Regione: Trentino-Alto Adige

  • Sentiero Attrezzato del Cacciatore alla Cima Stanga

    Sentiero Attrezzato del Cacciatore alla Cima Stanga

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Sentiero Attrezzato del Cacciatore alla Cima Stanga
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Il Sentiero Attrezzato del Cacciatore risale la parete orientale del Sass Maor, nelle Pale di San Martino. รˆ un itinerario con elevato dislivello e piuttosto lungo, ma non difficile dal punto di vista tecnico, immerso in uno degli ambienti piรน spettacolari delle Dolomiti.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza รจ in Val Canali, nella localitร  di Prati Fosne. Per raggiungere la Val Canali si percorre la SS 347 del Passo Duran: arrivando da Fiera di Primiero (TN) si prosegue per circa 5 km verso Agordo fino a un ampio tornante con chiare indicazioni per la Val Canali, quindi si risale la valle, si supera un ampio tornante a sinistra e si continua su strada stretta e a tratti sterrata fino all’Hotel Casera; all’incrocio nei pressi dell’hotel si tiene la destra in salita fino al parcheggio (apri su Google Maps). Il Cacciatore รจ spesso abbinato alla vicina Ferrata Buzzati come via di rientro; qui lo proponiamo in salita, con rientro lungo il Sentiero Attrezzato Depaoli passando per il Rifugio Velo della Madonna. Dalla localitร  Fosne si segue lo stradello e in breve lo si abbandona per il segnavia 719, che sale a moderata pendenza, dapprima nel bosco; usciti dal bosco si procede verso nord risalendo la Val Pradidali in falsopiano fino al bivio in localitร  Pedemonte (1h30 dal parcheggio): mentre dritti si salirebbe al Rifugio Pradidali, si tiene la sinistra sul segnavia 742, che con ripida salita su ghiaia porta sotto le pareti orientali del Sass Maor, all’attacco del Sentiero del Cacciatore, nei pressi di una frana caduta dal Sass Maor alcuni anni fa (2h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si risale con le attrezzature l’area interessata dalla frana fino all’attacco originale del sentiero; si aggira uno spigolo e si sale verso sinistra su una cengia a tratti esposta, che prosegue sotto le strapiombanti pareti del Sass Maor. La salita รจ piacevole e alterna tratti di cengia protetta a brevi roccette molto arrampicabili e prive di difficoltร , con alcune staffe metalliche nei passaggi piรน verticali: questi nuovi infissi, aggiunti nell’ultima manutenzione, hanno ridotto considerevolmente i tratti impegnativi di questo storico sentiero. Si prosegue su una lunga cengia dal fondo erboso, in costante esposizione, fino ad aggirare uno sperone ed entrare nel vallone che separa il Cimerlo dal Sass Maor; attraversato un tratto su fondo instabile si raggiunge quello che era il punto chiave della via, un impegnativo diedro che oggi si sale grazie a una lunga serie di cambre metalliche, che riducono se non azzerano le difficoltร  originali. Usciti dal passaggio, in un vallone misto di sassi ed erba si seguono i segni biancorossi fino alla forcella (2410 m, 2h30 dall’attacco), raggiunta con salita faticosa ma non difficile, dove termina l’itinerario attrezzato.

    ▲Carattere e difficoltร 

    L’itinerario รจ lungo e con un notevole dislivello, ma le difficoltร  tecniche sono ridotte: serve soprattutto prudenza nei vari tratti non attrezzati. L’unico passaggio impegnativo del tracciato originario, il diedro, รจ ora attrezzato con molte staffe e dunque notevolmente facilitato.

    ⚠ Itinerario lungo e con forte dislivello (1370 m, 8h30): servono resistenza e attenzione costante nei tratti non attrezzati ed esposti, su fondo a tratti instabile.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo d’alta montagna (quota massima 2550 m). Lo sviluppo impegnativo e l’esposizione di alcune cenge richiedono buona preparazione fisica e passo fermo.

    ▲Discesa

    Dalla forcella si hanno due opzioni: a sinistra, lungo l’iniziale sentiero di cresta con segnavia 747 e poi per tratti attrezzati (descritti nella relazione della Ferrata Buzzati), si raggiunge lo spallone orientale del Cimerlo e si puรฒ salire in vetta (1h dal bivio); a destra, sul segnavia 742, si sale al Passo della Stanga (2530 m) e si scende al Rifugio Velo della Madonna (2358 m, 30′ dal bivio, 5h totali). Seguendo questa seconda opzione, dal rifugio si imbocca il segnavia 734 del Sentiero Attrezzato Depaoli, che riporta al parcheggio costeggiando le pareti occidentali prima dello Stanga e poi del Cimerlo: si affrontano alcuni tratti attrezzati non difficili โ€” un canalino, alcune cenge, un facile camino โ€” fino al termine delle attrezzature, poi si taglia a mezzacosta con bei panorami, perdendo gradualmente quota fino a Fosne (3h dal Rifugio Velo della Madonna, 8h30 complessive).

    ▲Da abbinare

    L’abbinamento classico รจ con la Ferrata Buzzati al Cimerlo, spesso usata come via di rientro. Nella stessa zona si trova anche la Ferrata del Velo della Madonna.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Moderatamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoPale di San Martino
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata3:00 h
    • Itinerario (a/r)8:30 h
    • Dislivello ferrata650 m
    • Dislivello itinerario1370 m
    • Quota max2550 m
    • Lunghezza14,2 Km
  • Sentiero Attrezzato Chiesa in Val Scura

    Sentiero Attrezzato Chiesa in Val Scura

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Sentiero Attrezzato Chiesa in Val Scura
    Moderatamente Difficile● Da verificareCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    ⚠ Avviso — Nel 2017 la ferrata risultava chiusa per manutenzione e non risulta conferma di riapertura ufficiale. Due tratti possono presentare attrezzatura mancante o in manutenzione, cosa che innalza sensibilmente il grado di difficoltร . Verificare le condizioni aggiornate prima di partire: per procedere in sicurezza servono piede fermo e una corda per assicurare il compagno che sale.

    Il Sentiero Attrezzato Chiesa รจ una piacevole escursione che risale l’angusta Val Scura, vicino a Levico Terme, in provincia di Trento. La difficoltร  รจ moderata e il fondo, a tratti instabile, richiede un minimo di esperienza di escursioni attrezzate. รˆ un itinerario perfetto per le mezze stagioni, quando il Rio Bianco ha buona portata e si possono ammirare le numerose cascate lungo il percorso; lo proponiamo come anello con rientro dal Sentiero del Menador.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza รจ nel comune di Levico (TN). Da Levico Terme si procede a sud in direzione Lochere fino a raggiungere l’Albergo Paoli, presso il quale si parcheggia (ampio spiazzo sulla sinistra), punto ideale per l’anello con rientro dal Sentiero del Menador (apri su Google Maps). Si risale la strada asfaltata fino al primo tornante: dove questa prosegue a destra in salita, un cartello e una targa rossa indicano l’ingresso nel bosco. Si sale su facile sentiero tenendo la sinistra orografica verso sud, con il Monte Pegolara a destra e il Monte Calmo a sinistra. Mano a mano che si sale si affrontano diversi guadi del Rio Bianco โ€” sei in tutto prima dell’inizio della ferrata โ€” mentre l’ambiente si fa sempre piรน bello, con pronunciate guglie rocciose ai lati. In breve si incontra il primo tratto attrezzato (850 m, 1h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si risale un primo tratto di fune metallica per superare una sella; oltre, dopo una facile ma scivolosa cengia detritica, si scende una scaletta metallica perdendo un poco di quota verso il torrente e una guglia che sembra sbarrare la valle. Si riattraversa il torrente e si sale la seconda scala metallica, che aiuta a superare un macigno, seguita poco dopo da una terza scala. Si percorre quindi una cengia a bordo torrente, dove serve attenzione perchรฉ il cavo tende a spingere verso l’esterno e il fondo รจ scivoloso per l’umiditร . Si risale una nuova scala e si prosegue su comodo sentiero con splendido panorama su monti, cascate e ruscelli; superato questo tratto facile, si affronta una salita piรน ripida su fondo terroso poco stabile fino a un punto panoramico sulla Valsugana. Comincia cosรฌ la seconda parte: il primo tratto attrezzato รจ un traverso esposto ma non difficile, con staffe di sostegno; seguono una comoda cengia e una nuova scaletta. Si percorre quindi un tratto non attrezzato, si scende in un solco detritico e si risale quello che รจ probabilmente il passaggio piรน difficile della via, una parete inclinata composta da gradoni naturali su cui serve attenzione. Si superano due scalette metalliche e si prosegue fino a scendere un tratto detritico abbastanza impegnativo; si risale poi su fondo poco stabile ma non difficile, si supera la targa dedicata a Clemente Chiesa e si completa il tratto detritico. Passando accanto a una bella cascata si raggiunge una nuova cengia rocciosa, che si imbocca verso destra; la si completa, si sale una scaletta appoggiata a un masso e si scavalca il torrente presso alcuni massi rocciosi. Con un’ultima scaletta si conclude la parte attrezzata, in prossimitร  di un altopiano (1247 m, 1h45 dall’attacco, 2h45 complessive).

    ▲Carattere e difficoltร 

    Per le difficoltร  tecniche pure la via sarebbe da catalogare come facile, ma lo stato delle attrezzature ne ha innalzato il grado: con due tratti privi di protezione o in manutenzione, servono piede fermo e una corda per assicurare il compagno. L’ambiente รจ davvero suggestivo e, per la bassa altitudine, l’itinerario รจ assolutamente da visitare, specie nelle mezze stagioni.

    ⚠ Lungo il percorso si affrontano numerosi guadi del Rio Bianco e diverse cenge a bordo torrente con fondo scivoloso per l’umiditร : attenzione al passo e alla tendenza del cavo a spingere verso l’esterno.
    ▲Periodo e sicurezza

    Quota bassa (massimo 1370 m): l’itinerario si presta bene alle mezze stagioni, quando il Rio Bianco ha buona portata e le cascate sono al meglio. Oltre a verificare lo stato delle attrezzature, รจ bene valutare la portata del torrente per i numerosi guadi.

    ▲Discesa

    Terminata la ferrata si prosegue lungo il sentiero nel bosco che, verso sud, punta alla localitร  Seghetta. Al primo bivio si tiene la sinistra in direzione della Baita Cangi, sul segnavia 201. Pur non essendo la via piรน rapida, proponiamo il rientro per il Sentiero del Menador nella Val Pisciavacca: al secondo bivio si tiene ancora la sinistra e si percorre un piacevole sentiero tra saliscendi, tratti un poco scivolosi su detrito, ponticelli e guadi, fino a tornare verso l’auto. Al termine del Sentiero del Menador (2h30 dal termine della ferrata) si tiene la sinistra lungo via delle Valli fino a riprendere la strada provinciale dell’andata; di nuovo a sinistra si raggiunge in breve il parcheggio di fronte all’albergo (5h30 complessive).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Moderatamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoValsugana – Vigolana
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerario (a/r)5:30 h
    • Dislivello ferrata390 m
    • Dislivello itinerario828 m
    • Quota max1370 m
    • Lunghezza11,7 Km
  • Sentiero Attrezzato delle Cavre (Scaloni e Anglone)

    Sentiero Attrezzato delle Cavre (Scaloni e Anglone)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Sentiero Attrezzato delle Cavre (Scaloni e Anglone)

    Il Sentiero Attrezzato delle Cavre รจ un anello che cuce insieme due tratti attrezzati โ€” il Sentiero degli Scaloni e il Sentiero dell’Anglone โ€” collegati in alto da un tratto panoramico. Facile, esposto e molto ben attrezzato, รจ uno degli itinerari ideali per chi รจ alle prime esperienze. La bassa quota, vicino ad Arco, lo rende percorribile tutto l’anno, con l’unica accortezza di evitarlo nelle ore piรน calde.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal paese di Ceniga, vicino ad Arco (TN). Venendo da Arco si svolta a sinistra uscendo dalla statale verso il centro del paese; all’altezza di Via del Ponte, sulla destra, si trova un ampio parcheggio dove lasciare l’auto (apri su Google Maps). Dal parcheggio si risale Via del Ponte sul lato opposto della strada in direzione del Ponte Romano e, attraversandolo, si passa sulla sponda opposta del fiume Sarca. Si tiene la destra e si incontra presto una palina CAI con l’indicazione del Sentiero Attrezzato degli Scaloni; seguendo le paline si sale su fondo sassoso fino all’attacco del primo tratto (30′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il Sentiero degli Scaloni sale in diagonale su facili roccette e porta a una cengia terrosa che prosegue verso sinistra, attrezzata, con tratti esposti e piรน ripidi; si supera un breve ponticello su uno spacco e si arriva al tratto piรน caratteristico, da cui il percorso prende il nome. Sotto un’imponente parete una scala con base metallica e gradoni in legno sale in diagonale, prima verso destra e poi verso sinistra, facendo guadagnare quota ed esposizione senza alcuna difficoltร  reale. In cima alla scala si affronta una placca inclinata con gradini artificiali ricavati nella roccia e fune alla sinistra; si prosegue su un tratto di sentiero attrezzato fino a una rampa inclinata con gradini di pietra, esposta ma facile. Si esce risalendo verso sinistra alcune roccette e si termina lo Scaloni presso la cassetta di legno con il libro delle firme e il cartello rosso (30′ dall’attacco, 1h dal parcheggio). Da qui si va verso nord/nord-ovest fino al Dos Tondo, dove inizia il sentiero 428B; si ignora il bivio a sinistra per la chiesa di Sant’Antonio (CAI 408). Il 428B, vero e proprio sentiero delle Cavre, corre a mezzacosta verso il Bivacco Crozolam; dal bivacco si continua a nord ignorando la forestale e si segue per Dro fino a un bivio dove, mentre il CAI 425 prosegue a sinistra, si scende a destra per intercettare il Sentiero Attrezzato dell’Anglone (1h dal termine dello Scaloni, 2h complessive). L’Anglone presenta cenge esposte attrezzate e tratti messi in sicurezza soprattutto per il maltempo: la parte alta รจ decisamente facile, mentre la seconda รจ piรน ripida e include una placca inclinata da scendere con cautela usando le attrezzature per fare aderenza. Si arriva a un canalino con gradini in roccia e roccette attrezzate โ€” il punto piรน esposto, che richiede perรฒ solo piede fermo โ€” e infine a un’ultima cengia scavata nella roccia che cala ripida nei prati, fino alle case di Dro e a una stradina asfaltata (45′ dall’attacco dell’Anglone, 2h45 complessive).

    ▲Carattere e difficoltร 

    L’anello รจ composto da due tratti attrezzati, uno percorso in salita e uno in discesa, ma nulla vieta di affrontarli in entrambe le direzioni. รˆ adatto ai neofiti, senza particolari difficoltร  tecniche, con attrezzature abbondanti e in ottimo stato di manutenzione. Curiositร  storica: il Sentiero degli Scaloni risale al 1909 come via militare dei soldati austriaci.

    ⚠ Bassa quota: nei mesi caldi va evitato nelle ore centrali della giornata. La placca inclinata in discesa sull’Anglone richiede attenzione, soprattutto se umida.
    ▲Periodo e sicurezza

    Percorribile tutto l’anno grazie alla quota contenuta (514 m). Pur senza difficoltร  tecniche, alcuni tratti su cengia sono esposti: serve passo fermo e attenzione costante.

    ▲Discesa

    Dal termine dell’Anglone si segue verso sud il sentiero CAI 425, che corre su una strada asfaltata poco trafficata, fino al Ponte Romano e di lรฌ a ritroso al parcheggio (30′ dal termine dell’Anglone, 3h15 complessive).

    ▲Da abbinare

    Partendo presto al mattino restano tempo ed energie per concatenare un secondo itinerario della zona: la facile Ferrata Colodri ad Arco o la Ferrata di Rio Sallagoni a Castel Drena. Spostandosi verso Fiavรจ si trovano la Ferrata di Ballino alle cascate e, allungando un po’, la Ferrata di Preore.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Difficoltร Facile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoValle del Sarca
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata2:15 h
    • Itinerario (a/r)3:15 h
    • Dislivello ferrata390 m
    • Dislivello itinerario400 m
    • Quota max514 m
    • Lunghezza6 Km
  • Sentiero Attrezzato Bozzetti al Monte Zeledria

    Sentiero Attrezzato Bozzetti al Monte Zeledria

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Sentiero Attrezzato Bozzetti al Monte Zeledria

    Il Sentiero Attrezzato Bozzetti sale al Monte Zeledria sopra Madonna di Campiglio. È un facile itinerario attrezzato, adatto anche a principianti, in una zona di grande pregio paesaggistico: la vista sulle Dolomiti di Brenta e sui laghi sottostanti ripaga della salita. Si presta a un bell'anello tra i laghi della zona.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Cascina (Malga) Zeledria, nel comune di Madonna di Campiglio: in direzione Folgarida, all'altezza del Passo Campo Carlo Magno (1682 m), si imbocca a sinistra Via Zeledria salendo fino alla malga. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal parcheggio si sale sul CAI 265 verso il Rifugio Viviani al Lago di Pradalago (40'); restando sul 265 si scende leggermente verso il Lago delle Malghette e l'omonimo rifugio (1890 m, 1h 30'). Costeggiato il lago e aggiratolo da nord, si seguono il CAI 201 a sinistra e poi il CAI 267 verso i 3 Laghi: prima il Lago Alto, poi i 3 Laghi (2282 m) con il Lago Medio e il Lago Inferiore (1h dal Lago delle Malghette, 2h 30'). Su un tratto di cresta, ignorato il sentiero che scende verso il Lago Scuro, si raggiunge l'attacco, segnalato da una targa metallica (2h 45' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si prosegue verso sud fino ad alcuni sfasciumi a sinistra; a destra c'è il bivio per il CAI 226/B verso il Lago di Seredoli, ma si tiene la destra e si risale la cresta che collega il Monte Zeledria al Monte Nambino, guadagnando 150 metri di dislivello. Il tratto è un po' faticoso e in alcuni punti aiutato da cordini metallici e una scala, fino alla vetta (segnata da una bandiera italiana), con vista magnifica sul Brenta e sui laghi. Inizia poi la parte in discesa del Bozzetti, sul versante orientale: alcuni tratti attrezzati con scale e funi proteggono il ripido costone meridionale che scende verso il Lago di Nambino. Terminate le attrezzature (cartello rosso per chi sale in senso inverso), si scende a destra su facili roccette fino al Lago di Pradalago, dove il sentiero termina (1h 30' dalla targa, 4h 15' complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario senza particolari difficoltà: i pochi punti esposti sono ben protetti. Ottimo per avvicinare neofiti e chi ha poca esperienza, in un anello paesaggisticamente molto interessante.

    ⚠ Pur facile, è una via attrezzata d'alta montagna: casco e set da ferrata raccomandati. L'itinerario ad anello è lungo (circa 11 km): calcolare bene tempi e meteo.

    ▲Discesa

    Dal termine del sentiero attrezzato si ripercorre il tratto dell'avvicinamento tra il Lago di Pradalago e Cascina Zeledria in discesa fino al parcheggio (30' dal termine, 4h 45' complessive).

    ▲Da abbinare

    Nella stessa zona dell'Adamello-Presanella e del Brenta si trovano numerosi itinerari attrezzati; spostandosi a sud, sopra Pinzolo e in Val Rendena, la via delle Bocchette e le classiche del Brenta.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • ProvinciaTrento
    • GruppoAdamello-Presanella
    • Avvicinamento2h 45'
    • Tratto attrezzato1h 30'
    • Itinerario ad anello4h 45'
    • Dislivello attrezzato70 m
    • Dislivello itinerario646 m
    • Quota massima2426 m
    • Lunghezza11 km
  • Sentiero Attrezzato Burrone Giovanelli

    Sentiero Attrezzato Burrone Giovanelli

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Sentiero Attrezzato Burrone Giovanelli

    Il Sentiero Attrezzato al Burrone Giovanelli si sviluppa nel suggestivo burrone di Mezzocorona, in provincia di Trento. Non presenta particolari difficoltà tecniche, è esposto solo in singoli passaggi e molto piacevole; pur essendo di bassa quota si può percorrere anche d'estate perché corre in gran parte dentro una forra fresca e caratteristica.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Mezzocorona: usciti al casello di San Michele all'Adige (A22) si raggiunge il centro, si prende a sinistra Via Cesare Battisti e, prima di arrivare a Mezzolombardo, si tiene sulla destra una strada stretta ma asfaltata tra i vigneti fino a un parcheggio con bacheca informativa. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal parcheggio si seguono i segni del CAI 505 nel bosco; a un primo bivio (5', palina CAI) si tiene la sinistra (CAI 505A), variante più completa, raggiungendo un ponticello sul torrente e salendo sulla destra orografica fino al cartello rosso e alla targa in marmo che segnano l'inizio del sentiero attrezzato (15' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dall'inizio delle attrezzature una facile cengia orizzontale porta alla prima cascata, dove si attraversa il rio e ci si trova sotto una lunga scala metallica in due tronconi, verticale ed esposta ma senza difficoltà tecniche (attenzione alle suole bagnate dopo il guado); in cima, voltandosi, si gode la vista sulla Piana Rotaliana. Un facile tratto attrezzato con roccette e una seconda scaletta più corta conduce dentro il burrone; una cengia in lieve salita e uno stretto passaggio attrezzato portano all'ingresso vero e proprio della forra. Si scende una corta scaletta, si attraversa il rio e si risale il versante destro su ampie e solide cambre, piegando a destra; una breve scaletta e una cengia con passerella in legno portano presso una statua della Madonna. Si entra nel tratto più angusto del burrone, poco illuminato salvo nelle ore centrali, salendo a fianco del rio in ambiente molto suggestivo fino a uscirne; si prosegue fino a una cascata di circa 100 metri. Alternando tratti attrezzati e facili salite, superate alcune roccette umide e una scala lunga e appoggiata, si raggiunge l'ultima scala che chiude le attrezzature; in una decina di minuti il sentiero termina presso una strada forestale (765 m, 1h 15' dall'attacco, 1h 30' complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via attrezzata facile, superata grazie a numerose scale e cambre, con esposizione limitata a pochi passaggi; l'ambiente di forra è il vero punto di forza. Ottima anche per neofiti accompagnati.

    ⚠ Dopo il guado del rio le suole bagnate scivolano sulle scale: prudenza. Roccia spesso umida nel burrone; casco e set da ferrata indispensabili.

    ▲Discesa

    Raggiunta la forestale, per il rientro ci sono più opzioni: tenendo la sinistra si scende nel bosco sul sentiero 504 fino all'auto in circa 45' (2h 30' complessive); tenendo la destra, in circa un'ora sul sentiero 505 (passando da Baita Manzi) si raggiunge la stazione a monte della funivia di Mezzocorona, da cui si scende a valle. Esiste anche una variante più lunga: conviene verificare la segnaletica in loco.

    ▲Da abbinare

    In zona, vicine, la Ferrata Rio Secco a Cadino di Faedo, la Ferrata di Favogna e la Ferrata Val del Rì a Mezzolombardo.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • ProvinciaTrento
    • GruppoPaganella
    • Avvicinamento15 min
    • Tratto attrezzato1h 30'
    • Itinerario completo2h 30'
    • Dislivello attrezzato480 m
    • Dislivello itinerario670 m
    • Quota massima918 m
    • Lunghezza5 km
  • Sentiero Attrezzato Bertotti alla Croce del Chegul

    Sentiero Attrezzato Bertotti alla Croce del Chegul

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Sentiero Attrezzato Bertotti alla Croce del Chegul

    Il Sentiero Attrezzato Bertotti è un piacevole itinerario di bassa difficoltà che sale alla Croce del Chegul, sulle montagne a est di Trento. Non presenta difficoltà tecniche ed è adatto anche a neofiti o a chi ha poca esperienza di ferrate; dalla cima il panorama è a 360 gradi.

    ▲Avvicinamento

    Dal Passo del Cimirlo (733 m), raggiunto da Trento, si prende a destra la strada con indicazioni per Maranza; dopo circa 1,5 km, stretti ma asfaltati, si nota a sinistra il segnavia CAI 418 del Sentiero Attrezzato Bertotti. Si parcheggia a bordo strada. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal cartello (850 m) si sale ripidi nel bosco tra tornanti, gradoni rocciosi e massi sotto le pareti del Chegul, poi a destra su un pendio fino a una cengia sotto la cresta; con brevi tratti attrezzati si raggiunge il libro delle firme, dove una targa segna l'inizio del sentiero attrezzato (1115 m, 30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si risale un canalone nel bosco fino al suo punto più alto, dove si passa tra due rocce; si affronta poi una parete verticale attrezzata con larghe cambre. Il sentiero prosegue facile e privo di attrezzature per alcuni minuti, fino ad alcune roccette e a una lunga scala metallica di 20 metri; superata la scala, una serie di gradoni attrezzati conduce senza problemi alla Croce del Chegul (1263 m), con ottima vista su Trento e sul Bondone (30' dal libro delle firme, 1h complessiva).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario non difficile: i due tratti verticali sono facilitati da una scala e da una serie di staffe; il dislivello è superato con tratti attrezzati nei punti più esposti, ma la difficoltà resta modesta. Molto bello invece il panorama dalla cima.

    ⚠ Pur facile, resta una via attrezzata: casco e set da ferrata sono raccomandati, soprattutto per i neofiti che vi si avvicinano.

    ▲Discesa

    Si può scendere al parcheggio per lo stesso itinerario (45', 1h 45' complessive) oppure compiere un più lungo anello: oltrepassato un ponticello si sale allo Spiaz delle Patate (1310 m), poi verso sud sul CAI 411 verso il Monte La Marzola, superando vecchie postazioni di guerra; a un bivio (1541 m) si può salire a La Marzola (1738 m) col CAI 411A oppure proseguire sul CAI 411/412 fino al Bivacco Bailoni (1632 m). Dal bivacco, in ripida discesa col CAI 412 verso ovest, si raggiunge il Rifugio Maranza (1072 m) e infine, sui CAI 426 e 413, l'auto (circa 5h complessive).

    ▲Da abbinare

    Percorrendolo nella variante breve restano tempo ed energie per un'altra via: in Val d'Adige la Ferrata Rio Secco e la Ferrata di Favogna, o il Burrone Giovannelli; verso il Garda la Ferrata Che Guevara e la Sentiero de le Stel.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • ProvinciaTrento
    • GruppoValsugana
    • Avvicinamento30 min
    • Tratto attrezzato30 min
    • Itinerario ad anello5h
    • Dislivello attrezzato150 m
    • Dislivello itinerario886 m
    • Quota massima1737 m
    • Lunghezza14,7 km
  • Sentiero Attrezzato Apolloni

    Sentiero Attrezzato Apolloni

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Sentiero Attrezzato Apolloni

    Il Sentiero Attrezzato Apolloni è il più recente sentiero attrezzato delle Dolomiti di Brenta e collega il Rifugio Agostini al Rifugio Pedrotti passando per il Passo Forcoletta. Corre più in quota del parallelo Sentiero Palmieri ed è attrezzato nei punti più esposti, senza particolari difficoltà tecniche.

    ▲Avvicinamento

    La relazione parte dal Ristoro Dolomiti (768 m) sopra Dorsino: in centro paese una strada segnata col cartello marrone «Val d'Ambiez» sale stretta e asfaltata fino al ristorante, dove si parcheggia. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si sale sul CAI 325 (prima sterrata, poi sentiero) fino al Rifugio al Cacciatore (1820 m, 2h 15'), poi sul CAI 325 (Sentiero Dallago) fino al Rifugio Agostini (2410 m, 3h 30' dal parcheggio). L'avvicinamento è lungo e con forte dislivello (circa 1700 m). In alternativa, percorrendo l'itinerario al contrario, si può partire da Molveno con la funivia al Pradel.

    ▲Il percorso

    Dal Rifugio Agostini si procede verso est, verso le pareti occidentali di Cima Ceda, seguendo il CAI 320 (Sentiero Palmieri); in leggera salita a mezzacosta si raggiunge il Passo di Forcolotta di Noghera (2423 m). Si prosegue su tratti più esposti verso est tenendo la sinistra (ignorando il bivio per il CAI 345 verso Passo Caplo), fino a passare nella valle della Pozza Tramontana, in un imponente anfiteatro tra Cima Ceda, Cima Brenta e Monte Daino. In discesa verso nord si raggiunge il bivio tra il Sentiero Palmieri (più basso) e il Sentiero Attrezzato Apolloni (CAI 320B), composto da due tratti attrezzati: il primo è una serie di cenge esposte con gradini metallici assicurati; il secondo, più vicino a Cima Brenta Bassa, è un intaglio nella roccia da risalire con alcune staffe. Nessuno dei due presenta difficoltà tecniche rilevanti. Completato il sentiero, presso Cima Brenta Bassa, in pochi minuti si scende al Rifugio Pedrotti (2491 m, 2h 30' dal Rifugio Agostini, 6h complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    I due tratti attrezzati sono facili e proteggono i punti più esposti; l'attrezzatura è nuova e in ottimo stato. La vera fatica sta nel lungo avvicinamento e nel forte dislivello complessivo.

    ⚠ L'avvicinamento fa salire circa 1700 m di dislivello: valuta di pernottare in rifugio per affrontare l'itinerario in quota da riposato. Giornata complessivamente lunga (fino a 9h 30' per il giro completo).

    ▲Discesa

    L'opzione più semplice è tornare a ritroso: dal Passo Forcoletta si scende al Rifugio al Cacciatore (2h 15' dal Rifugio Pedrotti) e da qui al Ristoro Dolomiti per il CAI 325 (9h 30' complessive). In alternativa, più impegnativo, si può rientrare per la Ferrata Brentari verso il Rifugio Agostini passando per la Vedretta d'Ambiez (consigliato il pernottamento in quota).

    ▲Da abbinare

    È un sentiero di collegamento tra due rifugi da cui partono numerose escursioni del Brenta: dal Rifugio Pedrotti si raggiungono gli itinerari delle Bocchette Alte e Centrali.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • ProvinciaTrento
    • GruppoDolomiti di Brenta
    • Avvicinamento3h 30'
    • Tratti attrezzati2h 30'
    • Itinerario completo9h 30'
    • Dislivello attrezzato100 m
    • Dislivello itinerario1623 m
    • Quota massima2491 m
    • Lunghezza3,2 km
  • Ferrata di Valimpach

    Ferrata di Valimpach

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata di Valimpach
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    Il Sentiero attrezzato di Valimpach costeggia la valle del Centa, sulla destra orografica del torrente, sopra Caldonazzo in Valsugana (Trento). Non è molto faticoso, ma richiede attenzione per l'esposizione di alcune sezioni, qualche punto più impegnativo e una roccia spesso umida e muschiata per buona parte del percorso.

    ▲Avvicinamento

    Giunti a Caldonazzo si imbocca la SP108, si supera il ristorante Speckstube sulla sinistra e si raggiunge il parcheggio n. 3, appena sotto la frazione Valle in direzione Centa San Nicolò, sempre sulla sinistra. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Chi vuole può partire dai parcheggi n. 1 o n. 2 (sempre sulla SP108) per allungare il percorso e ammirare paesaggio e cascate sul Centa. Dal parcheggio si scende per la stradina o per lo sterrato un po' ripido che lo affianca, sul sentiero che costeggia il torrente Centa verso sud, fino a un ponte che lo attraversa, a lato del quale si vedono le rovine dell'ex mulino Polentoni. Subito dietro il cartello di sentiero attrezzato segna l'inizio del ripido sentiero a brevi tornanti, a tratti esposto, che porta all'attacco della ferrata (circa 20-30' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Il primo tratto è il più esposto: una scaletta seguita dal cavo sotto una cengia, da cui si vede sull'altro versante il paese di Centa San Nicolò. Si prosegue su diversi balzi rocciosi muniti di cambre metalliche, circondati da pini mughi; salendo si iniziano a intravedere la cascata di Valimpach e la valle sottostante. Superati questi facili balzi, un tratto nel bosco privo di difficoltà, in lieve discesa, costeggia le cascate fino alle loro sorgenti. Si continua nel vallone seguendo la traccia sui massi e ci si addentra nella gola rocciosa, dove di tanto in tanto cavi e cambre agevolano la progressione: è un ambiente umido, con rocce spesso scivolose e muschio, dove prestare attenzione anche all'eventuale caduta di sassi dalle pareti laterali. Seguendo le tracce si arriva sotto il ponte di Valimpach (926 m); oltrepassatolo da sotto si gira a destra e in pochi metri si raggiunge la ex «Strada della Val Caréta» (ex sentiero 219), dove la ferrata termina (circa 1h 15' dall'inizio delle attrezzature, 1h 45' dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario vario ma di impegno contenuto, con un primo tratto esposto e passaggi su balzi attrezzati. La qualità della roccia non è sempre ottima e l'umidità della vicina cascata richiede prudenza.

    ⚠ Nei tratti finali, poco prima del ponte, alcune attrezzature metalliche risultano un po' molli: attenzione soprattutto per i neofiti. Roccia infida per muschio e umidità; possibile caduta sassi nella gola.

    ▲Discesa

    Dal ponte si continua sull'antica strada in direzione della Chiesa di Lavarone; dopo circa 15 minuti, al bivio con il Sentiero del Lanzino (itinerario 217), si scende nella Valle del Centa. Si supera il capitello votivo di Sant'Antonio e si arriva ad alcuni ruderi circondati da un ghiaione; con attenzione si guada il torrente e si raggiunge il sentiero di fondovalle che, costeggiando il Centa sulla sinistra orografica, riporta al parcheggio di partenza (circa 3h complessive).

    ▲Da abbinare

    Il percorso attrezzato più vicino è il Sentiero Attrezzato Chiesa in Val Scura. Verso la Val d'Astico si trova la Ferrata degli Anelli delle Anguane; in Val d'Adige il Sentiero Attrezzato Bertotti e il Sentiero Attrezzato de le Stel. Non lontano da Trento, l'impegnativa Ferrata Segata al Bondone.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • ProvinciaTrento
    • GruppoValsugana
    • Avvicinamento25 min
    • Ferrata1h 15'
    • Itinerario completo (a/r)3h
    • Dislivello ferrata350 m
    • Dislivello itinerario415 m
    • Quota massima1003 m
    • Lunghezza5 km
  • Ferrata della Val Gelada

    Ferrata della Val Gelada

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata della Val Gelada
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata della Val Gelada fa parte di un itinerario che risale la ripida omonima valle sotto il Corno di Flavona, nelle Dolomiti di Brenta settentrionali (Trento). I tratti attrezzati non presentano particolari difficoltà tecniche, ma l'ambiente severo, l'elevato dislivello e diversi passaggi esposti la riservano a escursionisti allenati ed esperti.

    ▲Avvicinamento

    L'anello qui descritto è il modo più corto e semplice di percorrere la ferrata e parte dal Lago di Tovel. Si raggiunge Tuenno, sul versante orientale del Brenta, e a un incrocio sulla sinistra si seguono le indicazioni per il Lago di Tovel lungo circa 11 km di strada asfaltata; al termine, sulla destra, c'è un primo parcheggio, poi si prosegue sulla sterrata di fronte seguendo le indicazioni per lo Chalet (circa 2 km). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal Lago di Tovel si imbocca sul versante occidentale il largo sentiero CAI 314 in direzione di Malga Tuenna; si sale comodi su carrareccia fino a incrociare il CAI 312 (Sentiero della Dena), ripido verso ovest. Ignorato un primo bivio a destra, si prosegue seguendo le indicazioni per Malga Tuenna e poi per il Passo della Val Gelada (CAI 380), superando un primo tratto attrezzato. Usciti dal bosco si raggiunge l'incrocio con il CAI 306 (Sentiero Attrezzato delle Palete): lo si ignora e si tira dritti verso ovest fino al bivio del Passo della Val Gelada (2171 m, circa 2h dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si prende dritti il CAI 380 che risale la Val Gelada: il tratto è decisamente faticoso e guadagna quasi 500 m di dislivello. Addentrandosi verso la parte interna della valle si nota una bastionata rocciosa dove alcuni tratti attrezzati dentro un canalino permettono di superarla senza eccessive difficoltà, contornati dalle imponenti pareti di Cima Paradiso, Cima Sassara e Sasso Alto a destra e dal Gran de Formenton a sinistra. Un ultimo tratto attrezzato porta al Passo di Val Gelada (2686 m, circa 4h dal parcheggio), crocevia con il Sentiero Alpinistico Costanzi (CAI 336). Qui si tiene la sinistra verso la Bocchetta dei Tre Sassi: alcuni tratti verticali attrezzati con fune e scale, poi un tratto di sentiero non particolarmente difficile, conducono alla Bocchetta dei Tre Sassi (2613 m, 45' dal Passo, 4h 45' complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    I due tratti ferrati aiutano a superare salti che oltrepassano il primo grado, ma le maggiori insidie sono il carattere alpino dell'escursione, la lunghezza e l'esposizione. Sono presenti anche un paio di tratti di arrampicata di I grado non protetti. La Val Gelada è tra gli angoli più selvaggi e meno frequentati del Brenta.

    ⚠ Sia la Val Gelada sia la Val delle Giare possono presentare tratti innevati anche a stagione avanzata: portare ramponi e piccozza per evitare situazioni pericolose. L'itinerario è lungo e con forte dislivello: bastoncini telescopici molto consigliati. I pochi tratti attrezzati non devono far abbassare la guardia sul carattere alpino dell'uscita.

    ▲Discesa

    Dalla Bocchetta dei Tre Sassi si prende il CAI 334, dapprima in falso piano verso sud e poi in discesa nella Val delle Giare lungo un vallone detritico, fino a incrociare il CAI 306 (Sentiero delle Palete) con un paio di tratti attrezzati e una scaletta da scendere; lo si ignora e si continua a scendere fino al CAI 314, che si prende a sinistra verso il Rio Tresenga riportando comodamente al Lago di Tovel e al parcheggio (2h 30' dalla Bocchetta, 7h 30' complessive).

    ▲Da abbinare

    L'anello può essere composto in modi diversi: spesso si abbina al Sentiero Attrezzato delle Palete o al Sentiero Alpinistico Costanzi (entrambi molto difficili, per esperti), magari proseguendo verso il Sentiero Attrezzato Vidi. Puntando al Passo Grostè per il pernottamento si può poi proseguire a sud verso la Ferrata Benini e le Bocchette Alte.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • ProvinciaTrento
    • GruppoDolomiti di Brenta
    • Avvicinamento2h
    • Tratti attrezzati3h
    • Itinerario ad anello7h 30'
    • Dislivello attrezzato100 m
    • Dislivello itinerario1508 m
    • Quota massima2686 m
    • Lunghezza21 km
  • Ferrata Val di Scala

    Ferrata Val di Scala

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Val di Scala

    La Ferrata Val di Scala (detta anche di Caoria o del Canal San Bovo) è un itinerario breve e ben attrezzato, ideale per avvicinarsi al mondo delle vie attrezzate: le difficoltà tecniche restano modeste pur in presenza di una buona esposizione. Il contesto, in provincia di Trento sul fianco della Catena del Lagorai, è molto bello e isolato, lontano dal turismo di massa.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza si trova lungo la strada che collega Canal San Bovo e Caoria e che risale la Val di Scala: si parcheggia nei pressi di una curva pronunciata, con l'attacco posto a pochi metri dalla carreggiata. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal parcheggio la via è già visibile: in pochi minuti, seguendo la traccia, si raggiunge l'attacco (10' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    I primi metri sono subito verticali su placca, con una rapida successione di cambre per una quindicina di metri, dopo i quali una breve cengia terrosa porta verso destra. Il cavo riparte in verticale, sempre su cambre metalliche, conducendo sotto un tetto roccioso che si supera con il cavo che per alcuni metri scorre su entrambi i lati. Si prosegue verticali sulla scala di cambre e poi in traverso verso sinistra in direzione del ponte sospeso, molto stabile e lungo una quindicina di metri; bella la cascata che scorre a destra del ponte e che, terminato l'attraversamento, si sfiora in salita. Dopo un breve tratto orizzontale al bordo del torrente, una serie di traversi privi di difficoltà ma molto panoramici accompagna i balzi del corso d'acqua. Le attrezzature si interrompono per un tratto di sentiero di collegamento, poi i cavi riprendono presso alcune roccette e fungono da corrimano dove il sentiero si stringe; si risale un sasso oltre il quale una passerella di legno attraversa il torrente. Oltre la passerella si procede su traccia, sulla sinistra orografica, fino a una parete verticale: si sale una lunga fila di cambre, intervallata da un breve tratto a sinistra, fino a un nuovo tetto roccioso che questa volta si aggira a sinistra con i piedi sulle cambre – il punto più esposto della via. Aggirato il tetto si riparte verticali per una ventina di metri fino a un breve tratto terroso; a fianco scende di nuovo la cascata. Si risalgono infine alcuni balzi rocciosi abbondantemente staffati, con brevi tratti di collegamento, e dopo le ultime roccette attrezzate la via termina (40' dall'attacco).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata recente e moderna nella concezione, con numerosi infissi metallici. Chi cerca una via «arrampicabile» ne resterà deluso; chi apprezza la verticalità troverà comunque soddisfazione, con difficoltà tecniche contenute. È perfetta per far prendere confidenza con le vie attrezzate a chi è già abituato a escursioni esposte; l'attrezzatura è in ottimo stato.

    ⚠ Pur tecnicamente facile, la via è ben esposta: non è adatta a chi soffre il vuoto. Casco e set da ferrata restano indispensabili. Per la cartografia è utile la carta del Parco di Paneveggio – Pale di San Martino o quella del Lagorai – Cima d'Asta.

    ▲Discesa

    Terminata la ferrata si segue la traccia ben visibile che riporta al parcheggio in circa 20 minuti (1h 15' complessive).

    ▲Da abbinare

    È probabilmente l'unico itinerario facile di questa zona del Trentino, ricca invece di vie lunghe e impegnative. Poco distante la Ferrata Gabrielli sale a Cima d'Asta; spostandosi nelle Pale di San Martino si trovano la Ferrata del Porton, la Ferrata del Velo e la Ferrata Bolver-Lugli. Per chi è alle prime armi, in Val di Fiemme c'è la Ferrata del Bombasel al Cermis.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • ProvinciaTrento
    • GruppoCatena del Lagorai
    • Avvicinamento10 min
    • Ferrata45 min
    • Itinerario completo (a/r)1h 15'
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario239 m
    • Quota massima1004 m
    • Lunghezza2,4 km
Serve aiuto? Scrivici!