Regione: Veneto

  • Ferrata Viali al Monte Gramolon

    Ferrata Viali al Monte Gramolon

    Vie Ferrate › Veneto › Vicenza
    Ferrata Viali al Monte Gramolon
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Viali sale un canalone sotto il Monte Gramolon, nel vicentino. È varia, di media difficoltà con alcuni passaggi più impegnativi e atletici (in particolare due pareti strapiombanti attrezzate a staffe), con avvicinamento e rientro brevi e sviluppo a bassa quota.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Rifugio Bepi Bertagnoli (1225 m), dove termina la strada della valle di Campodalbero (da Arzignano verso Chiampo, poi a destra per Campodalbero). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Oltre il rifugio, presso una chiesetta, una palina CAI indica a destra il sentiero 221; tra salita e discesa, con alcuni passaggi attrezzati esposti su fondo un po' franoso, si scende alla base del canalone fino al primo cartello della Ferrata Viali e all'attacco poco più in alto (20' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si sale in diagonale su uno spigolo a sinistra del canalone, su roccia gradonata, poi un traverso a destra di media difficoltà porta sul versante destro del canale. Dopo una breve cengia si affronta il passaggio chiave: una parete strapiombante di una quindicina di metri attrezzata con una lunga serie di staffe ampie (strapiombante all'inizio, verticale al centro, di nuovo strapiombante in alto). Un traverso esposto conduce a una seconda parete attrezzata, impegnativa ma più breve, che termina con staffe in diagonale su una cengia. Seguono una scala verticale di una ventina di pioli, traversi e tratti verticali su pioli e staffe nel canalone, un lungo tratto su spigolo leggermente strapiombante e una salita sul lato opposto, esposta e gradonata. Un sentiero attrezzato con una panchina collega alla sezione finale: una lunga scala metallica di circa 25 metri e un tratto di sentiero attrezzato portano al sentiero 202, dove la Ferrata Viali termina (2h dall'attacco).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via divertente e atletica nei tratti strapiombanti, su roccia non sempre solida. Dislivello in ferrata 370 m, complessivo 550 m, quota massima 1700 m, sviluppo 3,5 km. Trattandosi di bassa quota, da evitare nelle giornate estive troppo calde.

    ⚠ Il fondo è composto da sassolini e tratti instabili e non sono rare le scariche di sassi: il casco è assolutamente obbligatorio e occorre attenzione a non smuovere rocce sul canalone verso chi segue.
    ▲Discesa

    Per rientrare al Rifugio Bertagnoli si segue il sentiero 202 a sinistra, si attraversa una galleria militare (non serve la torcia) fino a un ripido sentiero prima del Passo di Scagina che scende nel bosco, passando accanto al monumento a Bepi Bertagnoli, fino all'attacco della ferrata (40' dal termine) e quindi a ritroso al parcheggio (circa 1h dal termine, 3h 30' totali). In alternativa si può proseguire verso la vetta del Gramolon.

    ▲Da abbinare

    Sullo stesso Gramolon la Ferrata Ezio Ferrari; poco distante, verso il Carega, la Ferrata Campalani.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoPiccole Dolomiti
    • Avvicinamento0:20 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)3:30 h
    • Dislivello ferrata370 m
    • Dislivello itinerario550 m
    • Quota max1700 m
    • Lunghezza3,5 Km
  • Ferrata Cesco Tomaselli a Cima Fanes

    Ferrata Cesco Tomaselli a Cima Fanes

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Cesco Tomaselli a Cima Fanes

    La Ferrata Cesco Tomaselli sale la parete ovest della Punta di Fanes Sud: una via verticale, impegnativa, con passaggi esposti e tecnicamente difficili. È breve ma molto intensa, con una serie di passaggi atletici che richiedono esperienza e forza; dalla vetta il panorama spazia sulle Tofane e sulle Dolomiti di Badia.

    ▲Avvicinamento

    Il modo più rapido è salire al Passo Falzarego (2105 m) e prendere la funivia per il Rifugio Lagazuoi. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dalla stazione a monte (2752 m) si scende a nord col sentiero 401 verso la Forcella Lagazuoi (2573 m, 15'); si tiene la sinistra sul sentiero 20 in falsopiano, poi a destra il 20B a mezzacosta sulla parete ovest del Grande Lagazuoi fino al sito dell'ex Bivacco della Chiesa (2655 m, 1h dal rifugio), oggi smantellato. Da qui, già visibile l'attacco, una traccia verso nord conduce sotto la parete all'attacco (1h 15' totali).

    ▲Il percorso

    Il passaggio chiave è subito all'attacco: dopo i primi metri facili si affronta un traverso che sale diagonale su parete levigata, poi obbliga a scendere 2-3 metri molto esposti, un traverso orizzontale su roccia liscia e una risalita di 4-5 metri; tratti selettivi e poveri di appigli, da percorrere decisi per non affaticare le braccia. A un terrazzino si recupera fiato e si sale una parete verticale ed esposta di una ventina di metri, più appigliata in alto, fino a un terrazzo detritico. Un tratto di sentiero esposto e non protetto e una cengia con saliscendi portano all'inizio della seconda sezione attrezzata: cengia orizzontale, roccette gradonate, un'altra cengia esposta verso destra, si aggira uno spigolo e si raggiunge la terza sezione (attenzione a non seguire a sinistra la Ferrata alla Cengia Veronesi). Si sale una placca appigliata, poi passaggi verticali a volte assistiti da pioli, fino al caratteristico lungo diedro attrezzato lungo una profonda fessura: i primi metri verticali e poveri di appigli si superano trazionando sul cavo, poi la fune attraversa il diedro (utile una comoda staffa a destra) e prosegue aerea fino a un pulpito in forcella. Due placche molto esposte, prima verticali poi diagonali, e un breve crinale portano in vetta a Cima Fanes Sud (2960 m, 1h 45' dall'attacco, 3h dal Lagazuoi), con panorama a 360°.

    ▲Carattere e difficoltà

    Via verticale ed esposta, atletica, con roccia spesso levigata: il traverso iniziale e il lungo diedro sono i tratti più selettivi. Dislivello in ferrata 326 m, quota massima 2980 m, sviluppo 7,5 km.

    ⚠ Anche la discesa è una ferrata impegnativa, con balzi verticali, un traverso lievemente strapiombante e la discesa di un camino: va affrontata con attenzione. Riservata a ferratisti esperti e allenati.
    ▲Discesa

    Dalla vetta si prosegue a nord-est e si scende per una via ferrata di discesa impegnativa: balzi verticali da studiare, un traverso con breve passaggio strapiombante e la discesa di un camino (staffa provvidenziale a metà), poi una cengia e gli ultimi metri verticali fino al canalone che porta al Bivacco della Chiesa (45' dalla vetta, 3h 45' totali). Da qui, per la funivia, si torna a ritroso al Rifugio Lagazuoi (45', 4h 30' totali); in alternativa si tiene la sinistra del crinale verso la Forcella Travenanzes e si scende al Passo Falzarego tra i resti della Grande Guerra (1h 15' dal termine della discesa attrezzata, circa 5h totali).

    ▲Da abbinare

    Dal Falzarego e dal Lagazuoi: il Sentiero dei Kaiserjager, la Ferrata Fusetti al Sass de Stria, la Brigata Alpina al Col dei Bos; verso Cortina la Ferrata dell'Averau e sulla Tofana di Rozes la Ferrata Lipella.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoFanes
    • Avvicinamento1:15 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)4:30 h
    • Dislivello ferrata326 m
    • Dislivello itinerario326 m
    • Quota max2980 m
    • Lunghezza7,5 Km
  • Ferrata Fusetti al Sass de Stria

    Ferrata Fusetti al Sass de Stria

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Fusetti al Sass de Stria
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Fusetti sale il Sass de Stria, presso il Passo di Valparola al confine tra Belluno e Bolzano. Costruita dagli Alpini e dedicata al Sottotenente Mario Fusetti, caduto qui nella Prima Guerra Mondiale, è una via di medio-bassa difficoltà molto logica e arrampicabile, di grande valore storico e perfetta anche per chi è agli inizi.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dall'ampio parcheggio del Forte al Passo di Valparola, raggiungibile dalla Val Badia, da Cortina e dal versante veneto del Col di Lana. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. L'attacco è sul versante sud del Sass de Stria, opposto al parcheggio, e si raggiunge in due modi. Via breve: si segue la traccia minore che scende verso il versante ovest e in circa 5' porta alla postazione Edelweiss; da qui, attenzione a una traccia non segnalata che si stacca a sinistra aggirando la parete (presto compaiono bolli rossi e segni bianco-rossi) e, lungo la parete ovest, conduce sotto le bastionate sud fino a un sasso con l'indicazione della deviazione (20') e all'attacco (30' dall'auto). Via lunga: si segue la strada bianca verso il Falzarego, si visitano le Gallerie di Guerra e, aggirando i versanti est e sud, si raggiunge lo stesso sasso indicatore (1h dall'auto).

    ▲Il percorso

    I primi metri sono semplici: si sale in diagonale a sinistra e poi su una paretina appoggiata. Dopo un breve collegamento si superano facili balzi rocciosi su fondo detritico (attenzione a non smuovere sassi) spostandosi a destra, fino a una cengia con parasassi in legno che chiude la prima sezione, facile. Davanti si vede lo sviluppo su placca appoggiata: si sale prima a destra, poi a sinistra in un tratto orizzontale, quindi un breve camino ricco di appigli. Si arriva così sotto la sezione più impegnativa (moderatamente difficile): una placca verticale di una decina di metri con appoggi presenti ma meno evidenti. Superatala si raggiunge una galleria di guerra e, per gli ultimi metri appoggiati, si chiudono le attrezzature (45' dall'attacco, 1h 15' dall'auto).

    ▲Carattere e difficoltà

    Salita logica e molto arrampicabile: le difficoltà tecniche restano moderate e il ferratista esperto può ridurre al minimo l'uso del cavo, mentre i principianti trovano una via ideale. Dislivello in ferrata 200 m, complessivo 307 m, quota massima 2477 m, sviluppo 3,5 km. Inaugurata il 18 ottobre 2018, è un «ritorno all'antico» con attrezzatura metallica ridotta al minimo.

    ⚠ Come spesso nelle ferrate dolomitiche il fondo è ricco di detriti e la linea di salita è lineare: prestare particolare attenzione a non smuovere sassi verso chi segue.
    ▲Periodo e sicurezza

    Via estiva dal forte valore storico, con un vero museo a cielo aperto della Grande Guerra (trincee e gallerie) lungo il percorso. Avvicinamento e rientro brevi, facilmente abbinabile alle ferrate vicine. Disponibili le tracce GPX e KMZ.

    ▲Discesa

    La ferrata termina su un pianoro a metà della via normale del Sass de Stria. Si può rientrare direttamente al Passo di Valparola (20' dal termine, circa 1h 30' totali) oppure, consigliato, salire in vetta: si seguono una traccia tra le trincee, alcune roccette di I grado e due serie di scalette con cordino, raggiungendo la cima in circa 30' dal termine della ferrata, con panorama a 360° sui gruppi dolomitici.

    ▲Da abbinare

    Dal Passo di Valparola e dal vicino Falzarego si aprono molte attrezzate: il Sentiero dei Kaiserjager al Lagazuoi, la Ferrata Cesco Tomaselli a Cima Fanis Sud, la Brigata Alpina Cadore al Col dei Bos; scendendo verso Cortina la Ferrata dell'Averau e la Nuvolau; sulla Tofana di Rozes la Ferrata Lipella; verso la Val Badia il Piz Conturines e la lunga Ferrata della Pace.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoDolomiti
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)2:00 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario307 m
    • Quota max2477 m
    • Lunghezza3,5 Km
  • Ferrata Stella Alpina all’Agner

    Ferrata Stella Alpina all'Agner

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Stella Alpina all'Agner

    La Ferrata Stella Alpina è la via attrezzata che porta verso il Monte Agner, nelle Pale di San Martino. Il percorso completo è tra i più impegnativi del panorama italiano: oltre 10 ore, riservate a escursionisti molto esperti non solo di ferrate ma anche di alta montagna. Alla difficoltà del tratto attrezzato si sommano la lunga traversata delle Laste, la salita all'Agner e la difficile discesa lungo il Canalone.

    ⚠ Itinerario lunghissimo (oltre 10 ore, dislivello quasi 1700 m, vetta 2872 m) ed estremamente serio. La traversata delle Laste è esposta, con segni spesso sbiaditi, e diventa proibitiva con la nebbia; con rocce bagnate è sconsigliata. La discesa lungo il Canalone è ripida, su fondo ghiaioso instabile, spesso con nevaio nella parte bassa: utili i ramponi e i bastoncini telescopici. Affrontarla solo in buono stato di allenamento e con meteo stabile; si consiglia di spezzarla in due giorni (Bivacco Biasin a Forcella Pizzon).
    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza la località Frassanè (Belluno), alle pendici dell'Agner, raggiungibile da Agordo o da Fiera di Primiero. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. In paese, da via della Vittoria si prende via Domadore fino a una biforcazione coi segnavia CAI (a destra il 771, a sinistra il 772) e si parcheggia in uno spiazzo (1182 m). Si sale col 771 lungo la forestale, poi per prati lungo le piste da sci fino al Rifugio Scarpa (1735 m, 1h dal parcheggio). Dal rifugio, seguendo le indicazioni per la Ferrata e il Sentiero Miniussi, si raggiunge Malga Losch e si tiene la sinistra uscendo dal bosco; avvicinandosi alle bastionate dell'Agner, a un bivio (dove davanti si vede il nevaio del canalone di rientro) si segue a sinistra per l'attacco, al termine di una gola senza uscita, su roccette con bolli giallo-rossi e l'attraversamento di un canale fino al cartello romboidale (1955 m, 1h 45' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La prima sezione supera un risalto roccioso, verticale ma appigliato, poi piega a destra su roccette e a sinistra; segue un tratto di collegamento su ghiaia, prato e roccia con vistosi bolli gialli. Si ritrovano le attrezzature presso un cartello che invita a non smuovere sassi: inizia la seconda e più impegnativa sezione. Dopo un tratto diagonale, il cavo sale verticale su una parete dagli appigli poco evidenti, poi traversa a destra verso il primo di una serie di camini, risalito in spaccata con l'aiuto di alcuni pioli. Si traversa a destra verso una stretta gola (attenzione agli zaini ingombranti), che si risale sul versante sinistro; seguono passaggi verticali in esposizione crescente, con il canalone innevato del rientro alle spalle. L'ultima sezione traversa a sinistra fino a un aereo spigolo con vista sul Rifugio Scarpa; si sale una parete verticale fino a un passaggio delicato e leggermente strapiombante lungo una fessura, da affrontare con agilità, poi il cavo piega a destra sotto il passaggio chiave: una placca verticale e liscia da risalire cercando i pochi appigli naturali e i pioli metallici. Gli ultimi metri esposti portano a «Le Laste» (2320 m, 1h 45' dall'attacco, 3h 30' totali). Inizia qui il lungo attraversamento delle Laste dell'Agner, su sentiero dapprima su sassi e prato poi su fondo roccioso, tutt'altro che banale (proibitivo con la nebbia): si seguono segni sbiaditi e ometti, fra roccette da arrampicare in libera e tratti attrezzati su placca e cengia, generalmente esposti e sconsigliati con roccia bagnata, fino al Bivacco Biasin a Forcella Pizzon (2645 m, 1h 45' dal termine della ferrata, 5h 15' totali). Per chi prosegue verso la vetta, si aggira la parete sud-occidentale dell'Agner su tratti attrezzati e un'esposta e aerea cengia, poi una rampa esposta ma non difficile e una traccia ripida fino alla croce sull'anticima dell'Agner (2872 m, 1h dal Bivacco Biasin, 6h 15' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Le difficoltà tecniche del solo tratto ferrato sono «molto difficili»; a queste si aggiungono le difficoltà oggettive delle Laste, la salita all'Agner e la difficile discesa lungo il Canalone, oltre a un lungo avvicinamento e rientro. Nel complesso è una delle escursioni attrezzate più impegnative d'Italia.

    ▲Periodo e sicurezza

    Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ). Dalla Forcella Pizzon è possibile rientrare evitando la salita alla vetta. Il Bivacco Biasin è in buone condizioni per l'eventuale pernottamento.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si torna a Forcella Pizzon e al Bivacco Biasin (45' dalla vetta), prestando attenzione al tratto tra cima e cengia per i pochi segni sbiaditi. Dal bivacco si scende ripidamente sul lato sinistro del canalone, su fondo sdrucciolevole con tratti attrezzati, fino a un bivio (segni sbiaditi su roccia): a destra il sentiero lungo il Canalone (qui descritto), a sinistra la via normale con segni gialli. Il Canalone scende a ripidi tornanti su ghiaione instabile, con nevaio nella parte bassa, fino in vista del Rifugio Scarpa e al bivio dell'attacco (1820 m, 1h 30' dal bivacco, 8h 30' totali); poi a ritroso fino al Rifugio Scarpa e, per il 771, al parcheggio (circa 10h totali).

    ▲Da abbinare

    Itinerario che da solo impegna comodamente due giorni. Restando nelle Pale di San Martino si possono raggiungere la Ferrata dell'Orsa in Val San Lucano o, in Val Canali, la Ferrata Buzzati, il Sentiero del Cacciatore e la Ferrata del Canalone; verso il Civetta la Fiamme Gialle, l'estenuante Costantini, la Tissi e l'Alleghesi.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoPale di San Martino
    • Avvicinamento1:45 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)10:00 h
    • Dislivello ferrata346 m
    • Dislivello itinerario1692 m
    • Quota max2872 m
    • Lunghezza14,4 Km
  • Ferrata Sora el Sass

    Ferrata Sora el Sass

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Sora el Sass

    La Ferrata al Rifugio Sora el Sass, vicino allo Spitz di Mezzodì, è una via facile divisa in due brevi sezioni: la prima risale un canalone, la seconda sale a un pulpito panoramico detto Belvedere. Adatta ai neofiti, regala bei panorami sui gruppi dolomitici del Bellunese.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il parcheggio in località Pian de la Fopa, in Val Pramper a sud di Forni di Zoldo (Belluno): in paese si seguono le indicazioni verso sud per il Rifugio Pramperet, poi a un bivio si prende la strada secondaria (in parte sterrata ma in buone condizioni) per il Rifugio Sora el Sass, per circa 4,5 km fino al parcheggio. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si segue la forestale e poi il sentiero CAI 534 per il Rifugio Sora el Sass verso le pareti dello Spitz di Mezzodì; a un bivio si lascia il 522 (verso il Bivacco Carnielli) tenendo la sinistra verso un ombroso canalone, fino alle prime attrezzature (45' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La prima sezione esce dal canalone con una rampa a sinistra priva di difficoltà e un facile canalino gradonato (attrezzatura a destra, appigli abbondanti a sinistra); si piega a destra per pochi metri e poi su comoda cengia a sinistra, si aggira uno spigolo e si salgono roccette ben appigliate, arrampicabili (attenzione al fondo di ghiaino instabile, rischio di smuovere detriti). Una facile placchetta e una cengia a sinistra chiudono le attrezzature (20' dall'attacco); su comodo sentiero si raggiunge il Rifugio Angelini (Sora el Sass, 1588 m, 1h 30' dal parcheggio). Da qui si può rientrare oppure proseguire verso il Belvedere col CAI 532: a un bivio si sale a destra per il sentiero attrezzato (per scendere poi dalla via normale), superando un balzo verticale ben appigliato, una cengia, un canalino e un balzo più marcato, fino al Belvedere, punto panoramico sui gruppi bellunesi con il Pelmo in evidenza (1965 m, 45' dal rifugio, 2h 15' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario facile, ideale per neofiti e famiglie.

    ⚠ All'inizio della stagione il canalone può essere ancora innevato: utile avere con sé i ramponi. I tratti attrezzati sono parecchio sporchi di materiale detritico: prestare molta attenzione a non smuovere sassi.

    ▲Periodo e sicurezza

    Per questa via non è disponibile una traccia GPS ufficiale. Per la cartografia è utile la cartina delle Dolomiti di Zoldo di 4Land.

    ▲Discesa

    Dal Belvedere si scende sul lato nord per sentiero facile, si aggira il Belvedere e si rientra al Rifugio Angelini (45' dalla vetta); per chiudere l'anello si prosegue verso nord sul CAI 534 verso la Casera di Mezzodì, scendendo il ripido Vallon Piccolo a tornanti, poi sul 525 fino alla forestale e in salita al parcheggio (1h 30' dal Rifugio Angelini, 4h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    La via è nel gruppo del Pramper. Verso ovest il Civetta e la Moiazza con le difficili Costantini, Tissi, Alleghesi e Fiamme Gialle; verso sud la Ferrata della Memoria al Vajont e la Val Gallina; verso nord la Vandelli e l'impegnativa Ferrata al Ghiacciaio dell'Antelao; verso Agordo la Stella Alpina all'Agner.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneVeneto
    • GruppoPramper
    • Avvicinamento0:45 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)4:30 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario764 m
    • Quota max1964 m
    • Lunghezza6 Km
  • Ferrata Sci Club 18 (Monte Faloria)

    Ferrata Sci Club 18 (Monte Faloria)

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Sci Club 18 (Monte Faloria)

    La Ferrata Sci Club 18 sale dal Monte Faloria, sopra Cortina d'Ampezzo, con un itinerario ripido, atletico e molto difficile. La via è verticale, esposta per tutto il tracciato e con passaggi impegnativi che obbligano spesso a trazionare sul cavo: è riservata a escursionisti allenati e con buona esperienza. Il rientro è possibile anche con la funivia.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla località Sompiei, sopra Cortina: dal centro si prende la Strada Regionale delle Dolomiti verso Misurina/Auronzo e, dopo meno di un chilometro, prima del cartello «Alverà», una strada sulla destra; poco prima della funivia una sterrata si stacca a sinistra e porta al parcheggio (attenzione alle aree private). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal parcheggio si sale verso est in direzione della stazione a monte della funivia fino alla stazione intermedia di Mandres; da qui il sentiero 206, in leggera salita, esce dal bosco e sale ripido verso la parete del Faloria. Seguendo gli abbondanti cartelli si lascia il 206 tenendo la destra fino all'attacco della Sci Club 18, segnalato da una targhetta metallica con la data di costruzione (1h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    L'attacco è subito verticale: i primi due metri richiedono una trazione, poi compaiono appoggi per i piedi. Superato il primo balzo, ci si trova sotto una parete liscia sbarrata da un tetto roccioso, che si aggira piegando a destra con solide staffe; si continua a guadagnare quota alternando staffe e appoggi su un tratto leggermente strapiombante, poi si piega a destra in una cengia fino a uno spigolo. Aggirato lo spigolo si risale una lunga parete liscia dove in più punti, mancando appigli, si sale trazionando sul cavo (circa 20 m di placca) fino a un terrazzino di sosta. Seguono un breve tratto appoggiato e un traverso ascendente verso destra su roccia levigata, un nuovo spigolo dopo un'esile cengia, e un tratto verticale; in alto la fune piega a destra su un traverso esposto sostenuto da staffe, fino a una cengia panoramica proprio sotto la funivia del Faloria. Si affronta poi un tratto verticale più appigliato, si scende a un canalino dal fondo instabile e, oltre una cengia, si risale uno spigolo che porta a una placca verticale decisamente impegnativa: le staffe sono distanti e la roccia molto levigata, rendendo i passaggi atletici. Si supera un tetto con una breve scaletta, un terrazzino, altri metri verticali impegnativi, poi un camino arrampicabile in spaccata e una fessura da risalire in spaccata fino a un ampio balcone panoramico sulle Tofane. L'ultima sezione percorre una cengia in salita verso sinistra fino a un imponente spigolo a forma di diedro, fittamente attrezzato di staffe su entrambi i lati; si esce sul lato destro in forte esposizione, si supera un tetto roccioso più atletico con una staffa, poi cenge, un salto verticale attrezzato, un canalino detritico non protetto e una forcellina; dalla forcellina un tratto verticale con staffe porta alla cresta, che si percorre fra brevi tratti attrezzati fino al termine della via (2h dall'attacco, 3h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata atipica per le Dolomiti: non porta su una vetta vera e propria, ha attrezzatura recente con cavo ben teso e staffe abbondanti ma non eccessive, e coni sui fittoni che aumentano la sicurezza — importante su una via così verticale, dove un eventuale fattore di caduta può avere serie conseguenze. È talvolta criticata per la ricerca della difficoltà che sollecita molto le braccia obbligando a trazionare sul cavo.

    ⚠ Via molto difficile, verticale ed esposta lungo tutto il tracciato, atletica e faticosa per le braccia: solo per ferratisti esperti e allenati. Non è percorribile in discesa.

    ▲Periodo e sicurezza

    Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ); per la zona è utile la cartina di Cortina e delle Dolomiti d'Ampezzo di 4Land.

    ▲Discesa

    Dal termine si è in vista del Rifugio Faloria, dove arriva la funivia da Cortina. Due opzioni: scendere a piedi tenendo al bivio il sentiero 212 verso destra in direzione Mandres (dapprima ripido poi più dolce) fino al bivio dell'andata presso la stazione intermedia, quindi a ritroso (1h 30' dal termine, 4h 30' totali); oppure prendere la funivia e scendere alla stazione intermedia, poi a ritroso per il sentiero di avvicinamento (20' dalla stazione intermedia).

    ▲Da abbinare

    Itinerario impegnativo che difficilmente lascia energie per una seconda via in giornata. Da Cortina partono comunque molti itinerari: verso Auronzo la Bianchi e la Dibona al Cristallo; verso Dobbiaco la Terza Cengia del Pomagagnon, la Bovero, la Strobel, il Sentiero alle Cascate di Fanes e la Renè de Pol; a sud la Ferrata dei Caprioli a San Vito di Cadore.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoFaloria
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)4:30 h
    • Dislivello ferrata340 m
    • Dislivello itinerario673 m
    • Quota max2123 m
    • Lunghezza6,5 Km
  • Ferrata La Scala del Menighel

    Ferrata La Scala del Menighel

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata La Scala del Menighel
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Scala del Menighel è un breve e singolare tratto attrezzato che, come dice il nome, è una vera scala: una lunga serie di infissi metallici che risale una bastionata di circa 100 metri sul versante nord della Tofana di Rozes, tagliando il vallone del Masarè. Si usa di solito per completare il giro alla base della Tofana di Rozes appoggiandosi al Rifugio Giussani. Non presenta difficoltà tecniche di rilievo, ma è esposta e la struttura degli infissi, risalenti ai primi del Novecento, richiede concentrazione.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il Rifugio Dibona, sul versante ampezzano a sud della Tofana di Rozes, raggiungibile per strada asfaltata che si stacca dalla statale Cortina–Passo Falzarego (seguire le indicazioni per il Rifugio Dibona, evitando il bivio per il Rifugio Duca d'Aosta). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal Dibona si prende il sentiero 403 su carrareccia, con pendenza modesta, verso la parete sud della Tofana; a un bivio il 403 va a destra verso il Rifugio Giussani, ma si prosegue dritti verso la parete sud sul sentiero 404, ignorando i bivi per la Ferrata della Grotta di Tofana e per la Lipella/Gallerie del Castelletto. Si raggiunge la Forcella Col dei Bos e si piega verso nord nella Val Travenanzes, fino a un bivio sulla destra che porta all'evidente bastionata della Scala del Menighel (2h 30' dal Rifugio Dibona).

    ▲Il percorso

    La ferrata è divisa in due sezioni molto simili. La prima inizia con una lunga serie di infissi, ricurvi nel tratto terminale, che salgono in diagonale verso sinistra su pendenza dapprima moderata poi più verticale: la salita non ha difficoltà tecniche, essendo una sequenza di gradini, ma l'esposizione diventa rapidamente evidente. Si raggiunge una cengia da cui si può ammirare con calma la cascata che scende un centinaio di metri più a sinistra. La seconda sezione prosegue con gli stessi infissi, ora piegando verso destra e con maggiore verticalità, fino al termine delle attrezzature (20' dall'attacco, circa 3h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via dalle difficoltà tecniche modeste, percorribile anche da escursionisti con moderata esperienza, ma molto esposta.

    ⚠ Gli infissi risalgono ai primi del Novecento: la salita, pur facile, richiede concentrazione per la loro struttura e l'esposizione. L'avvicinamento e il rientro sono lunghi e faticosi, e da soli farebbero quasi passare in secondo piano la brevità del tratto attrezzato.

    ▲Periodo e sicurezza

    Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ); per la zona è utile la cartina di Cortina e delle Dolomiti d'Ampezzo oppure quella della Val Badia di 4Land.

    ▲Storia

    La Scala del Menighel è la prima via ferrata della zona di Cortina d'Ampezzo. Si deve a Luigi Gilarduzzi, detto «Minighèl», fabbro e gestore del Rifugio Wolf von Glanvell in Val Travenanzes (distrutto dall'artiglieria italiana nel 1915). Per collegare il suo rifugio al Rifugio Giussani (allora Cantore), Gilarduzzi forgiò 200 robusti pioli metallici che nel 1907 divennero la «Scala del Menighel».

    ▲Discesa

    Il rientro è ad anello aggirando la Tofana di Rozes. Dal termine della ferrata, sotto la parete nord, si sale ripidamente sul sentiero 403 con una serie di tornanti fino al Rifugio Giussani (2580 m, 1h dal termine della ferrata); da qui, sempre per il 403 stretto tra la Tofana di Rozes e Punta Anna, si scende al Rifugio Dibona (1h dal Giussani, 2h dal termine della ferrata, 5h totali).

    ▲Da abbinare

    Spesso si abbina in discesa alla Ferrata Lipella che sale alla Tofana di Rozes. Dal Rifugio Giussani si raggiungono la Ferrata Formenton alla Tofana di Dentro e il Sentiero Attrezzato Olivieri; dal Dibona il Sentiero Attrezzato Astaldi. Verso il Passo Falzarego la Tomaselli, la Fusetti al Sass de Stria e l'Averau.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoTofane
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata0:20 h
    • Itinerario (a/r)5:00 h
    • Dislivello ferrata75 m
    • Dislivello itinerario830 m
    • Quota max2573 m
    • Lunghezza11,4 Km
  • Ferrata Sass de Rocia

    Ferrata Sass de Rocia

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Sass de Rocia

    La Ferrata al Sass de Rocia sorge vicino a Laste, in provincia di Belluno, ed è tra le più semplici del sottogruppo della Marmolada. Tecnicamente elementare e con dislivello modesto, è perfetta per chi vuole prendere confidenza con la verticalità: i pochi tratti ripidi sono attrezzati con abbondanti staffe e scalette, e il percorso è movimentato da tre ponti sospesi che ne fanno una meta ideale anche per famiglie e neofiti.

    ▲Avvicinamento

    Si raggiunge la frazione di Ronch, poco sopra Laste (Belluno), e si lascia l'auto nel piazzale al centro del paese. Già lungo la strada, poco prima dell'abitato, un cartello segnala il sentiero che sale nel bosco verso l'attacco. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal piazzale si torna sull'asfalto per pochi metri e si imbocca a sinistra, in salita, il sentiero nel bosco: ben segnato e privo di difficoltà, in circa 10 minuti porta all'attacco (15' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si attacca una paretina attrezzata con staffe e una scaletta metallica, oltre la quale ci si infila in un anfratto stretto fra le pareti del Sass de Rocia, risalito con la corda che fa da corrimano. In fondo una scaletta metallica appoggiata di circa 4 metri conduce a una cengia che, dopo pochi passi, piega con un tornante a sinistra sotto una parete verticale: la roccia è liscia e povera di appigli ma fittamente attrezzata di staffe, e un breve tratto leggermente strapiombante costituisce l'unica vera difficoltà. Si esce su un terrazzino dove le attrezzature piegano a sinistra per qualche metro prima di ripartire in verticale con altre staffe e un breve passaggio a sinistra. Si guadagna così il primo ponte sospeso, che scavalca la gola attraversata all'ingresso. Da qui il tracciato diventa sentiero attrezzato: alcune facili roccette tra i mughi portano al secondo ponte sospeso, quindi un tratto di sentiero inizialmente attrezzato conduce al terzo ponte sospeso. Un'ultima breve traccia termina al Bivacco Pian delle Stelle, dove finisce la ferrata (30' dall'attacco, 45' dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via decisamente facile, pensata per principianti e famiglie: si superano alcuni tratti verticali aiutandosi con le staffe, riducendo al minimo l'arrampicata. L'esposizione è contenuta e l'impegno fisico modesto.

    ▲Periodo e sicurezza

    Per via dell'avvicinamento e del rientro brevissimi, è un itinerario ideale anche nelle giornate di meteo incerto. Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ) scaricabili dalla scheda.

    ▲Discesa

    La discesa può ripercorrere interamente la via di salita; in alternativa, superati i primi due ponti e giunti in prossimità del terzo, si segue la traccia che aggira la gola scendendo prima una scaletta e poi un sentiero, fino a innestarsi nel sentiero di avvicinamento e rientrare al parcheggio (30' dal bivacco, 1h 15' in totale).

    ▲Da abbinare

    È la più facile delle ferrate del sottogruppo della Marmolada, dove spiccano le storiche vie Eterna, a Punta Penia, al Col Ombert e al Colac. Verso il Passo Falzarego si trovano due vie facili, la Ra Gusela e l'Averau; scendendo verso il Civetta le impegnative Fiamme Gialle, Tissi e Alleghesi, oltre alla lunga Costantini alla Moiazza.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneVeneto
    • GruppoMarmolada
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)1:15 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario130 m
    • Quota max1576 m
    • Lunghezza0,9 Km
  • Ferrata Sass Brusai al Monte Boccaor (Grappa)

    Ferrata Sass Brusai al Monte Boccaor (Grappa)

    Vie Ferrate › Veneto › Treviso
    Ferrata Sass Brusai al Monte Boccaor (Grappa)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Sass Brusai sale il Monte Boccaor nel Massiccio del Grappa: una via molto arrampicabile, con i passaggi più impegnativi posti all'inizio e alla fine. Dalla cima si può proseguire verso il Sacrario del Grappa ed eventualmente scendere dalla vicina Ferrata Guzzella. Itinerario di bassa quota, percorribile per lunghi tratti dell'anno.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza la Val San Liberale, presso l'omonimo ristorante, raggiungibile da Crespano del Grappa (TV) lungo la SP 26: a Crespano si seguono le indicazioni a nord per la Val San Liberale fino all'ampio parcheggio presso il ristorante (600 m). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si sale per una stradina asfaltata fino a un primo bivio (a sinistra la Ferrata Guzzella, a destra la Sass Brusai): si prosegue dritti finché l'asfalto diventa sterrato e, a un bivio segnalato (710 m, 30' dal parcheggio), si tiene la destra sul CAI 153. Per ripido sentiero nel bosco, seguendo i bolli rossi, si arriva a un bivio dove a sinistra si raggiunge l'attacco (1160 m, 1h 15' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dal balconcino d'attacco si salgono alcune roccette a sinistra della targa e si entra nella prima sezione: una parete di una quindicina di metri che in alto prende la forma di un camino, molto piacevole su roccia frastagliata e ricca di appoggi. Usciti dal camino, un paio di balzi su fondo misto roccia-erba (attenzione se umido) e una breve cengia introducono un tratto di sentiero. La seconda sezione risale una cresta di ampi blocchi, tenendosi sul lato sinistro, con basso senso di esposizione per gli alberi circostanti; seguono sentiero erboso e facili balzi attrezzati. La terza sezione sale una costola rocciosa, ben gradonata in basso e più tecnica in alto, dove una fessura e un paio di sporgenze obbligano a procedere in spaccata sul versante opposto alla fune; poi una paretina ben appigliata, una placca e un camino (anch'esso in spaccata) si aprono sulla vista del Monte Grappa. Tra risalti, cenge erbose attrezzate e facili balzi si raggiunge la forcellina «Sella del Candidato» (1345 m, 45' dall'attacco). Oltre la sella due passaggi impegnativi e verticali: una prima parete levigata (possibile qualche trazione sul cavo) e, dopo un collegamento, una nuova paretina esposta presso la cresta. Si prosegue su cresta esposta ma più facile, si risale uno sperone (una rara staffa metallica aiuta dove mancano appigli) e si aggira uno spigolo; una lunga costola, gradoni rocciosi e una placchetta di 6 m portano a un sentiero attrezzato, un balzo e un canalino. Dopo un lungo collegamento si ignora la deviazione per il CAI 152 (1455 m, 1h 15' dall'attacco) e si sale al ponte sospeso: si rimonta il gendarme su placca liscia, lo si aggira a destra e si attraversa il ponte su solide assi (sul versante opposto, a sinistra, una via di fuga verso la strada). Si prosegue a destra: alcune roccette, poi un tratto esposto più impegnativo sotto un gendarme con pochi appigli, una spaccatura da attraversare in spaccata e una cresta appoggiata dove il cavo fa quasi da corrimano. L'ultimo passaggio è una parete di una decina di metri arrampicabile (aggirabile seguendo la freccia rossa presso il libro di via); al termine della placca finiscono le attrezzature e, seguendo la traccia parallela a una vecchia trincea, si raggiunge la vetta del Boccaor (1532 m, 1h 45' dall'attacco / 3h dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via molto arrampicabile, con fune tesa e solida; i passaggi più impegnativi sono sulla prima e sull'ultima parete. Avvicinamento faticoso e rientro non breve da mettere in conto.

    ⚠ Bassa quota ed esposizione a sud: proibitiva nei mesi più caldi. Attenzione ai tratti non protetti con fondo erboso, che tende a essere scivoloso.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota massima 1532 m: percorribile per buona parte dell'anno, ma da evitare nelle giornate estive più calde per l'esposizione a sud.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si seguono le indicazioni a sinistra per Pian della Bala (1380 m), dove ancora a sinistra si prende il sentiero 151 che scende fino al bivio incontrato all'andata e quindi al parcheggio (1h 30' dal termine / 4h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Gli esperti possono chiudere un anello più impegnativo con la vicina Ferrata Guzzella (preferibile in discesa, per evitare i molti tratti non protetti e scivolosi della Sass Brusai). Vicino al Grappa anche l'atletica Ferrata Santa Felicita; in Val d'Astico la recente Ferrata Anelli delle Anguane; verso le Dolomiti Feltrine la Ferrata al Monte Coppolo.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoMassiccio del Grappa
    • Avvicinamento1:15 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)4:30 h
    • Dislivello ferrata450 m
    • Dislivello itinerario905 m
    • Quota max1532 m
    • Lunghezza10 Km
  • Ferrata Santa Felicita (Bassano del Grappa)

    Ferrata Santa Felicita (Bassano del Grappa)

    Vie Ferrate › Veneto › Vicenza
    Ferrata Santa Felicita (Bassano del Grappa)

    La Ferrata Santa Felicita è una via breve e atletica nell'omonima valle presso Bassano del Grappa: itinerario corto ma vario e intenso, che richiede buona forza di braccia. Si svolge in una zona celebre per l'arrampicata sportiva ed è ideale come allenamento nei mesi freddi.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il parcheggio d'accesso alla Valle Santa Felicita, a Romano d'Ezzelino (VI): seguendo le indicazioni per via Santa Felicita si lascia l'auto nell'ampio parcheggio al termine della strada. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si cammina verso nord lungo il sentiero che porta alla parete; parte del percorso è faticosa, su una serie di gradini in roccia, fino alla palestra di roccia dove si trovano le indicazioni per la ferrata.

    ▲Il percorso

    Si attacca una bella parete verticale ben attrezzata con abbondanti staffe, su ottimo granito che, dove non sostituito da infissi, offre solidi appigli. Le staffe si spostano gradualmente a sinistra con un leggero strapiombo (prime difficoltà); dopo una decina di metri verticali un breve tratto orizzontale a sinistra precede un secondo tratto verticale, sempre su staffe, con cui si guadagna rapidamente quota ed esposizione. Si percorre un traverso a sinistra sfruttando gli appigli per i piedi, fino a una parete verticale di una quindicina di metri che in alto prende la forma di un diedro lungo una fessura: si sale su staffe, ci si sposta dal lato sinistro al destro del diedro, si supera un passaggio leggermente strapiombante e si esce su una cengia a sinistra dove riposare. Dalla cengia ci si sposta a sinistra in un tratto di discesa, si aggira uno spigolo e si arriva al tratto più caratteristico: un aereo traverso orizzontale con chiodi come appoggio per i piedi. Si scende una paretina attrezzata di circa 6 metri e in diagonale a sinistra inizia l'ultima sezione, con un traverso in leggera discesa (di nuovo su chiodi); si perde quota fino al termine del traverso, si scende una parete verticale su staffe e una rampa diagonale attrezzata fino al termine (30' dall'attacco / 1h 15' dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Breve ma intensa e impegnativa, con forte esposizione lungo tutto il percorso. Le difficoltà sono soprattutto atletiche: la possibilità di arrampicare è limitata dall'abbondante uso di staffe e pioli, e serve buona forza di braccia.

    ⚠ Forte esposizione e passaggi atletici: sconsigliata a chi non è allenato di braccia. Ottima d'inverno per la bassa quota, ma sempre con roccia asciutta.
    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota (massima 350 m): percorribile gran parte dell'anno, indicata come allenamento nei mesi freddi.

    ▲Discesa

    Dal termine un sentiero riporta in breve all'attacco; il rientro al parcheggio avviene per il sentiero di avvicinamento a ritroso (30' dal termine / 1h 45' totali).

    ▲Da abbinare

    Vicino al massiccio del Grappa, si combina in giornata con uno dei due itinerari che lo salgono: la Ferrata Sass Brusai e la Ferrata Guzzella. Verso nord la Ferrata Gabrielli alla Cima d'Asta; in Val d'Astico la recente Ferrata Anelli delle Anguane.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoMassiccio del Grappa
    • Avvicinamento0:45 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)1:45 h
    • Dislivello ferrata40 m
    • Dislivello itinerario140 m
    • Quota max350 m
    • Lunghezza3 Km
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