Stato: Aperta

  • Ferrata Adolfo Ferrari al Monte Roncalla

    Ferrata Adolfo Ferrari al Monte Roncalla

    Vie Ferrate › Emilia-Romagna › Piacenza
    Ferrata Adolfo Ferrari al Monte Roncalla

    La Ferrata Adolfo Ferrari al Monte Roncalla, inaugurata nel 2004, risale una panoramica cresta di balze e gendarmi fino alla vetta del Monte Roncalla (1683 m), nell’Appennino Ligure al confine fra Liguria ed Emilia. È una via facile e divertente, adatta sia ai neofiti sia ai ferratisti esperti che vogliono salirla in arrampicata usando il cavo solo come autoassicurazione; le difficoltà non sono mai sostenute, ma l’itinerario completo è lungo e impegnativo sul piano fisico.

    ▲Avvicinamento

    La cresta si può raggiungere da due versanti: da quello ligure, da Rocca d’Aveto (1280 m), oppure da quello piacentino, dal Rifugio Vincenzo Stoto presso il Passo Crociglia (1468 m, dove conviene parcheggiare se si sale da qui). Questa relazione descrive la salita dal versante ligure. Si raggiunge Santo Stefano d’Aveto e, oltrepassato il paese, si imbocca la strada che sale ripida a Rocca d’Aveto: si parcheggia presso il piazzale di partenza della seggiovia (apri il punto di partenza su Google Maps – 44.58562, 9.46976) e si imbocca una stradina asfaltata sulla sinistra. L’asfalto termina presto e, superato un cancello, si prosegue verso la Valle Tribolata, passando sotto le pareti del Groppo Rosso fino a incontrare i segnavia gialli triangolari. Prima della frana della Valle Tribolata compaiono le prime indicazioni per la ferrata; la traccia di salita è incerta e richiede attenzione. Dopo alcuni minuti si raggiungono le prime roccette, da affrontare in libera, fino all’attacco della ferrata (1h 15′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La ferrata attacca rimontando uno sperone roccioso in cui si alternano tratti facili e di difficoltà moderata, che conviene affrontare arrampicando e usando il cavo solo come autoassicurazione. Segue un camino, leggermente più impegnativo nella parte iniziale; poi alcune attrezzature metalliche facilitano la progressione e conducono, tra roccette e selle, alla base di una placca ricca di appigli e fessure, ideale da arrampicare. Al termine della placca si arriva all’ultimo gendarme roccioso, che offre due opzioni: aggirarlo a sinistra lungo una traccia assicurata, oppure salire dritti l’esposto diedro (il passaggio chiave della via). Superato quest’ultimo risalto si prosegue sui prati che in breve portano in vetta al Monte Roncalla (40′ dall’attacco, circa 2 ore dal parcheggio).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Facile, ha difficoltà tecniche e ambientali contenute (1/5), esposizione moderata (3/5) ma impegno fisico elevato (5/5) per la lunghezza complessiva dell’itinerario (circa 12 km e 1000 m di dislivello, soprattutto se concatenata con la vicina Ferrata Mazzocchi). È un’ottima via per iniziare o per divertirsi arrampicando in libera; non presenta mai difficoltà sostenute.

    ⚠ La traccia di avvicinamento è incerta e va seguita con attenzione; prima dell’attacco si superano alcune roccette in libera. Il passaggio chiave è l’esposto diedro dell’ultimo gendarme, evitabile a sinistra lungo la traccia assicurata. Restano obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario appenninico percorribile nella bella stagione con roccia asciutta e meteo stabile; in caso di pioggia o nebbia l’orientamento sull’avvicinamento e in cresta si complica. Va valutata la durata complessiva: la sola ferrata è breve, ma il giro completo è lungo. Si ricordi che si tratta di una montagna a quota media (1683 m), spesso ventosa e con possibili nevai a inizio stagione.

    ▲Discesa

    Dalla vetta del Roncalla ci sono due possibilità. La più rapida per rientrare a Rocca d’Aveto scende verso il vicino Groppo Rosso, prosegue al Prato della Cipolla e quindi a Rocca d’Aveto (1h 15′ dal termine della ferrata, 3h 15′ dal parcheggio). La seconda, più lunga ma molto più appagante, include la Ferrata Mazzocchi: subito a destra si scende nella faggeta ignorando i bivi per Prato Cipolla e Monte Bue; al primo bivio si tiene ancora la destra e al successivo la sinistra, sempre in discesa, verso il Passo Roncalla (45′ dal termine della ferrata), dove si svolta a sinistra in direzione Lago Nero e Fontana Gelata. Si scende fino alla confluenza di due ruscelli e si segue il sentiero 007 verso il Bivacco Sacchi; dal bivacco si seguono le indicazioni per la Ferrata Mazzocchi, più difficile della Ferrari (1h 30′ dal termine della Ferrari, 3h 30′ dal parcheggio). La Mazzocchi risale la parete nord del Groppo delle Ali (45′ dall’attacco); dalla cima si scende per tracce fino alla pista da sci che porta al Rifugio Prato Cipolla, poi si tiene la destra scendendo a Rocca d’Aveto (1h 15′ dal Groppo delle Ali, circa 5h 30′ totali).

    ▲Carattere storico

    La via è intitolata ad Adolfo (Alfo) Ferrari, originario della provincia di Cremona, campione del mondo di ciclismo nel 1947.

    ▲Da abbinare

    Il concatenamento naturale è con la Ferrata Mazzocchi al Groppo delle Ali, per un anello di circa 6 ore (soste incluse), vario e appagante. Più distanti per viabilità, ma abbinabili su più giorni, la Ferrata Deanna Orlandini e la Ferrata alla Pietra Nera.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento1:15 h
    • Durata ferrata0:50 h
    • Itinerario totale4:15 h
    • Dislivello ferrata450 m
    • Dislivello itinerario1000 m
    • Altitudine massima1689 m
    • Lunghezza12,2 Km
  • Ferrata del 30ยฐ OSA al Corno Rat

    Ferrata del 30ยฐ OSA al Corno Rat

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Ferrata del 30ยฐ OSA al Corno Rat

    La Ferrata del 30° OSA al Corno Rat è un itinerario difficile che risale la bastionata calcarea sopra Valmadrera, nel cuore del Triangolo Lariano (provincia di Lecco, Prealpi Comasche). Via tecnica, atletica e a tratti molto esposta: dà il meglio a chi ha confidenza con l’arrampicata, perché in molti tratti si può progredire sulla roccia riducendo la trazione sulla catena. Si può concatenare con il sentiero attrezzato che porta in vetta al Corno Orientale di Canzo, per un anello attrezzato più lungo (circa 2 ore di solo tratto ferrato-attrezzato).

    ▲Avviso importante
    ⚠ Nel 2021 la ferrata è stata interamente ristrutturata, con l’aggiunta di numerosi infissi: le difficoltà tecniche reali oggi sono inferiori a quelle storiche. La sequenza del percorso e i valori di complessità riportati qui sotto si riferiscono al vecchio tracciato: tienine conto nel pianificare l’uscita e verifica sempre le condizioni aggiornate prima di partire.
    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la frazione Belvedere, sopra Valmadrera (apri il punto di partenza su Google Maps – 45.85047, 9.35219). Raggiunto l’abitato isolato si lascia l’auto nei pressi dell’inizio di una stradina chiusa al traffico, da dove parte il sentiero. Si risale la strada acciottolata verso Belvedere, con la bianca bastionata del Corno Rat che incombe sopra la testa; la carrareccia si fa poi sterrata e passa accanto ad alcune aziende agricole fino a una palina fitta di segnavia. A questo bivio si tiene la destra, seguendo le indicazioni per l’itinerario attrezzato OSA. Si prosegue, si guada un torrente e al bivio successivo si tiene la sinistra, sempre nella direzione dell’itinerario attrezzato; il sentiero sale ripido nel bosco fino all’attacco della ferrata (50′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La via attacca su una placca inclinata dai pochi appigli: si sale con la fune al proprio fianco, facendo attenzione a non essere spinti verso l’esterno – è uno dei passaggi più impegnativi e conviene pesare bene i piedi, sfruttando le pedivelle per non gravare troppo sulla catena. Dopo pochi metri il cavo piega e sale verticale, con alcune vecchie staffe a sostegno dei piedi; la roccia è molto solida, calcarea ma povera di appigli. Si raggiunge uno spigolo, risalito tenendo la catena a sinistra e la fune a destra con qualche staffa per i piedi; superato lo spigolo fune e catena si riuniscono e introducono in un angusto canalino, dove un primo passaggio è particolarmente ostico: si supera una sporgenza in cui è difficile non «mungere» la catena. Termina così la prima sezione, la risalita del Sasso OSA, in genere considerata la parte più dura della via.

    Si prosegue su sentiero verso sinistra con un paio di facili balzi rocciosi; attenzione a un bivio: si segue il sentiero di sinistra, perché quello di destra è la via alpinistica al Corno Rat. La seconda parete si percorre inizialmente in diagonale verso destra, sfruttando ottimi appigli naturali per i piedi, fino sotto una parete verticale più lunga di quanto sembri: si parte con alcune staffe su roccia coricata, poi si risale fino a un traverso verso sinistra che deposita su uno stretto e panoramico terrazzino, buono per riprendere fiato con la vista su Lecco e sul Resegone. Segue un tratto breve ma difficile: una frattura da superare in spaccata (lolotte, per chi arrampica) per guadagnare l’altezza utile a cambiare moschettone – passaggio disagevole soprattutto per le persone di bassa statura, quasi costrette a tirare sulla catena.

    Si esce sotto una nuova parete verticale che diventa un camino con buoni appigli per mani e piedi; si arriva sotto un masso che conviene risalire sul suo lato destro, anche se catena e fune corrono sul sinistro, più levigato. Si supera quindi l’esposta parete soprastante con l’aiuto di alcune staffe, fino a uno stretto terrazzino. Aggirato un poco marcato spigolo si riparte in salita su una parete di nuovo difficile, dalla roccia levigata, con un passaggio più ostico in prossimità di una sporgenza che richiede una trazione sulla catena per essere rimontata. Si aggira un altro spigolo e si risale una placca più coricata, lunga ma di difficoltà inferiore, fino a un ulteriore terrazzino. Un breve tratto di sentiero porta all’ultima parete verticale, più appoggiata e ricca di appigli rispetto alle precedenti – senza però abbassare la concentrazione dopo lo sforzo accumulato. Risalita questa parete si esce in vetta al Corno Rat e la ferrata ha termine (1h 15′ dall’attacco, circa 2 ore complessive dalla partenza).

    Prosecuzione al Corno Orientale (facoltativa). Dalla vetta, al bivio si prosegue verso destra su sentiero segnato da cartelli e bolli a tratti rossi e a tratti giallo-rossi, con alcuni passaggi un po’ esposti assicurati da catena. Dopo circa 30′ si risale una placca inclinata, con la parete verticale alla sinistra, salendo in aderenza con gli scarponi e cercando gli appigli nelle fessure. Si alternano poi tratti di sentiero, roccette e facili passaggi di I grado fino a un bivio: a sinistra si raggiunge il Rifugio SEV, a destra si sale l’ultimo tratto attrezzato. Tenendo la destra si percorre una bella placca arrampicabile, si aggira uno spigolo e si sale una paretina appoggiata con esposizione crescente fino al termine della catena; su roccette si raggiunge infine la croce del Corno Orientale di Canzo (1h dal termine della ferrata, circa 3 ore complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Difficile, è una via tecnica e atletica con valori di complessità alti su difficoltà tecniche (4/5) ed esposizione (4/5), impegno fisico 3/5 e difficoltà ambientali 2/5. Sono presenti sia la catena sia la fune metallica: conviene agganciare i moschettoni alla fune e, all’occorrenza, usare la catena per trazionare. La via vive di un doppio approccio: chi sa arrampicare (eventualmente con scarpette), riducendo la trazione, la trova impegnativa ma piacevole; chi non ha dimestichezza con l’arrampicata finisce per usare molto la catena in più tratti, con il rischio concreto di affaticarsi e rendere la salita molto atletica.

    ⚠ Via esposta in molti punti che richiede esperienza, ottimo allenamento e idealmente confidenza con l’arrampicata. Attenzione alla roccia unta in alcuni passaggi. Al bivio dopo il Sasso OSA seguire il sentiero di sinistra: quello di destra è la via alpinistica. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario prealpino a quota contenuta (vetta a 1232 m), percorribile in gran parte dell’anno con roccia asciutta e meteo stabile; va evitato con roccia bagnata o ghiacciata, vista l’esposizione e la roccia levigata. L’avvicinamento è breve ma molto ripido. Si ricorda che il tracciato è stato ristrutturato nel 2021: verificare sempre le condizioni e le attrezzature aggiornate.

    ▲Discesa

    Dalla vetta del Corno Rat si può chiudere subito l’escursione scendendo lungo il sentiero segnato «San Tommaso – Valmadrera» e tornando a ritroso al parcheggio (45′ dal termine della ferrata, 2h 45′ complessive). Se invece si è proseguito fino al Corno Orientale, si scende lungo il sentiero segnalato fino al crocevia fra Corno Centrale e Corno Orientale, quindi si seguono le indicazioni per San Tommaso e Valmadrera verso sinistra fino al punto in cui si era deviati per l’attacco; da lì a ritroso lungo il sentiero di avvicinamento fino all’auto (1h dalla vetta del Corno Orientale, circa 4 ore complessive).

    ▲Da abbinare

    La 30° OSA è logisticamente vicina alla Ferrata del Venticinquennale al Corno Occidentale (Ferrata di Canzo): salendo al Corno Orientale e proseguendo verso il Rifugio SEV e il Rifugio Terz’Alpe se ne raggiunge l’attacco, per un grande anello dei Corni di Canzo da 7-8 ore. Nelle vicinanze, sul versante del Moregallo, anche il Sentiero Attrezzato del Moregallo e la Ferrata al Canalone Belasa; sopra Valmadrera, oltre San Tommaso, il Sentiero Attrezzato delle Vasche.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento0:40 h
    • Durata ferrata2:00 h
    • Itinerario totale5:00 h
    • Dislivello ferrata340 m
    • Dislivello itinerario966 m
    • Altitudine massima1232 m
    • Lunghezza6 Km
  • Ferrata Piz da Lech

    Ferrata Piz da Lech

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Piz da Lech

    La Ferrata Piz da Lech sale una bastionata rocciosa nel versante orientale del Gruppo Sella fino alla vetta del Piz da Lech (2916 m), in provincia di Bolzano. È una via difficile, breve ma intensa, resa di avvicinamento brevissimo dagli impianti di Corvara: presenta alcuni passaggi atletici, due scale aeree e un breve ponte sospeso, in un ambiente d’alta montagna con panorama eccezionale dalla cima.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la stazione a monte della funivia che da Corvara (Val Badia) sale prima al Crep de Mont e poi al Vallon (2537 m; apri il punto di partenza su Google Maps). In alternativa, dal Passo di Campolungo (tra Arabba e Corvara) si parcheggia presso l’Alberto Boè (1860 m) e si sale sul largo sentiero CAI 638 fino alla stazione a monte della seggiovia (1h 15′ dal passo). Scesi dalla seggiovia si ignorano le indicazioni per la via normale (646B) e si seguono i cartelli verso nord, in direzione di un vallone detritico dove si svolta a sinistra in salita fino all’attacco, sotto una caratteristica parete rocciosa giallo-nera (2560 m, 15 minuti dalla stazione a monte).

    ▲Il percorso

    La ferrata apre con un balzo roccioso di media difficoltà e senza appigli evidenti, poi una facile cengia a sinistra e alcuni gradoni non difficili. Aggirato a sinistra uno spigolo con una cengia, si incontrano nuovi balzi sotto l’incombente bastionata nero-giallastra; si sale in verticale e ci si infila in un lungo canalino, tenendone il versante destro su gradoni rocciosi. Dove il canale si stringe si risalgono una quindicina di metri verticali, poi un breve ma esposto e impegnativo traverso verso destra aggira uno spigolo fino a una cengia. Segue il passaggio più impegnativo: un camino che sale prima sul versante destro e poi passa a sinistra con un balzo, complesso nella parte iniziale per la mancanza di appoggi, che aumentano gradualmente in alto. Alcune roccette esposte portano al punto più iconico della via: sotto la bastionata salgono due scale intervallate da un aereo passaggio su roccia con staffe; finita la seconda scala, un passaggio impegnativo aiutato da staffe. Nella sezione conclusiva si risalgono roccette esposte e una rampa fino alla cresta sommitale; dopo un tratto con le attrezzature a destra e un breve sentiero, si incontra un breve ponte sospeso (una scaletta orizzontale sopra uno stretto crepaccio), esposto ma non difficile. Una breve parete ben appigliata (spesso umida) e alcune roccette immettono sul sentiero finale, non attrezzato, che con attenzione porta alla croce di vetta del Piz da Lech (2916 m, 1h 45′ dall’attacco, 2 ore dalla stazione a monte), con vista magnifica sul Gruppo Sella, il Piz Boè e la Val de Mesdì.

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Difficile (D), con tutti i parametri di complessità sul 3/5: breve ma intensa, con un paio di passaggi atletici dove serve un buono spunto o una discreta tecnica di arrampicata (alcuni tratti di III-IV grado, comunque arrampicabili). Non è estremamente difficile, ma richiede buona preparazione ed esperienza. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ La cresta sommitale e lo spiazzo attorno alla croce non sono ampi e vanno percorsi con attenzione; il tratto finale e quello iniziale richiedono concentrazione. Il rientro lungo la via normale è ripido e comprende un paio di passaggi attrezzati in discesa: non togliere l’imbracatura al termine della ferrata. Una breve parete prima della vetta è spesso umida: prestare attenzione. Utile un frontalino se si parte tardi, perché tra salita e discesa la giornata può allungarsi.
    ▲Periodo e sicurezza

    Via estiva d’alta quota, da percorrere con meteo stabile e roccia asciutta. Le attrezzature sono in ottimo stato, rinnovate di recente. Verificare l’apertura e gli orari di funivia e seggiovia (serve il biglietto andata e ritorno); chi sale a piedi dal Passo di Campolungo metta in conto un avvicinamento più lungo e faticoso.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si scende verso sud lungo la via normale, segnata dai bolli bianco-rossi del CAI 646, sui ghiaioni del versante sud; si superano in discesa un paio di passaggi attrezzati (una parete verticale di 6-8 metri con staffe e una breve serie di roccette). Si raggiunge un bivio col CAI 646B: a destra si scende un canalino franoso fino al sentiero d’avvicinamento e quindi alla seggiovia (45′ dalla vetta, 2h 45′ complessive); oppure si prosegue sul CAI 646 lungo una cresta sopra il Lago di Boè fino alla stazione a monte della funivia del Boè (2198 m, 1h 15′ dalla vetta, 3h 15′ complessive).

    ▲Da abbinare

    La Piz da Lech si abbina perfettamente alla vicina Ferrata del Vallon, eventualmente pernottando al Rifugio Kostner. Proseguendo a mezzacosta si raggiunge l’attacco dell’impegnativa Ferrata Piazzetta al Piz Boè. Sul Gruppo Sella anche la Ferrata Tridentina e la Ferrata delle Mesules. In Val Badia la Ferrata Sas dla Crusc e la Ferrata della Pace.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento0:15 h
    • Durata ferrata1:45 h
    • Itinerario totale4:15 h
    • Dislivello ferrata200 m
    • Dislivello itinerario371 m
    • Altitudine massima2911 m
    • Lunghezza2,2 Km
  • Ferrata del Vallon

    Ferrata del Vallon

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata del Vallon

    La Ferrata del Vallon sale la parete est del Gruppo Sella collegando il Rifugio Kostner alla zona del Piz Boè (provincia di Bolzano). È la via attrezzata meno conosciuta e tecnicamente meno impegnativa del Sella: per gran parte facile, ha un paio di passaggi più impegnativi nel tratto conclusivo dopo un suggestivo ponte sospeso accanto a una cascata. L’ambiente del circo glaciale del Vallon, contornato da imponenti pareti, è uno dei più belli e meno frequentati del gruppo.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è la stazione a monte della funivia che da Corvara (Val Badia) sale prima al Crep de Mont e poi al Vallon (2537 m; apri il punto di partenza su Google Maps). In alternativa, per evitare la funivia, dal Passo di Campolungo (tra Arabba e Corvara) si parcheggia presso l’Alberto Boè (1860 m) e si sale sul largo sentiero CAI 638 fino al bivio per la ferrata, poco prima del Rifugio Kostner (2500 m, 1h 30′ dal passo). Dalla stazione a monte si segue a destra il cartello per le Ferrate Piz da Lech e Vallon; in falsopiano si raggiunge una deviazione (a destra sale alla Ferrata Piz da Lech) e si prosegue a mezzacosta su pendio detritico, entrando nel Vallon sul versante destro fino all’attacco, segnato da grandi bolli rossi in fondo a un magnifico circo glaciale (45 minuti dalla stazione a monte). Si può anche seguire le indicazioni per il Rifugio Kostner e la Ferrata Piazzetta (CAI 638), facendo attenzione, prima del rifugio, ai segni e alla traccia che si addentrano nel circo.

    ▲Il percorso

    Si inizia con un facile traverso diagonale in salita, oltre il quale si affrontano balzi rocciosi ben gradonati con il cavo a sinistra (utilizzabile solo come autoassicurazione, dato che i passaggi sono arrampicabili). Si supera un facile camino, dove una fessura offre molti appigli per salire in spaccata, poi un tratto facile di sentiero attrezzato verso destra e sinistra in direzione della bastionata nero-giallastra che sormonta la valle. Sotto la parete, verso destra, si risalgono alcune roccette (cavo a sinistra) e un nuovo breve camino simile al precedente; la roccia ben appigliata permette di uscirne in spaccata. Si raggiunge così il punto più iconico dell’escursione: un ponte sospeso accanto a una cascata (il tracciato originale passava a sinistra della cascata, ora si sviluppa a destra; sono ancora visibili le vecchie attrezzature). Passato il ponte si entra nella seconda sezione, più impegnativa: una parete esposta e verticale di una ventina di metri. Si sale una prima pancia rocciosa, poi si piega leggermente a sinistra e a destra su buoni appigli per mani e piedi (chi ha dimestichezza con l’arrampicata può procedere senza trazionare il cavo); segue un tratto diagonale che richiama un diedro appoggiato e, dopo le ultime roccette, si raggiunge il terrazzino roccioso che domina il circo glaciale (45 minuti dall’attacco, 1h 30′ complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Moderatamente Difficile (MD): difficoltà tecniche, esposizione e impegno fisico contenuti (2/5), con complessità ambientale un po’ più alta (3/5) per la quota e l’ambiente d’alta montagna. È una buona prima ferrata per chi è già esperto di montagna e di percorsi in quota; la parete dopo il ponte, pur ben appigliata, è esposta e richiede un minimo di dimestichezza con l’arrampicata. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ Le attrezzature sono state completamente rinnovate nel 2024, ma l’inverno può danneggiare qualche fittone rendendo il cavo lasco in alcuni punti: con cavo molle conviene appoggiarsi alla roccia e prestare più attenzione. A inizio stagione alcuni brevi tratti di cavo possono restare sepolti sotto la neve: utile avere bastoncini per affrontare in sicurezza i tratti su neve. La parete verticale dopo il ponte non va sottovalutata dai principianti vista l’esposizione.
    ▲Periodo e sicurezza

    Via estiva d’alta quota, da percorrere con tempo stabile e roccia asciutta; nelle giornate limpide il panorama sul Gruppo Sella e le sue valli interne è eccezionale. Verificare l’apertura della funivia se la si usa per l’avvicinamento e l’eventuale presenza di neve a inizio stagione.

    ▲Discesa

    Dal termine della ferrata si seguono le tracce verso il già visibile Piz Boè, salendo a una sella. A un bivio si può scendere a sinistra lungo il Sentiero Lichtenfels, che cala su un pendio detritico e poi in una più ripida vallata con alcuni tratti attrezzati di bassa difficoltà fino al Rifugio Kostner (2517 m, 1 ora dal bivio, 2h 45′ complessive); oppure proseguire dritti in salita al Piz Boè (3152 m, 1 ora dal bivio) per il CAI 672 lungo la Cresta Stenta, a tratti attrezzata ed esposta, rientrando poi a ritroso al bivio (45′ dal Piz Boè) e scendendo per il Lichtenfels al Kostner (4h 30′ complessive). Dal Rifugio Kostner si seguono il CAI 638 e poi il 646B fino alla stazione a monte della seggiovia (20′ dal rifugio) e quindi a Corvara.

    ▲Da abbinare

    La Vallon si abbina facilmente alla vicina Ferrata del Piz da Lech e, in un itinerario di più giorni, all’impegnativa Ferrata Piazzetta al Piz Boè. Sul Gruppo Sella, in ordine crescente di difficoltà, la Ferrata Tridentina e la Ferrata delle Mesules. In Val Badia il Sentiero Tru Dolomieu e la Ferrata della Pace; verso Canazei la Ferrata dei Finanzieri al Colac e la Ferrata delle Trincee al Padon.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento0:45 h
    • Durata ferrata0:45 h
    • Itinerario totale3:00 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario263 m
    • Altitudine massima2800 m
    • Lunghezza5 Km
  • Ferrata Col Rodella

    Ferrata Col Rodella

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Col Rodella

    La Ferrata Col Rodella è una via breve sopra il Passo Sella, che collega la Val di Fassa con la Val Gardena (provincia di Bolzano). Avvicinamento e rientro corti la rendono una buona scelta nelle giornate di meteo incerto, quando è sconsigliato impegnarsi nei lunghi itinerari tipici delle ferrate dolomitiche della zona. Di difficoltà medio-bassa, ha però un paio di passaggi su roccia levigata che richiedono attenzione.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è il Passo Sella (tra Canazei e Selva di Val Gardena): al passo si imbocca la stradina che sale ripida sul versante della Val di Fassa verso i Rifugi Valentini e Salei, percorrendola in salita per un centinaio di metri e parcheggiando a bordo strada prima del divieto di transito (apri il punto di partenza su Google Maps). Dal Rifugio Valentini (2213 m) si segue la carrareccia, che coincide con il sentiero CAI 557, verso sud-ovest in direzione del Rifugio Salei (2222 m) e poi della stazione a monte della funivia che sale da Campitello di Fassa (in alternativa si può salire direttamente con la funivia). Dalla stazione a monte, proprio sotto i cavi della funivia, si stacca un sentiero privo di segnali per la ferrata: lo si segue aggirando la base del Col Rodella per circa 5 minuti fino a notare un ghiaione sulla destra, risalendo il quale si raggiunge il non evidente attacco (30 minuti dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Da un terrazzino terroso, dove indossare l’imbracatura, si sale una parete ben appigliata e una serie di roccette facilmente arrampicabili. Guadagnata quota si piega a sinistra verso un grosso masso, che si aggira in un tratto esposto; segue un camino non particolarmente impegnativo, da superare in spaccata, prima di una parete su roccia levigata che costringe a una certa trazione sul cavo. Si arriva poi sotto una parete attrezzata con una serie di solide staffe metalliche; risalite queste, un secondo passaggio impegnativo — una nuova parete levigata, breve, da superare con un po’ di trazione. Si prosegue su una parete esposta ma ottimamente appigliata, arrampicabile, fino a un traverso esposto che aggira uno spigolo; oltre lo spigolo, alcuni facili balzi rocciosi portano al termine della via, al Rifugio Col Rodella (2484 m, 40 minuti dall’attacco, 1h 30′ complessive), con notevole panorama sul Gruppo Sella e sulla Val di Fassa.

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Moderatamente Difficile (MD): difficoltà tecniche ed esposizione attorno al 3/5, impegno fisico contenuto (2/5). È un buon “test” per chi passa dalle ferrate facili a quelle più difficili. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ La roccia è abbastanza levigata e in alcuni punti unta: è sconsigliato percorrere la via subito dopo scrosci di pioggia o con umidità. I due passaggi su roccia liscia richiedono una certa trazione sul cavo e non la rendono adatta ai neofiti assoluti, nonostante la brevità. Una targa commemora una persona deceduta per malore lungo la via nel 2020: un promemoria che in montagna nulla è mai banale. Verificare eventuali chiusure del sentiero d’avvicinamento per lavori, segnalate in passato.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo, ideale come “riscaldamento” a inizio vacanza o per le giornate dal meteo incerto vista la brevità e la presenza del rifugio all’arrivo. Affrontarla con roccia asciutta e verificare l’apertura della funivia se la si usa per l’avvicinamento.

    ▲Discesa

    Dal Rifugio Col Rodella si scende per comodo sentiero fino al bivio percorso all’andata e, a ritroso lungo il sentiero d’avvicinamento, si rientra all’auto (30 minuti dal Col Rodella, 2 ore complessive).

    ▲Da abbinare

    Dal Passo Sella si possono affrontare, ben più impegnative, la Ferrata Schuster al Sassopiatto e la Ferrata delle Mesules al Gruppo Sella. Verso Canazei e il Passo Pordoi: la difficile Ferrata Piazzetta al Piz Boè, la Ferrata delle Trincee al Padon e la Ferrata dei Finanzieri al Colac. Verso la Val Gardena, la Ferrata Tridentina e la Ferrata Sass Rigais.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento0:30 h
    • Durata ferrata0:40 h
    • Itinerario totale2:00 h
    • Dislivello ferrata120 m
    • Dislivello itinerario260 m
    • Altitudine massima2485 m
    • Lunghezza4,9 Km
  • Ferrata Susatti a Cima Capi

    Ferrata Susatti a Cima Capi

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Susatti a Cima Capi

    La Ferrata Susatti a Cima Capi è una via facile e molto panoramica sopra il Lago di Garda, in Valle di Ledro (provincia di Trento). Senza difficoltà tecniche di rilievo ma con buona esposizione, è l’ideale per chi ha già esperienza di montagna ma vuole avvicinarsi ai sentieri attrezzati. L’ambiente, affacciato sul lago e ricco di tracce della Grande Guerra, la rende un itinerario di grande interesse anche storico.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è il paese di Biacesa, a 4 km da Riva del Garda: da Riva si seguono le gallerie verso la Val di Ledro e, usciti dalla seconda, si raggiunge Biacesa; si prende via dei Dazi a destra e, a fine strada, ancora a destra. L’escursione inizia presso il parco giochi di Biacesa, dove però non è più consentito parcheggiare ai non residenti: occorre cercare un posteggio consentito nelle vicinanze (apri il punto di partenza su Google Maps). Da Biacesa si segue il sentiero CAI 470 (Sentiero dei Bech) a mezzacosta verso est lungo la Valle del Gec, ignorando la deviazione a sinistra per il Sentiero Attrezzato delle Laste (utile come rientro). Tra saliscendi e vegetazione mediterranea (allori, olivi) e alcune facili roccette si arriva a un bivio dove si ignora il CAI 405 (scende a Riva) e si sale verso l’attacco, raggiunto dopo un facile camino (1h 15′ dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    Presso la targa rossa si risalgono alcune roccette non attrezzate, oltre le quali la fune metallica aiuta a superare alcuni salti rocciosi in un camino. Usciti in cresta si sale con crescente esposizione, ma senza difficoltà, su placche ben gradonate dove è possibile procedere in arrampicata senza affidarsi continuamente al cavo. Una placca con un paio di staffe porta al filo di cresta: si prosegue sul versante destro in forte esposizione, sempre senza passaggi impegnativi, risalendo massi e piccole pareti attrezzate, con il Lago di Garda alle spalle. L’unico passaggio di media difficoltà consiste nell’aggirare un grosso masso su un traverso esposto, cercando l’appiglio oltre lo spigolo; superato questo tratto, un facile camino e alcuni brevi passaggi verticali immettono sul sentiero che porta alla vetta di Cima Capi (909 m, 1h 15′ dall’attacco, 2h 30′ complessive).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Facile (F), con tutti i parametri di complessità sul 2/5: la progressione è semplice ma l’esposizione è buona, ottima per prendere confidenza con l’ambiente attrezzato. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ Bassa quota ed esposizione prevalente a sud-est: nei mesi estivi può fare molto caldo, conviene partire presto. La zona è ricca di gallerie e trincee della Grande Guerra visitabili lungo i sentieri: portare una torcia frontale. Al termine della ferrata conviene non togliere il set, perché si incontrano altri tratti attrezzati lungo qualsiasi opzione di rientro.
    ▲Periodo e sicurezza

    Grazie alla quota modesta è percorribile gran parte dell’anno ed è particolarmente piacevole nelle mezze stagioni. La segnaletica dei sentieri è ottima. Verificare il meteo e, in estate, evitare le ore più calde data l’esposizione al sole.

    ▲Discesa

    Dalla vetta si scende sul versante opposto a quello di salita, lungo un facile sentiero di crinale presso trincee della Grande Guerra e una piazzola per elicotteri; in 15 minuti si raggiunge un bivio. A sinistra prosegue il Sentiero Attrezzato Foletti, che conduce al Bivacco Arcioni, alla Chiesa di San Giovanni e quindi a Biacesa (1h 30′ da Cima Capi, 4 ore complessive); dal Bivacco Arcioni si può in alternativa scendere il più difficile Sentiero delle Laste, che si innesta sul CAI 470 percorso all’andata. Dritto prosegue il Sentiero Attrezzato Susatti fino a Bocca d’Enzima (circa 1 ora), con tratti attrezzati non difficili; da qui il CAI 404 verso Rocchetta Giochello e poi il CAI 417 riportano a Biacesa con un lungo anello (3 ore da Cima Capi, 5h 30′ complessive).

    ▲Da abbinare

    Si possono abbinare il Sentiero Attrezzato Foletti e il Sentiero delle Laste in discesa; dal Bivacco Arcioni, energie permettendo, la salita a Cima Rocca con la facile ferrata. Nelle vicinanze la Ferrata dell’Amicizia a Cima Sat; risalendo verso Trento la Ferrata a Castel Drena e i facili Colodri e Sentiero delle Cavre.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento1:15 h
    • Durata ferrata1:15 h
    • Itinerario totale4:00 h
    • Dislivello ferrata315 m
    • Dislivello itinerario490 m
    • Altitudine massima907 m
    • Lunghezza8,1 Km
  • Ferrata Rio Sallagoni

    Ferrata Rio Sallagoni

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Rio Sallagoni

    La Ferrata Rio Sallagoni si svolge lungo la forra dell’omonimo torrente, ai piedi di Castel Drena, in provincia di Trento. È una via facile ma decisamente spettacolare: traversi su roccia sopra l’acqua che scorre, una gola stretta e suggestiva e due ponti sospesi rendono questo breve itinerario uno dei più scenografici dell’Alto Garda. Proprio per la bassa difficoltà e il fascino dell’ambiente è molto frequentato in estate.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza si trova sulla strada che collega Dro a Drena. Arrivando da Riva del Garda, prima dell’abitato di Dro si seguono le indicazioni a destra per salire a Drena; dopo pochi minuti e un tornante, sulla sinistra si incontra un ampio parcheggio e poco dopo, sulla destra, un campo da tamburello (apri il punto di partenza su Google Maps). Dal parcheggio si scende verso il tornante percorso in auto: sul lato sinistro della strada una palina con segni CAI indica la discesa verso la forra del Rio Sallagoni, dove la ferrata ha subito inizio (circa 10 minuti dal parcheggio).

    ▲Il percorso

    La ferrata attacca sul lato sinistro della gola. Si salgono un paio di metri con la fune, poi un breve traverso verso destra su staffe per i piedi, quindi alcuni metri in diagonale e in verticale: un tratto esposto e molto bello, con il fiume che scorre proprio sotto i piedi. Si prosegue nel traverso e si incontra il passaggio probabilmente più impegnativo della via, leggermente a strapiombo, che obbliga a una leggera trazione sul cavo per mantenere l’equilibrio. Superato questo punto si passa sotto un sasso incastrato e si incrocia una via di fuga verticale. Continuando nella forra il traverso prosegue verso destra; la gola si stringe e, nei pressi di un grosso masso incastrato, si passa sul lato destro affrontando un solo passaggio più impegnativo dovuto a una sporgenza rocciosa. In breve le attrezzature terminano e ci si trova in un anfiteatro roccioso con cascate.

    Inizia la seconda parte: dal sentiero di sinistra si raggiunge il primo ponte sospeso a tre corde, lungo una quindicina di metri e abbastanza stabile. Si prosegue sul lato destro del torrente, su sentiero attrezzato e facili balzi rocciosi, poi si passa sul versante sinistro per l’unico vero tratto verticale della via, verso destra: alcuni passaggi richiedono un po’ di impegno, ma su difficoltà complessivamente basse. Si arriva quindi al secondo ponte sospeso, più corto del primo ma meno stabile, dove termina la Ferrata di Castel Drena (40 minuti dall’attacco, 50 complessivi). Si attraversa un ponticello di legno, si torna sul lato destro del torrente e si sale su sentiero fino a uscire nei pressi del castello (10 minuti dal termine della ferrata, 1 ora complessiva). A fine 2024 è stata aggiunta una variante opzionale finale dedicata ai Caduti di Nassirya: invece di attraversare il Rio Sallagoni si resta sulla sponda orografica sinistra, risalendo su tratti attrezzati facili (salvo una rampa a volte umida e scivolosa) con lunghi traversi su cambre molto vicini al greto, fino a Casteldrena; calcolare circa 30 minuti in più.

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Facile (F), ha difficoltà tecniche, ambientali ed esposizione attorno al 2/5 e impegno fisico minimo (1/5). È adatta anche a chi ha poca esperienza, purché a proprio agio con l’esposizione sopra l’acqua. Indispensabile l’attrezzatura completa: imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ Itinerario molto battuto, soprattutto in estate, da numerose comitive: concreto il rischio di restare imbottigliati nella gola. Conviene percorrerlo la mattina presto o nel tardo pomeriggio, evitando le ore più calde e affollate. Se si percorre la variante dei Caduti di Nassirya, prestare la massima attenzione ai guadi, che in primavera o dopo abbondanti precipitazioni possono diventare difficoltosi: utili un paio di bastoncini telescopici.
    ▲Periodo e sicurezza

    La quota bassa rende la via ideale nelle mezze stagioni. Da evitare con torrente in piena o dopo forti piogge, sia per i guadi della variante sia per il livello dell’acqua nella forra. Verificare sempre il meteo e le condizioni del rio prima di scendere nella gola.

    ▲Discesa

    Dal castello si segue in discesa la strada asfaltata; sulla sinistra si stacca un sentiero che, in ripida discesa con alcuni tornanti, riporta al campo da tamburello presso il parcheggio (20 minuti dal castello, 1 ora e 20 minuti complessivi).

    ▲Da abbinare

    Vista la brevità, la Rio Sallagoni lascia tempo ed energie per un secondo itinerario in giornata. Restando sul facile si possono percorrere la Ferrata Colodri o il Sentiero Attrezzato delle Cavre, entrambi verso Riva del Garda. A circa 45 minuti d’auto ci sono la Ferrata Marangoni a Mori, la Ferrata di Ballino e la Ferrata Artpinistica a Preore. Per escursionisti molto esperti, a circa 30 minuti, la difficile Ferrata Rino Pisetta.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento0:10 h
    • Durata ferrata0:40 h
    • Itinerario totale1:20 h
    • Dislivello ferrata150 m
    • Dislivello itinerario200 m
    • Altitudine massima365 m
    • Lunghezza3 Km
  • Ferrata Colodri

    Ferrata Colodri

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Trento
    Ferrata Colodri

    La Ferrata Colodri sale le pareti orientali del Monte Colodri, che domina la cittadina di Arco in provincia di Trento, a due passi dal Lago di Garda. È una via facile, ottimamente attrezzata e priva di difficoltà tecniche rilevanti: per questo è una delle mete più gettonate per chi vuole avvicinarsi al mondo delle vie ferrate. Si svolge accanto a pareti note per l’arrampicata libera e regala dalla cima un bel panorama su Arco, la valle del Sarca e il lago.

    ▲Avvicinamento

    Il punto di partenza è Arco. Si oltrepassa il fiume Sarca sul ponte e si prende a destra via Maini, proseguendo dritti fino all’ingresso di un campeggio sulla destra; subito dopo, sulla sinistra una bacheca e sulla destra uno slargo permettono di parcheggiare poche auto (apri il punto di partenza su Google Maps; in alternativa è segnalato l’ampio parcheggio gratuito presso le piscine). Entrati nel parco si seguono i segnavia bianco-rossi del CAI per Cima Colodri e per la ferrata, raggiunta in breve a una targa bianca, circa 10 minuti dal parcheggio.

    ▲Il percorso

    La ferrata inizia su una rampa gradonata, arrampicabile comodamente anche senza usare il cavo. Saliti i primi gradoni si percorre un facile traverso verso destra e si prosegue su un’altra rampa gradonata, dove il cavo funge da corrimano. Si piega a destra su una larga cengia che porta a un primo tratto verticale ma appoggiato, con ottimi appigli; superato questo breve passaggio si volge a sinistra salendo in obliquo tra piccoli balzi rocciosi, cenge e tratti di sentiero. Lo sviluppo prosegue in prevalente falsopiano, su una cengia liscia ma priva di difficoltà tecniche, verso sinistra. Si risalgono un paio di placche inclinate attrezzate con cambre e staffe, alcuni tratti diagonali e una facile fessura, fino all’ultimo tratto: un diedro di una decina di metri dove le cambre annullano di fatto le difficoltà dove gli appigli naturali sono meno evidenti. Percorsa l’ultima placca appoggiata terminano le attrezzature; un breve sentiero conduce a Cima Colodri (400 m), con la sua croce e la caratteristica madonnina, in circa 30 minuti dall’attacco (40 minuti complessivi).

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Facile (F), è un itinerario molto elementare, con tutti i parametri di complessità al minimo (1/5): ideale come prima ferrata, adatta anche a chi accompagna persone alle prime armi. Resta comunque indispensabile l’attrezzatura completa: imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ Pericolo di scariche di materiale detritico dall’alto: indossare il casco già durante l’avvicinamento, non solo all’attacco. Sulla via si sono verificati incidenti gravi, anche mortali. Il terreno in alcuni punti è smosso e c’è il rischio di far cadere sassi su chi sta sotto, per cui è importante prestare attenzione, soprattutto quando la via è affollata. La parete è esposta a est ed è in pieno sole al mattino: in estate conviene partire nel pomeriggio per trovare ombra.
    ▲Periodo e sicurezza

    Grazie alla quota modesta e all’esposizione soleggiata, è percorribile in gran parte dell’anno ed è particolarmente indicata nelle mezze stagioni. La roccia, levigata dalle innumerevoli ripetizioni, può risultare scivolosa: meglio evitarla bagnata. Vista l’elevata frequentazione, mantenere ordine sui passaggi ed evitare di creare ingorghi. Portare acqua e verificare il bollettino meteo prima di partire.

    ▲Discesa

    Da Cima Colodri si scende sul versante opposto (ovest) fino a un bivio con il sentiero CAI 431. Per il rientro più breve si prosegue a sinistra in direzione di Santa Maria di Laghel, quindi si prende la stradina a sinistra che scende verso Arco; dal centro si ripercorre la strada asfaltata fino al parcheggio (1 ora dal termine della ferrata, 1 ora e 45 minuti complessivi). In alternativa è possibile un lungo itinerario ad anello: al bivio si tiene la destra sul CAI 431 fino al Monte Colt e alla Croce di Colt, si scende verso il Sentiero Attrezzato degli Scaloni (parte del Sentiero delle Cavre, circa 2 ore dal termine della ferrata), lo si percorre e, tenendo poi la sinistra sul CAI 408, si rientra nei pressi di Santa Maria di Laghel e quindi ad Arco (circa 4 ore dalla ferrata, circa 5 ore complessive).

    ▲Da abbinare

    Arco e l’Alto Garda sono ricchissimi di vie attrezzate per ogni livello. Nella zona di Cima Capi si trovano la Ferrata Susatti e la Ferrata di Cima Rocca; vicino a Riva del Garda la Ferrata dell’Amicizia a Cima Sat. Per chi cerca più difficoltà, l’esposta Ferrata Marangoni a Mori o la molto impegnativa Ferrata Pisetta a Sarche. Verso nord, la Ferrata alla Cascata del Rio Ruzza e la Ferrata Artpinistica a Preore.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento0:10 h
    • Durata ferrata0:30 h
    • Itinerario totale1:30 h
    • Dislivello ferrata280 m
    • Dislivello itinerario300 m
    • Altitudine massima398 m
    • Lunghezza4,5 Km
  • Ferrata del Piccolo Cir

    Ferrata del Piccolo Cir

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata del Piccolo Cir

    La Ferrata del Piccolo Cir è una via breve e molto arrampicabile che sale uno dei pinnacoli del Gruppo Cir, sul versante settentrionale del Passo Gardena (provincia di Bolzano). Di grado moderatamente difficile, regala una progressione divertente su ottima roccia e un panorama di prim’ordine dalla stretta vetta del Piz da Cir V. Avvicinamento e rientro brevi la rendono facilmente abbinabile alla vicina Ferrata Gran Cir.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Passo Gardena (2121 m), che collega la Val Badia (Corvara) con la Val Gardena (Selva); si lascia l’auto nell’ampio piazzale del passo (apri il punto di partenza su Google Maps). Su sentiero ben battuto si sale alla stazione a monte della funivia di Dantercepies (2298 m), che arriva da Selva, in circa 10 minuti. Seguendo i cartelli verso nord e i bolli rossi si affronta un ripido tratto su roccia; superate alcune roccette si raggiunge l’attacco della ferrata, a circa 30 minuti dal Passo Gardena.

    ▲Il percorso

    Si attacca su facili balzi rocciosi verso un passaggio che fa guadagnare esposizione; si sale una breve scaletta metallica e alcuni salti rocciosi esposti. Aggirato uno spigolo, si risale in verticale una bella parete ottimamente appigliata, si prosegue in diagonale verso destra e poi più verticali fino a un aereo traverso di media difficoltà, da affrontare sfruttando i buoni appoggi per i piedi. Si raggiunge un terrazzino panoramico, ideale per una sosta. Si supera quindi un balzo più pronunciato e si esce su un sentiero in quota a fondo detritico; in direzione nord si arriva all’ultimo tratto attrezzato. Dopo un canalino roccioso si tocca una sella detritica (da qui, in discesa, è possibile tenere il versante destro per una via alternativa). L’ultimo passaggio è il più impegnativo della via: una parete in diagonale lungo una fessura, ben appigliata ma esposta, che con due passaggi di moschettone porta al terrazzino sommitale, la stretta vetta del Piz da Cir V (2520 m), raggiunta in circa 30 minuti dall’attacco e 1 ora dal Passo Gardena. Dalla cima il panorama abbraccia il Gruppo Sella e le Odle.

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Moderatamente Difficile (MD), è una via corta ma completa: complessità tecnica, ambientale ed esposizione attorno al 3/5, impegno fisico più contenuto (2/5). È adatta a chi si avvicina alle ferrate solo se già abituato all’esposizione, per via del passaggio più impegnativo presente sia in salita sia in discesa. Obbligatori imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ Via molto frequentata in estate, con possibili code; la vetta è piccola e a volte difficile sostarvi. Roccia molto arrampicabile ma alcuni passaggi sono esposti: non sottovalutarla nonostante la brevità. Secondo una segnalazione del 2026 la discesa è stata modificata e in parte attrezzata, rimanendo alti sulla paretina con un passaggio in spaccata e un breve traverso su staffe: verificare sul posto la configurazione attuale di attacco e discesa prima di partire.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario estivo, da percorrere con meteo stabile e roccia asciutta. Trattandosi di una via breve e popolare, conviene partire presto per evitare l’affollamento. Portare attrezzatura completa, acqua e qualcosa da mangiare per una sosta in vetta, e verificare il bollettino meteo prima di muoversi.

    ▲Discesa

    Si scende a ritroso fino alla sella detritica già incontrata in salita. Da qui si può tornare per la via di salita oppure, soluzione consigliata, scendere lungo un canalone attrezzato che aiuta per una cinquantina di metri su roccette fino a un sentiero detritico. Si raggiunge poi un bivio: a sinistra, una traccia a mezzacosta conduce all’attacco della Ferrata Gran Cir (1h 45′ andata e ritorno, 3h 30′ complessive); a destra, il sentiero riporta alla funivia incontrata all’andata e quindi all’auto (40′ dalla vetta, 2 ore complessive).

    ▲Da abbinare

    L’abbinamento naturale è con la Ferrata Gran Cir, che parte dallo stesso Passo Gardena: insieme impegnano mezza giornata. Scendendo verso Corvara si trovano tre belle vie del Gruppo Sella: la Ferrata Tridentina al Pisciadù, la Ferrata al Piz da Lech e la Ferrata del Vallon. Verso la Val Gardena si può salire la Ferrata Sass Rigais; sul versante nord delle Odle l’Alta Via Günther Messner e la Ferrata al Sass de Putia. Verso Canazei, infine, la Ferrata Piazzetta al Piz Boè.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento0:30 h
    • Durata ferrata0:30 h
    • Itinerario totale2:00 h
    • Dislivello ferrata100 m
    • Dislivello itinerario390 m
    • Altitudine massima2520 m
    • Lunghezza5 Km
  • Ferrata Gran Cir

    Ferrata Gran Cir

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Gran Cir

    La Ferrata Gran Cir sale la vetta più alta del Gruppo Cir, a nord del Passo Gardena (provincia di Bolzano). È una via attrezzata facile, con esposizione e difficoltà tecniche molto ridotte: per questo viene spesso scelta come prima ferrata o come itinerario panoramico per chi vuole avvicinarsi alle vie attrezzate. Breve e logica, si abbina con naturalezza alla vicina e più impegnativa Ferrata del Piccolo Cir.

    ▲Avvicinamento

    Si parte dal Passo Gardena, che collega la Val Badia (Corvara) con la Val Gardena (Selva); si lascia l’auto nell’ampio piazzale del passo (apri il punto di partenza su Google Maps). Dal passo si seguono i numerosi cartelli che, in direzione nord, guidano su traccia ben marcata verso il canalone che separa il Grande Cir dal Piccolo Cir. Si procede su facili sentieri fino a raggiungere il canalone detritico, dove sul lato destro iniziano le attrezzature metalliche (circa 45 minuti dal Passo Gardena).

    ▲Il percorso

    La ferrata apre con una rampa inclinata verso destra, un po’ scivolosa ma priva di difficoltà; a tratti si allarga in una cengia poco inclinata. Dopo una breve serie di roccette si prosegue lungo un sentiero, in un tratto facile e privo di attrezzature metalliche, fino a un secondo breve tratto attrezzato. Si superano alcuni facili balzi rocciosi, si riprende un comodo sentiero e si salgono le ultime roccette fino alla croce di vetta del Gran Piz da Cir (2592 m), raggiunta in circa 30 minuti dall’attacco e 1 ora e 15 minuti dal Passo Gardena. Dalla cima il panorama spazia sul vicino Gruppo Sella e sul Sassolungo.

    ▲Carattere e difficoltà

    Classificata Facile (F), è un’escursione attrezzata ideale per chi inizia: difficoltà tecniche minime (1/5), esposizione e impegno fisico contenuti (2/5), dislivello e durata ridotti. Resta comunque un ambiente di montagna e va affrontata con l’attrezzatura completa: imbracatura, kit da ferrata e casco.

    ⚠ Attenzione: buona parte del percorso si svolge su tratti facili ma sprotetti (senza cavo) e in alcuni punti esposti. Con roccia bagnata o unta diventano decisamente più insidiosi, sia in salita sia in discesa. Da non sottovalutare nonostante il grado facile: usare comunque l’imbracatura nei tratti attrezzati e procedere con prudenza.
    ▲Periodo e sicurezza

    Itinerario tipicamente estivo, da affrontare con meteo stabile e roccia asciutta vista la presenza di tratti scivolosi se bagnati. Trattandosi di una via molto frequentata e adatta anche a famiglie, conviene mantenere ordine sui passaggi e non creare ingorghi. Portare acqua, abbigliamento a strati e verificare il bollettino meteo prima della partenza.

    ▲Discesa

    La discesa avviene lungo il medesimo itinerario di salita, per un tempo complessivo dell’escursione di circa 2 ore. Nei tratti sprotetti ed esposti la discesa richiede la stessa attenzione della salita.

    ▲Da abbinare

    La Gran Cir si combina perfettamente con la vicina e più impegnativa Ferrata del Piccolo Cir. Restando in zona si possono salire la panoramica Ferrata Tridentina al Pisciadù e la Ferrata alla Forcella del Sassolungo; aggirando il Gruppo Sella, le più impegnative Ferrata del Vallon e Ferrata Piz da Lech. Verso la Val Gardena si trovano la Ferrata Sass Rigais, l’Alta Via Günther Messner e la Ferrata al Sass de Putia.

    ▲Galleria
    Dati tecnici
    • Avvicinamento0:45 h
    • Durata ferrata0:30 h
    • Itinerario totale2:30 h
    • Dislivello ferrata212 m
    • Dislivello itinerario471 m
    • Altitudine massima2592 m
    • Lunghezza4 Km
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