Difficoltà: Moderatamente Difficile

  • Ferrata Strada degli Alpini

    Ferrata Strada degli Alpini

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Strada degli Alpini
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Strada degli Alpini percorre uno splendido itinerario nelle Dolomiti di Sesto, risalendo il versante orientale della Val Fiscalina Alta dal Rifugio Comici fino a Forcella Undici lungo la storica Cengia della Salvezza della Grande Guerra. Per larghi tratti non presenta particolari difficoltà, pur essendo esposta; è un anello molto lungo e con elevato dislivello, da preparare con cura e da percorrere solo se ben allenati.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza l'albergo Dolomitenhof in Val Fiscalina (1454 m), raggiungibile da Moso in Val Pusteria. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si segue la carrareccia 102 verso sud fino al Rifugio al Fondo Valle (1548 m, 30'), poi sempre il 102 verso sud-ovest e a un bivio si tiene la sinistra sul sentiero 103 verso il Rifugio Comici, salendo lungo la sinistra orografica della Val Fiscalina Bassa (sul versante opposto si vede la cresta della Strada degli Alpini) fino al Rifugio Comici (2224 m, 2h 30' dal parcheggio). Dal rifugio si prosegue sul 103 verso sud, in discesa e poi in salita a sinistra verso Forcella Giralba, sul versante sinistro della Croda dei Toni; prima della forcella si incontra a sinistra il sentiero 101 verso il Monte Popera. Salendo verso una forcella e scendendo pochi metri, a un bivio (a destra la normale al Popera) si prosegue verso nord a mezzacosta fino alla cengia dell'attacco (1h dal Rifugio Comici).

    ▲Il percorso

    Il tratto iniziale supera facili roccette e si sviluppa poi lungo la panoramica Cengia della Salvezza, scavata nella roccia durante la Grande Guerra. Si percorre dapprima una cengia molto ampia, a tratti non attrezzata, fino al punto più iconico: la cengia svolta bruscamente in una rientranza della roccia e la si aggira dall'interno, con la caratteristica vista che richiama una «spada». Usciti sul versante opposto, dopo alcune roccette, la cengia prosegue tra modesti saliscendi lungo la parete ovest delle propaggini di Cima Undici, con stupendi panorami su Cima Dodici e la Val Fiscalina: generalmente larga, si percorre senza problemi nonostante il precipizio a sinistra. Presso un tetto roccioso ci si abbassa su una passerella di legno; più avanti, in una rientranza, una cascata e, secondo la stagione, un nevaio. La cengia prosegue ora senza protezione, in salita su fondo detritico, supera un nuovo nevaio e raggiunge un vecchio muretto militare dove si conclude il primo tratto (1h 45' dall'attacco, 5h 15' totali). Si continua su cengia non protetta, in falsopiano, fino a Forcella Undici, dove termina la ferrata con un panorama a 360° su Croda Rossa di Sesto, Cima Undici, Cima Dodici e Cima Uno (2h 30' dall'attacco, 6h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Per i primi due terzi la via non presenta passaggi tecnicamente impegnativi: si sviluppa soprattutto su cenge esposte ma ben attrezzate. I tratti più verticali e medio-difficili si incontrano in discesa, soprattutto verso il Passo della Sentinella.

    ⚠ Alcuni passaggi non protetti sono esposti e richiedono piede fermo. L'escursione è lunga e dopo il Rifugio Comici non si incontrano altri punti d'appoggio fino al rientro: svolgendosi poco sotto i 3000 m va percorsa solo con tempo stabile. Può essere utile avere con sé i ramponi se i nevai sono ancora presenti, spesso con neve dura.

    ▲Periodo e sicurezza

    Per questa via non è disponibile una traccia GPS ufficiale. Per la cartografia è utile la cartina delle Dolomiti di Sesto di 4Land.

    ▲Storia

    La Strada degli Alpini affonda le radici nella Grande Guerra, quando la «Cengia della Salvezza» — in origine cengia naturale, poi allargata dagli alpini — collegava Forcella Giralba alla terrazza ovest di Cima Undici per raggiungere e fortificare le postazioni in vista dell'attacco al Passo della Sentinella, allora confine italo-austriaco. Dopo la guerra Francesco Meneghello (CAI) riportò alla luce l'itinerario e nel 1932 il CAI di Padova lo attrezzò con corde metalliche e scalette; il tratto da Forcella Undici al Passo della Sentinella fu invece attrezzato dal CAI di Padova negli anni Settanta.

    ▲Discesa

    Da Forcella Undici due opzioni. La prima segue il segnavia 124 che, aggirando l'Elferschartespitze, scende in Val Fiscalina con un traverso attrezzato e un paio di canalini franosi, poi un vallone detritico con la Croda Rossa a destra, fino al parcheggio (1h 30' da Forcella Undici, 6h 45' totali). La seconda scende al Passo della Sentinella (anche detta Ferrata del Passo Sentinella): cenge, una scaletta, l'attraversamento di un canale, una lunga passerella di legno e balzi verticali in forte esposizione fino al passo (2717 m, 1h da Forcella Undici), ricco di resti bellici; si scende poi a sinistra nel Vallon Sentinella, dapprima molto ripido e attrezzato, fino al bivio con il sentiero 124 che riporta in Val Fiscalina e al parcheggio (8h totali).

    ▲Da abbinare

    Itinerario ideale da inserire in giri di più giorni: un classico abbina la Ferrata Roghel e la Cengia Gabriella verso i Rifugi Berti e Carducci, usando poi la Strada degli Alpini per rientrare al Berti dalla Val Popera; oppure la salita alla Croda Rossa di Sesto per la Ferrata Zandonella e la discesa per i Costoni di Croda Rossa.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoDolomiti di Sesto
    • Avvicinamento3:30 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerario (a/r)8:00 h
    • Dislivello ferrata337 m
    • Dislivello itinerario1200 m
    • Quota max2717 m
    • Lunghezza11 Km
  • Ferrata Spigolo della Bandiera

    Ferrata Spigolo della Bandiera

    Vie Ferrate › Lombardia › Brescia
    Ferrata Spigolo della Bandiera
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Spigolo della Bandiera sale un aereo spigolo presso il Monte Spino, sopra la costa occidentale del Lago di Garda. È una via breve ma esposta e atletica: in più punti l'ottima roccia frastagliata permette di arrampicare, ma un passaggio richiede uno slancio per via degli appigli naturali scarsi. La via è stata rinnovata nel 2019 con un tracciato leggermente modificato che evita il vecchio punto chiave, ma che introduce un breve passaggio strapiombante di livello difficile da non sottovalutare.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza San Michele, presso Gardone Riviera (versante bresciano del Garda): da San Michele si va verso la Val di Sura fino al Ristorante Colomber, presso una biforcazione. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si può parcheggiare al ristorante oppure tenere la sinistra su una strada che diventa presto sterrata e poi dissestata (sconsigliata alle auto basse), con vari slarghi fino alla località Verghere. Dal ristorante si prosegue sulla stradina a sinistra fino a Verghere, poi sul sentiero CAI 201, guadando due volte il torrente Barbarano (attenzione a seguire i segni CAI, talvolta ingannevoli) fino al bivio di Cascina Gemelle (950 m, 1h dal parcheggio), dove si tiene la sinistra in salita verso il Rifugio Pirlo allo Spino e la ferrata; un ripido sentiero porta al bivio segnalato per la Spigolo della Bandiera (1h 10' dal parcheggio, 1h 30' dal ristorante).

    ▲Il percorso

    La via inizia con un traverso di media difficoltà verso sinistra fino a una parete verticale sul lato destro dello spigolo: parte abbastanza appigliata, con un paio di passaggi impegnativi per i piccoli appigli, fino a un chiodo oltre il quale lo spigolo diventa più facile e piacevolmente arrampicabile, seppur aereo (attenzione alla stabilità di alcuni blocchi). Si raggiunge un terrazzino terroso dove sostare. Sul nuovo tracciato 2019, dal terrazzino ci si sposta a sinistra in una zona esposta, traversando su roccia levigata e difficilmente arrampicabile, fino a buoni appoggi per i piedi che conducono sotto il nuovo passo chiave: una paretina strapiombante di 4-5 metri, dove due staffe aiutano i primi due metri ma il resto si supera probabilmente trazionando sul cavo — passaggio breve ma impegnativo. Si arriva sotto il caratteristico passaggio del vecchio tracciato, che si oltrepassa a destra salendo una paretina con l'ausilio di una staffa, ricollegandosi poco sopra all'itinerario originale sulla cresta terminale. Quest'ultimo tratto è esposto ma non difficile, con il cavo che fa soprattutto da corrimano; terminate le attrezzature, il sentiero porta alla bandiera sommitale (30' dall'attacco, 1h 40' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via breve ma esposta, buon banco di prova dopo le prime ferrate facili: verticale, con tratti privi di appigli naturali o artificiali in cui occorre tirarsi su di braccia con una certa atleticità. La roccia è però buona e in molti tratti dà idea di stabilità.

    ⚠ Forte esposizione lungo quasi tutto il percorso, con un picco nell'ultimo passaggio prima della crestina finale. Il nuovo tracciato 2019 non riduce le difficoltà ma le aumenta, con il passo strapiombante come punto chiave.

    ▲Periodo e sicurezza

    Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ); per la zona è utile la cartina del Parco Alto Garda Bresciano di 4Land.

    ▲Discesa

    Dal termine si segue la traccia più marcata a sinistra verso il Rifugio Pirlo (da cui il sentiero direttissimo riporta al bivio della ferrata e all'auto, 3h totali), oppure a destra verso il Passo dello Spino e poi il CAI 1 fino al bivio dell'andata (3h 30' totali); in alternativa l'ampia forestale riporta al Ristorante Colomber (4h totali).

    ▲Da abbinare

    La vicina Ferrata Ernesto Franco, un tempo ideale da abbinare, è stata smantellata e sostituita da una falesia attrezzata presso il Rifugio Pirlo. Rientrando, si può proseguire verso il Sentiero Sperone del Crocefisso o, verso il Lago di Idro, la Ferrata Crench e le vicine Fregio e Ginestre.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoAlto Garda Bresciano
    • Avvicinamento1:10 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario650 m
    • Quota max1165 m
    • Lunghezza11,6 Km
  • Ferrata Steinbergerweg

    Ferrata Steinbergerweg

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Steinbergerweg
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Steinbergerweg ripercorre la storica via di salita sulla parete nord-orientale della Creta di Collinetta (Cellon), aperta durante la Grande Guerra da una spedizione militare austriaca guidata dal maggiore Steinberger. Sale senza eccessive difficoltà lungo gole e colatoi, ed è di grande interesse storico per le numerose testimonianze dei combattimenti. Difficoltà medio-bassa nei tratti attrezzati.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il Passo di Monte Croce Carnico (1360 m), sul confine Italia-Austria, raggiungibile in circa 40' da Tolmezzo (Udine) per la SS 52b. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si può salire dal versante austriaco (con l'opzione di percorrere la galleria bellica del Cellon, descritta nella scheda della Ferrata Senza Confini) o da quello italiano, qui descritto: più lungo ma meno impegnativo. Dal parcheggio si seguono i segnavia 146 su comoda mulattiera sul versante meridionale del crinale, fino a incrociare il sentiero 147 per il Cellon (proveniente dal Rifugio Marinelli); preso il 147 a destra si sale più decisi lungo una mulattiera di guerra con cenge esposte e brevi gallerie fino al Contrafforte di Schulter (1736 m). Si prosegue su rocce e mughi, prestando attenzione a non perdere la traccia, fino a un bivio segnato su roccia (a sinistra la Senza Confini, a destra la Steinbergerweg): tenendo la destra, su ghiaione e poi tagliando in quota la parete nord-orientale, si raggiunge l'attacco, con una targa di marmo in tedesco (1870 m, 1h 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via ricalca il percorso seguito dai soldati austriaci. Si sale un colatoio e gradualmente si traversa a sinistra su roccette ed erba in discreta esposizione (attenzione al fondo e alle rocce instabili; il cavo è invece stato rinnovato di recente). Ci si sposta poi in una gola rocciosa dove si affrontano molti tratti gradonati attrezzati, con qualche passaggio di arrampicata libera (massimo I+) e sassi instabili. Si ritrova il cavo sul lato sinistro salendo ripidi passaggi verso una breve cresta, quindi si risale un ultimo colatoio con l'ausilio della fune fino a una sella erbosa dove terminano i cavi e si uniscono i sentieri dalla Senza Confini e dal versante italiano (2103 m, 1h dall'attacco, 2h 30' totali). Su evidente traccia si sale all'anticima est e, fra numerosi resti della Grande Guerra, alla vetta della Creta di Collinetta (2241 m, 20' dal termine della ferrata, circa 3h totali), con croce metallica e targa commemorativa.

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata piacevole, di medio-bassa difficoltà e molto arrampicabile: a parte l'esposto traverso iniziale e un paio di passaggi più verticali, è priva di difficoltà oggettive.

    ⚠ Attenzione ai pochi passaggi non protetti dove si arrampica e ai sassi instabili lungo gole e colatoi. Le diciture «Creta di Collinetta» e «Cellon» sono usate indistintamente.

    ▲Periodo e sicurezza

    Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ); per la zona è utile la cartina delle Alpi Carniche Centrali.

    ▲Discesa

    Si rientra al crocevia raggiunto al termine della ferrata e si scende a destra sul sentiero 147, versante italiano, tagliando in orizzontale; lungo la mulattiera ci si ricongiunge al sentiero dell'avvicinamento fino al parcheggio (1h 30' dalla vetta, 4h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Condivide gran parte di avvicinamento e rientro con la più impegnativa Ferrata Senza Confini. Dal vicino Rifugio Marinelli si raggiunge l'attacco della difficile Ferrata alla parete nord del Coglians; a valle del passo il Sentiero Attrezzato Cuestalta. Più a sud, nelle Prealpi Carniche, la Cassiopea, la Ferrata al Clap Varmost e la dei 50 del Clap.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Carniche
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)4:30 h
    • Dislivello ferrata358 m
    • Dislivello itinerario868 m
    • Quota max2228 m
    • Lunghezza8,2 Km
  • Ferrata Speikboden

    Ferrata Speikboden

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Speikboden
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Speikboden è una via recente che sale alla cima dello Speikboden, sopra Campo Tures in Valle Aurina. È di media difficoltà, molto panoramica, con rientro ad anello e due divertenti ponti sospesi; la salita non presenta difficoltà tecniche rilevanti e, per chi è abituato a vie impegnative, può essere arrampicata quasi per intero.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza la stazione a valle della cabinovia di Costa di Tures, a bordo della SS 621 in Valle Aurina. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Con la cabinovia si sale il primo troncone fino a Malga Speikboden (circa 1970 m); da qui si segue in salita verso sud-ovest il sentiero 27 con le prime indicazioni per la ferrata, fino a un bivio segnalato a destra dove si lascia il 27 e si raggiunge l'attacco (45' dalla cabinovia).

    ▲Il percorso

    Accanto a una panchina di legno, vicino al cartello verde, il cavo attacca su una rampa diagonale verso destra; un primo balzo verticale non difficile e alcune roccette precedono un lungo tratto attrezzato di collegamento privo di difficoltà. Si raggiunge il primo ponte sospeso a 4 corde, stabile ma lungo e adrenalinico, e poco dopo un secondo ponte, ancora più lungo ma con solide tavole di legno, che chiude la prima sezione. Dopo un tratto di sentiero, la seconda sezione attacca verticale (arrampicabile), piega a destra su alcuni traversi, prosegue su facili roccette fino a un passaggio verticale di maggiore impegno, un breve tratto diagonale e un ultimo strappo verticale; alcune roccette chiudono le attrezzature (2480 m, 1h 30' dall'attacco) e per sentiero si raggiunge in breve la vetta dello Speikboden (2517 m).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via di media difficoltà, senza passaggi tecnici rilevanti, resa divertente dai due ponti sospesi e dai bei panorami sulla Valle Aurina. Fa parte di un comprensorio che dall'estate 2021 offre anche una Ferrata Kids (facile, per bambini) e una Ferrata Avventura (moderna, con ponti, reti, scale e passaggi su tronchi).

    ▲Periodo e sicurezza

    Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ). Il rientro è ad anello in entrambe le varianti di discesa.

    ▲Discesa

    Dalla croce dello Speikboden due opzioni, entrambe ad anello: verso sud si riprende il sentiero 27 in discesa fino a un bivio, da cui si torna alla funivia (eventualmente passando per Malga Sonnklar e il Dosso Sonnklar sul sentiero 26; 3h 30' totali); verso nord, tenendo la destra, si segue il sentiero 18 in quota fino al Dosso Grande (2400 m) e poi il 18A in discesa verso la funivia (2h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Completa le ferrate della Valle Aurina, dove le altre due sono per esperti: la atletica Pursteinwand e la Camino/Ghiacciaio al Monte Nero. Vicino a Campo Tures la difficile Hans Kammerlander; verso Brunico la Ferrata di Valdaora e la Piz de Peres; sul versante nord delle Odle l'alta via Günther Messner e la Sass de Putia; verso la Val Passiria la Ferrata delle Cascate di Stuller.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoAlpi Aurine
    • Avvicinamento0:45 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)3:30 h
    • Dislivello ferrata277 m
    • Dislivello itinerario557 m
    • Quota max2517 m
    • Lunghezza6 Km
  • Ferrata Sass Rigais

    Ferrata Sass Rigais

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Sass Rigais
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata al Sass Rigais porta sulla cima più alta della Val Gardena e delle Odle, a 3025 m, combinando due itinerari attrezzati: la ferrata est e la ferrata sud. Le difficoltà sono medio-basse su entrambe, ma la est ha tratti verticali più accentuati ed è quindi consigliabile percorrerla in salita. Avvicinamento e rientro sono lunghi e impegnativi.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla stazione a monte della funivia che collega Selva di Val Gardena al Rifugio Col Raiser (2106 m): da Selva si va verso Santa Cristina fino alla Strada Ruecia, dove sono gli impianti, parcheggiando nell'ampio spiazzo di fronte. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dalla stazione a monte si seguono i cartelli per il Sass Rigais verso nord-est, segnavia 4, fino al Rifugio Firenze (2040 m), raggiunto in pochi minuti di saliscendi su carrareccia. Dal rifugio il sentiero 13 punta dritto al Sass Rigais fino al bivio presso il Plan Ciautier (2322 m, 1h dalla stazione a monte): qui si può tenere la destra e salire il lungo vallone detritico della Val Salieres (per la ferrata est) oppure la sinistra col segnavia 29 verso la Forcella de Mesdì (per la ferrata sud). In questa relazione si sale dalla est e si scende dalla sud. Tenuta la destra e risalito il vallone detritico tra Sass Rigais e Furchetta, si raggiunge la forcella che li separa (2696 m, 2h 15' totali), con vista sulla Val di Funes; si tiene poi la sinistra per salire su traccia con bolli rossi la placca est fino alla sella d'attacco (2800 m, 2h 30' totali).

    ▲Il percorso

    La ferrata est inizia su roccette ben appigliate, dove il cavo serve da sola autoassicurazione; si supera una fessura e una rampa verso sinistra fino a un punto verticale che si affronta con un breve traverso a sinistra su semplici chiodi e poi in verticale su ampie e solide staffe. Seguono ancora roccette senza difficoltà e un canalino roccioso verso destra; usciti dal canalino si vede la croce sommitale. Una serie di balzi rocciosi alternati a facili roccette porta alla crestina finale e alla croce del Sass Rigais (3025 m, 1h dall'attacco, 3h 30' totali). Per la discesa si imbocca la ferrata sud: ci si dirige a sud lungo una crestina sommitale a tratti non protetta, poi su una lunga serie di roccette, rampe inclinate e balzi di difficoltà medio-bassa con cui si perde rapidamente quota fino a innestarsi in un sentiero ripido; un ultimo balzo con una rampa e un salto più verticale presso una passerella in legno chiude le attrezzature (1h dalla vetta, 4h 30' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata di media difficoltà che porta su un Tremila delle Odle-Puez; la combinazione di una via in salita e una in discesa la rende piacevole anche per il ferratista esperto.

    ⚠ L'avvicinamento è lungo e impegnativo. Attenzione alla quota e al fatto che non esistono vie di fuga diverse dalle ferrate stesse: da evitare con tempo instabile. Nulla vieta di percorrere l'itinerario in senso inverso o di scendere dalla stessa via di salita.

    ▲Periodo e sicurezza

    Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ); per la zona è utile la cartina della Val Gardena, Val di Funes e Alpe di Siusi oppure quella della Val Badia di 4Land.

    ▲Storia

    Il Sass Rigais è il monte più alto della Val Gardena e delle Odle. Reinhold Messner lo salì con il padre a soli cinque anni, ben prima della costruzione della via ferrata.

    ▲Discesa

    Dal termine delle attrezzature si scende a valle per un vallone ghiaioso verso il Plan Ciautier; a un bivio si può tenere la destra per una scorciatoia segnalata verso il Col Raiser (rientro circa 1h, totale circa 6h).

    ▲Da abbinare

    In Val Gardena si possono unire le ferrate al Piccolo e al Gran Cir vicino a Selva; verso il Gruppo Sella la panoramica Tridentina; verso il Passo Sella, in ordine crescente di difficoltà, la Ferrata al Col Rodella, la Schuster al Sassopiatto e la delle Mesules al Piz Selva.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoOdle
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)6:00 h
    • Dislivello ferrata225 m
    • Dislivello itinerario870 m
    • Quota max3025 m
    • Lunghezza9,7 Km
  • Ferrata Selvaggio Verde (Val Grande)

    Ferrata Selvaggio Verde (Val Grande)

    Vie Ferrate › Piemonte › Verbano-Cusio-Ossola
    Ferrata Selvaggio Verde (Val Grande)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Inaugurata nel 2022, la Ferrata Selvaggio Verde percorre la lunga forra del Rio Val Grande collegando con molti tratti attrezzati «In la Piana» e «Ponte Velina». Non è né una ferrata moderna né una via di stampo dolomitico, ma un lungo itinerario «selvaggio» nel cuore di uno dei parchi più belli delle Alpi Centrali. Difficilmente percorribile in giornata, conviene spezzarlo in due giorni usando i punti d'appoggio lungo il percorso. La classificazione «moderatamente difficile» vale solo per i tratti attrezzati: a renderlo davvero impegnativo sono la lunghezza e la distanza, per escursionisti esperti e ben allenati.

    ▲Avvicinamento

    L'itinerario si può affrontare da più punti; qui si considera la partenza dal paese di Cicogna (VB) verso In La Piana e poi in discesa verso la Valle Loana. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Il percorso non è ad anello: l'ideale è disporre di due automobili. Presso il cimitero di Cicogna si segue una strada sterrata per una quindicina di minuti in falsopiano, oltre baite e alpeggi, finché diventa sentiero che si addentra nel parco della Val Grande con una serie di saliscendi tra ruderi e vecchie baite (alcuni tratti già attrezzati per sicurezza). Si guada il torrente Velina, si raggiunge l'alpeggio di Velina e quindi il Ponte Velina (circa 3h dal parcheggio), dove inizia il vero e proprio itinerario.

    ▲Il percorso

    Il tratto attrezzato vero e proprio si svolge tra Ponte Velina (478 m) e Alpe In La Piana (895 m), seguendo fedelmente il Rio Val Grande in un ambiente isolato e selvaggio. La distanza è di circa 11 km per circa 450 m di dislivello, ma fra i continui saliscendi il dislivello reale è ben maggiore. Il sentiero attrezzato è segnato P50 e alterna tratti esposti protetti ad altri esposti non protetti, con 2 ponti sospesi, diverse passerelle in legno piuttosto vecchie (da verificarne la tenuta in loco), scalette e lunghi tratti di sentiero. A circa un terzo del percorso, dopo 2h 30' da Ponte Velina, si incontra un bivacco in pietra in località Orfalecchio (590 m); poco prima una possibile via di rientro verso Ompio e Sciellina, a sinistra, evita la forra e i tratti attrezzati. La via prosegue risalendo la valle tra pareti verdissime, dirupi ed esposti sentieri, con i ponti sospesi e un paio di guadi; occorre seguire i bolli rossi e una traccia a tratti nascosta dall'erba alta. Dopo circa 7-8 ore dall'inizio del tratto attrezzato si giunge ad Alpe In La Piana, dove si può bivaccare (circa 10h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Più che una ferrata, è un lungo trekking selvaggio con numerosi tratti attrezzati, esposti e a tratti scivolosi.

    ⚠ Itinerario lungo e isolato: i punti d'appoggio non sono gestiti, quindi servono cibo, sacco a pelo e l'occorrente per il bivacco (le baite hanno in genere stufa, tavoli e tavolati). I cellulari non hanno copertura su tutto il percorso. Diverse passerelle in legno sono vecchie: verificarne la tenuta sul posto. La zona è un'area tutelata (un tratto ricade nella Riserva Integrale del Monte Pedum, in ZSC e ZPS della Rete Natura 2000): non lasciare rifiuti.

    ▲Periodo e sicurezza

    Vista l'assenza di punti d'appoggio gestiti è vivamente consigliato portare una cartina della zona per orientarsi (per la cartografia, cartina della Val Grande). Punti di partenza alternativi: Bignugno, Ruspesso o Sciellina; rientri alternativi verso Premosello o Mottac. L'itinerario può essere percorso anche in senso opposto. Per questa via non è disponibile una traccia GPS ufficiale.

    ▲Discesa

    Da Alpe In La Piana, per raggiungere il parcheggio in Valle Loana si calcolano circa 4h: si segue il sentiero P30 verso Alpe Scaredi e poi l'M14 verso Fondo Li Gabbi, dapprima in salita toccando Alpe Portaiola (1288 m, ruderi), Alpe Scaredi (1842 m) e Alpe Cortenuovo (1793 m), quindi in discesa (circa 14-15h complessive).

    ▲Da abbinare

    In Val Grande non ci sono vere ferrate; volendo, tra le vie del Verbano e dell'Ossola si segnalano la nuova Ferrata di Montorfano e la Ferrata Walserfall non lontane da Cicogna; più a nord la lunga salita della Ferrata al Pizzo d'Andolla; sul Lago Maggiore la Picasass e la Miccia vicino a Baveno.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoVal Grande
    • Avvicinamento3:00 h
    • Ferrata8:00 h
    • Itinerario (a/r)15:30 h
    • Dislivello ferrata450 m
    • Dislivello itinerario1500 m
    • Quota max1842 m
  • Ferrata Sasso delle Nove (Cima Nove)

    Ferrata Sasso delle Nove (Cima Nove)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Sasso delle Nove (Cima Nove)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata a Cima Nove (Sasso delle Nove) è un breve tratto attrezzato — gli ultimi 100 metri prima della croce — posto al termine di un lungo e impegnativo itinerario di alta montagna in Val Badia. Tecnicamente non è proibitiva, ma corre lungo una parete molto esposta, soprattutto sulla caratteristica placconata sud, in un ambiente solitario e austero con alcuni passaggi esposti e non protetti. La vetta tocca i 2968 m.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il Rifugio Pederù (1548 m), raggiungibile da San Vigilio di Marebbe seguendo le indicazioni «Pederù» già in paese, su strada asfaltata fino all'ampio parcheggio. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal rifugio si segue l'ampio sentiero turistico 7 verso sud nel Vallone di Fanes, toccando in rapida successione il Rifugio Pices Fanes (2007 m), il Rifugio Fanes (2060 m, breve deviazione opzionale) e il Rifugio Lavarella (2050 m, 1h 30' dalla partenza). Da qui si prende il segnavia 13 verso nord, a destra, sul Piano delle Sarenes, salendo costantemente fino al Passo di Sant'Antonio (Ju de Sant'Antone, 2466 m, 2h 30' totali). Si lascia il 13 e, seguendo il cartello, si sale verso est su un ripido ghiaione con alcuni bolli rossi e facili roccette fino a una sella prativa con vista su Cima Dieci e Cima Nove; qui i segni finiscono ma si segue a vista la cresta verso nord-ovest, fra precipizi su entrambi i lati, fino all'attacco delle attrezzature (2800 m, 3h 30' totali).

    ▲Il percorso

    La ferrata supera circa 100 metri. I primi tratti assicurano una cresta ben gradonata vicino al precipizio della parete nord, più simile a un sentiero attrezzato; poi ci si sposta sul versante sud, più esposto, dove il cavo prosegue ancora senza difficoltà tecniche su moderata pendenza fino a un sasso dove il cavo si interrompe e riprende due metri più avanti. Inizia qui il tratto più interessante: un lungo e aereo traverso verso sinistra su una liscia placconata da percorrere in aderenza. Il cavo risale poi più verticale verso un tratto di spigolo molto aereo, in forte esposizione, fino a un camino di media difficoltà — il passaggio probabilmente più tecnico, però abbastanza appoggiato. Un'ultima placca inclinata e alcune esposte roccette sommitali chiudono le attrezzature (45' dall'attacco). Si prosegue su pendio ghiaioso fino alla croce di Cima Nove (2968 m, 15' dal termine delle attrezzature, 4h 30' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    La via non presenta difficoltà tecniche di rilievo ma si sviluppa su una parete molto esposta, con placche lisce e verticali che possono mettere in difficoltà chi ha poca esperienza o piede non fermo; i passaggi attrezzati si alternano comunque a tratti senza difficoltà.

    ⚠ Il rientro avviene ripercorrendo la ferrata in discesa, da affrontare con grande attenzione data l'esposizione. L'escursione è lunga e, dopo i primi rifugi, abbastanza isolata: percorrerla solo con tempo stabile. In discesa, sul pianoro sommitale, con nebbia o nuvole basse fare attenzione a individuare il canalino dove corrono le attrezzature.

    ▲Periodo e sicurezza

    In alternativa al Rifugio Pederù si può partire dalla località Spescia (1549 m) in Val Badia salendo ripidamente per il sentiero 13 lungo la Val di Fanes fino al Ju de Sant'Antone: più breve come distanza ma più faticosa e ripida (circa 7h a/r). Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ); per la zona è utile la cartina della Val Badia di 4Land.

    ▲Storia

    Il Sasso delle Nove è una montagna particolare: la sua lunga placconata appoggiata della parete sud fu salita dai fratelli Messner con tre itinerari di pura aderenza (Direttissima, Heidi, Placche), alla fine degli anni Sessanta veri banchi di prova, per giunta affrontati con scarponi rigidi. La più ripetuta è oggi la Direttissima Messner.

    ▲Discesa

    Il rientro avviene a ritroso lungo l'itinerario di salita, ferrata compresa (3h 30' dalla vetta, 8h totali).

    ▲Da abbinare

    Cima Nove è la vetta settentrionale del Gruppo del Sasso della Croce, dove si trova anche la spesso abbinata ferrata al Sasso della Croce e a Cima Dieci. Più a sud sul gruppo corrono il Sentiero Attrezzato Tru Dolomieu e la lunga Ferrata della Pace; verso il Lago di Braies la facile Ferrata di Valdaora alla Cima dei Colli Alti e, al Passo Furcia, la Ferrata al Piz de Peres.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoSasso della Croce
    • Avvicinamento3:30 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)8:00 h
    • Dislivello ferrata110 m
    • Dislivello itinerario1424 m
    • Quota max2968 m
    • Lunghezza19 Km
  • Ferrata La Scala del Menighel

    Ferrata La Scala del Menighel

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata La Scala del Menighel
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Scala del Menighel è un breve e singolare tratto attrezzato che, come dice il nome, è una vera scala: una lunga serie di infissi metallici che risale una bastionata di circa 100 metri sul versante nord della Tofana di Rozes, tagliando il vallone del Masarè. Si usa di solito per completare il giro alla base della Tofana di Rozes appoggiandosi al Rifugio Giussani. Non presenta difficoltà tecniche di rilievo, ma è esposta e la struttura degli infissi, risalenti ai primi del Novecento, richiede concentrazione.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il Rifugio Dibona, sul versante ampezzano a sud della Tofana di Rozes, raggiungibile per strada asfaltata che si stacca dalla statale Cortina–Passo Falzarego (seguire le indicazioni per il Rifugio Dibona, evitando il bivio per il Rifugio Duca d'Aosta). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal Dibona si prende il sentiero 403 su carrareccia, con pendenza modesta, verso la parete sud della Tofana; a un bivio il 403 va a destra verso il Rifugio Giussani, ma si prosegue dritti verso la parete sud sul sentiero 404, ignorando i bivi per la Ferrata della Grotta di Tofana e per la Lipella/Gallerie del Castelletto. Si raggiunge la Forcella Col dei Bos e si piega verso nord nella Val Travenanzes, fino a un bivio sulla destra che porta all'evidente bastionata della Scala del Menighel (2h 30' dal Rifugio Dibona).

    ▲Il percorso

    La ferrata è divisa in due sezioni molto simili. La prima inizia con una lunga serie di infissi, ricurvi nel tratto terminale, che salgono in diagonale verso sinistra su pendenza dapprima moderata poi più verticale: la salita non ha difficoltà tecniche, essendo una sequenza di gradini, ma l'esposizione diventa rapidamente evidente. Si raggiunge una cengia da cui si può ammirare con calma la cascata che scende un centinaio di metri più a sinistra. La seconda sezione prosegue con gli stessi infissi, ora piegando verso destra e con maggiore verticalità, fino al termine delle attrezzature (20' dall'attacco, circa 3h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via dalle difficoltà tecniche modeste, percorribile anche da escursionisti con moderata esperienza, ma molto esposta.

    ⚠ Gli infissi risalgono ai primi del Novecento: la salita, pur facile, richiede concentrazione per la loro struttura e l'esposizione. L'avvicinamento e il rientro sono lunghi e faticosi, e da soli farebbero quasi passare in secondo piano la brevità del tratto attrezzato.

    ▲Periodo e sicurezza

    Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ); per la zona è utile la cartina di Cortina e delle Dolomiti d'Ampezzo oppure quella della Val Badia di 4Land.

    ▲Storia

    La Scala del Menighel è la prima via ferrata della zona di Cortina d'Ampezzo. Si deve a Luigi Gilarduzzi, detto «Minighèl», fabbro e gestore del Rifugio Wolf von Glanvell in Val Travenanzes (distrutto dall'artiglieria italiana nel 1915). Per collegare il suo rifugio al Rifugio Giussani (allora Cantore), Gilarduzzi forgiò 200 robusti pioli metallici che nel 1907 divennero la «Scala del Menighel».

    ▲Discesa

    Il rientro è ad anello aggirando la Tofana di Rozes. Dal termine della ferrata, sotto la parete nord, si sale ripidamente sul sentiero 403 con una serie di tornanti fino al Rifugio Giussani (2580 m, 1h dal termine della ferrata); da qui, sempre per il 403 stretto tra la Tofana di Rozes e Punta Anna, si scende al Rifugio Dibona (1h dal Giussani, 2h dal termine della ferrata, 5h totali).

    ▲Da abbinare

    Spesso si abbina in discesa alla Ferrata Lipella che sale alla Tofana di Rozes. Dal Rifugio Giussani si raggiungono la Ferrata Formenton alla Tofana di Dentro e il Sentiero Attrezzato Olivieri; dal Dibona il Sentiero Attrezzato Astaldi. Verso il Passo Falzarego la Tomaselli, la Fusetti al Sass de Stria e l'Averau.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoTofane
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata0:20 h
    • Itinerario (a/r)5:00 h
    • Dislivello ferrata75 m
    • Dislivello itinerario830 m
    • Quota max2573 m
    • Lunghezza11,4 Km
  • Ferrata Sasso della Croce e Sasso delle Dieci

    Ferrata Sasso della Croce e Sasso delle Dieci

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Sasso della Croce e Sasso delle Dieci
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    L'abbinamento delle ferrate al Sass dla Crusc (Sasso della Croce) e a Cima Dieci è un grande itinerario di alta montagna con partenza da Badia, in Val Badia. I tratti attrezzati sono di media difficoltà, ma il percorso è lungo (oltre 16 km, quasi 1000 m di dislivello) e per ampi tratti corre su sentiero esposto e non protetto: va affrontato con buona preparazione e tempo stabile. In cambio regala panorami spettacolari su Val Badia, Sassolungo, Gruppo Sella e le cime dolomitiche di Cortina, con la vetta a 3026 m.

    ▲Avvicinamento

    Il punto d'appoggio è il Rifugio Santa Croce, sul versante orientale della Val Badia all'altezza di Badia, raggiungibile con le seggiovie «La Crusc 1» e «La Crusc 2» oppure a piedi per il comodo sentiero 7 da Badia (circa 1h 30'). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dalla stazione a monte (2045 m) si ha di fronte l'imponente bastionata del Sass dla Crusc, prima meta della giornata. Si seguono i segnavia 7 passando accanto a una chiesetta bianca; il sentiero sale poi a destra verso sud, dapprima dolce tra i mughi e quindi più deciso fuori dal bosco, verso la parete. Ci si incammina sotto la roccia lungo una cengia che si fa via via più stretta ed esposta: qui inizia il primo tratto attrezzato (1h dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Il primo cavo aiuta su una cengia esposta seguita da un salto verticale; si prosegue alternando sentiero a mezzacosta esposto a brevi tratti attrezzati. Si risale una rampa inclinata con il cavo a sinistra e si percorre l'esposto sentiero che aggira la parete sud-ovest del Sass dla Crusc; dopo un tratto di roccette non attrezzato se ne incontra uno attrezzato con due staffe metalliche e un facile traverso. Una lunga cengia, più stretta delle precedenti, è protetta da una fune di autoassicurazione; si volge quindi a sud per l'ultimo tratto di sentiero, parzialmente attrezzato dove entra in un ripido canalino franoso, fino alla Forcella dla Crusc (2h 30' in totale). Alla forcella, crocevia di sentieri, si tiene la sinistra per restare sull'altopiano. Si cammina tra sassi e ghiaioni un po' scivolosi ma non difficili fino al Piz Zuber, quindi al bivio per il Sass dla Crusc (2907 m, deviazione opzionale ma consigliata), e si prosegue lungo la cresta panoramica verso Cima Dieci. Qui inizia il secondo tratto ferrato: breve ma molto esposto, risale lo spigolo sud per una cinquantina di metri di balzi rocciosi verticali. Dopo i primi metri appoggiati si affronta una serie di salti più marcati con il cavo a sinistra; da un balconcino panoramico si sale in forte esposizione su due tratti impegnativi, poi si aggira lo spigolo sul versante orientale e si vede, a una quindicina di metri, la croce di legno. Qualche passo in orizzontale immette in un camino che si risale in spaccata, passando dal lato destro a quello sinistro; le ultime roccette portano al pianoro sommitale e alla croce di Cima Dieci, con vista a 360° (2h dalla Forcella, 4h 30' in totale). La cresta che si stacca verso Cima Nove è percorsa dalla relativa ferrata.

    ▲Carattere e difficoltà

    La prima ferrata, quella che porta alla Forcella dla Crusc, è nel complesso facile: presenta tre tratti verticali brevi e senza difficoltà tecniche, mentre gli altri cavi servono soprattutto a proteggere sentieri esposti. La ferrata di Cima Dieci è invece breve ma intensa, molto esposta e con la prima metà verticale e impegnativa.

    ⚠ Itinerario di alta montagna, lungo e con dislivello importante: richiede buona forma fisica. Diversi tratti di sentiero prima della Forcella sono esposti e non protetti, sconsigliati a chi non ha esperienza di montagna o piede fermo. Cima Dieci richiede assenza di vertigini. La stabilità del meteo è fondamentale: non ci sono veri punti d'appoggio e si trovano tratti attrezzati sia all'inizio sia alla fine del giro, da evitare con tempo instabile.

    ▲Storia

    Il Sasso della Croce è legato alla storia dell'alpinismo per via di Reinhold Messner: nel luglio 1968, salendo il Pilastro di Mezzo con il fratello Günther, si trovò davanti a una placca liscia di quattro metri da cui non poteva né salire né scendere. La superò, come racconta nel suo celebre «Settimo Grado», e le attribuì una valutazione di VIII grado, fino ad allora mai usata; va ricordato che la affrontò con scarponi a suola rigida.

    ▲Periodo e sicurezza

    Per questa via sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ) scaricabili dalla scheda; per la zona è utile la cartina della Val Badia di 4Land.

    ▲Discesa

    La discesa avviene lungo lo stesso sentiero dell'andata; i due tratti attrezzati richiedono particolare attenzione perché percorsi in discesa (3h dalla vetta, 7h 30' complessive).

    ▲Da abbinare

    Difficilmente questo giro lascia energie per una seconda ferrata in giornata, ma su più giorni dalla Forcella dla Crusc si può salire al Piz de Lavarella e scendere verso il Sentiero Attrezzato Tru Dolomieu. In Val Badia c'è la Ferrata della Pace; da Corvara, sul Gruppo Sella, la Ferrata al Piz de Lech e quella del Vallon; verso il Passo Gardena la Ferrata al Gran Cir e, verso il Passo della Furcia, la nuova Ferrata al Piz de Peres.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoSasso della Croce
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)7:30 h
    • Dislivello ferrata75 m
    • Dislivello itinerario979 m
    • Quota max3026 m
    • Lunghezza16,1 Km
  • Ferrata Sass Brusai al Monte Boccaor (Grappa)

    Ferrata Sass Brusai al Monte Boccaor (Grappa)

    Vie Ferrate › Veneto › Treviso
    Ferrata Sass Brusai al Monte Boccaor (Grappa)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Sass Brusai sale il Monte Boccaor nel Massiccio del Grappa: una via molto arrampicabile, con i passaggi più impegnativi posti all'inizio e alla fine. Dalla cima si può proseguire verso il Sacrario del Grappa ed eventualmente scendere dalla vicina Ferrata Guzzella. Itinerario di bassa quota, percorribile per lunghi tratti dell'anno.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza la Val San Liberale, presso l'omonimo ristorante, raggiungibile da Crespano del Grappa (TV) lungo la SP 26: a Crespano si seguono le indicazioni a nord per la Val San Liberale fino all'ampio parcheggio presso il ristorante (600 m). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si sale per una stradina asfaltata fino a un primo bivio (a sinistra la Ferrata Guzzella, a destra la Sass Brusai): si prosegue dritti finché l'asfalto diventa sterrato e, a un bivio segnalato (710 m, 30' dal parcheggio), si tiene la destra sul CAI 153. Per ripido sentiero nel bosco, seguendo i bolli rossi, si arriva a un bivio dove a sinistra si raggiunge l'attacco (1160 m, 1h 15' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dal balconcino d'attacco si salgono alcune roccette a sinistra della targa e si entra nella prima sezione: una parete di una quindicina di metri che in alto prende la forma di un camino, molto piacevole su roccia frastagliata e ricca di appoggi. Usciti dal camino, un paio di balzi su fondo misto roccia-erba (attenzione se umido) e una breve cengia introducono un tratto di sentiero. La seconda sezione risale una cresta di ampi blocchi, tenendosi sul lato sinistro, con basso senso di esposizione per gli alberi circostanti; seguono sentiero erboso e facili balzi attrezzati. La terza sezione sale una costola rocciosa, ben gradonata in basso e più tecnica in alto, dove una fessura e un paio di sporgenze obbligano a procedere in spaccata sul versante opposto alla fune; poi una paretina ben appigliata, una placca e un camino (anch'esso in spaccata) si aprono sulla vista del Monte Grappa. Tra risalti, cenge erbose attrezzate e facili balzi si raggiunge la forcellina «Sella del Candidato» (1345 m, 45' dall'attacco). Oltre la sella due passaggi impegnativi e verticali: una prima parete levigata (possibile qualche trazione sul cavo) e, dopo un collegamento, una nuova paretina esposta presso la cresta. Si prosegue su cresta esposta ma più facile, si risale uno sperone (una rara staffa metallica aiuta dove mancano appigli) e si aggira uno spigolo; una lunga costola, gradoni rocciosi e una placchetta di 6 m portano a un sentiero attrezzato, un balzo e un canalino. Dopo un lungo collegamento si ignora la deviazione per il CAI 152 (1455 m, 1h 15' dall'attacco) e si sale al ponte sospeso: si rimonta il gendarme su placca liscia, lo si aggira a destra e si attraversa il ponte su solide assi (sul versante opposto, a sinistra, una via di fuga verso la strada). Si prosegue a destra: alcune roccette, poi un tratto esposto più impegnativo sotto un gendarme con pochi appigli, una spaccatura da attraversare in spaccata e una cresta appoggiata dove il cavo fa quasi da corrimano. L'ultimo passaggio è una parete di una decina di metri arrampicabile (aggirabile seguendo la freccia rossa presso il libro di via); al termine della placca finiscono le attrezzature e, seguendo la traccia parallela a una vecchia trincea, si raggiunge la vetta del Boccaor (1532 m, 1h 45' dall'attacco / 3h dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via molto arrampicabile, con fune tesa e solida; i passaggi più impegnativi sono sulla prima e sull'ultima parete. Avvicinamento faticoso e rientro non breve da mettere in conto.

    ⚠ Bassa quota ed esposizione a sud: proibitiva nei mesi più caldi. Attenzione ai tratti non protetti con fondo erboso, che tende a essere scivoloso.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota massima 1532 m: percorribile per buona parte dell'anno, ma da evitare nelle giornate estive più calde per l'esposizione a sud.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si seguono le indicazioni a sinistra per Pian della Bala (1380 m), dove ancora a sinistra si prende il sentiero 151 che scende fino al bivio incontrato all'andata e quindi al parcheggio (1h 30' dal termine / 4h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Gli esperti possono chiudere un anello più impegnativo con la vicina Ferrata Guzzella (preferibile in discesa, per evitare i molti tratti non protetti e scivolosi della Sass Brusai). Vicino al Grappa anche l'atletica Ferrata Santa Felicita; in Val d'Astico la recente Ferrata Anelli delle Anguane; verso le Dolomiti Feltrine la Ferrata al Monte Coppolo.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoMassiccio del Grappa
    • Avvicinamento1:15 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)4:30 h
    • Dislivello ferrata450 m
    • Dislivello itinerario905 m
    • Quota max1532 m
    • Lunghezza10 Km
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