Regione: Veneto

  • Ferrata Mazzetta alla Croda di Tacco

    Ferrata Mazzetta alla Croda di Tacco

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Mazzetta alla Croda di Tacco
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La breve Ferrata Mazzetta collega il Bivacco Gera con il versante della Val Padola, nelle Dolomiti di Sesto. I tratti attrezzati sono di modesta difficoltà, ma l'itinerario di cui fanno parte è solitario e impegnativo: sale a Forcella de Ambata e ne discende per un vallone detritico con passaggi di arrampicata non attrezzati. Rispetto a molte vie delle Dolomiti di Sesto resta poco battuto anche in stagione inoltrata.

    ▲Approach

    Si parte da Padola, presso Comelico (Belluno): se aperti, si usano gli impianti che salgono al Col d'la Tenda, parcheggiando a bordo strada. Starting point on Google Maps. Con impianti chiusi si sale lungo Via delle Acque Rosse (sterrata dissestata, sentiero 152).

    Dal Rifugio Col d'la Tenda (1950 m) si va a est fino al sentiero 152, dove si decide l'itinerario. Per l'anello via Forcella de Ambata (2213 m) si tiene la destra verso Rocca di Campo, si scavalca la Forcella del Campo e, a un bivio, si sale a sinistra un ripido ghiaione con passaggi esposti in libera (I+) fino alla forcella (1h 30' dagli impianti); si scende quindi un canalone detritico fino al Bivacco Carlo Gera (2240 m, 2h 30' totali), da cui si percorre la ferrata in salita chiudendo l'anello. Per la sola ferrata (andata e ritorno) si tiene invece la sinistra sotto la Croda di Tacco fino alle prime attrezzature.

    ▲The path

    Descriviamo la via nel verso Bivacco Gera → Col d'la Tenda. Dal bivacco si va a sud lungo il vallone e, dopo circa 10', a un bivio si tiene la sinistra a mezzacosta verso la parete sud della Croda di Tacco, fino alla targhetta d'attacco. I primi tratti assicurano una cengia verso destra, poi il cavo sale verticale su una parete ben appigliata; segue una salita su prati (attenzione se umidi) e un tratto insidioso di discesa su ghiaie, da fare sulla sinistra attrezzata con il cavo a corrimano.

    Si aggira uno spigolo e si sale a est un salto verticale ben appigliato, in gran parte arrampicabile; si passa fra parete e pinnacolo e, fra roccette attrezzate, una rampa diagonale e un paio di cenge, si raggiunge l'intaglio di Forcella di Tacco (2347 m, 1h dall'attacco), spartiacque fra Valle Ambata e Val Padola. Il cartello bianco può ingannare: le attrezzature proseguono ancora per una discesa di circa 20 m su roccette ben appigliate fino al termine (15' dalla forcella, 1h 15' dall'attacco, 3h 45' totali).

    ▲Character and difficulty

    Via anomala per le Dolomiti di Sesto: non sale a una vetta ma aiuta a scavallare una forcella, perciò meno spettacolare ma molto meno frequentata. Le attrezzature non presentano difficoltà tecniche di rilievo e servono soprattutto da sicurezza nei tratti esposti.

    ⚠ I passaggi di salita alla Forcella de Ambata (I+) e lo stato di innevamento non sono da sottovalutare: ambiente selvaggio, isolato e con fondo detritico instabile. Itinerario adatto a chi cerca un'escursione solitaria e impegnativa.
    ▲Period and safety

    Alta quota (2347 m) in ambiente isolato e detritico, con neve che può complicare il percorso. Per la cartografia si consiglia la carta delle Dolomiti di Sesto.

    ▲Discipline

    Dal termine delle attrezzature si scende a sinistra su detrito e poi un ripido vallone reso instabile da frane e piogge, fino al bivio fra il sentiero 152 (dalla ferrata) e il 153 a mezzacosta; si tiene la sinistra verso gli impianti (1h 30' dal termine, 5h 15' totali).

    ▲To match

    È la ferrata più orientale delle Dolomiti di Sesto; verso ovest la Ferrata Roghel, la Ferrata Capitano Bilgeri e la Cengia Gabriella, tutte in itinerari lunghi; dal Rifugio Lunelli la Ferrata Bepi Martini.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionVeneto
    • GroupSesto Dolomites
    • Approach2:30 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerary (a/r)5:15 h
    • Hardware level difference107 m
    • Route difference347 m
    • Max2347 m
    • Length7 Km
  • Ferrata Ferrari alla Ra Bujela

    Ferrata Ferrari alla Ra Bujela

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Ferrari alla Ra Bujela
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Ra Bujela sale l'omonimo torrione fra i rifugi Duca d'Aosta e Pomedes, tra le Tofane e Cortina d'Ampezzo. È breve ma intensa e varia, di media difficoltà, e si abbina facilmente a molti itinerari di questo angolo di Dolomiti. È dedicata a Maria e Andrea Ferrari.

    ▲Approach

    Due possibili partenze. 1) Dalla strada per il Rifugio Dibona sopra Cortina: salendo verso il Passo Falzarego si imbocca a destra la strada del Dibona e, a un bivio, si parcheggia nello spiazzo presso la diramazione per il Rifugio Duca d'Aosta (strada accidentata). 2) Dall'ampio parcheggio presso la Baita Pie Tofana (1675 m), da cui la seggiovia sale al Rifugio Duca d'Aosta. Starting point on Google Maps.

    Da entrambe si deve raggiungere il Rifugio Duca d'Aosta (2098 m): dal bivio per strada con segnavia 405 (30'), in seggiovia, oppure per il Sentiero dei Camosci (405) dalla baita (1h 30'). Dal rifugio si imbocca a destra la carrareccia verso il Rifugio Pomedes e, dopo pochi minuti, un cartello a sinistra indica l'attacco (15' dal Rifugio Duca d'Aosta).

    ▲The path

    Dalla targa il cavo sale a sinistra su un balzo dove la roccia spancia (una staffa aiuta), poi una cengia a destra riporta alla fune; si sale in diagonale su roccette e si affronta un traverso dapprima orizzontale e poi più verticale ed esposto, reso facile dalle staffe. Si aggira uno spigolo, si percorre una cengia a destra e una parete verticale esposta ma non difficile porta sotto il primo ponte sospeso, raggiunto con un traverso e qualche balzo; il ponte è molto stabile, con ampie traversine in legno.

    Oltre il ponte, una cengia e tratti diagonali conducono al secondo ponte sospeso, identico al primo; segue una lunga e stretta cengia a destra, con un paio di passaggi esposti su fondo instabile, fino a uno spigolo verticale e impegnativo che poi si addolcisce. La via diventa un sentiero di cresta, in parte non attrezzato; da una sella si percorre l'ultima sezione restando qualche metro sotto il filo sul versante sinistro, alternando sentiero e balzi fino alla vetta (2257 m) con un ultimo salto verticale.

    ▲Character and difficulty

    Via recente (2015) in ottimo stato, con fama di facile: in realtà la prima sezione, prima del ponte, ha un paio di passaggi più impegnativi che, sommati all'esposizione, la rendono moderatamente difficile. Itinerario molto vario — traversi, cenge, brevi pareti, balzi, creste e ponti — ottimo come passaggio intermedio verso ferrate più dure come quelle delle Tofane.

    ⚠ Non togliere l'imbraco in vetta: la discesa è attrezzata. Dalla cima si torna a ritroso pochi passi e si individua a ovest il cavo che scende.
    ▲Period and safety

    Alta quota dolomitica (2257 m): valutare meteo e condizioni della roccia. Per la cartografia si consiglia la carta di Cortina e delle Dolomiti d'Ampezzo.

    ▲Discipline

    Dalla vetta si scende per cengia, una breve parete attrezzata, una rampa e un'insellatura, fino all'ultimo tratto attrezzato (1h dall'attacco, 1h 10' dal Rifugio Duca d'Aosta). Si scende quindi ripidi a un bivio: a sinistra in salita al Rifugio Pomedes (2303 m, 10'), oppure a destra al Rifugio Duca d'Aosta (20') e di qui a ritroso al parcheggio.

    ▲To match

    La via si combina con i sentieri attrezzati Astaldi e Olivieri e con la vicina, più facile, Ra Pegna; verso le cime, la Ferrata Aglio alla Tofana di Mezzo, la Ferrata Formenton e la Ferrata Lipella; in direzione Falzarego la Ferrata all'Averau.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionVeneto
    • GroupTofa
    • Approach0:45 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerary (a/r)2:30 h
    • Hardware level difference150 m
    • Route difference250 m
    • Max2257 m
    • Length1 Km
  • Ferrata Zacchi allo Schiara

    Ferrata Zacchi allo Schiara

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Zacchi allo Schiara

    La Ferrata Zacchi sale la parete sud-occidentale dello Schiara, sopra il Rifugio VII Alpini, in un susseguirsi di camini, traversi e pareti molto vari e a tratti impegnativi, immersi in un ambiente fortemente dolomitico. È un'escursione lunga, da affrontare solo se ben allenati.

    ▲Approach

    Si parte da Case Bortot (695 m), in provincia di Belluno: da Belluno si seguono le indicazioni per il Parco delle Dolomiti Bellunesi, si superano Bolzano Bellunese e Gioz e si prosegue fino a Case Bortot, dove la strada termina in uno spiazzo oltre il rifugio. Starting point on Google Maps.

    Dal parcheggio si segue il sentiero CAI 501 nel bosco, in discesa fino al Ponte del Mariano (30'); al bivio successivo si ignora il CAI 507 a destra (verso il Pelf) e si resta sul 501 a sinistra, salendo deciso lungo il torrente Ardo fino alla radura del Rifugio VII Alpini (1502 m, 2h 45' dal parcheggio). Dietro il rifugio si imbocca il CAI 503, ripido verso le pareti sud; passato il caratteristico Porton si è all'attacco (45' dal rifugio, 3h 30' totali).

    ▲The path

    La prima sezione è in comune con la Ferrata Piero Rossi. L'attacco è subito impegnativo: si sale in diagonale, poi un primo camino verticale e un traverso a destra su roccia buona e gradonata; il cavo aggira un tratto piano ed entra in una gola con alcune scalette, da cui si esce su una cengia a sinistra e un traverso orizzontale molto aereo che porta sotto altre scalette. Si risale un canalino alternando arrampicata e staffe; cessano le attrezzature e un sentiero di collegamento conduce al bivio fra la Piero Rossi e la Zacchi.

    Si tiene la sinistra e, fra mughi e facili gradoni, riprendono le attrezzature: un traverso, poi cavo verticale, roccette e un nuovo camino piuttosto impegnativo. Si alternano belle cenge a tratti di roccette, scale e balzi verticali fino a un tratto esposto di sentiero non attrezzato; segue una salita in diagonale a sinistra e, dopo un altro tratto non protetto, una scaletta. Una cengia attrezzata verso sinistra raggiunge uno spigolo che si aggira in vista della Gusela del Vescovà.

    Si percorre infine la singolare Cengia Zacchi e si esce presso il Bivacco Ugo dalla Bernardina (2320 m, 2h dall'attacco, 5h 30' totali), di fronte alla Gusela del Vescovà.

    ▲Character and difficulty

    Ferrata impegnativa ma mai difficile, molto varia: traversi, camini, cenge, pareti e placche, con tratti molto attrezzati alternati ad altri dove servono gli appigli naturali. Il vero fattore è la lunghezza e il dislivello complessivi.

    ⚠ Attenzione ai tratti non protetti (uno in particolare) e alla nebbia con nuvole basse, frequenti in questa zona. Il rientro richiede di percorrere una o due ulteriori ferrate: è decisamente consigliato spezzare l'escursione in almeno due giorni, pernottando in rifugio o in uno dei bivacchi in quota.
    ▲Period and safety

    Alta montagna fino a 2565 m, ambiente severo e isolato. Per la cartografia si consiglia la carta delle Prealpi e Dolomiti Bellunesi.

    ▲Discipline

    Dal Bivacco della Bernardina si rientra per due possibili itinerari: la Ferrata Sperti (cresta e poi rientro al Rifugio VII Alpini) oppure, come qui descritto, la Ferrata Berti in salita fino alla vetta dello Schiara (2565 m, 1h dal bivacco, 6h 30' totali). Dalla vetta si scende verso est lungo la cresta esposta (protetta solo a tratti) fino al Bivacco Bocco Zago, quindi si percorre in discesa la Ferrata Piero Rossi fino al bivio con la Zacchi e, per il sentiero, al Rifugio VII Alpini (3h 30' dalla vetta, 10h totali). Il rientro a Case Bortot avviene per l'avvicinamento a ritroso (2h, 12h totali).

    ▲To match

    La zona dello Schiara è ideale per concatenare itinerari attrezzati, tutti di livello medio-difficile e impegnativi: la Ferrata Berti e la Ferrata Sperti compongono l'anello dello Schiara. Nel Bellunese segnaliamo anche la Ferrata Costacurta al Teverone e la Ferrata del Vajont.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyHard
    • RegionVeneto
    • GroupUnited States
    • Approach3:30 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerary (a/r)12:00 h
    • Hardware level difference540 m
    • Route difference1865 m
    • Max2565 m
    • Length20 Km
  • Ferrata Innerkofler – De Luca al Monte Paterno

    Ferrata Innerkofler - De Luca al Monte Paterno

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Innerkofler – De Luca al Monte Paterno
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Innerkofler – De Luca sale al Monte Paterno, nelle Dolomiti di Sesto, con un tracciato di salita relativamente breve e senza difficoltà tecniche di rilievo. È un itinerario dai paesaggi stupendi, ricco di gallerie e resti della Prima Guerra Mondiale; il rientro, soprattutto per Forcella Passaporto, richiede maggiore attenzione.

    ▲Approach

    Si parte dal Rifugio Auronzo (2320 m), sul versante veneto delle Dolomiti di Sesto, raggiungibile in auto da Misurina (1750 m) lungo la strada panoramica a pedaggio di 7 km; Misurina è raggiungibile da Cortina o Auronzo (SR48 e SP49) oppure da Dobbiaco (SS51 e SP49) (starting point on Google Maps). Dal parcheggio si segue l'ampio sentiero panoramico 101 fino al Rifugio Lavaredo (2344 m, circa 30') e a Forcella Lavaredo (2454 m, 45'), da cui si aprono la Croda di Passaporto, il Monte Paterno, il Sasso di Sesto, la Torre di Toblin e, a sinistra, le Tre Cime di Lavaredo. Si prosegue in discesa sul 101, ignorando le tracce che si staccano a sinistra, fino al Rifugio Locatelli (2450 m, 1h 15' dal parcheggio). Da qui si va verso sud-est, a destra, in direzione dell'evidente parete nord del Paterno, oltre il pinnacolo Frankfurter Wurstl, fino alla prima galleria di guerra, bassa ma illuminata da fori nella roccia; saliti alcuni gradini si esce su un ballatoio artificiale e si passa sul versante opposto, entrando in una seconda galleria lunga oltre 300 metri, con scalinate interne, da percorrere con una torcia. All'uscita, una targa metallica segnala l'inizio della ferrata alla Forcella del Camoscio (2650 m, 30' dal Locatelli, 1h 45' totali).

    ▲The path

    L'attacco è presso un esposto spigolo: dopo un breve tratto orizzontale il cavo sale verticale su una paretina con buoni appigli, seguita da roccette non attrezzate verso destra. Si piega a sinistra in salita entrando in una trincea, che diventa una rampa con cui si guadagna quota in fretta, fino a un balzo roccioso di una decina di metri ben gradonato: lo si risale spostandosi gradualmente verso l'esterno e rimontando lo spigolo in forte esposizione, con il cavo che corre tra un canalino interno alla montagna e la parete esterna. Si piega a destra risalendo un canalino detritico sul lato destro fino alla Forcella dei Camosci, crocevia di sentieri (30' dall'attacco, 2h 45' totali). Per la vetta si perde qualche metro fino a un bivio con due percorsi attrezzati: per evitare affollamenti si sale di norma quello di destra, che con il cavo sale in diagonale a sinistra su fondo gradonato e poi verticale su roccia ben appigliata, fino a una cengia non attrezzata da percorrere verso sinistra; pochi minuti di salita portano alla croce del Monte Paterno (2744 m, 20' dal bivio, circa 3h totali). Si scende quindi a sinistra fino al bivio, si ripercorre il piano sommitale fino al cavo che scende sul versante orientale — due tratti verticali gradonati separati da un'esposta cengia panoramica — e si torna al bivio e alla Forcella dei Camosci, dove si sceglie il rientro (3h 30' circa totali al ritorno alla forcella).

    ▲Character and difficulty

    È una ferrata piacevole di media difficoltà, ben arrampicabile e mai esageratamente impegnativa, che abbina paesaggi mozzafiato e memoria della Grande Guerra.

    ⚠ È necessaria la torcia per la Galleria Paterno (oltre 300 m) ed eventualmente per una galleria nel rientro da Forcella Passaporto. Attenzione al canalino prima della Forcella dei Camosci, che può presentare neve e ghiaccio anche in stagione inoltrata; il rientro per Forcella Passaporto richiede piede fermo.

    ▲Discipline

    Dalla Forcella dei Camosci ci sono due opzioni. La più breve è il Sentiero Attrezzato di Forcella Passaporto (2379 m) verso Forcella Lavaredo: presenta alcuni punti esposti — dopo una cengia attrezzata si scende e si attraversa un canalino franoso non attrezzato risalendolo sul versante opposto prima di una galleria, e più avanti una cengia non attrezzata particolarmente stretta — ma per il resto è attrezzato e non difficile, con le Tre Cime davanti per tutto il percorso fino a Forcella Lavaredo (1h dalla Forcella dei Camosci, 4h 30' totali); poi a ritroso sul 101 al parcheggio (5h totali). La seconda opzione è il Sentiero Attrezzato delle Forcelle, che corre sotto la cresta verso la Forcella Pian di Cengia (2522 m, 2h dalla Forcella dei Camosci) tra cenge, ponti e resti bellici; da Forcella Pian de Cengia, con breve deviazione a nord si raggiunge il Rifugio Pian de Cengia (2528 m), poi si rientra per i sentieri 107 e 104 a Forcella Lavaredo (1h dal rifugio) e quindi al parcheggio (7h totali).

    ▲History

    Le Dolomiti di Sesto furono teatro di durissimi combattimenti nella Grande Guerra: la guida alpina Sepp Innerkofler morì nel 1915 proprio durante un attacco al Monte Paterno, divenendo una figura mitica in Austria e Tirolo. La via è dedicata anche alla memoria dell'alpino Pietro De Luca, distintosi nella difesa della postazione sul Paterno in quello stesso attacco.

    ▲To match

    Già il rientro percorre il Sentiero Attrezzato del Passaporto o quello delle Forcelle. Dal Rifugio Locatelli si può salire alla Torre di Toblin con la Ferrata delle Scalette o la Ferrata Cappellano Hosp; verso Misurina si trovano la Ferrata Merlone, la Ferrata Capitano Bilgeri e il Sentiero Attrezzato Bonacossa.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionVeneto
    • GroupSesto Dolomites
    • Approach1:45 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerary (a/r)5:00 h
    • Hardware level difference90 m
    • Route difference419 m
    • Max2745 m
    • Length9,7 Km
  • Ferrata alle Cascate di Fanes

    Ferrata alle Cascate di Fanes

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata alle Cascate di Fanes

    La Ferrata alle Cascate di Fanes è una piacevole escursione attrezzata in un ambiente di grande bellezza, adatta anche ai principianti. In realtà riunisce tre itinerari percorribili anche singolarmente — la Ferrata Giovanni Barbara, la Ferrata Lucio Delaiti e la Ferrata alla Cengia di Mattia — che si sviluppano soprattutto su cenge e tratti verticali privi di difficoltà, con l'eccezione di una paretina verticale di 4 metri sulla Delaiti, appena più impegnativa.

    ▲Approach

    Si parte dal parcheggio del Parco Naturale Dolomiti d'Ampezzo, a circa 6 km da Cortina d'Ampezzo (Belluno) lungo la statale 51 verso Dobbiaco. Da Cortina, dopo circa 5 km, un cartello marrone indica "Val di Fanes": si scende a sinistra su una stretta strada asfaltata e la si percorre per circa un chilometro fino al parcheggio (starting point on Google Maps). Dal parcheggio (circa 1300 m) si costeggia il lato destro del torrente in leggera salita fino a una deviazione a sinistra, dove si tiene il segnavia 10 verso ovest; si attraversa il ponte sul Rio Fanes evitando il sentiero che prosegue sulla sinistra orografica e si sale fino al Ponte Alto (1470 m, 45' dal parcheggio), da cui si vedono in alto la Ferrata Giovanni Barbara e, sul versante opposto, i primi metri della Lucio Delaiti. Oltrepassato il ponte, un sentiero a destra scende all'attacco della Ferrata Giovanni Barbara (1h dal parcheggio).

    ▲The path

    La Ferrata Giovanni Barbara inizia con un'esposta ma ampia cengia che sale a sinistra fino a un punto da cui si scende verso la prima cascata, passando sotto un tetto roccioso con il salto d'acqua sulla destra. Si risale un breve canalino sabbioso aiutati dalla fune, si attraversa una stretta forcella e si scende sul versante opposto, dove alcune traversine riducono le difficoltà. Si prosegue senza problemi fino al passaggio chiave — comunque modesto —: si scende una paretina appoggiata con l'aiuto di staffe, un traverso verso destra e un tratto più ripido, poi alcuni grossi massi verso il torrente fino al cartello che chiude la Giovanni Barbara (20' dall'attacco). Attraversato il ponte sul Rio Fanes, alcuni facili balzi attrezzati portano alla targa d'inizio della Ferrata Lucio Delaiti: una cengia ascendente verso sinistra, a destra del torrente, conduce dopo un breve traverso un poco esposto sotto il passaggio chiave, probabilmente il più impegnativo dell'intero giro — una parete verticale di 4 metri piuttosto liscia sul lato destro della corda, con appigli migliori a sinistra. Superata, una lunga cengia ascendente, dapprima sabbiosa poi più stabile, riporta al sentiero 10 poco prima dell'attacco della Giovanni Barbara (20' dal termine della Giovanni Barbara, 1h 40' totali). Si prosegue verso la Ferrata alla Cengia di Mattia: lungo il sentiero 10 si tiene la destra seguendo il cartello "Scorciatoia" fino alla località "Bus de l'Orso" (1507 m, 10'), dove si raggiunge la targa d'inizio. Brevi passaggi attrezzati portano al tratto caratteristico, una cengia che passa sotto una cascata; qui il passaggio chiave è l'uscita: un traverso ascendente verso destra con staffe, su roccia bagnata che può rendere instabili. La cengia prosegue sotto la cascata, si salgono alcune roccette con staffe nei punti più umidi e, aggirato uno spigolo, un ultimo balzo chiude la Cengia di Mattia (20' dall'attacco, 2h 30' totali).

    ▲Character and difficulty

    Le tre vie sono da considerarsi facili e adatte ai neofiti. Nell'itinerario proposto la Giovanni Barbara si percorre in discesa, il che aumenta leggermente le difficoltà soprattutto nel tratto verticale con le staffe.

    ⚠ È possibile percorrere la Giovanni Barbara anche in salita utilizzando, durante l'avvicinamento, il sentiero che tiene la sinistra orografica del Rio Fanes. Attenzione ai tratti bagnati sotto le cascate, dove la roccia può risultare scivolosa.

    ▲Discipline

    Dal termine della Cengia di Mattia il sentiero attraversa il Rio Fanes su un ponticello di legno e si ricongiunge al sentiero 10: lo si prende a sinistra e si ripercorre a ritroso il tracciato dell'andata fino al parcheggio (1h dal termine, 3h 30' totali).

    ▲To match

    L'itinerario è breve e si presta a essere abbinato a vie più impegnative della zona di Cortina: la difficile Ferrata Ettore Bovero al Col Rosà, la Ferrata Strobel a Punta Fiames o la Terza Cengia del Pomagagnon; salendo verso Dobbiaco si incontra la Ferrata René de Pol, mentre scendendo verso Cortina si trova la molto difficile Ferrata Sci Club 18 al Faloria.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyEasy
    • RegionVeneto
    • GroupDolomiti d'Ampezzo
    • Approach1:00 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerary (a/r)3:30 h
    • Hardware level difference120 m
    • Route difference210 m
    • Max1510 m
    • Length10,2 Km
  • Ferrata Sperti – Schiara

    Ferrata Sperti - Schiara

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Sperti – Schiara

    ⚠ Stato da verificare. Nell'estate 2019 la Ferrata e il Bivacco Sperti risultavano chiusi, con cartello presente a Case Bortot. Prima di percorrere l'itinerario contattate il Rifugio VII Alpini per conoscere lo stato attuale delle attrezzature.

    La Ferrata Sperti risale il versante ovest dello Schiara fino a Forcella Sperti, per poi collegarsi alla Gusela del Vescovà, dove termina la Ferrata Zacchi. È un itinerario impegnativo, lungo e molto articolato, con una grande varietà di passaggi e panorami stupendi sullo Schiara e sui principali gruppi dolomitici del bellunese.

    ▲Approach

    Si parte da Case Bortot (695 m), in provincia di Belluno. Da Belluno si segue la strada regionale del Col di Lana e, a una rotonda, si tiene la destra per Bolzano Bellunese e per il Parco delle Dolomiti Bellunesi; oltrepassati Bolzano Bellunese e Gioz, si seguono i cartelli per il Rifugio Case Bortot fino all'omonima località, dove la strada termina in uno spiazzo per il parcheggio (starting point on Google Maps). Primo obiettivo è il Rifugio VII Alpini, ai piedi dello Schiara: si imbocca il sentiero CAI 501, dapprima piacevole nel bosco con lo Schiara a destra e la Gusela del Vescovà a sinistra, e si scende al Ponte del Mariano (30' dal parcheggio). Al bivio successivo, dove a destra sale il CAI 507 verso il Pelf, si resta sul CAI 501 e si sale decisi nel bosco lungo il torrente Ardo, in un tratto soleggiato e faticoso. Superati alcuni tornanti, la valle si apre nella radura del Rifugio VII Alpini (1502 m, 2h 45' dal parcheggio). Dal rifugio si seguono le indicazioni per la Ferrata e il Bivacco Sperti lungo il segnavia 504, che sale in diagonale verso nord-ovest su prati e mughi fino alle pareti rocciose dell'attacco (45' dal rifugio, 3h 30' totali).

    ▲The path

    La via inizia con un breve balzo roccioso e prosegue a sinistra in un canalino franoso non troppo difficile, dove si nota la targhetta d'inizio. Si raggiunge una parete verticale che si attacca da destra con un traverso seguito da un camino poco accentuato; poi senza attrezzature su sentiero e su cengia, che diventa attrezzata quando si restringe. Una bella parete si sale da sinistra, dapprima su buona roccia appigliata e quindi con un paio di passaggi più impegnativi a appigli ridotti; un canalino franoso attrezzato porta al Bivacco Sperti (2000 m), in un ambiente stupendo dominato da pareti imponenti verso lo Schiara e la Pala del Balcon. Si riprende seguendo i bolli rossi verso Forcella Sperti: un tratto di sentiero misto a facili attrezzature conduce a un'esposta cengia attrezzata che, verso destra, aggira uno spigolo e porta sotto il canalone che sale alla forcella. Il canalone, ripido e incastonato tra le pareti, si risale sul versante destro con la fune lungo la spalla destra; un paio di scalette permettono di passare sul lato sinistro della gola, dove conviene non smuovere sassi, e gli ultimi metri portano a Forcella Sperti (2250 m). Dalla forcella si seguono i segni rossi verso destra lungo il tratto di collegamento tra la Gusela del Vescovà e la Pala del Balcon, in un saliscendi tra panorami entusiasmanti: si sale un canalino attrezzato, si procede su sentiero mai troppo esposto, si risale un canalino verticale con la fune sul lato destro e, lungo il crinale, si aggira uno sperone su una cengia esposta fino al Nasòn. Un ultimo tratto verso est, con sezioni attrezzate e un canalino non attrezzato, conduce alla Gusela del Vescovà, presso il Bivacco Dalla Bernardina (2320 m, 3h dall'attacco, 6h 30' totali).

    ▲Character and difficulty

    La via alterna una prima sezione verticale — con la parte più impegnativa sotto Forcella Sperti — a una seconda sezione di crinale, sul versante ovest dello Schiara. Pur considerata tecnicamente meno dura della Ferrata Zacchi, non va sottovalutata per i molti passaggi aerei; nella parte bassa la roccia è buona e offre appigli dove mancano le attrezzature.

    ⚠ La parte alta, tra Forcella Sperti e il Bivacco della Bernardina, si svolge tra canalini, cenge e tratti di sentiero esposti che possono creare problemi di orientamento in caso di nebbia. Vista la lunghezza dell'itinerario, specie includendo la salita allo Schiara, conviene spezzarlo in due giorni pernottando al rifugio o in uno dei bivacchi in quota.

    ▲Discipline

    Dal Bivacco della Bernardina il rientro può seguire due itinerari. Si può salire allo Schiara (1h) con la Ferrata Berti, scendere poi lungo la cresta est per affrontare in discesa la Ferrata Piero Rossi e raggiungere il Rifugio VII Alpini (3h 30' dalla vetta, 4h 30' dal termine della Sperti). In alternativa si torna a ritroso per la Ferrata Sperti (3h dal bivacco al rifugio); è invece sconsigliato il rientro per l'impegnativa Ferrata Zacchi. Dal Rifugio VII Alpini si rientra a Case Bortot lungo il sentiero di avvicinamento (2h — circa 13h totali includendo la salita allo Schiara, 11h 30' rientrando a ritroso per la Sperti).

    ▲History

    La Ferrata Sperti fu inaugurata nel 1963 per volontà della vedova dell'alpinista bellunese Giangelo Sperti e venne costruita dal CAI di Belluno per facilitare l'accesso alle numerose vie di roccia della zona; lungo il percorso sorge il bivacco che ne porta il nome.

    ▲To match

    La Sperti si presta a un giro di più giorni che includa le altre vie dello Schiara: la Ferrata Berti, la Zacchi, la Piero Rossi ed eventualmente il Sentiero Attrezzato Guardiano verso il Pelf. Sul versante opposto si raggiunge il Civetta con le ferrate Titus e Alleghesi, oppure le Pale di San Martino con la Ferrata dell'Orsa e la Bolver Lugli.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyHard
    • RegionVeneto
    • GroupUnited States
    • Approach3:30 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerary (a/r)13:00 h
    • Hardware level difference600 m
    • Route difference1865 m
    • Max2565 m
    • Length17 Km
  • Ferrata Giovanni Lipella alla Tofana di Rozes

    Ferrata Giovanni Lipella alla Tofana di Rozes

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Giovanni Lipella alla Tofana di Rozes

    La Ferrata Giovanni Lipella è un lungo itinerario attrezzato che sale alla Tofana di Rozes, nelle Dolomiti Ampezzane. Tecnicamente alterna passaggi di media difficoltà a un paio di tratti più impegnativi, ma sono la lunghezza, il dislivello e l'ambiente d'alta montagna ad alzarne il grado complessivo. La via si sviluppa sulla parete ovest della Tofana di Rozes, con un panorama stupendo sul Lagazuoi e sul Gruppo di Fanes.

    ▲Approach

    Si parte dal Rifugio Dibona (2083 m), raggiungibile per strada asfaltata che si stacca dalla statale Cortina d'Ampezzo–Passo Falzarego; salendo da Cortina si segue a destra l'indicazione per il Rifugio Dibona, evitando il bivio per il Rifugio Duca d'Aosta (starting point on Google Maps). È possibile partire anche dal Passo Falzarego, con avvicinamento però più lungo e con maggiore dislivello. Dal Rifugio Dibona si procede verso ovest (a sinistra rispetto al rifugio) sul sentiero 403 fino a un bivio dove il 403 devia a destra verso il Rifugio Giussani (via di rientro); si prosegue dritti verso l'imponente parete sud della Tofana di Rozes innestandosi sull'ampio sentiero 404, che costeggia la parete tra radi mughi. Si ignora un primo bivio per la Ferrata alla Grotta di Tofana e si resta sul 404 verso est, seguendo le indicazioni per la Ferrata delle Gallerie del Castelletto e la Ferrata Lipella; il sentiero piega a destra fino all'attacco della Ferrata alla Galleria del Castelletto, preceduto da uno spiazzo dove indossare l'imbrago (2475 m, 1h 15' dal Rifugio Dibona).

    ▲The path

    La Galleria del Castelletto è il preludio alla vera e propria Ferrata Lipella: tratto facoltativo ma molto consigliato (chi volesse evitarlo segue la traccia che sale a destra dalla Forcella Col dei Bos verso il Castelletto). Si salgono roccette appoggiate e attrezzate fino a una targhetta, poi staffe e una scaletta metallica depositano su un terrazzino da cui si entra nella galleria scavata durante la Grande Guerra, con segni ancora evidenti. Si va a sinistra salendo una scalinata, si ignora la deviazione attrezzata che scende a sinistra e si prosegue in salita incontrando un ampio buco-vedetta sul lato sinistro; la galleria continua su fondo a tratti scivoloso, alternando tratti orizzontali a salite attrezzate, e il lungo tratto buio termina presso un tornante dove si apre una feritoia sulla sinistra. All'uscita si può terminare il percorso in galleria (a sinistra) oppure proseguire ancora un paio di minuti, uscendo su una cengia seguita da un tratto attrezzato in discesa (variante facoltativa). Usciti dalla galleria (20' dall'attacco) si è presso la Forcella di Rozes; un sentiero a mezzacosta taglia la parete ovest della Tofana di Rozes (2630 m) e, in discesa, porta all'attacco della Ferrata Lipella (2520 m, 20' dal termine della galleria, circa 2h dal Rifugio Dibona). La Lipella inizia con roccette appoggiate verso sinistra fino a un terrazzino, poi un balzo verticale ben gradinato e un diedro con ottimi appigli a sinistra; interrotte le attrezzature sotto una parete giallo-nerastra, si percorre un facile traverso a sinistra, dapprima orizzontale e poi in diagonale, su difficoltà contenute (attenzione alle rocce sporgenti, casco indispensabile). Segue un traverso più impegnativo che inizia con un salto deciso e sale in diagonale a sinistra con molti appoggi per i piedi; dopo i primi metri diventa più piacevole, aumentando verticalità ed esposizione ma riducendo le difficoltà tecniche, fino a una lunga cengia verso sinistra, non protetta nei tratti facili ma attrezzata negli attraversamenti di alcuni esposti canalini. Si sale poi una bella parete frastagliata in diagonale verso destra, molto appigliata, un breve traverso a destra entra in un camino con fessura (ci si tiene sul lato sinistro seguendo il cavo, con i piedi a destra in spaccata, passaggio esposto ma piacevole), quindi nuovi brevi traversi conducono a una seconda cengia, più esile ed esposta, che alterna tratti attrezzati e non protetti. La cengia termina dove il cavo piega bruscamente in verticale su parete gradinata con infissi, e alternando brevi collegamenti a tratti di parete esposta si guadagna quota fino a un bivio segnalato presso le Tre Dita (2700 m, 1h 30' dall'attacco della Lipella, 3h 30' dal Rifugio Dibona). Qui le indicazioni per Giussani e Cantore portano al rifugio in 30' (utile anche come via di fuga); tenendo invece la destra verso “Cima” si percorre una nuova lunga cengia a tratti attrezzata fino alla seconda sezione. Si riparte in verticale su balzi modesti, un traverso orizzontale a destra e passaggi verticali ma arrampicabili; dopo un punto di riposo panoramico si supera uno dei passaggi più impegnativi della via, un breve balzo verticale con pochi appigli che obbliga a trazionare sul cavo. Una cengia stretta ed esposta porta all'ultima sezione, dove un paio di passaggi risultano difficili per la roccia levigata e la scarsità di appigli; rimontati questi balzi, un'ultima cengia a destra unisce alla via normale (3030 m, 1h 15' dal bivio delle Tre Dita, 2h 45' dall'attacco della Lipella). La via normale, lungo la cresta e faticosa, conduce alla croce di vetta della Tofana di Rozes (3225 m, 30' dal termine della ferrata, 4h dall'attacco della Galleria del Castelletto, 5h 15' dal Rifugio Dibona).

    ▲Character and difficulty

    Itinerario lungo e di alta montagna, tecnicamente di media difficoltà ma molto impegnativo per sviluppo e dislivello. La Galleria del Castelletto inizia a 2480 m e termina a 2612 m dopo circa 500 m di sviluppo elicoidale, completamente buia in ampi tratti.

    ⚠ In galleria la torcia, preferibilmente frontale, è d'obbligo: il cavo funge da corrimano su un fondo a tratti umido e scivoloso. Attenzione a non smuovere detriti lungo le cenge, perché in più punti corrono parallele una sotto l'altra con alcune centinaia di metri di dislivello. Possibili residui di neve sulla parete ovest anche in stagione inoltrata.

    ▲Period and safety

    Via per la stagione estiva, in ambiente d'alta quota. È intitolata alla Medaglia d'Oro al Valor Militare Giovanni Lipella, nato a Riva del Garda (allora in territorio austriaco), patriota arruolatosi giovanissimo nell'esercito italiano e caduto in combattimento nel giugno 1918 presso il Monte Grappa; la medaglia d'oro alla memoria gli fu conferita nel marzo 1919. La ferrata fu costruita nel 1967 dalle Guide di Cortina e dalla locale sezione del CAI.

    ▲Discipline

    Dalla vetta si scende l'ultimo tratto della via normale appena percorsa e, dal bivio con la ferrata, si tiene la destra seguendo i bolli blu fino al Rifugio Giussani (2580 m, 1h 15' dalla vetta, 6h 30' complessive). Dal Giussani si segue il sentiero 403, dapprima ripido e poi piacevole e turistico, incastonato tra la Tofana di Mezzo e la Tofana di Rozes, in discesa fino al bivio dell'andata dove, tenendo la destra, si raggiunge il Rifugio Dibona (1h dal Rifugio Giussani, 8h complessive).

    ▲To match

    L'itinerario è molto lungo e difficilmente abbinabile in giornata, salvo la stessa Ferrata alla Galleria del Castelletto e la Ferrata alla Grotta della Tofana. Per escursionisti molto allenati il rientro è possibile dalla Val di Travenanzes con la Ferrata alla Scala del Menighel. Restando in zona Passo Falzarego si possono percorrere la Ferrata Brigata Alpina al Col dei Bos, la Ferrata Tomaselli o il Kaiserjager Trail al Lagazuoi; dal Rifugio Dibona la Ferrata Olivieri a Punta Anna, la Ferrata Aglio alla Tofana di Mezzo o il più facile Sentiero Astaldi; sul versante opposto del Passo Falzarego la Ferrata Averau o la Ferrata al Ra Gusela.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyHard
    • RegionVeneto
    • GroupTofa
    • Approach1:15 h
    • Ferrata4:00 h
    • Itinerary (a/r)8:00 h
    • Hardware level difference550 m
    • Route difference1142 m
    • Max3225 m
    • Length10,2 Km
  • Ferrata Berti al Sorapiss

    Ferrata Berti al Sorapiss

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Berti al Sorapiss

    La Ferrata Berti corre sulle pareti occidentali del Sorapiss e, di fatto, ne aggira l'intero massiccio: per questo va inserita in un lungo itinerario ad anello, generalmente abbinato alla Ferrata Vandelli e al Sentiero Attrezzato Minazio. È un giro lungo e impegnativo ma privo di passaggi estremamente tecnici, da spezzare in due giorni con pernottamento in rifugio. Qui è descritto in senso orario, con la Berti percorsa in discesa, partendo da San Vito di Cadore.

    ▲Approach

    Il punto di partenza è il Rifugio Scotter, a nord di San Vito di Cadore; gli impianti che collegano il paese al rifugio sono attualmente chiusi ed è attivo un servizio navetta dalla Baita Sun Bar (starting point on Google Maps). Dal Rifugio Scotter (1580 m) si sale al Rifugio San Marco (1823 m) per l'ampio sentiero 228 in circa 30' di salita ripida (in alternativa, da Chiapuzza, 800 m di dislivello col CAI 225 in 2h). Dal Rifugio San Marco, crocevia degli itinerari sul Sorapiss, si segue il sentiero 226 verso nord, tra pascoli e mughi e poi su roccia, in direzione di Forcella Grande; poco prima della forcella, sulla sinistra, un bivio col segnavia 246 sale al Bivacco Slataper: è il punto in cui si sceglie il senso del giro (orario, con la Berti in discesa, oppure antiorario). Proseguendo a mezzacosta verso est lungo un vallone e superato un ultimo strappo si raggiunge il Bivacco Slataper (2600 m, 1h 30' dal bivio, 3h 30' dal Rifugio Scotter); da qui si sale alla Forcella del Bivacco (2670 m, circa 4h dal Rifugio Scotter), punto più alto dell'itinerario e inizio della Ferrata Berti.

    ▲The path

    Percorsa in questo senso, la Berti inizia alla Forcella del Bivacco (2670 m) e termina alla Forcella Sora la Cengia del Banco (2416 m), in discesa: la prima parte è la più impegnativa, esposta e varia. Ignorato il bivio che col sentiero 241 scende a sinistra alla Dogana Vecchia, si attacca la via attrezzata: aggirato uno spigolo, una cengia attrezzata in discesa corre sotto le imponenti pareti sud della Croda di Marcora, con fondo di pietrisco ma non troppo stretta e il cavo a fare da corrimano sulla destra. Aggirata una rientranza e superato uno spigolo inizia il tratto più impegnativo: una discesa attrezzata di circa 150 metri di dislivello, con una parete dotata di staffe metalliche, alcuni balzi verticali e una serie di esposte scalette metalliche (alcune appoggiate, altre decisamente verticali), con passaggi di collegamento tra le scale piuttosto emozionanti; un paio di punti più verticali sono compensati dalla roccia ben appigliata. Raggiunta la cengia intravista 150 metri più in alto, l'impegno cala: si prosegue per lunghi tratti su esposte cenge che, senza guadagnare né perdere quota in modo significativo, aggirano le pareti ovest del Sorapiss, restringendosi a tratti in traversi mai eccessivamente difficili. Le attrezzature terminano presso la cosiddetta Cengia del Banco; questa lunga cengia, a differenza delle precedenti, non è protetta e, pur mai difficile, è decisamente esposta e richiede passo fermo. Staccandosi dalle pareti si sale infine alla Forcella Sora la Cengia del Banco (2416 m, 2h dalla Forcella del Bivacco, 6h dal Rifugio Scotter), dove finisce la Berti.

    ▲Character and difficulty

    Percorsa in discesa la via accentua la sensazione di forte esposizione, ed è soprattutto per questo che la difficoltà complessiva sale da «Moderatamente Difficile» a «Difficile».

    ⚠ Poco dopo la Forcella Sora la Cengia del Banco si incontra un tratto di disarrampicata non protetta di I+/II grado: pur non particolarmente esposto, richiede buon piede. La lunga Cengia del Banco non è assicurata ed è molto esposta. Itinerario molto lungo, da pianificare su due giorni.

    ▲Period and safety

    Itinerario d'alta quota per la piena stagione estiva, da affrontare con la possibilità di pernottare in quota. Cartografia consigliata: carta di Cortina e delle Dolomiti d'Ampezzo di 4Land.

    ▲Discipline

    Dalla Forcella Sora la Cengia del Banco la meta della prima giornata è il Rifugio Vandelli (1928 m): la discesa inizia ripida, con un passaggio di disarrampicata (I+/II grado) che richiede attenzione, poi prosegue verso il grande vallone detritico e, seguendo il sentiero 215, tocca il magnifico Lago del Sorapiss prima di salire al Rifugio Vandelli (1h 30' dalla forcella, 7h 30' dal Rifugio Scotter). Il giorno seguente si sale all'attacco della Ferrata Vandelli (45' dal rifugio) e con la via si raggiunge il Bivacco Comici (2000 m, 2h dall'attacco, 10h 15' totali); da qui si rientra a Forcella Grande per il Sentiero Attrezzato Minazio, che dalla Busa del Banco sale alla Forcella Bassa del Banco (sentiero 243) e prosegue su una lunga serie di esposte cenge sotto le pareti orientali del Sorapiss, attrezzate con corrimano nei tratti più stretti, con vista sull'Antelao. Si scende fino a un bivio dove si prende il 226 verso Forcella Grande, si passa a destra della Torre dei Sabbioni e, con un ultimo tratto in salita, si raggiunge Forcella Grande; di qui si rientra al Rifugio San Marco e quindi allo Scotter, a ritroso per il sentiero dell'avvicinamento.

    ▲To match

    L'anello unisce tre itinerari attrezzati attorno al Sorapiss: la Berti, la Ferrata Vandelli e il Sentiero Attrezzato Minazio. Nei dintorni si trovano l'impegnativa Ferrata del Ghiacciaio all'Antelao, la verticale Ferrata Sci Club 18 al Monte Faloria, la Ferrata dei Caprioli a San Vito di Cadore e, verso valle, la Ferrata della Memoria alla Diga del Vajont; verso il Passo Falzarego, la Ferrata Tomaselli, la Ferrata at Col dei Bos e la Ferrata all'Averau.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyHard
    • RegionVeneto
    • GroupSorapiss
    • Approach4:00 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerary (a/r)9:30 h
    • Hardware level difference254 m
    • Route difference1090 m
    • Max2670 m
    • Length30 Km
  • Ferrata Formenton at Tofana di Dentro

    Ferrata Formenton at Tofana di Dentro

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Formenton at Tofana di Dentro
    Moderately Hard● To checkDescriptionComplexityMapsGallery

    ⚠ ATTENZIONE (aggiornamento 2023): la Ferrata Formenton sulla Tofana di Dentro (Tofana Terza) risulta chiusa a causa di un movimento franoso in costante monitoraggio; resta possibile percorrere il tratto da Tofana di Mezzo verso la Tofana Terza e ritorno sulla stessa ferrata. Verificare lo stato aggiornato prima di programmare l'uscita.

    La Ferrata Formenton è una via breve che collega la Tofana di Mezzo con la Tofana di Dentro, nelle Dolomiti Ampezzane. Tecnicamente è la più facile tra le ferrate in quota delle Tofane, ma si svolge interamente sopra i 3000 metri, in pieno ambiente d'alta montagna, con panorami immensi sulla Conca Ampezzana, sulle Dolomiti di Fanes e fino alle Dolomiti di Sesto.

    ▲Approach

    Il punto di partenza è la funivia Freccia nel Cielo, che da Cortina d'Ampezzo sale alla Tofana di Mezzo con due stazioni intermedie; dal centro di Cortina si seguono, ancora in paese, le indicazioni per la funivia e per lo Stadio Olimpico del Ghiaccio (starting point on Google Maps). La via viene di norma percorsa partendo dalla vetta della Tofana di Mezzo: raggiunta la stazione a monte della funivia (3190 m, sul versante nord poco sotto la cima) si imbocca l'ampio sentiero verso la vetta e, poco prima di raggiungerla, un segno sulla roccia indica a destra l'attacco della Formenton (10' dalla stazione a monte). Per chi è molto allenato e parte presto, la via si concatena con la Ferrata Olivieri a Punta Anna e la Ferrata Aglio alla Tofana di Mezzo, salendo in seggiovia al Rifugio Pomedes dalla Baita Piè Tofana.

    ▲The path

    La ferrata sale un breve balzo di 4 metri all'attacco, oltre il quale si scende sul versante nord-ovest della Tofana di Mezzo; davanti compare la cresta da percorrere in discesa fino alla Forcella della Tofana, da cui si risale la sagoma della Tofana di Dentro. Si scende ripidi su lunghi tratti di cengia alternati a brevi balzi e facili traversi orizzontali, qualche metro sotto il filo di cresta, senza difficoltà tecniche ma in continua esposizione, fino alla Forcella della Tofana (3085 m, 30' dall'attacco). Alla forcella un bivio a sinistra scende verso il Rifugio Giussani (1h), utilizzabile come via di fuga; si prosegue invece in salita verso la Tofana di Dentro, scendendo prima alcuni metri sul versante nord-orientale e poi risalendo, alternando balzi più marcati a cenge e rampe inclinate, con alcuni tratti su esposto filo di cresta comunque ben appigliato e protetto. Dopo un lungo tratto di cresta si scende sul versante orientale, sul lato destro, lungo alcuni tratti di sentiero non assicurati ma non esposti, e con le ultime attrezzature si raggiunge la piccola croce di vetta (3238 m, 1h 15' dall'attacco, 1h 30' dalla stazione a monte).

    ▲Character and difficulty

    Via tecnicamente facile, con pochi passaggi di media difficoltà, che alterna un tratto in discesa e uno in salita di impegno analogo; solo alcuni punti esposti possono mettere in difficoltà chi è privo di esperienza.

    ⚠ Si svolge interamente sopra i 3000 m: necessario tempo stabile e attenzione alla possibile presenza di neve e ghiaccio anche in stagione. Tenere conto del lungo rientro ad anello. Verificare sempre lo stato della via, soggetta a chiusura per frana.

    ▲Period and safety

    Itinerario d'alta quota per la piena estate, in ambiente severo; la quota costante oltre i 3000 m espone a freddo, neve residua e rapidi cambi di tempo.

    ▲Discipline

    Dalla vetta della Tofana di Dentro inizia il lungo rientro ad anello: si scende lungo il pendio ghiaioso del crinale nord-est, su traccia ripida ma evidente segnalata con ometti, fino al caratteristico Bivacco degli Alpini (2922 m, 7 posti letto, utile riparo in caso di maltempo). Si prosegue sul versante nord-orientale, con attenzione ai tratti in cui i detriti segnalano possibili scariche, fino a una sella dove si vira a destra verso sud-sud-est, su un tratto a tratti esposto e privo di assicurazioni da affrontare con cautela; si scende fino a una singolare porta naturale, da cui si vede il Rifugio Ra Vales, e ai ruderi di costruzioni della Grande Guerra. In discesa più dolce si raggiunge il bivio col sentiero 407, dove si tiene la destra per il Rifugio Ra Vales (2470 m, 3h dal termine della ferrata, 4h 30' totali), da cui si può scendere con la stessa funivia dell'andata.

    ▲To match

    Per chi è molto allenato la Formenton chiude l'impegnativa traversata delle Tofane che comprende la Ferrata Olivieri a Punta Anna e la Ferrata Aglio alla Tofana di Mezzo.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionVeneto
    • GroupTofane – Dolomiti Ampezzane
    • Approach0:10 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerary (a/r)4:30 h
    • Hardware level difference400 m
    • Route difference220 m
    • Max3221 m
    • Length4,4 Km
  • Ferrata Fiamme Gialle alla Palazza Alta

    Ferrata Fiamme Gialle alla Palazza Alta

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Fiamme Gialle alla Palazza Alta
    Very difficult● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Fiamme Gialle alla Palazza Alta è una via molto difficile nel Gruppo del Civetta: itinerario lungo e faticoso, con una ferrata tecnica su roccia compatta e verticale, riservato a chi ha esperienza solida e ottima forma. Anche il rientro è lungo e impegnativo, perciò conviene attaccare presto o spezzare l'itinerario in due giorni con pernottamento in rifugio.

    ▲Approach

    Il punto di partenza è l'abitato di Bastiani, vicino a Cencenighe Agordino, in provincia di Belluno. Da Cencenighe si segue per Alleghe e, prima di uscire dal paese, si imbocca una rampa in salita con indicazioni per Bastiani, fino al piccolo parcheggio del paese (starting point on Google Maps). Già dal parcheggio si seguono le indicazioni che salgono su un sentiero; a due bivi segnalati si tiene la sinistra seguendo le indicazioni per la ferrata. Si sale ripidamente prima nel bosco e poi all'aperto fino a un bivio dove si tiene la destra per la ferrata, ignorando la deviazione per Sech (una delle opzioni di rientro). Si percorre quindi un sentiero parallelo alla bastionata rocciosa, in alcuni tratti decisamente esposto e protetto da fune corrimano, fino all'attacco della Ferrata Fiamme Gialle (1h dal parcheggio).

    ▲The path

    La via si suddivide in quattro sezioni, intervallate da tratti di collegamento più o meno difficili. Prima sezione: subito dall'attacco emergono le caratteristiche dell'intera via, roccia compatta e verticalità. Si parte con un balzo verticale di 6 metri (un paio di appigli utili per le mani sul lato destro), si traversa facile a destra e si affronta un primo lungo tratto verticale dove gli appigli non sono sempre evidenti né ampi, tanto che a tratti diventa necessario trazionare sul cavo; segue un lungo traverso a destra e poi un'alternanza di tratti verticali e brevi traversi tra cespugli e mughi (30' dall'attacco). Un tratto di sentiero attrezzato con brevi balzi e roccette porta alla seconda sezione, caratterizzata da placche ben appigliate e gradoni che rendono piacevole l'arrampicata su ottima roccia, fino a una forcellina e a un breve traverso a destra che la chiudono (1h dalla prima sezione, 1h 30' dall'attacco). Dopo un altro tratto di sentiero attrezzato inizia la terza sezione, con una placca verticale e impegnativa che piega a sinistra parallela a una fessura; si continua su placca e, dopo un traverso a destra, si risale un esposto e impegnativo spigolo privo di appigli, quindi un'ultima placca verticale e un traverso orizzontale chiudono la sezione (1h dalla seconda). Proseguendo sul sentiero si giunge a un bivio d'uscita: a destra una via più facile per la cima, a sinistra la variante impegnativa e molto difficile. La quarta sezione attacca con un traverso in diagonale verso destra che porta a uno spigolo da risalire in forte esposizione, sotto un lungo e difficile diedro con pochi appigli, dove sarà necessario usare il cavo e cercare appoggi in spaccata; un'ultima ripida parete, con appoggi migliori, conduce in vetta (2255 m, 1h dalla terza sezione, 3h 30' totali).

    ▲Character and difficulty

    È una delle vie più impegnative della zona: roccia verticale e compatta, appigli spesso scarsi e diversi passaggi in cui si traziona sul cavo.

    ⚠ Itinerario molto lungo e faticoso, sia in salita sia nel rientro: pianificare con cura, partire molto presto o spezzare in due giorni con pernottamento in rifugio. La variante di rientro per Sech (canalino con attrezzature vetuste e passaggi in disarmo) è al momento sconsigliata.

    ▲Period and safety

    Via d'alta quota per la piena stagione estiva, riservata a escursionisti esperti e ben allenati, data la lunghezza complessiva e il notevole dislivello.

    ▲Discipline

    Dalla vetta si scende verso est seguendo il sentiero fino a un bivio segnalato, dove si presentano tre opzioni. Quella consigliata è il lungo rientro per il Bivacco Col Mandro, lungo ma privo di difficoltà tecniche di rilievo e ad anello fino al punto di partenza (senza bisogno di una seconda auto): al bivio si tiene la destra sul CAI 562 (indicazioni «Vazzoler»), si scende in modo costante fino a un bivio dove si resta a sinistra sul 562 (a destra si va al Rifugio Vazzoler) e, con vista sulla Torre Venezia, si raggiunge Sella Pelsa (1954 m, 1h 30' dal termine della ferrata, 6h totali). Da qui si segue il 567 per la Forcella di Col Madro (2023 m) e si scende a lungo aggirando le pareti nord di Col Mandro, con tratti esposti su cengia protetti da corrimano, fino al Bivacco Col Mandro (1844 m, 45' da Sella Pelsa); si prosegue sul 567, a tratti esposto e con un breve balzo verticale attrezzato (3 staffe) a metà percorso, fino all'abitato di Colaz (1h 45' dal bivacco), distante 1 km dal parcheggio, raggiunto su strada asfaltata (30' da Colaz, 9h totali). In alternativa, dal primo bivio si può scendere verso il Rifugio Vazzoler (1714 m) e da lì su carrareccia (segnavia 560 e poi 555) fino a Capanna Trieste (1135 m), soluzione che però richiede una seconda auto a valle.

    ▲To match

    La via si trova nel Gruppo del Civetta, ricco di itinerari attrezzati impegnativi: tra i più noti la Ferrata degli Alleghesi e la Ferrata Attilio Tissi.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyVery difficult
    • RegionVeneto
    • GroupCivetta
    • Approach1:00 h
    • Ferrata3:30 h
    • Itinerary (a/r)9:00 h
    • Hardware level difference955 m
    • Route difference1184 m
    • Max2255 m
    • Length7 Km
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