica adrenalinica e atletica. In entrambi i casi è un itinerario intenso, paragonabile per verticalità ad alcune ferrate recenti; le difficoltà calano nettamente nella seconda metà.

    ⚠ Le cenge corrono spesso parallele sopra tratti già percorsi: non smuovere sassi e detriti per chi segue. Lungo la via alcune targhe riportano altitudine e coordinate GPS in caso di chiamata ai soccorsi.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario recente con attrezzatura in ottimo stato, dedicato alla tragedia del Vajont del 1963; da percorrere in buona forma fisica e con caschetto e torcia per le gallerie iniziali.

    ▲Discesa

    Si segue la traccia con segnavia 380 fino a un bivio: a sinistra per Casso, da cui si rientra al parcheggio (1h dal termine, 3h 15′ totali), oppure a destra verso la diga del Vajont, scendendo poi lungo la strada asfaltata e, al termine della seconda galleria, prendendo a sinistra il sentiero nel bosco fino all’auto (1h 15′ dal termine, 3h 30′ totali).

    ▲Da abbinare

    Verso il Civetta, in ordine di difficoltà, la Ferrata degli Alleghesi, la Ferrata Tissi e la Ferrata Costantini alla Moiazza; vicino a Longarone le brevi Ferrata alla Parete dei Falchi e Ferrata della Val Gallina.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoGola del Vajont
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)3:15 h
    • Dislivello ferrata220 m
    • Dislivello itinerario220 m
    • Quota max800 m
    • Lunghezza4,7 Km
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