Regione: Trentino-Alto Adige

  • Ferrata Rio Sallagoni

    Ferrata Rio Sallagoni

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Rio Sallagoni

    La Ferrata Rio Sallagoni si svolge lungo la forra dell’omonimo torrente, ai piedi di Castel Drena, in provincia di Trento. È una via facile ma decisamente spettacolare: traversi su roccia sopra l’acqua che scorre, una gola stretta e suggestiva e due ponti sospesi rendono questo breve itinerario uno dei più scenografici dell’Alto Garda. Proprio per la bassa difficoltà e il fascino dell’ambiente è molto frequentato in estate.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza si trova sulla strada che collega Dro a Drena. Arrivando da Riva del Garda, prima dell’abitato di Dro si seguono le indicazioni a destra per salire a Drena; dopo pochi minuti e un tornante, sulla sinistra si incontra un ampio parcheggio e poco dopo, sulla destra, un campo da tamburello (apri il punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si scende verso il tornante percorso in auto: sul lato sinistro della strada una palina con segni CAI indica la discesa verso la forra del Rio Sallagoni, dove la ferrata ha subito inizio (circa 10 minuti dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La ferrata attacca sul lato sinistro della gola. Si salgono un paio di metri con la fune, poi un breve traverso verso destra su staffe per i piedi, quindi alcuni metri in diagonale e in verticale: un tratto esposto e molto bello, con il fiume che scorre proprio sotto i piedi. Si prosegue nel traverso e si incontra il passaggio probabilmente più impegnativo della via, leggermente a strapiombo, che obbliga a una leggera trazione sul cavo per mantenere l’equilibrio. Superato questo punto si passa sotto un sasso incastrato e si incrocia una via di fuga verticale. Continuando nella forra il traverso prosegue verso destra; la gola si stringe e, nei pressi di un grosso masso incastrato, si passa sul lato destro affrontando un solo passaggio più impegnativo dovuto a una sporgenza rocciosa. In breve le attrezzature terminano e ci si trova in un anfiteatro roccioso con cascate.

    Inizia la seconda parte: dal sentiero di sinistra si raggiunge il primo ponte sospeso a tre corde, lungo una quindicina di metri e abbastanza stabile. Si prosegue sul lato destro del torrente, su sentiero attrezzato e facili balzi rocciosi, poi si passa sul versante sinistro per l’unico vero tratto verticale della via, verso destra: alcuni passaggi richiedono un po’ di impegno, ma su difficoltà complessivamente basse. Si arriva quindi al secondo ponte sospeso, più corto del primo ma meno stabile, dove termina la Ferrata di Castel Drena (40 minuti dall’attacco, 50 complessivi). Si attraversa un ponticello di legno, si torna sul lato destro del torrente e si sale su sentiero fino a uscire nei pressi del castello (10 minuti dal termine della ferrata, 1 ora complessiva). A fine 2024 è stata aggiunta una variante opzionale finale dedicata ai Caduti di Nassirya: invece di attraversare il Rio Sallagoni si resta sulla sponda orografica sinistra, risalendo su tratti attrezzati facili (salvo una rampa a volte umida e scivolosa) con lunghi traversi su cambre molto vicini al greto, fino a Casteldrena; calcolare circa 30 minuti in più.

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Facile (F), ha difficoltà tecniche, ambientali ed esposizione attorno al 2/5 e impegno fisico minimo (1/5). È adatta anche a chi ha poca esperienza, purché a proprio agio con l’esposizione sopra l’acqua. Indispensabile l’attrezzatura completa: imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ Itinerario molto battuto, soprattutto in estate, da numerose comitive: concreto il rischio di restare imbottigliati nella gola. Conviene percorrerlo la mattina presto o nel tardo pomeriggio, evitando le ore più calde e affollate. Se si percorre la variante dei Caduti di Nassirya, prestare la massima attenzione ai guadi, che in primavera o dopo abbondanti precipitazioni possono diventare difficoltosi: utili un paio di bastoncini telescopici.
    ▲Periodo e sicurezza

    La quota bassa rende la via ideale nelle mezze stagioni. Da evitare con torrente in piena o dopo forti piogge, sia per i guadi della variante sia per il livello dell’acqua nella forra. Verificare sempre il meteo e le condizioni del rio prima di scendere nella gola.

    ▲Discesa

    Dal castello si segue in discesa la strada asfaltata; sulla sinistra si stacca un sentiero che, in ripida discesa con alcuni tornanti, riporta al campo da tamburello presso il parcheggio (20 minuti dal castello, 1 ora e 20 minuti complessivi).

    ▲Da abbinare

    Vista la brevità, la Rio Sallagoni lascia tempo ed energie per un secondo itinerario in giornata. Restando sul facile si possono percorrere la Ferrata Colodri o il Sentiero Attrezzato delle Cavre, entrambi verso Riva del Garda. A circa 45 minuti d’auto ci sono la Ferrata Marangoni a Mori, la Ferrata di Ballino e la Ferrata Artpinistica a Preore. Per escursionisti molto esperti, a circa 30 minuti, la difficile Ferrata Rino Pisetta.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento0:10 h
    • Durata ferrata0:40 h
    • Itinerario totale1:20 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario200 m
    • Altitudine massima365 m
    • Lunghezza3 Km
  • Ferrata Colodri

    Ferrata Colodri

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Colodri

    La Ferrata Colodri sale le pareti orientali del Monte Colodri, che domina la cittadina di Arco in provincia di Trento, a due passi dal Lago di Garda. È una via facile, ottimamente attrezzata e priva di difficoltà tecniche rilevanti: per questo è una delle mete più gettonate per chi vuole avvicinarsi al mondo delle vie ferrate. Si svolge accanto a pareti note per l’arrampicata libera e regala dalla cima un bel panorama su Arco, la valle del Sarca e il lago.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è Arco. Si oltrepassa il fiume Sarca sul ponte e si prende a destra via Maini, proseguendo dritti fino all’ingresso di un campeggio sulla destra; subito dopo, sulla sinistra una bacheca e sulla destra uno slargo permettono di parcheggiare poche auto (apri il punto di partenza su Google Maps; in alternativa è segnalato l’ampio parcheggio gratuito presso le piscine). Entrati nel parco si seguono i segnavia bianco-rossi del CAI per Cima Colodri e per la ferrata, raggiunta in breve a una targa bianca, circa 10 minuti dal parcheggio.

    ▲Il percorso

    La ferrata inizia su una rampa gradonata, arrampicabile comodamente anche senza usare il cavo. Saliti i primi gradoni si percorre un facile traverso verso destra e si prosegue su un’altra rampa gradonata, dove il cavo funge da corrimano. Si piega a destra su una larga cengia che porta a un primo tratto verticale ma appoggiato, con ottimi appigli; superato questo breve passaggio si volge a sinistra salendo in obliquo tra piccoli balzi rocciosi, cenge e tratti di sentiero. Lo sviluppo prosegue in prevalente falsopiano, su una cengia liscia ma priva di difficoltà tecniche, verso sinistra. Si risalgono un paio di placche inclinate attrezzate con cambre e staffe, alcuni tratti diagonali e una facile fessura, fino all’ultimo tratto: un diedro di una decina di metri dove le cambre annullano di fatto le difficoltà dove gli appigli naturali sono meno evidenti. Percorsa l’ultima placca appoggiata terminano le attrezzature; un breve sentiero conduce a Cima Colodri (400 m), con la sua croce e la caratteristica madonnina, in circa 30 minuti dall’attacco (40 minuti complessivi).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Facile (F), è un itinerario molto elementare, con tutti i parametri di complessità al minimo (1/5): ideale come prima ferrata, adatta anche a chi accompagna persone alle prime armi. Resta comunque indispensabile l’attrezzatura completa: imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ Pericolo di scariche di materiale detritico dall’alto: indossare il casco già durante l’avvicinamento, non solo all’attacco. Sulla via si sono verificati incidenti gravi, anche mortali. Il terreno in alcuni punti è smosso e c’è il rischio di far cadere sassi su chi sta sotto, per cui è importante prestare attenzione, soprattutto quando la via è affollata. La parete è esposta a est ed è in pieno sole al mattino: in estate conviene partire nel pomeriggio per trovare ombra.
    ▲Periodo e sicurezza

    Grazie alla quota modesta e all’esposizione soleggiata, è percorribile in gran parte dell’anno ed è particolarmente indicata nelle mezze stagioni. La roccia, levigata dalle innumerevoli ripetizioni, può risultare scivolosa: meglio evitarla bagnata. Vista l’elevata frequentazione, mantenere ordine sui passaggi ed evitare di creare ingorghi. Portare acqua e verificare il bollettino meteo prima di partire.

    ▲Discesa

    Da Cima Colodri si scende sul versante opposto (ovest) fino a un bivio con il sentiero CAI 431. Per il rientro più breve si prosegue a sinistra in direzione di Santa Maria di Laghel, quindi si prende la stradina a sinistra che scende verso Arco; dal centro si ripercorre la strada asfaltata fino al parcheggio (1 ora dal termine della ferrata, 1 ora e 45 minuti complessivi). In alternativa è possibile un lungo itinerario ad anello: al bivio si tiene la destra sul CAI 431 fino al Monte Colt e alla Croce di Colt, si scende verso il Sentiero Attrezzato degli Scaloni (parte del Sentiero delle Cavre, circa 2 ore dal termine della ferrata), lo si percorre e, tenendo poi la sinistra sul CAI 408, si rientra nei pressi di Santa Maria di Laghel e quindi ad Arco (circa 4 ore dalla ferrata, circa 5 ore complessive).

    ▲Da abbinare

    Arco e l’Alto Garda sono ricchissimi di vie attrezzate per ogni livello. Nella zona di Cima Capi si trovano la Ferrata Susatti e la Ferrata di Cima Rocca; vicino a Riva del Garda la Ferrata dell’Amicizia a Cima Sat. Per chi cerca più difficoltà, l’esposta Ferrata Marangoni a Mori o la molto impegnativa Ferrata Pisetta a Sarche. Verso nord, la Ferrata alla Cascata del Rio Ruzza e la Ferrata Artpinistica a Preore.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento0:10 h
    • Durata ferrata0:30 h
    • Itinerario totale1:30 h
    • Dislivello ferrata280 m
    • Dislivello itinerario300 m
    • Altitudine massima398 m
    • Lunghezza4,5 Km
  • Ferrata del Piccolo Cir

    Ferrata del Piccolo Cir

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata del Piccolo Cir

    La Ferrata del Piccolo Cir è una via breve e molto arrampicabile che sale uno dei pinnacoli del Gruppo Cir, sul versante settentrionale del Passo Gardena (provincia di Bolzano). Di grado moderatamente difficile, regala una progressione divertente su ottima roccia e un panorama di prim’ordine dalla stretta vetta del Piz da Cir V. Avvicinamento e rientro brevi la rendono facilmente abbinabile alla vicina Ferrata Gran Cir.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Passo Gardena (2121 m), che collega la Val Badia (Corvara) con la Val Gardena (Selva); si lascia l’auto nell’ampio piazzale del passo (apri il punto di partenza su Google Maps). Su sentiero ben battuto si sale alla stazione a monte della funivia di Dantercepies (2298 m), che arriva da Selva, in circa 10 minuti. Seguendo i cartelli verso nord e i bolli rossi si affronta un ripido tratto su roccia; superate alcune roccette si raggiunge l’attacco della ferrata, a circa 30 minuti dal Passo Gardena.

    ▲Il percorso

    Si attacca su facili balzi rocciosi verso un passaggio che fa guadagnare esposizione; si sale una breve scaletta metallica e alcuni salti rocciosi esposti. Aggirato uno spigolo, si risale in verticale una bella parete ottimamente appigliata, si prosegue in diagonale verso destra e poi più verticali fino a un aereo traverso di media difficoltà, da affrontare sfruttando i buoni appoggi per i piedi. Si raggiunge un terrazzino panoramico, ideale per una sosta. Si supera quindi un balzo più pronunciato e si esce su un sentiero in quota a fondo detritico; in direzione nord si arriva all’ultimo tratto attrezzato. Dopo un canalino roccioso si tocca una sella detritica (da qui, in discesa, è possibile tenere il versante destro per una via alternativa). L’ultimo passaggio è il più impegnativo della via: una parete in diagonale lungo una fessura, ben appigliata ma esposta, che con due passaggi di moschettone porta al terrazzino sommitale, la stretta vetta del Piz da Cir V (2520 m), raggiunta in circa 30 minuti dall’attacco e 1 ora dal Passo Gardena. Dalla cima il panorama abbraccia il Gruppo Sella e le Odle.

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Moderatamente Difficile (MD), è una via corta ma completa: complessità tecnica, ambientale ed esposizione attorno al 3/5, impegno fisico più contenuto (2/5). È adatta a chi si avvicina alle ferrate solo se già abituato all’esposizione, per via del passaggio più impegnativo presente sia in salita sia in discesa. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ Via molto frequentata in estate, con possibili code; la vetta è piccola e a volte difficile sostarvi. Roccia molto arrampicabile ma alcuni passaggi sono esposti: non sottovalutarla nonostante la brevità. Secondo una segnalazione del 2026 la discesa è stata modificata e in parte attrezzata, rimanendo alti sulla paretina con un passaggio in spaccata e un breve traverso su staffe: verificare sul posto la configurazione attuale di attacco e discesa prima di partire.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo, da percorrere con meteo stabile e roccia asciutta. Trattandosi di una via breve e popolare, conviene partire presto per evitare l’affollamento. Portare attrezzatura completa, acqua e qualcosa da mangiare per una sosta in vetta, e verificare il bollettino meteo prima di muoversi.

    ▲Discesa

    Si scende a ritroso fino alla sella detritica già incontrata in salita. Da qui si può tornare per la via di salita oppure, soluzione consigliata, scendere lungo un canalone attrezzato che aiuta per una cinquantina di metri su roccette fino a un sentiero detritico. Si raggiunge poi un bivio: a sinistra, una traccia a mezzacosta conduce all’attacco della Ferrata Gran Cir (1h 45′ andata e ritorno, 3h 30′ complessive); a destra, il sentiero riporta alla funivia incontrata all’andata e quindi all’auto (40′ dalla vetta, 2 ore complessive).

    ▲Da abbinare

    L’abbinamento naturale è con la Ferrata Gran Cir, che parte dallo stesso Passo Gardena: insieme impegnano mezza giornata. Scendendo verso Corvara si trovano tre belle vie del Gruppo Sella: la Ferrata Tridentina al Pisciadù, la Ferrata al Piz da Lech e la Ferrata del Vallon. Verso la Val Gardena si può salire la Ferrata Sass Rigais; sul versante nord delle Odle l’Alta Via Günther Messner e la Ferrata al Sass de Putia. Verso Canazei, infine, la Ferrata Piazzetta al Piz Boè.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento0:30 h
    • Durata ferrata0:30 h
    • Itinerario totale2:00 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario390 m
    • Altitudine massima2520 m
    • Lunghezza5 Km
  • Ferrata Gran Cir

    Ferrata Gran Cir

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Gran Cir

    La Ferrata Gran Cir sale la vetta più alta del Gruppo Cir, a nord del Passo Gardena (provincia di Bolzano). È una via attrezzata facile, con esposizione e difficoltà tecniche molto ridotte: per questo viene spesso scelta come prima ferrata o come itinerario panoramico per chi vuole avvicinarsi alle vie attrezzate. Breve e logica, si abbina con naturalezza alla vicina e più impegnativa Ferrata del Piccolo Cir.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Passo Gardena, che collega la Val Badia (Corvara) con la Val Gardena (Selva); si lascia l’auto nell’ampio piazzale del passo (apri il punto di partenza su Google Maps). Dal passo si seguono i numerosi cartelli che, in direzione nord, guidano su traccia ben marcata verso il canalone che separa il Grande Cir dal Piccolo Cir. Si procede su facili sentieri fino a raggiungere il canalone detritico, dove sul lato destro iniziano le attrezzature metalliche (circa 45 minuti dal Passo Gardena).

    ▲Il percorso

    La ferrata apre con una rampa inclinata verso destra, un po’ scivolosa ma priva di difficoltà; a tratti si allarga in una cengia poco inclinata. Dopo una breve serie di roccette si prosegue lungo un sentiero, in un tratto facile e privo di attrezzature metalliche, fino a un secondo breve tratto attrezzato. Si superano alcuni facili balzi rocciosi, si riprende un comodo sentiero e si salgono le ultime roccette fino alla croce di vetta del Gran Piz da Cir (2592 m), raggiunta in circa 30 minuti dall’attacco e 1 ora e 15 minuti dal Passo Gardena. Dalla cima il panorama spazia sul vicino Gruppo Sella e sul Sassolungo.

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Facile (F), è un’escursione attrezzata ideale per chi inizia: difficoltà tecniche minime (1/5), esposizione e impegno fisico contenuti (2/5), dislivello e durata ridotti. Resta comunque un ambiente di montagna e va affrontata con l’attrezzatura completa: imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ Attenzione: buona parte del percorso si svolge su tratti facili ma sprotetti (senza cavo) e in alcuni punti esposti. Con roccia bagnata o unta diventano decisamente più insidiosi, sia in salita sia in discesa. Da non sottovalutare nonostante il grado facile: usare comunque l’imbracatura nei tratti attrezzati e procedere con prudenza.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario tipicamente estivo, da affrontare con meteo stabile e roccia asciutta vista la presenza di tratti scivolosi se bagnati. Trattandosi di una via molto frequentata e adatta anche a famiglie, conviene mantenere ordine sui passaggi e non creare ingorghi. Portare acqua, abbigliamento a strati e verificare il bollettino meteo prima della partenza.

    ▲Discesa

    La discesa avviene lungo il medesimo itinerario di salita, per un tempo complessivo dell’escursione di circa 2 ore. Nei tratti sprotetti ed esposti la discesa richiede la stessa attenzione della salita.

    ▲Da abbinare

    La Gran Cir si combina perfettamente con la vicina e più impegnativa Ferrata del Piccolo Cir. Restando in zona si possono salire la panoramica Ferrata Tridentina al Pisciadù e la Ferrata alla Forcella del Sassolungo; aggirando il Gruppo Sella, le più impegnative Ferrata del Vallon e Ferrata Piz da Lech. Verso la Val Gardena si trovano la Ferrata Sass Rigais, l’Alta Via Günther Messner e la Ferrata al Sass de Putia.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento0:45 h
    • Durata ferrata0:30 h
    • Itinerario totale2:30 h
    • Dislivello ferrata212 m
    • Dislivello itinerario471 m
    • Altitudine massima2592 m
    • Lunghezza4 Km
  • Ferrata Tridentina al Pisciadù

    Ferrata Tridentina al Pisciadù

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Tridentina al Pisciadù

    La Ferrata Tridentina al Pisciadù è una delle vie attrezzate più amate delle Dolomiti: sale il versante nord del Gruppo Sella, in provincia di Bolzano, e conduce alla Cima Pisciadù con difficoltà tecniche contenute ma un dislivello tutt’altro che banale. L’avvicinamento brevissimo, il celebre ponte sospeso sulla Torre Exner e il finale al Rifugio Cavazza ne fanno un itinerario classico, percorribile da chi ha già una minima esperienza di ferrate ed è in buona forma fisica.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza si trova lungo la strada che dal Passo Gardena scende verso Colfosco, sul versante della Val Badia: in corrispondenza del sesto tornante, sulla destra, un ampio parcheggio presso una cava segna l’inizio dell’itinerario (apri il punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si guardano a sud le pareti del Gruppo Sella; si ignorano i segnavia 650 che collegano il Passo Gardena con Colfosco e si seguono le indicazioni che, verso sinistra in direzione est, portano su un sentiero in falsopiano fino alle prime attrezzature metalliche, raggiunte in circa 15 minuti.

    ▲Il percorso

    La prima sezione attrezzata apre con un traverso ben appigliato verso sinistra, seguito da una serie di staffe che fanno guadagnare una parete appoggiata. Si prosegue ancora a sinistra lungo un traverso esposto ma solido, quindi si affrontano alcuni metri di parete verticale e un diedro umido attrezzato in alto con staffe metalliche. All’uscita si incrocia il sentiero che scende a mezzacosta dal Passo Gardena, utile come via di fuga in caso di maltempo. Da qui un sentiero in direzione est, con sali-scendi e un caratteristico passaggio in una fenditura, conduce alle attrezzature poste poco sopra la targa che segna l’attacco vero e proprio della Tridentina (2070 m, circa 40 minuti dal parcheggio).

    Si sale ora in diagonale sotto un’imponente parete, sempre ben appigliata e mai troppo esposta. Dopo i primi infissi metallici la progressione si fa più verticale su roccia ben gradonata, con staffe e infissi dove la parete è più liscia. Una successione di belle pareti verticali porta progressivamente in quota fino ai passaggi che si avvicinano alla cascata del Rio Pisciadù; si aggira uno spigolo con un passaggio aereo, poi si percorrono roccette più comode e un traverso su pioli, esposto ma ben attrezzato, fino a una via di fuga. Chi prosegue affronta il tratto più impegnativo, quello che risale la Torre Exner: una parete verticale poco appigliata, una serie di staffe e un diedro appoggiato con il cavo a destra e le staffe a sinistra (arrampicabile cercando gli appigli, poco evidenti, sul lato destro). Si esce a destra con un facile traverso, si sale una scala metallica e, dopo aver aggirato uno spallone roccioso, si raggiunge l’iconico ponte sospeso tra la Torre Exner e l’ultimo tratto: stabile ma sospeso su un abisso di alcune centinaia di metri. Superata la passerella, un’ultima parete verticale immette sul sentiero che porta al Rifugio Cavazza al Pisciadù (2587 m), dove la ferrata termina dopo circa 3 ore complessive.

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Moderatamente Difficile (MD), la Tridentina deve la sua popolarità proprio alle difficoltà tecniche medio-basse unite a un avvicinamento corto. Sul piano della complessità pesano soprattutto l’impegno fisico e l’esposizione (entrambi 3/5), mentre la componente tecnica resta più contenuta (2/5). L’equipaggiamento da ferrata è obbligatorio: imbracatura, kit da via ferrata omologato e casco.

    ⚠ Difficoltà contenute e avvicinamento breve rendono la via molto frequentata: a luglio e agosto è concreto il rischio di code e ingorghi sui passaggi attrezzati. Conviene partire molto presto. Il dislivello (400 m di ferrata, 626 m complessivi) non va sottovalutato, così come la quota oltre i 2500 m. In caso di temporale in arrivo si può ripiegare sulle vie di fuga che intercettano il sentiero dal Passo Gardena.
    ▲Periodo e sicurezza

    L’itinerario è estivo e va affrontato con meteo stabile, partendo nelle prime ore del mattino per evitare i temporali pomeridiani e l’affollamento. Verificare sempre il bollettino e le condizioni del sentiero, in particolare nei tratti di discesa che possono risentire di frane o residui di neve a inizio stagione. Un piccolo cenno di storia: la Ferrata Tridentina nacque il 10 luglio 1960 su intuizione della guida alpina Germano Kostner che, con l’aiuto degli Alpini della Tridentina (a cui è dedicata), attrezzò la Torre Exner per dare accesso diretto al Rifugio Pisciadù; il secondo tratto, con l’ardito ponte sospeso, fu aggiunto sette anni più tardi. Ogni 31 luglio le Guide Alpine della Val Badia illuminano di sera il tracciato, visibile dal centro di Corvara.

    ▲Discesa

    Dopo una sosta al Lago Pisciadù, il rientro segue l’Alta Via 2 lungo il sentiero CAI 66 in Val de Setus. La discesa è ripida e si svolge in un vallone detritico con alcuni tratti attrezzati, dove serve attenzione. Si scende fino a un bivio (a sinistra si risalirebbe al Passo Gardena) e si prosegue verso il basso seguendo il sentiero fino al parcheggio di partenza, in circa 1 ora e 15 minuti dal termine della ferrata (4 ore e 30 minuti complessivi).

    ▲Da abbinare

    Il Gruppo Sella offre molte altre vie attrezzate nei dintorni. Scendendo verso la Val Badia si possono percorrere la Ferrata del Vallon e la Ferrata Piz da Lech; verso la Val di Fassa, al Passo Sella, la Ferrata delle Mesules e, al Passo Pordoi, la Ferrata Piazzetta. Restando al Passo Gardena si trovano le due ferrate del Gruppo Cir, la Ferrata al Piccolo Cir e la Ferrata Gran Cir, entrambe medio-facili.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento0:30 h
    • Durata ferrata2:45 h
    • Itinerario totale4:30 h
    • Dislivello ferrata400 m
    • Dislivello itinerario626 m
    • Altitudine massima2586 m
    • Lunghezza7,5 Km
    • Anno apertura1960
  • Ferrata dell’Amicizia a Cima Sat

    Ferrata dell'Amicizia a Cima Sat

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata dell'Amicizia a Cima Sat

    La Ferrata dell’Amicizia a Cima Sat è un itinerario lungo e faticoso che risale dalle sponde del Lago di Garda, sopra Riva del Garda (provincia di Trento), fino all’evidente vetta di Cima Sat. Di grado moderatamente difficile, è celebre per la serie di lunghe scale metalliche che superano i tratti più verticali e strapiombanti delle pareti della Rocchetta. Via molto aerea ed esposta, con dislivello importante: richiede buona preparazione fisica.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è Riva del Garda. Ci si porta sulla strada gardesana occidentale che da Riva conduce a Limone: nei pressi del parcheggio a pagamento Monte Oro un cartello CAI indica il sentiero in salita; si cerca posto in zona e ci si dirige a piedi verso la palina CAI (apri il punto di partenza su Google Maps). La palina indica il sentiero CAI 404 in salita; dopo alcuni tornanti si incrocia un altro sentiero e si tiene la sinistra verso una piccola fortezza veneziana. Poco prima della fortezza, sulla destra, riparte il CAI 404 che porta a una forestale, da imboccare verso sinistra; si prosegue fino a un bivio dove a destra si sale a Capanna Santa Barbara (560 m). Da qui, verso sud, si segue il sentiero fino a una deviazione sulla sinistra per il CAI 404B, che conduce in breve all’attacco della ferrata (1 ora e 15 minuti dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Sotto la targa d’inizio, l’attrezzatura metallica conduce in diagonale verso sinistra e poi su facile parete gradonata fino a un sentierino sassoso da cui è già visibile Cima Sat. Si superano alcuni balzi rocciosi e una parete appoggiata verso sinistra; le attrezzature si interrompono più volte alternandosi a tratti di sentiero e a roccette ben gradonate. Dopo un terrazzino la salita prosegue a zig-zag, con brevi cenge e passaggi verticali assistiti da staffe, fino a uno dei tratti più caratteristici: una lunga scala metallica di oltre 40 metri che supera una parete leggermente strapiombante; in cima si percorrono due metri in orizzontale su una barra metallica e si sale una seconda scala. Si raggiunge un pianoro sassoso panoramico, davanti al quale si vedono i tratti successivi con altre lunghe scale.

    Dopo un breve tratto di gradoni si arriva a una placchetta verticale che sale a sinistra con alcune staffe; sul lato sinistro inizia la terza scala, che risale un diedro. Si traversa a destra e si riprende la salita verticale su roccia ben appigliata; un facile traverso a destra precede un balzo di 3 metri con staffe. Si giunge quindi alla quarta lunga scala (70 metri), che risale una liscia parete: non difficile ma decisamente esposta. Da un terrazzino panoramico si prende a sinistra una stretta cengia fino a un facile camino, agile nella prima parte e più impegnativo in alto, dove si procede in diagonale verso sinistra con l’aiuto di alcune staffe. Si aggira un masso su una cengia, si affronta un breve tratto di discesa esposta ma non difficile e, dopo un’altra cengia attrezzata, un paio di scale e un ultimo balzo roccioso, si raggiunge la caratteristica bandiera di vetta di Cima Sat (1260 m), in 1 ora e 45 minuti dall’attacco (circa 3 ore complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Moderatamente Difficile (MD): tecnicamente non presenta tratti duri (l’unico passaggio di media difficoltà è l’ultimo camino prima della vetta), ma l’esposizione è elevata (4/5) e l’impegno fisico notevole (3/5) per il forte dislivello e il lungo rientro. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ Itinerario lungo e molto aereo: la successione di scale, alcune oltre i 40-70 metri, è spettacolare ma richiede testa salda e assenza di vertigini. È stato segnalato che le scale possono risultare abbastanza mobili e dare un’impressione di scarsa stabilità, pur senza essere pericolose: procedere con attenzione. Il dislivello (610 m di ferrata, 1150 m complessivi) e i tempi lunghi impongono buona preparazione fisica e partenza presto. In piena estate il caldo può diventare torrido: meglio le mezze stagioni.
    ▲Periodo e sicurezza

    Grazie alla quota bassa è percorribile in quasi tutte le stagioni, ma se ne sconsiglia la frequentazione nelle giornate più calde d’estate. Un cenno di storia: la via fu costruita su iniziativa del Gruppo Rocciatori di Riva del Garda (G.R.A.M.) e inaugurata nel 1972 per il centenario della fondazione della SAT (Società Alpinisti Tridentini); è una delle ferrate più frequentate dell’arco alpino. Portare acqua in abbondanza e verificare il meteo prima di partire.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si scende verso ovest fino a un breve tratto attrezzato e a una piazzola di atterraggio per elicotteri; si prosegue fino a un bivio con due opzioni. A destra (nord) si scende lungo il CAI 418 che, con molti tornanti, porta a una forestale (CAI 402); si tiene la destra in discesa fino a ritrovare, poco sopra Riva del Garda, il sentiero dell’andata e quindi il parcheggio (circa 2 ore dalla cima, 5 ore complessive). A sinistra (sud) si sale a un bivio dove si tiene la sinistra sul CAI 404, ignorando la deviazione per la Bocchetta dei Concoli e, più avanti, il CAI 404A verso Cima Capi; si prosegue a mezzacosta, anche con una lunga scala, fino alla Chiesa di Santa Barbara e quindi al bivio dell’andata, da cui si rientra a ritroso (circa 3 ore dalla vetta, 6 ore complessive).

    ▲Da abbinare

    Vista la lunghezza, difficilmente si aggiungerà un secondo itinerario nella stessa giornata, ma l’Alto Garda è ricco di alternative. Nella zona di Cima Capi ci sono la Ferrata Susatti e la Ferrata di Cima Rocca. Salendo verso Trento, i facili Colodri e Sentiero delle Cavre, o la Ferrata Rio Sallagoni a Castel Drena. Per i più preparati, la difficile Ferrata Pisetta in Val di Sarche.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento1:15 h
    • Durata ferrata1:45 h
    • Itinerario totale5:00 h
    • Dislivello ferrata610 m
    • Dislivello itinerario1150 m
    • Altitudine massima1246 m
    • Lunghezza9,5 Km
    • Anno apertura1972
  • Ferrata Alfredo Benini

    Ferrata Alfredo Benini

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Alfredo Benini

    La Ferrata Alfredo Benini è il tratto più settentrionale e recente della celebre Via delle Bocchette, nel cuore delle Dolomiti di Brenta (provincia di Trento). Collega il Passo Grostè alla Bocca di Tucket, naturale prosecuzione verso nord della Ferrata delle Bocchette Alte. Di grado moderatamente difficile, è un itinerario lungo fatto di sali-scendi ed esposte cenge con panorami mozzafiato; le difficoltà tecniche sono medie e la via si può percorrere in entrambe le direzioni.

    ▲Avvicinamento

    La via si svolge tra il Passo Grostè e la Bocca di Tucket; questa relazione la descrive dal Grostè verso Tucket, con discesa al Rifugio Tucket e rientro al Grostè. Il punto di partenza è la stazione a monte della funivia che collega Campo Carlo Magno con il Passo Grostè: da Madonna di Campiglio si prosegue verso Folgarida fino all’ampio parcheggio delle funivie sulla sinistra (apri il punto di partenza su Google Maps). Dalla stazione a monte (presso il Rifugio Stoppani) si sale in moderata pendenza verso nord-est al Passo Grostè seguendo i segnavia CAI 305; si svolta a sud verso Cima Grostè e, a un bivio (CAI 311 che a est scende al Rifugio Graffer, 30′ dalla funivia), si prosegue in salita ignorando la normale a Cima Grostè. Si aggira la parete est di Cima Grostè verso una bocchetta e, dopo un ultimo tratto ripido con bolli rossi, si raggiunge il cartello d’inizio della Ferrata Benini (1 ora dalla funivia). Senza funivia si può salire dal sentiero 301 (2 ore, 600 m di dislivello da Campo Carlo Magno).

    ▲Il percorso

    Si comincia aggirando la parete di Cima Grostè con un primo tratto attrezzato che supera uno spigolo esposto, poi una cengia senza difficoltà verso la Bocca dei Camosci, dove un tratto attrezzato scende più ripido. Inizia una lunga cengia ascendente, dapprima stretta e poi via via più ampia (la fune resta come corrimano), in direzione di Cima Falkner; a tratti la cengia si assottiglia accentuando l’esposizione, ma senza aumenti sostanziali di difficoltà, salvo sporadiche sporgenze rocciose dove conviene abbassarsi. Si supera la deviazione per la via normale a Cima Falkner (40′ andata e ritorno, passaggi di I grado) e si segue la cengia che volge a sud verso il Campanile di Vallesinella e il ghiacciaio di Cima Brenta. Qui inizia un tratto di disarrampicata attrezzata, il più tecnico ed esposto della via (1h 30′ dall’attacco, 2h 30′ complessive).

    Persi un centinaio di metri, si prosegue su una cengia che costeggia la base del Campanile di Vallesinella, con larghezza ed esposizione variabili. Aggirato uno spigolo si attraversa un canalone, si risalgono alcuni facili infissi metallici e, lungo una cengia con il lago di Molveno di fronte, si raggiunge la Bocca Alta di Vallesinella (2897 m), dove si passa dal versante orientale a quello occidentale sotto Cima Sella. Si scende quindi su un tratto di nevaio poco pendente, con magnifica vista sul ghiacciaio di Cima Brenta, seguendo gli ometti (attenzione in caso di nebbia) fino al bivio per il Sentiero Dallagiacoma (2h 15′ dall’attacco), variante più rapida per il Rifugio Tucket (1 ora). Ignorando la deviazione si affronta l’ultimo tratto, il più impegnativo: si aggira la parete occidentale di Cima Sella e, vedendo dall’alto la Bocca di Tucket, si scende per tratti attrezzati fino a un intaglio nella roccia. Segue un passaggio adrenalinico con 5 scale metalliche in discesa e alcune cenge di collegamento, fino a un ultimo breve traverso in salita che porta alla Bocca di Tucket (2647 m), dove la ferrata termina (3 ore dall’attacco, 4 ore dalla funivia).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Moderatamente Difficile (MD): si sviluppa prevalentemente su cenge, con difficoltà tecniche medie (2/5) ed esposizione contenuta (2/5) ma complessità ambientale e impegno fisico più alti (3/5) per la lunghezza e l’ambiente d’alta quota. I due tratti più verticali sono quelli del Campanile di Vallesinella (disarrampicata) e della discesa alla Bocca di Tucket. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ Itinerario lungo (oltre 6 ore complessive): da affrontare con meteo stabile, partendo presto e portando molta acqua. La nebbia è frequente in questo settore del Brenta e rende insidioso l’orientamento nel tratto che aggira Cima Sella, segnato soprattutto da ometti di pietra. La discesa dalla Bocca di Tucket si svolge su vedretta/nevaio che, a seconda dell’innevamento e del ghiaccio, può essere insidiosa: si consigliano ramponi e piccozza, e attenzione ai crepacci nel tratto inferiore (uscire dal nevaio in corrispondenza dei due ometti sulla destra).
    ▲Periodo e sicurezza

    Via estiva d’alta quota, da percorrere a stagione inoltrata con condizioni stabili e nevai ridotti. Verificare l’apertura della funivia del Grostè per avvicinamento e rientro. Dato lo sviluppo e la possibilità di concatenarla con le altre Bocchette, valutare con attenzione tempi, scorta d’acqua e meteo.

    ▲Discesa

    Dalla Bocca di Tucket si scende lungo la vedretta in direzione del Rifugio Tucket (2272 m, 45′ dalla bocca), con la cautela descritta per il nevaio. Sul sentiero si incontrano, a sinistra, il bivio per il Sentiero Attrezzato Sosat e poco dopo l’innesto del Sentiero Dallagiacoma; tenendo il lato destro del vallone si raggiunge il rifugio. Per tornare alla stazione a monte della funivia del Grostè si segue il sentiero CAI 316 verso nord, senza particolari difficoltà (1h 30′ dal Rifugio Tucket, 2h 15′ dal termine della ferrata, 6h 15′ complessive).

    ▲Da abbinare

    La Benini è l’ultimo tratto della Via delle Bocchette e si concatena con la Ferrata delle Bocchette Alte, la Ferrata delle Bocchette Centrali, la Ferrata Brentari e il Sentiero dell’Ideale: percorrere l’intera traversata in più giorni, dormendo nei rifugi in quota, è una delle alte vie più belle dell’arco alpino. Restando attorno al Grostè: il Sentiero Vidi, il Sentiero delle Palete e la Ferrata della Val Gelada. Tra le altre vie del Brenta, la Ferrata Castiglioni.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento1:00 h
    • Durata ferrata3:00 h
    • Itinerario totale6:15 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario530 m
    • Altitudine massima2910 m
    • Lunghezza11 Km
  • Alta Via Günther Messner

    Alta Via Günther Messner

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Alta Via Günther Messner

    L’Alta Via Günther Messner è un meraviglioso itinerario d’alta quota lungo la cresta occidentale delle Odle di Eores, in Val di Funes (provincia di Bolzano). Tocca il Monte Tullen e il Monte Rovina in un lungo anello panoramico che, pur senza difficoltà tecniche rilevanti, richiede ottima resistenza fisica per il continuo sali-scendi e attenzione nei numerosi tratti esposti e in alcuni passaggi non protetti.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è lungo la strada che da Chiusa (uscita A22 del Brennero) sale in Val di Funes verso il Passo delle Erbe: superato San Pietro, presso un tornante dove a sinistra scende la SP29 per Bressanone, poco prima del bivio e appena passato un ponte, sulla destra si trova uno spiazzo dove parcheggiare (località Croce dei Russi; apri il punto di partenza su Google Maps; in estate arrivare presto, i posti sono pochi). Dal parcheggio si torna a ritroso sull’asfalto verso San Pietro per circa 100 metri fino alle indicazioni d’inizio dell’Alta Via e si sale nel bosco. Dopo un tratto a mezzacosta esposto su scarpata detritica con semplici passaggi attrezzati e due fonti d’acqua, si aggira il Col Magrei fino al bivio con il sentiero 32A (da Santa Maddalena); tenendo la sinistra in salita si raggiunge la Sella di Col Magrei (2160 m, 1 ora dall’inizio), con vista sul Gruppo delle Odle, il Sass Rigais e la Furchetta. Si prosegue oltre il bivio con il CAI 25 (dal Rifugio Zannes) restando sull’Alta Via, a mezzacosta sul versante sud del Col Magrei e poi in un vallone isolato, fino a una sella (2527 m, 2h 15′ totali). Da qui è consigliata la salita al Monte Tullen (2653 m), con un breve tratto attrezzato e un sentiero di cresta a tratti esposto su detrito instabile (15′ dal bivio, 2h 30′ totali); si rientra poi alla sella a ritroso (2h 45′ totali).

    ▲Il percorso

    Lasciato il Tullen alle spalle si procede a mezzacosta verso la cresta, dove iniziano i tratti attrezzati: il primo è un ripido canalino attrezzato che deposita in cresta. Si percorre la cresta per alcuni minuti fino al Monte Rovina (2646 m, 30′ dalla Sella del Tullen), che si aggira a nord sul versante sinistro con un secondo tratto attrezzato; dalla piccola croce sommitale si gode la vista sul Sass de Putia. Si scende quindi dalla cresta iniziando un sali-scendi a mezzacosta sul versante sud, in alcuni punti esposto, con un passaggio più ostico: un canalino di I grado non protetto, non difficile ma da affrontare con attenzione per l’esposizione e il fondo sabbioso poco saldo. Si prosegue perdendo quota, si supera una passerella in legno e si arriva a una scala metallica di circa 15 metri davanti a una parete rocciosa (2500 m, 1h 30′ dal Monte Rovina, 4h 45′ totali). Risalita la scala e superato un altro breve tratto attrezzato, si passa sul versante nord costeggiando le pareti fino a un crocevia: a destra si scende al Rifugio Genova, mentre si tiene la sinistra sul largo sentiero 4 fino alla Forcella de Putia (2357 m, 5 ore totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Moderatamente Difficile (MD): le difficoltà tecniche sono contenute (2/5) ed esposizione media (2/5), ma complessità ambientale e impegno fisico sono più alti (3/5) per la lunghezza e l’isolamento. Le sezioni attrezzate sono semplici; i punti che richiedono più attenzione sono un paio di passaggi non attrezzati (l’ultimo tratto prima del Tullen e il canalino di I grado), oltre ai sentieri esposti in cresta. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco: il kit va usato anche se molti lo affrontano senza.

    ⚠ Itinerario lungo (circa 16 km, 7 ore) e poco frequentato, con poche vie di fuga (Malga Zannes e Rifugio Genova, da cui però si rientra con i mezzi pubblici) e nessun ristoro lungo la cresta: portare acqua in abbondanza. Affrontarlo solo con meteo stabile: dopo le piogge i tratti detritici e i canaloni non attrezzati possono franare e diventare insidiosi. Le corde fisse sono a tratti un po’ molli. Richiede passo fermo e concentrazione costante.
    ▲Periodo e sicurezza

    Via estiva d’alta quota, ideale a stagione inoltrata con tempo stabile e buona visibilità. Un cenno di storia: l’itinerario è dedicato a Günther Messner, fratello di Reinhold, morto nel 1970 durante la drammatica discesa dal Nanga Parbat. Pianificare con attenzione tempi e scorta d’acqua.

    ▲Discesa

    Dalla Forcella de Putia — da cui è possibile salire al Sass de Putia con l’omonimo sentiero attrezzato (1h 30′ andata) — inizia il sentiero di rientro che corre parallelo a mezzacosta, sul versante settentrionale della cresta delle Odle di Eores. Si segue l’ampio sentiero ignorando in rapida successione i sentieri 8A, 1 e 4 che conducono al Passo delle Erbe, fino a tornare in falsopiano al parcheggio (2 ore dalla Forcella de Putia, 7 ore complessive).

    ▲Da abbinare

    Per un itinerario di più giorni si può salire al Sass de Putia con il sentiero attrezzato raggiungibile dal Rifugio Genova. Scendendo in Val Badia si trovano la Ferrata Sas dla Crusc e il Sass delle Dieci e, verso Corvara, la Ferrata della Pace e il Sentiero Tru Dolomieu.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento2:45 h
    • Durata ferrata2:15 h
    • Itinerario totale7:00 h
    • Dislivello ferrata70 m
    • Dislivello itinerario824 m
    • Altitudine massima2653 m
    • Lunghezza16 Km
  • Alta via Bepi Zac

    Alta via Bepi Zac

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Alta via Bepi Zac

    L’Alta Via Bepi Zac percorre per intero la Cresta di Costabella, nel gruppo dei Monzoni sopra il Passo San Pellegrino: un lungo itinerario di guerra tra trincee, gallerie, camminamenti e passerelle della Grande Guerra, con tratti attrezzati e splendide vedute su Marmolada, Sella e Catinaccio. Più che una ferrata classica è una traversata d’alta quota, lunga e d’impegno, da affrontare con bel tempo.

    ▲Avvicinamento

    Dal Passo San Pellegrino (1907 m) si può salire con la funivia verso il Passo delle Selle oppure a piedi sul CAI 604 fino al Rifugio al Passo delle Selle (2528 m), dove inizia il percorso. Indicazioni stradali →

    ▲Il percorso

    Dal Passo delle Selle si segue il CAI 637 lungo la cresta, tra resti bellici e gallerie, con i primi tratti attrezzati su terreno a tratti franoso. Si toccano il Piccolo e il Grande Lastel, poi un susseguirsi di saliscendi tra camminamenti, passerelle e intagli porta alla Cima Campagnaccia e, più avanti, a Cima Costabella (2762 m). La seconda metà, più impegnativa, alterna cenge con passerelle in legno, traversi e placche attrezzate, diedri e fessure, fino al tratto di cresta esposto e non protetto che precede la Forcella dell’Uomo (2840 m), da cui parte la salita alpinistica facoltativa alla Cima Uomo (3010 m).

    ⚠ Itinerario quasi interamente in cresta: da evitare con tempo instabile. Numerosi tratti su terreno friabile e instabile non sono attrezzati, e alcuni passaggi di cresta sono esposti e non assicurati; porta una torcia per le gallerie. La salita alla Cima Uomo è di carattere alpinistico, su sentiero esposto e franabile, sconsigliata ai meno esperti. La discesa da Forcella Laghet è su massi instabili.
    ▲Discesa

    A metà percorso, alla Forcella Ciadin, è possibile rientrare. Completando l’alta via, dalla Forcella dell’Uomo si scende ripidamente fino alla Forcella Laghet e poi verso il Rifugio Fuciade e il Passo San Pellegrino.

    ▲Da abbinare

    Sulla stessa cresta e nei dintorni si trovano l’Alta Via Bruno Federspiel, la Ferrata Kaiserjager al Col Ombert e la Ferrata Santner al Catinaccio.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • ProvinciaTrento
    • GruppoCresta di Costabella (Monzoni)
    • Avvicinamento0:45 h
    • Ferrata4:00 h
    • Itinerario totale6:30 h
    • Dislivello ferrata~312 m
    • Dislivello itinerario467 m
    • Altitudine max2840 m
    • Lunghezza12 km
    • Apertura1981
  • Ferrata alla Croda Rossa di Sesto

    Ferrata alla Croda Rossa di Sesto

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata alla Croda Rossa di Sesto
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La ferrata dei Costoni della Croda Rossa di Sesto risale una delle cime simbolo delle Dolomiti di Sesto, in un ambiente d’alta quota carico di storia della Grande Guerra. È una via di media difficoltà ma lunga e d’impegno, agevolata in partenza dalla seggiovia dei Prati di Croda Rossa, con scale metalliche e tratti attrezzati fino ai 2939 m della vetta.

    ▲Avvicinamento

    Dalla stazione a monte della seggiovia (~1924 m, presso il Rifugio Prati di Croda Rossa) si segue il sentiero 15 e poi il 15B verso la Croda Rossa, in circa 30 minuti, fino a un balzo verticale. Indicazioni stradali →

    ▲Il percorso

    Il balzo si supera con una serie di scale metalliche (la prima è la più lunga); si prosegue su ghiaioni e roccette attrezzate fino a una forcella, passando accanto ai resti di baracche della Prima Guerra Mondiale. Dopo un tratto in leggera discesa e altri resti bellici, un tratto verticale a camino e alcune roccette finali conducono alla croce di vetta (circa 2936 m, circa 2h15 dall’attacco).

    ⚠ Itinerario lungo da non sottovalutare; l’esposizione prevalente a nord lascia neve anche a stagione inoltrata in alcuni punti. Da non confondere con la “Ferrata alla Croda Rossa” (sentiero 100). La variante di discesa per la Ferrata del Castelliere verso il Passo della Sentinella è più impegnativa. Verifica gli orari della seggiovia: in genere chiude verso le 17:30.
    ▲Discesa

    La discesa avviene per il medesimo itinerario (circa 2h45 dalla vetta), in alternativa — per esperti — lungo la più impegnativa Ferrata del Castelliere verso il Passo della Sentinella.

    ▲Da abbinare

    Nelle Dolomiti di Sesto si trovano la Ferrata Zandonella, la Strada degli Alpini e la Ferrata Roghel.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • ProvinciaBolzano
    • GruppoDolomiti di Sesto
    • Avvicinamento0:45 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario totale5:45 h
    • Dislivello ferrata~400 m
    • Dislivello itinerario1090 m
    • Altitudine max2939 m
    • Lunghezza7,3 km
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