Regione: Trentino-Alto Adige

  • Ferrata Sasso delle Nove (Cima Nove)

    Ferrata Sasso delle Nove (Cima Nove)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Sasso delle Nove (Cima Nove)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata a Cima Nove (Sasso delle Nove) è un breve tratto attrezzato — gli ultimi 100 metri prima della croce — posto al termine di un lungo e impegnativo itinerario di alta montagna in Val Badia. Tecnicamente non è proibitiva, ma corre lungo una parete molto esposta, soprattutto sulla caratteristica placconata sud, in un ambiente solitario e austero con alcuni passaggi esposti e non protetti. La vetta tocca i 2968 m.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il Rifugio Pederù (1548 m), raggiungibile da San Vigilio di Marebbe seguendo le indicazioni «Pederù» già in paese, su strada asfaltata fino all'ampio parcheggio. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal rifugio si segue l'ampio sentiero turistico 7 verso sud nel Vallone di Fanes, toccando in rapida successione il Rifugio Pices Fanes (2007 m), il Rifugio Fanes (2060 m, breve deviazione opzionale) e il Rifugio Lavarella (2050 m, 1h 30' dalla partenza). Da qui si prende il segnavia 13 verso nord, a destra, sul Piano delle Sarenes, salendo costantemente fino al Passo di Sant'Antonio (Ju de Sant'Antone, 2466 m, 2h 30' totali). Si lascia il 13 e, seguendo il cartello, si sale verso est su un ripido ghiaione con alcuni bolli rossi e facili roccette fino a una sella prativa con vista su Cima Dieci e Cima Nove; qui i segni finiscono ma si segue a vista la cresta verso nord-ovest, fra precipizi su entrambi i lati, fino all'attacco delle attrezzature (2800 m, 3h 30' totali).

    ▲Il percorso

    La ferrata supera circa 100 metri. I primi tratti assicurano una cresta ben gradonata vicino al precipizio della parete nord, più simile a un sentiero attrezzato; poi ci si sposta sul versante sud, più esposto, dove il cavo prosegue ancora senza difficoltà tecniche su moderata pendenza fino a un sasso dove il cavo si interrompe e riprende due metri più avanti. Inizia qui il tratto più interessante: un lungo e aereo traverso verso sinistra su una liscia placconata da percorrere in aderenza. Il cavo risale poi più verticale verso un tratto di spigolo molto aereo, in forte esposizione, fino a un camino di media difficoltà — il passaggio probabilmente più tecnico, però abbastanza appoggiato. Un'ultima placca inclinata e alcune esposte roccette sommitali chiudono le attrezzature (45' dall'attacco). Si prosegue su pendio ghiaioso fino alla croce di Cima Nove (2968 m, 15' dal termine delle attrezzature, 4h 30' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    La via non presenta difficoltà tecniche di rilievo ma si sviluppa su una parete molto esposta, con placche lisce e verticali che possono mettere in difficoltà chi ha poca esperienza o piede non fermo; i passaggi attrezzati si alternano comunque a tratti senza difficoltà.

    ⚠ Il rientro avviene ripercorrendo la ferrata in discesa, da affrontare con grande attenzione data l'esposizione. L'escursione è lunga e, dopo i primi rifugi, abbastanza isolata: percorrerla solo con tempo stabile. In discesa, sul pianoro sommitale, con nebbia o nuvole basse fare attenzione a individuare il canalino dove corrono le attrezzature.

    ▲Periodo e sicurezza

    In alternativa al Rifugio Pederù si può partire dalla località Spescia (1549 m) in Val Badia salendo ripidamente per il sentiero 13 lungo la Val di Fanes fino al Ju de Sant'Antone: più breve come distanza ma più faticosa e ripida (circa 7h a/r). Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ); per la zona è utile la cartina della Val Badia di 4Land.

    ▲Storia

    Il Sasso delle Nove è una montagna particolare: la sua lunga placconata appoggiata della parete sud fu salita dai fratelli Messner con tre itinerari di pura aderenza (Direttissima, Heidi, Placche), alla fine degli anni Sessanta veri banchi di prova, per giunta affrontati con scarponi rigidi. La più ripetuta è oggi la Direttissima Messner.

    ▲Discesa

    Il rientro avviene a ritroso lungo l'itinerario di salita, ferrata compresa (3h 30' dalla vetta, 8h totali).

    ▲Da abbinare

    Cima Nove è la vetta settentrionale del Gruppo del Sasso della Croce, dove si trova anche la spesso abbinata ferrata al Sasso della Croce e a Cima Dieci. Più a sud sul gruppo corrono il Sentiero Attrezzato Tru Dolomieu e la lunga Ferrata della Pace; verso il Lago di Braies la facile Ferrata di Valdaora alla Cima dei Colli Alti e, al Passo Furcia, la Ferrata al Piz de Peres.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoSasso della Croce
    • Avvicinamento3:30 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)8:00 h
    • Dislivello ferrata110 m
    • Dislivello itinerario1424 m
    • Quota max2968 m
    • Lunghezza19 Km
  • Ferrata Sasso della Croce e Sasso delle Dieci

    Ferrata Sasso della Croce e Sasso delle Dieci

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Sasso della Croce e Sasso delle Dieci
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    L'abbinamento delle ferrate al Sass dla Crusc (Sasso della Croce) e a Cima Dieci è un grande itinerario di alta montagna con partenza da Badia, in Val Badia. I tratti attrezzati sono di media difficoltà, ma il percorso è lungo (oltre 16 km, quasi 1000 m di dislivello) e per ampi tratti corre su sentiero esposto e non protetto: va affrontato con buona preparazione e tempo stabile. In cambio regala panorami spettacolari su Val Badia, Sassolungo, Gruppo Sella e le cime dolomitiche di Cortina, con la vetta a 3026 m.

    ▲Avvicinamento

    Il punto d'appoggio è il Rifugio Santa Croce, sul versante orientale della Val Badia all'altezza di Badia, raggiungibile con le seggiovie «La Crusc 1» e «La Crusc 2» oppure a piedi per il comodo sentiero 7 da Badia (circa 1h 30'). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dalla stazione a monte (2045 m) si ha di fronte l'imponente bastionata del Sass dla Crusc, prima meta della giornata. Si seguono i segnavia 7 passando accanto a una chiesetta bianca; il sentiero sale poi a destra verso sud, dapprima dolce tra i mughi e quindi più deciso fuori dal bosco, verso la parete. Ci si incammina sotto la roccia lungo una cengia che si fa via via più stretta ed esposta: qui inizia il primo tratto attrezzato (1h dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Il primo cavo aiuta su una cengia esposta seguita da un salto verticale; si prosegue alternando sentiero a mezzacosta esposto a brevi tratti attrezzati. Si risale una rampa inclinata con il cavo a sinistra e si percorre l'esposto sentiero che aggira la parete sud-ovest del Sass dla Crusc; dopo un tratto di roccette non attrezzato se ne incontra uno attrezzato con due staffe metalliche e un facile traverso. Una lunga cengia, più stretta delle precedenti, è protetta da una fune di autoassicurazione; si volge quindi a sud per l'ultimo tratto di sentiero, parzialmente attrezzato dove entra in un ripido canalino franoso, fino alla Forcella dla Crusc (2h 30' in totale). Alla forcella, crocevia di sentieri, si tiene la sinistra per restare sull'altopiano. Si cammina tra sassi e ghiaioni un po' scivolosi ma non difficili fino al Piz Zuber, quindi al bivio per il Sass dla Crusc (2907 m, deviazione opzionale ma consigliata), e si prosegue lungo la cresta panoramica verso Cima Dieci. Qui inizia il secondo tratto ferrato: breve ma molto esposto, risale lo spigolo sud per una cinquantina di metri di balzi rocciosi verticali. Dopo i primi metri appoggiati si affronta una serie di salti più marcati con il cavo a sinistra; da un balconcino panoramico si sale in forte esposizione su due tratti impegnativi, poi si aggira lo spigolo sul versante orientale e si vede, a una quindicina di metri, la croce di legno. Qualche passo in orizzontale immette in un camino che si risale in spaccata, passando dal lato destro a quello sinistro; le ultime roccette portano al pianoro sommitale e alla croce di Cima Dieci, con vista a 360° (2h dalla Forcella, 4h 30' in totale). La cresta che si stacca verso Cima Nove è percorsa dalla relativa ferrata.

    ▲Carattere e difficoltà

    La prima ferrata, quella che porta alla Forcella dla Crusc, è nel complesso facile: presenta tre tratti verticali brevi e senza difficoltà tecniche, mentre gli altri cavi servono soprattutto a proteggere sentieri esposti. La ferrata di Cima Dieci è invece breve ma intensa, molto esposta e con la prima metà verticale e impegnativa.

    ⚠ Itinerario di alta montagna, lungo e con dislivello importante: richiede buona forma fisica. Diversi tratti di sentiero prima della Forcella sono esposti e non protetti, sconsigliati a chi non ha esperienza di montagna o piede fermo. Cima Dieci richiede assenza di vertigini. La stabilità del meteo è fondamentale: non ci sono veri punti d'appoggio e si trovano tratti attrezzati sia all'inizio sia alla fine del giro, da evitare con tempo instabile.

    ▲Storia

    Il Sasso della Croce è legato alla storia dell'alpinismo per via di Reinhold Messner: nel luglio 1968, salendo il Pilastro di Mezzo con il fratello Günther, si trovò davanti a una placca liscia di quattro metri da cui non poteva né salire né scendere. La superò, come racconta nel suo celebre «Settimo Grado», e le attribuì una valutazione di VIII grado, fino ad allora mai usata; va ricordato che la affrontò con scarponi a suola rigida.

    ▲Periodo e sicurezza

    Per questa via sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ) scaricabili dalla scheda; per la zona è utile la cartina della Val Badia di 4Land.

    ▲Discesa

    La discesa avviene lungo lo stesso sentiero dell'andata; i due tratti attrezzati richiedono particolare attenzione perché percorsi in discesa (3h dalla vetta, 7h 30' complessive).

    ▲Da abbinare

    Difficilmente questo giro lascia energie per una seconda ferrata in giornata, ma su più giorni dalla Forcella dla Crusc si può salire al Piz de Lavarella e scendere verso il Sentiero Attrezzato Tru Dolomieu. In Val Badia c'è la Ferrata della Pace; da Corvara, sul Gruppo Sella, la Ferrata al Piz de Lech e quella del Vallon; verso il Passo Gardena la Ferrata al Gran Cir e, verso il Passo della Furcia, la nuova Ferrata al Piz de Peres.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoSasso della Croce
    • Avvicinamento2:00 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerario (a/r)7:30 h
    • Dislivello ferrata75 m
    • Dislivello itinerario979 m
    • Quota max3026 m
    • Lunghezza16,1 Km
  • Ferrata di San Silvestro al Monte Totoga (Primiero)

    Ferrata di San Silvestro al Monte Totoga (Primiero)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata di San Silvestro al Monte Totoga (Primiero)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata di San Silvestro prende il nome dalla chiesetta a mezza costa del Monte Totoga, meta finale dell'itinerario. È una via breve, prevalentemente facile con alcuni passaggi moderatamente difficili, divisa in due sezioni; avvicinamento di meno di 5 minuti, bassa esposizione e rientro rapido la rendono ideale per principianti ed escursionisti che cercano un percorso attrezzato semplice.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è a bordo della SS 50 del Grappa e del Passo Rolle, salendo da Feltre verso il Primiero: appena finito il lago di Schenér, poco prima della rotatoria per Imer e appena prima della galleria per Canal San Bovo, c'è uno spiazzo con indicazione «Falesia San Silvestro» (un altro parcheggio più grande sul lato opposto), a quota 600 m. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si segue il sentiero «Falesia di San Silvestro» e, poco dopo, un cartello a destra indica l'attacco, col classico cartello rosso (5' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Prima sezione: si parte con un tratto abbastanza verticale ma ben ammanigliato (gradini in roccia, staffe e facili roccette), poi si sale in diagonale verso sinistra su gradoni di solida roccia con varie cambre, una serie di cambre verticali, qualche balzo e una paretina staffata, fino al pianoro boschivo che chiude la prima sezione (circa 150 m di quota dal parcheggio): la parte iniziale è moderatamente difficile, il resto facile. In 5 minuti si arriva a un bivio sotto un traliccio: a sinistra il percorso per ragazzi «Sandokan», dritto la seconda sezione (qui un primo rientro per chi non vuole proseguire, 20' dall'attacco). Si prosegue nel sottobosco e in circa 15' si raggiungono le attrezzature: tre tratti di semplice sentiero attrezzato, poi facili roccette con qualche staffa e un traverso a sinistra fino a una parete verticale di circa 10 m ben provvista di cambre — il primo dei due tratti più esposti, comunque contenuto. Da un terrazzino panoramico (a destra il lago di Schenér, a sinistra Imer e Mezzano) si continua con altri passaggi su appoggi naturali e staffe; un traverso a destra e una lunga serie di staffe irregolari per circa 15 m costituiscono il secondo tratto più esposto. Si prosegue tra roccette, scalini e staffe, poi un lungo e semplice traverso a destra protetto dal bosco; si aggira la parete in obliquo aiutandosi col cordino a sinistra e, dopo un ultimo facile tratto attrezzato (terreno a tratti fangoso dopo le piogge), si arriva alla Chiesetta di San Silvestro, splendido punto panoramico (circa 1h dall'attacco / 1h 5' dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via adatta ai principianti: avvicinamento brevissimo, esposizione contenuta, impegno fisico modesto. A metà percorso, presso il traliccio, si stacca la facile variante «Sandokan» (a cura di Alberto Zanon), che scende a una larga cengia e poi a zig-zag nel bosco fino a un'altra falesia e al parcheggio (circa 20', percorribile in salita o in discesa).

    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota: percorribile tutto l'anno, con attenzione a neve o ghiaccio in inverno. Esposta a sud-est, è sconsigliata nelle giornate estive molto calde, pur essendo in parte riparata dalla vegetazione. Nessun GPS ufficiale disponibile per questa via.

    ▲Discesa

    Dalla chiesetta un cartello indica due opzioni. Consigliata: sentiero 346 che in circa 40' porta sulla provinciale ai Masi di Imer (ristorante «Al Bus») e in altri 10' al parcheggio, attraversando la strada e la rotatoria davanti al tunnel (50' dal termine). In alternativa si può allungare il giro salendo per il 346 fino al Passo Gobbera e scendere per la provinciale verso Imer o per sterrata/sentiero che si ricollega più in basso alla prima opzione (circa 1h 30').

    ▲Da abbinare

    Nel Primiero e dintorni: la Ferrata del Canalone al Rifugio Treviso e, alle Pale, la Ferrata Bolver-Lugli; verso le Dolomiti Feltrine la Ferrata al Monte Coppolo.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoPrimiero
    • Avvicinamento0:05 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)1:50 h
    • Dislivello ferrata330 m
    • Dislivello itinerario380 m
    • Quota max965 m
    • Lunghezza5,4 Km
  • Ferrata Roda di Vael (Catinaccio)

    Ferrata Roda di Vael (Catinaccio)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Roda di Vael (Catinaccio)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Roda di Vael porta all'imponente vetta omonima (2806 m) nel Gruppo del Catinaccio, con un itinerario di media difficoltà. La salita dal Passo del Vajolon è facile; la discesa verso la Torre Finestra presenta singoli passaggi più impegnativi. Si può concatenare con la Ferrata Masarè per un appagante giro ad anello.

    ▲Avvicinamento

    Base il Rifugio Paolina (2125 m), raggiungibile con la Funivia Paolina da Carezza, presso il Passo di Costalunga; ampio parcheggio agli impianti. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal Paolina si va verso nord/sinistra sul CAI 552, in leggera salita verso la parete ovest della Roda di Vael, poi sul CAI 549 e in direzione del Passo del Vajolon; superato un primo tratto attrezzato con fune e scaletta, lungo la traccia detritica si raggiunge il Passo del Vajolon (2565 m, 1h dal Rifugio Paolina). In alternativa si parte dalla Val di Fassa: da Vigo, funivia al Rifugio Ciampedie e sentieri CAI 541 poi 551 al Passo Vajolon (2h dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Dal passo si risale in linea logica il filo di cresta dello spigolo della Roda di Vael seguendo le attrezzature: la salita non presenta particolari difficoltà e alterna tratti attrezzati medio-facili a roccette non attrezzate, con bella vista sulla valle detritica dietro il Catinaccio. Per sentiero di cresta attrezzato e qualche facile balzo si arriva in vetta alla Roda di Vael (2806 m), con la croce metallica (45' dal Passo del Vajolon / 1h 45' totali). Si scende quindi sul versante opposto su ampio sentiero, attrezzato nei tratti più ripidi: alcune roccette e una scala portano verso la Forcella delle Rode (si ignorano le funi che scendono ripide nel canalino e si prosegue in quota). Raggiunta la forcella si affronta il passaggio chiave: una parete verticale e molto esposta, con pochi appigli naturali, da risalire in diagonale verso sinistra; le numerose staffe sostengono la progressione e si esce al Pian del Diaol (2625 m, 1h 15' dall'attacco / 2h 15' totali). Si passa sotto la Torre Finestra (la fessura con la croce al centro) fino a un bivio: a destra sale la Ferrata Masarè (2h), a sinistra si scende per un tratto angusto con una scala in un anfratto roccioso e un paio di altri tratti attrezzati che chiudono la ferrata (45' dal bivio / 3h 15' totali). In entrambi i casi si scende al Rifugio Roda di Vael (2283 m).

    ▲Carattere e difficoltà

    Difficoltà media in ambiente d'alta quota. Il punto più impegnativo è la parete diagonale di Pian del Diaol, esposta e capace di mettere in difficoltà i meno esperti, pur senza difficoltà tecniche rilevanti grazie alle ottime attrezzature.

    ⚠ Possibile presenza di neve anche in stagione inoltrata nel tratto verso il Passo del Vajolon. Attenzione al materiale detritico che si smuove nel tratto di discesa.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione estiva, a roccia asciutta e senza nevai residui. Quota massima 2806 m.

    ▲Discesa

    Dal Rifugio Roda di Vael si rientra al Rifugio Paolina per comodo sentiero a mezzacosta CAI 549 poi 539, passando per il Monumento a Christomannos, fino alla stazione a monte della funivia (1h dal Rifugio Roda di Vael; senza Ferrata Masarè 4h 15' totali, con la Masarè 6h 15' totali).

    ▲Da abbinare

    Prosecuzione naturale è la Ferrata Masarè. Nel Catinaccio anche la facile Ferrata Santner, la Ferrata Bepo de Medil, la Ferrata al Catinaccio d'Antermoia, la Ferrata Laurenzi e l'esposta Ferrata Maximilian.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoCatinaccio
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)4:15 h
    • Dislivello ferrata246 m
    • Dislivello itinerario681 m
    • Quota max2806 m
    • Lunghezza13,1 Km
  • Ferrata Rio Secco a Cadino

    Ferrata Rio Secco a Cadino

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Rio Secco a Cadino
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Rio Secco si svolge nella suggestiva forra di un rio quasi sempre asciutto (da cui il nome), sopra Cadino. È una via varia e appagante, con qualche tratto atletico ma mai tecnicamente proibitivo; restando per lo più all'ombra, la temperatura resta gradevole anche d'estate.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza l'abitato di Cadino (TN): si esce dall'autostrada del Brennero a San Michele all'Adige e, restando sul versante orientale della valle, si risale per circa 4 km verso Bolzano fino a trovare comodo parcheggio presso il Ristorante Al Cadino. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Sul lato opposto del parcheggio i segni biancorossi CAI salgono ripidi nel bosco; a un bivio si tiene la destra (a sinistra scende il sentiero di rientro) e si sale fino a una panchina di legno, dove indossare comodamente imbrago e casco (15' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    I primi metri seguono una facile cengia discendente fino al letto del torrente, spesso secco. Sul versante opposto si risale una parete liscia e leggermente strapiombante, agevolata da numerose cambre metalliche e da due corde; poi si traversa a destra su un tratto pianeggiante prima del «Salto dei Caprioi», un bel diedro che alterna ottimi appigli naturali e ampie cambre. Si piega a sinistra su una cengia che aggira uno spigolo e porta sotto una parete verticale solcata da una profonda fessura (buoni appigli naturali e artificiali). Una targhetta «Belvedere» invita a voltarsi sul panorama della piana Rotaliana; un tratto di sentiero attrezzato scende in un caratteristico anfiteatro roccioso con molti omini di pietra. Si risale il versante opposto (sinistra orografica) in un anfratto di roccia levigata e si percorre un lungo traverso a sinistra risalendo il rio, fino a un sentiero attrezzato nel bosco e al «Passaggio dei Gabbiani», un aereo spigolo oggi superabile con discreto sforzo ma senza affanno eccessivo. Segue un lungo traverso in leggera salita con brevi balzi; si passa sulla destra orografica e la parete si stringe in verticale, da risalire con le cambre, poi un breve traverso fino a una via di fuga: a sinistra il CAI 490A (30' per il rientro), a destra si prosegue la via (45' dall'attacco / 1h totali). Si continua su facili roccette e passaggi attrezzati fino al secondo anfiteatro, la «Grotta del Basalisc», dove i passaggi si fanno più impegnativi per la roccia levigata: il primo tratto sale in diagonale su roccia liscia priva di appigli naturali, resa percorribile dalle cambre (media difficoltà, un po' spinti in fuori dal cavo). Al libro delle firme seguono un paio di facili traversi a sinistra e l'aggiramento di uno spigolo esposto dove le staffe aiutano molto; presso la Grotta della Mariotta si risale una parete verticale ben servita da staffe e appigli, dove terminano le attrezzature (1h 15' dall'attacco / 1h 30' totali). Un sentiero ripido nel bosco porta in 5 minuti al cartello che indica a sinistra il rientro a Cadino.

    ▲Carattere e difficoltà

    Difficoltà media: percorso vario, con tratti atletici ma senza passaggi tecnicamente proibitivi. Attrezzatura recente e abbondante; ambiente di forra molto suggestivo, da percorrere volentieri anche nei mesi caldi.

    ⚠ La portata d'acqua del rio varia con la stagione: in primavera e inverno può essere presente acqua anche impetuosa; in estate e autunno (salvo piogge recenti) il rio è effettivamente secco. Valutare le condizioni dopo precipitazioni.
    ▲Periodo e sicurezza

    Percorribile gran parte dell'anno grazie alla bassa quota (massima 640 m) e all'esposizione ombreggiata. Dislivello della ferrata 234 m, sviluppo complessivo circa 2,5 km.

    ▲Discesa

    Il sentiero esce in breve dal bosco affacciandosi sulla Val d'Adige 600 metri più in basso e scende ripido (utili i bastoncini). Si incontra una lunga scala metallica e alcuni facili tratti attrezzati in discesa, per cui conviene tenere ancora l'imbrago; si prosegue ripidi nel bosco fino al bivio dell'avvicinamento, dove si tiene la destra per scendere al parcheggio (1h dal termine della ferrata / 2h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Per il breve avvicinamento si combina bene con altri itinerari della Val d'Adige: la vicina Ferrata di Favogna, la Ferrata Mendola al Roen, la Ferrata delle Aquile ad Andalo, oppure, in Val di Sarca, la Ferrata Pisetta, la Ferrata Che Guevara e la Ferrata Marangoni a Mori. Da segnalare anche la recente Ferrata della Croce di Fai.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoVal d'Adige
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerario (a/r)2:30 h
    • Dislivello ferrata234 m
    • Dislivello itinerario384 m
    • Quota max640 m
    • Lunghezza2,5 Km
  • Ferrata Rino Pisetta alla Cima Garzolet (Sarche)

    Ferrata Rino Pisetta alla Cima Garzolet (Sarche)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Rino Pisetta alla Cima Garzolet (Sarche)
    Estremamente Difficile● Da verificareCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Rino Pisetta sale l'imponente parete della Cima Garzolet, sopra Sarche: una via storica, fra le più dure e atletiche d'Italia, fortemente verticale ed esposta, che alterna pareti strapiombanti, traversi impegnativi e camini con fessura. Va affrontata solo in ottime condizioni fisiche e con solida esperienza di vie attrezzate.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dall'abitato di Sarche (TN): dalla rotonda si procede verso Madonna di Campiglio, si supera un distributore sulla sinistra e si imbocca a destra la stradina indicata per il parcheggio della Ferrata Rino Pisetta, presso la scuola elementare e la bocciofila. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si costeggia il bocciodromo e, dietro l'edificio, un cartello bianco indica il sentiero. Si entra nel bosco, al primo bivio si tiene la destra e al successivo la sinistra, salendo ripidi fino ai cartelli bianco-rossi della via; una salita faticosa porta all'attacco, con la targa metallica dell'anno di costruzione (45' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Si comincia subito con una parete verticale di una ventina di metri, uno dei passaggi più impegnativi dell'intera via: appigli scarsi per mani e piedi, spesso necessario tirarsi sulle braccia; conviene cercare gli appigli naturali meno evidenti per risparmiare forze. In alto il cavo piega a sinistra su un esposto traverso in leggera discesa, poi riparte verticale dentro un camino; superato un albero si guadagna una cengia a sinistra dove conviene rifiatare (qui una via di fuga a destra). Dopo pochi metri in piano la via riparte verticale su roccia più frastagliata e appigliata, con un traverso a sinistra e alcuni balzi rocciosi, fino a un tratto verticale con una caratteristica fessura utile per piedi e mani. Segue un impegnativo, esposto e faticoso traverso a sinistra, con un paio di passaggi in piena aderenza: bisogna arrivarci con ancora molta forza nelle braccia. Il traverso aggira uno spigolo esposto e sale in diagonale fino a un piccolo balcone. Si entra nel tratto più atletico: si continua in traverso sfruttando un paio di appigli artificiali, poi il cavo riparte verticale in forte esposizione, con maniglie, staffe e una fessura sul lato sinistro; si sale cercando i pochi appigli naturali (anche a destra della fessura), a tratti tirando sul cavo. Al termine della placca il cavo piega a sinistra su una cengia rocciosa (sosta e panorama). Ci si sposta a sinistra e si riparte verticali: come prima, una fessura e qualche piolo aiutano la progressione e offrono brevi soste. Questa seconda parete verticale è molto esposta e aerea; la fessura si allarga in un camino poco profondo, da cui si esce presso un alberello con buoni appigli. Un traverso a sinistra porta a risalire un'altra parete verticale con un basso tetto roccioso (non utile come sosta); si prosegue verticali in un tratto povero di appigli, dove arrampicare diventa molto difficile e si procede in buona parte tirando sul cavo, fino a uno stretto balconcino dove riposare le braccia. Ancora verticale su roccia liscia, un breve traverso a destra e si riparte con una nuova fessura sulla destra: qui terminano le difficoltà sostenute. Restano un paio di passaggi impegnativi ma assai più abbordabili; gli ultimi 30-45 minuti sono fatti di canalini, brevi pareti e balzi di media difficoltà, con roccia più facile da arrampicare. Si guadagna l'ultimo sperone con il libro delle firme (2h dall'attacco / 2h 45' dal parcheggio) e quindi la crestina sommitale, non difficile ma esposta e faticosa, attrezzata con cavo come corrimano, fino alla panchina di legno affacciata sulla valle dove la via termina (2h 15' dall'attacco / 3h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via estremamente difficile, tecnica, atletica ed esposta: roccia spesso liscia, lunghi tratti verticali e strapiombanti dove serve forza nelle braccia e capacità di arrampicare. Costruita nel 1982, è stata per anni la ferrata-banco di prova per eccellenza e ha inaugurato la stagione delle ferrate sportive. L'attrezzatura è in ottimo stato, con fune molto tesa.

    ⚠ Solo per ferratisti molto allenati e con ottima esperienza. In estate la parete è completamente al sole la mattina: meglio orari freschi e giornate non torride. Utili scarpe da arrampicata (aderenza) e guanti (tagli e tiri sul cavo). La fonte riporta lo stato come «Da verificare»: accertarsi delle condizioni della via prima di partire.
    ▲Periodo e sicurezza

    Stagione tipica dalla primavera all'autunno con roccia asciutta; da evitare il pieno sole estivo del mattino. Quota massima 971 m, dislivello della ferrata 406 m, sviluppo complessivo dell'itinerario circa 8 km.

    ▲Discesa

    Dalla Cima Garzolet (961 m) si scende verso ovest in direzione di Ranzo: si raggiunge un'area picnic e si prosegue in discesa fino a una mulattiera. La si percorre interamente e, in vista di Ranzo, a un bivio si tiene la sinistra sulla strada fino a una palina CAI; si segue a sinistra in discesa fino a un piccolo edificio religioso, dove un cartello poco visibile a sinistra indica «Sarche» e l'attacco est della Pisetta. Si scende una ventina di minuti su mulattiera e poi sentiero fino a un bivio: si tiene la sinistra seguendo «Via Attrezzata». Dopo un faticoso saliscendi si scende con alcuni tratti attrezzati su cenge esposte ma non difficili, quindi per ripidi tornanti nel bosco si ritrova il sentiero dell'avvicinamento e si torna al parcheggio (1h 30' dalla vetta / 4h 30' totali). In alternativa, dalla cima si può scendere a destra verso la Val Dossel sul CAI 613 fino al CAI 01 ST per Castel Toblino (segni azzurri nel bosco), poi in discesa verso Sarche percorrendo l'esposta cengia attrezzata della Costa di Monte Oliveto, fino a ritrovare il sentiero dell'andata (2h dalla vetta / 4h 45' totali).

    ▲Da abbinare

    In Valle dei Laghi e bassa Val di Sarca, sullo stesso fronte sportivo, la Ferrata Che Guevara al Monte Casale, la Ferrata del Rio Sallagoni a Castel Drena e la Ferrata di Preore; poco lontano la storica Ferrata Marangoni a Mori.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàEstremamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoValle dei Laghi
    • Avvicinamento0:45 h
    • Ferrata2:15 h
    • Itinerario (a/r)4:45 h
    • Dislivello ferrata406 m
    • Dislivello itinerario713 m
    • Quota max971 m
    • Lunghezza8 Km
  • Ferrata Poppele Knott a Laces (Val Venosta)

    Ferrata Poppele Knott a Laces (Val Venosta)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Poppele Knott a Laces (Val Venosta)

    La Ferrata Poppele Knott è una breve via attrezzata appena sopra Laces, in Val Venosta: itinerario corto e poco impegnativo, perfetto per una mezza giornata o per chi muove i primi passi sulle ferrate. Il nome viene da un grosso masso erratico, il Poppele Knott, che si incontra proprio nei pressi dell'attacco.

    ▲Avvicinamento

    Si lascia l'auto al piccolo parcheggio della chiesa in località Tiss, vicino a Laces (una quindicina di posti). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal parcheggio si imbocca la stradina che scende verso sinistra fra i meleti; in una decina di minuti si arriva quasi alla statale dello Stelvio. Poco prima di raggiungerla, sulla sinistra, una palina segnala chiaramente la ferrata («Tiss Klettersteig»); un ultimo strappo ripido nel bosco porta all'attacco (15' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via è corta: circa 60 m di dislivello attrezzato per 0,6 km di sviluppo, percorribili in una ventina di minuti, con quota massima attorno ai 750 m. Allo stato attuale la fonte non pubblica la descrizione dettagliata, passo per passo, del tratto attrezzato: per correttezza non la riportiamo e ci atteniamo ai soli dati certi (sviluppo, dislivello, tempi e grado). Il carattere complessivo è facile, in ambiente soleggiato fra i meleti della Val Venosta.

    ▲Carattere e difficoltà

    Difficoltà facile, adatta anche a chi è alle prime esperienze su via attrezzata. La brevità la rende ideale come uscita introduttiva o come complemento di un'altra ferrata della zona.

    ⚠ Pur essendo facile resta una via attrezzata su roccia: imbrago, casco e kit da ferrata omologato sono obbligatori. Conviene percorrerla con roccia asciutta.
    ▲Periodo e sicurezza

    Bassa quota: percorribile in gran parte della stagione con roccia asciutta. In estate la parete resta esposta al sole.

    ▲Discesa

    Terminata la ferrata si segue il sentiero 5A verso sinistra, che in una quindicina di minuti riporta all'attacco; da qui si rientra al parcheggio (circa 50' in totale).

    ▲Da abbinare

    Nei dintorni, a Naturno, la difficile Ferrata Hoachwool e la varia Ferrata Knott; a Merano la Ferrata Heini Holzer (moderatamente difficile), buon passo successivo per alzare il grado. Inaugurate di recente: la Ferrata Olberg presso Vipiteno (2022) e la Ferrata Larix in Val Senales (2022). Lungo la statale dello Stelvio si raggiunge la Ferrata di Trafoi; verso Trento, di media difficoltà, la Ferrata Mendola al Roen e la Ferrata di Favogna.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoVal Venosta
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata0:20 h
    • Itinerario (a/r)0:20 h
    • Dislivello ferrata60 m
    • Dislivello itinerario90 m
    • Quota max750 m
    • Lunghezza0,6 Km
  • Ferrata Pursteinwand

    Ferrata Pursteinwand

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Pursteinwand

    La recente e atletica Ferrata Pursteinwand risale una ripida placconata sul versante orientale della Valle Aurina, sopra Campo Tures. È un itinerario breve ma da non sottovalutare, che richiede forza e tecnica e non porta a una vetta ma a un punto panoramico sulla valle. Per stile — roccia levigata e abbondanti attrezzature metalliche — ricorda più le ferrate francesi delle Alpi Occidentali che le classiche vie dolomitiche.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è Campo Tures, in Valle Aurina, raggiungibile da Brunico; poco prima del paese, in una zona industriale, si parcheggia presso l'ultimo edificio. Punto di partenza su Google Maps. Si seguono i segni per la ferrata e la palestra di roccia verso la parete, ben visibile dal parcheggio; si passa sotto la parete in piano, poi a destra si prende la deviazione segnalata. A un cartello di caduta sassi si tiene la destra salendo un pendio sassoso fino al cartello d'attacco (15' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    L'attacco è sotto una lunga placconata nerastra inclinata. Si risalgono i primi metri, verticali e spesso umidi, con un paio di staffe, poi si piega a sinistra prima di un difficile traverso obliquo verso destra: subito si nota la cifra della via, una roccia compatta e levigata che, in mancanza di appigli naturali, obbliga a usare molto il cavo. Si sale verticali su strette staffe fino a un balzo impegnativo con una pancia strapiombante, da superare con buona forza di braccia; in diagonale a sinistra e poi su un esposto e difficile traverso a destra si guadagna un terrazzino panoramico sulla Valle Aurina. Un paio di strappi verticali e diagonali fanno guadagnare quota ed esposizione prima di un lungo traverso, meno impegnativo ma impegnativo per la distanza tra le staffe; si esce su uno spigolo esposto dove il cavo cambia direzione di 90° e sale a destra fino a uno dei punti più iconici della via, un tavolo con due panche ancorato alla roccia, con i piedi quasi nel vuoto. L'ultima parte è la più verticale: una parete levigata con molte staffe, un breve traverso obliquo a destra, un tratto strapiombante decisamente atletico presso uno spigolo, il passaggio sotto un tetto con una prima scala metallica da superare di slancio, poi il cavo piega a sinistra sotto un evidente tetto roccioso. In forte esposizione si risale un nuovo verticale e un traverso a destra (provvidenziali staffe quando le energie calano), quindi un balzo strapiombante con una seconda scala metallica nella parte bassa, la cui uscita resta molto impegnativa e richiede buona tecnica o trazione sul cavo; gli ultimi metri sono un traverso a destra privo di appigli e alcuni passaggi verticali che chiudono la via (1h 30' dall'attacco, 1h 45' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata atletica e anomala per il panorama altoatesino, che va volutamente a cercare difficoltà tecniche e passaggi strapiombanti su roccia levigata; varia, con molti traversi orizzontali e obliqui che mettono alla prova anche i ferratisti esperti. Attrezzatura recente e in ottimo stato.

    ⚠ Richiede forza, tecnica e assenza di vertigini. Utile portare una fettuccia o un rinvio per sostare nei tratti più impegnativi. Itinerario breve, ideale nelle giornate di tempo incerto in cui una lunga escursione è sconsigliata.
    ▲Discesa

    Dal termine si segue la traccia nel bosco che porta in breve a una stradina; si tiene la destra in discesa e, seguendo le indicazioni (cartello 27A), si scende a Campo Tures e su asfalto si torna verso sud al parcheggio (30' dal termine, 2h 15' totali).

    ▲Da abbinare

    In Valle Aurina, più a nord, il lungo e impegnativo itinerario d'alta montagna della Ferrata del Ghiacciaio-Camino al Sasso Nero; vicino a Campo Tures la difficile Ferrata Hans Kammerlander (2022). Più a sud la Ferrata di Valdaora e, verso le Alpi di Sesto, la Ferrata dei Costoni di Croda Rossa.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoValle Aurina
    • Avvicinamento0:15 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)2:15 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario380 m
    • Quota max1125 m
    • Lunghezza3,4 Km
  • Ferrata di Punta Penia (cresta ovest della Marmolada)

    Ferrata di Punta Penia (cresta ovest della Marmolada)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata di Punta Penia (cresta ovest della Marmolada)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata di Punta Penia risale la cresta ovest della Marmolada fino al punto più alto del gruppo (3343 m). È una via storica che durante la salita non presenta particolari difficoltà tecniche, ma si sviluppa in un ambiente selvaggio di alta montagna; il rientro avviene per il ghiacciaio della Marmolada. Un itinerario da pianificare con cura per lunghezza, dislivello e condizioni glaciali.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è il Passo Fedaia, raggiungibile da Canazei (Trento) o da Malga Ciapela (Belluno); si parcheggia nel piazzale presso gli impianti per Pian dei Fiacconi. Punto di partenza su Google Maps. Dalla diga (2070 m) un tempo si saliva in cabinovia a Pian dei Fiacconi (2722 m); l'impianto è oggi chiuso, in seguito a una valanga che ha distrutto il rifugio, perciò si sale a piedi in circa 1h 30' per il sentiero CAI 606. Da Pian dei Fiacconi si prosegue verso ovest sul CAI 606, su un vallone glaciale, aggirando lo spallone settentrionale di Punta Penia; si perde quota fino a 2470 m e si risale poi ripidamente il vallone detritico verso Forcella Marmolada. Entrando sul ghiacciaio del Vernel conviene tenere la parte centrale (e non il versante sinistro); si raggiunge il bordo destro del ghiacciaio fino alle prime funi, presso un cartello rosso (1h 45' dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    Le prime funi portano, senza difficoltà (brevi placche inclinate e facili balzi), a Forcella Marmolada (2910 m, 2h totali), dove si incontra il sentiero dalla Val de Contrin e i resti di baracche di guerra scavate nella roccia. Si sale quindi una placca priva di appigli grazie a una serie di staffe, si prosegue su tracce fino a una rampa inclinata attrezzata e a un tratto più ripido con cambre; dopo un traverso con pioli e staffe si entra in un camino attrezzato con pioli, staffe e una scaletta. Usciti dal camino, roccette e una parete verticale conducono a una lunga rampa inclinata dove il cavo aiuta l'equilibrio; segue una placca con staffe, abbastanza appoggiata, e poi un tratto che pare ripetersi, alternando cambre e placche, fino a un terrazzino panoramico. L'ultima sezione corre in cresta sopra l'imponente bastionata della parete sud della Marmolada: tra modesti saliscendi e facili roccette le attrezzature terminano, e un ultimo tratto senza cavo porta alla Capanna di Punta Penia e quindi alla croce di vetta (3343 m, 2h 15' dall'attacco, 4h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Tecnicamente la via è modesta, ma l'ambiente è quello dell'alta montagna, con tutte le sue insidie. Risale a inizio Novecento (1903, allora nota come Hans-Seyffer-Weg) e segue logicamente le debolezze della parete.

    ⚠ Itinerario alpinistico serio. La cabinovia di Pian dei Fiacconi è chiusa: avvicinamento solo a piedi. Avvicinamento e rientro attraversano nevai e il ghiacciaio della Marmolada, oggi in forte ritiro e solcato da crepacci: servono esperienza, autoassicurazione, ramponi e meteo affidabile (le condizioni possono cambiare rapidamente). A inizio stagione la neve fresca facilita la salita; in stagione inoltrata si cammina su ghiaccio vivo.
    ▲Periodo e sicurezza

    Via di alta quota da affrontare in estate; la pianificazione deve tenere conto delle condizioni del ghiacciaio del Vernel in salita e del ghiacciaio della Marmolada in discesa, oltre che del meteo.

    ▲Discesa

    È possibile scendere a ritroso lungo la ferrata, ma la discesa più logica, ad anello, raggiunge il sottostante Ghiacciaio della Marmolada dopo alcuni tratti attrezzati in discesa; si segue poi l'evidente traccia sul ghiacciaio — con attenzione ai crepacci, soprattutto in caso di nebbia — fino al Rifugio Pian dei Fiacconi (2626 m) e al rientro a valle (1h 45' dalla vetta, 5h 45' totali).

    ▲Da abbinare

    Sul versante opposto della Marmolada corre l'altra storica via, la Ferrata Eterna al Piz Serauta, più lunga, esposta e difficile. Dal Passo Fedaia, verso Porta Vescovo, la bella Ferrata delle Trincee; in Val de Contrin la Ferrata dei Finanzieri al Colac, la Ferrata Ombretta e la Ferrata al Col Ombert.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoMarmolada
    • Avvicinamento3:00 h
    • Ferrata2:15 h
    • Itinerario (a/r)7:30 h
    • Dislivello ferrata443 m
    • Dislivello itinerario720 m
    • Quota max3343 m
    • Lunghezza7 Km
  • Ferrata di Preore (Giro Artpinistico delle Niere)

    Ferrata di Preore (Giro Artpinistico delle Niere)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata di Preore (Giro Artpinistico delle Niere)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata di Preore, nota anche come Giro Artpinistico delle Niere, è una piacevole via a bassa quota presso Preore, vicino a Tione di Trento. Alterna passaggi facili e moderatamente difficili e ha la singolare caratteristica di accompagnare molti tratti con opere d'arte in legno, da cui il nome «artpinistico».

    ▲Avvicinamento

    Arrivando da Trento o da Riva del Garda, poco prima di Tione una rotonda indica a destra la salita a Preore. Entrati in paese, sulla sinistra ci sono le indicazioni per Passo Daone e Larzana; dopo il primo tornante si parcheggia presso l'area pic-nic della palestra di roccia. Punto di partenza su Google Maps. Dal parcheggio si va verso la palestra, da cui partono due sentieri: si tiene la destra (quello di sinistra sarà il rientro) e, saliti alcuni faticosi gradoni di legno, si raggiunge l'attacco con la targa bianca (5' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via inizia con un tratto diagonale verso sinistra che aggira un facile spigolo; si rimonta un gradonato fino al punto più impegnativo, una parete verticale a destra con buoni appigli naturali ma un po' distanti tra loro. Oltre un facile diedro segue una parete verticale con alcune staffe metalliche, poi una serie di roccette chiude la prima parte, la più verticale. Si prosegue su sentiero e cenge prive di difficoltà (dove esposte sono assicurate), nel tratto più ricco di opere d'arte; si sale nel bosco fino a una caratteristica scala tra due strette pareti rocciose e a un balcone panoramico, oltre il quale inizia la seconda parte attrezzata, con un lungo traverso orizzontale esposto ma ben gradinato. Aggirato uno spigolo, dopo un breve verticale e un tratto di bosco si arriva a una campana, dove un ponte sospeso facoltativo offre una variante che si riunisce poco dopo al percorso originale. Segue un traverso non difficile a destra (con il libro delle firme), una parete verticale ben attrezzata, un breve traverso a sinistra e un paio di facili discese; il sentiero scende poi nel bosco, sempre tra sculture di legno, dove le attrezzature terminano (circa 1h 30' di percorso attrezzato).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata varia e divertente che concentra le difficoltà tecniche nel primo tratto verticale; il resto è un susseguirsi di traversi e sentieri attrezzati a bassa quota.

    ⚠ Pur facile nel complesso, il primo tratto richiede dimestichezza con la verticale; ponte sospeso e traversi sono esposti. Casco e set da ferrata indispensabili.
    ▲Periodo e sicurezza

    La bassa quota la rende percorribile praticamente tutto l'anno, con roccia asciutta.

    ▲Discesa

    Si scende lungo il sentiero fino a tornare alla palestra di roccia e quindi al parcheggio (10' dal termine delle attrezzature, circa 1h 45' totali).

    ▲Da abbinare

    In zona, verso Trento, le due difficili Ferrata Pisetta e Ferrata Segata, riservate a esperti ben allenati; più facile ma molto lunga la Ferrata Che Guevara. Verso Riva del Garda la facile Ferrata Rio Sallagoni e la Ferrata Colodri.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoGiudicarie
    • Avvicinamento0:05 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)1:45 h
    • Dislivello ferrata260 m
    • Dislivello itinerario270 m
    • Quota max812 m
    • Lunghezza1,3 Km
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