Regione: Trentino-Alto Adige

  • Ferrata Val del Rì

    Ferrata Val del Rì

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Val del Rì
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Val del Rì è una via moderna e suggestiva che si insinua nella stretta forra scavata dal Rio Fai, sopra l'abitato di Mezzolombardo, nella Piana Rotaliana a nord di Trento. Non conduce a una cima ma dentro la gola, con dislivello verticale contenuto: la progressione è quasi continua su scalini metallici e cambre, intervallata da quattro ponti tibetani e dallo scenario di numerose cascate. Inaugurata nel luglio 2024.

    ▲Avvicinamento

    Il riferimento è la località Toresela (una piccola costruzione a torretta), poco sopra la Chiesa Parrocchiale del centro storico di Mezzolombardo. Dietro la chiesa lo spazio per l'auto è scarso; conviene seguire le indicazioni per il Cimitero / Camposanto (strada in salita a sinistra da Via San Pietro) e usare l'ampio parcheggio annesso, poi raggiungere a piedi in pochi passi il lungo Ponte Sospeso, attraversarlo con la Toresela in vista e scendere nello spiazzo sottostante. In alternativa si sale la stradina con indicazione «Toresela» e dopo circa 150 m si parcheggia sulla destra, proseguendo poi a piedi per altri 200 m fino al piccolo edificio dell'acquedotto e allo spiazzo panoramico (panchine, utili per indossare l'imbrago). Apri le indicazioni stradali su Google Maps.

    ▲Il percorso

    Dal terrazzo si scendono alcuni scalini e si imbocca il sentiero che passa sotto il ponte sospeso; tenendosi sempre sulla destra si procede in piano o in lieve discesa, protetti da staccionate in legno e cordino, per 3-4 minuti fino a guadare il Rio Fai sui sassi. Si è ora nella forra, davanti al cartello e ai primi scalini dell'attacco. Si sale una prima serie di scalini su parete verticale, poi brevi passaggi a zig-zag su terra ripida e pietre e una lunga scalinata verticale; dopo un breve traverso esposto a destra si affronta il primo ponte tibetano (corto e ben teso) presso una prima bella cascata, raggiungendo uno sperone roccioso. Altri scalini, un tratto aereo sullo sperone e si arriva al secondo ponte tibetano, più lungo ed esposto, che riporta sulla destra orografica. Si percorre una crestina, poi il bosco, scendendo verso la forra: un lungo traverso su staffe radente all'acqua include un passaggio più impegnativo, con appoggi rientranti rispetto al cavo che obbligano a un po' di lavoro di braccia. Si risale di qualche metro, un traversino obliquo a destra, e aggirata la curvatura della parete si incontra il punto con appoggi più scarsi e distanziati, tra i più impegnativi della via. Seguono un traverso e una breve alternanza discesa-salita su staffe fino al terzo ponte, basso e vicino all'alveo. Ci si addentra nella gola con un traverso ascendente, in vista di due cascate (una di una quindicina di metri) e di un grande masso incastrato fra le pareti: lo si risale, si traversa e si guadagna quota con scalini leggermente strapiombanti. Si è circa a metà via. Alcuni tratti di ripido sentiero bagnato e fangoso si superano aiutandosi con alberi e cordino; una paretina strapiombante con gradini porta a un terrazzino e a una stretta fenditura panoramica di una decina di metri, ventilata, da percorrere in leggera discesa. Si scende fra terra e roccette riavvicinandosi all'acqua, si supera una breve cengia e un traverso a destra che aggira un blocco, fino a tornare al livello del torrente presso un'altra cascata. Guadato il ruscello sui grandi sassi, una lunga serie di scalini verticali leggermente strapiombanti costituisce il terzo passaggio prudentemente «difficile» per la maggior esposizione; ci si sposta a sinistra a fianco della cascata e si risale fino al quarto e ultimo ponte tibetano, il più corto. Attraversato, con scalini in traverso a sinistra si entra in un sentiero attrezzato e si raggiunge un bivio: tenendo il cordino di sinistra si arriva subito al sentiero 602B per il rientro (versione parziale, 1h 20' dall'attacco); tenendo il cordino di destra, meno evidente e in discesa, si prosegue nella versione completa, consigliata perché le difficoltà sono uguali o inferiori. Si supera lo spallone roccioso a sinistra, una ventina di metri di scalini, terreno misto umido, cascatine risalite su staffe, un breve traverso atletico e un tratto fangoso; con un paio di zig-zag su costone si raggiunge lo storico sentiero 602B: la ferrata è finita (20' dal bivio, 1h 40' dall'attacco). In 4-5 minuti di salita si può raggiungere il comodo spiazzo «Loc. Giuel», sopra il piccolo ponte di cemento dove l'itinerario termina.

    ▲Carattere e difficoltà

    Via di concezione moderna, con prevalenza di scalini e cambre: la roccia levigata, spesso umida e muschiata, offre pochi appigli naturali e induce a procedere sulle attrezzature. Tre i passaggi che si possono considerare prudentemente «difficili», soprattutto per l'esposizione, e quattro i ponti tibetani; il dislivello verticale resta comunque contenuto.

    ⚠ Roccia e fondo sono spesso bagnati e in alcuni tratti fangosi: è probabile bagnarsi i piedi, conviene tenere scarpe di ricambio in auto. Dopo forti piogge la portata del torrente può essere abbondante. Pur sviluppandosi all'ombra e con il refrigerio delle cascate, è sconsigliata nelle ore centrali in piena estate.
    ▲Periodo e sicurezza

    Essendo di bassa quota, in ambiente fresco e in gran parte ombreggiato, si presta a essere percorsa quasi tutto l'anno e abbinata ad altre ferrate brevi della zona.

    ▲Discesa

    Dallo spiazzo «Loc. Giuel» (panchine e fontanella) si torna a ritroso seguendo le indicazioni «Mezzolombardo sent. 602B»: il sentiero scende comodo fino al cimitero, lo si aggira a sinistra costeggiando il muro perimetrale su strada cementata e si rientra al parcheggio (35' dallo spiazzo, 2h 20' dall'attacco per il giro completo). Chi ha lasciato l'auto alla Toresela segue invece le indicazioni per il «Ponte Sospeso».

    ▲Da abbinare

    Restando in zona e proseguendo verso Fai della Paganella si può concatenare a piedi la Ferrata Croce di Fai. Con un'altra mezza giornata sono vicine (10-15 minuti d'auto) la Ferrata Rio Secco a Cadino di Faedo e la Ferrata del Burrone Giovannelli a Mezzocorona; poco oltre la Ferrata di Favogna e la Ferrata delle Aquile in Paganella.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • ProvinciaTrento
    • GruppoPaganella
    • Avvicinamento5 min
    • Ferrata2h 30'
    • Itinerario completo (a/r)3h 15'
    • Quota massima630 m
    • Lunghezza5,8 km
    • Anno2024
  • Ferrata Ziel (Rio di Tel)

    Ferrata Ziel (Rio di Tel)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Ziel (Rio di Tel)
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Ziel (o Ferrata Rio di Tel), di media difficoltà, risale la valle Zieltal seguendo il fragoroso Rio di Tel, non lontano dalla cascata di Parcines, fino al panoramico Gingglegg (1891 m) nel Parco Naturale Gruppo di Tessa. È stata aperta a metà agosto 2020.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla stazione a valle della funivia Texel a Rablà, frazione di Parcines, all'inizio della Val Venosta (raggiungibile da Merano anche con i mezzi pubblici). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dalla stazione a monte si segue il sentiero 24 Alta Via di Merano fino al Rifugio Nasereit (1523 m, 45'); a fianco del rifugio si attraversa il ponte sul torrente e, subito dopo, a sinistra si seguono i punti rossi lungo il rio fino all'attacco (15' dal rifugio, 1h totali), con la cima Gingglegg ben visibile sopra.

    ▲Il percorso

    La via, lunga circa 530 metri, è divisa in 10 tratti di fune numerati e ben ancorati; le difficoltà si concentrano nella parte centrale (alcuni passaggi moderatamente difficili e uno abbastanza difficile). La prima parte sale una placca appoggiata con cambre e maniglie sul lato destro della gola fino a un gradino accanto alla prima cascata; dopo un tratto facile si attraversa il torrente con due opzioni: un ponte sospeso non perfettamente stabile, con piastre disposte in senso longitudinale, oppure due tirolienne (Flying Fox). Si prosegue di fronte a una condotta idrica, si sale aiutati da larghe cambre verso un tetto roccioso che si tiene sul lato destro su placca, poi si traversa a sinistra sopra il tetto; staffe strette portano a una parete verticale e a una placca esposta a destra (qui una via di fuga riporta ai ponti). Si seguono la fune su blocchi erbosi e una scaletta di legno fino al sentiero 8, con panchina per togliere l'attrezzatura (1h 30' dall'attacco, circa 2h 30' dalla stazione a monte).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario vario e divertente in ambiente di forra, con l'attrattiva del ponte sospeso e delle tirolienne. Dislivello in ferrata 450 m, complessivo 510 m, quota massima 1891 m, sviluppo 7,5 km.

    ⚠ In caso di pioggia o anche solo di umidità la ferrata può risultare non completamente agibile per via delle numerose placche. Mancano indicazioni sul corretto uso delle tirolienne: se non si è pratici, meglio informarsi prima o usare il ponte sospeso.
    ▲Discesa

    Dall'uscita si scende lungo il sentiero 8, si passa il Kaserstein (piccola baita presso un masso) e si arriva al Rifugio Nasereit (45' dal termine); dal rifugio, a ritroso sul sentiero 24 Alta Via di Merano, si torna alla stazione a monte della funivia Texel (circa 1h dal rifugio, 4h 15' totali).

    ▲Da abbinare

    La Val Venosta e i dintorni offrono molte ferrate: verso Solda la Ferrata Tabaretta, la Ferrata di Trafoi e la Croda di Cengles; a Naturno la Hoachwool e la Knott; presso Merano la Heini Holzer, in Val Passiria la Cascate di Stuller e in Val Senales la Larix.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoGruppo di Tessa
    • Avvicinamento1:00 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)4:15 h
    • Dislivello ferrata450 m
    • Dislivello itinerario510 m
    • Quota max1891 m
    • Lunghezza7,5 Km
  • Ferrata di Valdaora alla Cima di Colli Alti

    Ferrata di Valdaora alla Cima di Colli Alti

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata di Valdaora alla Cima di Colli Alti

    La Ferrata di Valdaora (Olanger Klettersteig) alla Cima di Colli Alti è una facile via che offre un'alternativa alla via normale per salire questa panoramica cima sopra la Val di Braies. L'itinerario è lungo e con buon dislivello ma privo di difficoltà tecniche di rilievo, adatto a tutti gli escursionisti allenati.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal parcheggio a nord del Lago di Braies, presso l'Hotel Lago di Braies (1490 m); tra Monguelfo e Villabassa si svolta a sud lungo la Valle di Braies. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. È un lungo anello: dal lago si sale sul versante orientale col sentiero 20 a pendenza costante; dopo circa un'ora, a un bivio, si tiene il 20 (indicazioni «Malghe Pra delle Vacche») mentre il sentiero 61 a sinistra è la via normale di rientro. Si prosegue più ripidi fino a una forcella panoramica sulla Val Pusteria (2140 m) con indicazioni per la ferrata; usciti dal bosco, dopo una salita un po' esposta su sentiero erboso poi roccioso, si raggiungono le prime funi (2h 30' dalla partenza).

    ▲Il percorso

    La ferrata è tecnicamente facile e si svolge su roccette, tratti di sentiero attrezzato e un paio di salti verticali seguiti da facili traversi. Sviluppandosi sul versante nord, il terreno può essere umido o innevato e le attrezzature aiutano nei tratti più esposti. Si sale tra sfasciumi ed erba, poi più ripidi su roccette verso la parete nord del Kaserkopf; un paio di tratti diagonali e un singolo tratto verticale ben appigliato precedono il passaggio chiave, un traverso a destra che aggira uno spigolo esposto, ben appigliato e breve. Le attrezzature finiscono poco prima della vetta del Kaserkopf (2414 m, 30' dall'attacco, 3h totali); per sentiero a mezzacosta sul versante sud si raggiunge poi la croce della Cima di Colli Alti (2542 m, 3h 30' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via facile, ideale per chi vuole un'alternativa più varia alla via normale; l'impegno sta soprattutto nella lunghezza e nel dislivello. Dislivello in ferrata 140 m, complessivo oltre 1000 m, quota massima 2542 m, sviluppo 9,1 km.

    ⚠ Sviluppandosi sul versante nord, all'inizio stagione il percorso può essere umido o innevato: utili attenzione e una valutazione delle condizioni.
    ▲Discesa

    Si scende per la via normale: dai prati meridionali della Cima di Colli Alti si seguono i segni rossi con le indicazioni del sentiero 61A e poi 61, fino al bivio dell'andata e quindi a ritroso al Lago di Braies (2h 30' dalla vetta, 6h totali).

    ▲Da abbinare

    In zona Pusteria-Aurina: la Ferrata Piz de Peres e, sopra Campo Tures, la Ferrata Speikboden.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoDolomiti di Braies
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)6:00 h
    • Dislivello ferrata140 m
    • Dislivello itinerario1053 m
    • Quota max2542 m
    • Lunghezza9,1 Km
  • Ferrata del Vajo Stretto

    Ferrata del Vajo Stretto

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata del Vajo Stretto
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata del Vajo Stretto sale la parete orientale del Monte Cornetto, nelle Piccole Dolomiti al confine tra Trento e Vicenza. Risale una stretta fenditura rocciosa con difficoltà mai significative, in un ambiente molto bello; abbinata alla vetta del Cornetto diventa un lungo e appagante anello.

    ▲Avvicinamento

    Si parte da Malga Cornetto (1225 m), sulla strada che collega Pian delle Fugazze al Sacrario del Pasubio (ampio parcheggio a pagamento). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si segue il sentiero 150 (ex 44) prima su prati poi nel bosco, con segni CAI e scritte sui sassi, fino all'attacco (circa 40' dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Dal cartello rosso si salgono facili roccette verso l'evidente canalone, alternando risalti e cenge erbose fino all'ingresso del vajo. Le attrezzature si interrompono e ci si sposta sul lato sinistro per risalire il canale su roccia appigliata e qualche cambra, verso un caratteristico tunnel naturale tra massi incastrati. Oltre il tunnel si prosegue nella fenditura tra incombenti pareti, alternando tratti di sentiero a tratti assicurati con passi di arrampicata mai difficili e diversi passaggi in camino tra rocce incastrate. Un passaggio più verticale (molte cambre) e un traverso esposto a sinistra, oltre un grande masso spesso umido, portano al libro firme; si sale infine la rampa sul lato destro e si esce dal Vajo Stretto, dove termina la ferrata (circa 1550 m, 1h dall'attacco, 1h 45' dal parcheggio). All'intersezione col Vajo Cassa da Morto si tiene la sinistra in salita fino a un ghiaione e alla Selletta dell'Emmele (1675 m, 20'); consigliato proseguire per la vecchia mulattiera militare alla Forcella del Cornetto (1825 m) e, per il sentiero attrezzato della via normale (esposto ma non difficile, tratti con catena), alla croce del Monte Cornetto (1899 m, circa 3h dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Itinerario di difficoltà contenuta ma di grande atmosfera, tra camini e massi incastrati. Dislivello complessivo 600 m, quota massima 1899 m, sviluppo 8,6 km.

    ⚠ Casco assolutamente necessario per il pericolo di caduta sassi lungo il vajo. Attenzione al fondo sdrucciolevole di alcune sezioni; gli zaini ingombranti creano problemi nei punti più angusti, meglio uno zaino piccolo o collegarlo all'imbrago con una fettuccia.
    ▲Discesa

    Si scende a ritroso il sentiero attrezzato di vetta fino al sentiero 149; consigliato proseguire verso sud a mezzacosta verso il Baffelan e il Passo di Campogrosso, tra tratti attrezzati mai difficili e gallerie di guerra, fino al Passo degli Onari (1760 m) e al Passo del Baffelan. Da qui il sentiero 177 (Boale del Baffelan) scende un canalone (attenzione, con un salto verticale protetto da catena) fino alla Strada del Re (sentiero 175) che riporta a Malga Cornetto (3h dalla vetta, 6h totali).

    ▲Da abbinare

    La zona del Cornetto è ricca di itinerari attrezzati: verso il Carega la Ferrata del Vajo Scuro e la Ferrata Campalani al Carega.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoPiccole Dolomiti
    • Avvicinamento0:40 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)6:00 h
    • Dislivello itinerario600 m
    • Quota max1.899 m
    • Lunghezza8,6 Km
  • Ferrata Tabaretta

    Ferrata Tabaretta

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Tabaretta

    La Ferrata Tabaretta è una delle vie più severe delle Alpi italiane: risale l'imponente parete nord dell'Ortles, sotto Punta Tabaretta, in un ambiente di alta montagna oltre i 3000 metri. Difficoltà tecniche fino all'estremo si sommano a un impegno fisico e mentale notevole; la roccia è spesso povera di appigli e in molti tratti si avanza tirando sul cavo. Non esistono vie di fuga.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla stazione a monte della seggiovia dell'Orso a Solda (2330 m); è la quota a cui scendere, senza proseguire oltre. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dalla stazione si segue il sentiero CAI 10 a mezza costa fino a un bivio, dove si tiene la sinistra sul CAI 4A; si procede verso ovest aggirando la parete nord dell'Ortles fino a innestarsi sul CAI 4 e, per alcuni tornanti, si raggiunge il Rifugio Tabaretta (2556 m, 45' dalla stazione a monte). Dietro il rifugio parte il sentiero segnalato «Ferrata – Parete Nord» che, a mezza costa verso sud-ovest, porta sotto la bastionata all'attacco (15' dal rifugio, 1h dalla stazione).

    ▲Il percorso

    Si inizia su roccette presso uno spigolo; salendolo si guadagna subito esposizione e si entra nella cifra della via, con pochi appigli che obbligano a tirare sul cavo. Dopo un terrazzo si scende un paio di metri e si rimonta un diedro molto esposto, quindi una placca diagonale conduce a un terrazzino. Dal 2019 l'attacco originale è stato sostituito da una variante più impegnativa: una parete di un centinaio di metri, verticale, esposta e avara di appoggi, che si innesta sullo stesso terrazzino. Si prosegue a destra su roccette e su una placca verticale, un breve traverso a destra e un angusto diedro; un tetto roccioso costringe a traversare a sinistra presso una fessura (primo tratto faticoso). Il cavo riparte verticale in un passaggio leggermente strapiombante e poco appigliato fino a un terrazzino panoramico sul Rifugio Tabaretta e sull'Ortles. Dopo alcuni metri verticali si piega in diagonale a destra nel traverso ascendente del Geelen Knott, il passaggio chiave: pochissimi appoggi per i piedi, da superare con rapidità e forza di braccia per non «bruciarsi» (utile un rinvio o una fettuccia). Si supera il tetto, si risale con una seconda fune a destra, si aggira uno spigolo e si raggiunge un largo terrazzino con breve cengia. Seguono una placca di una ventina di metri, facili roccette, una placca liscia da superare tirando sul cavo, un traverso a destra molto esposto e tratti più arrampicabili, fino a un tratto di cresta e al libro firme. L'ultima sezione sale su spigolo aereo, un traverso orizzontale esposto, una parete verticale con un piccolo tetto sporgente e un traverso ascendente a destra impegnativo ma appigliato, quindi un diedro difficile e aereo (appigli sul lato destro, non sufficienti per salire senza cavo). Si esce a sinistra, si superano placca, roccette e un breve camino e terminano le attrezzature. Per un sentiero di ghiaia ci si collega alla cresta che dal Rifugio Payer sale all'Ortles, punto più alto dell'itinerario (3076 m), e si scende al Rifugio Payer (3029 m, 2h dall'attacco, 3h 45' dalla stazione a monte).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via continua e senza tregua: la maggior parte dei tratti è di livello difficile e molto difficile, con punte estreme come il traverso del Geelen Knott. Valutazioni massime su tutti i fronti (tecnica, ambiente, esposizione, impegno fisico). L'attrezzatura è ottima ma non deve indurre a sottovalutare la via.

    ⚠ Nessuna via di fuga e ambiente d'alta montagna oltre i 3000 m: salita riservata a ferratisti molto allenati, con valutazione attenta del meteo e partenza presto. Dislivello in ferrata 500 m, complessivo 720 m, sviluppo 9,6 km.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo d'alta quota, da affrontare con condizioni stabili e roccia asciutta. Sono disponibili le tracce GPX e KMZ. I rifugi Tabaretta e Payer offrono appoggio lungo il percorso.

    ▲Discesa

    Dal Rifugio Payer si segue il sentiero di cresta CAI 4, con tratti esposti e parzialmente attrezzati, fino alla Forcella dell'Orso (2871 m); da qui si scende ripidamente, poi più dolcemente, nella vallata di Solda al Rifugio Tabaretta (1h 30' dal Payer, 5h 15' totali). Si rientra infine a ritroso per il sentiero di avvicinamento alla stazione a monte della funivia dell'Orso (30', 5h 45' totali).

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàMolto Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoOrtles
    • Avvicinamento1:45 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerario (a/r)5:45 h
    • Dislivello ferrata500 m
    • Dislivello itinerario720 m
    • Quota max3076 m
    • Lunghezza9,6 Km
  • Ferrata Strada degli Alpini

    Ferrata Strada degli Alpini

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Strada degli Alpini
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Strada degli Alpini percorre uno splendido itinerario nelle Dolomiti di Sesto, risalendo il versante orientale della Val Fiscalina Alta dal Rifugio Comici fino a Forcella Undici lungo la storica Cengia della Salvezza della Grande Guerra. Per larghi tratti non presenta particolari difficoltà, pur essendo esposta; è un anello molto lungo e con elevato dislivello, da preparare con cura e da percorrere solo se ben allenati.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza l'albergo Dolomitenhof in Val Fiscalina (1454 m), raggiungibile da Moso in Val Pusteria. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si segue la carrareccia 102 verso sud fino al Rifugio al Fondo Valle (1548 m, 30'), poi sempre il 102 verso sud-ovest e a un bivio si tiene la sinistra sul sentiero 103 verso il Rifugio Comici, salendo lungo la sinistra orografica della Val Fiscalina Bassa (sul versante opposto si vede la cresta della Strada degli Alpini) fino al Rifugio Comici (2224 m, 2h 30' dal parcheggio). Dal rifugio si prosegue sul 103 verso sud, in discesa e poi in salita a sinistra verso Forcella Giralba, sul versante sinistro della Croda dei Toni; prima della forcella si incontra a sinistra il sentiero 101 verso il Monte Popera. Salendo verso una forcella e scendendo pochi metri, a un bivio (a destra la normale al Popera) si prosegue verso nord a mezzacosta fino alla cengia dell'attacco (1h dal Rifugio Comici).

    ▲Il percorso

    Il tratto iniziale supera facili roccette e si sviluppa poi lungo la panoramica Cengia della Salvezza, scavata nella roccia durante la Grande Guerra. Si percorre dapprima una cengia molto ampia, a tratti non attrezzata, fino al punto più iconico: la cengia svolta bruscamente in una rientranza della roccia e la si aggira dall'interno, con la caratteristica vista che richiama una «spada». Usciti sul versante opposto, dopo alcune roccette, la cengia prosegue tra modesti saliscendi lungo la parete ovest delle propaggini di Cima Undici, con stupendi panorami su Cima Dodici e la Val Fiscalina: generalmente larga, si percorre senza problemi nonostante il precipizio a sinistra. Presso un tetto roccioso ci si abbassa su una passerella di legno; più avanti, in una rientranza, una cascata e, secondo la stagione, un nevaio. La cengia prosegue ora senza protezione, in salita su fondo detritico, supera un nuovo nevaio e raggiunge un vecchio muretto militare dove si conclude il primo tratto (1h 45' dall'attacco, 5h 15' totali). Si continua su cengia non protetta, in falsopiano, fino a Forcella Undici, dove termina la ferrata con un panorama a 360° su Croda Rossa di Sesto, Cima Undici, Cima Dodici e Cima Uno (2h 30' dall'attacco, 6h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Per i primi due terzi la via non presenta passaggi tecnicamente impegnativi: si sviluppa soprattutto su cenge esposte ma ben attrezzate. I tratti più verticali e medio-difficili si incontrano in discesa, soprattutto verso il Passo della Sentinella.

    ⚠ Alcuni passaggi non protetti sono esposti e richiedono piede fermo. L'escursione è lunga e dopo il Rifugio Comici non si incontrano altri punti d'appoggio fino al rientro: svolgendosi poco sotto i 3000 m va percorsa solo con tempo stabile. Può essere utile avere con sé i ramponi se i nevai sono ancora presenti, spesso con neve dura.

    ▲Periodo e sicurezza

    Per questa via non è disponibile una traccia GPS ufficiale. Per la cartografia è utile la cartina delle Dolomiti di Sesto di 4Land.

    ▲Storia

    La Strada degli Alpini affonda le radici nella Grande Guerra, quando la «Cengia della Salvezza» — in origine cengia naturale, poi allargata dagli alpini — collegava Forcella Giralba alla terrazza ovest di Cima Undici per raggiungere e fortificare le postazioni in vista dell'attacco al Passo della Sentinella, allora confine italo-austriaco. Dopo la guerra Francesco Meneghello (CAI) riportò alla luce l'itinerario e nel 1932 il CAI di Padova lo attrezzò con corde metalliche e scalette; il tratto da Forcella Undici al Passo della Sentinella fu invece attrezzato dal CAI di Padova negli anni Settanta.

    ▲Discesa

    Da Forcella Undici due opzioni. La prima segue il segnavia 124 che, aggirando l'Elferschartespitze, scende in Val Fiscalina con un traverso attrezzato e un paio di canalini franosi, poi un vallone detritico con la Croda Rossa a destra, fino al parcheggio (1h 30' da Forcella Undici, 6h 45' totali). La seconda scende al Passo della Sentinella (anche detta Ferrata del Passo Sentinella): cenge, una scaletta, l'attraversamento di un canale, una lunga passerella di legno e balzi verticali in forte esposizione fino al passo (2717 m, 1h da Forcella Undici), ricco di resti bellici; si scende poi a sinistra nel Vallon Sentinella, dapprima molto ripido e attrezzato, fino al bivio con il sentiero 124 che riporta in Val Fiscalina e al parcheggio (8h totali).

    ▲Da abbinare

    Itinerario ideale da inserire in giri di più giorni: un classico abbina la Ferrata Roghel e la Cengia Gabriella verso i Rifugi Berti e Carducci, usando poi la Strada degli Alpini per rientrare al Berti dalla Val Popera; oppure la salita alla Croda Rossa di Sesto per la Ferrata Zandonella e la discesa per i Costoni di Croda Rossa.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoDolomiti di Sesto
    • Avvicinamento3:30 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerario (a/r)8:00 h
    • Dislivello ferrata337 m
    • Dislivello itinerario1200 m
    • Quota max2717 m
    • Lunghezza11 Km
  • Ferrata Speikboden

    Ferrata Speikboden

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Speikboden
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata Speikboden è una via recente che sale alla cima dello Speikboden, sopra Campo Tures in Valle Aurina. È di media difficoltà, molto panoramica, con rientro ad anello e due divertenti ponti sospesi; la salita non presenta difficoltà tecniche rilevanti e, per chi è abituato a vie impegnative, può essere arrampicata quasi per intero.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza la stazione a valle della cabinovia di Costa di Tures, a bordo della SS 621 in Valle Aurina. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Con la cabinovia si sale il primo troncone fino a Malga Speikboden (circa 1970 m); da qui si segue in salita verso sud-ovest il sentiero 27 con le prime indicazioni per la ferrata, fino a un bivio segnalato a destra dove si lascia il 27 e si raggiunge l'attacco (45' dalla cabinovia).

    ▲Il percorso

    Accanto a una panchina di legno, vicino al cartello verde, il cavo attacca su una rampa diagonale verso destra; un primo balzo verticale non difficile e alcune roccette precedono un lungo tratto attrezzato di collegamento privo di difficoltà. Si raggiunge il primo ponte sospeso a 4 corde, stabile ma lungo e adrenalinico, e poco dopo un secondo ponte, ancora più lungo ma con solide tavole di legno, che chiude la prima sezione. Dopo un tratto di sentiero, la seconda sezione attacca verticale (arrampicabile), piega a destra su alcuni traversi, prosegue su facili roccette fino a un passaggio verticale di maggiore impegno, un breve tratto diagonale e un ultimo strappo verticale; alcune roccette chiudono le attrezzature (2480 m, 1h 30' dall'attacco) e per sentiero si raggiunge in breve la vetta dello Speikboden (2517 m).

    ▲Carattere e difficoltà

    Via di media difficoltà, senza passaggi tecnici rilevanti, resa divertente dai due ponti sospesi e dai bei panorami sulla Valle Aurina. Fa parte di un comprensorio che dall'estate 2021 offre anche una Ferrata Kids (facile, per bambini) e una Ferrata Avventura (moderna, con ponti, reti, scale e passaggi su tronchi).

    ▲Periodo e sicurezza

    Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ). Il rientro è ad anello in entrambe le varianti di discesa.

    ▲Discesa

    Dalla croce dello Speikboden due opzioni, entrambe ad anello: verso sud si riprende il sentiero 27 in discesa fino a un bivio, da cui si torna alla funivia (eventualmente passando per Malga Sonnklar e il Dosso Sonnklar sul sentiero 26; 3h 30' totali); verso nord, tenendo la destra, si segue il sentiero 18 in quota fino al Dosso Grande (2400 m) e poi il 18A in discesa verso la funivia (2h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Completa le ferrate della Valle Aurina, dove le altre due sono per esperti: la atletica Pursteinwand e la Camino/Ghiacciaio al Monte Nero. Vicino a Campo Tures la difficile Hans Kammerlander; verso Brunico la Ferrata di Valdaora e la Piz de Peres; sul versante nord delle Odle l'alta via Günther Messner e la Sass de Putia; verso la Val Passiria la Ferrata delle Cascate di Stuller.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoAlpi Aurine
    • Avvicinamento0:45 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerario (a/r)3:30 h
    • Dislivello ferrata277 m
    • Dislivello itinerario557 m
    • Quota max2517 m
    • Lunghezza6 Km
  • Ferrata Severino Casara (Croda dei Toni)

    Ferrata Severino Casara (Croda dei Toni)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Severino Casara (Croda dei Toni)

    La Ferrata Severino Casara (sentiero 107) collega il versante orientale con quello occidentale sotto Cima Dodici (Croda dei Toni), nelle Dolomiti di Sesto. È un itinerario d'alta montagna molto impegnativo e faticoso se percorso in giornata (circa 19 km, 10 ore, dislivello 1350 m), esposto ma senza difficoltà tecniche di rilievo nei tratti attrezzati, in un ambiente spettacolare al cospetto di alcune fra le cime dolomitiche più ardite.

    ⚠ Avviso: Una grossa frana staccatasi dalla Torre Witzenmann nel 2017 ha colpito gli ultimi metri di ferrata verso la Forcella de l'Agnel, rendendo la via formalmente inagibile. Il tratto è stato messo solo parzialmente in sicurezza con corde alpinistiche: la deviazione è difficile e richiede esperienza, da non sottovalutare. Prima di partire verificare l'effettiva percorribilità contattando i Rifugi Comici e Carducci.
    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza l'albergo Dolomitenhof in Val Fiscalina (1454 m), raggiungibile da Moso in Val Pusteria. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Si segue la carrareccia 102 verso sud fino al Rifugio al Fondo Valle (1548 m, 30'); si prosegue sul 102 verso sud-ovest e a un bivio si tiene la sinistra sul sentiero 103 verso il Rifugio Comici, salendo costantemente lungo la sinistra orografica della Val Fiscalina Bassa (sul versante opposto si nota la cresta della Strada degli Alpini) fino al Rifugio Comici (2224 m, 2h 30' dal parcheggio). Si continua sul 103 verso sud, con la parete nord della Croda dei Toni davanti, fino a Forcella Giralba (2431 m); si scende per vallone detritico al Rifugio Carducci (2297 m, 3h 30' totali), inizio del sentiero 107 «Sentiero Attrezzato Severino Casara».

    ▲Il percorso

    Poco sopra il Rifugio Carducci iniziano le attrezzature. Si percorre un'esile cengia su fondo detritico lungo la parete sud-est della Croda dei Toni, alternando tratti attrezzati e sentiero, fino al bivio di Forcella Maria (2351 m, 45' dal rifugio) tra il vecchio 107 (chiuso per frane) e la via ferrata. Un traverso esposto ma non difficile porta a un primo ponte sospeso (fune a sinistra, ampie traversine di legno); si prosegue in orizzontale aggirando uno spigolo su cengia, con qualche balzo attrezzato con staffe e cambre. Verso metà itinerario si aggira lo spigolo sud e si procede verso nord-ovest su cengie esposte sulla Val Gravasecca, alternate a tratti di sentiero anche non attrezzato su terreno friabile. Sotto un caratteristico tetto roccioso si trova il passaggio chiave: in forte esposizione si raggiunge un angusto passaggio da fare a carponi (Passo del Gatto), scomodo ma non difficile. Oltre il tetto, roccette e una nuova cengia; la ferrata svolta a destra risalendo roccette arrampicabili, poi entra in una gola fino a un secondo ponte sospeso, più esposto del primo, con un salto di un paio di centinaia di metri sotto. Si sale un breve salto con due pioli e si esce dalla gola su cengia; un tratto in discesa su fondo instabile porta verso il canalone. Qui il percorso compie attualmente una deviazione con corde alpinistiche verso l'alto per aggirare la frana del 2017: tratto difficile, da non sottovalutare. Risalito il ripido ghiaione, con radi segni bianco-rossi, si raggiunge il Bivacco De Toni e poco oltre la Forcella de l'Agnel (2490 m, 2h 30' dal Carducci, 6h totali). Per chiudere l'anello verso il Rifugio Comici si attraversa a mezzacosta la parete occidentale della Croda dei Toni: si scende un ripido canalone franoso, si prosegue a mezzacosta ignorando le tracce che scendono verso Giralba, fino a un'insellatura dove, secondo la stagione, è presente un nevaio assicurato da una fune; si risale la sella detritica e, per cengia e cresta, si raggiunge la Forcella dei Toni (2524 m, 1h da Forcella de l'Agnel, 7h totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Attrezzatura recente e ben mantenuta. La via non offre passaggi tecnicamente difficili, ma l'ambiente di alta montagna, l'esposizione, la lunghezza e il dislivello la rendono molto impegnativa. Conviene percorrerla in questo verso per affrontare in salita il ripido e scivoloso tratto tra il termine della ferrata e la Forcella de l'Agnel.

    ⚠ Con nebbia o nuvole basse, attenzione a individuare l'attacco delle funi che aiutano a superare il nevaio tra Forcella de l'Agnel e Forcella dei Toni, presente anche a stagione inoltrata: la fune lo assicura, ma per maggiore sicurezza può convenire avere con sé i ramponi.

    ▲Periodo e sicurezza

    Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ); per la zona è utile la cartina delle Dolomiti di Sesto di 4Land. Verificare sempre lo stato della via con i Rifugi Comici e Carducci.

    ▲Storia

    La ferrata, che collega il Rifugio Carducci col Bivacco De Toni, è stata inaugurata nel 2015 ed è dedicata all'alpinista vicentino Severino Casara, figura controversa ma grandissimo alpinista del suo tempo: salì in cordata con Comici, aprì oltre 300 vie, fu scrittore e regista.

    ▲Discesa

    Da Forcella dei Toni inizia la lunga discesa: si scende sul ghiaione verso destra sotto la parete nord di Cima Dodici, si ignorano due tracce verso est, si passa sotto le bastionate del Collerena e, a mezzacosta, si raggiunge il Rifugio Comici; da qui a ritroso sul 103 fino al parcheggio (3h da Forcella dei Toni, 10h totali).

    ▲Da abbinare

    Dal Rifugio Carducci si può proseguire verso la Ferrata alla Cengia Gabriella e la Ferrata Roghel; più in là la Ferrata Zandonella al Croda Rossa di Sesto e i Costoni di Croda Rossa. Dal Rifugio Fondo Valle, lungo la Val Sasso Vecchio, si raggiungono la Ferrata Hosp alla Torre di Toblin e la Innerkofler al Monte Paterno.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàDifficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoDolomiti di Sesto
    • Avvicinamento3:30 h
    • Ferrata3:30 h
    • Itinerario (a/r)10:00 h
    • Dislivello ferrata260 m
    • Dislivello itinerario1350 m
    • Quota max2556 m
    • Lunghezza19 Km
  • Ferrata del Somator (Monte Biaena)

    Ferrata del Somator (Monte Biaena)

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata del Somator (Monte Biaena)

    La Ferrata del Somator è un piacevole itinerario ad anello al Monte Biaena, nelle Prealpi Gardesane tra Rovereto e Riva del Garda. È una via facile: alcuni risalti rocciosi elementari sono attrezzati con staffe e cambre per agevolare gli escursionisti, e l'ambiente con vista sul lago la rende una meta ideale per le famiglie.

    ▲Avvicinamento

    Punto di partenza il parcheggio del Ristorante Pizzeria La Baita, tra Ronzo-Chienis e Castellano (Trento). Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dal parcheggio si seguono i segnavia CAI 671 su strada asfaltata verso est; si ignora il primo bivio a sinistra per il Sentiero Attrezzato de le Laste (che sarà il rientro) e, fra le tracce che si staccano a destra, ci si innesta dopo alcuni minuti sul sentiero 673, dove inizia di fatto il Sentiero del Somator (30' dall'auto); volendo, una breve deviazione sul 642 raggiunge il Rifugio Malga Somator.

    ▲Il percorso

    Il sentiero resta sempre piuttosto facile, con alcuni tratti che si restringono e diventano attrezzati, un paio di facili balzi verticali e un canalino. Superati i tratti attrezzati si prosegue in vista del Monte Biaena, con bella visuale sul lago (1617 m, 1h 30' dall'auto).

    ▲Carattere e difficoltà

    Pur conosciuta come «ferrata», la salita al Monte Biaena è un itinerario facile, adatto a neofiti e famiglie.

    ▲Periodo e sicurezza

    Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ); per la zona è utile la cartina dell'Alto Garda e Valle di Ledro oppure quella del Pasubio e Vallagarina di 4Land.

    ▲Discesa

    Per il rientro si scende sul versante est seguendo la traccia 671; dopo circa 10' si ignora a sinistra il sentiero 678 e si prosegue nel bosco con alcuni facili tratti attrezzati fino a una carrareccia e al bivio dell'andata, tornando all'auto (circa 2h 30' totali).

    ▲Da abbinare

    Il Garda offre molti itinerari simili: la Ferrata Rio Sallagoni a Castel Drena, la Ferrata Colodri ad Arco; sul versante occidentale la Susatti a Cima Capi e l'Amicizia a Cima Sat; per un grado più alto la Marangoni a Mori.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàFacile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoPrealpi Gardesane
    • Avvicinamento0:30 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)2:30 h
    • Dislivello ferrata70 m
    • Dislivello itinerario315 m
    • Quota max1617 m
    • Lunghezza4,5 Km
  • Ferrata Sass Rigais

    Ferrata Sass Rigais

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Sass Rigais
    Moderatamente Difficile● ApertaCaratteristicheComplessità📍 MapsGalleria

    La Ferrata al Sass Rigais porta sulla cima più alta della Val Gardena e delle Odle, a 3025 m, combinando due itinerari attrezzati: la ferrata est e la ferrata sud. Le difficoltà sono medio-basse su entrambe, ma la est ha tratti verticali più accentuati ed è quindi consigliabile percorrerla in salita. Avvicinamento e rientro sono lunghi e impegnativi.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dalla stazione a monte della funivia che collega Selva di Val Gardena al Rifugio Col Raiser (2106 m): da Selva si va verso Santa Cristina fino alla Strada Ruecia, dove sono gli impianti, parcheggiando nell'ampio spiazzo di fronte. Apri le indicazioni stradali su Google Maps. Dalla stazione a monte si seguono i cartelli per il Sass Rigais verso nord-est, segnavia 4, fino al Rifugio Firenze (2040 m), raggiunto in pochi minuti di saliscendi su carrareccia. Dal rifugio il sentiero 13 punta dritto al Sass Rigais fino al bivio presso il Plan Ciautier (2322 m, 1h dalla stazione a monte): qui si può tenere la destra e salire il lungo vallone detritico della Val Salieres (per la ferrata est) oppure la sinistra col segnavia 29 verso la Forcella de Mesdì (per la ferrata sud). In questa relazione si sale dalla est e si scende dalla sud. Tenuta la destra e risalito il vallone detritico tra Sass Rigais e Furchetta, si raggiunge la forcella che li separa (2696 m, 2h 15' totali), con vista sulla Val di Funes; si tiene poi la sinistra per salire su traccia con bolli rossi la placca est fino alla sella d'attacco (2800 m, 2h 30' totali).

    ▲Il percorso

    La ferrata est inizia su roccette ben appigliate, dove il cavo serve da sola autoassicurazione; si supera una fessura e una rampa verso sinistra fino a un punto verticale che si affronta con un breve traverso a sinistra su semplici chiodi e poi in verticale su ampie e solide staffe. Seguono ancora roccette senza difficoltà e un canalino roccioso verso destra; usciti dal canalino si vede la croce sommitale. Una serie di balzi rocciosi alternati a facili roccette porta alla crestina finale e alla croce del Sass Rigais (3025 m, 1h dall'attacco, 3h 30' totali). Per la discesa si imbocca la ferrata sud: ci si dirige a sud lungo una crestina sommitale a tratti non protetta, poi su una lunga serie di roccette, rampe inclinate e balzi di difficoltà medio-bassa con cui si perde rapidamente quota fino a innestarsi in un sentiero ripido; un ultimo balzo con una rampa e un salto più verticale presso una passerella in legno chiude le attrezzature (1h dalla vetta, 4h 30' totali).

    ▲Carattere e difficoltà

    Ferrata di media difficoltà che porta su un Tremila delle Odle-Puez; la combinazione di una via in salita e una in discesa la rende piacevole anche per il ferratista esperto.

    ⚠ L'avvicinamento è lungo e impegnativo. Attenzione alla quota e al fatto che non esistono vie di fuga diverse dalle ferrate stesse: da evitare con tempo instabile. Nulla vieta di percorrere l'itinerario in senso inverso o di scendere dalla stessa via di salita.

    ▲Periodo e sicurezza

    Sono disponibili le tracce GPS (GPX e KMZ); per la zona è utile la cartina della Val Gardena, Val di Funes e Alpe di Siusi oppure quella della Val Badia di 4Land.

    ▲Storia

    Il Sass Rigais è il monte più alto della Val Gardena e delle Odle. Reinhold Messner lo salì con il padre a soli cinque anni, ben prima della costruzione della via ferrata.

    ▲Discesa

    Dal termine delle attrezzature si scende a valle per un vallone ghiaioso verso il Plan Ciautier; a un bivio si può tenere la destra per una scorciatoia segnalata verso il Col Raiser (rientro circa 1h, totale circa 6h).

    ▲Da abbinare

    In Val Gardena si possono unire le ferrate al Piccolo e al Gran Cir vicino a Selva; verso il Gruppo Sella la panoramica Tridentina; verso il Passo Sella, in ordine crescente di difficoltà, la Ferrata al Col Rodella, la Schuster al Sassopiatto e la delle Mesules al Piz Selva.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • DifficoltàModeratamente Difficile
    • RegioneTrentino-Alto Adige
    • GruppoOdle
    • Avvicinamento2:30 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerario (a/r)6:00 h
    • Dislivello ferrata225 m
    • Dislivello itinerario870 m
    • Quota max3025 m
    • Lunghezza9,7 Km
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