Difficoltà: Moderatamente Difficile

  • Ferrata di San Silvestro al Monte Totoga (Primiero)

    Ferrata di San Silvestro al Monte Totoga (Primiero)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata di San Silvestro al Monte Totoga (Primiero)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata di San Silvestro prende il nome dalla chiesetta a mezza costa del Monte Totoga, meta finale dell'itinerario. È una via breve, prevalentemente facile con alcuni passaggi moderatamente difficili, divisa in due sezioni; avvicinamento di meno di 5 minuti, bassa esposizione e rientro rapido la rendono ideale per principianti ed escursionisti che cercano un percorso attrezzato semplice.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è a bordo della SS 50 del Grappa e del Passo Rolle, salendo da Feltre verso il Primiero: appena finito il lago di Schenér, poco prima della rotatoria per Imer e appena prima della galleria per Canal San Bovo, c'è uno spiazzo con indicazione «Falesia San Silvestro» (un altro parcheggio più grande sul lato opposto), a quota 600 m. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si segue il sentiero «Falesia di San Silvestro» e, poco dopo, un cartello a destra indica l'attacco, col classico cartello rosso (5' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Prima sezione: si parte con un tratto abbastanza verticale ma ben ammanigliato (gradini in roccia, staffe e facili roccette), poi si sale in diagonale verso sinistra su gradoni di solida roccia con varie cambre, una serie di cambre verticali, qualche balzo e una paretina staffata, fino al pianoro boschivo che chiude la prima sezione (circa 150 m di quota dal parcheggio): la parte iniziale è moderatamente difficile, il resto facile. In 5 minuti si arriva a un bivio sotto un traliccio: a sinistra il percorso per ragazzi «Sandokan», dritto la seconda sezione (qui un primo rientro per chi non vuole proseguire, 20' dall'attacco). Si prosegue nel sottobosco e in circa 15' si raggiungono le attrezzature: tre tratti di semplice sentiero attrezzato, poi facili roccette con qualche staffa e un traverso a sinistra fino a una parete verticale di circa 10 m ben provvista di cambre — il primo dei due tratti più esposti, comunque contenuto. Da un terrazzino panoramico (a destra il lago di Schenér, a sinistra Imer e Mezzano) si continua con altri passaggi su appoggi naturali e staffe; un traverso a destra e una lunga serie di staffe irregolari per circa 15 m costituiscono il secondo tratto più esposto. Si prosegue tra roccette, scalini e staffe, poi un lungo e semplice traverso a destra protetto dal bosco; si aggira la parete in obliquo aiutandosi col cordino a sinistra e, dopo un ultimo facile tratto attrezzato (terreno a tratti fangoso dopo le piogge), si arriva alla Chiesetta di San Silvestro, splendido punto panoramico (circa 1h dall'attacco / 1h 5' dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via adatta ai principianti: avvicinamento brevissimo, esposizione contenuta, impegno fisico modesto. A metà percorso, presso il traliccio, si stacca la facile variante «Sandokan» (a cura di Alberto Zanon), che scende a una larga cengia e poi a zig-zag nel bosco fino a un'altra falesia e al parcheggio (circa 20', percorribile in salita o in discesa).

    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota: percorribile tutto l'anno, con attenzione a neve o ghiaccio in inverno. Esposta a sud-est, è sconsigliata nelle giornate estive molto calde, pur essendo in parte riparata dalla vegetazione. Nessun GPS ufficiale disponibile per questa via.

    ▲Discesa

    Dalla chiesetta un cartello indica due opzioni. Consigliata: sentiero 346 che in circa 40' porta sulla provinciale ai Masi di Imer (ristorante «Al Bus») e in altri 10' al parcheggio, attraversando la strada e la rotatoria davanti al tunnel (50' dal termine). In alternativa si può allungare il giro salendo per il 346 fino al Passo Gobbera e scendere per la provinciale verso Imer o per sterrata/sentiero che si ricollega più in basso alla prima opzione (circa 1h 30').

    ▲Da abbinare

    Nel Primiero e dintorni: la Ferrata del Canalone al Rifugio Treviso e, alle Pale, la Ferrata Bolver-Lugli; verso le Dolomiti Feltrine la Ferrata al Monte Coppolo.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoPrimiero
    • Avvicinamento0:05 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)1:50 h
    • Dislivello ferrata330 m
    • Dislivello itinerario380 m
    • Quota max965 m
    • Lunghezza5,4 Km
  • Ferrata Sartor al Monte Peralba

    Ferrata Sartor al Monte Peralba

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Udine
    Ferrata Sartor al Monte Peralba
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Sartor sale il versante sud del Monte Peralba (2694 m), la cima più alta della zona di Sappada. È una via di media difficoltà e piuttosto breve, inserita in una bella escursione; merita attenzione il rientro, che avviene per l'impegnativa via normale sul versante nord.

    ▲Avvicinamento

    Base il Rifugio Calvi, tra il Chiadenis e il Peralba. Si parte lungo la SP 22 che collega Cima Sappada con le Sorgenti del Piave: dal centro di Cima Sappada una strada a sinistra (indicazioni Sorgenti del Piave) sale per 8 km; poco prima del Rifugio Sorgenti del Piave si lascia l'auto in un ampio parcheggio a bordo strada (circa 1800 m). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si sale verso il Rifugio Calvi (2167 m) per la sterrata o per il «Sentiero delle Marmotte» (entrambi ~45'); dal rifugio si va verso il Peralba e il Passo Sesis e dopo ~15', a un bivio (2272 m), si tiene la sinistra verso la bastionata, fino alla targa e all'inizio delle attrezzature (2360 m, 1h 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    A destra della targa in marmo bianco sale una lunga serie di cambre su placca liscia: si guadagna rapidamente quota ed esposizione superando un paio di punti leggermente strapiombanti. Dopo uno stretto balconcino la placca diventa più appoggiata, con cambre orizzontali, pioli e maniglie, su buona roccia dove alcune scanalature aiutano la progressione; il tracciato è quasi rettilineo. Dopo una settantina di metri il cavo piega a sinistra: una decina di metri su stretta cengia portano sotto un colatoio da risalire (attenzione alla possibile caduta di sassi), poi il cavo sale in diagonale a destra su parete ben appigliata fino al termine delle attrezzature (40' dall'attacco). Per la vetta si segue una modesta traccia con sbiaditi segni rossi fino al crinale: a destra si sale in cima, a sinistra scende la via Ovest (alternativa di discesa più lunga). Si raggiunge la vetta del Peralba (2694 m), con croce, campana e madonnina e vista magnifica (1h 15' dall'attacco / 2h 45' dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata breve, priva di difficoltà tecniche di rilievo: prima sezione verticale ma molto staffata, seconda più appoggiata e arrampicabile, ultimo tratto su sentiero in quota. Escursione molto bella dal punto di vista paesaggistico.

    ⚠ Il rientro per la via normale nord è il tratto più impegnativo: ripido, esposto e con un canalino attrezzato su fondo friabile e roccia spesso umida, da affrontare con imbrago. Essendo esposto a nord può essere innevato anche a inizio stagione.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario d'alta quota (2694 m): piena estate, a roccia asciutta e senza nevai sul versante nord.

    ▲Discesa

    Si scende per il ripido sentiero del versante nord: già dai primi metri forte esposizione, fino a una forcella con due targhe metalliche (visita del papa e caduti della Grande Guerra). A un bivio (resti di guerra) si tiene la destra seguendo un bollo rosso e si scende il ripido canalino attrezzato su fondo friabile; per sentiero e tracce labili si segue la linea di discesa logica, si supera un canalone e si scende al margine di un ghiaione. A una palina si tiene la destra e si sale al Passo Sesis, da cui si scende al Rifugio Calvi (1h 15' dalla vetta) e infine al parcheggio per il sentiero dell'andata (30' dal rifugio / 4h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Dal Passo Sesis si raggiunge l'attacco (30') della Ferrata del Chiadenis, ottima per abbinare due itinerari in giornata. Verso le Dolomiti di Sesto la Ferrata Roghel e la Ferrata alla Croda Rossa di Sesto; verso il Friuli la Ferrata del Coglians e la Ferrata dei Cinquanta.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneFriuli-Venezia Giulia
    • GruppoAlpi Carniche
    • Avvicinamento1:30 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)5:30 h
    • Dislivello ferrata334 m
    • Dislivello itinerario894 m
    • Quota max2694 m
    • Lunghezza8,9 Km
  • Ferrata Salemm (Dolomiti Lucane)

    Ferrata Salemm (Dolomiti Lucane)

    Vie Ferrate › Basilicata › Potenza
    Ferrata Salemm (Dolomiti Lucane)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    ⚠ Chiusura stagionale. Per cartello in loco la Ferrata Salemm non è percorribile dal 1° febbraio al 31 maggio: programmare l'uscita fuori da questo periodo e rispettare la segnaletica.

    La Ferrata Salemm è una via di difficoltà moderata nelle Dolomiti Lucane, sul versante di Castelmezzano. Si snoda in un ambiente spettacolare di guglie arenacee e si può concatenare ad anello con la vicina Ferrata Marcirosa, che parte dal versante di Pietrapertosa.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza Castelmezzano (PZ), raggiungibile da Potenza (SP 13) o dal versante pugliese. Si parcheggia al cimitero e si prende il Sentiero delle Sette Pietre in direzione del ponte romano. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal ponte romano si tiene la sinistra (e ancora sinistra al bivio successivo), costeggiando il torrente Caperrino sul versante sinistro (a destra si andrebbe alla Ferrata Marcirosa e al ponte nepalese); in circa 45' dal ponte si arriva all'attacco (1h dal ponte romano). Chi vuole percorrere prima il ponte nepalese segue per la Marcirosa e, a un bivio segnalato, tiene la sinistra verso il lungo ponte, poi un tratto di ferrata di collegamento in traverso a destra, con discreta esposizione, fino a una costruzione in pietra all'inizio della via.

    ▲Il percorso

    Dopo qualche facile tratto di sentiero attrezzato si incontra una parete appoggiata con abbondanti cambre; ci si sposta a sinistra e si sale una parete verticale ben staffata fino a una rampa inclinata a sinistra, un facile canalino e qualche placchetta. Si prosegue su placche appoggiate verso un rilievo, poi, dopo un tratto di sentiero, si affronta una parete liscia e verticale con un esposto traverso orizzontale a sinistra, che termina in discesa su sentiero. Si sale un breve balzo, si passa sotto un masso appoggiato e si percorre un'affilata cresta in discesa, con traversi e balzi, fino alla chiesetta del Santo Sepolcro, dove c'è una via di fuga segnalata. La via prosegue verso Castelmezzano con un bel traverso orizzontale, impegnativo, lungo una gola rocciosa, con staffe e pioli per mani e piedi: lo si percorre in discesa, prima sotto un tetto poi in crescente esposizione verso sinistra, con qualche stacco verticale, fino al termine (2h dall'attacco / 3h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Difficoltà moderata in ambiente molto panoramico. Lungo la via due vie di fuga segnalate.

    ⚠ La roccia è particolarmente friabile e povera di appigli: difficile e poco sicura dopo piogge recenti. Oltre alla chiusura stagionale (1° feb – 31 mag), valutare bene le condizioni della roccia.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione consigliata estate e autunno (fuori dal periodo di chiusura). Evitare con roccia bagnata.

    ▲Discesa

    Dal termine un sentiero porta in una decina di minuti su una strada asfaltata (via Peschiere), nella periferia di Castelmezzano; da lì si rientra in centro e si raggiunge il cimitero (30' dalla strada / 45' dal termine / 3h 45' totali).

    ▲Da abbinare

    L'uscita più appagante è l'anello con la Ferrata Marcirosa, lasciando l'auto al cimitero di Castelmezzano: Sette Pietre fino al ponte romano, Marcirosa fino a Pietrapertosa, rientro al ponte romano, attraversamento del ponte sospeso e infine la Salemm fino a Castelmezzano. A circa 1h 15' d'auto, a Sasso di Castalda, la Ferrata dell'Arenazzo e la Ferrata del Belvedere.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneBasilicata
    • GruppoDolomiti Lucane
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)3:45 h
    • Dislivello ferrata215 m
    • Dislivello itinerario250 m
    • Quota max909 m
    • Lunghezza2 Km
  • Ferrata del Rouas a Bardonecchia

    Ferrata del Rouas a Bardonecchia

    Vie Ferrate › Piemonte › Torino
    Ferrata del Rouas a Bardonecchia
    Moderatamente Difficile● In ManutenzioneCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    ⚠ Stato segnalato: «In Manutenzione». La fonte indica lavori/manutenzione in corso: verificare l'agibilità e lo stato delle attrezzature prima di partire.

    La Ferrata del Rouas è una via recente nell'alta Val di Susa, al confine con la Francia: atletica e «alla francese», molto attrezzata, con una variante difficile e impegnativa. Nell'itinerario base è adatta anche ai neofiti, viste le attrezzature in ottimo stato. È intitolata a Bompard e Perona.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza la frazione di Melezet, comune di Bardonecchia (TO): attraversato il paese si prosegue sulla SP216 per 300 m, fino a notare la parabola di un ripetitore; poco oltre si parcheggia presso la locandina della ferrata. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Un brevissimo sentiero porta in poco più di 5 minuti alla parete d'attacco.

    ▲Il percorso

    La via si compone di 3 settori non necessariamente concatenabili. Il settore A condivide il primo tratto col settore B: si risalgono un paio di pareti inclinate e balze con abbondanti cambre, si vira a sinistra su un traverso che aggira un'imponente sporgenza e si giunge a un bivio dove, verticalmente, parte l'itinerario B (Balma del Camoscio). Tralasciando il B, si risalgono tre pareti verticali con cambre, mai troppo difficili ma in crescente esposizione, intervallate da traversi (in un punto attenzione allo zaino ingombrante: utile un rinvio per appenderlo); si giunge alla spalla dove rientra il sentiero del tratto B e scende la via di fuga. Si prosegue su un lungo traverso obliquo fino alla grotta (tratto C); ignorando la deviazione si continua fino al ponte sospeso, lo si attraversa e inizia la discesa con traversi e brevi pareti assistite da staffe, mai difficili, fino al termine (2h dall'attacco ignorando le due deviazioni / 2h 5' totali). L'itinerario B, dal bivio, risale un primo tratto verticale e un lungo traverso, poi un altro tratto verticale impegnativo e infine il passaggio chiave: una parete strapiombante di circa 6 metri, perfettamente staffata ma che «spancia» mettendo a dura prova le braccia (utile un rinvio corto); seguono un traverso in leggera discesa (attenzione ai piedi), un diedro e un paio di piccoli strapiombi, fino a una facile cresta e al bosco di Rouas (1h 15' dal bivio / 1h 45' dall'attacco), da cui un sentiero riporta a un incontro con l'itinerario A. Il tratto C è una breve parete con una grotta e un piccolo tratto sospeso, dopo il quale si ridiscende verso il proseguimento dell'itinerario A (10' dalla deviazione).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via alla francese, molto attrezzata e divertente; non risale una vera vetta. L'itinerario A è adatto anche ai neofiti, mentre il settore B è nettamente più atletico (strapiombo chiave). Attrezzatura recente e in ottimo stato.

    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione dalla primavera all'autunno con roccia asciutta. Ricordando lo stato «In Manutenzione», accertarsi delle condizioni delle attrezzature.

    ▲Discesa

    Terminato il tratto A si scende lungo l'evidente sentiero fino a una strada, che si percorre verso sinistra in direzione del parcheggio (15' dal termine / 2h 20' totali se non percorsi i tratti B e C; 4h totali se percorsi A, B e C).

    ▲Da abbinare

    In Val di Susa, zona ricca di itinerari: a Claviere la Ferrata di Rocca Clarì, la Ferrata del Bunker e la Ferrata della Batteria Bassa; la Ferrata Guido Rossa a Caprie, la Ferrata dell'Orrido di Chianocco, la Ferrata dell'Orrido di Foresto e la Ferrata della Ruceia.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoVal di Susa
    • Avvicinamento0:05 h
    • Ferrata2:40 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata125 m
    • Dislivello itinerario275 m
    • Quota max1500 m
    • Lunghezza1,4 Km
  • Ferrata di Rosazza (Valle Cervo)

    Ferrata di Rosazza (Valle Cervo)

    Vie Ferrate › Piemonte › Biella
    Ferrata di Rosazza (Valle Cervo)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata di Rosazza percorre la bellissima gola del torrente Cervo, fra il cimitero di Rosazza e il ponte stradale poco a valle: granito levigato dall'acqua, pozze cristalline che d'estate invitano al bagno e uno sviluppo prevalentemente orizzontale con brevi tratti verticali in salita e discesa. Due sezioni ben distinte e quota di soli 900 m la rendono adatta a tutte le stagioni.

    ▲Avvicinamento

    La via inizia al ponte stradale sul torrente Cervo che si incontra arrivando da Campiglia Cervo, prima di Rosazza. Da Biella si risale la Valle Cervo; superato il ponte tra Campiglia e Rosazza si parcheggia all'altezza del cimitero di Rosazza. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. A piedi si torna al ponte a valle e si scende dalla scaletta subito a valle del ponte, sulla destra orografica (5' dal parcheggio); al cartello descrittivo si arriva sul greto, dove un codice QR fornisce le informazioni sul primo tratto.

    ▲Il percorso

    La prima sezione parte con abbondanti cambre che facilitano la progressione e prosegue in orizzontale, con un facile traverso attrezzato, passando sotto il ponte stradale; si arriva al ponte tibetano, oltre il quale si scende verso la riva del torrente su una spiaggetta di ciottoli, dove la prima sezione (facile) termina e si trova una comoda via di fuga verso la strada. La seconda sezione, segnalata da un secondo QR e da appoggi per i piedi realizzati con sassi inchiodati, mostra subito il carattere più tecnico con alcuni cambi moschettone in lieve strapiombo; risalendo la gola il paesaggio si fa più selvaggio. A metà circa il percorso guadagna quota fino al retro di alcuni garage presso la strada, dove c'è una seconda via di fuga; poi torna a metà parete con traversi tecnici, discese e risalite in strapiombo. Quando si risale di nuovo la gola e compare il ponte del cimitero monumentale di Rosazza la ferrata termina (25' dall'attacco / 30' dal parcheggio); la pozza a valle del ponte invita a un bagno.

    ▲Carattere e difficoltà

    Molto breve e con più vie di fuga: la prima parte è facile, adatta anche ai principianti; la seconda è più tecnica ma con difficoltà mai eccessive, ideale per chi vuole cimentarsi per la prima volta con qualche passaggio più complesso. Relazione a cura di Stefano Caprile.

    ⚠ Difficoltà ambientali ridotte, ma valutare la portata del torrente: dopo forti piogge alcune sezioni possono risultare scivolose.
    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota (circa 900 m): percorribile in tutte le stagioni, gradevole anche d'estate per la freschezza della gola.

    ▲Discesa

    Il parcheggio è a meno di 100 m dalla fine della ferrata: si raggiunge l'auto in un minuto (circa 10' dal termine / 50' totali).

    ▲Da abbinare

    In zona si sviluppano altre cinque vie, tutte moderatamente difficili: la Ferrata Nito Staich, la Ferrata Ciao Miki, la Ferrata del Limbo, la Ferrata dell'Infernone e la Ferrata della Balma (le prime tre presso Oropa, a circa 30' d'auto).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoValle Cervo
    • Avvicinamento0:05 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)0:50 h
    • Quota max880 m
  • Ferrata Romana Nesi al Pratomagno

    Ferrata Romana Nesi al Pratomagno

    Vie Ferrate › Toscana › Arezzo
    Ferrata Romana Nesi al Pratomagno
    Moderatamente Difficile● ChiusaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    ⚠ Via segnalata come CHIUSA. La fonte riporta lo stato di questa ferrata come chiusa: prima di programmare l'uscita verificare le condizioni e l'agibilità presso il CAI di Arezzo o le autorità locali, e non percorrerla finché non risulta riaperta.

    La Ferrata Romana Nesi è una via breve e atletica lungo la Panoramica del Pratomagno. Non spicca per l'ambiente né per l'arrampicabilità, ma per l'atleticità di alcuni passaggi e per la possibilità di percorrerla in ogni stagione; con avvicinamento e rientro l'intera escursione si chiude in poco più di due ore.

    ▲Avvicinamento

    Si arriva lungo la Strada Panoramica del Pratomagno: usciti a Valdarno si raggiunge Terranuova Bracciolini (SP 11), poi Loro Ciuffenna (SP 5) e la frazione di Anciolina. Attraversato il paese si sale per un paio di minuti fino a un bivio: a sinistra il Pratomagno, si tiene la destra in discesa; dopo circa 400 m uno spiazzo (spesso con legna accatastata) consente di parcheggiare, e poco oltre, sulla sinistra, un secondo spiazzo sopra il ciglio strada. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. A piedi si risale la strada per circa 200 m fino a un largo e ripido sentiero segnalato da un cartello del CAI di Arezzo; dopo qualche centinaio di metri si seguono due segnavia (freccia rossa su un sasso e su un albero) che salgono a destra, si supera il greto di un torrente di solito asciutto e, per facili roccette seguendo i segni bianco-rossi, si arriva all'attacco (25' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via è breve e risale una serie di balzi rocciosi con un tracciato non sempre logico, che rende atletici alcuni tratti. Il primo tratto sale una parete di una decina di metri dove, per mancanza di appigli, è difficile non trazionare sul cavo, poi una parete apparentemente liscia in cui si trovano alcune rientranze; si stacca e per sentiero si raggiunge il secondo tratto, con una cengia protetta e una parete leggermente strapiombante dove sfruttare infissi ed esili appigli (cambio moschettone rapido per non sforzare le braccia). La terza sezione, la più difficile, è una parete verticale priva di appigli da superare in aderenza e trazione, con uno spigolo esposto e un diedro finale ancora in aderenza. Il quarto tratto è un diedro che, dopo un balzo iniziale per staccarsi da terra, diventa arrampicabile e piacevole; si raggiunge un masso attrezzato (aggirabile) e l'ultima parte, con un diedro e uno spigolo affilato ma ben appigliato, fino all'ultimo salto che conclude la via (1h dall'attacco / 1h 30' dal parcheggio). Ogni sezione è aggirabile per sentiero, così da poter evitare le parti non desiderate.

    ▲Carattere e difficoltà

    Ambiente senza particolari difficoltà; le difficoltà sono «cercate» nei vari balzi, a scapito dell'arrampicata. Realizzata dal CAI di Arezzo nel 1992, è utile come banco di prova e come allenamento invernale in vista di escursioni estive più impegnative.

    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota, in teoria percorribile tutto l'anno; al momento, tuttavia, la via risulta chiusa (vedi avviso in testa). Sentieri di avvicinamento e rientro ottimamente segnati.

    ▲Discesa

    Dal termine si seguono pochi metri di traccia fino alla targhetta della ferrata; il rientro più rapido è per la traccia di sinistra, che scende alternando bosco e tratti scoperti fino alla strada asfaltata. La si percorre in discesa verso sinistra fino al bivio raggiunto in auto; ignorata la deviazione a destra, si prosegue dritti in discesa fino all'auto (30' dal termine / 2h dall'inizio).

    ▲Da abbinare

    In Toscana, verso Pisa, la Ferrata Sant'Antone sul Monte Serra; nell'Appennino, la Ferrata Salvatori alla Pania Forata. Per chi sale dall'A1, in Emilia, la Ferrata di Rocca di Badolo.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneToscana
    • GruppoPratomagno
    • Avvicinamento0:25 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)1:50 h
    • Dislivello ferrata180 m
    • Dislivello itinerario300 m
    • Quota max1280 m
    • Lunghezza4,5 Km
  • Ferrata Roda di Vael (Catinaccio)

    Ferrata Roda di Vael (Catinaccio)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Roda di Vael (Catinaccio)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Roda di Vael porta all'imponente vetta omonima (2806 m) nel Gruppo del Catinaccio, con un itinerario di media difficoltà. La salita dal Passo del Vajolon è facile; la discesa verso la Torre Finestra presenta singoli passaggi più impegnativi. Si può concatenare con la Ferrata Masarè per un appagante giro ad anello.

    ▲Avvicinamento

    Base il Rifugio Paolina (2125 m), raggiungibile con la Funivia Paolina da Carezza, presso il Passo di Costalunga; ampio parcheggio agli impianti. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal Paolina si va verso nord/sinistra sul CAI 552, in leggera salita verso la parete ovest della Roda di Vael, poi sul CAI 549 e in direzione del Passo del Vajolon; superato un primo tratto attrezzato con fune e scaletta, lungo la traccia detritica si raggiunge il Passo del Vajolon (2565 m, 1h dal Rifugio Paolina). In alternativa si parte dalla Val di Fassa: da Vigo, funivia al Rifugio Ciampedie e sentieri CAI 541 poi 551 al Passo Vajolon (2h dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Dal passo si risale in linea logica il filo di cresta dello spigolo della Roda di Vael seguendo le attrezzature: la salita non presenta particolari difficoltà e alterna tratti attrezzati medio-facili a roccette non attrezzate, con bella vista sulla valle detritica dietro il Catinaccio. Per sentiero di cresta attrezzato e qualche facile balzo si arriva in vetta alla Roda di Vael (2806 m), con la croce metallica (45' dal Passo del Vajolon / 1h 45' totali). Si scende quindi sul versante opposto su ampio sentiero, attrezzato nei tratti più ripidi: alcune roccette e una scala portano verso la Forcella delle Rode (si ignorano le funi che scendono ripide nel canalino e si prosegue in quota). Raggiunta la forcella si affronta il passaggio chiave: una parete verticale e molto esposta, con pochi appigli naturali, da risalire in diagonale verso sinistra; le numerose staffe sostengono la progressione e si esce al Pian del Diaol (2625 m, 1h 15' dall'attacco / 2h 15' totali). Si passa sotto la Torre Finestra (la fessura con la croce al centro) fino a un bivio: a destra sale la Ferrata Masarè (2h), a sinistra si scende per un tratto angusto con una scala in un anfratto roccioso e un paio di altri tratti attrezzati che chiudono la ferrata (45' dal bivio / 3h 15' totali). In entrambi i casi si scende al Rifugio Roda di Vael (2283 m).

    ▲Carattere e difficoltà

    Difficoltà media in ambiente d'alta quota. Il punto più impegnativo è la parete diagonale di Pian del Diaol, esposta e capace di mettere in difficoltà i meno esperti, pur senza difficoltà tecniche rilevanti grazie alle ottime attrezzature.

    ⚠ Possibile presenza di neve anche in stagione inoltrata nel tratto verso il Passo del Vajolon. Attenzione al materiale detritico che si smuove nel tratto di discesa.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione estiva, a roccia asciutta e senza nevai residui. Quota massima 2806 m.

    ▲Discesa

    Dal Rifugio Roda di Vael si rientra al Rifugio Paolina per comodo sentiero a mezzacosta CAI 549 poi 539, passando per il Monumento a Christomannos, fino alla stazione a monte della funivia (1h dal Rifugio Roda di Vael; senza Ferrata Masarè 4h 15' totali, con la Masarè 6h 15' totali).

    ▲Da abbinare

    Prosecuzione naturale è la Ferrata Masarè. Nel Catinaccio anche la facile Ferrata Santner, la Ferrata Bepo de Medil, la Ferrata al Catinaccio d'Antermoia, la Ferrata Laurenzi e l'esposta Ferrata Maximilian.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoCatinaccio
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)4:15 h
    • Dislivello ferrata246 m
    • Dislivello itinerario681 m
    • Quota max2806 m
    • Lunghezza13,1 Km
  • Ferrata Guido Rossa a Caprie (Rocca Bianca)

    Ferrata Guido Rossa a Caprie (Rocca Bianca)

    Vie Ferrate › Piemonte › Torino
    Ferrata Guido Rossa a Caprie (Rocca Bianca)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Guido Rossa a Caprie (già Ferrata della Rocca Bianca) sale la Rocca di Caprie, in Val di Susa: una via intensa, fisica e piacevole che, pur non essendo da classificare difficile, richiede buona forma e concentrazione. È varia — tratti esposti, traversi, pareti verticali e strapiombi — e include un ponte sospeso (delle scimmie) di 25 metri, adrenalinico e ballerino.

    ▲Avvicinamento

    Si parcheggia a Caprie (TO), in via Colomba, da cui è già visibile la parete; sul posto una bacheca informativa. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si prende il sentiero sulla destra e, al primo bivio, si tiene ancora la destra (segnalato) fino al cartello d'inizio ferrata (15' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si attacca un sasso ancora nel bosco e alcune facili roccette; usciti dal bosco inizia un tratto ripido con due-tre tiri abbastanza impegnativi per via della roccia non perfettamente appigliata. Si risale uno spigolo poco marcato tenendosi sul lato sinistro; pian piano si allarga in un traverso con qualche staffa per i piedi, poi di nuovo verticale su parete con leggero strapiombo. Si supera un masso in forte esposizione e si chiude il primo tratto (20' dall'attacco), dove c'è una via di fuga segnalata. Nel bosco si raggiunge il secondo tratto seguendo i bollini rossi e il cartello «Placca delle Malizie»: si riparte verticali su una placca abbastanza liscia dove le staffe aiutano fino a scavalcare una sporgenza, poi si sale alternando tratti verticali, diagonali e cenge, con esposizione via via crescente, fino a un punto orizzontale dove rifiatare. Si affronta quindi il ponte sospeso (circa 25 m), aggirabile. Si riparte su un tratto strapiombante: il passaggio chiave è un pezzo difficile in cui il cavo corre in mezzo, con due moschettonate in posizione scomoda (un rinvio può essere molto utile). Si prosegue su parete verticale ed esposta fino a un traverso impegnativo da fare in aderenza, poi in diagonale si aggira la parete e si guadagna la sommità. Si continua su placche inclinate e qualche balzo facilmente arrampicabile fino a un'ultima parete attrezzata, dove il leggero strapiombo e la stanchezza accumulata non devono far calare la concentrazione, e si arriva in vetta (2h dall'attacco / 2h 15' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Non difficile in senso tecnico ma varia e fisica: molti tratti verticali, qualche strapiombo ed esposizione che alzano l'impegno. La via è intitolata a Guido Rossa, operaio, sindacalista e alpinista del Gruppo Alta Montagna del CAI di Torino, ucciso dalle Brigate Rosse a Genova nel 1979.

    ⚠ Dopo un incendio nel 2017 la via è rimasta chiusa alcuni anni ed è stata riaperta ufficialmente il 17 ottobre 2021; la relazione di riferimento non è aggiornata dopo la riapertura. Un rinvio è consigliato per il passaggio chiave strapiombante.

    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario di bassa-media quota in Val di Susa, percorribile in gran parte della stagione con roccia asciutta.

    ▲Discesa

    Si scende per il sentiero sulla destra indicato «Campambiardo», quindi si seguono le indicazioni per Caprie nel bosco fino al parcheggio (30' dal termine / 2h 45' totali).

    ▲Da abbinare

    Nei pressi la Ferrata della Ruceia e la Ferrata Carlo Giorda. In Val di Susa: la Ferrata Gorge della Dora, la Ferrata dell'Orrido di Chianocco, la Ferrata dell'Orrido di Foresto e, più in alto, la Ferrata del Rouas a Bardonecchia; a Claviere le ferrate di Rocca Clarì, dei Militari/Bunker, della Batteria Bassa e dello Chaberton.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoVal di Susa
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)2:45 h
    • Dislivello ferrata255 m
    • Dislivello itinerario350 m
    • Quota max715 m
    • Lunghezza3 Km
  • Ferrata di Rocca di Badolo (Contrafforte Pliocenico)

    Ferrata di Rocca di Badolo (Contrafforte Pliocenico)

    Vie Ferrate › Emilia-Romagna › Bologna
    Ferrata di Rocca di Badolo (Contrafforte Pliocenico)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata di Rocca di Badolo risale il Contrafforte Pliocenico sopra Badolo, nell'Appennino bolognese. La caratteristica roccia di arenaria, coperta da un sottile strato di sabbia e di per sé piuttosto liscia, è la nota dominante: corta ma con qualche passaggio da non sottovalutare, è un'ottima palestra per migliorare la tecnica di arrampicata.

    ▲Avvicinamento

    Si esce dall'A1 a Sasso Marconi, si gira a sinistra sulla SS 325 e poi a destra verso Badolo; si risale la provinciale per 9 tornanti e si parcheggia a bordo strada (al nono tornante una tabella illustrativa; la parete è già ben visibile). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si costeggia in salita un campo coltivato fino al bosco, si prosegue dritti verso la parete e, raggiuntala, si tiene la sinistra: in pochi metri si trova l'attacco (10' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via si articola in tre parti. (1) Si risale una prima parete inclinata fino a un diedro con scala a pioli; al termine una parete leggermente strapiombante richiede attenzione (10' dall'attacco / 20' dal parcheggio). (2) Si sale verticali su parete liscia con fessure intagliate, poi con l'aiuto di staffe e fori artificiali; una breve scala strapiombante butta in fuori ma, vista la brevità, non crea difficoltà atletiche. Si raggiunge un ampio terrazzo (a destra le soste delle vie d'arrampicata, a sinistra prosegue la terza parte). (3) Una parete di 6 metri (aggirabile a sinistra) butta leggermente in fuori: senza corda serve attenzione, perché in caso di caduta si rischia di battere sotto. Un breve tratto ripido di sentiero porta all'ultima parete, il diedro finale, il punto tecnicamente più impegnativo: la posizione di cavo e appigli spinge verso l'esterno e impone di arrampicare; è stretto in alcuni punti e richiede passo fermo e un minimo di tecnica, ma è breve (8 metri) e poco faticoso. Si conclude con una scala a pioli che porta in cima al pianoro sommitale (30' dall'attacco / 40' dal parcheggio).

    Dal 2022 esiste una variante più impegnativa, il «Traverso dei Magnifici 4» (dedicato a Oscar Belotti, Nando Stagni, Augusto Righi e Otello Olivini): un traverso orizzontale in forte esposizione che taglia il paretone di Badolo Alto. Si stacca a metà della terza sezione, evita il diedro finale e non porta in cima a Rocca Badolo; può essere percorso anche in senso inverso a fine itinerario, scendendo dalla cima fino alle vie di Badolo Altissimo (versante sud) e seguendo il cartello presso i monotiri, in senso orario, per poi risalire il diedro finale. È classificato «Difficile» e si percorre in circa 5 minuti.

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario non complesso ma con passaggi da non sottovalutare per la natura dell'arenaria, liscia e sabbiosa. Costruita nel 1976 per agevolare l'accesso ai settori d'arrampicata di Badolo Medio e Alto, ammodernata dal CAI di Bologna nel 2015, con il Traverso dei Magnifici 4 aggiunto nel 2022.

    ⚠ Sul Traverso dei Magnifici 4 conviene una longe per la scarsità di soste. Attenzione assoluta a non smuovere sassi, soprattutto se ci sono arrampicatori nella falesia sottostante.
    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota (massima 476 m): percorribile praticamente tutto l'anno, ottima come allenamento. Dislivello della ferrata 100 m, sviluppo dell'itinerario circa 2,5 km.

    ▲Discesa

    Dal pianoro sommitale si scende dal lato opposto seguendo le tracce ripide nel bosco fino a un sentiero a mezzacosta, che si prende a destra; in pochi minuti si raggiunge una chiesetta e, per mulattiera, in 10 minuti la provinciale. Si scende ancora per un paio di tornanti fino all'auto (20' dal termine / 1h dall'inizio dell'itinerario).

    ▲Da abbinare

    Per chi arriva da nord-ovest sull'A1, si combina bene con la Ferrata Pietra Nera (uscita Salsomaggiore-Fidenza). Nell'Appennino emiliano, alla Pietra di Bismantova, la Ferrata degli Alpini e la recente Ferrata Ovest; verso la Toscana la Ferrata Sant'Antone (Pisa) e la Ferrata Romana Nesi (Arezzo).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneEmilia-Romagna
    • GruppoContrafforte Pliocenico
    • Avvicinamento0:10 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)1:00 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario225 m
    • Quota max476 m
    • Lunghezza2,5 Km
  • Ferrata Rio Secco a Cadino

    Ferrata Rio Secco a Cadino

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Rio Secco a Cadino
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Rio Secco si svolge nella suggestiva forra di un rio quasi sempre asciutto (da cui il nome), sopra Cadino. È una via varia e appagante, con qualche tratto atletico ma mai tecnicamente proibitivo; restando per lo più all'ombra, la temperatura resta gradevole anche d'estate.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza l'abitato di Cadino (TN): si esce dall'autostrada del Brennero a San Michele all'Adige e, restando sul versante orientale della valle, si risale per circa 4 km verso Bolzano fino a trovare comodo parcheggio presso il Ristorante Al Cadino. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Sul lato opposto del parcheggio i segni biancorossi CAI salgono ripidi nel bosco; a un bivio si tiene la destra (a sinistra scende il sentiero di rientro) e si sale fino a una panchina di legno, dove indossare comodamente imbrago e casco (15' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    I primi metri seguono una facile cengia discendente fino al letto del torrente, spesso secco. Sul versante opposto si risale una parete liscia e leggermente strapiombante, agevolata da numerose cambre metalliche e da due corde; poi si traversa a destra su un tratto pianeggiante prima del «Salto dei Caprioi», un bel diedro che alterna ottimi appigli naturali e ampie cambre. Si piega a sinistra su una cengia che aggira uno spigolo e porta sotto una parete verticale solcata da una profonda fessura (buoni appigli naturali e artificiali). Una targhetta «Belvedere» invita a voltarsi sul panorama della piana Rotaliana; un tratto di sentiero attrezzato scende in un caratteristico anfiteatro roccioso con molti omini di pietra. Si risale il versante opposto (sinistra orografica) in un anfratto di roccia levigata e si percorre un lungo traverso a sinistra risalendo il rio, fino a un sentiero attrezzato nel bosco e al «Passaggio dei Gabbiani», un aereo spigolo oggi superabile con discreto sforzo ma senza affanno eccessivo. Segue un lungo traverso in leggera salita con brevi balzi; si passa sulla destra orografica e la parete si stringe in verticale, da risalire con le cambre, poi un breve traverso fino a una via di fuga: a sinistra il CAI 490A (30' per il rientro), a destra si prosegue la via (45' dall'attacco / 1h totali). Si continua su facili roccette e passaggi attrezzati fino al secondo anfiteatro, la «Grotta del Basalisc», dove i passaggi si fanno più impegnativi per la roccia levigata: il primo tratto sale in diagonale su roccia liscia priva di appigli naturali, resa percorribile dalle cambre (media difficoltà, un po' spinti in fuori dal cavo). Al libro delle firme seguono un paio di facili traversi a sinistra e l'aggiramento di uno spigolo esposto dove le staffe aiutano molto; presso la Grotta della Mariotta si risale una parete verticale ben servita da staffe e appigli, dove terminano le attrezzature (1h 15' dall'attacco / 1h 30' totali). Un sentiero ripido nel bosco porta in 5 minuti al cartello che indica a sinistra il rientro a Cadino.

    ▲Carattere e difficoltà

    Difficoltà media: percorso vario, con tratti atletici ma senza passaggi tecnicamente proibitivi. Attrezzatura recente e abbondante; ambiente di forra molto suggestivo, da percorrere volentieri anche nei mesi caldi.

    ⚠ La portata d'acqua del rio varia con la stagione: in primavera e inverno può essere presente acqua anche impetuosa; in estate e autunno (salvo piogge recenti) il rio è effettivamente secco. Valutare le condizioni dopo precipitazioni.
    ▲Periodo e sicurezza

    Percorribile gran parte dell'anno grazie alla bassa quota (massima 640 m) e all'esposizione ombreggiata. Dislivello della ferrata 234 m, sviluppo complessivo circa 2,5 km.

    ▲Discesa

    Il sentiero esce in breve dal bosco affacciandosi sulla Val d'Adige 600 metri più in basso e scende ripido (utili i bastoncini). Si incontra una lunga scala metallica e alcuni facili tratti attrezzati in discesa, per cui conviene tenere ancora l'imbrago; si prosegue ripidi nel bosco fino al bivio dell'avvicinamento, dove si tiene la destra per scendere al parcheggio (1h dal termine della ferrata / 2h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Per il breve avvicinamento si combina bene con altri itinerari della Val d'Adige: la vicina Ferrata di Favogna, la Ferrata Mendola al Roen, la Ferrata delle Aquile ad Andalo, oppure, in Val di Sarca, la Ferrata Pisetta, la Ferrata Che Guevara e la Ferrata Marangoni a Mori. Da segnalare anche la recente Ferrata della Croce di Fai.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoVal d'Adige
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)2:30 h
    • Dislivello ferrata234 m
    • Dislivello itinerario384 m
    • Quota max640 m
    • Lunghezza2,5 Km
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