Regione: Trentino-Alto Adige

  • Ferrata al Catinaccio dโ€™Antermoia

    Ferrata al Catinaccio d'Antermoia

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata al Catinaccio d'Antermoia
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata al Catinaccio d’Antermoia รจ un itinerario di grande respiro paesaggistico che sale e poi ridiscende le pareti del Catinaccio d’Antermoia, nel cuore del gruppo del Catinaccio. L’ambiente รจ frequentato, ma si superano i 3000 metri e la cresta sommitale non รจ protetta: servono allenamento e le precauzioni tipiche dell’alta montagna. La relazione parte dal Rifugio Gardeccia e prevede due opzioni di rientro.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il Rifugio Gardeccia (1960 m), nella Val del Vajolet, parallela alla Val di Fassa (Trento) e interdetta al traffico privato (punto di partenza su Google Maps). Per raggiungere il rifugio si puรฒ salire con la funivia da Vigo di Fassa al Rifugio Ciampedie e proseguire a piedi (circa 45′), oppure con la funivia da Pera di Fassa e sentiero (il bus navetta da Pozza di Fassa non รจ piรน in funzione dal 2019). Dal Gardeccia si segue l’ampio sentiero CAI 546 verso nord nella valle del Vajolet, raggiungendo in rapida successione i Rifugi Vajolet e Preuss (45′); si prosegue sul CAI 584, sul versante sinistro del vallone, fino al Rifugio Passo Principe (2599 m, 1h 30′ dal Gardeccia, circa 2h 30′ dagli impianti), con il Catinaccio d’Antermoia a destra.

    ▲Il percorso

    Dal Passo Principe si va verso la bastionata del Catinaccio d’Antermoia, risalendo un ripido canale tra rocce e detriti che taglia la montagna in diagonale. Si raggiunge un’esposta cengia che porta a una ripida placca; si scende una scaletta e si risale sul versante opposto un tratto di roccette attrezzate, con la Valle del Vajolet sotto i piedi. Una serie di balzi attrezzati conduce al termine della ferrata, sulla cresta nord: davanti si vede la croce di vetta, che si raggiunge percorrendo un’aerea cresta non protetta, in alcuni punti stretta ma mai proibitiva, fino alla cima (3002 m, 1h 30′ dal Passo Principe, 3h dal Gardeccia, 4h totali). La discesa avviene sul versante opposto lungo la Ferrata Est, che dalla vetta prosegue verso sud: si percorre una lunga cengia discendente assicurata da una fune fino a un ripido canalino, con davanti il Lago d’Antermoia, l’omonimo rifugio e, piรน in alto, la cresta del Molignon; due scalette e una serie di roccette e tratti diagonali, senza particolari difficoltร , portano al termine delle attrezzature (1h dalla vetta, 2h 30′ dall’attacco, 5h totali).

    ▲Carattere e difficoltร 

    Itinerario di difficoltร  tecnica media (Moderatamente Difficile) ma di grande impegno per quota e ambiente: 403 m di dislivello attrezzato, salita e discesa entrambe in ferrata e una vetta oltre i 3000 m. Difficoltร  soprattutto ambientale.

    ⚠ La cresta sommitale, tra la fine della salita e l’inizio della discesa, รจ aerea e NON protetta: richiede piede fermo e assenza di vertigini. Ambiente di alta montagna oltre 3000 m: attenzione a meteo e temperatura, e all’eventuale neve residua nei canali a inizio stagione.
    ▲Periodo e sicurezza

    Alta quota dolomitica (massimo 3004 m): stagione estiva, a canali sgombri da neve. Giornata lunga, circa 7h 30′ complessive per 1041 m di dislivello e 12 km, legata anche agli orari degli impianti di risalita.

    ▲Discesa

    Dal termine della ferrata si puรฒ rientrare in due modi: il piรน diretto segue il sentiero a destra che, dal Rifugio Antermoia, riporta al Passo Principe (30′) e quindi a ritroso al Gardeccia (1h 15′ dal Passo Principe, circa 6h 30′ totali); in alternativa si prosegue verso il Rifugio Antermoia e si tiene a destra il CAI 583B che, per il Passo di Laussa (2700 m) e la selvaggia Val del Laussa (segni e tracce poco visibili), raggiunge il Passo delle Scalette, da cui il ripido Sentiero Attrezzato delle Scalette scende nella Val del Vajolet, a valle del Gardeccia.

    ▲Da abbinare

    Nello stesso gruppo del Catinaccio si trovano la Ferrata Laurenzi sulla cresta del Molignon e la Ferrata del Passo Santner.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Moderatamente Difficile
    • RegioneTrentino Alto Adige
    • GruppoCatinaccio – Dolomiti di Fassa
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerario (a/r)7:30 h
    • Dislivello ferrata403 m
    • Dislivello itinerario1041 m
    • Quota max3004 m
    • Lunghezza12 Km
  • Ferrata alla Crepa Neigra

    Ferrata alla Crepa Neigra

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata alla Crepa Neigra
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata alla Crepa Neigra รจ un itinerario di media difficoltร  nella conca del Ciampac, in Val di Fassa. รˆ breve (circa un’ora) e particolare: lo sviluppo verticale รจ di soli 80 metri, mentre il percorso รจ in prevalenza orizzontale, con tratti in forte esposizione. La via compie un anello passando dal versante sud a quello nord, restando sempre pochi metri sotto la sommitร , su una roccia insolita di origine vulcanica, scura (da cui il nome «Neigra») e fittamente impastata di sassi incastonati.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza la stazione a monte della cabinovia Ciampac, che sale da Alba di Canazei in Val di Fassa (lo stesso della vicina Ferrata dei Finanzieri al Colac): raggiunto Canazei si segue per il Passo Fedaia e si parcheggia presso gli impianti sotto il massiccio del Colac (punto di partenza su Google Maps). In alternativa si puรฒ salire al Rifugio Ciampac da Alba per il CAI 644 o la forestale 602 (circa 600 m di dislivello in 1h 30′). Uscendo dalla stazione a monte si vede a destra la cima; seguendo in piano i cartelli «Crepa Neigra» e poi il sentiero che sale in diagonale a mezzacosta verso destra si raggiunge in circa 30 minuti la selletta di Pian de Sele (2346 m), dove si tornerร  a fine anello. Un breve sentiero a zigzag sul pendio erboso porta poi all’attacco in 10 minuti (40′ dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Presso l’attacco una panchina di legno permette di indossare comodamente imbrago e casco. Si inizia senza difficoltร  con un breve tratto verticale di una decina di metri, poi un breve sentiero e un tratto in diagonale conducono alla prima e unica scala sospesa, lunga una decina di metri e comoda grazie alla giusta inclinazione. Si aggira il massiccio verso destra, imboccando il senso antiorario dell’anello: l’uso delle staffe รจ limitato ai punti necessari, mentre la roccia irregolare offre molti appoggi naturali per i piedi. Si guadagnano alcuni metri su roccette verticali con l’aiuto delle cambre e inizia il lungo traverso verso est, con la vista che si apre sul Gran Vernel e sulla Marmolada; l’esposizione รจ elevata, ma in assenza di difficoltร  tecniche il cordino, sempre ben tensionato, funge da passamano per quasi tutto il percorso. Si prosegue in traverso con qualche saliscendi, si supera un piccolo canalino (assicurandosi con le due longe) e si percorre una strettissima cengia molto esposta, con la parete verticale sotto i piedi, aggirando un caratteristico torrione tondeggiante «a birillo». Risaliti alcuni metri, con vista su Canazei, il Sella e il Pordoi, una cengia in leggera salita porta sul versante nord-est, fino a un piccolo camino dove si puรฒ proseguire in traverso oppure salire la breve variante della prima cima. Continuando l’anello si rientra restando pochi metri sotto la sommitร  (2534 m) fino a chiudere il giro.

    ▲Carattere e difficoltร 

    Via di media difficoltร  (Moderatamente Difficile) ma con esposizione decisamente elevata, nonostante l’assenza di passaggi tecnici impegnativi: 80 m di dislivello attrezzato su un percorso quasi tutto orizzontale. La roccia vulcanica, ricca di sassi incastonati, offre buoni appoggi ai piedi ma appigli meno affidabili per le mani, dove subentra il cordino-passamano.

    ⚠ Il percorso รจ in gran parte un traverso su cenge strette e molto esposte, con la parete verticale sotto i piedi: pur senza difficoltร  tecniche, richiede piede fermo e abitudine all’esposizione. Comodo avvicinamento con gli impianti: buona opzione di ripiego anche con meteo incerto, vista la brevitร .
    ▲Periodo e sicurezza

    Ambiente dolomitico d’alta quota (massimo 2510 m circa, sommitร  2534 m): stagione estiva, con apertura degli impianti del Ciampac. Itinerario breve, 5,5 km e 420 m di dislivello, circa 2h 45′ complessive.

    ▲Discesa

    Completato l’anello si rientra alla selletta di Pian de Sele incontrata all’andata e, per lo stesso sentiero, alla stazione a monte della cabinovia Ciampac.

    ▲Da abbinare

    Dalla stessa stazione a monte, sul versante opposto della conca del Ciampac, si raggiunge in breve la Ferrata dei Finanzieri al Colac, facilmente abbinabile in giornata.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Moderatamente Difficile
    • RegioneTrentino Alto Adige
    • GruppoVal di Fassa – Ciampac
    • Avvicinamento0:40 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)2:45 h
    • Dislivello ferrata80 m
    • Dislivello itinerario420 m
    • Quota max2.510 m
    • Lunghezza5,5 Km
  • Ferrata Che Guevara al Monte Casale

    Ferrata Che Guevara al Monte Casale

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata Che Guevara al Monte Casale
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Che Guevara รจ una lunga escursione che da Pietramurata, nella Valle del Sarca, risale fino alla vetta del Monte Casale. Tecnicamente non presenta tratti molto difficili, ma รจ lunga, esposta e copre un dislivello notevole; il rientro รจ altrettanto lungo e ad anello, per una giornata complessiva di circa 7-8 ore senza vie di fuga. Da affrontare in buona forma fisica e con attenzione al caldo estivo.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il paese di Pietramurata, presso Sarche (Trento): arrivando da Riva del Garda verso Sarche si attraversa Pietramurata e, in vista del cartello di uscita, si svolta a sinistra in via Collungo (arrivando da Sarche si svolta a destra nella stessa via appena entrati in paese); si percorre la via industriale fino a un ampio parcheggio (punto di partenza su Google Maps). L’avvicinamento รจ anomalo: il cartello d’inizio ferrata si trova dopo il tratto piรน tecnico, perciรฒ conviene indossare imbrago e casco giร  al parcheggio. Si costeggia l’industria fino a fine asfalto, poi un sentiero a bolli rossi, ben presto ripido e a tratti gradonato con cavo corrimano, costeggia una parete rocciosa con un traverso a destra fino al passaggio impegnativo (20′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il primo ostacolo รจ un diedro piรน difficile del resto della via, soprattutto per la mancanza di appigli nella parte centrale, dove serve trazionare un paio di volte sul cavo: รจ il punto giusto per rinunciare, se necessario. Usciti dal diedro si percorre una lunga placca inclinata e una cengia rocciosa verso sinistra, guadagnando quota sopra le cave con il Monte Casale di fronte; si prosegue in falsopiano alternando facili tratti attrezzati e sentiero (ignorare il bivio a sinistra verso una corda fissa) fino a un terrazzo con la scritta «quota 550 m». Si continua tra tratti attrezzati con staffe e sezioni di sentiero segnate in rosso, con qualche tratto verticale e un paio di passaggi in libera, fino all’attacco vero e proprio della Ferrata Che Guevara, segnato sulla roccia «Quota 675 m» (1h dal primo diedro, 1h 20′ dal parcheggio): qui le maggiori difficoltร  tecniche sono ormai alle spalle. Da questo punto la via sale la bastionata del Monte Casale con un lungo zigzag tra tratti verticali, brevi traversi e cenge (segnalati da quote dipinte sulla roccia, «735 m», «820 m»), su roccia solida e ben appigliata ma con materiale detritico sulle cenge, in crescente verticalitร  ed esposizione, aiutati da staffe nei punti piรน ripidi. Con questo sviluppo continuo si guadagnano gli oltre 1200 metri di dislivello attrezzato fino ai pressi della vetta del Monte Casale (quota massima 1630 m, circa 4 ore di sola ferrata).

    ▲Carattere e difficoltร 

    Via di difficoltร  tecnica moderata (Moderatamente Difficile) ma di grande impegno per lunghezza, dislivello (1200 m attrezzati) ed esposizione costante. รˆ la resistenza, piรน della tecnica, a fare la differenza.

    ⚠ Itinerario lungo ed esposto, privo di vie di fuga una volta superato il diedro iniziale: quello รจ il punto in cui decidere se proseguire. Da evitare nelle ore calde estive, perchรฉ la parete รจ in piena esposizione; portare acqua in abbondanza.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota media (massimo 1630 m) ma forte dislivello: stagioni intermedie ideali, evitando il caldo estivo e la roccia bagnata. Giornata di circa 7h 30′ complessive per 1370 m di dislivello e 14 km.

    ▲Discesa

    Dalla vetta del Monte Casale il rientro รจ lungo e si svolge ad anello, per sentiero, riportando a Pietramurata e chiudendo un giro complessivo di circa 7-8 ore.

    ▲Da abbinare

    Nella stessa Valle del Sarca, su tutt’altra scala di impegno e lunghezza, si trovano la Ferrata Rio Sallagoni e la Ferrata di Colodri ad Arco.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Moderatamente Difficile
    • RegioneTrentino Alto Adige
    • GruppoMonte Casale – Valle del Sarca
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata4:00 h
    • Itinerario (a/r)7:30 h
    • Dislivello ferrata1200 m
    • Dislivello itinerario1370 m
    • Quota max1630 m
    • Lunghezza14 Km
  • Ferrata Cesare Piazzetta al Piz Boรจ

    Ferrata Cesare Piazzetta al Piz Boรจ

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata Cesare Piazzetta al Piz Boรจ

    La Ferrata Cesare Piazzetta al Piz Boรจ รจ una delle vie attrezzate piรน famose e severe delle Dolomiti. Deve la sua fama al contesto magnifico del Gruppo del Sella e a un primo tratto di difficoltร  estrema, su roccia levigata e priva di appoggi; superato il ponte sospeso il livello cala, ma la stanchezza accumulata impone concentrazione fino in vetta. Da affrontare solo se ben allenati e abituati alle ferrate impegnative.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Passo Pordoi (2239 m), che collega Canazei (Trento) e Arabba (Belluno), parcheggiando in uno degli spiazzi del passo (punto di partenza su Google Maps). Si percorre la stretta strada asfaltata tra i prati fino all’Ossario del Pordoi (2229 m, 20′ dal passo), tenendosi sul versante est del Gruppo Sella; da qui un sentiero via via piรน ripido risale un canalone ghiaioso fino a innestarsi sul CAI 626, che corre a mezzacosta sotto le pareti del Sella. Seguendo il 626 verso destra si raggiunge la targa metallica dell’attacco, sotto una liscia parete giallastra (2630 m, 1h 15′ dal Passo Pordoi).

    ▲Il percorso

    L’avvio e i primi 30 metri โ€” una placca e un traverso โ€” sono di estrema difficoltร , tra i tratti piรน duri del panorama ferratistico italiano per roccia levigata, assenza di appoggi e intensitร : meritano la qualifica di Estremamente Difficile, mentre il resto della via si attesta su Molto Difficile. Saliti 8-10 metri verticali, il cavo piega a sinistra in un traverso aereo e severo (puรฒ servire un rinvio o una fettuccia per sostare); oltre un terrazzino una breve cengia consente di riprendere fiato, con la Marmolada e il suo ghiacciaio di fronte. Si supera un salto verticale aiutati da due singolari staffe metalliche, poi la salita resta difficile su roccia liscia e spesso unta, costringendo a usare molto il cavo. Dopo una cengia a destra si risale una fessura verticale attrezzata con due cavi (uno per lato) e qualche chiodo, una scaletta metallica e una parete liscia, fino a un traverso a sinistra; si aggira uno spigolo e si sale a un’ampia cengia sabbiosa, ideale per una sosta panoramica. Segue il passaggio in un camino stretto entro una fessura: con zaini voluminosi conviene assicurare lo zaino all’imbrago e tenerlo sotto i piedi. Risalita la fessura e aggirata una spalla rocciosa si arriva al ponte sospeso (40′ dall’attacco, circa 2h totali). Oltre il ponte le difficoltร  scendono al livello difficile: roccette piรน appigliate, una cengia a sinistra, un ultimo traverso impegnativo a sinistra e una cengia a destra che aggira una parete; poi balzi rocciosi e tratti che alternano arrampicata libera (max I grado) e attrezzature, fino al termine del cavo (1h 30′ dall’attacco) presso una caratteristica «porta naturale» di massi incastrati. Si sale infine il ghiaione dell’altopiano, si incontra il CAI 638 che sale da Corvara e con facili balzi si raggiunge il Rifugio Capanna Fassa, sopra il quale รจ la vetta del Piz Boรจ (3152 m, 45′ dal termine delle attrezzature, 2h 15′ dall’attacco, 3h 30′ totali).

    ▲Carattere e difficoltร 

    Via tecnica e atletica, con un avvio estremo e un seguito comunque sostenuto: 190 m di dislivello attrezzato in un contesto d’alta quota tra i piรน scenografici delle Dolomiti. Difficoltร  complessiva Molto Difficile (primo tratto Estremamente Difficile).

    ⚠ I primi 30 metri selezionano subito: roccia levigata e unta, niente appoggi, forza di braccia indispensabile. La fessura/camino รจ ostica con zaini ingombranti โ€” assicurarlo all’imbrago. Quota elevata (3152 m): attenzione a meteo e temperatura.
    ▲Periodo e sicurezza

    Ambiente di alta montagna (massimo 3152 m): stagione estiva, con roccia asciutta. La roccia spesso unta dal passaggio rende il primo tratto ancora piรน insidioso con umiditร . Dislivello complessivo 910 m, sviluppo 8,6 km.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si scende sul sentiero CAI 638 verso la Forcella Pordoi; i primi metri sotto il Piz Boรจ sono ripidi e attrezzati nei punti piรน impegnativi. Dalla Forcella Pordoi si rientra al Passo Pordoi a piedi lungo il sentiero, oppure utilizzando la funivia del Sass Pordoi.

    ▲Da abbinare

    Restando nel Gruppo del Sella si possono combinare le altre vie del massiccio: la Ferrata Tridentina al Pisciadรน, la Ferrata del Vallon e la Ferrata Gran Cir.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Molto Difficile
    • RegioneTrentino Alto Adige
    • GruppoGruppo del Sella
    • Avvicinamento1:15 h
    • Ferrata2:15 h
    • Itinerario (a/r)5:30 h
    • Dislivello ferrata190 m
    • Dislivello itinerario910 m
    • Quota max3152 m
    • Lunghezza8,6 Km
  • Ferrata della Cascata di Stuller

    Ferrata della Cascata di Stuller

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata della Cascata di Stuller

    La Ferrata della Cascata di Stuller, presso Moso in Val Passiria, è una via del 2019 che si sviluppa a fianco di una lunga cascata, spettacolare dal punto di vista paesaggistico. La prima parte è comune e di livello difficile; poi il percorso si sdoppia più volte tra una linea moderatamente difficile e una estremamente difficile, quest’ultima molto atletica e a tratti difficilmente arrampicabile.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza Moso (Moos) in Val Passiria, nel nord della provincia di Bolzano: da sud si esce a Vipiteno (Sterzing) e si segue la statale fino alle indicazioni per la Val Passiria e Moso; dopo tre gallerie ravvicinate si svolta a sinistra verso il paese. Conviene proseguire un centinaio di metri fino a una chiesa sulla sinistra, oltrepassarla e scendere a sinistra fino a un bivio con alcuni parcheggi a destra (punto di partenza su Google Maps); se pieno, si parcheggia in paese o presso la chiesa. Dal parcheggio si segue il sentiero (segnavia 11) in falsopiano e poi in discesa verso il torrente — senza attraversarlo — passando sotto la strada attraverso un tubo, fino all’attacco (30′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via offre tre punti in cui si può scegliere tra linee “Moderatamente difficile”, “Molto difficile” ed “Estremamente difficile”. Attacco: la variante moderata affronta un diedro e un anfratto tra montagna e lama di roccia (fondo scivoloso), un traverso diagonale a sinistra, un primo strapiombo non difficile ma atletico e un esposto traverso a destra su staffe sospese per aggirare un tetto; la variante molto difficile sale invece uno stretto camino verticale (conviene assicurare lo zaino a un cordino), poi traversi e una parete decisamente strapiombante da vincere con decisione. Le due linee si uniscono su una cengia e proseguono fino a un bel diedro attrezzato di circa 15 metri e a un terrazzino terroso, dove finisce la prima sezione. Sezione centrale: nuova biforcazione; la moderata sale placchette, un diedro levigato (con cambre) e uno spigolo strapiombante con spunto atletico; le linee si riuniscono oltre il tetto, dove c’è il bivio finale. Tratto conclusivo: la variante moderata sale placchette e una panchina panoramica, poi spigoli e tratti facili fino a innestarsi col sentiero; la variante estremamente difficile affronta un tettino fisico, zig-zag su roccia nerastra, un terrazzino panoramico e quindi il passaggio chiave — un difficile e strapiombante traverso diagonale a sinistra sotto un tetto, in forte esposizione, da gestire con equilibrio e braccia piegate (una catena consente di allungarsi con un rinvio) — poi lo spigolo e la parete finale. Le due linee si riuniscono su un sentiero (segnavia E5): si può chiudere qui scendendo verso Moso, oppure proseguire in salita su linea verticale ben attrezzata con staffe, un traverso a destra e una stretta cengia, fino al termine con le cascate di Stuller sulla destra (2h 30′ dall’inizio della ferrata, circa 3h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata ottimamente attrezzata, con cavo molto teso. Le varianti facili sono accessibili a chi sa muoversi su ferrate impegnative; le varianti dure sono atletiche e poco arrampicabili. Difficoltà complessiva (linea più impegnativa): Molto Difficile.

    ⚠ La variante difficile è da considerarsi Estremamente Difficile: richiede buona forza e tecnica nei traversi in deciso strapiombo. Può essere utile una fettuccia per simulare una sosta nei tratti più duri. Valutare onestamente le proprie capacità ai bivii e scegliere la linea adeguata.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota media (max 1.326 m), ambiente di cascata: percorribile in stagione con roccia asciutta; valutare la portata d’acqua dopo le piogge.

    ▲Discesa

    Terminate le attrezzature si segue il sentiero fino alla strada asfaltata, che si percorre a destra entrando nel paese di Stuller; si prosegue in discesa e, dove la stradina incrocia una strada più grande, si tiene la sinistra a fianco di un parcheggio scendendo in direzione opposta a Moso. Dopo due tornanti si stacca una stradina (cartello, segnavia 10 E5) che diventa sentiero e taglia ripida il versante fino al punto in cui le due varianti si erano unite; di lì al paese di Moso, scendendo a fianco della galleria (1h 30′ dal termine, 4h 30′ totali).

    ▲Da abbinare

    La Val Passiria non ha altre ferrate vicine. Verso la Val Venosta, vie belle e difficili: la Ferrata Tabaretta, la Ferrata Hoachwool, la Ferrata alla Croda di Cengles e la Ferrata Ziel. Verso la Valle Aurina la Ferrata Pursteinwand e la Ferrata del Camino-Ghiacciaio al Sasso Nero. Nel 2024, in Val Passiria, ha aperto anche la Ferrata Bergkristall.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Molto Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoVal Passiria
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerario (a/r)4:30 h
    • Dislivello ferrata400 m
    • Dislivello itinerario300 m
    • Quota max1326 m
    • Lunghezza8 Km
  • Ferrata del Mulaz

    Ferrata del Mulaz

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata del Mulaz
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata del Mulaz (o del Canalino) è un breve tratto attrezzato che sale al Passo del Mulaz, nella sezione settentrionale e poco battuta delle Pale di San Martino. Più che per la ferrata in sé, l’itinerario vale per l’ambiente: lungo, isolato e selvaggio, con scarsa segnaletica che lascia un piacevole sapore d’avventura.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il Passo di Valles (2.031 m), al confine tra Trento e Belluno: dal versante trentino si sale da Paneveggio, da quello veneto da Falcade di Sopra; si parcheggia comodamente sul versante trentino (punto di partenza su Google Maps). Si segue il sentiero 751 (prima strada, poi sterrato) verso la Forcella di Venegia (2.212 m), ignorando la traccia per la Cima del Lago; alla forcella si tiene la destra sul 749 che taglia a mezzacosta in discesa, ignorando la deviazione 750 per Malga Venegia. A un bivio importante (2.045 m, circa 1h) si tiene la sinistra risalendo il Vallon della Venegiota verso il Passo di Venegiata; dopo circa 10 minuti, attenzione a individuare sulla destra una traccia molto labile sul prato che punta a una lingua detritica (conviene risalire i prati a sinistra della lingua). Risalita la lingua si taglia verso sud su roccia, comparendo segni e ometti; appare poi a sinistra, in cima a un canalino, il Passo del Mulaz. Si sale fino a dove il canalino si restringe e, sulla sinistra, iniziano le attrezzature (2.390 m, 2h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si sale uno spigolo appoggiato e ricco di appigli naturali, poi facili balzi attrezzati; si aggira uno spigolo con buona esposizione e si percorre una placca appoggiata dove il cavo fa da corrimano. Un ultimo tratto attrezzato facile e le attrezzature terminano. Si prosegue in salita senza traccia obbligata seguendo i cavi della teleferica fino al Passo del Mulaz (2.619 m, 40′, 2h 45′ totali). Da qui è vivamente consigliata la salita alla vetta del Mulaz: poco prima di scendere verso il rifugio, una traccia si stacca a sinistra in salita fino a una forcella (circa 2.800 m), da cui a destra una bella ed esposta cengia detritica aggira il Mulaz e conduce alla grande croce di vetta (2.906 m, 3h 30′ totali, panorama a 360°).

    ▲Carattere e difficoltà

    La ferrata è breve e non particolarmente impegnativa; il valore dell’itinerario sta nell’ambiente e nello sviluppo. Difficoltà complessiva: Moderatamente Difficile.

    ⚠ Segnaletica datata e tracce labili: l’orientamento può essere difficile, soprattutto con nebbia. L’attrezzatura metallica è arrugginita ma in stato complessivamente buono. Attenzione alla neve, spesso presente nei canalini e nella salita al Mulaz anche a inizio stagione.
    ▲Periodo e sicurezza

    Alta montagna (quota max 2.906 m, dislivello circa 900 m, sviluppo 15 km): stagione estiva inoltrata, con tempo stabile e buona visibilità. Cartografia consigliata: carta del Parco Naturale Paneveggio e Pale di San Martino di 4Land.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si torna a ritroso fino al bivio poco sotto il Passo del Mulaz, da cui si scende in pochi minuti al Rifugio Volpi al Mulaz (2.560 m). Dal rifugio si segue a sinistra il 751 verso il Passo dei Fochet (alcuni tratti attrezzati, circa 2h 30′ dalla vetta), poi sempre sul 751 al Passo di Venegiota (2.303 m) e alla Forcella di Venegia, già toccata all’andata; di lì a ritroso al Passo di Valles (7h 30′ totali).

    ▲Da abbinare

    Per più giorni in zona, dal Rifugio Mulaz si può raggiungere il Passo delle Farangole e scendere il Sentiero Attrezzato delle Farangole fino alla Valle di Strutt, risalendo poi la Ferrata Gabitta d’Ignoti a Cima Vezzana, salibile anche da San Martino con la Ferrata Bolver-Lugli. Tra le altre vie delle Pale: la Ferrata del Porton, la Ferrata Dino Buzzati al Cimerlo e la Ferrata Stella Alpina all’Agner.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Moderatamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoPale di San Martino
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)7:30 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario900 m
    • Quota max2906 m
    • Lunghezza15 Km
  • Ferrata del Camino / del Ghiacciaio al Sasso Nero

    Ferrata del Camino / del Ghiacciaio al Sasso Nero

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata del Camino / del Ghiacciaio al Sasso Nero
    Moderatamente Difficile● Da verificareCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La salita al Rifugio Vittorio Veneto, sotto il Sasso Nero (Schwarzenstein, 2.922 m) in Valle Aurina, avviene per una di due ferrate: la Ferrata del Camino, esposta, oppure la Ferrata del Ghiacciaio. È un itinerario lungo, d’alta montagna, con un ambiente austero nella seconda parte: richiede ottima preparazione e grande attenzione alle condizioni.

    ⚠ AVVISO IMPORTANTE — La Ferrata del Camino risulta inagibile dal 2019 a causa di una scarica di sassi che ha danneggiato irreparabilmente una scala; il camino è sotto costante minaccia di caduta sassi. Fino a riapertura è obbligatorio salire per la Ferrata del Ghiacciaio. Il ghiacciaio Rotbachkees si sta ritirando lasciando crepacci: sono necessari ramponi e attrezzatura da ghiacciaio. Verificare sempre le condizioni aggiornate contattando il Rifugio Vittorio Veneto prima di partire.
    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il Rifugio Stallila (1.472 m) a San Giovanni in Val Aurina (Bolzano): si lascia la Val Pusteria a Brunico, si raggiunge San Giovanni e, oltrepassato il paese, si segue a sinistra l’indicazione per gli alberghi tra cui Stallila, salendo alcuni tornanti fino al parcheggio (punto di partenza su Google Maps). Da Stallila si prosegue a nord su carrareccia, poi su sentiero più ripido fino allo Schollberg Alm (1.740 m) e al Daimer Alm (1.862 m, 1h), punti di ristoro estivi. Da qui l’ambiente diventa d’alta montagna: una lunga serie di tornanti tra sassi e mughi conduce verso il Sasso Nero. Si ignorano i bivi per il Sasso della Croce, il sentiero Stabeler (24A) e la via normale per il Grosse Tor, restando sul sentiero 23 su fondo morenico, fino al bivio (3h dalla partenza) dove si separano la Ferrata del Camino (a destra) e la Ferrata del Ghiacciaio (a sinistra). Entrambe portano al Rifugio Vittorio Veneto.

    ▲Il percorso

    Ferrata del Ghiacciaio (via attualmente percorribile): dal bivio si tiene la traccia a sinistra aggirando un laghetto glaciale e si sale verso il ghiacciaio, cercando le esili tracce al suo centro; in assenza di segnaletica adeguata bisogna individuare il rifugio a nord-est, operazione problematica con nebbia o nuvole basse. Raggiunte le prime corde metalliche (30′ dal bivio), i tratti attrezzati aiutano a salire in diagonale a sinistra una placca inclinata e levigata dal ghiacciaio; il cavo piega poi a destra su una liscia rampa con alcune staffe per i piedi, dove la fune risulta molto lasca. Si percorre un traverso, una cengia inclinata non attrezzata e una scaletta, oltre la quale un salto più verticale e una rampa inclinata; il tratto finale piega a destra e supera un balzo con tre staffe metalliche (fine ferrata, 20′ dall’attacco). Seguendo segni bianco-rossi su una lunga pietraia si raggiunge prima l’innesto con la Ferrata del Camino, poi il Rifugio Vittorio Veneto (2.922 m, circa 5h 30′ totali). Ferrata del Camino (quando agibile): due brevi scalette portano al passaggio caratteristico, un lungo diedro attrezzato con due scale per circa 80 metri; una variante in traverso, più in alto, evita le scale colpite dalle scariche di sassi. Seguono brevi scalette e un tratto verticale fino a un terrazzino, poi un lungo traverso a sinistra dove terminano le attrezzature (30′ dall’attacco); per pietraia si raggiunge il rifugio. La salita al Sasso Nero dal rifugio (2h, su cresta e ghiacciaio) richiede esperienza alpinistica e non è descritta qui.

    ▲Carattere e difficoltà

    Le due ferrate, entrambe brevi, non presentano difficoltà tecniche di rilievo: l’impegno sta nell’itinerario lungo, nell’elevato dislivello (circa 1.919 m) e nell’ambiente d’alta quota. Difficoltà complessiva del tratto attrezzato: Moderatamente Difficile.

    ⚠ Sulla Ferrata del Ghiacciaio le attrezzature in alcuni tratti non sono ottimali e la roccia, erosa dal ghiaccio, è liscia; il cavo è spesso lasco. Sulla Ferrata del Camino (quando aperta) prestare massima attenzione alla caduta di materiale detritico.
    ▲Periodo e sicurezza

    Escursione d’alta montagna che richiede ottima preparazione fisica e attrezzatura da ghiacciaio (ramponi). Da affrontare solo con meteo stabile e buona visibilità. Nel 2019 è stato inaugurato il nuovo Rifugio Vittorio Veneto, dalla sagoma moderna.

    ▲Discesa

    Il rientro avviene a ritroso per il sentiero di avvicinamento che scende in Valle Aurina, scegliendo la via attrezzata in funzione dell’agibilità (Ferrata del Ghiacciaio allo stato attuale): circa 3h 30′ dal rifugio, 8h totali.

    ▲Da abbinare

    Scendendo verso sud si incontrano le difficili Ferrata Pursteinwand e Ferrata Hans Kammerlander; in Val Badia la Ferrata al Sass Rigais e l’Alta Via Günther Messner; verso Sesto la Ferrata di Valdaora e la Ferrata Costoni di Croda Rossa.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Moderatamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoAlpi Aurine
    • Avvicinamento3:00 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)8:00 h
    • Dislivello ferrata222 m
    • Dislivello itinerario1919 m
    • Quota max2922 m
    • Lunghezza20 Km
  • Alta Via Bruno Federspiel

    Alta Via Bruno Federspiel

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Alta Via Bruno Federspiel

    L’Alta Via Bruno Federspiel e’ un impegnativo itinerario di cresta nei Monzoni, in provincia di Trento, che collega la Forcella de la Costela con il Passo delle Selle. I tratti attrezzati non sono di difficolta’ elevata, ma l’ambiente e’ esposto e fatto di continui saliscendi, e il percorso ha un forte valore storico: attraversa tratti dove erano posizionate le artiglierie austriache durante la Grande Guerra. La classifichiamo Moderatamente Difficile, con l’avvertenza che il dislivello reale e’ molto superiore a quello tra partenza e cima.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza e’ Malga Crocefisso, in Val San Nicolo’, valle perpendicolare alla Val di Fassa all’altezza di Pozza di Fassa (punto di partenza su Google Maps). Se la strada non e’ chiusa si puo’ salire in Val Monzoni e parcheggiare nei pressi del primo tornante, altrimenti si lascia l’auto a Malga Crocefisso. Dal parcheggio si risale la strada della Val Monzoni, che coincide con il sentiero CAI 603, fino alla Baita Monzoni (1792 m, 45′ da Malga Crocefisso); si prosegue sul 603 fino a un bivio dove lo si lascia per imboccare a destra il CAI 624 in direzione di Punta Valacia e dell’omonimo rifugio (2275 m, 1h30′ totali). Poco oltre il rifugio si sale per ripido sentiero fino alla Forcella de la Costela (2529 m, 2h30′ totali), dove a sinistra, con segnavia CAI 616, ha inizio l’Alta Via Bruno Federspiel.

    ▲Il percorso

    Dalla Forcella de la Costela si ha davanti la lunga cresta da percorrere. Si parte su un sentiero inizialmente ampio che, salendo vicino alla cresta, si restringe e richiede piede fermo; si procede a mezzacosta accanto al filo per un buon tratto, mantenendo alta l’attenzione, fino a una forcella e poi a un tratto di cresta che porta allo Spiz del Malinvern (2630 m, 1h15′ dall’attacco, 3h45′ totali), dove si incontrano i primi tratti attrezzati. Da qui si potrebbe interrompere l’alta via scendendo a destra per il sentiero 624B verso Ronchi. Proseguendo, si scende verso est lungo una cresta erbosa fino alla Forcella Ricoletta (2431 m, 20′ dallo Spiz del Malinvern). Si continua in direzione dello Spiz de Tariciogn, che non si tocca lungo la via ma solo con una deviazione facoltativa, e si scende a una forcella dove riprendono i tratti attrezzati: si percorrono un paio di cenge esposte con passerelle in legno e alcuni tratti attrezzati non difficili vicino a uno spigolo, quindi un breve diedro da scendere e un facile traverso attrezzato. Si attraversa poi un tratto ricco di postazioni della Grande Guerra, raggiungibili con numerose deviazioni, e tra continui saliscendi si arriva al Passo delle Selle (3h dall’attacco, 5h30′ totali).

    ▲Carattere e difficolta’

    L’impegno maggiore deriva dal dislivello complessivo: i continui saliscendi lungo la cresta sommano molto piu’ dislivello di quanto suggerisca la differenza tra partenza e punto piu’ alto. L’itinerario e’ meno frequentato del vicino Bepi Zac perche’ nel complesso piu’ esposto, soprattutto rispetto alla prima parte del Bepi Zac. Chi vuole risparmiare energie puo’ percorrerlo in senso inverso dal Passo San Pellegrino, usando gli impianti di risalita per raggiungere il Passo delle Selle.

    ⚠ Itinerario lungo ed esposto con molti saliscendi su cresta: serve buon allenamento e piede fermo, soprattutto nei tratti di mezzacosta stretti vicino al filo. Le cenge esposte con passerelle e i ghiaioni in discesa richiedono attenzione. Valutare meteo e residui di neve nei passaggi a nord a inizio stagione.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione utile dall’estate all’inizio autunno. Set da ferrata (imbracatura, kit, casco) per i tratti attrezzati, scarponi con buona aderenza per cresta ed erba, acqua e cibo per una giornata di 7-8 ore. Verificare se la strada della Val Monzoni e’ aperta e controllare il meteo: la cresta e’ esposta e poco riparata.

    ▲Discesa

    Dal Passo delle Selle (2528 m) ci sono due rientri a Malga Crocefisso. L’opzione piu’ semplice imbocca a sinistra, verso nord, il CAI 604 fino al Rifugio Taramelli (2040 m, 1h dal Passo delle Selle); si scende poi piegando a destra fino al bivio dell’andata verso il Rifugio Valacia e, passando accanto alla Baita Monzoni, si raggiunge Malga Crocefisso (1h45′ dal Passo delle Selle, 7h30′ totali). L’opzione piu’ impegnativa, che richiede ancora buona gamba, percorre il Sentiero Attrezzato Gino Badia (segnavia 640A) dal Passo delle Selle alla Forcella dell’Ort (2504 m, 1h), con alcuni tratti attrezzati e una delicata discesa su ripido ghiaione, fino al CAI 641 dove, tenendo la sinistra, si rientra sul sentiero 603 dell’andata e quindi a Malga Crocefisso (2h30′ dal Passo delle Selle, 8h15′ totali).

    ▲Da abbinare

    La cresta termina al Passo delle Selle e puo’ proseguire fino a Forcella Uomo lungo l’altra alta via della Grande Guerra, la Ferrata Bepi Zac. In alternativa la Federspiel si abbina alla Ferrata Gadotti al Sass Aut, in entrambi i casi con pernottamento in quota. Scendendo in Val San Nicolo’ si incontrano la difficile Ferrata Magnifici 4 e la Ferrata Kaiserjager al Col Ombert; spostandosi verso il Catinaccio si possono percorrere la Ferrata Santner, la Ferrata al Catinaccio d’Antermoia, la Ferrata Masare’ e la Ferrata Roda di Vael.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento2:30 h
    • Durata ferrata3:00 h
    • Itinerario totale7:30 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario1037 m
    • Altitudine massima2647 m
    • Lunghezza17 Km
  • Ferrata Bolver Lugli

    Ferrata Bolver Lugli

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata Bolver Lugli

    La Ferrata Bolver Lugli sale lo Spallone del Cimon della Pala, nelle Pale di San Martino: una via di media difficolta’ con alcuni passaggi impegnativi, ma soprattutto una grande escursione di alta montagna, con avvicinamento lungo e rientro altrettanto impegnativo verso la funivia. La ferrata e’ solo una parte della giornata: a fare la differenza sono il dislivello, l’ambiente alpino e i nevai. Va pianificata con attenzione al meteo e agli orari degli impianti.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza e’ la stazione della funivia Col Verde a San Martino di Castrozza (TN), raggiungibile dalla Val di Fiemme via Passo Rolle o dalla SS50 Bassano del Grappa-Passo Rolle; gli impianti si trovano poco prima di uscire dal paese verso il Passo Rolle, presso un tornante con ampio piazzale (punto di partenza su Google Maps). Se gli impianti sono chiusi si puo’ parcheggiare a un tornante successivo, da cui un sentiero sale a Malga Pala e poi alla stazione a monte. Vista la lunghezza dell’itinerario conviene salire con la funivia, risparmiando circa 500 m di dislivello. Dalla stazione a monte di Col Verde si prosegue in salita pochi minuti fino a una palina con la prima indicazione per la ferrata; si tiene la sinistra in salita seguendo il segnavia 706. La salita inizia gradevole nel bosco, dove si incontra un singolare cartello, poi attraversa pietraie esposte a sud che si scaldano in fretta. Si sale costantemente fino a incrociare il sentiero 712: ignorato il bivio, si prosegue verso nord verso le alte pareti sud-est del Cimon della Pala, raggiungendo la targhetta metallica della Bolver Lugli (circa 2300 m, 1h dalla stazione a monte), che pero’ e’ solo il preludio: l’attacco vero e’ 300 metri di dislivello piu’ in alto. Da qui, seguendo i segni rossi, si sale su roccette (massimo II-), tracce su sassi e tratti attrezzati, in ripida progressione su fondo detritico talvolta infido, fino all’attacco appoggiato della ferrata (1h dalla targa, 2h dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Si parte spostandosi in diagonale verso sinistra su roccette dentro un canalino, fino a uno spigolo che si aggira, poi altre roccette e facili balzi. Si raggiunge un camino non troppo impegnativo, risalito con la fune sul lato destro e buoni appigli al centro; usciti dal camino, dopo un breve tratto verticale attrezzato, si percorre un tratto di collegamento (segnato con bolli rossi) da cui, a sinistra, si scorge in lontananza la meta finale dell’escursione, la stazione a monte della funivia del Col Rosetta. Ripreso il cavo, si sale in diagonale aggirando un paio di sassi prima a destra poi a sinistra, fino a una bella parete verticale ben appigliata che si arrampica sfruttando le naturali debolezze della roccia; segue un traverso orizzontale esposto ma ricco di appoggi e poi una seconda parete verticale, piu’ impegnativa. Si affronta quindi un tratto vario: a destra su gradoni, poi un tratto verticale fino a un pulpito panoramico; si sale una placchetta sul lato sinistro di uno speroncino e ci si porta sotto una parete dove si incontra la prima staffa della via, prima di una salita a zigzag. La parte alta porta a sinistra su un traverso orizzontale, da cui si riparte verticali in forte esposizione verso sinistra. Si sale in diagonale e poi su brevi tratti verticali fino a una parete che parte sul lato destro di una fessura, attrezzata con solide staffe metalliche, seguita da un tratto verticale su roccia piu’ povera di appigli. La sezione resta impegnativa: un diedro con la fune a destra, poi uno stretto canalino (fune a destra, buoni appigli) da cui si esce senza eccessive difficolta’; si aggira un aereo spigolo e si supera un passaggio piuttosto impegnativo e leggermente strapiombante, poi un diedro appoggiato dove conviene cercare appoggi anche sul lato opposto alla fune, e infine una placca appoggiata. Nell’ultima sezione, intorno ai 3000 m, la fatica e l’altitudine si fanno sentire, ma il panorama sulle slanciate Beppine accompagna gli ultimi metri. Si prosegue su un tratto gradonato verso un’evidente forcellina che si oltrepassa: sul versante opposto appaiono il Bivacco Fiamme Gialle e un panorama del tutto nuovo. Un breve tratto di cresta attrezzata verso sinistra, poi a destra, e una traccia evidente conduce al Bivacco Fiamme Gialle (3005 m, 2h dall’attacco, 4h totali).

    ▲Carattere e difficolta’

    La via fu costruita dalle Aquile di San Martino e inaugurata nel 1970, lungo la storica Via Higusi del 1921 (aperta dagli alpinisti Hilde, Sigur e Langes); e’ intitolata a Bolver Lugli, notaio di Mestre, e l’ultima ristrutturazione risale al 2016. Tecnicamente e’ Difficile, con passaggi verticali ed esposti e una sezione centrale sostenuta, ma l’impegno maggiore e’ dato dall’insieme: lungo avvicinamento, alta quota e un rientro articolato tra nevai. E’ un itinerario per chi ha gia’ buona esperienza di vie ferrate e di ambiente alpino.

    ⚠ A inizio stagione si attraversano molti nevai: uno ripido sotto l’attacco, uno prima del bivacco e uno decisamente ripido tra il bivacco e il Passo del Travignolo, oltre ad altri verso il Passo Bettega. Portare sempre ramponi e bastoncini, valutandone l’uso in loco. Attenzione a non perdere i bolli rossi, soprattutto tra la targhetta e l’attacco e nella salita a Cima Vezzana. Partire presto per fare l’avvicinamento all’ombra e rientrare prima della chiusura degli impianti.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d’alta quota oltre i 3000 m: la stagione utile va dall’estate inoltrata, quando i nevai si riducono, all’inizio autunno. Oltre al set da ferrata (imbracatura, kit, casco) sono necessari ramponi e bastoncini, abbigliamento da alta montagna e scorta d’acqua e cibo per una giornata che puo’ arrivare a 9 ore. Verificare meteo e condizioni dei nevai, e organizzare l’uscita in base agli orari della funivia.

    ▲Discesa

    Dal Bivacco Fiamme Gialle inizia il lungo rientro. Si raggiunge prima il Passo del Travignolo (2985 m), che divide il Cimon della Pala a sud e la Cima Vezzana a nord, tagliando a mezzacosta in discesa dal bivacco (15′, attenzione a tratti innevati). Al passo si sceglie se salire a Cima Vezzana o scendere subito per la Val dei Cantoni. Per la vetta si segue il sentiero 716 verso nord fino alla forcella tra Cima Vezzana e Cima Nuvolo, poi un tratto di cresta e una conca spesso innevata anche in stagione inoltrata, fino all’anticima e alla cima di Cima Vezzana (3192 m, 1h dal bivacco). Da qui si puo’ tornare al Passo del Travignolo (40′) e scendere la Val dei Cantoni, oppure percorrere in discesa la Ferrata Gabitta Ignoti e scendere la Val Strutt; entrambe sono impegnative e attraversano nevai (la seconda e’ piu’ lunga, con il Sentiero delle Farangole e il solo Bivacco Brunner come appoggio). Seguendo la prima opzione, dal Passo del Travignolo si scende ripidi nel vallone generalmente innevato (i crepacci sono di solito nella parte inferiore): dopo circa 20 minuti, presso un grosso sasso al centro della valle, una freccia indica di spostarsi sul lato destro verso la roccia per evitare un tratto molto ripido, con alcuni passaggi attrezzati. Si prosegue nel vallone, affrontando con attenzione un paio di attraversamenti su neve esposti; terminato il vallone (circa 1h dal bivacco) si segue a destra il sentiero 716 che taglia a mezzacosta in salita verso il Passo Bettega (2658 m). Al passo si ignora la traccia a sinistra e si scende fino a un bivio: a destra si scende ripidi su roccette verso Col Verde, a sinistra si va senza difficolta’ verso il Rifugio Pedrotti-Rosetta (2581 m) e si risale alla stazione a monte presso il Rifugio Rosetta (2678 m; 2h dal termine del vallone, 3h dal bivacco, circa 7h totali senza la salita a Cima Vezzana, 9h con la vetta). La discesa a destra verso Col Verde lungo il 716 presenta tratti esposti con attrezzature non in buone condizioni: meglio salire al rifugio e usare la cabinovia.

    ▲Da abbinare

    L’abbinamento classico e’ Bolver Lugli in salita, vetta di Cima Vezzana e discesa con la Ferrata Gabitta Ignoti. Facendo tappa al Rifugio Pedrotti si possono concatenare il Sentiero Attrezzato Gusella, la Ferrata del Porton e la Ferrata Velo, oltre alla Ferrata della Vecia in discesa; verso est si raggiungono il Sentiero Attrezzato del Cacciatore e la difficile Ferrata Dino Buzzati al Cimerlo. Sul versante orientale delle Pale ci sono la Ferrata del Canalone e la Ferrata Fiamme Gialle (versante trentino), la Ferrata Stella Alpina e la Ferrata dell’Orsa (versante veneto). Abbinando la Gabitta Ignoti si puo’ infine proseguire verso il Passo delle Farangole e il Rifugio Mulaz, da cui scendere la Ferrata del Mulaz.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento2:00 h
    • Durata ferrata2:00 h
    • Itinerario totale9:00 h
    • Dislivello ferrata455 m
    • Dislivello itinerario1222 m
    • Altitudine massima3192 m
    • Lunghezza8,4 Km
    • Anno apertura1970
  • Ferrata Castiglioni

    Ferrata Castiglioni

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Ferrata Castiglioni

    La Ferrata Castiglioni e’ un’esposta via d’alta quota che collega i Rifugi XII Apostoli e Agostini, nelle Dolomiti di Brenta meridionali. Risale una imponente bastionata con un uso abbondante di scale, per cui le difficolta’ tecniche restano contenute (Moderatamente Difficile); a rendere serio l’itinerario sono l’esposizione, la lunghezza e i nevai che si possono incontrare anche in stagione inoltrata. Per dislivello e durata si presta bene a un’escursione di piu’ giorni, con sosta in rifugio.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla stazione a monte della funivia che da Pinzolo sale al Doss del Sabion: arrivando a Pinzolo dalla SS239 da Trento, gli impianti sono sulla destra e un ampio parcheggio sulla sinistra (punto di partenza su Google Maps). Dalla stazione a monte si segue lo stesso avvicinamento del Sentiero Attrezzato della Scala Santa, che conduce al Rifugio XII Apostoli (2489 m, 3h dalla stazione a monte della funivia). Dal XII Apostoli ci sono due modi di affrontare la Castiglioni: percorrerla in discesa verso il Rifugio Agostini (lungo la parete sud della Cima d’Agola, dalla Bocchetta dei Due Denti, 2859 m, fino al bivio per la Ferrata Brentari, 2500 m, da cui si scende 100 m al Rifugio Agostini tenendo la destra al bivio); oppure, piu’ facilmente, percorrerla in salita partendo dal Rifugio Agostini (2410 m) e raggiungendo il XII Apostoli. In quest’ultimo caso, dal XII Apostoli si prende il Sentiero Attrezzato dell’Ideale in direzione del Rifugio Agostini (2h30′ dal XII Apostoli, circa 6h totali); volendo, senza scendere all’Agostini, si tiene a destra il CAI 321 che porta direttamente alla ferrata (circa 5h30′ totali). La descrizione che segue presenta la via in salita.

    ▲Il percorso

    Imboccato il CAI 321 nei pressi del Rifugio Agostini, si sale seguendo i segni bianco-rossi e gli ometti sotto le imponenti pareti della Cima d’Agola, fino alla targhetta metallica che segna l’inizio della ferrata (30′ dal Rifugio Agostini). Si parte risalendo una cengia facile che si stacca a destra della targa; poco dopo due sezioni di gradini in acciaio continui superano un paio di risalti (un tempo attrezzati con scale). Si percorre quindi una cengia abbastanza comoda e ancora una sezione con tre scale, poi una cengia piu’ stretta porta a un terrazzino comodo per gli incroci. Terminata la cengia si sale una nuova scala; spostandosi leggermente a destra si affrontano due scale, la prima con un tratto di un paio di metri molto verticale e la seconda piu’ appoggiata. Il canalone si restringe avvicinandosi alla Bocca dei Due Denti: si risalgono le ultime due scale e si sbuca alla Bocca dei Due Denti (2859 m, 1h15′ dall’attacco), con una stupenda vista sulla Presanella. Da qui si scende lungo il vallone attraversando alcuni tratti di nevaio e facili tratti attrezzati di roccette, con un paio di brevi passaggi di discesa in libera (I grado) che non danno problemi a fondo asciutto, fino a raggiungere il Rifugio XII Apostoli (2h30′ dal Rifugio Agostini, 7h totali).

    ▲Carattere e difficolta’

    La via e’ esposta ma tecnicamente abbordabile grazie alle numerose scale, al punto da risultare a tratti ripetitiva; l’ambiente e il panorama dalla Bocca dei Due Denti ripagano ampiamente. L’aspetto piu’ delicato e’ l’innevamento in quota: e’ prudente informarsi presso i rifugi e portare l’attrezzatura da ghiacciaio, soprattutto se si percorre la variante che passa dal Sentiero Attrezzato dell’Ideale, dove si attraversano nevai perenni.

    ⚠ Possibili nevai anche in stagione inoltrata, in particolare lungo il Sentiero Attrezzato dell’Ideale: sentire i rifugi e valutare ramponi e piccozza. I brevi tratti di discesa in libera (I grado) vanno affrontati a fondo asciutto. Tenere conto degli orari degli impianti di risalita per il rientro a Pinzolo: per un itinerario cosi’ lungo conviene pernottare in rifugio.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione utile dall’estate inoltrata all’inizio autunno, quando i nevai si riducono. Set da ferrata completo (imbracatura, kit, casco), eventuale attrezzatura da ghiacciaio, acqua e cibo per una lunga giornata. Verificare meteo e condizioni della neve presso i rifugi e organizzare l’uscita tenendo conto degli orari della funivia.

    ▲Discesa

    Dal Rifugio XII Apostoli si rientra a Pinzolo lungo il Sentiero Attrezzato della Scala Santa percorso in avvicinamento (2h, circa 9h totali). Vista la lunghezza complessiva e gli orari degli impianti, e’ spesso conveniente dormire in uno dei rifugi della zona.

    ▲Da abbinare

    La Castiglioni si combina naturalmente con il facile Sentiero Attrezzato della Scala Santa e con il Sentiero Attrezzato dell’Ideale. Per un’uscita di piu’ giorni, dal Rifugio Agostini si puo’ puntare al Rifugio Pedrotti tramite la Ferrata Brentari o il piu’ facile Sentiero Attrezzato Apolloni; dal Pedrotti partono le Bocchette Alte, le Bocchette Centrali e la recente Ferrata Spellini. Spostandosi a nord si trovano il Sentiero Attrezzato SOSAT, la Ferrata Oliva Detassis, la Ferrata Benini e il Sentiero Attrezzato Vidi.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento3:00 h
    • Durata ferrata2:30 h
    • Itinerario totale9:00 h
    • Dislivello ferrata370 m
    • Dislivello itinerario759 m
    • Altitudine massima2859 m
    • Lunghezza15 Km
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