Regione: Trentino-Alto Adige

  • Ferrata delle Bocchette Alte

    Ferrata delle Bocchette Alte

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata delle Bocchette Alte

    La Ferrata delle Bocchette Alte e’ una delle vie d’alta quota piu’ celebri dell’arco alpino: un itinerario grandioso nel cuore delle Dolomiti di Brenta, che tocca e supera i 3000 metri. I passaggi attrezzati non sono tecnicamente estremi, ma l’ambiente e’ di vera alta montagna, con lunghi tratti esposti (alcuni non protetti) e neve e ghiaccio persistenti presso la Vedretta di Tucket: e’ classificata Difficile soprattutto per esposizione, lunghezza e impegno fisico. Si presta a essere percorsa ad anello e ad essere concatenata con le Bocchette Centrali pernottando in rifugio.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal parcheggio del Rifugio Vallesinella (1513 m), sopra Madonna di Campiglio: dalla rotonda all’ingresso del paese un cartello marrone indica la strada che in 4 km porta al parcheggio (punto di partenza su Google Maps). La via e’ percorribile in entrambi i sensi (Alimonta-Tucket o viceversa); qui si descrive l’anello che dal Vallesinella sale al Brentei, prosegue all’Alimonta dove inizia la ferrata e termina al Rifugio Tucket, da cui si rientra al Vallesinella. Dal Rifugio Vallesinella si sale per il CAI 317, ripido nel bosco, fino al Rifugio Casinei (1850 m, 45′). Dal Casinei si prosegue sul CAI 318 verso sud-est fino al Rifugio Brentei (2182 m): questo tratto, noto anche come Sentiero della Galleria Bogani, presenta alcuni passaggi esposti ma non difficili (2h15′ dal parcheggio). Dal Brentei si procede sul CAI 323 verso nord-est in direzione del Rifugio Alimonta, ignorando il bivio per la Ferrata Detassis, fino al rifugio dove inizia l’itinerario attrezzato (3h15′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dal Rifugio Alimonta si sale lungo il vallone detritico tra grossi massi fino a un bivio: a destra si va alla Bocca degli Armi (attacco delle Bocchette Centrali o, in discesa, della Ferrata Spellini), a sinistra verso l’attacco delle Bocchette Alte. Si percorre il versante sinistro del vallone con alcune cenge e roccette attrezzate, fino all’attacco vero e proprio, presso una scala accanto alla quale c’e’ una targhetta metallica (45′ dall’Alimonta, 4h totali). Inizia il tratto dedicato a Umberto Quintavalle, dove diverse scale salgono il versante settentrionale di Cima Molveno; si scende poi verso nord-ovest fino alla Bocca Bassa di Massodi (2790 m, 45′ dall’attacco, 4h45′ totali), dove a sinistra scende la Ferrata Oliva Detassis, utilizzabile anche come via di fuga verso l’Alimonta o il Brentei. La Bocca Bassa di Massodi e’ un tratto di una decina di metri particolarmente esposto, su neve o ghiaia, dove per gli inesperti puo’ servire uno spezzone di corda per procedere in conserva. Da qui parte il tratto dedicato a Mario Coggiola: una serie di scale intervallate da tratti attrezzati esposti ma non difficili porta alla cima pianeggiante dello Spallone di Massodi (2999 m), da cui si scende lungo l’iconica Scala degli Amici, lunga 30 metri, esposta e impegnativa per la pendenza. Seguono facili tratti attrezzati e scale fino alla Bocchetta Alta di Massodi (2950 m, 45′ dalla Bocca Bassa, 2h15′ dall’Alimonta). Si prosegue in salita oltre i 3000 metri nel tratto dedicato a Maria Foresti, caratterizzato non da salite e discese verticali ma da lunghe cenge esposte: pur sembrando meno arduo, i canalini eventualmente innevati richiedono concentrazione. Attraversati i canalini critici si raggiunge una nuova scala che sale passando dalla Spalla Nord della Cima Brenta; si scende poi senza difficolta’ nel tratto dedicato a Carlo Garbari e, dopo una serie di scale e gradini attrezzati, si arriva alla Bocca di Tucket (2648 m, 45′ dalla Spalla Nord della Cima Brenta, 5h dall’Alimonta). Dalla Bocca di Tucket si scende un nevaio non particolarmente agevole, dove serve buon piede (utili i bastoncini), e poi le tracce di sentiero conducono al Rifugio Tucket (30′ dalla Bocca di Tucket, 5h30′ dall’Alimonta).

    ▲Carattere e difficolta’

    Le difficolta’ tecniche sono moderate: la via e’ un continuo saliscendi di scale, cenge e tratti attrezzati, ma classificato Difficile per l’esposizione e per alcuni passaggi non protetti, su tutti la Bocca Bassa di Massodi. Serve buona dimestichezza nel disarrampicare i tratti attrezzati e un buon allenamento, perche’ l’itinerario e’ lungo e dispendioso, in ambiente di alta montagna. Le attrezzature sono in buono stato e le scale, anche se non recenti, sono stabili e ben costruite. Nel 2025 e’ stato installato un nuovo ponte sospeso nel canale sud della Cima Brenta, stabile e ben costruito, che evita un tratto insidioso famoso per le scariche di detriti e neve.

    ⚠ Il tratto Garbari e i canalini in quota possono essere innevati anche in stagione inoltrata: portare ramponi e piccozza nel caso le attrezzature risultino inagibili per la neve. La Bocca Bassa di Massodi e’ esposta e non protetta. Attenzione anche all’affollamento di luglio e agosto nei punti piu’ esposti: conviene partire presto.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta quota: la stagione utile e’ l’estate inoltrata e l’inizio autunno, quando neve e ghiaccio presso la Vedretta di Tucket si riducono. Oltre al set da ferrata completo (imbracatura, kit, casco) sono raccomandati ramponi e piccozza, abbigliamento adeguato all’alta montagna e scorta d’acqua e cibo per una giornata di circa 10 ore. Verificare meteo e condizioni dei nevai presso i rifugi prima di partire.

    ▲Discesa

    Dal Rifugio Tucket (2272 m), dove termina la ferrata, la discesa al Rifugio Vallesinella avviene lungo il CAI 317, un lungo sentiero senza difficolta’ che in direzione nord-ovest porta prima nei pressi del Rifugio Casinei e poi giu’ al Vallesinella (1h30′ dal Rifugio Tucket, circa 10h totali per l’intero anello).

    ▲Da abbinare

    L’abbinamento naturale e’ con la Ferrata delle Bocchette Centrali, di cui le Bocchette Alte sono il proseguimento: in questo caso conviene pernottare al Rifugio Pedrotti. La Ferrata Oliva Detassis e’ una variante nel tratto da Bocca d’Armi a Cima Molveno. Proseguendo si puo’ concatenare la Ferrata Benini fino al Passo del Groste’, da cui partono altri itinerari (Sentiero Attrezzato Vidi, Ferrata della Val Gelada, Sentiero Attrezzato delle Palete). In avvicinamento si puo’ usare il Sentiero Attrezzato Violi verso il Brentei, mentre a sud meritano la Ferrata Brentari, la Ferrata Castiglioni, il Sentiero Attrezzato dell’Ideale e il Sentiero Attrezzato Apolloni.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento3:15 h
    • Durata ferrata5:30 h
    • Itinerario totale10:00 h
    • Dislivello ferrata438 m
    • Dislivello itinerario1500 m
    • Altitudine massima3011 m
    • Lunghezza19 Km
  • Ferrata delle Bocchette Centrali

    Ferrata delle Bocchette Centrali

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata delle Bocchette Centrali

    La Ferrata delle Bocchette Centrali e’ una delle vie attrezzate piu’ famose d’Italia e probabilmente del mondo: un viaggio aereo e spettacolare nel cuore delle Dolomiti di Brenta. Tecnicamente non e’ estrema (Moderatamente Difficile), ma si svolge in alta montagna, e’ molto lunga e attraversa nevai che possono essere ghiacciati: va affrontata con preparazione e con i materiali giusti. La sua bellezza sta nelle lunghe cenge scavate nella roccia e nei panorami sui campanili del Brenta.

    ▲Avvicinamento

    Ci sono due basi di partenza. Opzione 1 (Madonna di Campiglio): si parte dal parcheggio del Rifugio Vallesinella (1513 m), sopra Madonna di Campiglio (punto di partenza su Google Maps). Dal Vallesinella si sale sul CAI 317 nel bosco fino al Rifugio Casinei (1850 m, 45′). Dal Casinei due varianti per il Rifugio Brentei: il CAI 318, che sale deciso fino a un bivio (2048 m) dove a sinistra si andrebbe al Rifugio Tucket mentre si tiene la destra raggiungendo con alcuni saliscendi il Rifugio Brentei (1h30′ dal Casinei, 2h15′ dal parcheggio); oppure il piu’ basso Sentiero Attrezzato Violi (CAI 391), che porta sotto il Brentei con un tratto finale ripido (2h15′ dal Casinei, 3h dal parcheggio). Dal Brentei (2182 m) si segue il CAI 318 fino a un bivio poco prima di Bocche di Brenta, dove si tiene la sinistra raggiungendo l’inizio della ferrata (1h dal Brentei, circa 3h15′ dal parcheggio, 4h se si e’ saliti per il Violi). Opzione 2 (Molveno): dalla Baita Ciclamino, raggiungibile da Molveno salendo via Dolomiti, si segue il CAI 319 lungo una sterrata fino al Rifugio Croz dell’Altissimo (1430 m, 40′); poco oltre, a un bivio, si lascia la sterrata e si tiene la sinistra sul CAI 340 che sale nel bosco verso il Rifugio Selvata (1630 m). Dal Selvata il CAI 319 porta al Rifugio Tosa (2439 m) e poi al Rifugio Pedrotti (2491 m, 2h30′ dal Selvata, 4h30′ dal parcheggio); dal Pedrotti si sale ancora verso Bocche di Brenta (2552 m, 30′), dove inizia la ferrata.

    ▲Il percorso

    La via si apre con una scala metallica di una decina di metri, seguita subito da una seconda e una terza dello stesso sviluppo. Si imbocca poi una cengia con buono spazio per i piedi verso sinistra, facendo attenzione alle sporgenze della roccia; aggirato uno spigolo si risalgono alcune roccette, ormai immersi nei panorami sul Campanile Alto e sulla Cima degli Sfulmini. Inizia quindi una lunga cengia scavata nella roccia che aggira la base occidentale della Cima di Brenta Alta. Si affronta poi una parete piu’ verticale attrezzata prima con staffe e poi con una scala metallica: in questo punto puo’ esserci neve in un canalino anche a stagione inoltrata, e l’attraversamento richiede molta attenzione (per gli escursionisti meno sicuri puo’ essere utile uno spezzone di corda per assicurarsi). Superato il tratto ci si avvicina al raccordo tra la Cima di Brenta Alta e il Campanil Basso: questo primo settore, dedicato a Otto Gottstein e Arturo Castelli, termina alla Bocchetta del Campanil Basso (2620 m, 45′ dall’attacco). Si prosegue lungo il tratto dedicato a Carla Benini e Figari, salendo roccette e percorrendo alcune cenge, tra cui il celebre “ferro di cavallo”, dove la cengia disegna un’insenatura nella montagna con forte esposizione. Si scende poi per roccette e una scala fino a un’ampia cengia in direzione della Bocca degli Armi; dopo un tratto di cresta una serie di lunghe scale metalliche lascia sul nevaio. La condizione del nevaio cambia di anno in anno, ma essendo esposto a nord lo si trova spesso ghiacciato: ramponi e piccozza sono vivamente consigliati per percorrerlo in sicurezza. Si scende lungo il nevaio verso il versante destro del vallone fino a raggiungere il Rifugio Alimonta (2580 m, 2h45′ dall’attacco).

    ▲Carattere e difficolta’

    I passaggi attrezzati in se’ non sono difficili: la via e’ fatta di scale, cenge esposte e brevi tratti verticali ben attrezzati. La vera difficolta’ e’ l’ambiente di alta montagna, la grande lunghezza dell’itinerario e i nevai da attraversare. E’ un percorso adatto a chi ha gia’ esperienza di vie ferrate e di ambiente glaciale, da pianificare con cura, eventualmente con un pernottamento in rifugio per abbinarlo alle Bocchette Alte.

    ⚠ Nevai e vedrette perenni lungo il percorso (in particolare la vedretta presso Bocca d’Armi): non sono passaggi tecnici, ma con neve ghiacciata diventano pericolosi, quindi portare ramponi e piccozza. Possibili tratti di roccia bagnata anche fuori dalle attrezzature: nei tratti esposti e non protetti servono piede fermo e massima prudenza. Itinerario molto lungo: partire presto e valutare il pernottamento in quota.
    ▲Periodo e sicurezza

    La stagione utile e’ l’estate inoltrata, quando i nevai si sono ridotti, fino all’inizio dell’autunno. Oltre al set da ferrata completo (imbracatura, kit, casco) sono raccomandati ramponi e piccozza per i nevai, abbigliamento da alta quota e scorta d’acqua e cibo per una giornata molto lunga. Controllare sempre meteo e condizioni dei nevai presso i rifugi prima di partire.

    ▲Discesa

    Terminata la ferrata in zona Bocca d’Armi, il rientro dipende dall’avvicinamento scelto. Se si e’ saliti da Madonna di Campiglio: dal Rifugio Alimonta si scende lungo il CAI 323 al Rifugio Brentei e quindi a ritroso per il sentiero di avvicinamento fino al Rifugio Casinei e infine, nel bosco, al Rifugio Vallesinella (3h45′ dal termine della ferrata, circa 9h45′ totali). Se si e’ saliti da Molveno: da Bocca d’Armi si scende con la recente Ferrata Spellini fino al sentiero CAI 303, dove al bivio con il Sentiero Attrezzato Orsi si tiene la destra (1h30′ da Bocca d’Armi); dal CAI 303 si scende al Rifugio Tosa e poi a ritroso per il Rifugio Selvata fino alla Baita Ciclamino (3h45′ dal termine della ferrata, circa 11h totali).

    ▲Da abbinare

    L’abbinamento piu’ appagante, con pernottamento in rifugio, e’ con la Ferrata delle Bocchette Alte. Da Bocca d’Armi, invece di scendere all’Alimonta, si puo’ proseguire sul CAI 305 fino a Bocca Bassa Massodi (2790 m) e scendere la Ferrata Detassis (CAI 396), eventualmente concatenando il Sentiero Attrezzato SOSAT verso il Rifugio Tucket. Nel gruppo meritano anche la Ferrata Brentari, la Ferrata Castiglioni, il Sentiero Attrezzato dell’Ideale e il Sentiero Attrezzato Apolloni a sud, mentre a nord si trovano la Ferrata Benini e il Sentiero Attrezzato Vidi.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento3:15 h
    • Durata ferrata2:45 h
    • Itinerario totale9:45 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario1100 m
    • Altitudine massima2770 m
    • Lunghezza18 Km
  • Ferrata Bergkristall

    Ferrata Bergkristall

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Bergkristall
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Bergkristall e un itinerario breve e moderno (inaugurato nel 2024) che sale una parete vicino all’omonimo campeggio in alta Val Passiria, presso Plan. E composta da due brevi varianti che si riuniscono circa a meta parete, entrambe di difficolta contenuta.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza e nei pressi del campeggio Bergkristall, in alta Val Passiria: da Vipiteno si risale la valle verso Moso e si seguono le indicazioni per Plan, raggiungendo il campeggio in circa 15 minuti. La ferrata attacca sul versante opposto del torrente. L’avvicinamento e brevissimo: un sentierino porta alla parete gia visibile e, attraversato il ponte, si incontra il primo itinerario a destra e, pochi metri piu in alto a sinistra, il secondo (circa 5 minuti dall’auto). Apri il punto di partenza su Google Maps.

    ▲Il percorso

    Si puo scegliere tra due varianti. L’itinerario Moderatamente Difficile (il primo che si incontra) presenta un tratto verticale, un traverso a destra e una seconda parete a destra; si risalgono un paio di balzi rocciosi e si sale verso sinistra, incontrando in pochi minuti il secondo itinerario che arriva, in leggera discesa, da sinistra. L’itinerario Facile (il secondo) ha solo un paio di passi moderatamente difficili: inizia con una rampa a destra, seguita da una parete verticale e da un traverso a destra, poi una sezione in discesa dove si intercetta il primo itinerario in arrivo da destra. Da qui il percorso comune: si sale una placca verticale di una ventina di metri, segue un lungo traverso a sinistra sotto le incombenti pareti nero-giallastre e infine un tratto attrezzato in discesa che chiude la ferrata.

    ▲Carattere e difficolta

    Via breve con attrezzature in ottimo stato, ideale per chi vuole iniziare o per una mezza giornata leggera, con la possibilita di scegliere il grado in base alla variante.

    ▲Discesa

    Dall’uscita si segue il sentiero 14B e poi la sterrata verso destra che riporta al parcheggio (circa 40 minuti).

    ▲Da abbinare

    Nella parte settentrionale dell’Alto Adige si trovano la Ferrata delle Cascate di Stuller, la Ferrata Ibex, la Ferrata Lampskorf e la Ferrata Olberg; spostandosi a sud, le varie vie ferrate della Val Venosta.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltaModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino Alto Adige
    • GruppoAlpi Breonie
    • Avvicinamento0:05 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)0:45 h
    • Dislivello ferrata60 m
    • Dislivello itinerario70 m
    • Quota max1.600 m
    • Lunghezza0,8 Km
  • Ferrata Bepo de Medil

    Ferrata Bepo de Medil

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata Bepo de Medil
    Moderatamente Difficile● Da verificareCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    ⚠ ATTENZIONE: itinerario DA VERIFICARE. Il sentiero e di fatto chiuso (indicazioni rimosse e un muretto di sassi all’imbocco) e le attrezzature sono datate e in piu punti lasche, tanto da poter non reggere in caso di caduta: vanno considerate un sostegno solo psicologico. La gola e instabile, con tratti franati, ed e possibile trovare neve anche a stagione inoltrata. Caschetto obbligatorio. Adatto solo a escursionisti molto esperti, con passo fermo e assenza di vertigini.

    L’antica Ferrata Bepo de Medil (1930) e una via poco frequentata e in scarso stato di manutenzione, che risale una stretta gola dalla Valle del Vajolet fino alla Pala di Mesdi e alla Valle del Larsec, nel gruppo del Catinaccio. L’ambiente e austero e affascinante, con panorami stupendi dalla parte alta, ma l’itinerario e riservato a chi ha solida esperienza.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Rifugio Gardeccia (1949 m), in Val del Vajolet, interdetta al traffico privato: la si raggiunge con la funivia da Vigo di Fassa fino a Ciampedie e poi 45 minuti di sentiero, oppure con la funivia da Pera di Fassa (il bus navetta da Pozza non e piu in funzione dal 2019). Dal Gardeccia ci sono due opzioni per la gola della ferrata. La prima: verso nord-est si scende il greto del torrente secco e si risale sulla sinistra orografica con le indicazioni del “sentiero panoramico”; la traccia, dapprima debole, diventa evidente a un cartello per il Rifugio Vajolet e sale superando una frana fino a una palina (1 ora dal Gardeccia). La seconda, piu semplice ma piu lunga: si raggiunge il Rifugio Vajolet (2243 m) per il sentiero di valle e poi una traccia a destra verso est, a mezzacosta sotto i dirupi del Larsec, per circa mezz’ora fino a una palina (1 ora e 30 dal Gardeccia). Da li, verso nord-est, si stacca un sentiero non segnalato e apparentemente ostruito da un muretto di sassi: con alcuni sporadici bolli rossi inizia la ferrata. Apri il punto di partenza su Google Maps.

    ▲Il percorso

    Dopo la palina, un tratto di sentiero in salita aggira uno spallone e apre la vista sulla gola. La parte iniziale e ampia ma franata, senza traccia: serve molta attenzione a rimontare la frana, a tratti decisamente instabile. Superata, alcuni segni rossi datati indicano la stretta gola dove iniziano le funi metalliche, dapprima sul lato destro. Si sale fino al passaggio piu ostico: un grosso masso ostruisce la via e occorre superare un balzo di un paio di metri sfruttando l’unica staffa della via, scomoda sul lato sinistro, con un po’ di agilita e forza. Si prosegue nell’angusta gola senza particolari difficolta tecniche fino a un diedro verticale ma ben appigliato, uscendo dalla gola (30 minuti dall’attacco, 1 ora e 45 totali). In un paesaggio brullo si segue un’esile traccia su detrito verso nord-est, verso la Pala di Mesdi, con due passaggi non protetti da segnalare: la discesa in un intaglio poco stabile con risalita sul versante opposto (attenzione al fondo detritico) e un tratto di cresta esposta. Si arriva a una forcella (20 minuti dal termine delle attrezzature, circa 2 ore totali) dove si puo scegliere se salire a destra la Pala di Mesdi su cresta ghiaiosa e rientrare (1 ora e 15 a/r) oppure concludere qui.

    ▲Carattere e difficolta

    Le difficolta tecniche dei tratti attrezzati non sono elevate, ma l’impegno complessivo si: gola instabile, attrezzature datate e lasche, passaggi non protetti. Il passaggio non protetto presso un canalino franoso, dopo l’uscita dalla gola, e probabilmente il piu esposto e pericoloso dell’intera escursione.

    ⚠ Affidatevi alla vostra capacita di muovervi su terreno instabile e non alle vecchie funi. Caschetto indispensabile per la caduta sassi; valutate le condizioni di innevamento, che possono persistere a lungo.
    ▲Discesa

    Dalla forcella si scende a est verso la valle del Larsec, su traccia detritica instabile (utili i bastoncini telescopici). Raggiunta la valle si hanno due opzioni: tenendo la destra in discesa verso il Passo delle Scalette e l’omonimo sentiero attrezzato fino alla Valle del Vajolet e al Gardeccia (5 ore totali), oppure a sinistra in salita al Passo Pope e giu per il sentiero Don Guido fino al Rifugio Vajolet e quindi al Gardeccia (5 ore totali).

    ▲Storia e da abbinare

    La via e dedicata a Giuseppe De Silvestro, detto Bepo de Medil, storico fondatore e gestore del Rifugio Gardeccia, che la attrezzo intorno al 1930. Si puo abbinare al Sentiero Attrezzato delle Scalette; dal Passo Pope si puo proseguire verso il Catinaccio d’Antermoia e la sua ferrata, oppure verso la Ferrata Laurenzi o la Ferrata Maximilian (con pernottamento). Scendendo nella Valle del Vajolet ci sono vie piu semplici (Passo Santner, Masare, Roda di Vael); in un’altra giornata, verso il Passo San Pellegrino, la Ferrata Bruno Federspiel e la Ferrata Bepi Zac.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltaModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino Alto Adige
    • GruppoDolomiti di Fassa
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)5:30 h
    • Dislivello ferrata260 m
    • Dislivello itinerario808 m
    • Quota max2758 m
    • Lunghezza9,2 Km
  • Ferrata Signora delle Acque

    Ferrata Signora delle Acque

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata Signora delle Acque

    La Ferrata Signora delle Acque accompagna fino a un tratto panoramico della spettacolare Cascata del Rio Ruzza, sopra Ballino. Inaugurata nel 2019, alterna una prima sezione facile a una seconda decisamente piu impegnativa, dove il cavo distante obbliga ad arrampicare. Due ponti sospesi e l’ambiente bagnato dalla cascata ne fanno un itinerario suggestivo ma da non sottovalutare.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Ballino, frazione di Fiave, nelle Valli Giudicarie. Arrivando dal Lago di Garda si gira a sinistra nella piccola piazza del paese e si tiene la sinistra su via Ballino, dove poco dopo si trova un parcheggio. A piedi si segue la strada asfaltata verso ovest-sudovest, sul sentiero CAI 420 in direzione delle cascate del Rio Ruzza; finito l’asfalto, a un bivio si resta sul CAI 420 girando a destra verso nord fino al Rio Ruzza, dove la segnaletica conduce al cartello rosso di inizio della ferrata (circa 30 minuti dal parcheggio). Apri il punto di partenza su Google Maps.

    ▲Il percorso

    La prima parete verticale e assistita da numerose, forse fin troppo abbondanti, cambre metalliche di nuova posa. Segue un traverso a sinistra su due funi metalliche con pedane per i piedi, poi il cavo riparte verticale per alcuni metri fino a un ponte sospeso ben attrezzato, con due funi per i piedi munite di pedane e due funi per le mani, che permette di attraversare il torrente tra due salti della cascata. Seguendo le attrezzature si arriva sotto un anfiteatro roccioso dominato dalla cascata principale: qui si chiude la prima parte (circa 15 minuti dall’attacco). Inizia la seconda sezione, piu verticale e impegnativa: il cavo corre spesso molto a destra, costringendo a cercare gli appigli sulla roccia, sempre presenti, e alcuni passaggi sono in strapiombo, con esposizione marcata. Dopo una paretina attrezzata prima con cambre e poi con una scala a pioli si raggiunge un secondo ponte tibetano, particolare perche compie un angolo retto sopra il salto d’acqua. Si superano alcune roccette e una parete con passaggi diagonali e poi verticali fino a un altro ponte sospeso; un’ultima parete verticale, povera di appigli artificiali e da affrontare arrampicando, precede gli ultimi metri su fondo terroso dove la via termina (circa 45 minuti dall’inizio della ferrata, 1 ora e 15 dal parcheggio alla fine delle attrezzature).

    ▲Carattere e difficolta

    L’ambiente, con la cascata che scroscia a fianco, e splendido e l’attrezzatura e nuova e in ottimo stato. Proprio per l’avvicinamento rapido e la bellezza del luogo la ferrata e molto frequentata e le sue reali difficolta spesso sottostimate: non e una via estrema, ma e decisamente esposta e alcuni tratti richiedono tecnica e forza.

    ⚠ Attenzione al secondo ponte sospeso: la fune di sicurezza e piuttosto alta e distante dai piedi. Le persone non molto alte dovranno usare una prolunga o agganciare i moschettoni alle funi laterali. Affrontate la via con un minimo di esperienza e in buona forma.
    ▲Discesa

    Si segue verso destra il sentiero che porta alla base della cascata e quindi, a ritroso, l’itinerario di avvicinamento fino al parcheggio di Ballino (circa 30 minuti dal termine, 1 ora e 45 sull’intero giro).

    ▲Da abbinare

    La zona dell’Alto Garda offre moltissime vie attrezzate. Tra le piu facili: il Sentiero Attrezzato delle Cavre, la Ferrata Colodri e la Ferrata Rio Sallagoni; di media difficolta la Ferrata Artpinistica e la Ferrata Che Guevara; per salire decisamente di grado la Ferrata Pisetta o la Ferrata Segata al Bondone.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltaDifficile
    • RegioneTrentino Alto Adige
    • GruppoPrealpi Gardesane
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)1:45 h
    • Dislivello ferrata140 m
    • Dislivello itinerario390 m
    • Quota max1062 m
    • Lunghezza5 Km
  • Ferrata Attilio Sieff

    Ferrata Attilio Sieff

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata Attilio Sieff
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Breve via attrezzata che da Ziano di Fiemme sale alla soprastante Punta Polsa. La ferrata vera e propria dura una mezz’ora e si percorre sia in salita sia al rientro: sviluppandosi a bassa quota, e adatta a tutte le stagioni e rappresenta un buon gradino intermedio per chi vuole passare dalle ferrate per principianti a qualcosa di piu impegnativo.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da via Coronella, a Ziano di Fiemme. Dall’autostrada del Brennero si esce al casello di Ora e si sale verso est in Val di Fiemme; superati Cavalese, Tesero e Panchia si arriva a Ziano. Attraversato il Torrente Avisio si entra in paese e si sale a sinistra per via Coronella, dove un parcheggio sulla sinistra e un cartello CAI bianco-rosso indicano la direzione per Punta Polsa. Il sentiero sale nel bosco tra tornanti e tratti ripidi e in circa un’ora porta all’attacco. Apri il punto di partenza su Google Maps.

    ▲Il percorso

    La ferrata risale un ampio canalone, dapprima su fondo erboso e poi tenendone il lato destro su terreno piu roccioso. Lo si attraversa quindi in orizzontale per passare sul versante opposto; dove il canalone si stringe se ne risale il lato sinistro fino a un grosso masso incastrato che forma un curioso anfratto, dove conviene fare attenzione con zaini voluminosi. Usciti dal passaggio si sale verso uno spiazzo sovrastato da una parete verticale attrezzata con pioli; un ultimo tratto di sentiero conduce alla croce di vetta (1439 m), circa 30 minuti dall’attacco e un’ora e mezza dal parcheggio, con vista su Ziano, sulla Val di Fiemme e sulla Catena del Lagorai.

    ▲Carattere e difficolta

    Via corta con un paio di passaggi piu impegnativi, l’uscita dall’anfratto e la paretina verticale, che aggiungono un pizzico di adrenalina a un’escursione tutto sommato facile. E particolarmente indicata nelle mezze stagioni, quando le ferrate di alta quota della zona possono essere ancora innevate.

    ⚠ La discesa, che ripercorre la via di salita, risulta leggermente piu delicata della salita pur restando su difficolta moderate.
    ▲Discesa

    Si scende lungo lo stesso itinerario di salita, percorrendo il ripido sentiero nel bosco fino al parcheggio, per un totale di circa 3 ore.

    ▲Da abbinare

    Si trova all’ingresso di un vero paradiso per gli amanti delle vie attrezzate, tra Pale di San Martino e Val di Fassa. Restando in Val di Fiemme, la Ferrata ai Campanili del Latemar e tra le meno difficili in un ambiente maestoso; salendo verso la Val di Fassa, presso Moena, si incontra il Sentiero Attrezzato del Gronton. Tornando verso la Val d’Adige, nei pressi di Mezzocorona, ci sono la Ferrata di Favogna, la Ferrata Rio Secco e il Sentiero Attrezzato al Burrone Giovanelli.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltaModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino Alto Adige
    • GruppoDolomiti di Fiemme
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario450 m
    • Quota max1439 m
    • Lunghezza4 Km
  • Ferrata Piz da Lech

    Ferrata Piz da Lech

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Piz da Lech

    La Ferrata Piz da Lech sale una bastionata rocciosa nel versante orientale del Gruppo Sella fino alla vetta del Piz da Lech (2916 m), in provincia di Bolzano. È una via difficile, breve ma intensa, resa di avvicinamento brevissimo dagli impianti di Corvara: presenta alcuni passaggi atletici, due scale aeree e un breve ponte sospeso, in un ambiente d’alta montagna con panorama eccezionale dalla cima.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la stazione a monte della funivia che da Corvara (Val Badia) sale prima al Crep de Mont e poi al Vallon (2537 m; apri il punto di partenza su Google Maps). In alternativa, dal Passo di Campolungo (tra Arabba e Corvara) si parcheggia presso l’Alberto Boè (1860 m) e si sale sul largo sentiero CAI 638 fino alla stazione a monte della seggiovia (1h 15′ dal passo). Scesi dalla seggiovia si ignorano le indicazioni per la via normale (646B) e si seguono i cartelli verso nord, in direzione di un vallone detritico dove si svolta a sinistra in salita fino all’attacco, sotto una caratteristica parete rocciosa giallo-nera (2560 m, 15 minuti dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    La ferrata apre con un balzo roccioso di media difficoltà e senza appigli evidenti, poi una facile cengia a sinistra e alcuni gradoni non difficili. Aggirato a sinistra uno spigolo con una cengia, si incontrano nuovi balzi sotto l’incombente bastionata nero-giallastra; si sale in verticale e ci si infila in un lungo canalino, tenendone il versante destro su gradoni rocciosi. Dove il canale si stringe si risalgono una quindicina di metri verticali, poi un breve ma esposto e impegnativo traverso verso destra aggira uno spigolo fino a una cengia. Segue il passaggio più impegnativo: un camino che sale prima sul versante destro e poi passa a sinistra con un balzo, complesso nella parte iniziale per la mancanza di appoggi, che aumentano gradualmente in alto. Alcune roccette esposte portano al punto più iconico della via: sotto la bastionata salgono due scale intervallate da un aereo passaggio su roccia con staffe; finita la seconda scala, un passaggio impegnativo aiutato da staffe. Nella sezione conclusiva si risalgono roccette esposte e una rampa fino alla cresta sommitale; dopo un tratto con le attrezzature a destra e un breve sentiero, si incontra un breve ponte sospeso (una scaletta orizzontale sopra uno stretto crepaccio), esposto ma non difficile. Una breve parete ben appigliata (spesso umida) e alcune roccette immettono sul sentiero finale, non attrezzato, che con attenzione porta alla croce di vetta del Piz da Lech (2916 m, 1h 45′ dall’attacco, 2 ore dalla stazione a monte), con vista magnifica sul Gruppo Sella, il Piz Boè e la Val de Mesdì.

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Difficile (D), con tutti i parametri di complessità sul 3/5: breve ma intensa, con un paio di passaggi atletici dove serve un buono spunto o una discreta tecnica di arrampicata (alcuni tratti di III-IV grado, comunque arrampicabili). Non è estremamente difficile, ma richiede buona preparazione ed esperienza. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ La cresta sommitale e lo spiazzo attorno alla croce non sono ampi e vanno percorsi con attenzione; il tratto finale e quello iniziale richiedono concentrazione. Il rientro lungo la via normale è ripido e comprende un paio di passaggi attrezzati in discesa: non togliere l’imbracatura al termine della ferrata. Una breve parete prima della vetta è spesso umida: prestare attenzione. Utile un frontalino se si parte tardi, perché tra salita e discesa la giornata può allungarsi.
    ▲Periodo e sicurezza

    Via estiva d’alta quota, da percorrere con meteo stabile e roccia asciutta. Le attrezzature sono in ottimo stato, rinnovate di recente. Verificare l’apertura e gli orari di funivia e seggiovia (serve il biglietto andata e ritorno); chi sale a piedi dal Passo di Campolungo metta in conto un avvicinamento più lungo e faticoso.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si scende verso sud lungo la via normale, segnata dai bolli bianco-rossi del CAI 646, sui ghiaioni del versante sud; si superano in discesa un paio di passaggi attrezzati (una parete verticale di 6-8 metri con staffe e una breve serie di roccette). Si raggiunge un bivio col CAI 646B: a destra si scende un canalino franoso fino al sentiero d’avvicinamento e quindi alla seggiovia (45′ dalla vetta, 2h 45′ complessive); oppure si prosegue sul CAI 646 lungo una cresta sopra il Lago di Boè fino alla stazione a monte della funivia del Boè (2198 m, 1h 15′ dalla vetta, 3h 15′ complessive).

    ▲Da abbinare

    La Piz da Lech si abbina perfettamente alla vicina Ferrata del Vallon, eventualmente pernottando al Rifugio Kostner. Proseguendo a mezzacosta si raggiunge l’attacco dell’impegnativa Ferrata Piazzetta al Piz Boè. Sul Gruppo Sella anche la Ferrata Tridentina e la Ferrata delle Mesules. In Val Badia la Ferrata Sas dla Crusc e la Ferrata della Pace.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento0:15 h
    • Durata ferrata1:45 h
    • Itinerario totale4:15 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario371 m
    • Altitudine massima2911 m
    • Lunghezza2,2 Km
  • Ferrata del Vallon

    Ferrata del Vallon

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata del Vallon

    La Ferrata del Vallon sale la parete est del Gruppo Sella collegando il Rifugio Kostner alla zona del Piz Boè (provincia di Bolzano). È la via attrezzata meno conosciuta e tecnicamente meno impegnativa del Sella: per gran parte facile, ha un paio di passaggi più impegnativi nel tratto conclusivo dopo un suggestivo ponte sospeso accanto a una cascata. L’ambiente del circo glaciale del Vallon, contornato da imponenti pareti, è uno dei più belli e meno frequentati del gruppo.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la stazione a monte della funivia che da Corvara (Val Badia) sale prima al Crep de Mont e poi al Vallon (2537 m; apri il punto di partenza su Google Maps). In alternativa, per evitare la funivia, dal Passo di Campolungo (tra Arabba e Corvara) si parcheggia presso l’Alberto Boè (1860 m) e si sale sul largo sentiero CAI 638 fino al bivio per la ferrata, poco prima del Rifugio Kostner (2500 m, 1h 30′ dal passo). Dalla stazione a monte si segue a destra il cartello per le Ferrate Piz da Lech e Vallon; in falsopiano si raggiunge una deviazione (a destra sale alla Ferrata Piz da Lech) e si prosegue a mezzacosta su pendio detritico, entrando nel Vallon sul versante destro fino all’attacco, segnato da grandi bolli rossi in fondo a un magnifico circo glaciale (45 minuti dalla stazione a monte). Si può anche seguire le indicazioni per il Rifugio Kostner e la Ferrata Piazzetta (CAI 638), facendo attenzione, prima del rifugio, ai segni e alla traccia che si addentrano nel circo.

    ▲Il percorso

    Si inizia con un facile traverso diagonale in salita, oltre il quale si affrontano balzi rocciosi ben gradonati con il cavo a sinistra (utilizzabile solo come autoassicurazione, dato che i passaggi sono arrampicabili). Si supera un facile camino, dove una fessura offre molti appigli per salire in spaccata, poi un tratto facile di sentiero attrezzato verso destra e sinistra in direzione della bastionata nero-giallastra che sormonta la valle. Sotto la parete, verso destra, si risalgono alcune roccette (cavo a sinistra) e un nuovo breve camino simile al precedente; la roccia ben appigliata permette di uscirne in spaccata. Si raggiunge così il punto più iconico dell’escursione: un ponte sospeso accanto a una cascata (il tracciato originale passava a sinistra della cascata, ora si sviluppa a destra; sono ancora visibili le vecchie attrezzature). Passato il ponte si entra nella seconda sezione, più impegnativa: una parete esposta e verticale di una ventina di metri. Si sale una prima pancia rocciosa, poi si piega leggermente a sinistra e a destra su buoni appigli per mani e piedi (chi ha dimestichezza con l’arrampicata può procedere senza trazionare il cavo); segue un tratto diagonale che richiama un diedro appoggiato e, dopo le ultime roccette, si raggiunge il terrazzino roccioso che domina il circo glaciale (45 minuti dall’attacco, 1h 30′ complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Moderatamente Difficile (MD): difficoltà tecniche, esposizione e impegno fisico contenuti (2/5), con complessità ambientale un po’ più alta (3/5) per la quota e l’ambiente d’alta montagna. È una buona prima ferrata per chi è già esperto di montagna e di percorsi in quota; la parete dopo il ponte, pur ben appigliata, è esposta e richiede un minimo di dimestichezza con l’arrampicata. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ Le attrezzature sono state completamente rinnovate nel 2024, ma l’inverno può danneggiare qualche fittone rendendo il cavo lasco in alcuni punti: con cavo molle conviene appoggiarsi alla roccia e prestare più attenzione. A inizio stagione alcuni brevi tratti di cavo possono restare sepolti sotto la neve: utile avere bastoncini per affrontare in sicurezza i tratti su neve. La parete verticale dopo il ponte non va sottovalutata dai principianti vista l’esposizione.
    ▲Periodo e sicurezza

    Via estiva d’alta quota, da percorrere con tempo stabile e roccia asciutta; nelle giornate limpide il panorama sul Gruppo Sella e le sue valli interne è eccezionale. Verificare l’apertura della funivia se la si usa per l’avvicinamento e l’eventuale presenza di neve a inizio stagione.

    ▲Discesa

    Dal termine della ferrata si seguono le tracce verso il già visibile Piz Boè, salendo a una sella. A un bivio si può scendere a sinistra lungo il Sentiero Lichtenfels, che cala su un pendio detritico e poi in una più ripida vallata con alcuni tratti attrezzati di bassa difficoltà fino al Rifugio Kostner (2517 m, 1 ora dal bivio, 2h 45′ complessive); oppure proseguire dritti in salita al Piz Boè (3152 m, 1 ora dal bivio) per il CAI 672 lungo la Cresta Stenta, a tratti attrezzata ed esposta, rientrando poi a ritroso al bivio (45′ dal Piz Boè) e scendendo per il Lichtenfels al Kostner (4h 30′ complessive). Dal Rifugio Kostner si seguono il CAI 638 e poi il 646B fino alla stazione a monte della seggiovia (20′ dal rifugio) e quindi a Corvara.

    ▲Da abbinare

    La Vallon si abbina facilmente alla vicina Ferrata del Piz da Lech e, in un itinerario di più giorni, all’impegnativa Ferrata Piazzetta al Piz Boè. Sul Gruppo Sella, in ordine crescente di difficoltà, la Ferrata Tridentina e la Ferrata delle Mesules. In Val Badia il Sentiero Tru Dolomieu e la Ferrata della Pace; verso Canazei la Ferrata dei Finanzieri al Colac e la Ferrata delle Trincee al Padon.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento0:45 h
    • Durata ferrata0:45 h
    • Itinerario totale3:00 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario263 m
    • Altitudine massima2800 m
    • Lunghezza5 Km
  • Ferrata Col Rodella

    Ferrata Col Rodella

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Col Rodella

    La Ferrata Col Rodella è una via breve sopra il Passo Sella, che collega la Val di Fassa con la Val Gardena (provincia di Bolzano). Avvicinamento e rientro corti la rendono una buona scelta nelle giornate di meteo incerto, quando è sconsigliato impegnarsi nei lunghi itinerari tipici delle ferrate dolomitiche della zona. Di difficoltà medio-bassa, ha però un paio di passaggi su roccia levigata che richiedono attenzione.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è il Passo Sella (tra Canazei e Selva di Val Gardena): al passo si imbocca la stradina che sale ripida sul versante della Val di Fassa verso i Rifugi Valentini e Salei, percorrendola in salita per un centinaio di metri e parcheggiando a bordo strada prima del divieto di transito (apri il punto di partenza su Google Maps). Dal Rifugio Valentini (2213 m) si segue la carrareccia, che coincide con il sentiero CAI 557, verso sud-ovest in direzione del Rifugio Salei (2222 m) e poi della stazione a monte della funivia che sale da Campitello di Fassa (in alternativa si può salire direttamente con la funivia). Dalla stazione a monte, proprio sotto i cavi della funivia, si stacca un sentiero privo di segnali per la ferrata: lo si segue aggirando la base del Col Rodella per circa 5 minuti fino a notare un ghiaione sulla destra, risalendo il quale si raggiunge il non evidente attacco (30 minuti dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Da un terrazzino terroso, dove indossare l’imbracatura, si sale una parete ben appigliata e una serie di roccette facilmente arrampicabili. Guadagnata quota si piega a sinistra verso un grosso masso, che si aggira in un tratto esposto; segue un camino non particolarmente impegnativo, da superare in spaccata, prima di una parete su roccia levigata che costringe a una certa trazione sul cavo. Si arriva poi sotto una parete attrezzata con una serie di solide staffe metalliche; risalite queste, un secondo passaggio impegnativo — una nuova parete levigata, breve, da superare con un po’ di trazione. Si prosegue su una parete esposta ma ottimamente appigliata, arrampicabile, fino a un traverso esposto che aggira uno spigolo; oltre lo spigolo, alcuni facili balzi rocciosi portano al termine della via, al Rifugio Col Rodella (2484 m, 40 minuti dall’attacco, 1h 30′ complessive), con notevole panorama sul Gruppo Sella e sulla Val di Fassa.

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Moderatamente Difficile (MD): difficoltà tecniche ed esposizione attorno al 3/5, impegno fisico contenuto (2/5). È un buon “test” per chi passa dalle ferrate facili a quelle più difficili. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ La roccia è abbastanza levigata e in alcuni punti unta: è sconsigliato percorrere la via subito dopo scrosci di pioggia o con umidità. I due passaggi su roccia liscia richiedono una certa trazione sul cavo e non la rendono adatta ai neofiti assoluti, nonostante la brevità. Una targa commemora una persona deceduta per malore lungo la via nel 2020: un promemoria che in montagna nulla è mai banale. Verificare eventuali chiusure del sentiero d’avvicinamento per lavori, segnalate in passato.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo, ideale come “riscaldamento” a inizio vacanza o per le giornate dal meteo incerto vista la brevità e la presenza del rifugio all’arrivo. Affrontarla con roccia asciutta e verificare l’apertura della funivia se la si usa per l’avvicinamento.

    ▲Discesa

    Dal Rifugio Col Rodella si scende per comodo sentiero fino al bivio percorso all’andata e, a ritroso lungo il sentiero d’avvicinamento, si rientra all’auto (30 minuti dal Col Rodella, 2 ore complessive).

    ▲Da abbinare

    Dal Passo Sella si possono affrontare, ben più impegnative, la Ferrata Schuster al Sassopiatto e la Ferrata delle Mesules al Gruppo Sella. Verso Canazei e il Passo Pordoi: la difficile Ferrata Piazzetta al Piz Boè, la Ferrata delle Trincee al Padon e la Ferrata dei Finanzieri al Colac. Verso la Val Gardena, la Ferrata Tridentina e la Ferrata Sass Rigais.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento0:30 h
    • Durata ferrata0:40 h
    • Itinerario totale2:00 h
    • Dislivello ferrata120 m
    • Dislivello itinerario260 m
    • Altitudine massima2485 m
    • Lunghezza4,9 Km
  • Ferrata Susatti a Cima Capi

    Ferrata Susatti a Cima Capi

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Susatti a Cima Capi

    La Ferrata Susatti a Cima Capi è una via facile e molto panoramica sopra il Lago di Garda, in Valle di Ledro (provincia di Trento). Senza difficoltà tecniche di rilievo ma con buona esposizione, è l’ideale per chi ha già esperienza di montagna ma vuole avvicinarsi ai sentieri attrezzati. L’ambiente, affacciato sul lago e ricco di tracce della Grande Guerra, la rende un itinerario di grande interesse anche storico.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è il paese di Biacesa, a 4 km da Riva del Garda: da Riva si seguono le gallerie verso la Val di Ledro e, usciti dalla seconda, si raggiunge Biacesa; si prende via dei Dazi a destra e, a fine strada, ancora a destra. L’escursione inizia presso il parco giochi di Biacesa, dove però non è più consentito parcheggiare ai non residenti: occorre cercare un posteggio consentito nelle vicinanze (apri il punto di partenza su Google Maps). Da Biacesa si segue il sentiero CAI 470 (Sentiero dei Bech) a mezzacosta verso est lungo la Valle del Gec, ignorando la deviazione a sinistra per il Sentiero Attrezzato delle Laste (utile come rientro). Tra saliscendi e vegetazione mediterranea (allori, olivi) e alcune facili roccette si arriva a un bivio dove si ignora il CAI 405 (scende a Riva) e si sale verso l’attacco, raggiunto dopo un facile camino (1h 15′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Presso la targa rossa si risalgono alcune roccette non attrezzate, oltre le quali la fune metallica aiuta a superare alcuni salti rocciosi in un camino. Usciti in cresta si sale con crescente esposizione, ma senza difficoltà, su placche ben gradonate dove è possibile procedere in arrampicata senza affidarsi continuamente al cavo. Una placca con un paio di staffe porta al filo di cresta: si prosegue sul versante destro in forte esposizione, sempre senza passaggi impegnativi, risalendo massi e piccole pareti attrezzate, con il Lago di Garda alle spalle. L’unico passaggio di media difficoltà consiste nell’aggirare un grosso masso su un traverso esposto, cercando l’appiglio oltre lo spigolo; superato questo tratto, un facile camino e alcuni brevi passaggi verticali immettono sul sentiero che porta alla vetta di Cima Capi (909 m, 1h 15′ dall’attacco, 2h 30′ complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Facile (F), con tutti i parametri di complessità sul 2/5: la progressione è semplice ma l’esposizione è buona, ottima per prendere confidenza con l’ambiente attrezzato. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ Bassa quota ed esposizione prevalente a sud-est: nei mesi estivi può fare molto caldo, conviene partire presto. La zona è ricca di gallerie e trincee della Grande Guerra visitabili lungo i sentieri: portare una torcia frontale. Al termine della ferrata conviene non togliere il set, perché si incontrano altri tratti attrezzati lungo qualsiasi opzione di rientro.
    ▲Periodo e sicurezza

    Grazie alla quota modesta è percorribile gran parte dell’anno ed è particolarmente piacevole nelle mezze stagioni. La segnaletica dei sentieri è ottima. Verificare il meteo e, in estate, evitare le ore più calde data l’esposizione al sole.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si scende sul versante opposto a quello di salita, lungo un facile sentiero di crinale presso trincee della Grande Guerra e una piazzola per elicotteri; in 15 minuti si raggiunge un bivio. A sinistra prosegue il Sentiero Attrezzato Foletti, che conduce al Bivacco Arcioni, alla Chiesa di San Giovanni e quindi a Biacesa (1h 30′ da Cima Capi, 4 ore complessive); dal Bivacco Arcioni si può in alternativa scendere il più difficile Sentiero delle Laste, che si innesta sul CAI 470 percorso all’andata. Dritto prosegue il Sentiero Attrezzato Susatti fino a Bocca d’Enzima (circa 1 ora), con tratti attrezzati non difficili; da qui il CAI 404 verso Rocchetta Giochello e poi il CAI 417 riportano a Biacesa con un lungo anello (3 ore da Cima Capi, 5h 30′ complessive).

    ▲Da abbinare

    Si possono abbinare il Sentiero Attrezzato Foletti e il Sentiero delle Laste in discesa; dal Bivacco Arcioni, energie permettendo, la salita a Cima Rocca con la facile ferrata. Nelle vicinanze la Ferrata dell’Amicizia a Cima Sat; risalendo verso Trento la Ferrata a Castel Drena e i facili Colodri e Sentiero delle Cavre.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento1:15 h
    • Durata ferrata1:15 h
    • Itinerario totale4:00 h
    • Dislivello ferrata315 m
    • Dislivello itinerario490 m
    • Altitudine massima907 m
    • Lunghezza8,1 Km
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