Stato: Aperta

  • Ferrata Maurizio all’Alben

    Ferrata Maurizio all'Alben

    Vie Ferrate › Lombardia › Bergamo
    Ferrata Maurizio all'Alben

    La Ferrata Maurizio sale il versante nord del Monte Croce, presso il Monte Alben (Bergamo). Si divide in due grandi sezioni: un lungo e faticoso sentiero attrezzato di avvicinamento e una parte prettamente verticale e atletica. Non presenta punti particolarmente difficili, ma è esposta e richiede buon allenamento.

    ▲Approach

    Si parte dal parcheggio degli impianti della Conca dell'Alben, comune di Oltre il Colle (Bergamo), raggiungibile da Bergamo per la Val Seriana o la Val Brembana. Starting point on Google Maps.

    Dal parcheggio, presso una bacheca informativa, si risale a sinistra dello skilift fino a un terrapieno e a uno spiazzo con il cartello che invita a vestirsi; poco sopra inizia il percorso attrezzato (20' dal parcheggio).

    ▲The path

    La first section ha le caratteristiche di un sentiero attrezzato su fondo instabile: si sale un canalone su forte pendenza (il cavo aiuta stabilità e progressione) e una cengia ghiaiosa esposta che porta alla base della parete verticale. La seconda sezione inizia con una rampa diagonale a sinistra su fondo ghiaioso, poi alterna sentiero e roccette fino alla prima parete: un traverso orizzontale con pioli sotto un tetto roccioso, un diedro di una decina di metri ben attrezzato con pioli e una lunga parete verticale con abbondanti pioli fino a un terrazzino sormontato da un camino.

    Segue un sentiero attrezzato di trasferimento, in parte in discesa, fino alla seconda serie di pareti: un nuovo diedro che tende a far «sbandierare» verso destra (utile procedere a gambe divaricate sfruttando il lato sinistro), poi pareti coricate dove è piacevole arrampicare senza tirare sul cavo. In alto, tratti di sentiero attrezzato su terreno erboso, un intaglio nella roccia e la cresta sommitale, a tratti attrezzata, con qualche sali-scendi su roccette, fino all'intaglio dove le attrezzature terminano e ci si innesta sulla via normale (2h dall'attacco, circa 2h 30' totali).

    ▲Character and difficulty

    Via recente, ben attrezzata con cavo teso e attrezzature nel numero giusto. Decisamente verticale ed esposta nella seconda parte, ma mai su difficoltà elevate; conviene arrampicare la prima parete (ben ammanigliata) per conservare energie per l'ultima. Una longe può essere utile per simulare una sosta.

    ⚠ A inizio stagione e fino ai primi di giugno, nel primo tratto attrezzato si attraversa un canalino privo di attrezzature spesso coperto di neve: possono servire ramponi e uno spezzone di corda. Il rientro è lungo, a tratti faticoso e scivoloso (utili i bastoncini).
    ▲Period and safety

    Ambiente di montagna fino a circa 1900 m, con neve possibile a inizio stagione nel canalino d'attacco. Per la cartografia si consiglia la carta delle Orobie occidentali / Val Brembana.

    ▲Discipline

    Dall'innesto con la via normale ci sono più opzioni: salire in pochi minuti al Monte Croce e proseguire verso la vetta del Monte Alben (2019 m); oppure il rientro diretto, scendendo a sinistra verso la Forca e poi il CAI 501, fino a un sentiero orizzontale (targa in legno) che riporta alla Conca dell'Alben (1h 20' dal termine, 3h 45' totali). Per il giro completo via Passo Forca e Monte Alben si calcolano fino a 5h totali.

    ▲To match

    Se intrapresa presto, si può concatenare con la Ferrata alla Madonnina del Coren (difficoltà un po' inferiori, a circa 1h d'auto); nel bergamasco, in itinerari più lunghi, la Ferrata Guerino Rossi and, in Val Brembana, the Ferrata alla Corna Pedezzina.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyHard
    • RegionLombardy
    • GroupMonte Alben
    • Approach0:20 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerary (a/r)4:00 h
    • Hardware level difference400 m
    • Route difference600 m
    • Max1900 m
    • Length3,8 Km
  • Ferrata Maximilian ai Denti di Terrarossa

    Ferrata Maximilian ai Denti di Terrarossa

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Maximilian ai Denti di Terrarossa

    La Ferrata Maximilian è un ardito percorso di cresta lungo la costola che collega i Denti di Terrarossa con la Cima di Terrarossa, presso l'Alpe di Tires (Bolzano). È difficile e per certi aspetti più vicina a un itinerario alpinistico che a una classica ferrata verticale: i tratti attrezzati sono di difficoltà medio-bassa, ma i numerosi passaggi non protetti (I e talvolta II grado) richiedono attenzione e piede fermo.

    ▲Approach

    Si parte da Lavinia Bianca (Bolzano), raggiungibile da Prato Isarco tenendo verso Tires; si parcheggia gratis al Centro Visite del Parco Naturale (1200 m). Starting point on Google Maps. In alternativa, partenza da Siusi con funivia al Compaccio.

    La via si può percorrere in entrambi i versi; qui la descriviamo nel verso Rifugio Bolzano → Rifugio Alpe di Tires, meno difficile. Dal parcheggio si segue il sentiero 2 ripido nel bosco, si risale il Canalone Barengalle e, fra passerelle in legno, si raggiunge la Sella Cavaccio; per il sentiero 2 (o 9 e 1) si arriva al Rifugio Bolzano (2450 m, 3h 15' dal parcheggio). Si prosegue sul sentiero 4 sull'altopiano dello Sciliar fino al bivio dove si tiene a sinistra il CAI 4B verso la ferrata (2560 m, 4h 30' dal parcheggio).

    ▲The path

    Si risale ripidamente per ometti i circa 100 m fino alla Cima di Terrarossa (2655 m, 20' dal bivio), con piccola croce. Si scende un facile sentiero di cresta, aereo ma non difficile, fino alla targhetta che segna l'inizio dei tratti attrezzati: un primo tratto di discesa attrezzata ripida ed esposta, poi una discesa in libera più difficile aggirando un tratto affilato sul versante destro, e una rampa obliqua attrezzata. Si raggiunge una sella terrosa con l'unica via di fuga a destra verso il sentiero 4 (40' dalla Cima).

    Si percorrono roccette instabili, un tratto verticale attrezzato e cresta esposta su entrambi i lati, poi si risale uno stretto camino (più agevole in questo verso). Dopo sali-scendi aerei e una parete verticale arrampicabile si raggiunge l'iconico arco naturale di roccia, da cui si scende (fondo detritico instabile). Cresta affilata e attrezzature in discesa portano a una forcella; si scende a destra un ripido canalone verso sud, in parte attrezzato e in parte no, con fondo detritico, fino al Rifugio Alpe di Tires (2440 m, 1h dall'arco, 2h 30' dal bivio 4B, 7h totali).

    ▲Character and difficulty

    Spesso fraintesa: i tratti attrezzati sono di difficoltà medio-bassa (tranne la discesa dal Dente di Terrarossa, da fare con attenzione), ma l'itinerario è molto esposto e con vari passaggi in libera (I grado, con un II). Ha carattere alpinistico e, in quel contesto, difficoltà medio-facile.

    ⚠ La zona offre una sola via di fuga: chi parte deve aver calcolato di completare l'itinerario, perché in alcuni tratti il rientro sarebbe più difficile del proseguire. Vista la lunghezza e il dislivello, si può valutare di spezzare l'escursione in due giorni pernottando in quota.
    ▲Period and safety

    Alta montagna fino a 2655 m con lunghi tratti esposti e in libera: richiede piede fermo e meteo stabile. Per la cartografia si consiglia la carta della Val di Fassa o di Sciliar-Catinaccio-Latemar.

    ▲Discipline

    Dal Rifugio Alpe di Tires l'itinerario più corto verso il parcheggio è il sentiero 3 verso ovest fino a un bivio dove si tiene la sinistra scendendo il tratto ripido e attrezzato del «Buco dell'Orso»; restando sul sentiero 3 si scende la valle del Ciamin fino a Lavinia Bianca e al parcheggio (2h 15' dal rifugio, 9h 15' totali).

    ▲To match

    Ottimo trampolino per il Catinaccio: le vicine Ferrata Laurenzi e la ferrata al Catinaccio d'Antermoia, oppure, scendendo la Valle del Vajolet, la ferrata al Passo Santner o la più impegnativa Ferrata Bepo de Medil; nei pressi anche la Ferrata Masarè.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyHard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupCatering
    • Approach4:30 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerary (a/r)9:15 h
    • Hardware level difference214 m
    • Max2655 m
    • Length20,2 Km
    • Year1969
  • Ferrata Mendola al Roèn

    Ferrata Mendola al Roèn

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Mendola al Roèn

    La facile Ferrata Mendola al Roen è un itinerario piacevole, percorribile per gran parte dell'anno, che non presenta particolari difficoltà tecniche ed è perfetto per avvicinarsi a vie più complesse. L'anello può includere l'interessante Via dei Camosci, sotto il Monte Testa Nera.

    ▲Approach

    Si parte dalla stazione a monte della seggiovia che collega il Passo Mendola con il Rifugio Mezzavia: dal Passo Mendola (uscita Bolzano Sud, superstrada per Merano, uscita Appiano) si svolta a sinistra seguendo i cartelli gialli per la seggiovia. Starting point on Google Maps.

    Dalla stazione a monte si raggiunge il Rifugio Mezzavia (1585 m) e si prosegue dritti sulla forestale CAI 500 fino a Malga Romeno (1773 m, 45'), ignorando i bivi per Monte Lira, Crosara e Caldaro. A Malga Romeno si lascia il CAI 537 e il CAI 500 (via normale al Roen) e si prende il CAI 560, che in falsopiano porta al Rifugio Oltradige (1773 m, 1h dalla stazione a monte), dove inizia la ferrata.

    ▲The path

    Dal Rifugio Oltradige, a un bivio, si lascia dritto il CAI 560 (Via dei Camosci, valida per il rientro) e si prende a sinistra il CAI 523 della ferrata. Si sale ripidi fino alla prima fune e si percorre una cengia ascendente a destra su fondo sabbioso; alcuni balzi ben appigliati, arrampicabili senza tirare sul cavo, e una seconda cengia ghiaiosa portano a un breve salto verticale, superato con una staffa e ottimi appoggi. Si raggiunge il canalone e lo si risale a destra con passaggi facili e assicurati; una paretina più esposta e sottile (una staffa aiuta) immette su balzi ben appigliati. In alto le attrezzature piegano a destra su una cengia agevole e, dopo una piega a sinistra, si arriva al termine della ferrata (2050 m, 45' dal Rifugio Oltradige, 1h 45' totali). Proseguendo fra pini e mughi si incrocia la via normale e si sale alla croce e alla vetta del Monte Roen (2116 m, 2h totali), affacciata sulla Val d'Adige e sulle Dolomiti.

    ▲Character and difficulty

    Ferrata adatta ai neofiti: nessuna difficoltà tecnica né esposizione marcata, passaggi ben gradinati e qualche staffa dove la verticalità aumenta. Aiuta a imparare le tecniche di base dentro un piacevole itinerario.

    ⚠ Pur facile, è un percorso mediamente lungo (anello fino a 5h con la Via dei Camosci): valutare tempi ed energie.
    ▲Period and safety

    Quota fino a 2116 m ma esposizione contenuta: percorribile gran parte dell'anno. Per la cartografia si consiglia la carta della Val di Non o della Strada del Vino e Monte Corno.

    ▲Discipline

    Dal Monte Roen, rientro più corto: a nord per il CAI 500 a Malga Romeno (45') e poi a ritroso (1h 30' dalla vetta, 3h 30' totali). Anello più lungo: a sud sul CAI 500 fino al Monte Testa Nera (2030 m), poi a sinistra il CAI 560 (Via dei Camosci), con una bella cengia aerea attrezzata sotto il Testa Nera, fino al Rifugio Oltradige e all'avvicinamento (4-5h totali).

    ▲To match

    Itinerario adatto a neofiti che lascia tempo per una seconda via in giornata: verso Merano la Ferrata Heini Holzer, la facile Ferrata Knott and the difficult Ferrata Hoachwool a Naturno.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyEasy
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupMonte Roen
    • Approach1:00 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerary (a/r)3:30 h
    • Hardware level difference195 m
    • Route difference531 m
    • Max2116 m
    • Length10 Km
  • Ferrata Mazzocchi

    Ferrata Mazzocchi

    Vie Ferrate › Emilia-Romagna › Piacenza
    Ferrata Mazzocchi
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Mazzocchi è inserita in un itinerario paesaggisticamente appagante a cavallo fra le province di Piacenza e Genova, nella zona del Monte Nero. Le difficoltà sono contenute, con l'eccezione di un passaggio più impegnativo.

    ▲Approach

    Si parte dal Passo dello Zovallo (Piacenza), raggiungibile da Piacenza o da Chiavari (A12). Starting point on Google Maps.

    Dal Passo (1405 m) si imbocca il sentiero 001 verso il Lago Nero, ignorando tutte le deviazioni fino al bacino (1541 m, 50'). Costeggiata la sponda nord si lascia il 001 e si prende il sentiero 011 verso Fontana Gelata; da qui il sentiero 007 verso il Bivacco Sacchi: si attraversa il torrente e si risale ripidi alla conca del Dente delle Ali, dove sorge il Bivacco Sacchi (7 posti in autogestione). Poco oltre si raggiunge l'attacco (5' dal bivacco, 1h 45' dal parcheggio).

    ▲The path

    Si parte con un tratto diagonale a sinistra di difficoltà contenute; dopo una rampa più ripida si affronta un esposto traverso attrezzato con cavo e catena, poi uno spigolo e la prima scaletta (pioli e catena, attenzione alla stabilità). Una cengia porta a un risalto, aggirabile a sinistra o superabile su parete leggermente strapiombante con staffe; si arriva a un'ampia cengia con via di fuga a sinistra. Proseguendo si supera una placca inclinata povera di appigli per aggirare uno spigolo esposto in aderenza (passaggio chiave). Si raggiunge un camino con due opzioni: a destra fino a una scala, oppure a sinistra su parete buia e un traverso esposto privo di appigli fino alla scala. Si completa la scala, un terrazzino, una cengia e un'ultima lunga scala; un salto di circa 3 m porta al pianoro del Groppo delle Ali (1689 m, 1h dall'attacco, 2h 45' dal parcheggio), con vista su Monte Nero, Monte Bue e Ragola.

    ▲Character and difficulty

    Ferrata non lunga e di difficoltà moderate, ottima nelle mezze stagioni sia come escursione panoramica sia come allenamento in vista di vie alpine. I pini mughi accompagnano tutta la salita sul versante nord.

    ⚠ Il passaggio chiave (placca in aderenza per aggirare lo spigolo esposto) e il traverso del camino richiedono attenzione: la via di fuga sull'ampia cengia consente di evitarli.
    ▲Period and safety

    Quota appenninica fino a circa 1750 m; ideale nelle mezze stagioni. Inaugurata nel 1979, è dedicata a un socio del CAI Piacenza scomparso alle Pale di San Martino nel 1975. Per la cartografia si consiglia la carta dell'Appennino Ligure-Emiliano / Monte Nero.

    ▲Discipline

    Dalla sommità: si può rientrare al Bivacco Sacchi per la via normale (segni bianco-rossi) e ripercorrere l'avvicinamento a ritroso (1h 30', 4h 15' totali), oppure dirigersi al Monte Bue (1771 m), poi per il sentiero 001 a Sella Costazza e il sentiero 003 fino al Monte Nero (1752 m), scendendo infine il crinale nord-est fino al sentiero 001 presso il Passo dello Zovallo (4h 45' totali).

    ▲To match

    Si concatena ad anello con la Ferrata Adolfo Ferrari: l'itinerario si allunga (circa 6h) ma, vista la lunga avvicinamento in auto, è una scelta logica e appagante.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionEmilia-Romagna
    • GroupMonte Nero
    • Approach1:45 h
    • Ferrata0:45 h
    • Itinerary (a/r)4:30 h
    • Hardware level difference90 m
    • Route difference400 m
    • Max1750 m
    • Length12,2 Km
  • Ferrata Mazzetta alla Croda di Tacco

    Ferrata Mazzetta alla Croda di Tacco

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Mazzetta alla Croda di Tacco
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La breve Ferrata Mazzetta collega il Bivacco Gera con il versante della Val Padola, nelle Dolomiti di Sesto. I tratti attrezzati sono di modesta difficoltà, ma l'itinerario di cui fanno parte è solitario e impegnativo: sale a Forcella de Ambata e ne discende per un vallone detritico con passaggi di arrampicata non attrezzati. Rispetto a molte vie delle Dolomiti di Sesto resta poco battuto anche in stagione inoltrata.

    ▲Approach

    Si parte da Padola, presso Comelico (Belluno): se aperti, si usano gli impianti che salgono al Col d'la Tenda, parcheggiando a bordo strada. Starting point on Google Maps. Con impianti chiusi si sale lungo Via delle Acque Rosse (sterrata dissestata, sentiero 152).

    Dal Rifugio Col d'la Tenda (1950 m) si va a est fino al sentiero 152, dove si decide l'itinerario. Per l'anello via Forcella de Ambata (2213 m) si tiene la destra verso Rocca di Campo, si scavalca la Forcella del Campo e, a un bivio, si sale a sinistra un ripido ghiaione con passaggi esposti in libera (I+) fino alla forcella (1h 30' dagli impianti); si scende quindi un canalone detritico fino al Bivacco Carlo Gera (2240 m, 2h 30' totali), da cui si percorre la ferrata in salita chiudendo l'anello. Per la sola ferrata (andata e ritorno) si tiene invece la sinistra sotto la Croda di Tacco fino alle prime attrezzature.

    ▲The path

    Descriviamo la via nel verso Bivacco Gera → Col d'la Tenda. Dal bivacco si va a sud lungo il vallone e, dopo circa 10', a un bivio si tiene la sinistra a mezzacosta verso la parete sud della Croda di Tacco, fino alla targhetta d'attacco. I primi tratti assicurano una cengia verso destra, poi il cavo sale verticale su una parete ben appigliata; segue una salita su prati (attenzione se umidi) e un tratto insidioso di discesa su ghiaie, da fare sulla sinistra attrezzata con il cavo a corrimano.

    Si aggira uno spigolo e si sale a est un salto verticale ben appigliato, in gran parte arrampicabile; si passa fra parete e pinnacolo e, fra roccette attrezzate, una rampa diagonale e un paio di cenge, si raggiunge l'intaglio di Forcella di Tacco (2347 m, 1h dall'attacco), spartiacque fra Valle Ambata e Val Padola. Il cartello bianco può ingannare: le attrezzature proseguono ancora per una discesa di circa 20 m su roccette ben appigliate fino al termine (15' dalla forcella, 1h 15' dall'attacco, 3h 45' totali).

    ▲Character and difficulty

    Via anomala per le Dolomiti di Sesto: non sale a una vetta ma aiuta a scavallare una forcella, perciò meno spettacolare ma molto meno frequentata. Le attrezzature non presentano difficoltà tecniche di rilievo e servono soprattutto da sicurezza nei tratti esposti.

    ⚠ I passaggi di salita alla Forcella de Ambata (I+) e lo stato di innevamento non sono da sottovalutare: ambiente selvaggio, isolato e con fondo detritico instabile. Itinerario adatto a chi cerca un'escursione solitaria e impegnativa.
    ▲Period and safety

    Alta quota (2347 m) in ambiente isolato e detritico, con neve che può complicare il percorso. Per la cartografia si consiglia la carta delle Dolomiti di Sesto.

    ▲Discipline

    Dal termine delle attrezzature si scende a sinistra su detrito e poi un ripido vallone reso instabile da frane e piogge, fino al bivio fra il sentiero 152 (dalla ferrata) e il 153 a mezzacosta; si tiene la sinistra verso gli impianti (1h 30' dal termine, 5h 15' totali).

    ▲To match

    È la ferrata più orientale delle Dolomiti di Sesto; verso ovest la Ferrata Roghel, la Ferrata Capitano Bilgeri e la Cengia Gabriella, tutte in itinerari lunghi; dal Rifugio Lunelli la Ferrata Bepi Martini.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionVeneto
    • GroupSesto Dolomites
    • Approach2:30 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerary (a/r)5:15 h
    • Hardware level difference107 m
    • Route difference347 m
    • Max2347 m
    • Length7 Km
  • Ferrata Minonzio allo Zuccone Campelli

    Ferrata Minonzio allo Zuccone Campelli

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Ferrata Minonzio allo Zuccone Campelli
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Mario Minonzio è una bella via di cresta che conduce allo Zuccone Campelli, sopra i Piani di Bobbio. Non ha tratti estremamente difficili ma una grande varietà di passaggi, mai banali, con esposizione elevata. L'ambiente è austero e, nonostante la quota relativamente bassa, si tratta di alta montagna.

    ▲Approach

    Si parte dalla stazione a monte della funivia dei Piani di Bobbio: da Lecco si prosegue verso la Valsassina oltre Ballabio fino a Barzio, dove si seguono le indicazioni per il centro e poi per la funivia, salendo al parcheggio degli impianti. Starting point on Google Maps.

    Dalla stazione a monte si raggiunge sopra le piste il Rifugio Lecco e si sale la Valle dei Camosci sulla sinistra orografica; a un bivio si lascia a sinistra la via normale per lo Zucco di Barbisino e si prosegue dritti (segni gialli) verso il Sentiero Attrezzato Minonzio. Si raggiungono le prime catene (conviene indossare l'imbraco) e, dopo una cengia e alcuni tratti attrezzati in diagonale, l'attacco vero e proprio, segnato da una freccia rossa.

    ▲The path

    Si attacca subito verticale: i primi metri sono arrampicabili, poi un sasso ostruisce il passaggio richiedendo attenzione; dopo una decina di metri si traversa a sinistra aggirando uno spigolo non marcato e si riparte in verticale. Un sentierino di cresta sprotetto porta al segno giallo successivo e a nuove attrezzature, con roccette via via meno facili. Si torna in cresta, in vista dello Zuccone Campelli, e si affronta una serie di sali e scendi attrezzati, talvolta su fondo friabile, da prendere con cautela soprattutto in discesa.

    Si giunge al passaggio chiave: un lungo canale da percorrere in discesa, adrenalinico ma ricco di appigli naturali, fra intagli e guglie, fino a passare sul versante opposto e riprendere a salire. Si alternano tratti verticali, cenge e brevi traversi fino a una scala metallica; seguono roccette, una cengia e un ultimo tratto più impegnativo su fessura (catena a sinistra, appigli a destra). Oltre un intaglio si raggiunge il cartello giallo di fine ferrata e, per sentierino, il punto più elevato dello Zuccone Campelli (2173 m, 1h 45' dall'attacco, 2h 30' dalla stazione a monte).

    ▲Character and difficulty

    Ferrata di cresta attrezzata con moderazione, in ambiente sorprendente: si alternano tratti facili, adrenalinici e tecnici (come il canale in discesa). La difficoltà non è mai eccessiva ma sempre presente, con esposizione abbondante.

    ⚠ Da sconsigliare con tempo instabile. Attenzione al canale di avvicinamento che, anche a inizio stagione, presenta spesso neve; bastoncini telescopici utili nel Canalone dei Camosci in discesa.
    ▲Period and safety

    Pur a quota contenuta è ambiente d'alta montagna, austero e con fondo a tratti friabile. Per la cartografia si consiglia la carta di Grigne, Resegone e Valsassina.

    ▲Discipline

    Dal termine, guardando la croce, si va a destra alla selletta e si prosegue in cresta verso la cima con il ripetitore; poco oltre, a un bivio, si può scendere a destra il ripido e instabile Canalone dei Camosci fino al Vallone dei Camosci e al Rifugio Lecco (1h 45' dal termine, 4h 45' totali), oppure tenere il versante sinistro più dolce verso il Rifugio Cazzaniga e, per il Sentiero 101 o il Sentiero degli Stradini, rientrare al Rifugio Lecco (circa 5h 45'-6h totali).

    ▲To match

    Si può concatenare con il Sentiero Attrezzato degli Stradini o, per i più esperti, con la Ferrata allo Zucco Pesciola in salita e la Minonzio in discesa; con avvicinamento corto, in zona Lecco, la Ferrata della Galleria di Morcate o la più difficile Ferrata al Corno del Medale.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionLombardy
    • GroupCampelli
    • Approach1:00 h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerary (a/r)5:00 h
    • Hardware level difference150 m
    • Route difference534 m
    • Max2173 m
    • Length6 Km
  • Ferrata Marcirosa

    Ferrata Marcirosa

    Vie Ferrate › Basilicata › Power
    Ferrata Marcirosa
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Marcirosa si sviluppa nelle Dolomiti Lucane, sul versante di Pietrapertosa (Potenza). Si caratterizza per tratti verticali, traversi e due ponti tibetani in un ambiente poco conosciuto ma incantevole. Tecnicamente non è mai difficile grazie alle abbondanti attrezzature, ma i ponti e i traversi regalano una buona dose di adrenalina.

    ▲Approach

    Si parte da Pietrapertosa (Potenza), in Basilicata, raggiungibile da Potenza (SP13) o dal versante pugliese; conviene lasciare l'auto presso la Chiesa di San Cataldo, dove il sentiero di rientro si innesta sull'asfalto. Starting point on Google Maps.

    Dal parcheggio si scende in paese verso la Strada delle Sette Pietre, che porta al ponte romano (circa 30' da Pietrapertosa); poco oltre si abbandona il sentiero diretto alla Ferrata Salemm e si tiene la destra (lato destro del torrente Caperrino). Nel bosco, con qualche tratto attrezzato, si raggiunge un bivio presso una bacheca: a sinistra il ponte nepalese, a destra la Marcirosa. Si tiene la destra fino all'attacco (30' dal ponte, 1h dal parcheggio).

    ▲The path

    Si sale una rampa inclinata col cavo a destra, poi tratti di sentiero attrezzato fino a uno dei punti più caratteristici: un masso incastrato al centro di un camino, che si supera salendo a sinistra fra le cambre e passando dall'altro lato del sasso, con uscita in traverso a destra. Si scende verso il primo ponte sospeso a quattro corde (circa 15 m, molto stabile); oltre il ponte si sale in diagonale a destra, si supera una sporgenza e una placca appoggiata (di fronte si vede la vicina Ferrata Salemm) e si risale un bel diedro verticale sul lato sinistro con ampie staffe.

    Seguono traversi, fra cui uno orizzontale sul versante opposto leggermente più impegnativo, sempre annullati dalle staffe e dai pioli, fino al secondo ponte sospeso, simile ma più corto. Oltre il ponte, tratti di collegamento e un tratto di sentiero non attrezzato precedono una parete verticale ben staffata; si supera quindi una bella placca lavorata dall'acqua e, dopo una forcella, alcuni passaggi in discesa portano al termine della ferrata (2h dall'attacco, 3h dal parcheggio).

    ▲Character and difficulty

    Percorso piacevole e adrenalinico ma mai difficile, grazie all'ottimo numero di attrezzature; l'adrenalina viene dai due ponti e dai molti traversi esposti. Lungo la via sono presenti tre vie di fuga segnalate.

    ⚠ La ferrata non è percorribile dal 1° febbraio al 31 maggio (come da cartello in loco): verificare sempre prima di partire. L'ambiente, sorprendente, merita comunque la visita.
    ▲Period and safety

    Quota bassa (1010 m) ma chiusura primaverile per nidificazione: percorribile da giugno. Disponibile la brochure ufficiale delle ferrate delle Dolomiti Lucane.

    ▲Discipline

    Dal termine si risale il sentiero che in poco tempo riporta a Pietrapertosa e al parcheggio (15', 3h 15' totali). Per concatenare Marcirosa e Salemm conviene partire dal cimitero di Castelmezzano lungo il Sentiero delle Sette Pietre.

    ▲To match

    Nelle vicinanze la Ferrata Salemm; sempre in Basilicata la Ferrata Arenazzo e la Ferrata Belvedere; lungo la costa tirrenica la panoramica Ferrata al Cristo Redentore di Maratea.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionBasilicata
    • GroupDolomiti Lucane
    • Approach1:00 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerary (a/r)3:15 h
    • Hardware level difference270 m
    • Route difference330 m
    • Max1010 m
    • Length1,7 Km
  • Ferrata Masarè

    Ferrata Masarè

    Vie Ferrate › Trentino-Alto Adige › Bolzano
    Ferrata Masarè
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Masarè è uno splendido itinerario di cresta lungo il versante sud fra Punta Masarè e la Roda di Vael, nel gruppo del Catinaccio. La proposta parte dal Rifugio Paolina, raggiungibile da Carezza (Bolzano) con comoda funivia. La difficoltà è media, ma alcuni punti richiedono attenzione e impegno quando percorsi in discesa.

    ▲Approach

    Punto di partenza il Rifugio Paolina (2125 m), raggiungibile con la Funivia Paolina da Carezza, presso il Passo di Costalunga (Bolzano), dove si parcheggia nell'ampio piazzale degli impianti. Starting point on Google Maps.

    Dal Rifugio Paolina si segue verso sud-est il CAI 539, ci si innesta sul CAI 549 a mezza costa (si passa il monumento a Christomannos, con vista su Val di Fassa, Latemar e Marmolada) e si scende leggermente al Rifugio Roda di Vael (2283 m, 45' dal Paolina). Si prosegue a sinistra in salita seguendo le indicazioni per la Ferrata Masarè: a un primo bivio dritti in salita, a un secondo a sinistra (a destra si sale diretti alla Roda di Vael), fino all'attacco oltre una forcella (45' dal Roda di Vael, 1h 30' totali). In alternativa si può salire dalla Val di Fassa, da Vigo con funivia al Ciampedie e sentiero CAI 545.

    ▲The path

    Si parte con facili passaggi sul versante ovest della cresta — roccette e pareti appoggiate — poi un tratto verticale ben attrezzato ma più impegnativo: un camino appoggiato e una serie di pareti e balzi resi agevoli dalle attrezzature. Si aggira uno spigolo, si percorre un tratto diagonale con buoni appigli e si chiude la prima salita. Segue una bella cengia panoramica e un paio di passaggi leggermente esposti e non attrezzati (fra cui un facile camino in discesa), da fare con attenzione se la roccia è umida.

    Si scende quindi un lungo camino attrezzato, che percorrendo la via in questo senso è il tratto tecnicamente più difficile: vanno sfruttati bene gli appigli negli spazi angusti. Dopo roccette attrezzate si raggiunge una forcella, si risale sul versante opposto, si alternano sentiero attrezzato e roccette e si scende un nuovo tratto verticale; una cengia, un traverso esposto e una serie di gradoni in discesa precedono due camini ben appigliati. Dopo un lungo tratto di cengia con cavo a corrimano si giunge a Torre Finestra (1h 30' dall'attacco), dove si sceglie come concludere.

    ▲Character and difficulty

    Via varia e impegnativa in alcuni passaggi: pur senza tratti proibitivi, si percorrono sezioni esposte e anguste in discesa che richiedono un minimo di esperienza. Abbinando la salita alla Roda di Vael si affrontano un paio di passaggi ulteriori di difficoltà sostenuta presso il Pian del Diaol.

    ⚠ Questa relazione percorre la cresta in senso orario: il primo tratto, se affrontato nel verso opposto, andrebbe disceso e risulterebbe più difficile. Il senso orario consente inoltre di abbinare comodamente la salita alla Roda di Vael in un anello.
    ▲Period and safety

    Alta quota dolomitica (2537 m): valutare meteo e roccia umida nei tratti non attrezzati. Per la cartografia si consiglia la carta della Val di Fassa o di Sciliar-Catinaccio-Latemar.

    ▲Discipline

    Da Torre Finestra, in discesa: una facile cengia non protetta, una fessura angusta con scala e una parete verticale chiudono le attrezzature (2h dall'attacco, 3h 30' totali); per sentiero si torna al bivio dell'avvicinamento, al Rifugio Roda di Vael e infine al Paolina (5h totali). In alternativa, da Torre Finestra si sale la Ferrata Roda di Vael fino alla vetta (1h), si scende al Passo del Vajolon e quindi al Rifugio Paolina (5h 30' totali) con un anello.

    ▲To match

    Il proseguimento naturale è la Ferrata Roda di Vael ad anello; restando nel Catinaccio si può puntare alla ferrata del Passo Santner, al Catinaccio d'Antermoia o alle impegnative Ferrata Maximilian e Ferrata Laurenzi; nella parte centrale la Ferrata Bepo de Medil; verso il Passo San Pellegrino la Ferrata Bruno Federspiel.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionTrentino-Alto Adige
    • GroupCatering
    • Approach1:30 h
    • Ferrata1:30 h
    • Itinerary (a/r)5:30 h
    • Hardware level difference41 m
    • Route difference420 m
    • Max2537 m
    • Length13 Km
  • Ferrata Ferrari alla Ra Bujela

    Ferrata Ferrari alla Ra Bujela

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Ferrari alla Ra Bujela
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Ra Bujela sale l'omonimo torrione fra i rifugi Duca d'Aosta e Pomedes, tra le Tofane e Cortina d'Ampezzo. È breve ma intensa e varia, di media difficoltà, e si abbina facilmente a molti itinerari di questo angolo di Dolomiti. È dedicata a Maria e Andrea Ferrari.

    ▲Approach

    Due possibili partenze. 1) Dalla strada per il Rifugio Dibona sopra Cortina: salendo verso il Passo Falzarego si imbocca a destra la strada del Dibona e, a un bivio, si parcheggia nello spiazzo presso la diramazione per il Rifugio Duca d'Aosta (strada accidentata). 2) Dall'ampio parcheggio presso la Baita Pie Tofana (1675 m), da cui la seggiovia sale al Rifugio Duca d'Aosta. Starting point on Google Maps.

    Da entrambe si deve raggiungere il Rifugio Duca d'Aosta (2098 m): dal bivio per strada con segnavia 405 (30'), in seggiovia, oppure per il Sentiero dei Camosci (405) dalla baita (1h 30'). Dal rifugio si imbocca a destra la carrareccia verso il Rifugio Pomedes e, dopo pochi minuti, un cartello a sinistra indica l'attacco (15' dal Rifugio Duca d'Aosta).

    ▲The path

    Dalla targa il cavo sale a sinistra su un balzo dove la roccia spancia (una staffa aiuta), poi una cengia a destra riporta alla fune; si sale in diagonale su roccette e si affronta un traverso dapprima orizzontale e poi più verticale ed esposto, reso facile dalle staffe. Si aggira uno spigolo, si percorre una cengia a destra e una parete verticale esposta ma non difficile porta sotto il primo ponte sospeso, raggiunto con un traverso e qualche balzo; il ponte è molto stabile, con ampie traversine in legno.

    Oltre il ponte, una cengia e tratti diagonali conducono al secondo ponte sospeso, identico al primo; segue una lunga e stretta cengia a destra, con un paio di passaggi esposti su fondo instabile, fino a uno spigolo verticale e impegnativo che poi si addolcisce. La via diventa un sentiero di cresta, in parte non attrezzato; da una sella si percorre l'ultima sezione restando qualche metro sotto il filo sul versante sinistro, alternando sentiero e balzi fino alla vetta (2257 m) con un ultimo salto verticale.

    ▲Character and difficulty

    Via recente (2015) in ottimo stato, con fama di facile: in realtà la prima sezione, prima del ponte, ha un paio di passaggi più impegnativi che, sommati all'esposizione, la rendono moderatamente difficile. Itinerario molto vario — traversi, cenge, brevi pareti, balzi, creste e ponti — ottimo come passaggio intermedio verso ferrate più dure come quelle delle Tofane.

    ⚠ Non togliere l'imbraco in vetta: la discesa è attrezzata. Dalla cima si torna a ritroso pochi passi e si individua a ovest il cavo che scende.
    ▲Period and safety

    Alta quota dolomitica (2257 m): valutare meteo e condizioni della roccia. Per la cartografia si consiglia la carta di Cortina e delle Dolomiti d'Ampezzo.

    ▲Discipline

    Dalla vetta si scende per cengia, una breve parete attrezzata, una rampa e un'insellatura, fino all'ultimo tratto attrezzato (1h dall'attacco, 1h 10' dal Rifugio Duca d'Aosta). Si scende quindi ripidi a un bivio: a sinistra in salita al Rifugio Pomedes (2303 m, 10'), oppure a destra al Rifugio Duca d'Aosta (20') e di qui a ritroso al parcheggio.

    ▲To match

    La via si combina con i sentieri attrezzati Astaldi e Olivieri e con la vicina, più facile, Ra Pegna; verso le cime, la Ferrata Aglio alla Tofana di Mezzo, la Ferrata Formenton e la Ferrata Lipella; in direzione Falzarego la Ferrata all'Averau.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionVeneto
    • GroupTofa
    • Approach0:45 h
    • Ferrata1:00 h
    • Itinerary (a/r)2:30 h
    • Hardware level difference150 m
    • Route difference250 m
    • Max2257 m
    • Length1 Km
  • Ferrata Marguerettaz

    Ferrata Marguerettaz

    Vie Ferrate › Aosta Valley › Aosta
    Ferrata Marguerettaz

    La Ferrata Marguerettaz è la classica via ideale per far provare a un neofita un percorso attrezzato. Tecnicamente non presenta alcuna difficoltà e si svolge in un ambiente protetto, senza avversità ambientali, dopo un semplice avvicinamento.

    ▲Approach

    Si parte presso Morgex (Aosta): da Morgex si imbocca la SR39 verso Arpy; al nono tornante c'è uno spiazzo dove parcheggiare (poi 200 m a piedi in salita), oppure si prosegue circa 200 m oltre il tornante cercando posto in due piccoli spiazzi. Starting point on Google Maps.

    Dal parcheggio una sterrata (vietata alle auto) entra nel bosco a destra: si seguono i segni giallo-neri per la palestra di roccia «Hans Marguerettaz». A un bivio si tiene la destra in falsopiano, si attraversa un ruscello su un ponticello di tronchi e si raggiungono le prime falesie; superata la zona di arrampicata per bambini, alcuni tornanti portano all'inizio delle attrezzature (30' dal parcheggio).

    ▲The path

    La facile ferrata sale una parete verticale attrezzata con staffe, con una breve deviazione a sinistra fino a una lunga cengia da cui partono alcune vie di arrampicata; segue un diedro attrezzato con ampie staffe e un facile traverso orizzontale a destra. Si salgono alcuni facili balzi fino a una scala rossa protetta, la si risale spostandosi a sinistra; una seconda scala rossa conduce a un tiro di arrampicata, mentre la ferrata termina a sinistra (20' dall'attacco, 50' totali).

    ▲Character and difficulty

    Via senza difficoltà tecniche né esposizione eccessiva: perfetta come prima esperienza. Accanto, una falesia con molti tiri di grado basso permette di arrampicare a chi è alle prime armi.

    ⚠ Per consolidare l'esperienza, conviene percorrere la facile via anche in discesa (disarrampicata), in un contesto privo di complicazioni ambientali.
    ▲Period and safety

    Bassa quota (1390 m) e ambiente protetto: percorribile per gran parte della stagione con le normali cautele.

    ▲Discipline

    Si consiglia di ripercorrere a ritroso la ferrata in disarrampicata; in alternativa si aggira lo sperone roccioso sulla sinistra, si scende dalle vie di arrampicata e si torna all'auto per il sentiero d'avvicinamento (circa 30', 1h 30' totali).

    ▲To match

    Risalendo la valle, la Ferrata del Bicentenario al Mont Chetif; per chi ha bambini e vuole proseguire l'avvicinamento alle ferrate, in valle di Gressoney la Ferrata Harry Potter e la Ferrata dei Bambini.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyEasy
    • RegionAosta Valley
    • GroupMorgex
    • Approach0:30 h
    • Ferrata0:20 h
    • Itinerary (a/r)1:00 h
    • Hardware level difference90 m
    • Route difference250 m
    • Max1390 m
    • Length4 Km
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