Stato: Aperta

  • Ferrata del Camoscio al Palombino

    Ferrata del Camoscio al Palombino

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata del Camoscio al Palombino
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata del Camoscio sale al Monte Palombino (2.589 m), bella vetta di confine tra Italia e Austria nelle Alpi Carniche. È un itinerario di media difficoltà, molto panoramico, con una ferrata su roccia ottimamente arrampicabile inserita in un lungo giro che copre un buon dislivello.

    ▲Approach

    Punto di partenza la Val Visdende (Belluno), presso il confine italo-austriaco. Da sud si risale il Cadore: a Santo Stefano di Cadore si seguono le indicazioni per Sappada e, dopo circa 7 km lungo il Piave, prima di una galleria, si svolta a sinistra su un ponte con indicazioni per la Val Visdende; al primo bivio si tiene la sinistra fino al parcheggio (starting point on Google Maps). In alternativa si può salire in auto fino al secondo parcheggio al Bivio Ciadon, in Val di Londo. Dal parcheggio (circa 1.300 m) si segue la forestale 167 fino al Bivio Ciadon, poi a destra in salita sul CAI 170 (Strada delle Malghe); si raggiunge Malga Dignas (1.676 m), la si oltrepassa e a un bivio si lascia il 170 tenendo la sinistra verso la Forcella Dignas. Poco prima della forcella si svolta a sinistra sul CAI 172, che su prati e poi ghiaione porta all’attacco (2h 30′ dal parcheggio).

    Nota parcheggio: in Val Visdende le casse automatiche per il pagamento della sosta sono state installate di recente (nel 2024 circa 8 euro per l’intera giornata); quella del parcheggio di partenza non accetta pagamenti elettronici, quindi è necessario avere monete.

    ▲The path

    La ferrata inizia con una rampa diagonale attrezzata che porta dentro un canalino verso sinistra; risalito il canalino ci si sposta ancora a sinistra superando facili gradoni rocciosi arrampicabili e una scaletta in legno. La linea è logica e segue le debolezze della roccia: si aggira uno spigolo e, seguendo i numerosi segni bianco-rossi, si risalgono facili balzi su roccia molto appigliata, con continui spostamenti a destra e sinistra senza eccessive difficoltà. Dopo circa mezz’ora le attrezzature terminano; per la vetta si risale un tratto di sentiero con alcune facili roccette tra prati e sassaie fino alla cresta, dove corre il confine di Stato. Su entrambi i versanti c’è una croce di vetta — quella austriaca più grande e solida (1h 30′ dall’attacco, circa 3h totali).

    ▲Character and difficulty

    Ferrata molto arrampicabile, mai difficile, a tratti esposta. Difficoltà complessiva: Moderatamente Difficile.

    ⚠ I tratti in cresta, sia in salita dopo la ferrata sia in discesa, sono privi di protezioni e richiedono attenzione e piede fermo. Da evitare con terreno bagnato.
    ▲Period and safety

    Itinerario d’alta montagna (vetta a 2.589 m, dislivello ferrata circa 400 m): stagione estiva con terreno asciutto. Cartografia consigliata: carta di Sappada.

    ▲Discipline

    Dalla croce del Palombino si scende a ritroso sul versante italiano per alcune decine di metri fino al sentiero CAI 142; si scende lungo i “Muri del Palombino” verso una forcella con palina segnavia (ancora visibili abbondanti trincee della Grande Guerra). Si segue verso sud la cresta fino a una biforcazione dove, a destra, il sentiero scende nella Valle del Palombino lungo la “Traversata Carnica” e riconduce a Malga Dignas; di lì a ritroso fino al parcheggio (6h totali).

    ▲To match

    L’itinerario più vicino e facilmente abbinabile è il Sentiero Attrezzato d’Ambros alla Cresta di Pitturina. La zona è ricca di vie attrezzate: la Ferrata al Chiadenis, la Ferrata Sartor al Peralba, l’impegnativa Ferrata al Coglians; per itinerari più facili il Sentiero Cuestalta e il Sentiero Olivato.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionVeneto
    • GroupAlps Carnia
    • Approach2:30 h
    • Ferrata1:15 h
    • Itinerary (a/r)6:00 h
    • Hardware level difference400 m
    • Max2589 m
  • Ferrata di Camoglieres

    Ferrata di Camoglieres

    Vie Ferrate › Piedmont › Cuneo
    Ferrata di Camoglieres

    La Ferrata di Camoglieres è una via “alla francese” che risale la bastionata sopra l’omonima frazione in Val Maira: atletica e impegnativa, con tratti strapiombanti, forte esposizione e molte staffe metalliche. È consigliata a chi cerca una prova fisica più che arrampicata pura, e include un lungo ponte tibetano sospeso.

    ▲Approach

    Punto di partenza la frazione di Camoglieres, comune di Macra (Cuneo): si percorre la SP422 da Cuneo verso Caraglio e Dronero e, poco dopo Lottullo, a un incrocio si va a destra seguendo le indicazioni “Camoglieres – Via Ferrata” (starting point on Google Maps). Dal parcheggio si vede a destra la bastionata della ferrata; si prosegue sulla stradina asfaltata verso la fine dell’abitato dove, sulla destra, parte un sentiero ben segnato con cartelli e segni gialli che porta all’attacco (15′ dal parcheggio).

    ▲The path

    La via fa ampio uso di staffe e cambre metalliche. Si attacca una parete che nei primi metri ricorda un breve diedro, con appigli sul lato destro; segue un traverso a sinistra e la salita verticale con alcuni tratti strapiombanti e faticosi per le braccia, intervallata da un traverso diagonale con cambre per i piedi. In cima a questa lunga parete si incontra la prima via di fuga a sinistra. Un breve sentiero porta al secondo tratto: parete con sezioni strapiombanti in leggera diagonale, aggiramento di un esposto spigolo, un gendarme roccioso da aggirare e risalire con un breve passaggio spanciante, infine una parete verticale più appoggiata. Dopo un tratto di sentiero nel bosco si raggiunge il terzo tratto: parete verticale con sezioni strapiombanti (una ventina di metri), un faticoso traverso diagonale in salita e una risalita verticale molto esposta fino a un tetto roccioso aggirato su un emozionante spigolo. Si arriva quindi al lungo e oscillante ponte tibetano; oltre il ponte, un sentiero porta alla quarta sezione, la meno impegnativa, e poi all’ultimo tratto, difficile e fisico: una cengia, uno spigolo verticale, un impegnativo traverso a destra e una verticale molto esposta in prossimità della fine. Gli ultimi metri attrezzati e un sentiero portano alla croce di vetta (2h 15′ dall’attacco, 2h 30′ dal parcheggio). Tra ponte e ultima parete due vie di fuga consentono di rientrare o di raggiungere la cima saltando l’ultimo tratto.

    ▲Character and difficulty

    Ferrata atletica, impegnativa e stancante; le difficoltà di arrampicata pura sono ridotte grazie all’abbondante attrezzatura, ma l’impegno fisico e l’esposizione sono elevati. Difficoltà complessiva: Difficile. Diverse vie di fuga aiutano chi non se la sentisse di completare.

    ⚠ È esplicitamente vietato percorrere la via ferrata in discesa. Non sottovalutare l’impegno fisico e l’esposizione; valutare le vie di fuga prima di impegnarsi nei tratti strapiombanti.
    ▲Period and safety

    Quota modesta (max 1.320 m): percorribile gran parte della stagione con roccia asciutta. Per la cartografia si consiglia la carta della Val Maira.

    ▲Discipline

    Non togliere l’imbrago al termine della ferrata: in discesa ci sono ancora alcuni tratti attrezzati. Dalla croce un sentiero ben segnato con bolli gialli riporta all’auto in circa 40′ (3h 15′ totali).

    ▲To match

    Vicine la Ferrata degli Alpini all’Oronaye e la Ferrata di Chiaronto (meglio in giorni diversi). In provincia di Cuneo anche la Ferrata della Rocca dei Corvi, la Ferrata a Rocca Senghi e la Ferrata del Bec Valletta a Limone; più a sud la Ferrata degli Artisti in provincia di Savona.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyHard
    • RegionPiedmont
    • GroupAlpi Cozie – Val Maira
    • Approach0:15 h
    • Ferrata2:15 h
    • Itinerary (a/r)3:15 h
    • Hardware level difference270 m
    • Route difference410 m
    • Max1320 m
    • Length3 Km
  • Ferrata CAI Mandello al Sasso dei Carbonari

    Ferrata CAI Mandello al Sasso dei Carbonari

    Vie Ferrate › Lombardia › Lecco
    Ferrata CAI Mandello al Sasso dei Carbonari
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata CAI Mandello al Sasso dei Carbonari risale fino alla vetta della Grigna Settentrionale (Grignone) lungo un’aerea cresta che alterna tratti attrezzati e balzi rocciosi. È un itinerario lungo e impegnativo ma mai di difficoltà elevata, percorribile ad anello in circa 8 ore: richiede buona forma fisica e piede fermo.

    ▲Approach

    Si parte dall’ampio spiazzo in località Cainallo, comune di Esino Lario (Lecco): da Varenna si sale a Esino Lario e si seguono i cartelli per Cainallo fino al parcheggio (starting point on Google Maps). Prima meta è il Rifugio Bietti (1.719 m): si sale per il sentiero 24 fino alla Bocchetta di Prada, si tiene la sinistra e tra sali-scendi si raggiunge il rifugio (1h 30′). Da qui si sale verso est, lungo il Canalone di Releccio e poi il Canalone della Neve, fino a un bivio dove si tiene la destra (cartello per la ferrata); per traccia un po’ franosa si arriva al Sasso dei Carbonari, lo si aggira a destra fino a un canalino in cima al quale è l’attacco. Un tratto in salita e poi in breve discesa (catene) porta all’intaglio della ferrata (1h dal rifugio, 2h 30′ totali).

    ▲The path

    L’inizio risale una parete di circa 30 metri con una scala metallica a metà, catena e infissi; nel tratto finale si supera un intaglio roccioso, che chiude la sezione più difficile della via. Si guadagna quota tra gradoni terrosi e mughi, poi su pendio erboso fino alla cresta, che diventa via via più stretta e rocciosa ma con traccia evidente. Si risale una parete di una quindicina di metri arrampicando con l’ausilio della catena (un po’ lasca), quindi si percorre la cresta vera e propria, con un alternarsi di salite e discese a tratti attrezzate e a tratti no, in ambiente stupendo ma esposto. Un’ultima parete di una quarantina di metri, con alcune staffe e catena, conclude la ferrata sulla cresta sud del Grignone. Proseguendo si incrocia la Via del Caminetto (che sale da sinistra) e si tira dritto fino alla Bocchetta del Releccio; di lì, lungo la via normale orientale, si passa il Rifugio Brioschi e in breve si raggiunge la vetta (2h 15′ dall’attacco, 4h 45′ totali).

    ▲Character and difficulty

    Itinerario lungo, panoramico e appagante, su cresta aerea ma senza difficoltà tecniche elevate. Aperta nel 1971; come molte vie del lecchese sfrutta una solida catena. Difficoltà complessiva: Moderatamente Difficile.

    ⚠ In molti tratti la catena è lasca e la chiodatura distante: è assolutamente da evitare ogni caduta. L’itinerario è sconsigliato in caso di maltempo o nebbia per lo sviluppo in cresta e l’esposizione.
    ▲Period and safety

    Anello d’alta montagna con elevato dislivello (circa 970 m, quota max 2.409 m): da percorrere in stagione estiva con tempo stabile; a inizio stagione è possibile trovare neve in discesa. Cartografia consigliata: carta delle Grigne, Resegone e Valsassina.

    ▲Discipline

    Per chiudere l’anello, dalla vetta si scende verso il rifugio e si prosegue lungo la cresta nord-ovest su placche a tratti attrezzate. Si ignora il bivio a sinistra per la Bocchetta dei Guzzi tenendo la destra, si supera un passaggio più impegnativo con catena e, seguendo le indicazioni, si raggiunge il Rifugio Bogani. Di lì si scende verso sud-ovest fino al bivio segnalato per Cainallo e, per sentiero a tratti ripido ed esposto, si rientra sul percorso dell’andata fino al parcheggio (2h 45′ dalla cima, 7h 30′ totali).

    ▲To match

    Per la lunghezza difficilmente si abbina in giornata, ma pernottando nei rifugi delle Grigne si possono percorrere il Sentiero Attrezzato Cecilia, la Direttissima alla Grigna Meridionale, il Foppe Path o, salendo da Mandello, il Sentiero della Val Cassina.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionLombardy
    • GroupGrims
    • Approach2:30 h
    • Ferrata2:15 h
    • Itinerary (a/r)7:45 h
    • Hardware level difference380 m
    • Route difference970 m
    • Max2409 m
    • Length18 Km
  • Ferrata Brigata Alpina al Col dei Bos

    Ferrata Brigata Alpina al Col dei Bos

    Vie Ferrate › Veneto › Belluno
    Ferrata Brigata Alpina al Col dei Bos
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Brigata Alpina al Col dei Bos è una via recente e ottimamente attrezzata, di media difficoltà, che risale la parete occidentale della piramide del Col dei Bos (2.559 m), incastonato tra Tofane e Lagazuoi. La linea è logica ed elegante, in gran parte verticale ed esposta ma quasi sempre arrampicabile, su un monte ricco di testimonianze della Grande Guerra.

    ▲Approach

    Punto di partenza il Ristorante Strobel sul versante veneto del Passo Falzarego, raggiungibile da San Cassiano o da Cortina d’Ampezzo; dal passo si scende verso Cortina per circa un chilometro fino al ristorante, con ampio parcheggio sotto il Col dei Bos (starting point on Google Maps). Dal ristorante (2.060 m) si sale su sentiero CAI non numerato con indicazioni per la ferrata; superato un ponticello di legno sul Rio Lagazuoi si sale deciso fino a un’ampia mulattiera (2.170 m, 20′), dove si tiene la destra passando accanto a edifici diroccati della Grande Guerra. A un bivio segnato si lascia la mulattiera puntando a nord-est su esile traccia verso il Col dei Bos — attenzione a non imboccare il sentiero a zigzag verso nord, che è il rientro — fino all’attacco (2.200 m, 30′ dal parcheggio).

    ▲The path

    La prima sezione è caratterizzata da due fessure verticali, i passaggi più impegnativi della via. Si sale la prima fessura per circa 6 metri su buoni appigli naturali, poi un breve traverso a destra (facile spaccata) porta sotto la seconda fessura, che assume forma di diedro: questo passaggio di 10-12 metri è il più duro, con i primi 3 metri lisci e poveri di appigli che richiedono trazione fino a una staffa. Si prosegue su roccette e una cengia a sinistra fino a un esposto spigolo, da affrontare in spaccata e in diagonale per aggirare un tetto, con una staffa un po’ distante dal cavo (attenzione alla lunghezza della longe) e una seconda staffa più comoda. La via cambia poi inclinazione: roccette, un aereo traverso orizzontale ben appigliato, spigoli da salire e scendere, brevi tratti di sentiero attrezzato che collegano le pareti. Si superano altri balzi verticali ben appigliati, traversi diagonali e cenge di trasferimento fino a una sella detritica, dove si staccano due vie di fuga (in discesa e a mezzacosta verso il sentiero di rientro). Proseguendo in salita sugli ometti si affronta l’ultima parete, ricca di passaggi: traversi diagonali, un tratto verticale esposto e una fessura finale molto arrampicabile e ben appigliata che porta al piano sommitale del Col dei Bos, con la spartana croce di legno (2.559 m, 2h dall’attacco, 2h 30′ totali).

    ▲Character and difficulty

    Via verticale e impegnativa ma mai eccessivamente difficile, esposta per gran parte dello sviluppo e arrampicabile nella maggioranza dei passaggi. Difficoltà complessiva: Moderatamente Difficile.

    ⚠ Il diedro liscio della prima sezione richiede trazione: studiarlo prima di affrontarlo. Sullo spigolo iniziale una staffa è distante dal cavo e può non essere raggiungibile con una longe corta. Diverse vie di fuga consentono di interrompere la salita dalla sella detritica.
    ▲Period and safety

    Ambiente dolomitico d’alta quota: stagione estiva con roccia asciutta. Per la cartografia si consiglia la carta di Cortina e delle Dolomiti d’Ampezzo di 4Land.

    ▲Discipline

    Dalla cima si segue l’evidente traccia verso nord-ovest, scendendo un canalone dal fondo a tratti scivoloso fino a tornare al bivio presso l’attacco (45′ dal termine); di lì a ritroso lungo il sentiero di avvicinamento fino al parcheggio (20′, circa 3h 45′ totali).

    ▲To match

    Il Passo Falzarego è un paradiso di vie ferrate: nei pressi il Sentiero dei Kaiserjäger al Piccolo Lagazuoi, la Ferrata Tomaselli, la Ferrata Averau e la ♪. Scendendo verso Cortina, le ferrate alle Tofane: la Aglio, la Ra Bujela e la Ra Pegna.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionVeneto
    • GroupDolomiti d'Ampezzo – Lagazuoi
    • Approach0:30 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerary (a/r)3:45 h
    • Hardware level difference323 m
    • Route difference500 m
    • Max2559 m
    • Length4,5 Km
  • Ferrata Bivacco Borelli

    Ferrata Bivacco Borelli

    Vie Ferrate › Aosta Valley › Aosta
    Ferrata Bivacco Borelli

    Ferrata breve ma da non sottovalutare, conduce al Bivacco Borelli in Val Veny, sotto la parete sud dell’Aiguille Noire de Peuterey. I tratti attrezzati superano circa 200 m di dislivello, inframezzati da sezioni non attrezzate, con un paio di passaggi delicati — in particolare un traverso liscio — nei pressi del termine. Ambiente alpino selvaggio e suggestivo.

    ▲Approach

    Si parte dalla frazione di Purtud in Val Veny, raggiungibile da Courmayeur (starting point on Google Maps). Lungo la strada, a un cartello “Peuterey” si svolta a destra, si supera un ponte sul torrente e subito dopo a sinistra; giunti a Purtud si parcheggia. Si seguono le indicazioni per il Bivacco Borelli (segnavia 19) attraversando pascoli verso il bosco di Peuterey. Usciti dalla foresta si passa presso una costruzione idrica e si prosegue sulla sterrata in un valloncello delimitato dal Mont Rouge a sinistra e dal Mont Noir a destra. Si risale lungo la destra orografica del torrente, ignorando le scorciatoie, fino a oltrepassare una splendida cascata; di lì si prosegue a sinistra seguendo i segni gialli e quelli in loco, ignorando i bollini rossi che vanno a destra. Qui iniziano le prime balze rocciose (1.890 m, 1h dal parcheggio).

    ▲The path

    Il primo tratto risale rocce coricate senza difficoltà. Le catene si interrompono lungo un canalino esposto ma facile, poi si risale un camino con ottimi appigli. Segue un tratto di sentiero non attrezzato, con fondo friabile e un po’ scivoloso (attenzione), quindi un secondo camino attrezzato più complesso del primo per la scarsità di appigli, che vanno cercati con pazienza. Si raggiunge una prima scala di circa 5 metri, verticale ed esposta ma non difficile. Aggirato uno spigolo con catena e pioli per i piedi, si affronta un traverso esposto e impegnativo che richiede totale assenza di vertigini, con la Val Veny sotto i piedi. Si sale poi una seconda scala e un tratto esposto ma facile di sentiero attrezzato su rampa rocciosa. Si giunge così al passaggio chiave: un secondo traverso inclinato, esposto e liscio, dove alcuni spuntoni offrono sostegno nella risalita. Le ultime roccette attrezzate chiudono la ferrata (1h dall’attacco, 2h dal parcheggio). Si attraversa quindi il valloncello detritico sotto la parete sud dell’Aiguille Noire fino al Bivacco Borelli, incastonato sotto la roccia (40′ dal termine della ferrata, 2h 40′ dal parcheggio).

    ▲Character and difficulty

    Pur non lunga, è impegnativa: tratti esposti, un paio di passaggi complessi e catena non sempre ben tesa, specie nei traversi, che rende più faticosa l’attraversata. Difficoltà complessiva: Difficile.

    ⚠ Da percorrere solo con meteo stabile: in caso di peggioramento la conca del bivacco viene rapidamente avvolta dalla nebbia. Il traverso inclinato e liscio è il passaggio chiave; richiede buona forza di braccia, soprattutto se affrontato in discesa.
    ▲Period and safety

    Ambiente alpino (quota max 2.316 m): stagione estiva con condizioni stabili. Dalla conca del Bivacco Borelli, risalendo il vallone detritico sul lato opposto al bivacco fino a un canalino attrezzato (più facile della ferrata), si raggiunge il Col Chasseur e, in più giorni e su terreno d’alta quota con nevai, il Rifugio Monzino. Per la cartografia si consiglia la carta del Monte Bianco di 4Land.

    ▲Discipline

    Il rientro avviene per il medesimo itinerario di salita: la ferrata va quindi ripercorsa a ritroso (5h totali). Attenzione in discesa, in particolare nell’ultimo traverso inclinato.

    ▲To match

    Vista l’impegno, l’escursione occupa l’intera giornata. Eventualmente da abbinare a un itinerario facile come la Ferrata Marguerettaz, oppure, pernottando in zona, alla Ferrata at Monzino Refuge, al Sentiero al Mont de la Brenva o al Sentiero al Bivacco Boccalatte.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyHard
    • RegionAosta Valley
    • GroupMont Blanc
    • Approach1:00 h
    • Ferrata0:50 h
    • Itinerary (a/r)5:00 h
    • Hardware level difference200 m
    • Route difference825 m
    • Max2316 m
    • Length5,5 Km
  • Ferrata Bivacco Bafile

    Ferrata Bivacco Bafile

    Vie Ferrate › Abruzzo › L'Aquila
    Ferrata Bivacco Bafile
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    Questo itinerario conduce al Bivacco Bafile, a 2.669 m sulla cresta sud-est della Vetta Centrale del Corno Grande, costruito dalla sezione dell’Aquila del CAI nel 1966: struttura sempre aperta, con 9 posti letto. Il tratto ferrato, di recente ristrutturazione, è facile e rilassante, ma l’ambiente è quello severo dell’alta montagna del Gran Sasso.

    ▲Approach

    Punto di partenza Campo Imperatore (starting point on Google Maps). Da Roma o Teramo: A24 fino al casello di Assergi, poi SS17bis per Fonte Cerreto e quindi al parcheggio di Campo Imperatore; da Fonte Cerreto è possibile salire in funivia (verificare sempre orari e ultima corsa). Da Pescara: A25 fino a Popoli, poi SS17 verso L’Aquila e Assergi. Dall’Osservatorio astronomico di Campo Imperatore (2.130 m) si percorre il sentiero 101 fino alla Sella di Monte Aquila (2.335 m), poi il sentiero 104 passando per la Sella di Corno Grande (2.421 m) e il Sassone (2.560 m). Proseguendo sul 104 si raggiunge il bivio per la ferrata Bafile (1h 30′ dal parcheggio).

    ▲The path

    Al bivio si devia a destra, verso il bivacco Bafile e la Forchetta del Calderone. Il tratto ferrato, recentemente ristrutturato, non presenta particolari difficoltà tecniche: gli appigli sono abbondanti e buoni e consentono di progredire senza necessità di trazionare sul cavo. Nella prima parte si incontra un’esposta scaletta di nove gradini sospesa sopra un importante strapiombo, poi pronunciati spacchi orizzontali da superare abbassandosi e un semplice passaggio su placca diagonale. Subito dopo si entra in un ampio bacino di ghiaie sul versante sud del Corno Grande, dove si cammina obliquamente in leggera discesa; il sentiero cala di poco fino alle rocce sulla cui sommità sorge il bivacco. Un ultimo tratto di facili roccette chiude la salita (2h dal Sassone, 3h 30′ totali, quota 2.669 m). Splendida la vista dal pianoro.

    ▲Character and difficulty

    Ferrata facile e panoramica, ma inserita in un contesto d’alta quota con lungo avvicinamento. Difficoltà complessiva: Moderatamente Difficile.

    ⚠ Estrema attenzione in presenza di neve e ghiaccio (periodo invernale e inizio stagione). Seguire sempre i segnali CAI bianco-rossi: poco oltre il bivacco si stacca un sentiero alpinistico segnalato in giallo-rosso, da non confondere con la via.
    ▲Period and safety

    Itinerario d’alta montagna: stagione estiva con terreno asciutto. Un’esperienza suggestiva è salire nel tardo pomeriggio e pernottare al bivacco per godere tramonto e alba. Per la cartografia si consiglia la carta del Gran Sasso d’Italia.

    ▲Discipline

    Si ripercorre la ferrata a ritroso e si torna per lo stesso itinerario dell’andata fino a Campo Imperatore (2h dal Bivacco Bafile, 5h 30′ totali). In alternativa, giunti alla Sella di Monte Aquila, si può seguire il sentiero 161 verso il rifugio Duca degli Abruzzi.

    ▲To match

    Nel Gran Sasso, di recente ristrutturazione: la Sentiero Attrezzato Ventricini e la Ferrata Danesi al Corno Piccolo, la Ferrata Ricci al Corno Orientale, lo storico Sentiero del Centenario con la Ferrata Famigliari e, a nord, la Ferrata Bertona.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionAbruzzo
    • GroupGran Sasso d'Italia
    • Approach1:30 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerary (a/r)5:30 h
    • Hardware level difference120 m
    • Route difference539 m
    • Max2669 m
    • Length9,8 Km
  • Ferrata Biondi

    Ferrata Biondi

    Vie Ferrate › Friuli-Venezia Giulia › Trieste
    Ferrata Biondi
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Biondi si svolge nella zona delle Rose d’Inverno, sulle colline dietro Trieste, nel comune di San Dorligo della Valle. È un itinerario d’allenamento a bassa quota ma sorprendentemente vario e completo: traversi, cenge, roccette, placche, scale, diedri e brevi passaggi atletici si susseguono, rendendola un’ottima palestra per chi punta a vie più impegnative in ambiente montano.

    ▲Approach

    Da fuori Trieste si raggiunge Basovizza e si seguono le indicazioni per San Lorenzo. Superata la frazione (circa 2 km da Basovizza), su stretta strada asfaltata si arriva nei pressi di un tornante: alla sua destra uno spiazzo con divieto di transito offre posto a una, al massimo due auto (starting point on Google Maps). Se occupato si può parcheggiare più a monte verso San Lorenzo, allungando l’avvicinamento. Sul versante opposto della strada parte un sentiero CAI con segni bianco-rossi che in breve porta all’attacco (15′ dal parcheggio).

    ▲The path

    All’attacco, segnalato dal classico cartello rosso CAI e da una targhetta commemorativa, si sale una paretina verticale di pochi metri fino a un albero; il cavo prosegue a destra su passaggi facili in diagonale, poi a sinistra e di nuovo a destra in traverso. Si superano alcuni balzi rocciosi verso sinistra e un traverso in leggera discesa che aggira una spalla; si sale quindi su linea più verticale, con un paio di balzi sostenuti su roccia ottima e solida (spesso arrampicabile). Segue un esposto traverso orizzontale verso sinistra: in questa sezione la via procede a lungo per traversi, alternando salita e discesa, con un passaggio in discesa su roccia levigata che richiede attenzione. Raggiunta una curiosa panchina in legno, si sale un tratto verticale e si percorre una stretta cengia a sinistra; si taglia trasversalmente la parete fino a un canalino da risalire. Il cavo piega a destra e affronta una serie di passaggi verticali impegnativi, poi una nuova cengia a sinistra e una discesa su paretina e placche in aderenza che sollecita le braccia. Gli ultimi passaggi terminano in una zona prativa e panoramica dove sostare (1h 30′ dall’attacco, circa 2h dal parcheggio).

    Spostandosi a destra, un sentiero lungo un costone porta alla seconda parte, più impegnativa: si sale una lunga scala metallica priva di fune (assicurarsi ai pioli), dapprima verticale poi più appoggiata. All’uscita, una cengia sotto una bella paretina verticale che si attacca a sinistra sfruttando appoggi per i piedi; si arriva alla base di un diedro con cavo sul lato destro. Risalito il diedro e spostandosi a destra si affronta il passaggio più impegnativo della via: un tetto roccioso stretto e leggermente strapiombante in partenza (attenzione alla testa), da cui si esce sulla sinistra. Seguono passaggi verso sinistra che alternano roccette e sentiero fino a una cengia e a un canalino roccioso, oltre il quale termina la via (2h 30′ dall’attacco, circa 3h totali).

    ▲Character and difficulty

    Considerata una ferrata didattica non tanto per il livello, moderato, quanto per la varietà di passaggi che permette di allenarsi su tipologie di terreno molto diverse. Attrezzatura nuova e di ottima fattura, roccia solida. Difficoltà complessiva: Moderatamente Difficile.

    ⚠ La lunga scala metallica della seconda parte è priva di fune: assicurarsi ai pioli. Il tetto strapiombante è il passaggio più impegnativo; attenzione anche ai traversi in discesa su roccia levigata.
    ▲Period and safety

    Bassa quota (max 386 m): praticabile gran parte dell’anno con roccia asciutta. Nella zona si trovano anche grotte e falesie; in direzione di Basovizza merita una visita il monumento ai caduti della foiba.

    ▲Discipline

    Dal termine della via si prosegue a destra intercettando il sentiero 49A che, in discesa, riporta sulla strada tra San Lorenzo e il parcheggio del tornante (15′ dal termine, circa 3h 15′ totali).

    ▲To match

    La Biondi è isolata rispetto agli altri itinerari attrezzati; gli appassionati triestini puntano verso le Alpi Giulie. Nel Canin: la Ferrata Grasselli e la Ferrata Julia. Nel Montasio: la Via Amalia, il Sentiero Leva e il Sentiero Ceria-Merlone. Sul Jof Fuart la Ferrata Anita Goitan e il Sentiero Re di Sassonia; sul Mangart la Ferrata della Vita.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionFriuli-Venezia Giulia
    • GroupCarso Triestino
    • Approach0:15 h
    • Ferrata2:30 h
    • Itinerary (a/r)3:15 h
    • Hardware level difference100 m
    • Route difference150 m
    • Max386 m
    • Length3 Km
  • Ferrata del Bicentenario al Mont Chetif

    Ferrata del Bicentenario al Mont Chetif

    Vie Ferrate › Aosta Valley › Aosta
    Ferrata del Bicentenario al Mont Chetif

    La Ferrata del Bicentenario è il cuore attrezzato di una lunga e appagante escursione al Mont Chetif (2.343 m), la cima che domina Courmayeur di fronte al Monte Bianco. I tratti attrezzati sono tecnicamente facili e discontinui, alternati a sentiero: più che una ferrata classica è un magnifico sentiero attrezzato d’alta montagna, con panorami che spaziano su tutto il massiccio.

    ▲Approach

    Si parte da Courmayeur, nei pressi del palazzo del ghiaccio (starting point on Google Maps). Conviene parcheggiare verso via dello Stadio, così da reincontrare l’auto lungo il rientro ad anello. Dal parcheggio si risale il sentiero dietro il palasport (segnavia 4) fino a una palestra di roccia, quindi si prosegue verso sinistra salendo nel bosco a tornanti fino all’attacco (40′ dal parcheggio).

    ▲The path

    La parte attrezzata inizia con un traverso verso est che a metà supera una fenditura su un ponte di legno; le catene presenti non sono indispensabili ma rendono sicuro il passaggio con terreno umido. Si risalgono alcuni gradini nella roccia fino a un bosco di conifere, poi un risalto attrezzato con staffe metalliche conduce a una pietraia. Si superano una placca verticale e un secondo ponticello, quindi un’ultima paretina di circa 3 metri aiutata da catena. Si prosegue lungo due canalini scivolosi attrezzati e un breve traverso sotto la cima. Al bivio con il sentiero che sale da Pré de Pascal si tiene la sinistra, procedendo a mezzacosta sotto i pendii; un breve tratto di discesa con corda porta a un ripetitore. Si continua fino a incrociare il sentiero che risale da Curba Dzeleuna e, lungo la cresta, si raggiunge la vetta del Mont Chetif con vista superba sul Monte Bianco (2h 45′ totali).

    ▲Character and difficulty

    Salita lunga ma non faticosa, in buona parte nel bosco al riparo dal sole. La parte attrezzata non è continua e si alterna a tratti di normale sentiero. La valutazione complessiva è Difficile soprattutto per sviluppo e ambiente, non per i passaggi tecnici.

    ⚠ I segnavia rosso-gialli non sono sempre evidenti nella parte alta del percorso: prestare attenzione all’orientamento. Su terreno umido i canalini e i gradini possono risultare scivolosi.
    ▲Period and safety

    Itinerario d’alta montagna (vetta a 2.343 m, dislivello dell’itinerario circa 1.200 m): da percorrere nella stagione estiva con terreno asciutto. Per la cartografia si consiglia la carta del Monte Bianco di 4Land.

    ▲Discipline

    Dalla vetta si torna lungo la cresta fino all’ultimo bivio e si prende il sentiero per Corba Dzeleuna (segnavia 5). Si scende un canale detritico e poi verso l’alpeggio di Pra Neyron, virando a sinistra per rientrare verso Dolonne e al parcheggio (2h 15′ dalla cima).

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyHard
    • RegionAosta Valley
    • GroupMont Blanc
    • Approach0:40h
    • Ferrata1:45 h
    • Itinerary (a/r)5:00 h
    • Hardware level difference550 m
    • Route difference1200 m
    • Max2343 m
    • Length10,4 Km
  • Ferrata Biasini – Pianazzola (Dalò) – Valchiavenna

    Ferrata Biasini – Pianazzola (Dalò) – Valchiavenna

    Vie Ferrate › Lombardia › SO
    Ferrata Biasini – Pianazzola (Dalò) – Valchiavenna
    Moderately Hard● OpenDescriptionComplexityMapsGallery

    La Ferrata Biasini si sviluppa sulle pareti rocciose sopra Pianazzola, piccola frazione a pochi chilometri da Chiavenna in Valchiavenna. È una via atletica e verticale, ricca di staffe, che conduce alla croce sommitale del Sench di Dalò a 1150 m: un itinerario di soddisfazione con panorama aperto sulla valle.

    How to arrive and approach

    Da Chiavenna si percorre la strada che sale verso Pianazzola risalendo i tornanti; in prossimità degli ultimi si trova sulla sinistra una fontana e uno slargo dove possono sostare due auto. Dal parcheggio si sale una breve rampa fino a un cartello che segnala il percorso. Da lì si seguono i segnavia bianco-rossi, non sempre immediatamente visibili, fino al cartello bianco che indica l’inizio della ferrata: 20’ di avvicinamento.

    The path

    Si attacca con una rampa inclinata che introduce a una lunga parete verticale, abbondantemente attrezzata con staffe e fune. Guadagnata quota, si percorre un traverso orizzontale verso destra in aderenza, per portarsi sotto un’altra parete verticale: prima si sale dritti, poi si piega a sinistra, infine a destra per aggirare una sporgenza.

    Il tratto più impegnativo è un lungo diedro da risalire sul lato sinistro in forte esposizione. Le staffe sono abbondanti ma l’esposizione è marcata; la roccia può essere scivolosa nelle ore o nei giorni successivi a piogge, richiedendo la massima attenzione. Terminato il diedro si giunge su un terrazzino panoramico ottimo per riprendere fiato e godere del colpo d’occhio sulla Valchiavenna.

    Si affronta un’ulteriore parete verticale fino a un secondo terrazzino, quindi una rampa lungo un diedro poco marcato porta alla fine delle attrezzature. Un breve sentiero conduce alla croce sommitale del Sench di Dalò (1150 m): 1h 45’ dall’attacco, pari a 2h 10’ totali dal parcheggio.

    Character and difficulty

    La ferrata è attrezzata in stile alla francese, con staffe abbondanti lungo tutto lo sviluppo verticale. È una via verticale ed esposta che presenta qualche difficoltà in più rispetto alla vicina Ferrata Succetti. L’esposizione è particolarmente accentuata nel tratto del diedro centrale. Attenzione alla roccia scivolosa dopo piogge recenti e alla fatica del rientro su sentiero ripido.

    Period and safety

    La quota contenuta consente di percorrere la ferrata quasi tutto l’anno, salvo in presenza di neve a bassa quota. È preferibile evitare i giorni immediatamente successivi a precipitazioni abbondanti per il rischio di roccia bagnata, specialmente nel tratto del diedro. In estate la parete soleggiata può diventare molto calda nelle ore centrali della giornata.

    Discipline

    La discesa inizia dal lato opposto della croce, in direzione di alcuni edifici in pietra. Si svolta quindi a destra seguendo le indicazioni per Pianazzola lungo un sentiero che inizialmente è dolce ma diventa via via più ripido, con diversi gradoni rocciosi ripidi e scivolosi: i bastoncini telescopici risultano particolarmente utili. Da Pianazzola si scende lungo la strada verso Chiavenna fino all’auto nei pressi della fontana: 1h dal termine della ferrata, per un totale di 3h 30’.

    To match

    La Ferrata Biasini è spesso percorsa in abbinamento con la Ferrata Succetti, che si sviluppa sul versante opposto della valle. Nelle vicinanze si trovano anche la Ferrata della Galleria di Morcate, la Picasass Ferrata e la Ferrata del Centenario CAO Como.

    ▲Gallery
    Technical data
    • DifficultyModerately Hard
    • RegionLombardy
    • GroupAlps Lepontine
    • Approach0:20 h
    • Ferrata2:00 h
    • Itinerary (a/r)3:30 h
    • Hardware level difference570 m
    • Route difference602 m
    • Max1150 m
    • Length3,1 Km
  • Alta Via Bruno Federspiel

    Alta Via Bruno Federspiel

    Vie Ferrate › Trentino Alto Adige › Trento
    Alta Via Bruno Federspiel

    L’Alta Via Bruno Federspiel e’ un impegnativo itinerario di cresta nei Monzoni, in provincia di Trento, che collega la Forcella de la Costela con il Passo delle Selle. I tratti attrezzati non sono di difficolta’ elevata, ma l’ambiente e’ esposto e fatto di continui saliscendi, e il percorso ha un forte valore storico: attraversa tratti dove erano posizionate le artiglierie austriache durante la Grande Guerra. La classifichiamo Moderatamente Difficile, con l’avvertenza che il dislivello reale e’ molto superiore a quello tra partenza e cima.

    ▲Approach

    Il punto di partenza e’ Malga Crocefisso, in Val San Nicolo’, valle perpendicolare alla Val di Fassa all’altezza di Pozza di Fassa (starting point on Google Maps). Se la strada non e’ chiusa si puo’ salire in Val Monzoni e parcheggiare nei pressi del primo tornante, altrimenti si lascia l’auto a Malga Crocefisso. Dal parcheggio si risale la strada della Val Monzoni, che coincide con il sentiero CAI 603, fino alla Baita Monzoni (1792 m, 45′ da Malga Crocefisso); si prosegue sul 603 fino a un bivio dove lo si lascia per imboccare a destra il CAI 624 in direzione di Punta Valacia e dell’omonimo rifugio (2275 m, 1h30′ totali). Poco oltre il rifugio si sale per ripido sentiero fino alla Forcella de la Costela (2529 m, 2h30′ totali), dove a sinistra, con segnavia CAI 616, ha inizio l’Alta Via Bruno Federspiel.

    ▲The path

    Dalla Forcella de la Costela si ha davanti la lunga cresta da percorrere. Si parte su un sentiero inizialmente ampio che, salendo vicino alla cresta, si restringe e richiede piede fermo; si procede a mezzacosta accanto al filo per un buon tratto, mantenendo alta l’attenzione, fino a una forcella e poi a un tratto di cresta che porta allo Spiz del Malinvern (2630 m, 1h15′ dall’attacco, 3h45′ totali), dove si incontrano i primi tratti attrezzati. Da qui si potrebbe interrompere l’alta via scendendo a destra per il sentiero 624B verso Ronchi. Proseguendo, si scende verso est lungo una cresta erbosa fino alla Forcella Ricoletta (2431 m, 20′ dallo Spiz del Malinvern). Si continua in direzione dello Spiz de Tariciogn, che non si tocca lungo la via ma solo con una deviazione facoltativa, e si scende a una forcella dove riprendono i tratti attrezzati: si percorrono un paio di cenge esposte con passerelle in legno e alcuni tratti attrezzati non difficili vicino a uno spigolo, quindi un breve diedro da scendere e un facile traverso attrezzato. Si attraversa poi un tratto ricco di postazioni della Grande Guerra, raggiungibili con numerose deviazioni, e tra continui saliscendi si arriva al Passo delle Selle (3h dall’attacco, 5h30′ totali).

    ▲Character and difficulty

    L’impegno maggiore deriva dal dislivello complessivo: i continui saliscendi lungo la cresta sommano molto piu’ dislivello di quanto suggerisca la differenza tra partenza e punto piu’ alto. L’itinerario e’ meno frequentato del vicino Bepi Zac perche’ nel complesso piu’ esposto, soprattutto rispetto alla prima parte del Bepi Zac. Chi vuole risparmiare energie puo’ percorrerlo in senso inverso dal Passo San Pellegrino, usando gli impianti di risalita per raggiungere il Passo delle Selle.

    ⚠ Itinerario lungo ed esposto con molti saliscendi su cresta: serve buon allenamento e piede fermo, soprattutto nei tratti di mezzacosta stretti vicino al filo. Le cenge esposte con passerelle e i ghiaioni in discesa richiedono attenzione. Valutare meteo e residui di neve nei passaggi a nord a inizio stagione.
    ▲Period and safety

    Stagione utile dall’estate all’inizio autunno. Set da ferrata (imbracatura, kit, casco) per i tratti attrezzati, scarponi con buona aderenza per cresta ed erba, acqua e cibo per una giornata di 7-8 ore. Verificare se la strada della Val Monzoni e’ aperta e controllare il meteo: la cresta e’ esposta e poco riparata.

    ▲Discipline

    Dal Passo delle Selle (2528 m) ci sono due rientri a Malga Crocefisso. L’opzione piu’ semplice imbocca a sinistra, verso nord, il CAI 604 fino al Rifugio Taramelli (2040 m, 1h dal Passo delle Selle); si scende poi piegando a destra fino al bivio dell’andata verso il Rifugio Valacia e, passando accanto alla Baita Monzoni, si raggiunge Malga Crocefisso (1h45′ dal Passo delle Selle, 7h30′ totali). L’opzione piu’ impegnativa, che richiede ancora buona gamba, percorre il Sentiero Attrezzato Gino Badia (segnavia 640A) dal Passo delle Selle alla Forcella dell’Ort (2504 m, 1h), con alcuni tratti attrezzati e una delicata discesa su ripido ghiaione, fino al CAI 641 dove, tenendo la sinistra, si rientra sul sentiero 603 dell’andata e quindi a Malga Crocefisso (2h30′ dal Passo delle Selle, 8h15′ totali).

    ▲To match

    La cresta termina al Passo delle Selle e puo’ proseguire fino a Forcella Uomo lungo l’altra alta via della Grande Guerra, la Ferrata Bepi Zac. In alternativa la Federspiel si abbina alla Ferrata Gadotti al Sass Aut, in entrambi i casi con pernottamento in quota. Scendendo in Val San Nicolo’ si incontrano la difficile Ferrata Magnifici 4 e la Ferrata Kaiserjager al Col Ombert; spostandosi verso il Catinaccio si possono percorrere la Ferrata Santner, la Ferrata al Catinaccio d’Antermoia, la Ferrata Masare’ e la Ferrata Roda di Vael.

    ▲Gallery
    Technical data
    • Approach2:30 h
    • Duration3:00 h
    • Total itinerary7:30 h
    • Hardware level difference150 m
    • Route difference1037 m
    • Maximum altitude2647 m
    • Length17 Km
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