Regione: Veneto

  • Ferrata Renè de Pol al Forame

    Ferrata Renè de Pol al Forame

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Renè de Pol al Forame
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata De Pol è una breve via che sale alla Punta Ovest del Forame, nel Gruppo del Cristallo, all'interno di un itinerario piuttosto lungo ricco di tracce della Grande Guerra. Il tratto attrezzato ha un solo passaggio impegnativo, un camino; il rientro è lungo e il primo tratto di cresta tra Forcella Gialla e Forcella Verde non va sottovalutato.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è il Passo di Cimabianche, sulla SS51 tra Dobbiaco e Cortina d'Ampezzo. Punto di partenza su Google Maps. Si può parcheggiare anche più a valle, sul versante veneto presso il Ristorante Ospitale, ma conviene lasciare l'auto al passo: una frana del 2017 ha reso impraticabile la via di rientro dal termine della ferrata all'Ospitale, costringendo a tornare a Cimabianche. Dal passo si scende sul sentiero 208, che costeggia a sinistra la strada in moderata pendenza, restando sul lato destro di un torrente; in località Pian del Forame (1495 m, 30' dal passo) si seguono le indicazioni a sinistra per la Ferrata Renè de Pol. Si sale deciso verso est nel bosco, ripidi, fino a un bivio segnalato dove si tiene la sinistra (dritto scendeva il vecchio sentiero di rientro, oggi franato); verso nord si risale un canale incontrando alcuni ricoveri militari della Prima Guerra Mondiale, e una cengia in salita porta all'attacco (1945 m, 2h dal bivio sulla statale, 2h 30' totali).

    ▲Il percorso

    Si parte con un breve traverso a sinistra, poi la via prosegue senza attrezzature verso destra verso un canalino; un masso che ostacola il passaggio si rimonta con una scaletta metallica. Si sale quindi su ripido sentiero non protetto seguendo ometti e bolli rossi, poi a sinistra su sentiero a tratti attrezzato fino a una cengia di costruzione militare che conduce a un camino. Lo si sale sul lato sinistro: un passaggio un po' atletico, poi alcuni pioli aiutano nella parte restante. Usciti dal camino si sale una parete verticale ben appigliata che piega a destra, quindi una parete di una ventina di metri verso destra; nell'ultimo tratto si risale un canalino detritico con la fune a destra e per sentiero si raggiunge la Punta Ovest del Forame (2318 m, 1h dall'attacco, 3h 30' totali), con bel panorama su Croda Rossa d'Ampezzo, Monte Cristallo e Popena.

    ▲Carattere e difficoltà

    I tratti attrezzati non presentano difficoltà; il passaggio più impegnativo è il camino, comunque di difficoltà media.

    ⚠ Itinerario lungo e abbastanza isolato, rientro compreso lungo la selvaggia Val Pra del Vecia. Il sentiero di cresta in discesa è un po' franoso: percorrerlo con tempo stabile. Ricordare che da Forcella Verde non è più possibile scendere all'Ospitale per la frana, quindi si rientra a Cimabianche.
    ▲Discesa

    Si scende sul versante opposto, a sud-est, su sentiero ripido seguendo i bolli rossi fino a Forcella Gialla (2400 m), poi con un saliscendi di cresta a Forcella Verde (2380 m). Da qui si tiene a sinistra il sentiero 233, che scende lungo la selvaggia Val Pra del Vecia fino al Passo Cimabianche (2h 30' dal termine della ferrata, 6h totali).

    ▲Da abbinare

    La zona del Cristallo è ricca di vie attrezzate: sul Cristallo la Ferrata Marino Bianchi, sul Pomagagnon la Ferrata Strobel e il Sentiero alla Terza Cengia del Pomagagnon. Scendendo verso Cortina la Ferrata Ettore Bovero e la difficile Ferrata Sci Club 18.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoCristallo
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata1:00
    • Itinerario (a/r)6:00 h
    • Quota max2424 m
    • Lunghezza11,3 Km
  • Ferrata Ra Pegna

    Ferrata Ra Pegna

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Ra Pegna

    La recente Ferrata Ra Pegna sale l'omonimo monolite roccioso tra il Rifugio Duca d'Aosta e il Rifugio Pomedes, sopra Cortina d'Ampezzo. È una ferrata facile, inserita in un breve itinerario adatto a neofiti e famiglie.

    ▲Avvicinamento

    Ci sono due punti di partenza. Si può salire da Cortina verso il Passo Falzarego e prendere a destra la strada per il Rifugio Dibona; a un bivio dove a destra si sale al Rifugio Duca d'Aosta conviene parcheggiare nello spiazzo presso il bivio, perché la strada è accidentata (opzione utile per abbinare il rientro ad anello con il Sentiero Astaldi). Punto di partenza su Google Maps. In alternativa si parcheggia all'ampio piazzale della Baita Pie Tofana (1675 m), da cui una seggiovia sale al Rifugio Duca d'Aosta (opzione utile per saltare l'avvicinamento o rientrare in seggiovia). Per la ferrata si raggiunge il Rifugio Duca d'Aosta (2098 m): dal bivio, segnavia 405, in circa 30'; oppure in seggiovia; oppure per il Sentiero dei Camosci (405) dalla baita (1h 30'). Dal rifugio una seggiovia sale verso il Pomedes nel vallone tra due monoliti: a destra il Ra Bujela (con la Ferrata Maria e Andrea Ferrari), a sinistra il Ra Pegna. Sul Ra Pegna si nota una costola rocciosa sul lato sinistro: l'attacco è sotto quella costola, raggiunto salendo verso le piste fino a un cartello sul lato sinistro (10' dal Rifugio Duca d'Aosta).

    ▲Il percorso

    La via sale dove la placca diagonale incontra la costola rocciosa, formando un diedro appoggiato. Si salgono roccette e facili balzi per una decina di minuti senza particolari difficoltà; sotto un tetto roccioso si percorre una cengia verso destra, poi si sale ancora in diagonale a destra e si affronta un balzo verticale ben appigliato (il passaggio chiave). Si continua su roccette e tratti di sentiero attrezzato fino agli ultimi metri facili e alla cima del monolite, con splendido panorama su Punta Anna e le Tofane. Conviene non togliere l'imbrago: si scendono alcuni facili tratti attrezzati verso est e, con una scaletta, un balzo più marcato che chiude la via (45' dall'attacco, 1h dal Rifugio Duca d'Aosta).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata facile senza passaggi impegnativi che, per la brevità di avvicinamento e rientro, è percorribile anche dalle famiglie.

    ⚠ Pur facile resta una via attrezzata con un tratto di discesa attrezzata: casco e set da ferrata necessari, attenzione sulla pista da sci di rientro.
    ▲Discesa

    Dal termine si gira a destra scendendo lungo la ripida pista da sci fino al Rifugio Duca d'Aosta, già visibile (15' dal termine); da qui si rientra al parcheggio a ritroso per il sentiero di avvicinamento.

    ▲Da abbinare

    Si abbina facilmente alla vicina Ferrata al Ra Bujela (più lunga e difficile). Salendo verso il Pomedes il Sentiero Attrezzato Astaldi e, verso le Tofane, la Ferrata Olivieri e la Ferrata Aglio. Verso il Falzarego la Ferrata Tomaselli, la Ferrata al Col dei Bos e la Ferrata all'Averau.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneVeneto
    • GruppoTofane – Dolomiti Ampezzane
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)2:15 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario200 m
    • Quota max2241 m
    • Lunghezza1,5 Km
  • Ferrata Ra Gusela al Nuvolau

    Ferrata Ra Gusela al Nuvolau

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Ra Gusela al Nuvolau

    La facile Ferrata Ra Gusela sale la parete sud del Gruppo del Nuvolau, nelle Dolomiti Ampezzane. È adatta ai neofiti, senza difficoltà tecniche rilevanti, e paesaggisticamente molto bella, con avvicinamento e rientro di media lunghezza. Si può percorrere sia dal versante del Passo Giau che da quello del Falzarego, eventualmente accorciando con gli impianti.

    ▲Avvicinamento

    L'opzione più logica è partire dal Passo Giau (2236 m), salendo da Cortina d'Ampezzo o da Selva di Cadore, per chiudere un anello senza impianti. Punto di partenza su Google Maps. Dal passo ci si incammina verso nord, verso il Nuvolau, e in meno di 10' si raggiunge un bivio: per percorrere la ferrata in salita si tiene la destra (sentiero 443), facendo poi ritorno per il sentiero 452. Si prosegue a nord-est su ampio sentiero fino a un altro bivio, dove si tiene la sinistra sul sentiero 438 (indicazioni per la Ferrata e il Rifugio Nuvolau); il 438 sale ripido fino alla prima fune metallica, presso una facile cengia (1h dal Passo Giau).

    ▲Il percorso

    Dalla prima fune si segue la cengia attrezzata verso destra: è ampia e senza difficoltà, con il cavo che fa da corrimano, e aggira uno spigolo portandosi sotto la parete orientale giallastra del Ra Gusela, dove un canalino taglia la montagna in diagonale. Si raggiunge il canalino con la cengia, si salgono facili roccette e si entra nel canalino, dal terreno friabile, tenendosi sul lato sinistro lungo la fune; un balzo più verticale si supera con una breve scaletta metallica. Usciti dal canalino, dopo alcuni facili balzi si percorre una nuova cengia fino a una forcella, oltre la quale un altopiano porta verso il Rifugio Nuvolau (attenzione a non perdere i segni). Si risalgono circa 60 metri di dislivello verso la cresta: prima una cengia, poi uno spigolo che porta in maggiore esposizione sulla cresta finale, con una prima scaletta metallica, un paio di passaggi su roccette esposte ma non difficili e una seconda scaletta; in breve si arriva al Rifugio Nuvolau (2575 m, 1h dall'attacco, 2h dal Passo Giau).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario facile, senza passaggi difficili ed esposto solo in pochi punti: ideale anche per escursioni di mezza giornata e per chi si avvicina alle ferrate.

    ⚠ Attenzione al fondo friabile del canalino e ai tratti di cresta esposti; pur facile, resta una via attrezzata con casco e set da ferrata.
    ▲Discesa

    Si segue il turistico sentiero che scende dolcemente verso nord a Forcella Nuvolau e al Rifugio Averau (da cui parte la Ferrata all'Averau); da qui si rientra al Passo Giau con il sentiero 464/452 a sinistra (1h 30' dal termine, 3h 30' totali), oppure si scende a destra al Rifugio Scoiattoli con il 439 (1h dal termine).

    ▲Da abbinare

    Nel Gruppo del Nuvolau si concatena con la vicina Ferrata all'Averau; verso Selva di Cadore la facile Ferrata al Sass de Rocia. Verso il Civetta tre vie impegnative: la Ferrata degli Alleghesi, la Ferrata Tissi e la Ferrata Fiamme Gialle al Pelsa, fino alla Ferrata Costantini alla Moiazza; verso Cortina la Ferrata Sci Club 18 al Faloria.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneVeneto
    • GruppoNuvolau – Dolomiti Ampezzane
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)3:30 h
    • Dislivello ferrata174 m
    • Dislivello itinerario338 m
    • Quota max2574 m
    • Lunghezza6,6 Km
  • Ferrata Piero Rossi alla Forcella Marmol

    Ferrata Piero Rossi alla Forcella Marmol

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Piero Rossi alla Forcella Marmol
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Piero Rossi (già Ferrata Marmol) sale alla Forcella Marmol nel gruppo dello Schiara. È di media difficoltà tecnica, ma si sviluppa in un ambiente severo e impegnativo, con un itinerario molto lungo; si presta a numerosi abbinamenti con le altre ferrate dello Schiara.

    ▲Avvicinamento

    Partenza da Case Bortot (Belluno): da Belluno si segue per Bolzano Bellunese e il Parco delle Dolomiti Bellunesi, oltre Gioz, fino a Case Bortot, dove la strada termina in uno spiazzo. Punto di partenza su Google Maps. Dal parcheggio (695 m) si segue il CAI 501 verso il Rifugio VII Alpini: si scende al Ponte del Mariano (30'), si ignora il bivio col 507 e si sale deciso nel bosco lungo il torrente Ardo fino alla radura del Rifugio VII Alpini (1502 m, 2h 45'). Dietro il rifugio si seguono i segnavia CAI 503 verso l'attacco della Ferrata Zacchi, con cui la Piero Rossi condivide i primi cento metri; passando presso il caratteristico Porton si raggiunge l'attacco della Zacchi (45' dal rifugio, 3h 30' totali).

    ▲Il percorso

    La prima sezione è in comune con la Ferrata Zacchi: attacco subito impegnativo (pochi metri verticali e un traverso a destra su roccia buona e gradonata), poi un tratto piano che entra in una gola con alcune scalette, una cengia a sinistra e un traverso orizzontale aereo sotto altre scalette esposte, infine un canalino con tratti arrampicabili e staffe. Cessate le attrezzature, un sentiero di collegamento porta al bivio tra Piero Rossi e Zacchi: si tiene la destra e inizia la vera Ferrata Piero Rossi verso la Forcella Marmol. Una cengia non protetta porta sul versante sudorientale dello Schiara dentro una prima gola; la cengia diventa attrezzata fino a una discesa di circa 8 metri, poi aggira una gola (spesso innevata a inizio stagione) e prosegue su balzi arrampicabili sotto le incombenti pareti dello Schiara, alternando cenge, roccette e sentiero. Aggirata un'altra insenatura, alcune scalette e un tratto verticale precedono una breve interruzione su sentiero, preludio alla sezione più verticale: placche e paretine con un camino dal cavo a zigzag, da salire in spaccata. Si prosegue a destra su tratti orizzontali e diagonali e un altro tratto verticale su buona roccia, fino al sentiero che porta al Bivacco Bocco Zago (2266 m, 2h 30' dall'attacco). Oltre il bivacco una parete verticale e un tratto a sinistra, poi un altro tratto attrezzato con vista sui gruppi del Cadore; superato il bivio per la cresta est dello Schiara si scende l'ultimo tratto attrezzato alla Forcella Marmol (2262 m, 3h dall'attacco), dove l'itinerario termina.

    ▲Carattere e difficoltà

    Via di media difficoltà tecnica in ambiente dolomitico severo e spettacolare. Spesso inserita nel classico anello dello Schiara (salita con Zacchi o Sperti, vetta con la Berti, rientro in discesa con la Piero Rossi, la più facile delle tre in discesa).

    ⚠ Itinerario molto lungo (circa 18 km e 1566 m di dislivello): vivamente consigliato spezzarlo in due o più giorni, pernottando al rifugio o in uno dei bivacchi in quota. Attenzione all'innevamento delle gole, che può complicare la via.
    ▲Storia

    La ferrata è dedicata all'alpinista e scrittore Piero Rossi (1930), grande conoscitore delle Dolomiti Bellunesi e fra i promotori del Parco Nazionale, autore del volume sullo Schiara della collana Guida dei Monti d'Italia. Fu inaugurata nel 1967, ridisegnando la discesa dalla Forcella Marmol ed evitando la vecchia via per la Gola del Canalone, soggetta a frequenti scariche di sassi.

    ▲Discesa

    Dalla Forcella Marmol più opzioni: salire al Pelf (1h 30') con l'esposto Sentiero Attrezzato Guardiano e scendere per la via normale a Case Bortot (11h 30' totali); oppure salire allo Schiara per la cresta est e scendere con la Ferrata Berti e poi la Ferrata Sperti al Rifugio VII Alpini (itinerario d'anello, 14h 30' totali). La via più rapida è il rientro a ritroso lungo l'andata (4h 30' dalla forcella, 11h totali).

    ▲Da abbinare

    Lo Schiara è ricchissimo di vie. Verso est la Ferrata Costacurta al Teverone; poco a nord tre ferrate con avvicinamento breve: la Ferrata della Memoria al Vajont, la Palestra di Roccia della Val Gallina e la Parete dei Falchi. Verso il Civetta la Tissi e gli Alleghesi.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoSchiara
    • Avvicinamento3:30 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerario (a/r)11:00 h
    • Dislivello ferrata486 m
    • Dislivello itinerario1566 m
    • Quota max2280 m
    • Lunghezza18 Km
  • Ferrata Passo dei 6 al Monte Coppolo

    Ferrata Passo dei 6 al Monte Coppolo

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Passo dei 6 al Monte Coppolo
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La ferrata del Monte Coppolo, nelle Dolomiti Feltrine, è un itinerario storico ristrutturato ed esteso nel 2022. Sale al Passo dei 6, prosegue lungo la cresta e si chiude su un ultimo torrione: difficoltà moderate con un paio di passaggi più impegnativi e una discreta esposizione.

    ▲Avvicinamento

    Partenza dalla località Le Ej (Belluno): da Lamon si sale per la stradina a sinistra del Comune, sotto il vecchio ospedale, con indicazioni Le Ej, per circa 9 km, parcheggiando presso l'albergo El Tajol o lo Chalet da Pina. Punto di partenza su Google Maps. Presso il parcheggio una bacheca illustra l'anello; si seguono le indicazioni di un cartello CAI in salita e, poco dopo, una traccia ben visibile a sinistra con ometti e segni fino a un importante bivio: a sinistra la via di rientro (normale al Monte Coppolo), a destra la ferrata. Si prosegue iniziando a intravedere il primo tratto attrezzato (1h 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il primo tratto, presso il Passo dei 6, è il «Pilastro dei Sei»: dopo un traverso diagonale facile si sale verso destra una paretina verso un canalone, poi verticali con difficoltà moderate aiutati da cambre metalliche ed esposizione crescente; un ultimo traverso a destra chiude il tratto, con bel panorama sulle Dolomiti Feltrine. Finite le attrezzature, per sentiero si raggiunge la prima croce con il libro di vetta. Inizia poi il secondo tratto, un facile sentiero attrezzato in cresta, dapprima in discesa, fino a un bivio dove si tiene la sinistra verso il terzo tratto. L'ultimo tratto, il «Pilastro della Mezzaluna», è più impegnativo ed esposto: dopo un traverso facile a destra la via sale decisa in verticale con alcuni passaggi difficili; giunti in cresta si segue il filo verso l'evidente pilastro, ci si sposta sul lato nord e si sale verticali su una paretina impegnativa, poi un traverso a sinistra e ultimi passi gradonati portano alla seconda croce, la vetta ovest (circa 1h 30' dall'attacco, circa 3h dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via di moderata difficoltà con un paio di passaggi più verticali e impegnativi (i due pilastri) e discreta esposizione; nel complesso una bella escursione in una zona altrimenti povera di ferrate.

    ▲Storia

    La ferrata originale, inaugurata nel 1971, risaliva dal Passo dei 6; nel 2022 è stata completamente ristrutturata e riaperta, con due tratti aggiunti che ne hanno ampliato l'interesse. Relazione preparata col contributo di Marco Marni del Gruppo Ferrate e Cazzate.

    ▲Discesa

    Dalla vetta ovest si individua una traccia poco marcata fino al bivio tra il secondo e il terzo tratto; da l' si scende e ci si reinnesta sul sentiero di avvicinamento, quindi a ritroso al parcheggio (circa 5h totali).

    ▲Da abbinare

    Le Dolomiti Feltrine offrono poche ferrate: per altri itinerari ci si sposta verso le Dolomiti Bellunesi. A sud il Sentiero Attrezzato degli Eroi; salendo verso le Pale di San Martino la facile Ferrata della Val di Scala.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoDolomiti Feltrine
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)5:00 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Quota max2069 m
  • Ferrata Paolin Piccolin a Cima d’Auta Orientale

    Ferrata Paolin Piccolin a Cima d'Auta Orientale

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Paolin Piccolin a Cima d'Auta Orientale
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Paolin Piccolin sale a Cima d'Auta Orientale, nel gruppo della Marmolada, ed è di media difficoltà. Fa parte di un itinerario che impegna l'intera giornata, con buon dislivello, avvicinamento e rientro attrezzati; l'ambiente è solitario, poco battuto e con frequenti incontri con gli stambecchi, e dalla cima il panorama è magnifico.

    ▲Avvicinamento

    Partenza dalla frazione di Colmean, presso Caviola (Belluno), raggiungibile dal Passo San Pellegrino, dal Passo Rolle via Falcade o da Cencenighe Agordino; in centro a Caviola, lungo via Patrioti, si seguono le indicazioni per Colmean. Punto di partenza su Google Maps. Dal parcheggio (1274 m) si risale a nord nel bosco lungo la carrareccia CAI 689 fino alla Baita dei Cacciatori (1751 m) e, proseguendo, alla Baita Giovanni Paolo I (1865 m, 1h 15'). Presso la baita si prende a destra una traccia in salita (gradoni in legno) che esce dal bosco sotto la parete sud di Cima d'Auta Orientale e sale ripida verso la Forcella di Medil; a un bivio, dove a destra il CAI 696 è la via normale (usata per il ritorno), si tiene la sinistra seguendo le indicazioni per la ferrata, su traccia labile, fino all'attacco (2h 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si parte su roccette e un balzo verticale (una staffa) fino alla prima scaletta; si completa la parete con altre due staffe e si piega a sinistra in un traverso orizzontale dentro un canalino, risalito con tre staffe e poi altre tre verso destra. Dopo un tratto diagonale attrezzato si sale una seconda scaletta di 6-8 metri, quindi roccette appoggiate e un canalino detritico verso l'evidente forcella. Dopo facili passi di sentiero, un'altra scaletta e roccette si arriva al passaggio chiave: un angusto camino, da affrontare sul lato destro con l'aiuto di staffe e, in uscita, di alcuni pioli su roccia poco appigliata. Si percorre una rampa a destra e si aggira uno spigolo con un traverso, poi un balzo verticale ben appigliato fino in vista della Forcella di Medil, dove la fune accompagna facili roccette fino al pianoro della forcella (a sinistra Cima d'Auta Occidentale, a destra l'Orientale, con la parete sud della Marmolada). Verso destra si seguono roccette e sentiero attrezzati (cavo come corrimano), si sale una placca con una scaletta e poi in aderenza, si percorrono una cengia e una nuova parete verticale a tratti appigliata, fino a un bivio: a sinistra inizia la discesa attrezzata, a destra in pochi minuti la croce di vetta di Cima d'Auta Orientale (2624 m, 1h 45' dall'attacco, 3h 45' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via piacevole, con salita per lo più priva di difficoltà sostanziali ed esposizione non eccessiva; solo alcuni passaggi (camino, traverso, placca in discesa) richiedono più attenzione. Da non sottovalutare però l'avvicinamento faticoso e il rientro anch'esso attrezzato.

    ⚠ Itinerario lungo in ambiente di alta montagna poco frequentato: buona preparazione e meteo stabile. La discesa parte attrezzata con un paio di passaggi non banali (placca e tratto verticale con scaletta).
    ▲Storia

    La Ferrata Paolin Piccolin è stata costruita nel 1969.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si torna al bivio dove inizia la discesa attrezzata: un tratto impegnativo su placca e un tratto verticale con scaletta, dopo i quali (circa 10') le difficoltà calano e si scende su sentiero lungo la via normale. A un bivio si tiene la destra (CAI 696) per il ripido Sentiero Attrezzato Bortoli, che con cenge e brevi balzi attrezzati sotto la parete sud riconduce al bivio dell'avvicinamento; da l' a ritroso fino alle baite e al parcheggio (2h 30' dalla vetta, 6h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Il lungo itinerario lascia poche energie per altro in giornata, ma la zona è ricchissima di vie. Verso il Passo San Pellegrino: l'Alta Via Bepi Zac e la Bruno Federspiel. Verso il Civetta: la Tissi, gli Alleghesi e la Fiamme Gialle. Verso le Pale di San Martino: la Bolver-Lugli e la Gabitta d'Ignoti.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoMarmolada
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)6:30 h
    • Dislivello ferrata344 m
    • Dislivello itinerario1354 m
    • Quota max2624 m
    • Lunghezza9,2 Km
  • Ferrata Parete dei Falchi

    Ferrata Parete dei Falchi

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Parete dei Falchi

    ⚠ Attenzione: la via risulta da tempo poco manutenuta. La fonte segnala (autunno 2020) cavo in alcuni punti sfilacciato, morsetti molli e fittoni molto distanziati, con elevato fattore di caduta in caso di volo. L'avvicinamento storico dal parcheggio della Centrale Elettrica era inoltre interrotto da una frana sulla pista ciclabile. Valuta con prudenza lo stato delle attrezzature prima di impegnarti e verifica le condizioni aggiornate.

    La Ferrata alla Parete dei Falchi, presso Soverzene (Belluno), è breve, intensa, atletica e difficile: si sale facendo ampio uso delle braccia, con un attacco in libera e un tratto chiave strapiombante. Per la brevità è un buon allenamento, ma la sicurezza generale della via è discutibile e il rientro è esposto e su fondo instabile.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza storico è la Centrale Elettrica tra Soverzene e Pian di Vedoia (Belluno): attraversato il ponte sul Piave si cerca parcheggio presso la centrale. Punto di partenza su Google Maps. Da qui una stradina sterrata (divieto di transito) si stacca a destra verso il Piave e, costeggiando le pareti d'arrampicata, porta a una passerella metallica oltre la quale, su una distinta costola rocciosa, si intravede l'attacco (15' dal parcheggio). In seguito a una frana sulla ciclabile questo avvicinamento può risultare interrotto: in alternativa si parcheggia presso la chiesa della frazione di Soccher (da Cadola) e si raggiunge la base della costola lungo la ciclabile verso nord, individuando con attenzione l'attacco, che non è a bordo strada ma più in alto.

    ▲Il percorso

    L'attacco è il primo banco di prova: il cavo inizia a 4 metri da terra e occorre arrampicare un tratto di III grado in libera per mettersi in sicurezza. Raggiunto il cavo si sale una parete verticale di una ventina di metri dove, nonostante le cambre, la pendenza fa sentire le prime difficoltà; oltre le cambre la via prosegue verticale e aerea su roccia povera di appigli e a tratti coperta di vegetazione, poco arrampicabile. Aggirato uno spigolo si sale un tratto erboso (cavo utile sul terreno scivoloso) e ci si porta sotto un tetto roccioso su un tratto sprotetto ma facile; si aggira il tetto a sinistra con un traverso diagonale e si piega a destra su balzi di misto erba e roccia fino a un balconcino. Segue il passaggio probabilmente più impegnativo: uno sperone con traverso ascendente a destra, a tratti strapiombante, che richiede forza e agilità (alcuni pioli aiutano i piedi su roccia levigata); l'ultimo tratto su placca è decisamente atletico. Superata questa sezione di una quindicina di metri la ferrata termina (30' dall'attacco, 45' dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via breve ma non proibitiva tecnicamente, dove conta soprattutto la forza di braccia. Il limite principale è la sicurezza: in più punti la distanza tra i fittoni è di molti metri, con fattore di caduta elevato; massima prudenza.

    ▲Discesa

    Si seguono i segni arancioni che scendono ripidi verso la centrale; il sentiero è molto ripido e il fogliame lo rende scivoloso. Verso la fine si percorre un'esposta e stretta cengia con terreno friabile e roccia inclinata scivolosa, attrezzata con un cordino malconcio: conviene seguire la freccia che, poco prima, bypassa il tratto esposto sulla sinistra. Si rientra quindi sul sentiero di avvicinamento e all'auto (30' dalla vetta, 1h 15' totali).

    ▲Da abbinare

    Per avvicinamento e rientro brevi si abbina bene ad altre gite della zona: la vicina Ferrata Palestra di Roccia della Val Gallina, l'impegnativa Ferrata della Memoria al Vajont e, verso il Cadore, la Costacurta; sul versante pordenonese l'Alta Via dei Rondoi.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoVal Gallina
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)1:30 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario170 m
    • Quota max250 m
    • Lunghezza1,5 Km
  • Ferrata Palestra di Roccia Val Gallina

    Ferrata Palestra di Roccia Val Gallina

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Palestra di Roccia Val Gallina

    Alla Palestra di Roccia della Val Gallina (nota anche come VII Reggimento Alpini), presso Soverzene (Belluno), si sviluppano sulla stessa bastionata più vie attrezzate: la Ferrata A, facile ma molto esposta, e la Ferrata B, decisamente difficile con un paio di passaggi che richiedono tecnica e forza nelle braccia. Nel 2019 è stata aperta anche una terza via, C, difficile e atletica. Itinerari brevi, ottimi come allenamento anche in stagione invernale.

    ▲Avvicinamento

    Si raggiunge Soverzene sul versante orientale del Piave: da sud si arriva da Pian di Vedoia attraversando il ponte sul Piave, si passa accanto alla centrale elettrica (punto di partenza della vicina Ferrata Parete dei Falchi) e si entra in paese; verso nord si imbocca via Val Gallina e, a un bivio presso un piccolo edificio religioso, si tiene la sinistra verso Longarone fino alle indicazioni per il parcheggio della palestra di roccia. Punto di partenza su Google Maps. Dal parcheggio, attraversato un torrente, in pochi minuti si è sotto la parete: a sinistra la Ferrata A, a destra il diedro della Ferrata B.

    ▲Il percorso

    Ferrata A. Verso sinistra si sale una rampa diagonale di una decina di metri, poi una parete verticale di roccia impegnativa resa semplice da numerosi pioli e staffe. Una nuova rampa a sinistra porta sotto il passaggio più impegnativo della A: un canalino ben attrezzato ma verticale ed esposto. Seguono una stretta e aerea cengia a sinistra, un camino non difficile e un traverso a destra; dopo alcuni balzi innocui si raggiunge il termine (15' dall'attacco, 30' dal parcheggio).

    Ferrata B. Dallo spiazzo si va a destra in discesa fino al torrente, dove attacca la via. Dopo i primi metri di cavo in diagonale si sale verticali e, dopo 4 metri, si affronta un tratto strapiombante: la roccia spancia, il cavo sale a destra della sporgenza mentre gli appigli migliori (naturali e staffe) sono a sinistra; conviene procedere rapidi nei 3 metri strapiombanti. Si esce su un balconcino, si risale un breve tratto di roccette che piega a sinistra sotto un camino (cavo prima a sinistra poi a destra, con staffe e appoggi naturali); usciti dal camino, un traverso di 3 metri a destra porta a una lunga serie di cambre su parete levigata, poi a una stretta cengia verso sinistra fino a un breve diedro. Si arriva al passaggio chiave: un impegnativo traverso che prima risale un tetto roccioso (con pioli, aggirando uno spigolo), poi prosegue orizzontale, aereo e su roccia molto levigata; il cavo sale quindi in una fessura con buoni appoggi per i piedi e, dopo un altro traverso ascendente a destra, porta sotto una parete verticale e leggermente strapiombante con staffe e pioli. Superato il tratto chiave si sale su parete più appoggiata, poi due lunghe serie di cambre unite da un breve traverso diagonale; il cavo piega infine a destra su una rampa di terra e roccia, aggira uno spigolo e termina (30' dall'attacco, circa 50' dal parcheggio).

    Ferrata C. Aperta nel 2019, difficile e atletica; la relazione di dettaglio non è ancora disponibile sulla fonte.

    ▲Carattere e difficoltà

    Per i ferratisti l'itinerario consigliato è salire la B e scendere la A. La Ferrata B è la più difficile: il tratto strapiombante iniziale, il camino e il traverso non sono da sottovalutare (per questo è classificata difficile nonostante la brevità). La Ferrata A non ha passaggi tecnici impegnativi ma è decisamente esposta.

    ⚠ Le vie sono state ri-attrezzate di recente, con cavo largo ma non sempre teso. Un tratto della Ferrata B risultava (2017) instabile, con un fittone su una porzione di roccia in distacco: serve prudenza. Casco sempre obbligatorio.
    ▲Discesa

    Dalla Ferrata A si scende per una traccia a sinistra fino al punto di partenza e al parcheggio (20' dal termine). Dalla Ferrata B si segue la traccia a sinistra fino al termine della A e si scende come per quest'ultima (circa 1h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Vista la brevità, si abbina bene alla vicina Ferrata Parete dei Falchi. Verso Longarone l'impegnativa Ferrata della Memoria al Vajont; a est la Ferrata Costacurta e l'Alta Via dei Rondoi; sullo Schiara diverse ferrate impegnative (Sperti, Berti, Marmol, Zacchi).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoVal Gallina
    • Avvicinamento0:05 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)1:30 h
    • Dislivello ferrata90 m
    • Dislivello itinerario100 m
    • Quota max560 m
    • Lunghezza1 Km
  • Ferrata Olivieri a Punta Anna (Tofane)

    Ferrata Olivieri a Punta Anna (Tofane)

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Olivieri a Punta Anna (Tofane)

    La Ferrata Olivieri sale a Punta Anna nelle Tofane, sopra Cortina d'Ampezzo: bella e impegnativa, si svolge su ottima roccia con passaggi esposti molto arrampicabili e appaganti. Si parte dal Rifugio Pomedes lungo lo spigolo-cresta fino al Dos de Tofana.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza la Baita Pie Tofana (1675 m) sopra Cortina, da cui salire al Rifugio Pomedes (2303 m): comodo in seggiovia (via Rifugio Duca d'Aosta), oppure a piedi col sentiero 405 al Duca d'Aosta (2098 m) e poi per carrareccia al Pomedes (2h). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. In alternativa, partendo dal Rifugio Dibona si raggiunge il Pomedes col sentiero 421 (45'). Dal Rifugio Pomedes, dietro la stazione di arrivo della seggiovia, le indicazioni portano su un ripido sentierino (prati poi ghiaione) verso una forcella dove si trova la targa d'attacco (2440 m, 30' dal Pomedes).

    ▲Il percorso

    Fin dall'attacco la via mostra il suo carattere: roccia verticale, poche staffe e attrezzature di sostegno ma ottima roccia. Si sale una prima parete di una ventina di metri, ben appigliata, che piega a destra in alto; segue un tratto in leggera discesa, un traverso con buoni appoggi per i piedi e roccette verso destra, poi una comoda cengia a sinistra. Si aggira uno spigolo e si sale un balzo verticale fino a un terrazzino con vista sulla Tofana di Rozes; su roccette facili si raggiunge una forcella dove le attrezzature si interrompono. Si attacca poi un esposto spigolo, arrampicabile e ben appigliato: nella prima parte si resta sul lato destro del filo guadagnando quota, con un paio di punti angusti dove sostare, fino a un balconcino panoramico su Averau e Nuvolau. Si sale una parete di 4 metri leggermente strapiombante con pochi appigli (necessario il cavo), quindi il tratto conclusivo dello spigolo, affilato e molto esposto, che piega a sinistra verso un evidente pulpito. Si traversa a sinistra (passaggio non banale) e si sale una parete dove la fune zigzaga, sempre molto esposti ma su roccia ben appigliata; un canalino con traverso a sinistra, roccette in diagonale e una parete verticale frastagliata portano oltre i 2700 m, dove il cavo termina su un punto panoramico affacciato su Cortina. Segue un tratto di sentiero in quota con alcuni passaggi attrezzati e un bivio da cui a sinistra si scende al Rifugio Giussani (opzione 3); tenendo la destra (segnavia rossi verso il Dos de Tofana) si supera una placca verticale levigata in aderenza e un breve diedro angusto, quindi una cengia che porta al Dos de Tofana (2850 m, 1h 30' dall'attacco, 2h dal Pomedes), dove la ferrata termina.

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata esposta e intensa, di media difficoltà; alcuni passaggi più impegnativi, sommati all'ambiente di alta montagna, la rendono difficile ma non proibitiva. Roccia molto buona, frastagliata e ben arrampicabile; cavo generalmente ben teso e d'aiuto. È intitolata a Giuseppe Olivieri, alpinista veneziano; costruita e inaugurata nel 1972 dalla guida alpina Luigi Ghedina.

    ⚠ Ambiente di alta montagna esposto: valutare meteo e condizioni. Diverse opzioni di rientro impongono di pianificare in anticipo dove lasciare l'auto (Baita Pie Tofana o Rifugio Dibona).
    ▲Periodo e sicurezza

    Piena estate, con roccia asciutta e meteo stabile. Quota fino a 2850 m.

    ▲Discesa

    Tre opzioni: (1) dal Dos de Tofana si scende verso il Rifugio Ra Vales fino a un bivio (2580 m), dove a destra si prende il Sentiero Attrezzato Olivieri che riporta al Rifugio Pomedes (2h 15' dal termine, 4h 30' dal Pomedes); (2) a sinistra del bivio, la Ferrata Aglio porta alla Tofana di Mezzo e alla stazione a monte della funivia, con cui scendere a Col Druscè e poi al parcheggio col sentiero 413 (3h dal termine, 5h 30' totali); (3) dal bivio per il Rifugio Giussani, prima dell'ultimo tratto, si scende per un sentiero a tratti attrezzato ed esposto ma non difficile fino al Giussani e, col sentiero 403, al Rifugio Dibona (preferibile lasciare qui l'auto per questa opzione).

    ▲Da abbinare

    Spesso abbinata alla Ferrata Aglio alla Tofana di Mezzo o al Sentiero Attrezzato Olivieri; dal Pomedes si raggiungono anche le ferrate Ra Bujela e Ra Pegna. Verso il Passo Falzarego: Ferrata Tomaselli, Ferrata Fusetti al Sass de Stria e Ferrata al Col dei Bos; a sud la Ferrata dei Caprioli a San Vito di Cadore.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoTofane
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)4:30 h
    • Dislivello ferrata312 m
    • Dislivello itinerario514 m
    • Quota max2850 m
    • Lunghezza5,1 Km
  • Ferrata Merlone ai Cadini di Misurina

    Ferrata Merlone ai Cadini di Misurina

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Merlone ai Cadini di Misurina

    La Ferrata Merlone raggiunge la cima più alta del sottogruppo dei Cadini di Misurina, nelle Dolomiti di Sesto: una linea verticale e fortemente aerea, celebre (e discussa) per le sue interminabili scalinate metalliche e per un traverso esposto che resta impresso. Itinerario lungo, con dislivello assoluto importante e un rientro che impone saliscendi e la risalita di forcelle.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla strada che collega il Lago di Misurina al Rifugio Auronzo. Poco prima del pedaggio, dopo una doppia curva, sulla destra si apre uno spiazzo in leggera discesa dove lasciare l'auto (posti limitati in alta stagione), riconoscibile da una palina biancorossa del CAI. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dallo spiazzo si imbocca la sterrata che sale verso est nel bosco di conifere seguendo il segnavia CAI 115; superato il Pian degli Spiriti (1895 m) la pendenza resta moderata fino al Rifugio Fonda Savio (2367 m, 1h 30' dal parcheggio), al Passo di Toce. Da qui si segue l'indicazione in ripida salita verso sud fino a un vallone detritico; una traccia con radi segni lo attraversa portando sul versante opposto, dove due lunghe scale metalliche — già visibili dal basso — annunciano l'attacco (30' dal rifugio, 2h totali dall'auto).

    ▲Il percorso

    Si risalgono alcune roccette instabili fino alla prima fune, che procede orizzontale per pochi metri prima di un balzo di un paio di metri dove si trova la targhetta dedicatoria. La prima sezione alterna roccette attrezzate e un paio di facili salti da arrampicare in libera (I grado, segni blu, roccia ben appigliata) e porta verso destra, in direzione delle lunghe scale. La prima parte da un terrazzino panoramico affacciato sulle Tre Cime di Lavaredo: inizia qui la salita di oltre 300 gradini, tecnicamente facile ma via via sempre più esposta. Un tratto diagonale verso destra, un breve diedro e una parete appoggiata conducono a nuove serie di scale in forte esposizione, a volte sorprendenti perché da verticali piegano bruscamente a destra o a sinistra. Si raggiunge un traverso esposto verso sinistra che porta a una passerella in legno; oltre la passerella il traverso si impenna nel passaggio chiave, molto aereo, fino a un'altra scaletta verticale. Questa termina sotto un masso, che si aggira a sinistra per riprendere a salire in verticale; segue un traverso ascendente verso destra che, presso un salto, piega a sinistra dove una delle poche staffe della via aiuta a superare un leggero spanciamento. Nel tratto conclusivo si sale una parete appigliata ma verticale ed esposta, quindi un sentiero e un ultimo dislivello di circa 70 m fino alla vetta Cadin di Nord Est (2788 m), segnalata da uno spartano cartello rosso (1h 30' di sola ferrata).

    ▲Carattere e difficoltà

    Le scale — a tratti davvero troppe per i puristi dell'arrampicata — abbassano la difficoltà tecnica di una parete che, senza attrezzatura e su roccia spesso verticale e tendente all'unto, sarebbe molto difficile. Resta però la forte esposizione, costante, e un paio di passaggi più impegnativi nella seconda metà: di qui la valutazione complessiva Molto Difficile. Attenzione anche ai brevi tratti in libera (I grado), dove la sabbiolina può rendere insidiosi gli appoggi.

    ⚠ La via è percorsa nei due sensi: il caschetto è obbligatorio per il rischio di scariche di sassi smossi da chi sta sopra. Il vallone che precede l'attacco resta spesso innevato anche a stagione inoltrata; la pendenza è modesta (i ramponi sono in genere eccessivi), ma per le condizioni conviene sentire il Rifugio Fonda Savio.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione estiva, quando il vallone d'attacco è libero dalla neve. Verificare le condizioni al Rifugio Fonda Savio. Calma e prudenza nei tratti in libera e nei diagonali sabbiosi; la discesa è impegnativa per l'esposizione continua.

    ▲Discesa

    Si scende disarrampicando la stessa Ferrata Merlone fino al vallone detritico (1h 30' dalla vetta, 5h totali). Da qui tre opzioni: (1) verso sud, tenendosi sul versante destro del vallone, con brevi tratti attrezzati fino alla Forcella de la Neve (2471 m, 1h 30'), poi giù nel Ciadin de la Neve sul sentiero 118 fino alla deviazione a destra per il 115 e ritorno all'auto (1h 30', 8h totali); (2) tenere la destra fino al Rifugio Fonda Savio e prendere il sentiero 117 verso la Forcella del Diavolo (alcuni tratti attrezzati), scendendo poi nel Ciadin de la Neve come nell'opzione 1 (7h 30' totali); (3) a ritroso per il sentiero dell'andata (2h, 7h totali).

    ▲Da abbinare

    Con partenza all'alba la Merlone si concatena con il Sentiero Attrezzato Bonacossa. Nelle vicinanze, sulle Dolomiti di Sesto: Ferrata delle Scalette, Ferrata Cappellano Hosp alla Torre di Toblin e Ferrata Innerkofler al Monte Paterno; sul Cristallo la Ferrata Bianchi.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoCadini di Misurina
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)8:00 h
    • Dislivello ferrata438 m
    • Dislivello itinerario1036 m
    • Quota max2788 m
    • Lunghezza11 Km
Serve aiuto? Scrivici!