Difficoltà: Moderatamente Difficile

  • Ferrata Renè de Pol al Forame

    Ferrata Renè de Pol al Forame

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Renè de Pol al Forame
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata De Pol è una breve via che sale alla Punta Ovest del Forame, nel Gruppo del Cristallo, all'interno di un itinerario piuttosto lungo ricco di tracce della Grande Guerra. Il tratto attrezzato ha un solo passaggio impegnativo, un camino; il rientro è lungo e il primo tratto di cresta tra Forcella Gialla e Forcella Verde non va sottovalutato.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è il Passo di Cimabianche, sulla SS51 tra Dobbiaco e Cortina d'Ampezzo. Punto di partenza su Google Maps. Si può parcheggiare anche più a valle, sul versante veneto presso il Ristorante Ospitale, ma conviene lasciare l'auto al passo: una frana del 2017 ha reso impraticabile la via di rientro dal termine della ferrata all'Ospitale, costringendo a tornare a Cimabianche. Dal passo si scende sul sentiero 208, che costeggia a sinistra la strada in moderata pendenza, restando sul lato destro di un torrente; in località Pian del Forame (1495 m, 30' dal passo) si seguono le indicazioni a sinistra per la Ferrata Renè de Pol. Si sale deciso verso est nel bosco, ripidi, fino a un bivio segnalato dove si tiene la sinistra (dritto scendeva il vecchio sentiero di rientro, oggi franato); verso nord si risale un canale incontrando alcuni ricoveri militari della Prima Guerra Mondiale, e una cengia in salita porta all'attacco (1945 m, 2h dal bivio sulla statale, 2h 30' totali).

    ▲Il percorso

    Si parte con un breve traverso a sinistra, poi la via prosegue senza attrezzature verso destra verso un canalino; un masso che ostacola il passaggio si rimonta con una scaletta metallica. Si sale quindi su ripido sentiero non protetto seguendo ometti e bolli rossi, poi a sinistra su sentiero a tratti attrezzato fino a una cengia di costruzione militare che conduce a un camino. Lo si sale sul lato sinistro: un passaggio un po' atletico, poi alcuni pioli aiutano nella parte restante. Usciti dal camino si sale una parete verticale ben appigliata che piega a destra, quindi una parete di una ventina di metri verso destra; nell'ultimo tratto si risale un canalino detritico con la fune a destra e per sentiero si raggiunge la Punta Ovest del Forame (2318 m, 1h dall'attacco, 3h 30' totali), con bel panorama su Croda Rossa d'Ampezzo, Monte Cristallo e Popena.

    ▲Carattere e difficoltà

    I tratti attrezzati non presentano difficoltà; il passaggio più impegnativo è il camino, comunque di difficoltà media.

    ⚠ Itinerario lungo e abbastanza isolato, rientro compreso lungo la selvaggia Val Pra del Vecia. Il sentiero di cresta in discesa è un po' franoso: percorrerlo con tempo stabile. Ricordare che da Forcella Verde non è più possibile scendere all'Ospitale per la frana, quindi si rientra a Cimabianche.
    ▲Discesa

    Si scende sul versante opposto, a sud-est, su sentiero ripido seguendo i bolli rossi fino a Forcella Gialla (2400 m), poi con un saliscendi di cresta a Forcella Verde (2380 m). Da qui si tiene a sinistra il sentiero 233, che scende lungo la selvaggia Val Pra del Vecia fino al Passo Cimabianche (2h 30' dal termine della ferrata, 6h totali).

    ▲Da abbinare

    La zona del Cristallo è ricca di vie attrezzate: sul Cristallo la Ferrata Marino Bianchi, sul Pomagagnon la Ferrata Strobel e il Sentiero alla Terza Cengia del Pomagagnon. Scendendo verso Cortina la Ferrata Ettore Bovero e la difficile Ferrata Sci Club 18.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoCristallo
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata1:00
    • Itinerario (a/r)6:00 h
    • Quota max2424 m
    • Lunghezza11,3 Km
  • Ferrata di Punta Penia (cresta ovest della Marmolada)

    Ferrata di Punta Penia (cresta ovest della Marmolada)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata di Punta Penia (cresta ovest della Marmolada)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata di Punta Penia risale la cresta ovest della Marmolada fino al punto più alto del gruppo (3343 m). È una via storica che durante la salita non presenta particolari difficoltà tecniche, ma si sviluppa in un ambiente selvaggio di alta montagna; il rientro avviene per il ghiacciaio della Marmolada. Un itinerario da pianificare con cura per lunghezza, dislivello e condizioni glaciali.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è il Passo Fedaia, raggiungibile da Canazei (Trento) o da Malga Ciapela (Belluno); si parcheggia nel piazzale presso gli impianti per Pian dei Fiacconi. Punto di partenza su Google Maps. Dalla diga (2070 m) un tempo si saliva in cabinovia a Pian dei Fiacconi (2722 m); l'impianto è oggi chiuso, in seguito a una valanga che ha distrutto il rifugio, perciò si sale a piedi in circa 1h 30' per il sentiero CAI 606. Da Pian dei Fiacconi si prosegue verso ovest sul CAI 606, su un vallone glaciale, aggirando lo spallone settentrionale di Punta Penia; si perde quota fino a 2470 m e si risale poi ripidamente il vallone detritico verso Forcella Marmolada. Entrando sul ghiacciaio del Vernel conviene tenere la parte centrale (e non il versante sinistro); si raggiunge il bordo destro del ghiacciaio fino alle prime funi, presso un cartello rosso (1h 45' dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Le prime funi portano, senza difficoltà (brevi placche inclinate e facili balzi), a Forcella Marmolada (2910 m, 2h totali), dove si incontra il sentiero dalla Val de Contrin e i resti di baracche di guerra scavate nella roccia. Si sale quindi una placca priva di appigli grazie a una serie di staffe, si prosegue su tracce fino a una rampa inclinata attrezzata e a un tratto più ripido con cambre; dopo un traverso con pioli e staffe si entra in un camino attrezzato con pioli, staffe e una scaletta. Usciti dal camino, roccette e una parete verticale conducono a una lunga rampa inclinata dove il cavo aiuta l'equilibrio; segue una placca con staffe, abbastanza appoggiata, e poi un tratto che pare ripetersi, alternando cambre e placche, fino a un terrazzino panoramico. L'ultima sezione corre in cresta sopra l'imponente bastionata della parete sud della Marmolada: tra modesti saliscendi e facili roccette le attrezzature terminano, e un ultimo tratto senza cavo porta alla Capanna di Punta Penia e quindi alla croce di vetta (3343 m, 2h 15' dall'attacco, 4h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Tecnicamente la via è modesta, ma l'ambiente è quello dell'alta montagna, con tutte le sue insidie. Risale a inizio Novecento (1903, allora nota come Hans-Seyffer-Weg) e segue logicamente le debolezze della parete.

    ⚠ Itinerario alpinistico serio. La cabinovia di Pian dei Fiacconi è chiusa: avvicinamento solo a piedi. Avvicinamento e rientro attraversano nevai e il ghiacciaio della Marmolada, oggi in forte ritiro e solcato da crepacci: servono esperienza, autoassicurazione, ramponi e meteo affidabile (le condizioni possono cambiare rapidamente). A inizio stagione la neve fresca facilita la salita; in stagione inoltrata si cammina su ghiaccio vivo.
    ▲Periodo e sicurezza

    Via di alta quota da affrontare in estate; la pianificazione deve tenere conto delle condizioni del ghiacciaio del Vernel in salita e del ghiacciaio della Marmolada in discesa, oltre che del meteo.

    ▲Discesa

    È possibile scendere a ritroso lungo la ferrata, ma la discesa più logica, ad anello, raggiunge il sottostante Ghiacciaio della Marmolada dopo alcuni tratti attrezzati in discesa; si segue poi l'evidente traccia sul ghiacciaio — con attenzione ai crepacci, soprattutto in caso di nebbia — fino al Rifugio Pian dei Fiacconi (2626 m) e al rientro a valle (1h 45' dalla vetta, 5h 45' totali).

    ▲Da abbinare

    Sul versante opposto della Marmolada corre l'altra storica via, la Ferrata Eterna al Piz Serauta, più lunga, esposta e difficile. Dal Passo Fedaia, verso Porta Vescovo, la bella Ferrata delle Trincee; in Val de Contrin la Ferrata dei Finanzieri al Colac, la Ferrata Ombretta e la Ferrata al Col Ombert.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoMarmolada
    • Avvicinamento3:00 h
    • Ferrata2:15 h
    • Itinerario (a/r)7:30 h
    • Dislivello ferrata443 m
    • Dislivello itinerario720 m
    • Quota max3343 m
    • Lunghezza7 Km
  • Ferrata di Preore (Giro Artpinistico delle Niere)

    Ferrata di Preore (Giro Artpinistico delle Niere)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata di Preore (Giro Artpinistico delle Niere)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata di Preore, nota anche come Giro Artpinistico delle Niere, è una piacevole via a bassa quota presso Preore, vicino a Tione di Trento. Alterna passaggi facili e moderatamente difficili e ha la singolare caratteristica di accompagnare molti tratti con opere d'arte in legno, da cui il nome «artpinistico».

    ▲Avvicinamento

    Arrivando da Trento o da Riva del Garda, poco prima di Tione una rotonda indica a destra la salita a Preore. Entrati in paese, sulla sinistra ci sono le indicazioni per Passo Daone e Larzana; dopo il primo tornante si parcheggia presso l'area pic-nic della palestra di roccia. Punto di partenza su Google Maps. Dal parcheggio si va verso la palestra, da cui partono due sentieri: si tiene la destra (quello di sinistra sarà il rientro) e, saliti alcuni faticosi gradoni di legno, si raggiunge l'attacco con la targa bianca (5' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via inizia con un tratto diagonale verso sinistra che aggira un facile spigolo; si rimonta un gradonato fino al punto più impegnativo, una parete verticale a destra con buoni appigli naturali ma un po' distanti tra loro. Oltre un facile diedro segue una parete verticale con alcune staffe metalliche, poi una serie di roccette chiude la prima parte, la più verticale. Si prosegue su sentiero e cenge prive di difficoltà (dove esposte sono assicurate), nel tratto più ricco di opere d'arte; si sale nel bosco fino a una caratteristica scala tra due strette pareti rocciose e a un balcone panoramico, oltre il quale inizia la seconda parte attrezzata, con un lungo traverso orizzontale esposto ma ben gradinato. Aggirato uno spigolo, dopo un breve verticale e un tratto di bosco si arriva a una campana, dove un ponte sospeso facoltativo offre una variante che si riunisce poco dopo al percorso originale. Segue un traverso non difficile a destra (con il libro delle firme), una parete verticale ben attrezzata, un breve traverso a sinistra e un paio di facili discese; il sentiero scende poi nel bosco, sempre tra sculture di legno, dove le attrezzature terminano (circa 1h 30' di percorso attrezzato).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata varia e divertente che concentra le difficoltà tecniche nel primo tratto verticale; il resto è un susseguirsi di traversi e sentieri attrezzati a bassa quota.

    ⚠ Pur facile nel complesso, il primo tratto richiede dimestichezza con la verticale; ponte sospeso e traversi sono esposti. Casco e set da ferrata indispensabili.
    ▲Periodo e sicurezza

    La bassa quota la rende percorribile praticamente tutto l'anno, con roccia asciutta.

    ▲Discesa

    Si scende lungo il sentiero fino a tornare alla palestra di roccia e quindi al parcheggio (10' dal termine delle attrezzature, circa 1h 45' totali).

    ▲Da abbinare

    In zona, verso Trento, le due difficili Ferrata Pisetta e Ferrata Segata, riservate a esperti ben allenati; più facile ma molto lunga la Ferrata Che Guevara. Verso Riva del Garda la facile Ferrata Rio Sallagoni e la Ferrata Colodri.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoGiudicarie
    • Avvicinamento0:05 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)1:45 h
    • Dislivello ferrata260 m
    • Dislivello itinerario270 m
    • Quota max812 m
    • Lunghezza1,3 Km
  • Ferrata di Punta Marmotta (Murmele)

    Ferrata di Punta Marmotta (Murmele)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata di Punta Marmotta (Murmele)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata di Punta Marmotta è una via recente che risale uno sperone di granito sopra il Rifugio Nino Corsi, in Val Martello (Parco Nazionale dello Stelvio). È ottimamente protetta: facile nelle prime due sezioni e più impegnativa nella terza (evitabile), per un insieme moderatamente difficile. Attenzione all'esposizione a nord, che la tiene in ombra gran parte della giornata.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal fondo della Val Martello (Martelltal), valle perpendicolare alla Val Venosta: da Goldrano si entra in valle e si prosegue verso sud per circa 30 km, oltre Ganda di Martello e il Lago Gioveretto, fino allo spiazzo di parcheggio. Punto di partenza su Google Maps. Il primo riferimento è il comodo Rifugio Genziana (2051 m), dove finisce la valle; da qui in circa 30' si sale al Rifugio Nino Corsi (2265 m) per uno dei sentieri 151, 36 o 37 (il 151 è il più diretto e permette di raggiungere la ferrata senza passare dal rifugio). Dal Nino Corsi, in direzione ovest, si vede Punta Murmele; seguendo il sentiero, a un primo bivio si tiene la destra (a sinistra scende il sentiero di rientro) e in breve si arriva all'attacco, in ombra (45' senza fretta dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via si compone di tre sezioni separate da due vie di fuga verso sinistra, che riconducono al sentiero di rientro. La prima sale verso sinistra alternando brevi tratti verticali a tratti verso destra, con difficoltà contenute; dopo 30-40 metri si incontra la prima via di fuga. Seguono facili roccette e una cengia a destra, panoramica, poi alcuni balzi in diagonale con un paio di passaggi un po' più impegnativi fino alla seconda via di fuga: qui conviene valutare se proseguire, perché l'ultima sezione è più dura, con un passaggio considerabile difficile e un po' atletico. La terza sezione inizia facile e porta a una parete più impegnativa, con un traverso a destra dai buoni appoggi per i piedi ma poche prese per le mani; si arriva quindi al passaggio chiave, un tetto aggirato sulla destra che si risale con alcune staffe, in buona esposizione e con un certo spunto atletico ma non difficile; oltre, una paretina verticale e le ultime roccette chiudono la via.

    ▲Carattere e difficoltà

    Le vie di fuga e le difficoltà crescenti la rendono un'ottima ferrata di apprendimento; ambiente piacevole e ancora a quota relativamente bassa.

    ⚠ L'esposizione a nord la tiene in ombra e fresca per gran parte del giorno: tenerne conto per abbigliamento e per la presenza di umidità o residui di neve a inizio stagione.
    ▲Discesa

    Dal termine si segue la traccia che riporta senza problemi al rifugio (15'), da cui si rientra al parcheggio per uno dei sentieri dell'avvicinamento (3h totali). Volendo allungare, dopo la ferrata ci si può innestare sul sentiero 103 e salire al Rifugio Martello (2600 m), con vista magnifica sui ghiacciai della Marmotta e del Cevedale.

    ▲Da abbinare

    Rientrando in Val Venosta, verso Merano: la Ferrata Hoachwool e la Ferrata Knott a Naturno, e la Ferrata Heini Holzer al Picco Ivigna; risalendo verso Solda le vie d'alta quota Ferrata Tabaretta all'Ortles e la Ferrata alla Croda di Cengles, e la Ferrata di Trafoi lungo la statale dello Stelvio.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoOrtles-Cevedale
    • Avvicinamento0:45 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario290 m
    • Quota max2340 m
    • Lunghezza4,7 Km
  • Ferrata Pizzo Recastello

    Ferrata Pizzo Recastello

    Vie Ferrate › Lombardia › Bergamo
    Ferrata Pizzo Recastello
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La salita al Pizzo Recastello è una delle classiche vie normali delle Orobie. Il tratto attrezzato è breve e risale un canalino detritico non difficile ma dal fondo instabile; l'itinerario nel complesso è però lungo, con quasi 2000 m di dislivello in un ambiente montano imponente.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è Grumetti, nel comune di Valbondione, in alta Val Seriana (Bergamo): da Valbondione si prosegue dritti fino a Grumetti, parcheggiando nello spiazzo al termine della strada. Punto di partenza su Google Maps. Si risale il sentiero 332 verso il lago artificiale del Barbellino, raggiungendo sulla sua sponda l'Ostello Curò (circa 2h 15' dal parcheggio). Si tiene la destra costeggiando la riva sud del lago fino a un bivio evidente, dove si sale sul sentiero 321 nella Val Cerviera; si risale verso le pareti del Pizzo Recastello mantenendosi alla sinistra orografica del torrente (di fronte appare l'imponente Pizzo Coca). Dove la valle si stringe si attraversa il torrente e, seguendo le indicazioni, ci si dirige alla parete sud; con attenzione si segue una traccia con qualche bollo rosso su pietrisco e sfasciumi fino a individuare il canalino roccioso dove inizia la via attrezzata (3h 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si risale un canalino roccioso molto arrampicabile, con la catena sulla destra: la salita è ripida ma ben appigliata e si procede arrampicando senza eccessive trazioni sul cavo (difficoltà mai oltre il II grado). Dopo un primo tratto ripido se ne incontra uno più appoggiato e quindi un terzo nuovamente ripido, con esposizione quasi assente; in circa 15' si esce dal canalino e finisce l'attrezzatura. Si segue allora una traccia che taglia in diagonale la parete e porta sulla cresta finale, in buona esposizione con il Lago del Barbellino mille metri più in basso; tra saliscendi e facili roccette (insidiose se umide) si raggiunge la croce di vetta del Pizzo Recastello (2886 m, circa 4h 30'-5h dal parcheggio), con vista su Orobie, Bernina e Adamello.

    ▲Carattere e difficoltà

    Tecnicamente la via attrezzata è contenuta (canalino di II grado), ma va inquadrata in una lunga salita di alta montagna; il fondo detritico del canalino richiede prudenza.

    ⚠ Il rischio oggettivo principale è la caduta di sassi, da chi precede o da chi scende a ritroso: indossare il casco appena iniziato il canalino.
    ▲Periodo e sicurezza

    Salita estiva di alta quota; la lunghezza e il dislivello impongono partenza all'alba e buona gestione delle energie.

    ▲Discesa

    Si scende a ritroso per il percorso dell'andata, via attrezzata compresa, fino al Rifugio Curò già visibile dalla vetta. Una variante consigliata: giunti al Lago Barbellino presso il Curò, si tiene la sinistra sul sentiero 304/306 per un rientro diverso dal primo tratto dell'andata; il 304 corre in falsopiano verso sud aggirando il Monte Verme e in circa 20' porta a un bivio dove si tiene la destra in discesa sul segnavia 305, che dopo un tratto ripido entra nel bosco e riporta al parcheggio di Grumetti (circa 9-10h totali).

    ▲Da abbinare

    Per chi resta in zona: dal Rifugio Barbellino si può affrontare il giorno seguente la Ferrata al Pizzo Strinato, dal carattere simile ma più lunga, oppure la vicina Ferrata al Pizzo del Becco. In zona Presolana la più facile Ferrata del Monte Sarrandone; scendendo verso la città la Ferrata Maurizio, la Ferrata alla Madonnina del Coren e, verso Lecco, la Ferrata al Monte Ocone.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoAlpi Orobie
    • Avvicinamento3:30 h
    • Ferrata0:20 h
    • Itinerario (a/r)9:00 h
    • Dislivello itinerario1950 m
    • Quota max2886 m
  • Ferrata al Pizzo del Becco

    Ferrata al Pizzo del Becco

    Vie Ferrate › Lombardia › Bergamo
    Ferrata al Pizzo del Becco
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata al Pizzo del Becco è un breve tratto attrezzato senza difficoltà tecniche di rilievo, inserito però in un itinerario lungo e impegnativo: prima e dopo le attrezzature ci sono roccette esposte da affrontare in libera, dove serve piede fermo. L'ambiente, nel cuore delle Orobie bergamasche, è selvaggio e isolato.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza sono le Baite di Mezzeno, sopra Roncobello in Val Brembana: da Roncobello si prosegue su strada prima asfaltata e poi sterrata fino al suo termine presso le baite, dove si parcheggia. Punto di partenza su Google Maps. Si imbocca in salita il Sentiero 215, che entra quasi subito nel bosco; usciti sui pascoli d'altura si raggiunge un bivio dove si tiene la destra verso il Rifugio Laghi Gemelli. Il sentiero si fa ripido fino al Passo di Mezzeno (2140 m), oltre il quale spiana, e in una mezz'ora porta al rifugio (2h dal parcheggio). Si attraversa la diga del lago passando sull'altro versante, si prosegue su sterrata fino al Lago Colombo e lo si attraversa su una seconda diga; poco oltre una scritta rossa indica di tenere la sinistra. Avvicinandosi alle pareti del Pizzo del Becco si seguono prima una traccia evidente, poi i segni bianco-rossi su sentiero e roccette, fino alla catena che dà inizio alla ferrata (1h 15' dal rifugio, 3h 15' totali).

    ▲Il percorso

    Il tratto attrezzato copre meno di 100 m di dislivello e ha di fatto due soli punti verticali. Si parte in un diedro ben appigliato, si supera un risalto e si piega a sinistra su alcune roccette fino a un terrazzino dove vale la pena voltarsi per il bel colpo d'occhio sul Lago Colombo. Si sale quindi una seconda parete verticale, con ottimi appigli per mani e piedi, fino a una fessura finale di uscita; la catena piega a destra e su una parete più coricata, col cavo come semplice equilibrio, si raggiunge la fine delle attrezzature (20' dall'attacco, circa 3h 40' totali). Si continua su traccia in salita, su roccette facili ma esposte, fino alla Forcella del Valico (da cui a destra scenderebbe la via normale); per la cresta finale si risalgono alcuni massi e un ultimo tratto attrezzato fino alla croce di vetta (20' dal termine della ferrata, 4h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    La parte attrezzata è facile e la catena, non molto tesa, serve di rado; l'impegno sta nella lunghezza dell'itinerario e nei tratti di roccette esposte, in salita e in discesa, da percorrere in autonomia.

    ⚠ Indossare il casco appena iniziata la zona rocciosa: il rischio principale è la caduta di sassi su chi sale o scende. Attenzione all'umidità sulle roccette prima e dopo la ferrata dopo recenti piogge.
    ▲Periodo e sicurezza

    Via d'alta montagna, da percorrere in estate con roccia asciutta; l'ambiente isolato richiede buona autonomia.

    ▲Discesa

    Dalla croce si torna alla Forcella del Valico, dove si può scegliere se ridiscendere la ferrata percorsa in salita (40' dalla vetta, attenzione a non smuovere sassi su chi è sotto) oppure seguire dritti i segni in direzione del Passo di Sardegnana; in entrambi i casi si arriva al Lago Colombo (1h 15' dalla vetta). Da qui si ripercorre a ritroso il sentiero di avvicinamento fino al parcheggio (1h 30' dal Lago Colombo, circa 6h 15' totali).

    ▲Da abbinare

    È parte di un itinerario lungo che lascia poche energie per altro in giornata, ma il Parco delle Orobie e la bergamasca offrono molte attrezzate da unire in più giorni: la Ferrata Guerino Rossi al Pizzo Strinato, la Ferrata al Monte Ocone, la Ferrata alla Madonnina del Coren, la Ferrata Maurizio e, in Val Brembana, la Ferrata di Santa Croce alla Corna Maria.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneLombardia
    • GruppoAlpi Orobie
    • Avvicinamento3:15 h
    • Ferrata0:20 h
    • Itinerario (a/r)6:15 h
    • Dislivello ferrata70 m
    • Dislivello itinerario1200 m
    • Quota max2507 m
    • Lunghezza17,2 Km
  • Ferrata al Piz de Peres

    Ferrata al Piz de Peres

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata al Piz de Peres
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Inaugurata nel 2022 tra San Vigilio di Marebbe (Val Badia) e Valdaora (Val Pusteria), a due passi da Plan de Corones, la Ferrata al Piz de Peres conduce sulla panoramica vetta omonima (2507 m). È una via di stampo dolomitico, di difficoltà media con un paio di punti più impegnativi, che alterna diedri, paretine, canalini e tratti di cresta esposta con vista sui grandi gruppi delle Dolomiti.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Passo Furcia, sulla tortuosa strada che collega San Vigilio di Marebbe a Valdaora. Punto di partenza su Google Maps. Sul versante sud si segue il sentiero 3 fino a un bivio, dove si sale ripidi sul sentiero 12B; superati il rifugio e gli impianti di risalita si interseca il sentiero 12, che sale da San Vigilio sul versante della Val Badia. Lo si segue in salita fino a un chiaro cartello, dove si tiene la destra e in breve si raggiunge l'attacco (circa 1h 20' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Un cartello all'attacco mostra le tre sezioni, separate da due vie di fuga. La prima inizia con roccette attrezzate verso destra; si supera una grotta e una paretina, poi una cengia a destra e, in bella esposizione, si sale un pilastro di media difficoltà, piacevole e arrampicabile. La via prosegue verticale tra brevi terrazzini fino a una cengia di trasferimento a destra, dove finiscono le attrezzature; alcuni balzi rocciosi portano all'incrocio col sentiero 12, dove si può chiudere (a sinistra il 12 riporta all'attacco, a destra si sale verso la vetta). La seconda sezione — i «tre denti», la più impegnativa — parte con una parete verticale ammanigliata ma dura; con traversi verso destra si raggiunge un breve ponte sospeso, poi una parete verticale ed esposta ma ben arrampicabile porta sul filo di cresta, con passaggi aerei mai difficili, fino a una selletta. Si risale verticali e impegnativi il secondo dente; un sentiero costeggia il terzo dente evitando i passaggi più duri, mentre chi completa il terzo dente sale verticale fino a una paretina leggermente strapiombante (passaggio di grado difficile), poi di nuovo in cresta tra sali-scendi e traversi fino alla sella dove termina la seconda sezione (a destra una via di fuga al sentiero 12). La terza, la più facile, è una lunga serie di balzi e brevi paretine lungo la cresta che porta al termine delle attrezzature, ormai in vista della vetta (circa 2h dall'attacco, 3h 15' dal parcheggio). Da qui un sentiero in 15' raggiunge la croce del Piz de Peres (2507 m), circa 800 m sopra il Passo Furcia (3h 30' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Difficoltà complessivamente medie, con i punti chiave (la parete del primo dente e lo strapiombo del terzo) di grado difficile ed esposti. Attrezzatura in ottimo stato.

    ⚠ Le due vie di fuga permettono di ridurre l'impegno saltando i denti più duri. Trattandosi di una cresta esposta in quota, conviene partire con meteo stabile e canalini liberi da neve.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo di media-alta quota: indicato dalla tarda primavera all'autunno, con roccia asciutta e fondo dei canalini sgombro.

    ▲Discesa

    Due opzioni. Si può ripercorrere a ritroso il sentiero 12, che corre parallelo alla ferrata, fino all'attacco e quindi al parcheggio. Oppure — consigliato l'anello — dal versante opposto a quello di salita si scende alla Forcella delle Tre Dita (2330 m, circa 30'), poi a sinistra lungo la valle fino all'ampio sentiero 3 che riconduce nel bosco al Passo Furcia (circa 2h dalla vetta, 5h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    La via sorge tra due valli ricchissime di ferrate. Poco distante, sul lato di Valdaora, la Ferrata di Valdaora; tutta la Val Badia e la Val Pusteria offrono inoltre numerose altre vie attrezzate da concatenare nei giorni successivi.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoDolomiti – Plan de Corones
    • Avvicinamento1:20 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)5:30 h
    • Dislivello ferrata250 m
    • Dislivello itinerario720 m
    • Quota max2507 m
    • Lunghezza5,5 Km
  • Ferrata dei Picasass al Monte Camoscio

    Ferrata dei Picasass al Monte Camoscio

    Vie Ferrate › Piemonte › Verbano-Cusio-Ossola
    Ferrata dei Picasass al Monte Camoscio
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata dei Picasass è una via recente e ben attrezzata sull'ottimo granito di Baveno, sopra il Lago Maggiore. È esposta in salita, con un passaggio chiave impegnativo — un traverso orizzontale strapiombante che aggira un aereo spigolo — e nel finale offre un lungo ed emozionante ponte delle scimmie.

    ▲Avvicinamento

    Partenza da Baveno (Verbano-Cusio-Ossola): si segue per il Campeggio La Tranquilla, dietro il quale si trova via alle Cave, dove cercare parcheggio (anche in via Sesena). Punto di partenza su Google Maps. Da via alle Cave si imbocca una stradina in salita (segni bianco-rossi e cartello per la ferrata), prima asfaltata poi sterrata; si attraversa l'autostrada e, a un bivio, si tiene la destra seguendo il cartello per i Picasass fino all'attacco (45' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si attacca una bella parete verticale, dove staffe e ottima roccia consentono di procedere anche in aderenza; si piega a sinistra in un facile traverso e si risale una parete ricca di appigli, poi un altro traverso a sinistra e una nuova parete verticale con abbondanti staffe. Dopo una cengia a destra e un'altra paretina si arriva al passaggio chiave: un esposto traverso strapiombante che aggira uno spigolo — non difficilissimo ma con buona richiesta di braccia e netta esposizione, breve (tre moschettonate) e adrenalinico; un appoggio basso aiuta a non tirare troppo sul cavo. Si risale un masso e una parete verticale con un breve strapiombo, poi una lunga parete aerea ma non difficile su staffe; un traverso a destra porta a un'altra parete e quindi a roccia più appoggiata, salita in aderenza fino al ponte sospeso. Il lungo ponte delle scimmie a tre corde è molto emozionante (aggirabile su sentiero per chi preferisce); oltre il ponte una parete coricata facile conduce alla croce sommitale, dove la ferrata termina con bel panorama sul Lago Maggiore (1h 30' dall'attacco, 2h 15' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via piacevole, verticale ed esposta ma mai troppo difficile, su roccia eccellente. Il traverso strapiombante è il momento clou; il ponte, lungo e adrenalinico, è nel complesso stabile.

    ▲Discesa

    Dal termine si segue il sentiero ben segnato M3 fino al bivio dell'avvicinamento e, a ritroso, all'auto (45' dal termine, 3h totali).

    ▲Da abbinare

    Per chi cerca difficoltà estreme, la Ferrata Miccia parte pochi metri oltre i Picasass, sulla stessa parete ma molto più dura. In giornata si possono raggiungere le ferrate di Varallo, la Falconera e il Partusac; nell'alto Piemonte la Ferrata delle Guide di Macugnaga.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegionePiemonte
    • GruppoLago Maggiore
    • Avvicinamento0:45 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)3:00 h
    • Dislivello ferrata320 m
    • Dislivello itinerario530 m
    • Quota max890 m
    • Lunghezza5,1 Km
  • Ferrata Piero Rossi alla Forcella Marmol

    Ferrata Piero Rossi alla Forcella Marmol

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Piero Rossi alla Forcella Marmol
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Piero Rossi (già Ferrata Marmol) sale alla Forcella Marmol nel gruppo dello Schiara. È di media difficoltà tecnica, ma si sviluppa in un ambiente severo e impegnativo, con un itinerario molto lungo; si presta a numerosi abbinamenti con le altre ferrate dello Schiara.

    ▲Avvicinamento

    Partenza da Case Bortot (Belluno): da Belluno si segue per Bolzano Bellunese e il Parco delle Dolomiti Bellunesi, oltre Gioz, fino a Case Bortot, dove la strada termina in uno spiazzo. Punto di partenza su Google Maps. Dal parcheggio (695 m) si segue il CAI 501 verso il Rifugio VII Alpini: si scende al Ponte del Mariano (30'), si ignora il bivio col 507 e si sale deciso nel bosco lungo il torrente Ardo fino alla radura del Rifugio VII Alpini (1502 m, 2h 45'). Dietro il rifugio si seguono i segnavia CAI 503 verso l'attacco della Ferrata Zacchi, con cui la Piero Rossi condivide i primi cento metri; passando presso il caratteristico Porton si raggiunge l'attacco della Zacchi (45' dal rifugio, 3h 30' totali).

    ▲Il percorso

    La prima sezione è in comune con la Ferrata Zacchi: attacco subito impegnativo (pochi metri verticali e un traverso a destra su roccia buona e gradonata), poi un tratto piano che entra in una gola con alcune scalette, una cengia a sinistra e un traverso orizzontale aereo sotto altre scalette esposte, infine un canalino con tratti arrampicabili e staffe. Cessate le attrezzature, un sentiero di collegamento porta al bivio tra Piero Rossi e Zacchi: si tiene la destra e inizia la vera Ferrata Piero Rossi verso la Forcella Marmol. Una cengia non protetta porta sul versante sudorientale dello Schiara dentro una prima gola; la cengia diventa attrezzata fino a una discesa di circa 8 metri, poi aggira una gola (spesso innevata a inizio stagione) e prosegue su balzi arrampicabili sotto le incombenti pareti dello Schiara, alternando cenge, roccette e sentiero. Aggirata un'altra insenatura, alcune scalette e un tratto verticale precedono una breve interruzione su sentiero, preludio alla sezione più verticale: placche e paretine con un camino dal cavo a zigzag, da salire in spaccata. Si prosegue a destra su tratti orizzontali e diagonali e un altro tratto verticale su buona roccia, fino al sentiero che porta al Bivacco Bocco Zago (2266 m, 2h 30' dall'attacco). Oltre il bivacco una parete verticale e un tratto a sinistra, poi un altro tratto attrezzato con vista sui gruppi del Cadore; superato il bivio per la cresta est dello Schiara si scende l'ultimo tratto attrezzato alla Forcella Marmol (2262 m, 3h dall'attacco), dove l'itinerario termina.

    ▲Carattere e difficoltà

    Via di media difficoltà tecnica in ambiente dolomitico severo e spettacolare. Spesso inserita nel classico anello dello Schiara (salita con Zacchi o Sperti, vetta con la Berti, rientro in discesa con la Piero Rossi, la più facile delle tre in discesa).

    ⚠ Itinerario molto lungo (circa 18 km e 1566 m di dislivello): vivamente consigliato spezzarlo in due o più giorni, pernottando al rifugio o in uno dei bivacchi in quota. Attenzione all'innevamento delle gole, che può complicare la via.
    ▲Storia

    La ferrata è dedicata all'alpinista e scrittore Piero Rossi (1930), grande conoscitore delle Dolomiti Bellunesi e fra i promotori del Parco Nazionale, autore del volume sullo Schiara della collana Guida dei Monti d'Italia. Fu inaugurata nel 1967, ridisegnando la discesa dalla Forcella Marmol ed evitando la vecchia via per la Gola del Canalone, soggetta a frequenti scariche di sassi.

    ▲Discesa

    Dalla Forcella Marmol più opzioni: salire al Pelf (1h 30') con l'esposto Sentiero Attrezzato Guardiano e scendere per la via normale a Case Bortot (11h 30' totali); oppure salire allo Schiara per la cresta est e scendere con la Ferrata Berti e poi la Ferrata Sperti al Rifugio VII Alpini (itinerario d'anello, 14h 30' totali). La via più rapida è il rientro a ritroso lungo l'andata (4h 30' dalla forcella, 11h totali).

    ▲Da abbinare

    Lo Schiara è ricchissimo di vie. Verso est la Ferrata Costacurta al Teverone; poco a nord tre ferrate con avvicinamento breve: la Ferrata della Memoria al Vajont, la Palestra di Roccia della Val Gallina e la Parete dei Falchi. Verso il Civetta la Tissi e gli Alleghesi.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneVeneto
    • GruppoSchiara
    • Avvicinamento3:30 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerario (a/r)11:00 h
    • Dislivello ferrata486 m
    • Dislivello itinerario1566 m
    • Quota max2280 m
    • Lunghezza18 Km
  • Ferrata dei Piceni a Pioraco

    Ferrata dei Piceni a Pioraco

    Vie Ferrate › Marche › Macerata
    Ferrata dei Piceni a Pioraco
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata dei Piceni è un percorso recente e l'unica via ferrata delle Marche, presso Pioraco (Macerata). È nel complesso facile, ma presenta un paio di tratti atletici che richiedono un minimo di allenamento; corta e a bassa quota, si può percorrere quasi tutto l'anno.

    ▲Avvicinamento

    Si risale la SP 361 verso Pioraco; prima del paese, in corrispondenza del cartello «Cartiere di Fabriano», dopo circa 200 metri si imbocca a sinistra una strada asfaltata in salita fino a una chiesetta presso cui parcheggiare (si intravedono i segnali della ferrata). Punto di partenza su Google Maps. Si seguono i segnavia CAI nel bosco fino alla targa rossa che segna l'inizio della ferrata (30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il primo tratto attrezzato è in discesa e funge da corrimano; si risalgono poi parti attrezzate nel bosco, di bassa difficoltà, su roccia a tratti muschiata (attenzione all'aderenza). Si raggiunge una parete con attacco leggermente strapiombante che si sale in verticale con diverse cambre; la via segue una linea piuttosto verticale, sfruttando abbondanti cambre su roccia levigata. Dopo un tratto orizzontale si arriva al passaggio chiave: una parete verticale con tetto strapiombante che richiede discreta forza di braccia nei primi due cambi di moschettone (le staffe artificiali aiutano, ma non va sottovalutato). Superata la parete, una corta scaletta e ancora cambre, spostandosi verso destra, conducono al termine della ferrata, dove si trova il libro delle firme (30', 1h dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via interessante in un ambiente poco conosciuto: la roccia levigata e l'abbondanza di cambre segnano la progressione. Adatta ai neofiti, con un paio di passaggi più atletici che richiedono un minimo di allenamento.

    ▲Discesa

    Si risale il sentiero fino a un crocevia con le indicazioni per il rientro, che si svolge nel bosco (20' dal termine, 1h 20' totali).

    ▲Da abbinare

    Nei dintorni non vi sono altre vie attrezzate. Le più vicine sono sul Gran Sasso: la Ferrata Danesi, la Ferrata Ricci e, sul versante meridionale, la Ferrata al Bivacco Bafile e il lungo Sentiero del Centenario; in Umbria la Ferrata delle Gole del Serra.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneMarche
    • GruppoAppennino Umbro-Marchigiano
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata0:30 h
    • Itinerario (a/r)1:20 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario377
    • Quota max768 m
    • Lunghezza2,7 Km
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